Categoria: anticipazioni

  • Suzuki Jimny EV: il re dei fuoristrada compatti si prepara alla svolta elettrica

    Suzuki Jimny EV: il re dei fuoristrada compatti si prepara alla svolta elettrica

    C’era una volta un piccolo fuoristrada che ha conquistato il cuore degli appassionati di tutto il mondo. La Suzuki Jimny, con il suo look squadrato da vero off-road, le dimensioni compatte e la leggendaria affidabilità giapponese, è stata per anni l’incubo di sentieri impervi e parcheggi stretti. E poi, improvvisamente, è sparita dai concessionari europei. Era la metà del 2025 quando le ultime unità della versione “autocarro” (l’unica ancora omologabile per aggirare le severe normative CO₂) hanno esaurito le scorte . Addio Jimny, almeno in Europa.

    Ma ora, qualcosa si muove. Anzi, qualcosa rotola nel fango e nella neve. Foto spia spuntate sul web mostrano una Jimny molto speciale: ha un frontale completamente chiuso, nessuna griglia di raffreddamento. È il segnale più evidente che sotto quel cofano potrebbe non esserci più il vecchio 1.5 benzina, ma un motore elettrico .

    È la rinascita della Jimny? E soprattutto, potrebbe tornare in Italia e in Europa come autovettura normale (e non come autocarro)? Facciamo il punto.


    1. La storia di un addio (dovuto alle emissioni)

    Per capire l’importanza del possibile ritorno elettrico, bisogna ricordare perché la Jimny se n’è andata. L’iconico 1.5 benzina da 102 CV era un gioiello di semplicità, ma non certo un modello di efficienza. Con emissioni di CO₂ intorno ai 154-170 g/km, era un peso insostenibile per i bilanci delle Case automobilistiche europee, che devono rispettare limiti medi di flotta sempre più stringenti .

    Suzuki ha provato a tenerla in vita riclassificandola come “veicolo commerciale leggero” (N1), una scappatoia usata anche da altri costruttori. Ma era una soluzione tampone: la Jimny arrivava senza divani posteriori, con detrazioni fiscali diverse e comunque con un futuro incerto. A metà 2025, le scorte sono finite. Fine della corsa .

    E a complicare le cose ci si è messa anche la GSR (General Safety Regulation) europea, che dal 2024 impone su tutte le auto nuove una serie di ADAS (frenata automatica di emergenza, avviso di superamento corsia, ecc.) che la vecchia Jimny semplicemente non aveva .

    Insomma, per rivedere la Jimny in Europa serviva un miracolo. O forse una rivoluzione elettrica.


    2. Le foto spia: un frontale chiuso e tanti interrogativi

    A fine aprile 2026, il web si è infiammato. Alcune foto, apparse sui social e riprese dalla stampa automobilistica internazionale, mostrano due prototipi Jimny avvolti in pesanti camuffamenti mentre vengono testati sulla neve . Il luogo? Si ipotizza una località europea o scandinava, anche se i telai sembrano essere giapponesi o indiani.

    Cosa salta all’occhio? Il frontale è completamente chiuso. Niente presa d’aria, niente classica griglia a cinque feritoie. È il tratto distintivo più comune di un’auto elettrica, che non ha bisogno di raffreddare un motore a combustione interna .

    Osservando i dettagli si nota anche:

    • Sospensioni a balestra all’anteriore (la mitica “solid axle”), indizio che la struttura da vero fuoristrada è stata mantenuta .
    • Cerchi dal disegno aerodinamico, tipici delle EV per ottimizzare l’autonomia.
    • Sembra trattarsi della versione a 5 porte (Jimny XL), con guida a destra, come quelle prodotte in India da Maruti Suzuki .

    C’è però un ma. Alcune fonti sollevano dubbi sulla veridicità delle immagini, notando che il prototipo monta targa giapponese ma viene avvistato in Europa. Qualcuno ipotesi persino un fake creato con l’intelligenza artificiale . Ma la maggior parte degli osservatori ritiene che si tratti di veri e propri test invernali.

    3. La “svolta” di Suzuki: dal “mai” al “forse”

    Queste immagini hanno dell’incredibile perché contraddicono apertamente le dichiarazioni ufficiali dei vertici Suzuki. Solo nel 2024, il presidente dell’azienda Toshihiro Suzuki aveva dichiarato senza mezzi termini che una Jimny elettrica era “quasi impossibile” .

    Il motivo? Il peso delle batterie. La Jimny è nata leggera (poco più di una tonnellata), agile, capace di arrampicarsi ovunque. Aggiungere centinaia di chili di accumulatori avrebbe tradito il suo DNA, rovinandone le doti dinamiche e le capacità in off-road .

    Allora cosa è cambiato?

    • Le batterie sono migliorate – Le nuove batterie LFP (litio-ferro-fosfato) e le tecnologie allo stato semisolido sono sempre più compatte e leggere.
    • L’Europa è un mercato troppo importante – Perdere l’Europa significa perdere decine di migliaia di potenziali clienti. Un’elettrica sarebbe l’unico modo per rientrare dalla porta principale .
    • La tecnologia c’è già – Suzuki ha già sviluppato la piattaforma HEARTECT-e per la nuova e-Vitara, con motori elettrici sugli assali e batterie a pacchetto . Adattarla alla Jimny è tecnicamente possibile.

    La sensazione è che la Casa giapponese abbia fatto un passo indietro (o un passo avanti) ripensando la sua strategia.

    4. Come potrebbe essere la Jimny EV (se uscirà)

    Mettiamo insieme i pezzi del puzzle. Se la Jimny elettrica dovesse davvero vedere la luce, cosa possiamo aspettarci?

    Telaio e trazione

    La foto spia mostra la presenza dell’asse rigido (solid axle) all’anteriore . Ottima notizia: significa che Suzuki non vuole trasformare la Jimny in un crossover da città. Resterà un fuoristrada vero, con sospensioni adatte ai terreni più impegnativi.

    La trazione sarà integrale elettrica, probabilmente con un motore dedicato per ogni asse. Questo sistema (già visto su concept come l’e-Vitara) permetterebbe un controllo della coppia indipendente su ogni ruota, superando in alcuni frangenti le capacità del vecchio sistema meccanico .

    Batteria e autonomia

    La grande incognita è la batteria. Per non appesantire troppo la vettura, Suzuki potrebbe optare per un pacchetto non enorme, diciamo intorno ai 35-45 kWh. L’autonomia, nel ciclo WLTP, sarebbe quindi intorno ai 200-300 km. Non tantissimi, ma più che sufficienti per un’auto che l’85% dei proprietari usa prevalentemente in città o per brevi trasferimenti fuoristrada .

    La ricarica rapida DC sarà quasi certamente di serie, anche se potenze elevate sono difficili da immaginare su una vettura così piccola.

    Prezzo

    Qui è il punto dolente. La Jimny termica (quando ancora si trovava) costava circa 22.000-25.000 euro. Una versione elettrica, con batterie e motori aggiuntivi, non potrà scendere sotto i 32.000-35.000 euro. Un salto notevole, che la posizionerebbe in una fascia di mercato molto più alta e competitiva (pensiamo a Jeep Avenger, Smart #1, ecc.).

    5. Il ritorno in Europa: finalmente come autovettura?

    Ed eccoci alla domanda che brucia: tornerà in Italia e in Europa? E soprattutto, tornerà come autovettura “normale” (categoria M1) e non come autocarro?

    Le prospettive sono buone, ma non certe. Ecco i pro e i contro:

    ✅ Perché potrebbe tornare (e come auto normale):

    • Essendo elettrica, le emissioni sono zero. Niente problemi CO₂, niente multe. Può tornare ad avere cinque posti e divani posteriori.
    • La tecnologia ADAS (frenata automatica, mantenimento di corsia, ecc.) è facilmente integrabile su una piattaforma nuova. La Jimny potrebbe essere dotata di tutti i sistemi richiesti dalla GSR.
    • L’Europa è un mercato enorme per le auto “emotive” e di nicchia. La Jimny ha un esercito di fan pronti a comprarla.

    ❌ Perché potrebbe non tornare (o tornare in forma limitata):

    • Il prezzo. A 35.000 euro, non sarà più l’auto “popolare” che era prima. Le vendite potrebbero essere limitate.
    • La concorrenza interna. Suzuki dovrà decidere se vale la pena investire milioni per omologare un modello che, per quanto amato, è pur sempre di nicchia.
    • I tempi. Se i test sono appena iniziati, il lancio europeo potrebbe slittare al 2028 o addirittura 2029 .

    Al momento, la strategia più probabile è questa: Suzuki lancerà la Jimny EV in Giappone, India e Australia (dove il fuoristrada è più diffuso) intorno al 2027-2028. Solo in un secondo momento valuterà l’Europa .

    6. I motivi per volerla (e per temerla)

    I fan della Jimny sono da sempre divisi in due fazioni. Da una parte i puristi, che temono che l’elettrico ne snaturi l’anima. Dall’altra gli entusiasti, che vedono nell’elettrico l’unica possibilità di sopravvivenza del modello.

    Argomenti a favore dell’elettrico:

    • Coppia immediata: I motori elettrici erogano la coppia massima a zero giri. Per arrampicarsi su una roccia o uscire da un guado, è una manna dal cielo .
    • Silenziosità: Immaginate di attraversare un bosco senza il rumore del motore. Solo il fruscio delle gomme sul terriccio.
    • Manutenzione ridotta: Niente olio, niente filtri, niente distribuzione. Per un’auto che passa molto tempo nel fango, è una gran cosa.

    Argomenti contro l’elettrico:

    • Peso: Una Jimny leggera era una gioia da guidare. Una Jimny pesante rischia di diventare goffa.
    • Autonomia: I fuoristradisti puri percorrono centinaia di chilometri in zone remote dove le colonnine non esistono. L’elettrico non è ancora adatto a questo.
    • Anima: La Jimny era anche il suo sound, il suo 1.5 che saliva di giri. L’elettrico è “asettico”, per quanto efficiente.

    Il Nostro Giudizio

    La Suzuki Jimny elettrica è un’idea che fino a pochi mesi fa sembrava una bestemmia per gli appassionati. Oggi, però, è l’unica carta che Suzuki ha per riportare in Europa il suo modello più amato.

    Le foto spia con il frontale chiuso sono un segnale forte. Certo, non c’è ancora nulla di ufficiale (Suzuki non ha confermato né smentito), ma i prototipi che rotolano sulla neve non mentono mai del tutto. La Casa giapponese sta valutando seriamente l’ipotesi.

    Se arriverà, lo farà probabilmente verso il 2028. E sarà molto diversa dalla Jimny che conoscevamo: più cara, più pesante, ma anche più tecnologica e forse persino più capace in off-road grazie alla coppia istantanea dei motori elettrici.

    La domanda, alla fine, è questa: sarete disposti a pagare 10.000 euro in più per una Jimny che non beve benzina ma che probabilmente manterrà intatto il suo spirito avventuroso?

  • Mitsubishi Pajero 2026: il fuoristrada leggendario torna a fare sul serio

    Mitsubishi Pajero 2026: il fuoristrada leggendario torna a fare sul serio

    C’era una volta il re dei fuoristrada. Quello che non aveva paura di nulla, che affrontava il deserto del Dakar come le strade di città, che ha scritto pagine indelebili nella storia dell’automotive mondiale. Stiamo parlando della Mitsubishi Pajero, l’icona nipponica che dal 1982 al 2021 ha dominato il segmento dei SUV più duri e puri, vendendo oltre 3,3 milioni di esemplari in tutto il mondo .

    Poi, nel 2021, il silenzio. Lo stabilimento di Sakahogi, in Giappone, ha chiuso i battenti ed è stato persino riconvertito… in una fabbrica di fazzoletti e carta igienica . Una fine “umiliante” per un’auto che aveva fatto sognare generazioni di appassionati.

    Ma ora la storia sta per cambiare di nuovo. Mitsubishi ha deciso di riportare in vita la Pajero. E lo farà nel modo giusto: con un fuoristrada vero, duro e puro, pronto a sfidare Toyota Land Cruiser, Ford Everest e Nissan Patrol .

    Ecco tutto quello che sappiamo sulla nuova Mitsubishi Pajero 2026.


    1. La conferma: arriva entro fine 2026

    La notizia non è più un rumor. A gennaio 2026, il presidente di Mitsubishi Takao Kato ha dichiarato ufficialmente: *”Lanceremo un nuovo SUV off-road completo nel 2026″* . Poche parole, ma pesanti come un masso.

    I teaser sono già arrivati: un video pubblicato da Mitsubishi ad aprile 2026 mostra la silhouette di un SUV dalle forme boxy, squadrate, aggressive . Proprio come ci si aspetta da una vera Pajero. Il design richiama la concept Elevance presentata al Japan Mobility Show 2025 , quella con le linee dure e il muso imponente che avevano già fatto sognare gli appassionati.

    Il calendario? Secondo le ultime indiscrezioni, il debutto globale è previsto tra agosto e settembre 2026, probabilmente al Bangkok International Grand Motor Sale . Le prime consegne, invece, dovrebbero iniziare entro dicembre 2026 o nei primi mesi del 2027 .

    2. Telaio: longheroni o monoscocca? Il grande dilemma

    E qui arriviamo al cuore della questione. Quella che vi state chiedendo tutti: la nuova Pajero sarà un fuoristrada vero o una “macchina da città” travestita?

    Le indiscrezioni parlano chiaro: Mitsubishi ha due ipotesi sul tavolo .

    Ipotesi 1: telaio a longheroni (la più probabile)

    La soluzione più accreditata è quella del telaio a longheroni derivato dal pick-up Mitsubishi Triton (da noi conosciuto come L200) . Parliamo di una struttura “body-on-frame”, quella dei veri fuoristrada, capace di sopportare sollecitazioni estreme e affrontare terreni impossibili .

    Il Triton viene prodotto nello stabilimento di Laem Chabang, in Thailandia, e nello stesso stabilimento nascerà anche la nuova Pajero . Questo garantirebbe alla vettura una robustezza da autentico off-road, degna del nome che porta.

    Inoltre, Mitsubishi potrebbe condividere questa piattaforma con la futura Nissan Navara, grazie all’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi . Un vantaggio industriale non da poco.

    Ipotesi 2: piattaforma monoscocca (più europea)

    C’è però una seconda possibilità, che circola con insistenza e che potrebbe aprire le porte all’Europa. Si tratta della piattaforma CMF-C/D dell’Alleanza, quella già utilizzata da :

    • Mitsubishi Outlander
    • Nissan Qashqai e X-Trail
    • Renault Austral e Espace

    Questa soluzione avrebbe un vantaggio enorme: la piattaforma monoscocca è già pronta per ospitare motorizzazioni ibride e plug-in . E in un’Europa sempre più stretta dalle normative anti-diesel (Euro 7 all’orizzonte), potrebbe essere l’unica strada per rivedere la Pajero nei nostri concessionari.

    La scelta finale non è ancora stata comunicata. Ma una cosa è certa: la Pajero non diventerà una “crossover”. Mitsubishi ha ribadito più volte che l’auto manterrà la sua anima off-road .

    3. Motori: diesel, ibrido o plug-in?

    Anche sulla motorizzazione, per ora, regna il mistero. Ma le ipotesi sono affidabili.

    Scenario diesel (per i mercati extra-Europa)

    Se Mitsubishi sceglierà il telaio del Triton, è praticamente certo che la Pajero erediterà anche il motore del pick-up: il 2.4 litri turbodiesel 4N16 nelle sue due varianti :

    VersionePotenzaCoppia
    Single-turbo178 CV430 Nm
    Bi-turbo201 CV470 Nm

    A questi si abbina il cambio automatico a 8 rapporti e il mitico sistema di trazione integrale Super-Select II a controllo elettronico, che permette di passare da 2WD a 4WD anche in movimento . Un sistema che ha fatto la storia della Pajero.

    Scenario ibrido/plug-in (per l’Europa)

    Per il mercato europeo, invece, il destino della Pajero passa inevitabilmente attraverso l’elettrificazione. Le normative Euro 7 difficilmente lasceranno spazio ai diesel puri .

    Proprio per questo, l’ipotesi della piattaforma CMF-C/D (quella della Outlander) è così affascinante. La Outlander è già disponibile in versione plug-in hybrid (PHEV) con un sistema che combina un motore a benzina con due elettrici, per una potenza complessiva di oltre 300 CV e un’autonomia in elettrico di circa 80 km .

    La concept Elevance, che anticipa il design della nuova Pajero, era proprio una PHEV con quattro motori elettrici e una batteria di grande capacità . Un segnale che Mitsubishi sta prendendo molto sul serio la strada dell’ibrido.

    La versione full electric, invece, sembra al momento esclusa .

    Scenario benzina (mercati asiatici)

    Per i mercati del Sud-Est asiatico, non si escludono motorizzazioni a benzina, ma è probabile che l’Europa non le veda mai .

    4. Design: boxy, squadrato, aggressivo

    Le immagini spia e i teaser ufficiali ci danno già un’idea chiara dello stile della nuova Pajero .

    Il design è volutamente nostalgico, con un richiamo esplicito al modello originale del 1982 . Parliamo di:

    • Forme boxy e squadrate, lontane dalle linee morbide dei crossover moderni
    • Muso imponente e verticale, con la calandra che riprende il family feeling Dynamic Shield di Mitsubishi
    • Fari sottili a LED, probabilmente con una firma luminosa a forma di “T” come sugli ultimi modelli del marchio
    • Parafanghi pronunciati e un’altezza da terra generosa

    Il risultato? Un’auto che non cerca di piacere a tutti, ma che parla direttamente al cuore degli appassionati. Quelli che vogliono un fuoristrada vero, senza compromessi.

    5. L’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi: un vantaggio (o un vincolo?)

    Mitsubishi fa parte della grande alleanza con Renault e Nissan, e questa appartenenza giocherà un ruolo fondamentale nel destino della Pajero .

    Da un lato, significa che Mitsubishi può accedere a tecnologie e piattaforme che da sola non potrebbe permettersi. La CMF-C/D è una piattaforma modernissima, efficiente e già collaudata su milioni di veicoli.

    Dall’altro, significa che la Pajero potrebbe condividere molto più del previsto con altri modelli del gruppo. Se dovesse nascere sulla piattaforma della Outlander, le similitudini con Nissan X-Trail e Renault Espace sarebbero inevitabili. Non a livello di immagine, ovviamente, ma sotto la pelle.

    In ogni caso, il presidente Kato ha voluto precisare che la Pajero è stata sviluppata in modo indipendente da Nissan e Renault, almeno per quanto riguarda l’architettura di base . Un modo per rassicurare i fan: la Pajero resterà una vera Mitsubishi.

    6. Tornerà in Italia? Il nodo commerciale

    Questa è probabilmente la domanda che vi fate tutti. E la risposta, purtroppo, non è scontata.

    Mitsubishi ha recentemente siglato un accordo con Bassadone Auto per il ritorno del marchio in Italia, con una gamma che al momento comprende Colt, ASX e Outlander (tutte derivate da modelli Renault) . L’operazione commerciale è partita, e Mitsubishi è ufficialmente tornata nel nostro Paese dopo anni di assenza.

    Questo è un segnale positivo. Avere una rete di concessionari attiva significa che c’è un canale attraverso cui vendere la Pajero in Italia.

    Ma la vera incognita è la motorizzazione. Se la Pajero arriverà solo con il 2.4 turbodiesel, sarà difficile vederla in Europa. Le normative Euro 7, ormai alle porte, stanno spingendo tutti i costruttori fuori dal diesel. Se invece Mitsubishi saprà offrire una versione full hybrid o plug-in (sfruttando la piattaforma della Outlander), allora le porte del Vecchio Continente si apriranno.

    Al momento, la sensazione è che l’Europa non sia il mercato prioritario per la nuova Pajero. I target principali sono Australia, Medio Oriente, Sud-Est Asiatico e America Latina, dove il diesel è ancora re . Ma l’accordo con Bassadone Auto lascia aperta una speranza.

    7. Concorrenza: chi dovrà guardarsi le spalle

    La nuova Pajero nasce per affrontare avversari di tutto rispetto :

    • Toyota Land Cruiser Prado – il fuoristrada giapponese per eccellenza, appena rinnovato
    • Ford Everest – il SUV derivato dal pick-up Ranger, molto apprezzato in Australia
    • Nissan Patrol – il fratello d’alleanza, anch’esso in arrivo con una nuova generazione

    Tutti modelli che non hanno mai abbandonato il concetto di “fuoristrada puro”. E proprio lì, in quel segmento di nicchia ma appassionato, Mitsubishi vuole posizionarsi.


    Il Nostro Giudizio

    La nuova Mitsubishi Pajero è una scommessa affascinante. In un’epoca in cui i SUV stanno diventando sempre più “asettici”, sempre più simili a elettrodomestici su ruote, Mitsubishi ha il coraggio di riportare in vita un’icona che non scende a compromessi.

    Il telaio a longheroni, il design boxy, la trazione Super-Select II: tutti elementi che parlano il linguaggio dei veri off-road. E se Mitsubishi riuscisse a offrire anche una versione ibrida (per conquistare l’Europa), allora il ritorno della Pajero sarebbe completo.

    Certo, siamo ancora in attesa di conferme ufficiali. Ma i segnali sono tutti positivi. Il presidente Kato ha parlato, i teaser sono arrivati, i prototipi sono stati avvistati.

    La Pajero sta tornando. E chi ama i fuoristrada non può che gioire.

  • Jeep Avenger restyling 2026: la regina d’Italia si rifà il look (e arriva subito)

    Jeep Avenger restyling 2026: la regina d’Italia si rifà il look (e arriva subito)

    C’è un’auto che negli ultimi due anni ha fatto letteralmente impazzire gli italiani. Non è una supercar, non è un’ammiraglia tedesca. È la Jeep Avenger, il piccolo SUV compatto che nel 2024 e nel 2025 è stato il SUV più venduto in Italia, conquistando il secondo posto assoluto nella classifica generale delle immatricolazioni nel primo trimestre 2026, con 16.403 unità consegnate .

    Una vera e propria italianissima ossessione, visto che da noi si è persino permessa di scalzare concorrenti storiche come la Dacia Sandero e la Citroën C3 . E ora, dopo tre anni di onorato servizio (la Avenger è stata lanciata nel 2023 e ha persino vinto il premio di Auto dell’Anno in Europa), è arrivato il momento del restyling di metà carriera .

    La novità è stata presentata in anteprima mondiale in Brasile, dove il modello è stato avvistato senza camuffamenti per le strade di Rio de Janeiro durante un festival musicale. Ma gli occhi di tutti sono già puntati sull’Europa. Perché la nuova Jeep Avenger restyling arriverà presto anche da noi. Ed è un evento, considerando quanto gli italiani amino questa macchina.

    Ecco tutto quello che c’è da sapere.


    1. Un successo lungo due anni (e non accenna a fermarsi)

    Prima di parlare delle novità, facciamo un attimo il punto su cosa rappresenti la Avenger per il mercato italiano. Perché non stiamo parlando di una semplice auto: stiamo parlando di un fenomeno sociale.

    Nel 2025, la Avenger ha chiuso con una quota del 5,63% nel segmento dei SUV compatti e contribuendo al milione di vendite globali del marchio Jeep . Nel primo trimestre del 2026, ha scalato la classifica generale arrivando al secondo posto assoluto con 16.403 unità, superando persino la Dacia Sandero e posizionandosi dietro solo all’imbattibile Fiat Panda .

    In Italia, la Avenger ha conquistato il pubblico grazie a una combinazione vincente: dimensioni compatte (appena 4,08 metri), stile Jeep inconfondibile, posizione di guida rialzata e una gamma di motorizzazioni che copre tutte le esigenze, dalla mild hybrid alla full electric .

    In pratica, la Avenger è la regina incontrastata delle nostre strade. E Jeep non ha nessuna intenzione di perderne la corona. Ecco perché il restyling arriva al momento giusto.


    2. Il restyling: “Toccata e fuga” con stile

    Le prime immagini della nuova Avenger restyling sono arrivate direttamente dal Brasile, dove il modello è stato avvistato senza alcun camuffamento durante il festival “Todo Mundo no Rio” sulla spiaggia di Copacabana . Un tempismo curioso, visto che Stellantis aveva diffuso i primi teaser ufficiali solo pochi giorni prima .

    Le modifiche sono mirate e discrete, senza stravolgere una formula che già funziona benissimo. L’approccio di Jeep è chiaro: “evolversi senza cambiare pelle” .

    Le novità estetiche principali:

    • Nuova griglia a sette feritoie: l’iconico frontale Jeep è stato completamente ridisegnato, con le classiche sette fessure ora più squadrate e prive delle cornici cromate che caratterizzavano il modello precedente .
    • Feritoie illuminate: la novità più eclatante. Le sette feritoie ora sono retroilluminate, creando una firma luminosa inedita che rende la Avenger riconoscibilissima anche di notte. Un tocco che richiama il fratello maggiore Compass .
    • Paraurti ridisegnato: più scolpito e dinamico, con una piccola “tacca” inedita vicino al passaruota e una griglia di aerazione posizionata più in basso .
    • Nuovi cerchi e nuove colorazioni: tra queste spunta il Verde Hawaii, già visto sulla nuova Compass .
    • Fari ridisegnati: sembra che la “lente” esterna dei fari sia scomparsa, lasciando spazio a lenti a sbalzo che ricordano da vicino il trattamento visto sulla nuova Renault Clio .

    Le proporzioni generali e la silhouette restano invece invariate. Scelta logica: perché stravolgere un’auto che piace così tanto?

    3. Interni: tecnologia e ChatGPT a bordo

    Se l’esterno è stato ampiamente fotografato, l’abitacolo rimane ancora avvolto da un velo di mistero. Nessuna immagine ufficiale dell’interno è ancora trapelata .

    Tuttavia, le indiscrezioni parlano di un aggiornamento tecnologico importante. Ci si aspetta:

    • Display multimediale di dimensioni maggiori, probabilmente con diagonale aumentata rispetto all’attuale .
    • Cluster digitale aggiornato e più personalizzabile .
    • Materiali di rivestimento migliorati, per alzare la percezione qualitativa .
    • ChatGPT integrato: secondo alcune fonti, la Avenger restyling potrebbe essere la prima Jeep a beneficiare dell’intelligenza artificiale generativa, con un assistente vocale in grado di conversare in modo naturale .

    La ciliegina sulla torta? Secondo indiscrezioni, le portiere posteriori potrebbero finalmente ricevere pulsanti elettrici per alzare i vetri (sì, nella versione attuale mancavano, un dettaglio che aveva fatto storcere il naso a molti).

    4. Motori: cosa cambia sotto il cofano

    Per quanto riguarda la meccanica, al momento non ci sono conferme ufficiali su modifiche sostanziali. Secondo le indiscrezioni più accreditate, la gamma europea dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata, con le stesse opzioni già disponibili .

    Ecco la gamma attuale (che molto probabilmente rimarrà invariata):

    MotorizzazionePotenzaTrazioneNote
    1.2 Turbo benzina100 CVAnterioreCambio manuale 6 marce
    e-Hybrid (mild hybrid)100 CV + elettrico 29 CVAnterioreCambio automatico a doppia frizione
    4xe (full hybrid)145 CV totaliIntegraleDue motori elettrici (uno per asse)
    Full Electric156 CVAnterioreBatteria 54 kWh, 400 km WLTP

    Importante: in Brasile, la Avenger restyling monterà un nuovo motore 1.0 turbo mild hybrid da 116 CV (in leggera diminuzione rispetto ai 130 CV attuali per adeguarsi alle norme sulle emissioni) . Per l’Europa, invece, la gamma rimarrà quella attuale, con il solo adeguamento del motore Puretech alla versione con catena di distribuzione, al posto della famigerata e problematica cinghia a bagno d’olio.

    La versione Full Electric rimane un pilastro della strategia Jeep, offrendo un’autonomia WLTP di circa 400 km e una ricarica rapida dal 20% all’80% in soli 24 minuti con colonnina da 100 kW . Ottima per la città.

    5. Quando arriva in Italia?

    Il calendario è ancora in via di definizione, ma le previsioni sono piuttosto precise.

    • Presentazione ufficiale in Europa: prevista entro l’estate 2026. Alcune fonti parlano di giugno/luglio 2026 per il debutto ufficiale .
    • Arrivo in Italia: le consegne dovrebbero iniziare entro la fine del 2026, probabilmente nel quarto trimestre .

    La produzione per il mercato europeo continuerà nello stabilimento Stellantis di Tychy, in Polonia, lo stesso che produce anche Fiat 600 e Alfa Romeo Junior .

    6. Prezzi (leggeri ritocchi all’orizzonte)

    Al momento non sono stati comunicati i listini per la versione restyling in Europa. L’attuale Avenger parte da circa 25.200 euro per la versione benzina e arriva a circa 42.400 euro per la full electric top di gamma .

    Ci si aspetta un leggero aumento dei prezzi, nell’ordine di qualche centinaio di euro, giustificato dagli aggiornamenti tecnologici e di design. Nulla di trascendentale, insomma.


    Il Nostro Giudizio

    La nuova Jeep Avenger restyling è un’auto che non cerca di stravolgere le regole del gioco. Perché, in fondo, non ne ha bisogno. È già la regina del segmento B-SUV in Italia, e questo restyling arriva per consolidare il trono, non per riconquistarlo.

    Le novità ci sono, eccome: il nuovo frontale con le sette feritoie illuminate è un colpo d’occhio notevole, e l’integrazione di ChatGPT porterà la tecnologia di bordo a un livello superiore. Ma Jeep non ha voluto strafare, e forse ha fatto bene.

    L’Avenger piace così com’è. Compatta, pratica, con quel mix di stile e robustezza che solo il marchio americano sa regalare. E con una gamma di motorizzazioni che copre praticamente ogni esigenza: mild hybrid per la città, 4xe per chi vuole un po’ di off-road, full electric per i più green.

    Se state pensando di comprare una Avenger, quindi, vi conviene aspettare ancora qualche mese. Perché la versione rinnovata arriverà presto, e porterà con sé un look più moderno e una tecnologia all’avanguardia. Il prezzo salirà un po’, ma la qualità percepita anch’essa.

    La regina d’Italia è pronta a indossare la corona nuova. E il regno, per ora, non rischia di essere conquistato da nessuno.

  • Zeekr 9X: il colosso cinese da 1.381 CV che sfida Range Rover (e arriva in Europa)

    Zeekr 9X: il colosso cinese da 1.381 CV che sfida Range Rover (e arriva in Europa)

    C’era una volta l’idea che le auto di lusso nascessero solo in Germania o Inghilterra. Poi è arrivato il Salone di Pechino 2026, e quella convinzione ha iniziato a scricchiolare seriamente.

    Protagonista indiscusso della kermesse cinese è stato lo Zeekr 9X, un SUV full-size che per dimensioni, potenza e tecnologia guarda dritto negli occhi i mostri sacri come Range Rover, Mercedes GLS e BMW X7. Tanto che persino Mansory, il celebrato preparatore bavarese famoso per i suoi lavori su Rolls-Royce e Lamborghini, ha scelto proprio il 9X per la sua prima elaborazione su un’auto cinese, trasformandolo in un concentrato di lusso estremo con tanto di porte “suicide” posteriori in stile Cullinan .

    Ecco perché lo Zeekr 9X è molto più di un semplice SUV: è una dichiarazione di guerra al Vecchio Continente.

    1. Chi è Zeekr (e perché Geely conta)

    Prima di parlare del 9X, facciamo un passo indietro. Zeekr è il marchio premium del colosso Geely, lo stesso gruppo che controlla Volvo, Polestar, Lotus e che è azionista di Mercedes-Benz . Insomma, non è la “startup cinese di turno”, ma un attore globale con solide spalle alle spalle.

    Fondata nel 2021, Zeekr si è fatta conoscere inizialmente con modelli 100% elettrici come la shooting brake 001 e la compatta X, caratterizzati da design europeo (il centro stile è a Göteborg, in Svezia) e tecnologia all’avanguardia . Oggi Zeekr ha già superato le 700.000 unità vendute a livello globale .

    E ora, con l’arrivo dei primi modelli ibridi plug-in (8X e 9X), Zeekr cambia marcia e punta dritta al cuore del mercato luxury europeo .

    2. Zeekr 9X: dimensioni da ammiraglia

    Il 9X è grande. Molto grande. Come si conviene a un’auto pensata per ospitare sei passeggeri in un lusso assoluto :

    DimensioneValoreConfronto
    Lunghezza5.239 mmPiù lungo di Mercedes GLS
    Larghezza2.029 mmOltre 2 metri
    Altezza1.819 mmRoba da fuoristrada
    Passo3.169 mmAbitabilità da limousine

    A questi si aggiunge un peso che supera le tre tonnellate, giustificato da una batteria gigante e da una struttura pensata per assorbire senza sforzi la potenza mostruosa che vedremo tra poco .

    Il design, curato in Svezia, gioca su una calandra verticale imponente, gruppi ottici a doppio piano e una coda che richiama le migliori tradizioni britanniche . Proprio per questo suo look “status symbol”, Mansory ha deciso di esaltarlo ulteriormente con un pacchetto in carbonio e le celebri portiere posteriori incernierate al montante C, trasformando l’accesso ai sedili dietro in una vera e propria cerimonia .

    3. Cuore ibrido: 1.381 CV e oltre 1.200 km di autonomia

    Se l’estetica colpisce, è sotto il cofano che lo Zeekr 9X lascia davvero senza parole. Il top di gamma adotta un sistema Hybrid Plug-in che combina un motore termico 2.0 turbo a tre motori elettrici .

    Ecco i numeri da capogiro:

    • Potenza complessiva: 1.381 CV (1.030 kW) 
    • Coppia: 1.410 Nm 
    • 0-100 km/h: 3,1 secondi 
    • Velocità massima: 240 km/h (limitata elettronicamente) 

    Ma il dato più sorprendente è l’autonomia combinata: con la batteria da 70 kWh carica e il serbatoio pieno, il 9X promette di percorrere fino a 1.250 km nel ciclo cinese CLTC . Una cifra che farebbe impallidire qualsiasi berlina diesel.

    La ricarica, grazie all’architettura a 900V, è altrettanto impressionante: dal 20% all’80% in soli 8 minuti e 21 secondi . Praticamente, il tempo di un caffè.

    Esiste anche una versione “base” da 885 CV con batteria da 55 kWh, ovviamente più economica, ma sempre sopra i 1.200 km di autonomia complessiva .

    4. Interni da salotto volante

    Salire a bordo del 9X significa entrare in un salotto. La configurazione è a sei posti, con poltrone singole nella seconda fila che offrono ventilazione, riscaldamento e massaggi . Il frigo integrato è di serie. L’impianto audio non è ancora stato ufficializzato, ma considerando il posizionamento, aspettatevi il top di gamma.

    La plancia è dominata da due grandi schermi uniti in un’unica superficie, con un’estetica pulita e minimale tipica della scuola scandinava che ha disegnato l’auto . Insomma, tecnologia e lusso si fondono senza eccessi, ma con una cura dei dettagli che non ha nulla da invidiare alle concorrenti tedesche.

    5. Arrivo in Italia: quando e a che prezzo?

    Qui arriviamo alla parte che interessa di più a noi. Zeekr ha già ufficializzato il suo ingresso in Italia, con la distribuzione affidata a Jameel Motors Italia (lo stesso gruppo che porta altri brand Geely nel nostro Paese) . Le consegne dei primi modelli elettrici (001, X, 7X) sono già iniziate nella primavera 2026 .

    Per quanto riguarda il 9X, il calendario è chiaro:

    • Giugno 2026: prime esportazioni verso il Medio Oriente 
    • Terzo trimestre 2026: arrivo in Asia Centrale 
    • Quarto trimestre 2026: debutto in Europa (Italia, Francia, Spagna, Portogallo) 

    Il prezzo? Non è ancora stato comunicato ufficialmente per l’Europa, ma le stime parlano di circa 120.000 euro per le versioni alte . In Cina, la versione top di gamma Obsidian Black costa l’equivalente di 77.400 euro, quindi il sovrapprezzo europeo per dazi e trasporti sarà consistente .

    Concorrenza? Range Rover, BMW X7 e Mercedes Maybach GLS sono nel mirino. E con questi numeri, Zeekr ha tutte le carte in regola per giocarsela .

    Il Nostro Giudizio

    Lo Zeekr 9X è la prova che il baricentro dell’auto di lusso si sta spostando. Con 1.381 CV, oltre 1.200 km di autonomia e un design che ha già conquistato preparatori del calibro di Mansory, il gigante di Geely non è solo un’alternativa valida: è una minaccia concreta per i marchi tradizionali.

    Certo, il prezzo finale (si parla di 120.000 euro) non è popolare, ma per chi cerca il massimo della tecnologia ibrida e uno spazio da ammiraglia, il 9X rappresenta un’offerta difficilmente ignorabile.

    L’ammiraglia cinese è pronta a salpare per l’Europa. E il vento è decisamente a suo favore.

  • Smart #2: La Leggenda della “Smartina” Rinasce in Cina (Elettrica e più Cool che Mai)

    Smart #2: La Leggenda della “Smartina” Rinasce in Cina (Elettrica e più Cool che Mai)

    Pensavamo che fosse finita. Nel marzo 2024, quando l’ultima Smart Fortwo uscì dalla fabbrica, molti di noi hanno pianto la scomparsa dell’icona della mobilità urbana. Quella macchinetta che sembrava un carrello della spesa ma con il carattere di una sportiva inglese sembrava destinata ai musei.

    Invece no. È tornata.

    Al Salone dell’Auto di Pechino 2026, Smart ha ufficialmente spiazzato tutti presentando la Concept #2. Il prototipo è ormai pronto per la produzione di serie e, attenzione, arriverà in Europa. Ma con un’anima completamente nuova.

    Ecco tutto quello che devi sapere sul ritorno della regina delle città.

    1. Un po’ di storia: perché amavamo la Smartina

    Per capire l’emozione di oggi, bisogna tornare indietro. La storia inizia nel 1998, quando il genio di Nicholas Hayek (quello di Swatch) si unì a Mercedes per creare l’anti-auto.

    L’idea era rivoluzionaria: un’auto lunga 2,5 metri progettata per ospitare due persone e due caschi da moto. La prima serie (W450) era pura follia svizzero-tedesca: motore tricilindrico da 600 cc, carrozzeria in plastica intercambiabile e un’attenzione maniacale alla sicurezza grazie al cella Tridion in acciaio .

    In Italia, la “Smartina” divenne un fenomeno di culto. Roma ne era piena, perfetta per infilarsi nei vicoli e parcheggiare dove nessuno osava. Nel tempo è cresciuta (arrivando a 2,7 metri), è diventata diesel, poi benzina e infine elettrica con la EQ . Ma nel 2024, con la fine della terza generazione, il sipario si è chiuso… per riaprirsi oggi.

    2. Smart #2 Concept: l’estetica del ricordo

    Dimenticatevi i tre cilindri rombanti. La nuova Smart #2 (che per linguaggio moderno si legge “Smart Due”) è basata sulla nuova piattaforma ECA (Electric Compact Architecture) .

    Dal vivo, vista a Pechino, il richiamo alla Fortwo originale è fortissimo. Il concept è lungo 2.792 mm (praticamente la stessa impronta a terra della seconda e terza generazione) e mantiene le ruote “spinte agli angoli”, quella soluzione che regalava un’abitabilità sorprendente in uno spazio ridicolo .

    Esteticamente è un gioiello. La Concept presentata è in bianco opaco con dettagli dorati, interni in pelle e superfici traslucide. Il team di design di Mercedes-Benz l’ha curata nei minimi dettagli, con un raggio di sterzata dichiarato di soli 6,95 metri . Praticamente, la guidi con il pensiero.

    3. Sotto il cofano: numeri da vera EV

    Qui arriva la svolta. Se la vecchia EQ faceva fatica con 150 km di autonomia, la #2 sbarca nel futuro. Le prime specifiche parlano di un’autonomia tra i 300 e i 400 km (ciclo CLTC) .

    La ricarica rapida DC permette di passare dal 10% all’80% in meno di 20 minuti. C’è anche la funzione V2L (Vehicle-to-Load) , che la trasforma in una power bank gigante per accendere il laptop o il frullatore in spiaggia .

    Sarà solo elettrica. Addio sospiri, benvenuta coppia istantanea e trazione posteriore come da tradizione.

    4. Il “Problema” Cina ed Europa

    So cosa state pensando: “Bella, ma la fanno in Cina?”.
    Sì. Smart è oggi una joint venture paritetica tra Mercedes-Benz e Geely (il colosso cinese di Volvo). La #2 sarà prodotta in Cina .

    Ma attenzione: non è una semplice importazione. La vettura è stata sviluppata specificamente pensando al cliente europeo. Lo ha ammesso Wolfgang Ufer, CEO di Smart Europe, dichiarando che questa Concept è “progettata intorno al modo in cui i clienti europei vivono e si muovono” . Disegno tedesco, tecnologia cinese, cuore globale.

    5. Quando la vedremo su strada?

    Il countdown è già iniziato. La versione definitiva della Smart #2 farà il suo debutto mondiale al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026 .

    Le previsioni indicano un prezzo d’attacco intorno ai 20.000 euro, posizionandosi come EV premium compatta, non come semplice giocattolo .

    Il Nostro Giudizio

    La Smart #2 non è solo un’automobile. È un pezzo di storia che torna in vita. Nel mondo dei SUV enormi e dei pick-up, avere una due posti svelta, tecnologica e bellissima è una ventata d’aria fresca. Certo, costa più di una Dacia Spring, ma è costruita su un altro pianeta qualitativamente.

    La regina è morta. Evviva la regina.

    Sei pronto a tornare a parcheggiare in perpendicolare?

  • Fiat Pandina 2028: la nuova citycar “low cost” arriva dalla Cina (tramite Leapmotor)

    Fiat Pandina 2028: la nuova citycar “low cost” arriva dalla Cina (tramite Leapmotor)

    La Fiat Panda è da sempre l’auto del popolo. Pratica, simpatica, accessibile. E ora, dopo decenni di onorato servizio, si prepara a cambiare pelle. Forse anche più di quanto immaginiamo.

    Secondo le ultime indiscrezioni, la futura Fiat Pandina – erede dell’attuale citycar – dovrebbe fare il suo debutto sotto forma di concept car al Salone di Parigi nell’ottobre 2026, con la produzione che potrebbe avviarsi tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 . Ma la vera sorpresa sta sotto la pelle: la nuova Pandina potrebbe nascere su una piattaforma di origine cinese.

    Piattaforma Leapmotor: la svolta low cost

    Stellantis sta spingendo l’acceleratore sulla collaborazione con Leapmotor, il marchio cinese di cui detiene una quota di maggioranza. Secondo le ultime voci, la nuova Fiat Pandina, insieme alla futura Citroën C1 (che farà il suo ritorno sul mercato) e alla prossima Fiat 500, potrebbe adottare proprio una piattaforma derivata da Leapmotor .

    Una scelta che avrebbe un obiettivo chiaro: abbattere i costi. La piattaforma cinese permetterebbe di offrire la Pandina a prezzi aggressivi, con cifre che secondo le indiscrezioni potrebbero partire sotto i 15.000 euro sia per la versione ibrida che per quella elettrica, andando a sfidare la nuova Renault Twingo elettrica.

    Ma non temete: lo stile sarà inconfondibilmente Fiat. Il design della nuova Pandina si discosterà dall’attuale generazione per avvicinarsi a quello della Grande Panda, di cui sembrerà una sorta di “versione mini” .

    ModelloDebutto previstoPiattaformaPrezzo stimato
    Fiat PandinaFine 2027 / inizio 2028Leapmotor (condivisa con Citroën C1)< 15.000 €
    Fiat 500 (nuova generazione)Da definireLeapmotorDa definire
    Citroën C1 (ritorno)Da definireLeapmotor< 15.000 €

    La produzione resta in Italia (per ora)

    Una buona notizia per il made in Italy: la nuova Pandina dovrebbe continuare a essere prodotta nello storico stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, in Campania, dove nasce l’attuale generazione . Un segnale importante, che conferma l’attenzione del gruppo verso gli stabilimenti italiani nonostante le partnership internazionali.

    Le idee più chiare dal 21 maggio

    Per avere conferme ufficiali e dettagli più precisi, bisognerà attendere il 21 maggio 2026, quando Antonio Filosa (CEO di Stellantis) svelerà il nuovo piano strategico del gruppo . A ottobre, poi, il Salone di Parigi ospiterà la concept car che anticipa il modello definitivo .


    La gamma Panda si allarga: Giga Panda e Fastback in arrivo nel 2026

    Mentre la Pandina si prepara al debutto del 2028, la famiglia Panda sta già vivendo una vera e propria esplosione. Il 2026 sarà l’anno del rinnovo, con l’arrivo di due nuovi modelli destinati a coprire segmenti di mercato più ampi.

    Giga Panda: il SUV di famiglia lungo 4,4 metri

    Al vertice della nuova gamma troveremo la cosiddetta “Giga Panda” (nome ancora ufficioso), un SUV lungo circa 4,4 metri che si posizionerà nel cuore del segmento C, andando a rivaleggiare con auto come la Dacia Duster . Il debutto ufficiale è atteso per il Salone di Parigi nell’ottobre 2026, insieme alla versione Fastback .

    La Giga Panda nascerà sulla piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa utilizzata da Grande Panda, Citroën C3 Aircross e Opel Frontera . Una base tecnica flessibile e pensata per contenere i costi.

    Motorizzazioni previste :

    • Full hybrid: motore 1.2 PureTech con cambio automatico a 6 rapporti, potenza fino a 145 CV
    • Elettrica: da 113 CV con batterie da 44 kWh o 54 kWh
    • Benzina tradizionale: per alcuni mercati extraeuropei

    Dal punto di vista stilistico, la Giga Panda riprenderà il family feeling della Grande Panda, con i caratteristici fari a LED a grafica “pixel” e un frontale che sottolinea l’anima elettrificata del modello . Sarà disponibile sia in versione a 5 posti che, secondo alcune indiscrezioni, a 7 posti .

    Panda Fastback: il SUV coupé dal look sportivo

    Accanto alla Giga Panda “classica”, Fiat lancerà anche una versione Fastback, un SUV dalla linea più filante e sportiva, con un tetto spiovente che richiama la Citroën Basalt . Anche questo modello debutterà al Salone di Parigi nell’ottobre 2026 .

    La Fastback condividerà con la Giga Panda la piattaforma Smart Car e la stessa gamma di motorizzazioni, ma si distinguerà per un design più accattivante e un posizionamento più “premium” all’interno della famiglia Panda .

    Le foto spia dei prototipi quasi definitivi rivelano alcuni dettagli interessanti :

    • Anteriori: fari full LED più sottili e moderni rispetto alla Grande Panda, con estensioni a forma di “lacrima”
    • Interni: cruscotto digitale da 10 pollici e touchscreen centrale da 10,25 pollici, con un allestimento che promette materiali di qualità superiore
    • Posteriori: gruppi ottici posizionati nella parte alta del portellone, con grafica a LED che sottolinea la larghezza del veicolo

    La Fastback potrebbe essere disponibile anche in una versione più performante, forse con il marchio Abarth, anche se al momento si tratta solo di indiscrezioni .


    Le altre novità della gamma Fiat 2026

    Il rinnovamento di Fiat non si ferma alla famiglia Panda. Ecco un riepilogo delle principali novità per il 2026 :

    ModelloCaratteristicheProduzione
    Grande Panda termicaMotore 1.2 PureTech da 100 CV, cambio manualeSerbia (Kragujevac)
    Fiat 500 IbridaFireFly 1.0 da 65 CV, mild hybrid 12VStabilimento Mirafiori (Torino)
    Giga PandaSUV da 4,4 m, ibrido ed elettrico, 5/7 postiMarocco o Turchia
    Panda FastbackSUV coupé, stile sportivo, motorizzazioni ibride ed elettricheMarocco o Turchia

    Un’ombra: la produzione fuori dall’Italia

    Se la Pandina resterà a Pomigliano, lo stesso non si può dire per i nuovi modelli di punta. Giga Panda e Fastback, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere prodotte fuori dai confini nazionali, tra Marocco e Turchia . Una scelta che solleva interrogativi sulla capacità di Stellantis di mantenere elevati standard qualitativi e, soprattutto, sulla tenuta occupazionale degli stabilimenti italiani.


    Conclusioni: una Panda per ogni esigenza

    Il futuro di Fiat si chiama Panda, ma in tutte le salse. La strategia del marchio è chiara: costruire una vera e propria famiglia attorno al nome più amato dagli italiani, coprendo ogni segmento di mercato.

    • Pandina (2028): la citycar low cost sotto i 15.000 €, su piattaforma Leapmotor
    • Grande Panda (già disponibile): la compatta di segmento B, cuore della gamma
    • Giga Panda (2026): il SUV familiare da 4,4 metri, per chi cerca spazio
    • Panda Fastback (2026): il SUV coupé dal look sportivo, per chi vuole distinguersi
    • Fiat 500 Ibrida (già disponibile): la citycar chic, prodotta a Mirafiori

    Un’offerta completa, che punta a presidiare ogni fascia di prezzo e ogni esigenza di mobilità. Con un occhio di riguardo all’accessibilità economica – grazie alla partnership con Leapmotor – e l’altro alla tradizione, con la produzione italiana che resta centrale per alcuni modelli chiave.

    Il 21 maggio 2026 avremo le idee più chiare. Restate sintonizzati.

  • Toyota Celica 2027: Il Ritorno di una Leggenda Avvistata nei Test WRC

    Toyota Celica 2027: Il Ritorno di una Leggenda Avvistata nei Test WRC

    La coupé giapponese si prepara a tornare sulle scene con una versione da rally e una stradale accessibile


    Il mondo degli appassionati di motori è in fermento. Dopo anni di rumors, conferme ufficiose e attesa spasmodica, la Toyota Celica sta finalmente per tornare. E non sarà un semplice ritorno: sarà un ritorno in grande stile, con tanto di debutto nel Campionato del Mondo Rally (WRC) previsto per il 2027, seguito da una versione stradale che promette di riportare in auge il concetto di “sportiva accessibile”.

    Gli ultimi avvistamenti di un prototipo camuffato in Portogallo hanno confermato che Toyota sta seriamente lavorando al progetto, e le indiscrezioni parlano di una vettura che potrebbe infiammare il mercato delle coupé compatte.


    L’Avvistamento che ha Scatenato l’Entusiasmo

    Tutto è iniziato alla fine di febbraio 2026, quando il fotografo Marcio Pereira ha immortalato un misterioso prototipo Toyota impegnato in test su strade sterrate in Portogallo . Le immagini, pubblicate dal sito francese Rallye-Sport.fr e rapidamente diventate virali, mostrano una coupé completamente camuffata con la livrea da test di Toyota Gazoo Racing, caratterizzata da vistosi passaruota allargati e un’imponente dotazione aerodinamica .

    Le forme della vettura non lasciano dubbi: si tratta di un’auto pensata per il rally, con un cofano generosamente ventilato e una silhouette da coupé compatta. Il portale specializzato DirtFish ha verificato l’autenticità delle immagini, confermando che si tratta del prototipo con cui Toyota si sta preparando per il nuovo regolamento WRC del 2027 .


    Il Nuovo Regolamento WRC 2027: L’Opportunità per la Celica

    La tempistica è perfetta. Nel 2027, il Campionato del Mondo Rally introdurrà un nuovo set di regolamenti tecnici, pensati per ridurre i costi e attrarre più costruttori . Una delle novità più significative è la possibilità di utilizzare carrozzerie coupé, ampliando la gamma di forme consentite rispetto alle attuali hatchback .

    Toyota è attualmente l’unico costruttore noto per aver confermato lo sviluppo di una nuova vettura specifica per questi regolamenti . Come ha dichiarato un portavoce di Toyota a Autocar: “Come azienda e squadra corse, lavoriamo sempre per sviluppare auto sempre migliori e abbiamo iniziato i test con il nostro prototipo sviluppato secondo le nuove normative stabilite dalla FIA per il 2027” .

    Il Legame Storico con i Rally

    Il ritorno della Celica nel WRC non è una scelta casuale, ma un omaggio a una storia gloriosa. La Celica ha un’eredità rallystica profondissima: tra il 1993 e il 1994, la Casa giapponese conquistò il titolo costruttori, mentre tra il 1990 e il 1994 i piloti al volante della Celica vinsero quattro campionati del mondo piloti .

    Negli anni ’90, la Celica GT-Four (conosciuta anche come All-Trac) era una delle vetture piú temute sulle speciali di tutto il mondo, con la sua trazione integrale e il potente motore turbo. Riportare quel nome nel WRC significa riallacciarsi a un’eredità vincente e a un’icona amata dai fan .


    Dalla Pista alla Strada: La Versione di Produzione

    Se la versione da rally debutterà nel 2027, la versione stradale non dovrebbe tardare ad arrivare. Secondo le indiscrezioni raccolte da testate specializzate come Best Car, la nuova Celica potrebbe essere svelata al Tokyo Auto Salon di gennaio 2027 come “GR Celica”, per poi arrivare nei concessionari nel corso del 2028 .

    Design e Stile

    Le foto del prototipo, seppur camuffato, rivelano alcune linee guida del design. Il tetto ha una forma a “bolla” e i fari anteriori sembrano riprendere il disegno “a zanna” della concept car Toyota FT-Se . La silhouette sarà quella di una coupé fastback, con un corpo vettura basso e larghe carreggiate che promettono un aspetto muscoloso e aggressivo .

    Motore e Prestazioni

    Le voci più insistenti parlano di un cambiamento epocale per il nome Celica. Secondo alcune fonti giapponesi, la nuova coupé potrebbe abbandonare lo schema classico a motore anteriore e trazione anteriore/integrale per adottare una configurazione a motore centrale . Se confermato, sarebbe un’eredità più della MR2 che della Celica stessa, ma creerebbe una vettura dalle ambizioni sportivissime.

    Le indiscrezioni parlano di un nuovissimo motore turbo a quattro cilindri da 2.0 litri di prossima generazione, capace di erogare oltre 300 kW (circa 400 CV) e 550 Nm di coppia . Le opzioni di trasmissione dovrebbero includere un cambio manuale a 6 rapporti e un automatico a 8 rapporti con convertitore di coppia .

    Secondo altre fonti, non mancheranno versioni ibride. Diverse anticipazioni parlano di una versione con sistema 225 kW (306 CV) e trazione integrale, in grado di coniugare prestazioni ed efficienza con un consumo dichiarato intorno agli 8,5 litri per 100 km . L’accelerazione 0-100 km/h potrebbe attestarsi intorno ai 4,8 secondi .


    Una Sportiva Accessibile? I Prezzi Previsti

    La domanda che tutti si pongono è: quanto costerà? L’obiettivo dichiarato di Toyota sembra essere quello di mantenere la Celica in una fascia di prezzo accessibile, continuando la tradizione della “sportiva per tutti”.

    Le stime attuali, basate su indiscrezioni e analisi di mercato, collocano il prezzo della nuova Celica in una forbice compresa tra i 21.000 e i 35.000 euro a seconda dei mercati e delle versioni . Negli Stati Uniti si parla di un prezzo base intorno ai 28.000 dollari (circa 26.000 euro) .

    Se confermato, questo posizionamento la renderebbe una delle poche sportive accessibili in un mercato sempre piú orientato verso SUV e veicoli ad alte prestazioni dal costo proibitivo. Un prezzo competitivo rispetto a modelli come la Honda Civic Type R o la Volkswagen Golf R, ma con il fascino di una coupé purosangue.

    Tabella Riassuntiva delle Ipotesi sulla Nuova Celica

    CaratteristicaDettaglio
    Debuttto WRC2027 
    Presentazione versione stradaleTokyo Auto Salon 2027 
    Arrivo in concessionari2028 
    Motore2.0 turbo (oltre 400 CV) o 2.4 turbo ibrido (306 CV) 
    ConfigurazioneMotore centrale/trazione integrale (da verificare) 
    Prezzo stimato25.000 – 35.000 euro 
    DesignIspirato alla concept FT-Se 

    La Strategia Toyota: I “Tre Fratelli” Tornano Insieme

    La rinascita della Celica si inserisce in un progetto piú ampio voluto fortemente dal presidente di Toyota, Akio Toyoda (noto anche con lo pseudonimo di pilota “Morizo”). Da anni, Toyoda parla del desiderio di riportare in vita quelli che chiama i “tre fratelli”: le sportive che hanno fatto la storia del marchio .

    • Supra: già tornata nel 2019 in collaborazione con BMW ma in fase di pensionamento.
    • Celica: in arrivo nel 2027-2028
    • MR2: ancora avvolta nel mistero, ma il suo ritorno sembra solo questione di tempo 

    Con questo tris di sportive, Toyota si appresta a offrire una gamma completa per tutti gli appassionati: la GT gran turismo (Supra), la coupé compatta e versatile (Celica) e la spider leggera a motore centrale (MR2).


    Le Sfide da Affrontare

    Nonostante l’entusiasmo, il ritorno della Celica presenta alcune sfide importanti:

    1. L’Elettrificazione e le Normative

    Il mercato europeo spinge verso l’elettrificazione, e Toyota dovrà bilanciare le prestazioni con le emissioni. La soluzione ibrida sembra la piú probabile per i mercati piú restrittivi, mentre i mercati come Stati Uniti e Giappone potrebbero godere di versioni termiche pure .

    2. La Concorrenza

    Il segmento delle coupé compatte non è piú affollato come un tempo, ma la concorrenza è agguerrita. Modelli come la Ford Mustang, le varie sportive tedesche e le crescenti proposte cinesi rappresentano avversarie temibili. Inoltre, Toyota dovrà gestire il posizionamento interno con la GR86, evitando sovrapposizioni .

    3. Il Prezzo “Accessibile”

    La sfida piú grande sarà mantenere la promessa di una sportiva accessibile. L’aumento dei costi di sviluppo, delle materie prime e delle tecnologie ibride potrebbe spingere il prezzo finale verso l’alto, allontanandosi dalla storica filosofia “economica” della Celica .


    Conclusione

    Il ritorno della Toyota Celica è uno degli eventi piú attesi nel mondo dell’auto degli ultimi anni. L’avvistamento del prototipo da rally in Portogallo ha trasformato le speranze in realtà: Toyota sta davvero lavorando per riportare in vita questo nome mitico.

    Con un debutto nel WRC previsto per il 2027 e una versione stradale all’orizzonte, la nuova Celica ha tutte le carte in regola per diventare una delle sportive piú interessanti del decennio. Se riuscirà a mantenere un prezzo accessibile senza sacrificare prestazioni e fascino, potrebbe riconquistare il cuore di una generazione di appassionati e crearne di nuovi.

    Non resta che aspettare i prossimi mesi, quando Toyota toglierà il velo e ci mostrerà finalmente cosa si nasconde sotto quelle camouflage. Una cosa è certa: la leggenda sta per riscrivere il suo futuro.

  • Svolta Epocale Stellantis: Piattaforme Leapmotor per Fiat, Opel e Peugeot

    Svolta Epocale Stellantis: Piattaforme Leapmotor per Fiat, Opel e Peugeot

    Il gruppo di Antonio Filosa pronto a integrare la tecnologia cinese per ridurre i costi delle elettriche


    Una rivoluzione silenziosa si sta preparando nei quartieri generali di Stellantis. Il colosso automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA sta seriamente valutando di utilizzare le piattaforme e le tecnologie per veicoli elettrici del suo partner cinese Leapmotor per equipaggiare i futuri modelli dei marchi europei destinati al mercato di massa .

    Fiat, Opel, Peugeot, Citroën e DS potrebbero presto abbandonare le architetture sviluppate internamente per abbracciare soluzioni “made in China”, in una mossa che segnerebbe una svolta epocale per l’industria automobilistica europea.


    L’Alleanza che Cambia le Regole del Gioco

    Stellantis possiede attualmente circa il 15% di Leapmotor e, attraverso la joint venture Leapmotor International (partecipata al 51% dal gruppo guidato da Antonio Filosa), vende già in Europa alcuni modelli del brand cinese come il SUV C10 e la citycar T03, assemblandoli in parte nello stabilimento spagnolo di Saragozza .

    Ma ora l’obiettivo è ben più ambizioso: non limitarsi a distribuire auto cinesi in Europa, ma integrare profondamente la tecnologia di Leapmotor – ritenuta più avanzata e conveniente – per dare vita alle prossime generazioni di veicoli elettrici dei marchi storici del Vecchio Continente .

    Secondo quanto riportato da Bloomberg e ripreso da diverse testate specializzate, i due partner mirano a finalizzare un accordo definitivo entro la fine del 2026 . Le trattative, attualmente in fase iniziale, puntano ad ampliare una partnership che finora è rimasta prevalentemente di natura commerciale e finanziaria.


    Perché Stellantis Sceglie la Tecnologia Cinese

    La motivazione principale è chiara: ridurre drasticamente i costi di sviluppo e produzione per tenere testa alla feroce concorrenza dei giganti asiatici come BYD e MG, ma anche per rispondere alle sfide poste da costruttori europei come Volkswagen e Renault .

    Il mercato europeo ha bisogno di auto elettriche dal prezzo più accessibile e con un miglior rapporto autonomia-costo . Stellantis considera la tecnologia delle batterie e dei propulsori di Leapmotor superiore e più economica rispetto alle piattaforme sviluppate internamente .

    Questa mossa si inserisce in un contesto di profonda riorganizzazione interna. Il gruppo ha recentemente annunciato svalutazioni per 22,2 miliardi di euro e una perdita record di 20 miliardi, avviando un parziale ridimensionamento della sua precedente strategia sulle auto elettriche . Lo stesso Antonio Filosa ha riconosciuto che il settore ha “sopravvalutato il ritmo della transizione energetica” .


    La Tecnologia in Ballo: Piattaforme e Range Extender

    Cosa potrebbe finire sotto il cofano delle future Fiat, Opel e Peugeot? Due sono le direttrici principali.

    1. Piattaforme EV Complete

    Stellantis sta valutando di adottare l’architettura tecnologica di Leapmotor per intere famiglie di veicoli . Se ciò avvenisse, sarebbe la prima volta che un costruttore occidentale utilizza piattaforme e software di origine cinese per i propri modelli destinati al mercato europeo .

    Attualmente, Stellantis dispone di quattro diverse architetture per veicoli elettrici: STLA Small (Peugeot e-208, Fiat 500e), STLA Medium (Opel Grandland, Peugeot e-3008) e Smart Car (Fiat Grande Panda, Citroën e-C3) . L’accordo con Leapmotor potrebbe mettere in discussione il futuro stesso di queste piattaforme.

    2. La Tecnologia EREV (Range Extender)

    Oltre alle piattaforme complete, Stellantis guarda con grande interesse alla soluzione EREV (Extended Range Electric Vehicle) sviluppata da Leapmotor . Si tratta di una configurazione in cui un piccolo motore a benzina non muove le ruote, ma funge esclusivamente da generatore per ricaricare la batteria durante la marcia .

    I vantaggi sono evidenti:

    • Autonomia complessiva fino a 950 km, combinando batteria e serbatoio 
    • Emissioni dichiarate di appena 10 g/km di CO₂ 
    • Esperienza di guida sempre elettrica, silenziosa e fluida
    • Soluzione ideale per chi teme l’ansia da ricarica

    Tianshu Xin, CEO internazionale di Leapmotor, ha confermato ad Autocar che sono in corso valutazioni con Stellantis per condividere tecnologie attualmente “completamente non correlate”, e la tecnologia EREV è uno dei dossier più concreti .


    I Modelli Coinvolti e i Tempi

    La Prima Ricaduta: Opel Versione del B10

    Secondo indiscrezioni, la prima ricaduta concreta dell’allargamento della collaborazione potrebbe essere una versione Opel del SUV B10 di Leapmotor . Questo modello, insieme ad altri derivati, potrebbe uscire proprio dalla linea di produzione dello stabilimento di Figueruelas (Saragozza), dove Stellantis assembla già le compatte Opel Corsa, Peugeot 208 e Lancia Ypsilon .

    Il Calendario delle Produzioni

    Le tempistiche sono già definite :

    • Estate 2026: inizio produzione del Leapmotor B10 a Saragozza
    • Terzo trimestre 2027: arrivo previsto della B05
    • Futuro: modelli A10 e A05 sono nel programma a lungo termine

    La produzione dovrebbe attestarsi intorno alle 40.000 unità nel primo anno pieno, destinata a raddoppiare rapidamente . Per alimentare questa produzione, le società Fagor Ederlan (spagnola) e Duoli Technology (cinese) hanno creato una joint venture vicino a Saragozza, denominata Lieder Automotive, che fornirà telai e componenti .

    La Gigafactory di CATL

    A completare il quadro, a Figueruelas sorgerà anche la gigafactoría di Contemporary Star Energy (CSE), un’alleanza tra Stellantis e il gigante cinese CATL. Con un investimento di 4,1 miliardi di euro, la fabbrica di batterie inizierà a operare a fine 2026 e punta a produrre fino a un milione di unità annue entro il 2028 .


    Le Sfide da Superare

    La strada verso questa integrazione tecnologica non è priva di ostacoli significativi.

    1. Protezione dei Dati e Cybersecurity

    L’integrazione di software cinesi nei veicoli europei solleva importanti questioni legate alla privacy e alla sicurezza delle informazioni degli utenti . I timori riguardano soprattutto la possibilità che i dati di navigazione e comportamentali degli automobilisti europei possano finire in server situati in Cina.

    2. Le Restrizioni USA

    Dal 2027, gli Stati Uniti vieteranno l’importazione e la vendita di veicoli connessi che utilizzano tecnologie legate a Cina o Russia . Questo obbligherà Stellantis a una rigida separazione tra i modelli destinati al mercato europeo e quelli per il redditizio mercato nordamericano.

    3. Normative Europee

    L’Unione Europea sta monitorando con attenzione l’ingresso di tecnologie cinesi nel settore automotive. La produzione locale a Saragozza aiuterà a evitare i dazi sui veicoli importati direttamente dalla Cina, ma non risolve tutti i nodi normativi legati alla proprietà intellettuale e alla sicurezza dei dati .


    Cosa Cambia per i Marchi Europei

    Se l’accordo andrà in porto, assisteremo a un cambiamento profondo nella strategia industriale di Stellantis.

    Per Fiat, che ha appena lanciato la Grande Panda su piattaforma Smart Car, l’integrazione con Leapmotor potrebbe portare a future elettriche più economiche e tecnologicamente avanzate, in grado di competere con le cinesi a prezzo contenuto.

    Per Opel, storicamente il marchio tedesco del gruppo, l’adozione di tecnologie cinesi rappresenta una svolta culturale significativa. La versione Opel del B10 potrebbe essere il primo assaggio di questa nuova era .

    Per Peugeot e Citroën, l’accesso alla tecnologia EREV potrebbe tradursi in modelli a lunga autonomia ideali per il mercato europeo, dove l’infrastruttura di ricarica non è ancora capillare.


    Il Pragmatismo di Stellantis

    In un’intervista recente, Antonio Filosa ha mostrato un approccio molto pragmatico: nonostante la forte spinta all’elettrificazione, Stellantis continuerà a offrire motori diesel su modelli chiave come Peugeot 308 e DS7, per soddisfare la domanda reale del mercato mentre l’infrastruttura di ricarica termina di maturare .

    Questa strategia “dualistica” – da un lato l’innovazione elettrica made in China, dall’altro il mantenimento delle motorizzazioni tradizionali – riflette la volontà di coprire tutte le esigenze dei clienti senza pregiudizi ideologici.


    I Prossimi Passi

    Tutti i dettagli della nuova strategia globale, e il ruolo esatto che Leapmotor giocherà in questo scacchiere, verranno presumibilmente svelati durante il Capital Markets Day previsto per maggio 2026 .

    Nel frattempo, i riflettori restano puntati su Saragozza, dove già nell’estate 2026 inizierà a prendere forma questa nuova era dell’alleanza italo-franco-cinese. Una scommessa ambiziosa che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’industria automobilistica europea.

  • Anteprime e Novità: I Modelli Più Attesi della Primavera 2026

    Anteprime e Novità: I Modelli Più Attesi della Primavera 2026

    Tutte le novità auto e moto in arrivo nei prossimi mesi

    La primavera 2026 si preannuncia come una stagione caldissima per gli appassionati di motori. Dopo un inverno di attesa, i costruttori si preparano a lanciare una serie di modelli destinati a segnare il mercato dei prossimi anni. Dai ritorni leggendari come la Honda Prelude, alle novità assolute come l’arrivo del brand Genesis in Italia, passando per l’elettrificazione che conquista anche i SUV più iconici.

    Ecco una panoramica completa delle anteprime più interessanti da tenere d’occhio nelle prossime settimane.


    Le Novità Auto della Primavera 2026

    Genesis: Il Lusso Coreano Sbarca in Italia

    Disponibilità: Primavera 2026

    Una delle novità più rilevanti della stagione è l’arrivo in Italia di Genesis, il brand premium del gruppo Hyundai. Il marchio coreano, nato nel 2015 e già forte di oltre 1,5 milioni di auto vendute nel mondo, debutta ufficialmente nel nostro paese con una gamma composta esclusivamente da modelli full electric .

    I primi showroom apriranno a Roma e Padova, seguiti da Milano e Bologna nella seconda metà dell’anno . La lineup iniziale comprende tre modelli:

    • GV60: un C-SUV compatto e sportivo dalla personalità stilistica ben definita
    • Electrified GV70: un D-SUV spazioso che unisce precisione di guida e comfort
    • Electrified G80: una berlina di rappresentanza, veicolo di autorevolezza e prestigio 

    L’arrivo di Genesis in Italia è confermato anche dal calendario, che posiziona il debutto della gamma proprio a marzo 2026 . Un’occasione imperdibile per scoprire un nuovo concetto di lusso, che i coreani definiscono “Quiet luxury” .

    Nuova Jeep Compass 2026: Più Grande e Full Electric

    Disponibilità: Marzo 2026

    La nuova Jeep Compass è pronta al debutto e rappresenta uno dei lanci più importanti per il marchio americano. La produzione avverrà nello stabilimento di Melfi, un segnale forte dell’impegno di Jeep in Italia .

    Le novità sono sostanziali:

    • Dimensioni: la lunghezza cresce fino a 4,55 metri, con un passo allungato di 14 cm rispetto al passato, che si traduce in un bagagliaio da 550 litri 
    • Design: firma luminosa a LED e scritta Jeep posteriore illuminata, coefficiente aerodinamico Cx inferiore a 0,30 
    • Interni: plancia completamente ridisegnata con display centrale da 16 pollici e strumentazione digitale da 10 pollici, connettività wireless per Android Auto e Apple CarPlay, integrazione con Google Maps e Alexa Built-in 

    Sul fronte motorizzazioni, la gamma è ricca:

    • Versione entry-level mild hybrid con motore 1.2 tre cilindri turbo da 145 CV, trazione anteriore e cambio a doppia frizione (prezzo intorno ai 40.000 euro)
    • Versione full electric da 213 CV, batteria 74 kWh e autonomia di 500 km, ricarica rapida fino a 160 kW
    • Versione plug-in hybrid da 195 CV in arrivo nel corso del 2026, con circa 95 km di autonomia in modalità elettrica
    • Versioni a doppio motore con trazione integrale, potenze fino a 375 CV e autonomie che supereranno i 600 km 

    La nuova Compass sarà offerta anche in tre diverse varianti full electric, confermando la strategia di elettrificazione del marchio .

    Ritorno al Passato: Honda Prelude

    Disponibilità: Primavera 2026

    Dopo 25 anni di assenza, Honda riporta in Europa la coupé Prelude. La sesta generazione di questo modello iconico arriverà nelle concessionarie nella primavera del 2026, in un unico allestimento e con motorizzazione ibrida .

    Ispirata alla grazia e all’eleganza degli alianti, la nuova Prelude monta il gruppo propulsore e:HEV 100% ibrido di Honda, forte di oltre 25 anni di esperienza del costruttore giapponese nel campo dei veicoli ibridi . Ecco le caratteristiche principali:

    • Motore a benzina da 2,0 litri con cambio automatico a doppio motore elettrico
    • Potenza di 184 CV, accelerazione 0-100 km/h in 8,2 secondi, velocità massima di 188 km/h 
    • Quattro modalità di guida: «Comfort», «GT», «Sport» e «Individual»
    • Tecnologia Honda S+ Shift che simula il cambio di marcia a sette rapporti con le palette al volante 

    Lo sterzo è preciso e diretto, il sedile del conducente avvolgente e regolabile secondo criteri sportivi. L’abitacolo può ospitare quattro persone, anche se i due posti posteriori sono piuttosto sacrificati data la forma coupé . Il prezzo base è di circa 47.900 franchi in Svizzera e si attendono conferme per il prezzo nel nostro paese .

    Jaecoo 8: L’Ammiraglia Cinese a 7 Posti

    Disponibilità: Primi mesi 2026

    L’offensiva dei brand cinesi prosegue con l’arrivo della Jaecoo 8, SUV ammiraglio lungo 4,82 metri che punta a conquistare le famiglie numerose . Il debutto in Italia è previsto entro i primi mesi del 2026.

    Caratteristiche principali:

    • Configurazione a 5, 6 o 7 posti (in Italia con ogni probabilità 5 e 7 sedili)
    • Bagagliaio con capacità massima superiore a 2.000 litri 
    • Due display da 12,3 pollici ciascuno per strumentazione e infotainment
    • Materiali di qualità e assemblaggi curati 

    Per quanto riguarda i motori, la gamma italiana includerà probabilmente il powertrain plug-in da 605 CV, composto dal 1.5 benzina e due motori elettrici, con autonomia elettrica superiore a 100 km e trazione integrale. In alcuni mercati è disponibile anche una versione puramente benzina da circa 280 CV .

    I prezzi non sono ancora stati comunicati e verranno pubblicati a ridosso della commercializzazione .

    Smart #2: Il Ritorno alle Origini

    Disponibilità: Entro fine 2026

    Smart torna alle origini con la nuova #2, una citycar a due posti pensata per i centri urbani europei, erede spirituale della Fortwo . Il progetto nasce con l’obiettivo preciso di riportare il marchio verso un’auto urbana compatta, essenziale e funzionale.

    Il debutto è fissato entro la fine del 2026, ma è probabile che le prime informazioni ufficiali arrivino già in primavera . La produzione avverrà in Cina negli stabilimenti Geely, mentre stile e impostazione restano affidati al centro design Mercedes-Benz.

    La piattaforma è la Electric Compact Architecture (Eca), pensata per applicazioni elettriche compatte. La gamma prevede solo alimentazione elettrica, con pacchi batteria compatti e masse contenute . Le dimensioni ultracompatte, le due porte e la trazione posteriore con ruote posizionate agli angoli della carrozzeria richiamano fedelmente il concetto originale Smart.

    Mercedes VLE: Il Lusso su Quattro Ruote

    Disponibilità: Inizio 2026

    Mercedes-Benz si prepara a sostituire il vecchio MPV EQV con una coppia di nuovi modelli elettrici: il VLE e una variante ancora più lussuosa chiamata VLS, pensata come la Classe S dei minivan .

    Entrambi fanno parte della campagna VAN.EA (Van Electric Architecture) del marchio, con una piattaforma EV completamente nuova progettata esclusivamente per la futura gamma di furgoni della casa tedesca .

    Caratteristiche previste:

    • Design che riprende elementi dal concept Vision V, con fari tri-DRL e profilo dinamico
    • Interni con MBUX Hyperscreen verticale da montante a montante e sistema operativo MB.OS
    • Materiali di lusso sostenibili, tra cui pelli riciclate e impiallacciature in legno naturale
    • Disposizione dei sedili variabile, con configurazioni a tre file per il VLE e sedili singoli tipo capitano per il VLS 

    Sul fronte tecnico, la gamma includerà versioni a motore singolo e doppio motore, con potenze fino a 470 CV. Le batterie partiranno da circa 90 kWh per arrivare a oltre 116 kWh, con autonomia WLTP superiore a 500 km. Grazie al sistema elettrico da 800 volt, ricarica ultraveloce fino a 350 kW .

    La presentazione ufficiale è prevista per l’inizio del 2026 .


    Le Novità Moto della Primavera 2026

    Aprilia SR GT 400: Lo Scooter Avventuroso

    Disponibilità: Primavera 2026 (presentato a EICMA 2025)

    Dal Gruppo Piaggio arrivano importanti novità per il mondo delle due ruote. La più interessante è il nuovo Aprilia SR GT 400, uno scooter GT medio che discende direttamente dalla cultura motociclistica di Aprilia .

    Caratteristiche tecniche:

    • Motore monocilindrico raffreddato a liquido da 36 CV
    • Peso di 186 kg in ordine di marcia, per un rapporto peso/potenza eccellente
    • Sospensioni a lunga escursione con forcella di tipo motociclistico a doppia piastra di ancoraggio al telaio
    • Pneumatici con maggiore scolpitura per affrontare anche lo sterrato 

    La dotazione di serie è completa: strumentazione TFT da 5 pollici, sistema keyless, traction control e ABS regolabili ed escludibili. Il vano sottosella può ospitare un casco integrale e il cupolino è regolabile in altezza in cinque posizioni .

    Aprilia RS 457 GP Replica: La Sportiva per i Giovani

    Disponibilità: Primavera 2026

    Per i giovani appassionati, Aprilia lancia la RS 457 GP Replica, versione speciale della apprezzatissima sportiva dedicata ai motociclisti con patente A2 .

    La moto è caratterizzata da:

    • Bicilindrico fronte marcia da 35 kW (il massimo consentito per la patente A2)
    • Peso di soli 159 kg a secco (175 kg col pieno), rapporto peso/potenza imbattibile
    • Telaio in alluminio con funzione portante del motore
    • Elettronica completa: acceleratore Ride by Wire, tre Riding Mode, ABS e traction control regolabili 

    La versione GP Replica aggiunge il cambio quick shift (senza frizione), pastiglie freno anteriori ad alto coefficiente di attrito, cover monoposto e finitura nera per telaio, forcellone e piastra di sterzo. La livrea riprende i colori e gli sponsor della RS-GP di MotoGP .

    Moto Guzzi: Nuove Colori per Stelvio, V7 e V85

    Disponibilità: Primavera 2026

    Anche Moto Guzzi rinnova la sua gamma per il 2026 con nuove varianti cromatiche ispirate alla tradizione e all’avventura :

    • V7 Stone nella nuova cromia Sabbia Camo
    • V7 Special in due varianti lucide: Nero Smeraldo e Bianco 1969
    • V7 Sport nella nuova livrea Rosso Monza
    • V85 Strada nelle tonalità Verde Legnano e Rosso Monza
    • V85 TT nelle evocative Giallo Wadi e Grigio Yanar Dag
    • V85 TT Travel nella nuova colorazione Blu Zefiro
    • Stelvio nelle grafiche Grigio Climbing e Verde Hiking, ispirate all’outdoor 

    Vespa: 80 Anni di Storia con una Serie Speciale

    Disponibilità: Primavera 2026

    Il 2026 segna l’ottantesimo anniversario di Vespa, simbolo di libertà e stile italiano. Per celebrare questo straordinario traguardo, il marchio presenta una serie speciale che incarna lo spirito originario .

    Novità anche per le Vespa Primavera e Sprint S, che si rinnovano con una carica di novità tecniche, funzionali e di design, restando simbolo di spensieratezza e stile italiano .


    Il Calendario Completo delle Uscite Primaverili

    Per aiutarvi a orientarvi, ecco una tabella riassuntiva delle principali novità in arrivo nella primavera 2026:

    ModelloTipoData previstaCaratteristica chiave
    Genesis GV60/G70/G80Auto elettricheMarzo 2026Debutto del brand coreano in Italia 
    Jeep CompassSUVMarzo 2026Nuova generazione, full electric fino a 500 km 
    Honda PreludeCoupé ibridaFebbraio 2026Ritorno dopo 25 anni, 184 CV 
    Jaecoo 8SUV 7 postiEntro marzo 2026Ammiraglia cinese, plug-in da 605 CV 
    Toyota RAV4SUV ibridoMarzo 2026Nuova generazione, prezzi da 45.200 euro 
    Dacia Sandero/Jogger/SpringAutoMarzo 2026Offensiva di prodotto Dacia 
    Aprilia SR GT 400ScooterPrimavera 2026GT medio da 36 CV, vocazione avventurosa 
    Aprilia RS 457 GP ReplicaMoto sportivaPrimavera 2026Versione speciale per patente A2 
    Vespa 80° AnniversarioScooterPrimavera 2026Serie speciale per gli 80 anni 
    Smart #2Citycar elettricaFine 2026Ritorno alle origini, due posti 

    Cosa Aspettarsi dai Prossimi Mesi

    La primavera 2026 si preannuncia come una stagione di grande fermento per il mondo dell’auto e della moto. Le tendenze principali che emergono da questa panoramica sono chiare:

    1. Elettrificazione diffusa: Sempre più modelli, anche iconici, si convertono all’elettrico o all’ibrido. Jeep Compass full electric, Genesis solo EV, Honda Prelude ibrida .
    2. Ritorno al passato: Diversi costruttori rispolverano nomi storici per conquistare gli appassionati. La Honda Prelude dopo 25 anni, Vespa che celebra 80 anni di storia, Smart che torna alle origini con la #2 .
    3. Offensiva asiatica: I brand cinesi come Jaecoo continuano la loro espansione, mentre i coreani di Genesis portano in Italia il loro concetto di lusso “Quiet luxury” .
    4. SUV sempre protagonisti: Dai compatti come Jeep Compass ai maxi SUV a 7 posti come Jaecoo 8, passando per i SUV elettrici di Genesis, questo segmento continua a dominare il mercato .
    5. Due ruote in evoluzione: Anche nel mondo delle moto e degli scooter, l’innovazione procede spedita, con Aprilia che amplia la gamma verso segmenti avventurosi e Moto Guzzi che rinnova la sua gamma cromatica .

    Pronti per il Debutto?

    La primavera 2026 porterà nelle concessionarie italiane una varietà di modelli capaci di soddisfare ogni esigenza: dalle citycar compatte per la mobilità urbana ai SUV familiari a 7 posti, dalle sportive per gli appassionati agli scooter per muoversi agilmente in città.

    Quale sarà la vostra prossima passione su quattro o due ruote? Continuate a seguirci per tutte le anteprime e le prove su strada dei modelli più interessanti.

    Buona primavera e buon viaggio!

  • Indiscrezione d’Oltremanica: Chery pronta a produrre in Inghilterra negli stabilimenti Jaguar Land Rover

    Indiscrezione d’Oltremanica: Chery pronta a produrre in Inghilterra negli stabilimenti Jaguar Land Rover

    Secondo il Financial Times, sarebbero in corso trattative tra il colosso cinese Chery e Jaguar Land Rover per l’utilizzo degli impianti britannici della casa inglese. Una mossa che cambierebbe la geografia produttiva europea, sbloccando dazi e accelerando l’espansione di Omoda e Jaecoo nel Vecchio Continente.

    Il vento dell’Est soffia forte sull’industria automobilistica europea, e questa volta potrebbe portare un’onda d’urto inaspettata direttamente nel cuore tradizionale del settore: il Regno Unito. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il colosso cinese Chery starebbe esplorando la possibilità di utilizzare gli stabilimenti del gruppo Jaguar Land Rover nel Regno Unito per produrre veicoli dei suoi marchi Omoda e Jaecoo.

    Questa ipotesi, se confermata, rappresenterebbe un passo strategico di enorme portata, che andrebbe ben oltre una semplice partnership tecnologica per trasformarsi in una vera e propria integrazione produttiva sul suolo europeo.

    Il contesto: stabilimenti sovradimensionati e un’alleanza già esistente

    La mossa di Chery non avviene nel vuoto, ma in un quadro logico e favorevole:

    1. Stabilimenti sottoutilizzati: Jaguar Land Rover sta attraversando una profonda transizione verso l’elettrico. La produzione delle Jaguar a motore termico è in fase di chiusura in attesa dei nuovi modelli 100% elettrici, lasciando linee di montaggio con capacità in eccesso. Gli stabilimenti britannici, pensati per volumi più alti, sono oggi sovradimensionati rispetto alla domanda attuale.
    2. Una collaborazione già avviata: Chery e JLR (controllata dall’indiana Tata) non sono estranei. Nel 2024 è nata una joint venture che ha visto Chery ottenere in licenza il marchio Freelander per sviluppare una nuova gamma di SUV elettrici basati sulle sue piattaforme. Questo canale di dialogo e fiducia è già aperto.
    3. L’obiettivo del governo britannico: Downing Street è alla disperata ricerca di investimenti per rivitalizzare l’industria auto nazionale, il cui volume produttivo (738.000 unità nel 2025) è lontano dall’obiettivo di 1,3 milioni di auto annue entro il 2035. Accogliere un produttore in crescita esponenziale come Chery sarebbe una manna dal cielo.

    La strategia di Chery: bypassare i dazi e accelerare in Europa

    Per Chery, produrre nel Regno Unito non è solo una questione di spazio. È una mossa calcolata per superare due grandi ostacoli:

    • Scavalcare i dazi UE: A partire da luglio 2024, l’Unione Europea ha introdotto dazi temporanei fino al 38,1% sulle auto elettriche importate dalla Cina. Produrre in Europa significherebbe aggirare completamente queste barriere commerciali, mantenendo la competitività di prezzo di Omoda e Jaecoo.
    • Accelerare l’espansione europea: Chery sta crescendo rapidamente nel mercato UK. Avere una base produttiva locale permetterebbe di rispondere più velocemente alla domanda, ridurre i tempi di consegna e rafforzare l’immagine di brand globale e “locale”.

    Il modello non è nuovo per Chery, che ha già adottato la stessa strategia in Spagna (rilevando lo stabilimento Nissan di Barcellona) e in Sudafrica.

    Le sfide: costi elevati e una partnership delicata

    La mossa non è però priva di rischi e ostacoli:

    • Costi di produzione inglesi: Il Regno Unito ha costi dell’energia e del lavoro tra i più alti d’Europa. Chery dovrebbe bilanciare il risparmio sui dazi con una struttura dei costi operativi meno vantaggiosa rispetto alla Cina.
    • Logistica e supply chain: Costruire un’auto in Europa richiede una catena di fornitura locale o riadattata. Non è un processo immediato.
    • Equilibrio con JLR: La partnership dovrebbe essere strutturata in modo da non creare concorrenza diretta e dannosa ai modelli core di Land Rover, ma anzi da sfruttare sinergie e ottimizzare i costi fissi degli stabilimenti, a beneficio di entrambi.

    Conclusioni: un futuro simbiotico tra Oriente e Occidente?

    Se le trattative dovessero concretizzarsi, si assisterebbe a uno scenario storico: un costruttore cinese che produce i propri modelli negli storici stabilimenti di un’icona britannica. Sarebbe il segno più evidente di come la globalizzazione dell’auto stia evolvendo verso modelli di collaborazione forzata dalla transizione tecnologica e dalle guerre commerciali.

    Per JLR, significherebbe generare reddito da asset sottoutilizzati e ammortizzare i costi della transizione elettrica. Per il Regno Unito, significherebbe un investimento e posti di lavoro salvaguardati. Per Chery, la chiave d’accesso definitiva al mercato europeo. Un gioco a tre in cui, per una volta, tutti i partecipanti potrebbero avere qualcosa da guadagnare, riscrivendo le regole della competizione automobilistica nel Vecchio Continente.