Categoria: norme

  • Decreto Autovelox 2026: cosa cambia per gli automobilisti, multe e ricorsi

    Decreto Autovelox 2026: cosa cambia per gli automobilisti, multe e ricorsi

    Dopo 34 anni di attesa, è finalmente entrato in vigore il decreto che disciplina in modo organico l’omologazione, la taratura e la verifica di funzionalità degli autovelox in Italia. Il provvedimento, firmato dal ministro Matteo Salvini il 9 giugno 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 luglio, è operativo dal 12 luglio 2026 .

    La nuova normativa nasce per colmare un vuoto normativo storico e per mettere fine al caos generato dalle sentenze della Cassazione, che a partire dal 2024 hanno stabilito una netta differenza giuridica tra “approvazione” e “omologazione” degli apparecchi .

    Approvazione vs Omologazione: il nodo che ha bloccato migliaia di multe

    Il Codice della Strada, all’articolo 142 comma 6, stabilisce che le risultanze delle apparecchiature “debitamente omologate” costituiscono fonte di prova per l’accertamento della velocità . Per oltre trent’anni, tuttavia, i Comuni hanno utilizzato dispositivi basandosi su una semplice approvazione ministeriale, ritenendola equivalente all’omologazione.

    La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024, ha invece escluso questa equipollenza, affermando che approvazione e omologazione sono procedimenti giuridicamente distinti . Questo ha aperto la strada a un’ondata di ricorsi vincenti, con migliaia di verbali annullati per mancanza di omologazione formale.

    Cosa prevede il nuovo decreto

    Il decreto dell’8 giugno 2026 introduce una disciplina completa e strutturata che riguarda tre aspetti fondamentali :

    1. Omologazione dei prototipi

    Per il futuro, ogni nuovo dispositivo destinato alla rilevazione della velocità dovrà sottoporsi a una specifica procedura di omologazione del prototipo. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dopo aver verificato la conformità ai requisiti tecnici indicati nell’Allegato A, rilascerà un decreto di omologazione pubblicato sul sito istituzionale . Non sarà più possibile presentare nuove domande di semplice approvazione .

    2. Taratura e verifiche periodiche

    Ogni singolo esemplare deve superare una taratura iniziale e periodica, oltre a verifiche di funzionalità. In caso di esito negativo, il dispositivo non può essere utilizzato fino a una nuova verifica positiva . La taratura deve essere ripetuta almeno una volta all’anno .

    3. Regime transitorio per i dispositivi già installati

    L’Allegato B del decreto individua i modelli già approvati in passato che vengono ora considerati omologati a tutti gli effetti . Tra questi figurano :

    • Tutor 3.0
    • Autovelox 106SE Radar
    • T-Expeed v. 2.0
    • Telelaser Truspeed
    • Autosc@N Speed
    • E molti altri modelli

    Secondo le prime ricognizioni, su 4.060 dispositivi censiti in Italia, 2.856 risultano regolari, mentre 1.204 sono stati spenti in attesa di omologazione .

    Cosa succede alle multe già elevate

    Il decreto non ha efficacia retroattiva. Le multe elevate prima del 12 luglio 2026 non vengono cancellate in blocco, ma restano soggette alle norme applicabili al momento dell’accertamento .

    Per i ricorsi già pendenti, secondo i principi generali del diritto, continueranno a valere i criteri fissati dalla giurisprudenza precedente. I dispositivi che al momento dell’infrazione erano solo approvati e non omologati restano vulnerabili .

    Tuttavia, la questione è giuridicamente delicata: il decreto non contiene una disposizione che affermi espressamente che l’omologazione attribuita ai prototipi dell’Allegato B produce effetti anche per gli accertamenti effettuati anteriormente alla sua entrata in vigore . Saranno i giudici a dover dirimere la questione.

    Multe future: cosa cambia

    Per le violazioni accertate dopo l’entrata in vigore del decreto, la situazione cambia radicalmente. Il verbale dovrà contenere informazioni precise come :

    • Numero di matricola del dispositivo
    • Sito esatto della rilevazione
    • Orario di inizio e fine per i sistemi di velocità media
    • Certificato di taratura in corso di validità

    Inoltre, il decreto impone l’oscuramento automatico dei volti nelle immagini scattate frontalmente e l’uso di crittografia e firma digitale per proteggere i dati raccolti .

    Il caso dei photored

    Un’ulteriore novità riguarda i semafori con photored: la Cassazione, con una pronuncia del 26 giugno 2026, ha esteso anche a questi dispositivi il principio della stretta omologazione. I verbali elevati con photored solo approvati potrebbero quindi essere a rischio annullamento .

    Cosa fare se si riceve una multa

    La scelta tra pagare e fare ricorso dipende da diversi fattori:

    • Se la multa è successiva al 12 luglio 2026: occorre verificare che il dispositivo sia nell’elenco dell’Allegato B e che la taratura sia in regola. In caso di dubbi, si può chiedere all’ente accertatore la documentazione relativa .
    • Se la multa è precedente: il ricorso può basarsi sulla mancata omologazione formale del dispositivo al momento dell’infrazione, secondo i principi della Cassazione .
    • Termini: 30 giorni per il ricorso al Giudice di Pace, 60 giorni per il ricorso al Prefetto, dalla data di notifica del verbale .

    Le conseguenze per gli enti locali

    A Milano, ad esempio, sono stati spenti 10 autovelox su 17 . L’assessore Marco Granelli ha annunciato che i dispositivi più datati verranno sostituiti: “Non lo facciamo per fare cassa, ma per salvare vite umane e migliorare la sicurezza di tutti” .

    Il decreto rappresenta un passo avanti verso la certezza normativa, ma la partita non è chiusa. Le associazioni dei consumatori sono già pronte a impugnare l’equiparazione automatica tra approvazione e omologazione avvenuta prima del nuovo corso . Una nuova stagione di contenziosi, più tecnica e basata sulla stretta compliance alle procedure introdotte, è già iniziata.

  • Blocco diesel Euro 5 dal 1° ottobre 2026: una scure su 3,5 milioni di auto e un mercato dell’usato già in fibrillazione

    Blocco diesel Euro 5 dal 1° ottobre 2026: una scure su 3,5 milioni di auto e un mercato dell’usato già in fibrillazione

    Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 1° ottobre 2026, oltre 3,5 milioni di auto diesel Euro 5 non potranno più circolare nei giorni feriali nelle principali città di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Piemonte, invece, ha scelto una strada alternativa. Ma il problema resta: per milioni di italiani, cambiare auto non è un’opzione, è un’emergenza economica.

    Dopo anni di rinvii e proroghe, la data è stata fissata. Il 1° ottobre 2026 segna l’entrata in vigore del blocco strutturale per le auto diesel Euro 5 in gran parte del Nord Italia . Il provvedimento, nato per rispondere alle direttive europee sulla qualità dell’aria, colpirà prioritariamente i Comuni con oltre 100.000 abitanti . Ma ciò che preoccupa non è solo il divieto in sé, ma l’impatto sociale ed economico su milioni di famiglie che non possono permettersi di cambiare auto.

    Dove scatta il blocco: le regole regione per regione

    Il quadro normativo è complesso e, come spesso accade in Italia, non uniforme. Le quattro regioni del Bacino Padano hanno scelto strade diverse.

    Lombardia: il blocco più severo

    In Lombardia, il divieto per i diesel Euro 5 è il più rigido: scatterà il 1° ottobre e sarà permanente, tutto l’anno, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30 . Le città coinvolte sono Milano, Brescia, Monza e Bergamo . Per chi deve entrare ogni giorno in città per lavoro, la situazione è drammatica. L’unica deroga è il sistema Move-In, una scatola nera che permette, a pagamento, un numero limitato di chilometri in deroga . Una soluzione che, però, non è alla portata di tutti.

    Veneto: blocco stagionale

    Il Veneto ha scelto un approccio più morbido: il blocco sarà attivo solo nei mesi più freddi, dal 1° ottobre al 30 aprile, nei giorni feriali dalle 8:00 alle 18:00 . Le città coinvolte sono Venezia, Verona, Padova e Vicenza . Un sollievo parziale, ma che comunque costringe a ripensare la mobilità per buona parte dell’anno.

    Emilia-Romagna: blocco invernale

    Simile al Veneto, l’Emilia-Romagna ha previsto il blocco dal 1° ottobre al 31 marzo, nei giorni feriali dalle 8:30 alle 18:30 . Oltre ai capoluoghi come Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, anche i Comuni più piccoli possono aderire volontariamente al provvedimento .

    Piemonte: la via alternativa

    Il Piemonte fa eccezione. La Regione ha scongiurato il blocco strutturale dei diesel Euro 5 grazie a un pacchetto di misure compensative, approvato il 25 giugno 2026 . L’obiettivo è raggiungere la riduzione delle emissioni richiesta dall’Europa non con il fermo delle auto, ma con azioni concrete: 14 milioni di euro per incentivare l’utilizzo di biocarburanti HVO sulle auto private e sul trasporto pubblico, e altri 14,4 milioni per la manutenzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e inquinanti . Una scelta che il presidente Cirio definisce “sostenibile e senza penalizzare famiglie e imprese” .

    Il mercato dell’usato: un’auto su sette a rischio svalutazione

    Il blocco non colpisce solo chi possiede già un diesel Euro 5. Sta già stravolgendo il mercato dell’usato, creando una sorta di “guerra tra poveri” dove a rimetterci sono sempre le famiglie con meno risorse.

    Un’analisi di CARFAX su oltre 100.000 controlli targa ha rivelato che 1 auto su 7 è un diesel Euro 5 . Si tratta di veicoli che hanno in media 12 anni di età146.000 chilometri percorsi (quasi 30.000 in più della media) e, nel 57% dei casi, presentano incidenti o danni documentati .

    I modelli più colpiti: una lista che è un “chi è” dell’auto italiana

    I modelli più esposti sono proprio quelli che hanno fatto la storia della motorizzazione italiana :

    • Fiat Panda (25% delle verifiche per il marchio Fiat)
    • Fiat 500 (anch’essa al 3% del totale dei controlli)
    • Alfa Romeo Giulietta (il 59% di tutte le Giulietta verificate è Euro 5)
    • Volkswagen Golf
    • BMW Serie X

    I marchi più rappresentati sono Fiat (13%), Audi (10%), BMW (9%), Mercedes (8%) e Volkswagen (8%) .

    La trappola dell’usato: Nord vs Sud

    Il mercato sta già reagendo. Al Nord, i prezzi dei diesel Euro 5 stanno crollando, mentre al Sud, dove le restrizioni non ci sono, queste auto continuano a essere vendute come “occasioni” . Si sta delineando una sorta di “migrazione” del mercato dell’usato: molte auto vengono ritirate al Nord per essere rivendute in aree dove potranno ancora circolare . Il rischio per chi compra oggi un diesel Euro 5 al Nord è di trovarsi tra pochi mesi con un’auto che non può più usare.

    Il problema sociale: chi non può permettersi di cambiare auto

    Dietro i numeri e le statistiche, c’è una realtà fatta di persone. Chi possiede un diesel Euro 5 spesso lo ha acquistato usato perché non poteva permettersi un’auto nuova o ibrida. Si tratta di famiglie che hanno investito i loro risparmi in un mezzo che ora rischia di diventare inutilizzabile.

    Come sottolinea Marco Arban, Direttore del Business Development in Europa di Carfax: “La mobilità sta cambiando e il mercato non potrà che adeguarsi. Ma il problema sociale ed economico del singolo non è irrilevante” . Per milioni di italiani, il blocco dei diesel Euro 5 non è una scelta ecologica, ma una condanna economica. Non tutti possono permettersi di cambiare auto, e il mercato dell’usato, con le sue trappole, non offre soluzioni, ma solo nuovi rischi.

    Cosa fare? Informarsi prima di comprare (o di vendere)

    Per chi possiede un diesel Euro 5, la prima cosa da fare è verificare la classe ambientale sul libretto di circolazione (campo V.9) . Poi, valutare se si vive o si lavora in una delle città colpite dal blocco. La soluzione, se si abita al Nord, è iniziare a pianificare la sostituzione dell’auto, magari approfittando di eventuali incentivi statali o regionali. Per chi invece vive al Sud, il diesel Euro 5 potrebbe ancora avere senso, ma sempre dopo un’attenta verifica dello storico del veicolo.

    Il blocco dei diesel Euro 5 è un esempio lampante di come le scelte di politica ambientale possano avere conseguenze sociali drammatiche. La transizione ecologica è giusta e necessaria, ma non può essere fatta a spese di chi ha meno possibilità. Servono politiche di accompagnamento, incentivi reali e soluzioni alternative come quella adottata dal Piemonte. Altrimenti, il rischio è che a pagare il conto siano sempre gli ultimi.

  • Portale Sanzioni Amministrative: la rivoluzione digitale per gestire le multe della Polizia Stradale

    Portale Sanzioni Amministrative: la rivoluzione digitale per gestire le multe della Polizia Stradale

    Dal 23 giugno 2026 è finalmente attivo il Portale Sanzioni Amministrative, la piattaforma online che trasforma il rapporto tra automobilisti e burocrazia. Addio code agli sportelli, arriva la gestione digitale dei verbali, con tanto di fotogrammi di autovelox e Tutor visibili in un click.

    Ricevere una multa non è mai piacevole, ma finora il vero problema era capire come gestirla: comunicare i dati del conducente, richiedere la visione del fotogramma, pagare la sanzione. Un labirinto burocratico che spesso costringeva a recarsi fisicamente negli uffici della Polizia Stradale o a inviare PEC.

    Con il nuovo Portale Sanzioni Amministrative, raggiungibile all’indirizzo https://portalesanzioniamministrative.poliziadistato.it/portale/, tutto cambia . La piattaforma, gestita dal Servizio Polizia Stradale, nasce per semplificare la gestione delle violazioni al Codice della Strada, offrendo un accesso più rapido, trasparente e diretto ai procedimenti sanzionatori .

    Cosa si può fare sul portale

    Le funzionalità disponibili coprono l’intero iter di gestione di una multa :

    1. Consultare verbali e documenti

    La funzione principale del portale è la consultazione dei verbali e della documentazione relativa alle sanzioni ricevute. Il sistema è integrato con SEND, il Servizio Notifiche Digitali, che permette di visualizzare gli atti ricevuti in formato digitale tramite notifica su email, SMS, PEC o App IO . Attenzione: il servizio è disponibile per i verbali notificati tramite SEND a partire dal 4 ottobre 2025 .

    2. Comunicare i dati del conducente

    Quando il verbale prevede la decurtazione dei punti o la sospensione della patente, il titolare del veicolo può comunicare online chi era alla guida al momento dell’infrazione. È inoltre possibile disconoscere la proprietà del veicolo, se la posizione dell’utente lo richiede . Addio ai moduli cartacei da compilare e spedire.

    3. Visionare i fotogrammi di autovelox e Tutor

    Una delle novità più attese riguarda la possibilità di richiedere e visualizzare direttamente online il fotogramma delle infrazioni rilevate da dispositivi automatici come autovelox e Tutor . In passato, per vedere queste immagini era necessario inviare una PEC o recarsi fisicamente al comando che aveva elevato la sanzione. Ora tutto avviene in pochi click, permettendo all’automobilista di verificare la correttezza del rilevamento .

    4. Pagare con PagoPA

    Il portale è collegato direttamente a PagoPA, il sistema nazionale dei pagamenti verso la Pubblica Amministrazione. Dopo aver consultato il verbale, è possibile saldare la sanzione online in un unico percorso, senza dover utilizzare canali separati .

    5. Monitorare lo stato della pratica

    Il sistema permette di seguire in tempo reale lo stato di avanzamento della propria pratica. Se durante la richiesta di accesso agli atti l’utente comunica un indirizzo email, può ricevere aggiornamenti anche tramite posta elettronica .

    Come accedere

    L’accesso alla piattaforma è semplice e sicuro. Non è necessario creare nuove credenziali: basta utilizzare il proprio SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o la CIE (Carta d’Identità Elettronica) . La piattaforma garantisce elevati standard di sicurezza per la protezione dei dati personali.

    Un passo avanti per la digitalizzazione

    Con questa iniziativa, la Polizia di Stato compie un importante passo nel processo di digitalizzazione dei servizi al cittadino, colmando un vuoto che nell’era della digitalizzazione era ormai inaccettabile . L’obiettivo è rendere la gestione delle violazioni al Codice della Strada più efficiente, accessibile e trasparente, migliorando il rapporto tra istituzioni e automobilisti .

    Se hai ricevuto una multa dalla Polizia Stradale notificata tramite SEND, il portale è lo strumento che fa per te. Un’occasione per dire addio alla burocrazia cartacea e gestire tutto comodamente dal divano di casa.

  • Addio sconto di 5 centesimi: il governo frena sui carburanti nonostante le incertezze su Hormuz

    Addio sconto di 5 centesimi: il governo frena sui carburanti nonostante le incertezze su Hormuz

    Dal 4 luglio potrebbe scattare la fine del taglio delle accise su benzina e diesel, nonostante la situazione nello Stretto di Hormuz sia tutt’altro che risolta. La discesa dei prezzi alla pompa spinge Palazzo Chigi a ritirare le agevolazioni, mentre le entrate dello Stato tornano al centro delle priorità.

    Il conto alla rovescia è cominciato. Con la proroga del taglio delle accise che scadrà il 3 luglio 2026, il governo sembra intenzionato a non rinnovare lo sconto di 5 centesimi al litro su benzina e diesel . La decisione, ancora ufficiosa ma sempre più probabile, arriva in un momento in cui i prezzi dei carburanti sono in costante discesa, con la benzina a 1,811 euro/litro e il diesel sceso sotto quota 1,9 euro/litro nelle stazioni self-service .

    Ma la scelta, che appare dettata da ragioni di bilancio, rischia di apparire prematura. La crisi dello Stretto di Hormuz, il principale snodo mondiale per il transito energetico, non è infatti definitivamente superata. E il ritorno alle aliquote piene potrebbe vanificare il sollievo che gli automobilisti hanno respirato nelle ultime settimane.

    La proroga: sì, ma dimezzata

    Lo sconto sulle accise, che il governo aveva introdotto per calmierare l’impennata dei prezzi, è stato prorogato fino al 3 luglio attraverso un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze . L’ultimo provvedimento, entrato in vigore il 7 giugno, ha però introdotto una novità significativa: mentre per la benzina è stato confermato il taglio di 5 centesimi al litro (pari a 6,1 centesimi considerando l’IVA), lo sconto sul diesel è stato dimezzato passando da 10 a 5 centesimi, allineandosi così alla verde .

    La copertura dell’intervento, pari a 149,4 milioni di euro, è stata garantita dall’extragettito IVA generato proprio dall’aumento dei prezzi dei carburanti registrato a maggio . Un meccanismo che il governo definisce “accise mobili”: utilizzare le maggiori entrate fiscali derivanti dai rincari per finanziare riduzioni temporanee della tassazione .

    La scelta del governo: il prezzo scende, lo sconto può sparire

    Ora, però, il quadro è cambiato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già anticipato che la bonaccia, almeno apparente, su Hormuz ha fatto scendere le quotazioni del petrolio . “Gli interventi vanno ad esaurirsi”, ha spiegato, lasciando intendere che la proroga di luglio potrebbe essere l’ultima.

    Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato l’orientamento: “Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre per quanto possibile l’impatto sulle famiglie, ma il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i 2 euro” . Un messaggio chiaro: lo sconto, costato allo Stato circa 1,8 miliardi di euro in totale, è destinato a scadere perché non serve più a calmierare un mercato in calo .

    Hormuz: una normalità ancora lontana

    La narrazione di un ritorno alla normalità, tuttavia, si scontra con la realtà dei fatti. Se è vero che dopo la firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran le navi hanno ripreso a transitare, la situazione resta estremamente fragile .

    Il transito non è ancora tornato ai livelli pre-crisi

    Prima del conflitto, nello Stretto di Hormuz transitavano in media 150 navi al giorno. Oggi, nonostante l’accordo, i passaggi sono nettamente inferiori . La compagnia danese Maersk, ad esempio, ha dichiarato di ritenere ancora prematuro riprendere il traffico navale attraverso il corridoio . E secondo un operatore marittimo con una nave ancora bloccata nel Golfo Persico, “dopo gli attacchi di stamattina nel Libano, abbiamo ricevuto comunicazioni che lo Stretto è di nuovo da considerarsi chiuso. Non è cambiato nulla” .

    Mine, pedaggi e attacchi

    A rendere incerto il transito ci sono diversi fattori:

    • Le mine navali: si stima che la completa rimozione richieda circa sei mesi, e le autorità marittime hanno avvertito i marinai della loro presenza .
    • La questione dei pedaggi: l’Iran ha annunciato che gestirà lo Stretto e ha accennato all’introduzione di tariffe per il transito, una prospettiva che gli Stati Uniti hanno definito “pericolosa” . Il capo negoziatore iraniano ha dichiarato che “la gestione dello Stretto non tornerà mai a essere quella di prima” .
    • I nuovi attacchi: la tensione resta altissima, con il Regno Unito che ha alzato il livello di minaccia a “considerevole” dopo che una nave cargo è stata colpita . L’Iran contesta la rotta alternativa proposta dall’Oman, cercando di mantenere il controllo esclusivo del passaggio e minacciando provvedimenti contro le navi che non si conformano .
    gasoline pumps in close up photography

    Se lo sconto salta: l’effetto sui prezzi

    Se lo sconto non venisse rinnovato, gli automobilisti vedrebbero un aumento di circa 6,1 centesimi al litro sia per la benzina che per il diesel (5 centesimi più IVA) . Un rincaro che, nell’attuale contesto di prezzi in calo, riporterebbe il diesel vicino alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, cancellando parte dei benefici delle ultime settimane.

    La scelta del governo appare dunque un azzardo. La bonaccia su Hormuz è ancora incerta e gli equilibri geopolitici potrebbero cambiare da un giorno all’altro. Se il prezzo del petrolio dovesse risalire a causa di nuove tensioni, lo Stato si troverebbe a dover fronteggiare un’emergenza senza lo strumento dello sconto, già messo a dura prova dalle esigenze di bilancio.

    gas pump nozzle filling the white car
  • Guida accompagnata con patente A1: come guidare l’auto a 17 anni (senza foglio rosa)

    Guida accompagnata con patente A1: come guidare l’auto a 17 anni (senza foglio rosa)

    Un’opportunità ancora poco conosciuta che permette ai giovanissimi di accumulare esperienza al volante in tutta sicurezza, approfittando del possesso della patente per moto.

    In Italia esiste una possibilità che molti genitori e ragazzi ignorano: guidare l’auto già a 17 anni, senza bisogno del foglio rosa. Non si tratta di un percorso alternativo per conseguire la patente B, ma di una vera e propria opportunità di esercitazione anticipata, prevista dall’articolo 115 del Codice della Strada .

    Vediamo come funziona, quali sono i requisiti, i costi e i vantaggi di questo istituto, noto come Guida Accompagnata.


    Chi può guidare a 17 anni?

    Possono mettersi al volante (solo in Italia) i ragazzi che abbiano compiuto 17 anni e siano già in possesso di una patente A1 (per moto fino a 125 cc) oppure B1 (per quadricicli non leggeri) .

    La patente A1 si può ottenere già a 16 anni, quindi tecnicamente un ragazzo ha un anno di tempo per organizzarsi prima di poter sfruttare questa possibilità.

    Guida accompagnata: come funziona?

    L’accesso alla guida accompagnata non è immediato: è necessario seguire un percorso formativo obbligatorio in autoscuola per garantire che il giovane acquisisca le competenze minime prima di affrontare il traffico con un accompagnatore privato .

    1. Il corso di 10 ore in autoscuola

    Prima di poter guidare con i genitori, il 17enne deve frequentare un corso pratico di 10 ore presso un’autoscuola autorizzata . Il corso è suddiviso in moduli specifici:

    • 1 ora: conoscenza del veicolo, frizione, cambio, frenata.
    • 3 ore: comportamento nel traffico.
    • 2 ore: guida in notturna.
    • 4 ore: guida su strade extraurbane e autostrada .

    Questo corso ha un duplice vantaggio: le ore effettuate vengono conteggiate anche per il successivo conseguimento della patente B .

    2. Ottenere l’autorizzazione dalla Motorizzazione

    Al termine del corso, l’autoscuola rilascia un attestato. A questo punto, il genitore o tutore deve presentare domanda alla Motorizzazione Civile per ottenere l’autorizzazione alla guida accompagnata .

    Documenti necessari:

    • Domanda firmata da genitore e minore.
    • Ricevuta PagoPA (circa 42,20 euro tra diritti e bolli).
    • Fotocopia dei documenti del ragazzo e degli accompagnatori .

    3. Le regole per gli accompagnatori

    Si possono designare fino a 3 accompagnatori (solitamente i genitori). Devono rispettare precisi requisiti:

    • Età non superiore a 60 anni.
    • Patente B da almeno 10 anni.
    • Nessuna sospensione della patente negli ultimi 5 anni .

    Limitazioni e obblighi durante la guida

    Una volta ottenuta l’autorizzazione, il ragazzo può guidare l’auto (solo in Italia) con alcune regole precise :

    • Velocità massima: 100 km/h in autostrada, 90 km/h sulle extraurbane principali (limiti da neopatentato).
    • Veicolo: massa fino a 3,5 tonnellate, potenza massima 70 kW e potenza specifica ≤ 55 kW/t (sempre da neopatentato).
    • Passeggeri: nel veicolo possono stare solo il conducente e l’accompagnatore.
    • Contrassegno GA: obbligatorio esporre il cartello con la scritta GA (Guida Accompagnata) su fondo giallo retroriflettente, sia davanti che dietro .
    • Documenti: portare sempre con sé la patente A1 originale e l’autorizzazione .

    Cosa succede a 18 anni?

    Compimento i 18 anni, l’autorizzazione decade automaticamente. A questo punto, il giovane ha due strade :

    • Entro 6 mesi dalla maggiore età: può iscriversi in autoscuola e sostenere solo l’esame pratico per la patente B, perché la teoria e le ore di guida sono già state riconosciute.
    • Dopo 6 mesi: deve rifare tutto il percorso (teoria e pratica) come un qualsiasi altro candidato.

    Quanto costa la guida accompagnata?

    Il costo varia in base all’autoscuola scelta, ma si aggira generalmente tra 400 e 900 euro . La cifra include:

    • Il corso di 10 ore.
    • Le pratiche burocratiche.
    • Il rilascio dell’autorizzazione .

    A questi vanno aggiunti eventuali costi per la visita medica e il certificato anamnestico.

    Perché scegliere la guida accompagnata?

    Sebbene in Italia sia ancora poco diffusa, questa formula offre vantaggi concreti :

    • Esperienza extra: un anno intero di guida supervisionata prima della patente B.
    • Riduzione dei rischi: chi inizia presto con un accompagnatore esperto tende a sviluppare uno stile di guida più prudente (dati dai modelli francesi mostrano una riduzione degli incidenti fino al 40%).
    • Risparmio di tempo e denaro: a 18 anni si salta la teoria e parte della pratica .

    Cosa cambia in futuro?

    L’Unione Europea ha approvato una direttiva che entro il novembre 2028 introdurrà la patente B già a 17 anni in tutti gli Stati membri . Quando sarà operativa, l’attuale guida accompagnata italiana sarà sostituita da un sistema uniforme a livello europeo. Per ora, però, questa rimane l’unica strada per mettersi al volante prima dei 18 anni.

  • Finalmente una svolta: dal 1° giugno 2026 arriva il rimborso del pedaggio per code e cantieri. Ecco come funziona

    Finalmente una svolta: dal 1° giugno 2026 arriva il rimborso del pedaggio per code e cantieri. Ecco come funziona

    Quanti di voi sono rimasti ore incolonnati in autostrada, pagando il pieno pedaggio nonostante un viaggio trasformato in un calvario? La risposta è praticamente tutti.

    Dal 1° giugno 2026, qualcosa cambia. L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha dato il via libera alla delibera n. 211/2025 , che introduce finalmente il diritto al rimborso del pedaggio per gli automobilisti vittime di blocchi del traffico o ritardi causati da cantieri.

    Non è più solo un sogno. Vediamo chi può ottenerlo, come funziona e quali sono le fregature da tenere d’occhio.

    Un principio rivoluzionario: paghi solo per il servizio che ricevi

    Il concetto alla base è semplice e quasi rivoluzionario per l’Italia: il pedaggio deve essere equo e proporzionato al servizio effettivamente fruito . Se l’autostrada diventa un parcheggio, non può essere pagata come tale.

    Finalmente chi viaggia su gomma viene equiparato a chi prende il treno o l’aereo, categorie per cui gli indennizzi per disservizi esistono già da anni . Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, parla di una “ingiusta discriminazione che viene sanata”. Difficile dargli torto .

    Cantieri: quando scatta il rimborso?

    Il meccanismo per i ritardi da lavori in corso dipende dalla lunghezza del percorso :

    Lunghezza percorsoCondizioni per il rimborso
    Meno di 30 kmSempre, indipendentemente dal ritardo
    Tra 30 e 50 kmRitardo superiore a 10 minuti
    Oltre 50 kmRitardo di almeno 15 minuti

    Se rientri in questi parametri, hai diritto al ristoro. Semplice, no? Non proprio. Perché il diavolo, come sempre, sta nei dettagli.

    Blocchi del traffico: rimborso fino al 100%

    In caso di interruzione totale della circolazione, la percentuale di rimborso cresce con il passare delle ore :

    • Tra 60 e 119 minuti (da 1 a 2 ore): rimborso del 50% del pedaggio
    • Tra 120 e 179 minuti (da 2 a 3 ore): rimborso del 75% del pedaggio
    • Oltre 180 minuti (più di 3 ore): rimborso integrale (100%)

    Un meccanismo che sposta parte del rischio operativo sui concessionari, chiamati finalmente a rispondere dei disagi subiti dagli utenti .

    Le eccezioni che (quasi) tutto fanno saltare

    E qui arrivano le fregature. Perché non tutti i disagi danno diritto al rimborso. La delibera prevede precise esclusioni :

    ❌ Cantieri emergenziali: Se il cantiere è stato installato a seguito di incidenti, eventi meteo o idrogeologici straordinari e imprevedibili, o per attività di soccorso – niente rimborso.

    ❌ Cantieri mobili (almeno in questa prima fase): Sfalcio dell’erba, pulizia della carreggiata, manutenzione della segnaletica. Tutti esclusi.

    ❌ Percorsi già scontati: Se sulla tratta è già prevista una riduzione generalizzata del pedaggio, niente doppio rimborso.

    ❌ Importi irrisori: I rimborsi sopra i 10 centesimi vengono accumulati e accreditati solo quando si raggiunge la soglia minima di 1 euro .

    Tradotto: se il tuo disagio vale 80 centesimi, lo Stato te li tiene in sospeso finché non arrivi a un euro. Roba da manuale della burocrazia.

    La prima fase: un sistema ancora acerbo

    Attenzione, perché non tutto il territorio nazionale è coperto da subito :

    • Fino al 30 novembre 2026: i rimborsi per cantieri valgono solo per percorsi gestiti interamente da un unico concessionario. Se la tua tratta coinvolge più gestori, devi aspettare.
    • Dal 1° dicembre 2026: il sistema si estenderà anche ai percorsi misti.

    Un’esclusione pesante, che di fatto penalizza chi viaggia su tratte lunghe come l’A1 o l’A14, dove si alternano diversi concessionari.

    Come fare domanda (e perché sarà un parto)

    Le principali società autostradali hanno già pubblicato sui propri siti web pagine e moduli online per presentare le richieste . Basterà cercare la sezione “rimborsi” o “indennizzi” del gestore della tratta percorsa.

    Cosa manca? L’app unica che avrebbe dovuto centralizzare le richieste per tutti i concessionari. Al momento non risulta ancora attivata . Tradotto: dovrai destreggiarti tra siti diversi, credenziali diverse, procedure diverse. Un incubo burocratico annunciato.

    I tempi di accredito :

    • Telepedaggio e carte di credito: il gestore ha 20 giorni per comunicare l’esito, poi il rimborso arriva entro 5 giorni
    • Contanti: il bonifico può richiedere fino a 10 giorni

    Cosa cambierà davvero? Le ombre sul futuro

    Il nuovo sistema è un passo avanti enorme, ma solleva anche domande scomode. Come osserva Il Giornale chi pagherà davvero il costo dei rimborsi? I concessionari potrebbero cercare di assorbire l’impatto nei propri conti o, indirettamente, nelle future dinamiche tariffarie. Insomma, c’r rischio che il rimborso di oggi diventi l’aumento del pedaggio di domani.

    Inoltre, l’Autorità dei Trasporti monitorerà l’applicazione fino al 31 dicembre 2027, con una verifica di impatto entro il 31 luglio 2027 per eventuali aggiustamenti . Sarà interessante vedere quanti automobilisti riusciranno effettivamente a ottenere i rimborsi e quanti si scontreranno con la burocrazia.

    Giudizio

    Voto: 6,5/10. L’idea è ottima, il principio è sacrosanto. Ma l’implementazione, almeno in questa prima fase, è piena di falle: esclusioni, soglie minime, assenza di app unica, decorrenza differita per tratte miste.

    Il consiglio? Segnatevi tutto. Data, ora, tratto, durata del blocco. Fate screenshot ai pannelli a messaggio variabile. Documentate. Poi andate sul sito del concessionario e fate valere i vostri diritti.

    Perché se è vero che il pedaggio diventa finalmente “servizio misurabile” , è altrettanto vero che in Italia il diritto senza procedura non è diritto. E qui la procedura, almeno per ora, lascia un po’ a desiderare.

  • La grande fregatura delle auto elettriche: da Roma arriva la tassa da 1.000 euro per entrare in ZTL. E sarà solo l’inizio

    La grande fregatura delle auto elettriche: da Roma arriva la tassa da 1.000 euro per entrare in ZTL. E sarà solo l’inizio

    Cari lettori, lo avevamo sospettato, ma ora è ufficiale: l’era dei privilegi per le auto elettriche sta finendo. E finisce in modo brutale, con una stangata che colpirà dritto al portafoglio di chi, spesso con sacrifici, aveva deciso di abbracciare la mobilità a zero emissioni.

    Dal 1° luglio 2026, il Comune di Roma introduce una vera e propria rivoluzione (copernicana) per chi possiede un’auto elettrica o a idrogeno. Se prima si entrava gratis nelle Ztl della Capitale, bastava una semplice registrazione online, ora per varcare i varchi bisognerà sborsare fino a 1.000 euro all’anno .

    Il Campidoglio ha dato il via libera con la delibera n. 63 del 27 febbraio, spiegando che la misura è necessaria per regolare i flussi. Con 75mila permessi attivi per veicoli silenziosi, il centro storico era ormai paralizzato dal traffico e impossibile da parcheggiare .

    Ma al di là della giustificazione tecnica, quello che emerge è un tradimento delle aspettative. Vediamo nel dettaglio cosa cambia, chi paga e, soprattutto, cosa ci aspetta in futuro.

    Le nuove regole della Ztl Roma: addio ai passaggi gratis

    Se possiedi un’auto elettrica e abiti fuori Roma, preparati a pagare. Il nuovo permesso annuale per i non residenti avrà un costo di 1.000 euro . Una cifra che, seppur leggermente inferiore rispetto a quella richiesta per le auto termiche, rappresenta una batosta economica notevole.

    Ma ci sono alcune eccezioni (per pochi eletti):

    • Residenti e domiciliati: non pagano nulla, o pagano tariffe ridotte in base all’ISEE (se inferiore a 15mila euro il primo pass dura 5 anni) .
    • Categorie esentate: taxi, NCC, forze dell’ordine, mezzi di soccorso, disabili (CUDE) e car sharing continueranno a entrare gratis .
    • La beffa finale: Le vecchie registrazioni di targa non servono più per entrare dal 1° luglio, ma restano valide solo per la sosta gratuita sulle strisce blu. Parcheggi gratis puoi, ma per arrivare lì devi pagare il ticket .

    Le domande per i nuovi pass si potranno fare dal 16 giugno sul portale di Roma Servizi per la Mobilità . Fino al 30 giugno, invece, si viaggia ancora con le vecchie regole.

    La fregatura storica: attirati con le promesse, abbandonati con le tasse

    Questa mossa del Comune di Roma è solo la punta dell’iceberg di una tendenza che sta investendo tutta l’Europa. Per anni, governi e amministrazioni ci hanno spinto verso l’elettrico. Incentivi statali (quando ci sono), bonus rottamazione, promesse di circolazione libera e parcheggi gratis. Chi ha comprato una Tesla, una 500e o una Renault 5 negli ultimi anni lo ha fatto anche – o forse soprattutto – per questi vantaggi.

    E ora? Ora che l’elettrico inizia a diffondersi seriamente (in Italia siamo quasi al 10% delle vendite, in Europa si sfiora il 19% ), la musica cambia. Il messaggio è brutale: “Ora che ci servivate per abbassare le medie di emissioni, ora che siete tanti, diventate un problema di traffico e dovete pagare.”

    I possessori di auto a pile si ritrovano così vessati almeno quanto chi guida un diesel. Ma il peggio, cari lettori, deve ancora venire.

    La tempesta perfetta: perché questo è solo l’inizio

    Quello che sta accadendo a Roma è l’apripista di una strategia fiscale che si sta delineando chiaramente. Il problema per lo Stato è enorme e si chiama buco delle accise.

    Oggi, lo Stato italiano incassa miliardi dalle accise su benzina e diesel. Ogni volta che fate il pieno, più della metà di quello che pagate finisce nelle casse dello Stato. Quando (e se) il parco auto circolante diventerà prevalentemente elettrico, quelle entrate svaniranno nel nulla. E lo Stato, abituato a quella montagna di soldi, non ci rinuncerà.

    Come farà? Semplice: tasserà le auto elettriche. E lo farà in almeno tre modi, già in discussione in tutta Europa:

    1. La tassa sulla ricarica pubblica o domestica:
    L’opzione più semplice. Aumentare l’IVA sull’energia o introdurre un’accisa specifica per le colonnine. In molti paesi europei si sta già discutendo di equiparare il costo al km dell’elettrico a quello del termico.

    2. La tassa chilometrica (Pay-per-mile): 
    Questa è la più temuta e la più probabile. In Francia e Regno Unito si parla già apertamente di una tassa da 0,02 euro al km. Fate due conti:

    • 10.000 km/anno = 200 euro di tassa
    • 15.000 km/anno = 300 euro di tassa 
      Un meccanismo del genere azzererebbe di colpo il risparmio sul “pieno” che tanto abbiamo decantato (oggi l’elettrico costa circa 3 euro ogni 100 km a casa contro i 12 della benzina) .

    3. Tassa sul valore o bollo auto maggiorato:
    Olanda e Germania stanno già riducendo i benefit fiscali per le auto aziendali elettriche . In Italia, il bollo auto per le elettriche è oggi quasi nullo in molte regioni. Quanto durerà? Poco.

    Il giocattolo si rompe

    Roma ci ha messo la faccia per prima, ma altre città seguiranno. La transizione ecologica, nelle intenzioni dei palazzi romani e europei, doveva essere un sogno. Sta diventando un salasso.

    Il messaggio per chi sta pensando di comprare un’auto elettrica è amaro: non fidatevi dei vantaggi di oggi. Perché se lo Stato vi ha spinto a comprarla regalandovi qualche migliaio di euro di incentivo, domani ve li riprenderà indietro con gli interessi sotto forma di ticket ZTL, tasse al km e bollori folli.

    Le auto elettriche non sono più il futuro esentasse. Sono diventate il bancomat su ruote del fisco che verrà. E il Campidoglio ha appena iniziato a intascare il primo assegno.

  • Addio sconto pieno: da oggi la benzina vola (+15 centesimi). Diesel ancora avvantaggiato, ma per pochi giorni?

    Addio sconto pieno: da oggi la benzina vola (+15 centesimi). Diesel ancora avvantaggiato, ma per pochi giorni?

    Maggio si apre con una stangata agli automobilisti. Da oggi, lo sconto sulle accise voluto dal governo per calmierare i prezzi dei carburanti si riduce drasticamente: per la benzina il taglio scende da 20 a soli 5 centesimi al litro (che diventano circa 6,1 centesimi considerando l’Iva). Un taglio netto che si traduce, di fatto, in un aumento di circa 15-18 centesimi al pompa rispetto ai giorni scorsi .

    Se fino a ieri facevamo il pieno con un “aiuto” di 0,20 €/litro, da oggi quel sostegno è quasi evaporato. L’effetto è immediato: i gestori hanno già iniziato ad aggiornare i cartelloni, e in molte stazioni di servizio il prezzo della verde è destinato a salire sensibilmente.

    Diesel ancora “protetto”: sconto a 20 centesimi

    Per chi possiede un’auto a gasolio, la situazione è diversa – almeno per ora. Lo sconto sulle accise per il diesel rimane fissato a 20 centesimi al litro (24,4 con Iva). Questo significa che, al momento, il divario tra i due carburanti è tornato a essere significativo, con il gasolio che risulta più agevolato, anche se nonostante gli sconti continua a costare più della benzina .

    La scelta del governo è motivata dall’andamento diverso dei due prezzi: come spiegato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “la benzina è aumentata del 6%, il gasolio del 24%” nelle ultime settimane. Proteggere il diesel significa tutelare l’autotrasporto, la logistica, l’agricoltura e, a cascata, frenare l’impatto sui prezzi delle merci .

    gas pump nozzle filling the white car

    I prezzi medi aggiornati: cosa si paga oggi alla pompa

    Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) attraverso l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, ecco i valori medi rilevati sulla rete stradale nazionale prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto, quindi con la riduzione di 20 centesimi per entrambe le tipologie di carburante :

    ModalitàBenzina (€/litro)Diesel (€/litro)
    Self service (strade nazionali)1,746 – 1,7542,048 – 2,052
    Servito (strade nazionali)circa 1,850circa 2,150
    Self service (autostrade)1,8012,114
    Servito (autostrade)circa 1,950circa 2,250

    ⚠️ Importante: questi valori sono quelli rilevati nei giorni scorsi. Con l’entrata in vigore del nuovo schema di sconti, la benzina sta salendo rapidamente oltre quota 1,90 €/litro in self service, con punte vicine ai 2 euro in autostrada .

    Quanto costa in più un pieno?

    Secondo le stime del Codacons, con la riduzione dello sconto sulla benzina, un pieno da 50 litri di verde costerà circa 9 euro in più rispetto a prima. L’impatto complessivo per gli italiani, solo a titolo di maggiori accise, è stimato in 92 milioni di euro .

    gasoline pumps in close up photography

    Il “giallo” sulla durata: il decreto legge e la scadenza anticipata

    Il quadro normativo è più complicato del previsto. Il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha infatti creato confusione sulla data di scadenza effettiva del provvedimento.

    Cosa prevede il decreto

    Il testo ufficiale del decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri del 30 aprile insieme al Piano Casa, conferma:

    • Sconto sul diesel: 20 centesimi/litro
    • Sconto sulla benzina: 5 centesimi/litro
    • Scadenza formale: 10 maggio 2026 

    Questa scadenza, però, contraddice quanto annunciato in conferenza stampa dalla premier Meloni, che aveva parlato di una proroga di “21 giorni” (che avrebbe portato la scadenza al 22 maggio). Un’incongruenza che ha subito fatto drizzare le orecchie al Codacons, che ha chiesto chiarimenti al governo .

    La “proroga in due tempi”: il meccanismo spiegato

    Fonti di Palazzo Chigi hanno chiarito il meccanismo: si tratta di una proroga “in due tempi” per ragioni giuridiche e contabili.

    Ecco come funziona :

    1. Primo decreto (già in vigore): garantisce lo sconto fino al 10 maggio 2026. Copertura: 146,5 milioni di euro.
    2. Secondo decreto (in arrivo): sarà un provvedimento ministeriale, atteso nei prossimi giorni non appena sarà quantificato l’extragettito IVA sui carburanti (stimato in circa 200 milioni di euro). Questo secondo intervento estenderà la riduzione delle accise fino al 22 maggio 2026, coprendo complessivamente i 21 giorni annunciati.

    La relazione tecnica del decreto, che accompagna il testo in Parlamento, conferma questa strategia: “Le predette misure saranno applicate nel periodo dal 2 maggio 2026 al 10 maggio 2026 e prorogate, alla luce dei dati disponibili allo stato, per ulteriori 12 giorni” .

    Cosa significa per l’automobilista

    In concreto, per chi fa il pieno lo sconto è garantito almeno fino al 10 maggio. Se il governo riuscirà a varare il secondo decreto nei tempi previsti, il taglio delle accise resterà in vigore fino al 22 maggio. Oltre quella data, salvo nuove proroghe, tutto potrebbe saltare.

    Cosa conviene fare adesso?

    • Se hai un’auto a benzina: il rincaro è già realtà. Conviene fare il pieno subito se trovi ancora prezzi pre-aumento (ma molti distributori hanno già aggiornato i listini). Difficile attendersi miglioramenti a breve.
    • Se hai un’auto a diesel: hai ancora un vantaggio consistente, ma probabilmente limitato alle prossime due-tre settimane. Se puoi, rifornisciti prima della scadenza del 22 maggio.
    • Consiglio generale: tieni d’occhio le news dei prossimi giorni. L’arrivo del secondo decreto ministeriale sarà fondamentale per capire se lo sconto verrà effettivamente prolungato fino al 22 maggio.

    Il quadro in sintesi

    CarburanteSconto accise primaSconto accise da oggiEffettivo aumento al litro
    Benzina20 centesimi5 centesimi+15-18 centesimi
    Diesel20 centesimi20 centesimiinvariato (ma per poche settimane)

    Scadenza prevista: 22 maggio 2026 (salvo ulteriori proroghe)

    close up of a person refueling the car at a gas station
    Photo by Engin Akyurt on Pexels.com

    Un consiglio dalla redazione

    In un contesto così volatile, l’unica strategia sensata è evitare di inseguire il “pieno perfetto”. I prezzi potrebbero cambiare più volte nei prossimi giorni, anche in base alle decisioni politiche. Ecco alcuni suggerimenti pratici:

    • Monitora i distributori low cost (Tamoil, Q8, IP, ma anche marchi come Iperoil, Petrol Gamma, Enerpetroli) che spesso hanno margini più competitivi 
    • Preferisci il self service dove possibile: il risparmio rispetto al servito può arrivare a 20-25 centesimi al litro
    • Usa app come PrezziBenzina o OilVe per confrontare i listini in tempo reale nella tua zona
    • Tieni presente che il governo ha escluso interventi strutturali: rendere permanente il taglio delle accise rischierebbe di “azzerare tutte le risorse” disponibili 

    Seguiteci per aggiornamenti su eventuali proroghe o nuove misure. Il secondo decreto ministeriale è atteso a giorni e potrebbe modificare nuovamente lo scenario.

  • Monopattini elettrici, rivoluzione dal 16 maggio: targa e assicurazione diventano obbligatorie

    Monopattini elettrici, rivoluzione dal 16 maggio: targa e assicurazione diventano obbligatorie

    Segnate questa data sul calendario: sabato 16 maggio 2026. Da quel giorno, per chi possiede e utilizza un monopattino elettrico in Italia, cambia tutto. Targa e assicurazione diventano obbligatorie, esattamente come per auto e moto. E chi non si adegua rischia multe fino a 400 euro .

    Dopo anni di utilizzo spesso “anarchico” delle città, con incidenti in aumento e difficoltà a identificare i responsabili, il governo ha chiuso il cerchio sulla regolamentazione della micromobilità elettrica. Il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo, concedendo 60 giorni di tempo per mettersi in regola .


    Perché questa stretta? I numeri parlano chiaro

    La decisione non è stata presa a caso. Tra il 2022 e il 2025, Istat e polizia stradale hanno registrato oltre 2.500 sinistri urbani che hanno coinvolto monopattini elettrici, con 15 vittime e centinaia di feriti tra pedoni e ciclisti . Troppo spesso, dopo un incidente, il conducente del monopattino fuggiva senza lasciare traccia, rendendo impossibile non solo la contestazione della violazione ma anche il risarcimento dei danni ai soggetti coinvolti .

    «Troppo spesso i conducenti fuggono alla vista degli agenti, sia per la contestazione di violazioni, ma purtroppo anche dopo un incidente stradale, magari dopo aver investito sul marciapiede un pedone, con una nuova forma di “pirateria stradale”», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente ANCI in Viabilità Italia. «Anche il tema dei risarcimenti viene finalmente risolto» .


    La nuova targa: come è fatta e dove si applica

    Il famoso “targhino” non sarà una targa metallica come quelle delle auto, ma un adesivo plastificato rettangolare (5×6 cm) prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato . Avrà sei caratteri alfanumerici neri su fondo bianco (sono escluse le lettere A, E, I, O, Q, U e i numeri 0 e 1 per evitare confusione) .

    Caratteristiche principali:

    • Non rimovibile: una volta applicato, non può essere staccato facilmente
    • Retroriflettente: visibile anche al buio
    • Legato al proprietario, non al mezzo: il contrassegno è associato al codice fiscale del richiedente, non al telaio del monopattino (che non ha una vera immatricolazione) 

    Dove va applicato:

    • Sul parafango posteriore del mezzo
    • In mancanza di questo, sulla parte anteriore del piantone dello sterzo 

    Come richiedere la targa: la procedura online

    La richiesta si presenta esclusivamente online attraverso il Portale dell’Automobilista del Ministero . Per accedere servono credenziali SPID di secondo livello oppure la Carta d’Identità Elettronica (CIE) .

    Cosa si può fare sulla piattaforma :

    • Presentare l’istanza per il rilascio della targa
    • Prenotare il ritiro del contrassegno presso gli uffici della Motorizzazione o gli studi di consulenza automobilistica
    • Comunicare furto, smarrimento o deterioramento della targa
    • Richiedere la cancellazione in caso di vendita o dismissione del mezzo

    Attenzione: in caso di furto o vendita, la denuncia va presentata entro 48 ore tramite la stessa piattaforma .

    Per i minori dai 14 anni in su (il limite di età per guidare un monopattino), la domanda deve essere presentata da un genitore .


    Quanto costa mettersi in regola

    Il costo complessivo per ottenere la targa si aggira intorno ai 36-38 euro, così suddivisi :

    Voce di spesaImporto
    Costo di produzione targa5,03 €
    IVA1,11 €
    Maggiorazione per sicurezza stradale2,52 €
    Imposta di bollo16,00 €
    Diritti Motorizzazione10,20 €
    Commissioni PagoPA1-2 €
    TOTALEcirca 36-38 €

    Il pagamento avviene tramite il sistema PagoPA all’interno della piattaforma .


    L’assicurazione RC: obbligatoria come per auto e moto

    Con l’entrata in vigore della targa, scatta automaticamente l’obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile verso terzi (RC). Il nuovo Codice della Strada è chiaro: «I monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non possono essere posti in circolazione se non sono coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi» .

    Cosa copre l’assicurazione:

    • Danni a pedoni investiti durante la guida
    • Lesioni a ciclisti o altri utenti della strada
    • Danni ad altri veicoli o beni

    Costo delle polizze: i premi annuali variano dai 25 ai 150 euro, a seconda del tipo di polizza, delle garanzie aggiuntive scelte e, probabilmente, del profilo di rischio del conducente .

    Attenzione: l’obbligo vale anche per i monopattini in sharing, con costi che per gli operatori si aggirano intorno alle centinaia di migliaia di euro per la registrazione delle flotte .


    Le altre regole da non dimenticare

    Oltre a targa e assicurazione, il nuovo Codice della Strada ha introdotto altre norme che restano in vigore :

    RegolaDettaglio
    Casco obbligatorioPer tutti i conducenti, non più solo per i minorenni
    Limite di velocità20 km/h (max 6 km/h nelle aree pedonali)
    Divieto di contromanoNon si può circolare contromano
    Divieto sui marciapiediVietato circolare sui marciapiedi
    Circolazione consentitaSolo su strade urbane con limite fino a 50 km/h
    Età minima14 anni (per i minori, la domanda di targa va presentata da un genitore)

    Multe e sanzioni: cosa rischia chi non si adegua

    Dal 16 maggio, i controlli scatteranno in modo capillare. La polizia municipale di molte città sta già organizzando servizi ad hoc per far rispettare le nuove norme .

    Sanzioni previste :

    • Mancanza di targa o assicurazione: multa da 100 a 400 euro
    • Falsificazione della targa: punita secondo le stesse procedure relative alla falsificazione delle targhe auto o moto (reato penale)

    A Verona, solo nel 2025, la polizia locale ha sanzionato ben 2.200 monopattinisti, molti per mancanza di casco o per aver trasportato passeggeri . Con la targa, i controlli diventeranno più efficaci e i trasgressori non potranno più “fuggire” alla vista degli agenti.


    Le proteste: “Una tassa mascherata con la scusa della sicurezza”

    Non sono mancate le voci critiche. Assosharing, l’associazione che rappresenta gli operatori di monopattini in sharing, ha definito il provvedimento «una tassa mascherata con la scusa della sicurezza» .

    «Un contrassegno che vale 8,66 euro arriva a costare 33 euro all’utente finale, perché le tasse accessorie superano del 300% il valore del bene. Non esiste un precedente simile in Europa», ha dichiarato Luigi Licchelli, presidente di Assosharing. «Chiamarla misura di sicurezza è un eufemismo: è una tassa mascherata, e i cittadini lo capiscono benissimo» .

    Critiche anche sull’assicurazione: «La proposta di imporre una RC Auto, pensata per i veicoli a motore e non per le persone, è concettualmente errata. Nella micromobilità il responsabile del danno è l’utilizzatore, non il mezzo. Il modello corretto è la RCT individuale» .

    Assoutenti, invece, pur sostenendo l’obbligo assicurativo, ha chiesto che i premi siano uguali in tutta Italia, evitando speculazioni e discriminazioni territoriali .


    Cosa succede ai monopattini in sharing?

    La nuova normativa si applica anche ai monopattini a noleggio. Gli operatori dovranno registrare tutti i mezzi delle loro flotte, con costi complessivi stimati nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro per ciascuna azienda, pari a circa il 5% dei fatturati .

    In alcune città, come Firenze, il servizio di monopattini in sharing uscirà definitivamente di scena proprio a ridosso dell’entrata in vigore delle nuove regole, sostituito da biciclette elettriche e muscolari .


    Cosa fare entro il 16 maggio

    Se possiedi un monopattino elettrico, ecco i passi da compiere entro il 16 maggio 2026:

    1. Richiedi la targa sul Portale dell’Automobilista con SPID o CIE
    2. Paga i 36-38 euro tramite PagoPA
    3. Ritira il contrassegno presso la Motorizzazione o uno studio di consulenza
    4. Applica l’adesivo sul parafango posteriore o sul piantone
    5. Stipula un’assicurazione RC (da 25 a 150 euro all’anno)
    6. Assicurati di avere il casco e di rispettare tutte le altre regole

    Conclusioni: una rivoluzione necessaria

    La nuova normativa rappresenta un cambio di paradigma per la micromobilità in Italia. Dopo anni di utilizzo spesso problematico, i monopattini elettrici vengono finalmente equiparati agli altri veicoli a motore in termini di responsabilità e tracciabilità.

    Come ha sottolineato il comandante Altamura, «si arriverà a migliorare una circolazione troppo “anarchica” sulle strade» . Resta da vedere se l’aumento dei costi (targa + assicurazione, che può arrivare a circa 200 euro all’anno tra costi iniziali e premio) non spingerà molti utenti a tornare alla bicicletta tradizionale, come qualcuno già ipotizza .

    Per ora, l’unica certezza è la data: 16 maggio 2026. Da quel giorno, niente più scuse: targa e assicurazione obbligatorie, multe per chi sgarra, e finalmente la possibilità di identificare chi causa danni e fugge. Una rivoluzione che, per molti, era attesa da tempo.

  • Accise 2026: Scatta il “Pareggio” tra Benzina e Diesel. Ecco chi vince e chi perde

    Accise 2026: Scatta il “Pareggio” tra Benzina e Diesel. Ecco chi vince e chi perde

    Dal 1° gennaio 2026, il mondo dei motori e della logistica in Italia ha dovuto fare i conti con un cambiamento storico. La nuova Legge di Bilancio ha infatti introdotto il tanto discusso allineamento delle accise, eliminando quel “vantaggio fiscale” che per decenni ha reso il gasolio il carburante preferito da chi macina chilometri.

    Ma cosa cambia concretamente al distributore e, soprattutto, perché questa mossa rischia di pesare indirettamente sulle tasche di tutti noi?

    gasoline pumps in close up photography

    I numeri del cambiamento: +4,05 e -4,05

    L’operazione varata dal Governo è chirururgica. Per raggiungere l’equiparazione fiscale tra i due carburanti (richiesta da tempo dall’Unione Europea per eliminare i cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi”), sono state modificate le aliquote in questo modo:

    • Benzina: Riduzione dell’accisa di 4,05 centesimi al litro.
    • Diesel: Aumento dell’accisa di 4,05 centesimi al litro.

    Oggi, entrambi i carburanti scontano la medesima accisa: 672,90 euro per 1.000 litri. Se consideriamo anche l’IVA al 22% che si applica sull’accisa stessa, l’impatto reale alla pompa è di circa 5 centesimi di differenza rispetto allo scorso anno.

    Chi sorride: I possessori di auto a benzina

    Per chi guida una vettura a benzina, magari una piccola utilitaria o una moderna full-hybrid, la notizia è positiva, seppur contenuta.

    Il risparmio: Su un pieno medio da 50 litri, il risparmio è di circa 2,50 €.

    Non è una cifra che cambia la vita, ma è un segnale di inversione di tendenza dopo anni di continui rincari, rendendo le motorizzazioni a benzina e ibride ancora più competitive per l’uso cittadino.


    Chi soffre: I professionisti e il settore logistico

    Il vero nodo critico riguarda chi con il mezzo ci lavora. Il diesel resta il motore di riferimento per il trasporto leggero e pesante, e questo aumento non è indolore.

    1. Artigiani e Piccole Imprese: Chi utilizza furgoni e mezzi commerciali leggeri (sotto le 7,5 tonnellate) non ha accesso ai rimborsi per il “gasolio commerciale”. Per questi lavoratori, l’aumento è un costo diretto e puro che erode i margini di guadagno.
    2. L’effetto “sorpasso”: Poiché il costo industriale del gasolio è spesso superiore a quello della benzina, con accise uguali vedremo sempre più spesso il prezzo del diesel superare quello della “verde” alla pompa.

    L’effetto domino: Dai trasporti al carrello della spesa

    Il problema non si ferma ai benzinai. In Italia, circa l’80-90% delle merci viaggia su gomma. Un aumento strutturale del costo del gasolio si traduce inevitabilmente in un aumento delle tariffe di trasporto.

    Le associazioni di categoria avvertono: quando il costo della logistica sale, il prezzo finale dei prodotti — dal pane alla tecnologia — viene ritoccato verso l’alto per coprire le spese. È il classico effetto domino che potrebbe alimentare l’inflazione proprio in un momento in cui si sperava in una stabilizzazione dei prezzi.


    In conclusione

    gas pump nozzle filling the white car

    L’allineamento delle accise è una scelta politica che guarda alla transizione ecologica e ai conti dello Stato (con un gettito stimato di oltre 500 milioni di euro), ma che colpisce il cuore produttivo del Paese. Se per l’automobilista della domenica può essere un piccolo vantaggio o un fastidio gestibile, per il settore dei trasporti è una sfida che richiederà un’ottimizzazione estrema dei percorsi e dei carichi.