Pensavamo che fosse finita. Nel marzo 2024, quando l’ultima Smart Fortwo uscì dalla fabbrica, molti di noi hanno pianto la scomparsa dell’icona della mobilità urbana. Quella macchinetta che sembrava un carrello della spesa ma con il carattere di una sportiva inglese sembrava destinata ai musei.
Invece no. È tornata.
Al Salone dell’Auto di Pechino 2026, Smart ha ufficialmente spiazzato tutti presentando la Concept #2. Il prototipo è ormai pronto per la produzione di serie e, attenzione, arriverà in Europa. Ma con un’anima completamente nuova.
Ecco tutto quello che devi sapere sul ritorno della regina delle città.
1. Un po’ di storia: perché amavamo la Smartina
Per capire l’emozione di oggi, bisogna tornare indietro. La storia inizia nel 1998, quando il genio di Nicholas Hayek (quello di Swatch) si unì a Mercedes per creare l’anti-auto.
L’idea era rivoluzionaria: un’auto lunga 2,5 metri progettata per ospitare due persone e due caschi da moto. La prima serie (W450) era pura follia svizzero-tedesca: motore tricilindrico da 600 cc, carrozzeria in plastica intercambiabile e un’attenzione maniacale alla sicurezza grazie al cella Tridion in acciaio .
In Italia, la “Smartina” divenne un fenomeno di culto. Roma ne era piena, perfetta per infilarsi nei vicoli e parcheggiare dove nessuno osava. Nel tempo è cresciuta (arrivando a 2,7 metri), è diventata diesel, poi benzina e infine elettrica con la EQ . Ma nel 2024, con la fine della terza generazione, il sipario si è chiuso… per riaprirsi oggi.
2. Smart #2 Concept: l’estetica del ricordo
Dimenticatevi i tre cilindri rombanti. La nuova Smart #2 (che per linguaggio moderno si legge “Smart Due”) è basata sulla nuova piattaforma ECA (Electric Compact Architecture).
Dal vivo, vista a Pechino, il richiamo alla Fortwo originale è fortissimo. Il concept è lungo 2.792 mm (praticamente la stessa impronta a terra della seconda e terza generazione) e mantiene le ruote “spinte agli angoli”, quella soluzione che regalava un’abitabilità sorprendente in uno spazio ridicolo .
Esteticamente è un gioiello. La Concept presentata è in bianco opaco con dettagli dorati, interni in pelle e superfici traslucide. Il team di design di Mercedes-Benz l’ha curata nei minimi dettagli, con un raggio di sterzata dichiarato di soli 6,95 metri. Praticamente, la guidi con il pensiero.
3. Sotto il cofano: numeri da vera EV
Qui arriva la svolta. Se la vecchia EQ faceva fatica con 150 km di autonomia, la #2 sbarca nel futuro. Le prime specifiche parlano di un’autonomia tra i 300 e i 400 km (ciclo CLTC) .
La ricarica rapida DC permette di passare dal 10% all’80% in meno di 20 minuti. C’è anche la funzione V2L (Vehicle-to-Load) , che la trasforma in una power bank gigante per accendere il laptop o il frullatore in spiaggia .
Sarà solo elettrica. Addio sospiri, benvenuta coppia istantanea e trazione posteriore come da tradizione.
4. Il “Problema” Cina ed Europa
So cosa state pensando: “Bella, ma la fanno in Cina?”. Sì. Smart è oggi una joint venture paritetica tra Mercedes-Benz e Geely (il colosso cinese di Volvo). La #2 sarà prodotta in Cina .
Ma attenzione: non è una semplice importazione. La vettura è stata sviluppata specificamente pensando al cliente europeo. Lo ha ammesso Wolfgang Ufer, CEO di Smart Europe, dichiarando che questa Concept è “progettata intorno al modo in cui i clienti europei vivono e si muovono” . Disegno tedesco, tecnologia cinese, cuore globale.
5. Quando la vedremo su strada?
Il countdown è già iniziato. La versione definitiva della Smart #2 farà il suo debutto mondiale al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026.
Le previsioni indicano un prezzo d’attacco intorno ai 20.000 euro, posizionandosi come EV premium compatta, non come semplice giocattolo .
Il Nostro Giudizio
La Smart #2 non è solo un’automobile. È un pezzo di storia che torna in vita. Nel mondo dei SUV enormi e dei pick-up, avere una due posti svelta, tecnologica e bellissima è una ventata d’aria fresca. Certo, costa più di una Dacia Spring, ma è costruita su un altro pianeta qualitativamente.
La regina è morta. Evviva la regina.
Sei pronto a tornare a parcheggiare in perpendicolare?
La Fiat Panda è da sempre l’auto del popolo. Pratica, simpatica, accessibile. E ora, dopo decenni di onorato servizio, si prepara a cambiare pelle. Forse anche più di quanto immaginiamo.
Secondo le ultime indiscrezioni, la futura Fiat Pandina – erede dell’attuale citycar – dovrebbe fare il suo debutto sotto forma di concept car al Salone di Parigi nell’ottobre 2026, con la produzione che potrebbe avviarsi tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 . Ma la vera sorpresa sta sotto la pelle: la nuova Pandina potrebbe nascere su una piattaforma di origine cinese.
Piattaforma Leapmotor: la svolta low cost
Stellantis sta spingendo l’acceleratore sulla collaborazione con Leapmotor, il marchio cinese di cui detiene una quota di maggioranza. Secondo le ultime voci, la nuova Fiat Pandina, insieme alla futura Citroën C1 (che farà il suo ritorno sul mercato) e alla prossima Fiat 500, potrebbe adottare proprio una piattaforma derivata da Leapmotor .
Una scelta che avrebbe un obiettivo chiaro: abbattere i costi. La piattaforma cinese permetterebbe di offrire la Pandina a prezzi aggressivi, con cifre che secondo le indiscrezioni potrebbero partire sotto i 15.000 euro sia per la versione ibrida che per quella elettrica, andando a sfidare la nuova Renault Twingo elettrica.
Ma non temete: lo stile sarà inconfondibilmente Fiat. Il design della nuova Pandina si discosterà dall’attuale generazione per avvicinarsi a quello della Grande Panda, di cui sembrerà una sorta di “versione mini” .
Modello
Debutto previsto
Piattaforma
Prezzo stimato
Fiat Pandina
Fine 2027 / inizio 2028
Leapmotor (condivisa con Citroën C1)
< 15.000 €
Fiat 500 (nuova generazione)
Da definire
Leapmotor
Da definire
Citroën C1 (ritorno)
Da definire
Leapmotor
< 15.000 €
La produzione resta in Italia (per ora)
Una buona notizia per il made in Italy: la nuova Pandina dovrebbe continuare a essere prodotta nello storico stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, in Campania, dove nasce l’attuale generazione . Un segnale importante, che conferma l’attenzione del gruppo verso gli stabilimenti italiani nonostante le partnership internazionali.
Le idee più chiare dal 21 maggio
Per avere conferme ufficiali e dettagli più precisi, bisognerà attendere il 21 maggio 2026, quando Antonio Filosa (CEO di Stellantis) svelerà il nuovo piano strategico del gruppo . A ottobre, poi, il Salone di Parigi ospiterà la concept car che anticipa il modello definitivo .
La gamma Panda si allarga: Giga Panda e Fastback in arrivo nel 2026
Mentre la Pandina si prepara al debutto del 2028, la famiglia Panda sta già vivendo una vera e propria esplosione. Il 2026 sarà l’anno del rinnovo, con l’arrivo di due nuovi modelli destinati a coprire segmenti di mercato più ampi.
Giga Panda: il SUV di famiglia lungo 4,4 metri
Al vertice della nuova gamma troveremo la cosiddetta “Giga Panda” (nome ancora ufficioso), un SUV lungo circa 4,4 metri che si posizionerà nel cuore del segmento C, andando a rivaleggiare con auto come la Dacia Duster . Il debutto ufficiale è atteso per il Salone di Parigi nell’ottobre 2026, insieme alla versione Fastback .
La Giga Panda nascerà sulla piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa utilizzata da Grande Panda, Citroën C3 Aircross e Opel Frontera . Una base tecnica flessibile e pensata per contenere i costi.
Motorizzazioni previste:
Full hybrid: motore 1.2 PureTech con cambio automatico a 6 rapporti, potenza fino a 145 CV
Elettrica: da 113 CV con batterie da 44 kWh o 54 kWh
Benzina tradizionale: per alcuni mercati extraeuropei
Dal punto di vista stilistico, la Giga Panda riprenderà il family feeling della Grande Panda, con i caratteristici fari a LED a grafica “pixel” e un frontale che sottolinea l’anima elettrificata del modello . Sarà disponibile sia in versione a 5 posti che, secondo alcune indiscrezioni, a 7 posti .
Panda Fastback: il SUV coupé dal look sportivo
Accanto alla Giga Panda “classica”, Fiat lancerà anche una versione Fastback, un SUV dalla linea più filante e sportiva, con un tetto spiovente che richiama la Citroën Basalt . Anche questo modello debutterà al Salone di Parigi nell’ottobre 2026 .
La Fastback condividerà con la Giga Panda la piattaforma Smart Car e la stessa gamma di motorizzazioni, ma si distinguerà per un design più accattivante e un posizionamento più “premium” all’interno della famiglia Panda .
Le foto spia dei prototipi quasi definitivi rivelano alcuni dettagli interessanti :
Anteriori: fari full LED più sottili e moderni rispetto alla Grande Panda, con estensioni a forma di “lacrima”
Interni: cruscotto digitale da 10 pollici e touchscreen centrale da 10,25 pollici, con un allestimento che promette materiali di qualità superiore
Posteriori: gruppi ottici posizionati nella parte alta del portellone, con grafica a LED che sottolinea la larghezza del veicolo
La Fastback potrebbe essere disponibile anche in una versione più performante, forse con il marchio Abarth, anche se al momento si tratta solo di indiscrezioni .
Le altre novità della gamma Fiat 2026
Il rinnovamento di Fiat non si ferma alla famiglia Panda. Ecco un riepilogo delle principali novità per il 2026 :
Modello
Caratteristiche
Produzione
Grande Panda termica
Motore 1.2 PureTech da 100 CV, cambio manuale
Serbia (Kragujevac)
Fiat 500 Ibrida
FireFly 1.0 da 65 CV, mild hybrid 12V
Stabilimento Mirafiori (Torino)
Giga Panda
SUV da 4,4 m, ibrido ed elettrico, 5/7 posti
Marocco o Turchia
Panda Fastback
SUV coupé, stile sportivo, motorizzazioni ibride ed elettriche
Marocco o Turchia
Un’ombra: la produzione fuori dall’Italia
Se la Pandina resterà a Pomigliano, lo stesso non si può dire per i nuovi modelli di punta. Giga Panda e Fastback, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere prodotte fuori dai confini nazionali, tra Marocco e Turchia. Una scelta che solleva interrogativi sulla capacità di Stellantis di mantenere elevati standard qualitativi e, soprattutto, sulla tenuta occupazionale degli stabilimenti italiani.
Conclusioni: una Panda per ogni esigenza
Il futuro di Fiat si chiama Panda, ma in tutte le salse. La strategia del marchio è chiara: costruire una vera e propria famiglia attorno al nome più amato dagli italiani, coprendo ogni segmento di mercato.
Pandina (2028): la citycar low cost sotto i 15.000 €, su piattaforma Leapmotor
Grande Panda (già disponibile): la compatta di segmento B, cuore della gamma
Giga Panda (2026): il SUV familiare da 4,4 metri, per chi cerca spazio
Panda Fastback (2026): il SUV coupé dal look sportivo, per chi vuole distinguersi
Fiat 500 Ibrida (già disponibile): la citycar chic, prodotta a Mirafiori
Un’offerta completa, che punta a presidiare ogni fascia di prezzo e ogni esigenza di mobilità. Con un occhio di riguardo all’accessibilità economica – grazie alla partnership con Leapmotor – e l’altro alla tradizione, con la produzione italiana che resta centrale per alcuni modelli chiave.
Il 21 maggio 2026 avremo le idee più chiare. Restate sintonizzati.
La coupé giapponese si prepara a tornare sulle scene con una versione da rally e una stradale accessibile
Il mondo degli appassionati di motori è in fermento. Dopo anni di rumors, conferme ufficiose e attesa spasmodica, la Toyota Celica sta finalmente per tornare. E non sarà un semplice ritorno: sarà un ritorno in grande stile, con tanto di debutto nel Campionato del Mondo Rally (WRC) previsto per il 2027, seguito da una versione stradale che promette di riportare in auge il concetto di “sportiva accessibile”.
Gli ultimi avvistamenti di un prototipo camuffato in Portogallo hanno confermato che Toyota sta seriamente lavorando al progetto, e le indiscrezioni parlano di una vettura che potrebbe infiammare il mercato delle coupé compatte.
L’Avvistamento che ha Scatenato l’Entusiasmo
Tutto è iniziato alla fine di febbraio 2026, quando il fotografo Marcio Pereira ha immortalato un misterioso prototipo Toyota impegnato in test su strade sterrate in Portogallo . Le immagini, pubblicate dal sito francese Rallye-Sport.fr e rapidamente diventate virali, mostrano una coupé completamente camuffata con la livrea da test di Toyota Gazoo Racing, caratterizzata da vistosi passaruota allargati e un’imponente dotazione aerodinamica .
Le forme della vettura non lasciano dubbi: si tratta di un’auto pensata per il rally, con un cofano generosamente ventilato e una silhouette da coupé compatta. Il portale specializzato DirtFish ha verificato l’autenticità delle immagini, confermando che si tratta del prototipo con cui Toyota si sta preparando per il nuovo regolamento WRC del 2027 .
Il Nuovo Regolamento WRC 2027: L’Opportunità per la Celica
La tempistica è perfetta. Nel 2027, il Campionato del Mondo Rally introdurrà un nuovo set di regolamenti tecnici, pensati per ridurre i costi e attrarre più costruttori . Una delle novità più significative è la possibilità di utilizzare carrozzerie coupé, ampliando la gamma di forme consentite rispetto alle attuali hatchback .
Toyota è attualmente l’unico costruttore noto per aver confermato lo sviluppo di una nuova vettura specifica per questi regolamenti . Come ha dichiarato un portavoce di Toyota a Autocar: “Come azienda e squadra corse, lavoriamo sempre per sviluppare auto sempre migliori e abbiamo iniziato i test con il nostro prototipo sviluppato secondo le nuove normative stabilite dalla FIA per il 2027” .
Il Legame Storico con i Rally
Il ritorno della Celica nel WRC non è una scelta casuale, ma un omaggio a una storia gloriosa. La Celica ha un’eredità rallystica profondissima: tra il 1993 e il 1994, la Casa giapponese conquistò il titolo costruttori, mentre tra il 1990 e il 1994 i piloti al volante della Celica vinsero quattro campionati del mondo piloti .
Negli anni ’90, la Celica GT-Four (conosciuta anche come All-Trac) era una delle vetture piú temute sulle speciali di tutto il mondo, con la sua trazione integrale e il potente motore turbo. Riportare quel nome nel WRC significa riallacciarsi a un’eredità vincente e a un’icona amata dai fan .
Dalla Pista alla Strada: La Versione di Produzione
Se la versione da rally debutterà nel 2027, la versione stradale non dovrebbe tardare ad arrivare. Secondo le indiscrezioni raccolte da testate specializzate come Best Car, la nuova Celica potrebbe essere svelata al Tokyo Auto Salon di gennaio 2027 come “GR Celica”, per poi arrivare nei concessionari nel corso del 2028 .
Design e Stile
Le foto del prototipo, seppur camuffato, rivelano alcune linee guida del design. Il tetto ha una forma a “bolla” e i fari anteriori sembrano riprendere il disegno “a zanna” della concept car Toyota FT-Se. La silhouette sarà quella di una coupé fastback, con un corpo vettura basso e larghe carreggiate che promettono un aspetto muscoloso e aggressivo .
Motore e Prestazioni
Le voci più insistenti parlano di un cambiamento epocale per il nome Celica. Secondo alcune fonti giapponesi, la nuova coupé potrebbe abbandonare lo schema classico a motore anteriore e trazione anteriore/integrale per adottare una configurazione a motore centrale. Se confermato, sarebbe un’eredità più della MR2 che della Celica stessa, ma creerebbe una vettura dalle ambizioni sportivissime.
Le indiscrezioni parlano di un nuovissimo motore turbo a quattro cilindri da 2.0 litri di prossima generazione, capace di erogare oltre 300 kW (circa 400 CV) e 550 Nm di coppia . Le opzioni di trasmissione dovrebbero includere un cambio manuale a 6 rapporti e un automatico a 8 rapporti con convertitore di coppia .
Secondo altre fonti, non mancheranno versioni ibride. Diverse anticipazioni parlano di una versione con sistema 225 kW (306 CV) e trazione integrale, in grado di coniugare prestazioni ed efficienza con un consumo dichiarato intorno agli 8,5 litri per 100 km . L’accelerazione 0-100 km/h potrebbe attestarsi intorno ai 4,8 secondi.
Una Sportiva Accessibile? I Prezzi Previsti
La domanda che tutti si pongono è: quanto costerà? L’obiettivo dichiarato di Toyota sembra essere quello di mantenere la Celica in una fascia di prezzo accessibile, continuando la tradizione della “sportiva per tutti”.
Le stime attuali, basate su indiscrezioni e analisi di mercato, collocano il prezzo della nuova Celica in una forbice compresa tra i 21.000 e i 35.000 euro a seconda dei mercati e delle versioni . Negli Stati Uniti si parla di un prezzo base intorno ai 28.000 dollari (circa 26.000 euro) .
Se confermato, questo posizionamento la renderebbe una delle poche sportive accessibili in un mercato sempre piú orientato verso SUV e veicoli ad alte prestazioni dal costo proibitivo. Un prezzo competitivo rispetto a modelli come la Honda Civic Type R o la Volkswagen Golf R, ma con il fascino di una coupé purosangue.
Tabella Riassuntiva delle Ipotesi sulla Nuova Celica
Motore centrale/trazione integrale (da verificare)
Prezzo stimato
25.000 – 35.000 euro
Design
Ispirato alla concept FT-Se
La Strategia Toyota: I “Tre Fratelli” Tornano Insieme
La rinascita della Celica si inserisce in un progetto piú ampio voluto fortemente dal presidente di Toyota, Akio Toyoda (noto anche con lo pseudonimo di pilota “Morizo”). Da anni, Toyoda parla del desiderio di riportare in vita quelli che chiama i “tre fratelli”: le sportive che hanno fatto la storia del marchio .
Supra: già tornata nel 2019 in collaborazione con BMW ma in fase di pensionamento.
Celica: in arrivo nel 2027-2028
MR2: ancora avvolta nel mistero, ma il suo ritorno sembra solo questione di tempo
Con questo tris di sportive, Toyota si appresta a offrire una gamma completa per tutti gli appassionati: la GT gran turismo (Supra), la coupé compatta e versatile (Celica) e la spider leggera a motore centrale (MR2).
Le Sfide da Affrontare
Nonostante l’entusiasmo, il ritorno della Celica presenta alcune sfide importanti:
1. L’Elettrificazione e le Normative
Il mercato europeo spinge verso l’elettrificazione, e Toyota dovrà bilanciare le prestazioni con le emissioni. La soluzione ibrida sembra la piú probabile per i mercati piú restrittivi, mentre i mercati come Stati Uniti e Giappone potrebbero godere di versioni termiche pure .
2. La Concorrenza
Il segmento delle coupé compatte non è piú affollato come un tempo, ma la concorrenza è agguerrita. Modelli come la Ford Mustang, le varie sportive tedesche e le crescenti proposte cinesi rappresentano avversarie temibili. Inoltre, Toyota dovrà gestire il posizionamento interno con la GR86, evitando sovrapposizioni .
3. Il Prezzo “Accessibile”
La sfida piú grande sarà mantenere la promessa di una sportiva accessibile. L’aumento dei costi di sviluppo, delle materie prime e delle tecnologie ibride potrebbe spingere il prezzo finale verso l’alto, allontanandosi dalla storica filosofia “economica” della Celica .
Conclusione
Il ritorno della Toyota Celica è uno degli eventi piú attesi nel mondo dell’auto degli ultimi anni. L’avvistamento del prototipo da rally in Portogallo ha trasformato le speranze in realtà: Toyota sta davvero lavorando per riportare in vita questo nome mitico.
Con un debutto nel WRC previsto per il 2027 e una versione stradale all’orizzonte, la nuova Celica ha tutte le carte in regola per diventare una delle sportive piú interessanti del decennio. Se riuscirà a mantenere un prezzo accessibile senza sacrificare prestazioni e fascino, potrebbe riconquistare il cuore di una generazione di appassionati e crearne di nuovi.
Non resta che aspettare i prossimi mesi, quando Toyota toglierà il velo e ci mostrerà finalmente cosa si nasconde sotto quelle camouflage. Una cosa è certa: la leggenda sta per riscrivere il suo futuro.
Il gruppo di Antonio Filosa pronto a integrare la tecnologia cinese per ridurre i costi delle elettriche
Una rivoluzione silenziosa si sta preparando nei quartieri generali di Stellantis. Il colosso automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA sta seriamente valutando di utilizzare le piattaforme e le tecnologie per veicoli elettrici del suo partner cinese Leapmotor per equipaggiare i futuri modelli dei marchi europei destinati al mercato di massa .
Fiat, Opel, Peugeot, Citroën e DS potrebbero presto abbandonare le architetture sviluppate internamente per abbracciare soluzioni “made in China”, in una mossa che segnerebbe una svolta epocale per l’industria automobilistica europea.
L’Alleanza che Cambia le Regole del Gioco
Stellantis possiede attualmente circa il 15% di Leapmotor e, attraverso la joint venture Leapmotor International (partecipata al 51% dal gruppo guidato da Antonio Filosa), vende già in Europa alcuni modelli del brand cinese come il SUV C10 e la citycar T03, assemblandoli in parte nello stabilimento spagnolo di Saragozza .
Ma ora l’obiettivo è ben più ambizioso: non limitarsi a distribuire auto cinesi in Europa, ma integrare profondamente la tecnologia di Leapmotor – ritenuta più avanzata e conveniente – per dare vita alle prossime generazioni di veicoli elettrici dei marchi storici del Vecchio Continente .
Secondo quanto riportato da Bloomberg e ripreso da diverse testate specializzate, i due partner mirano a finalizzare un accordo definitivo entro la fine del 2026 . Le trattative, attualmente in fase iniziale, puntano ad ampliare una partnership che finora è rimasta prevalentemente di natura commerciale e finanziaria.
Perché Stellantis Sceglie la Tecnologia Cinese
La motivazione principale è chiara: ridurre drasticamente i costi di sviluppo e produzione per tenere testa alla feroce concorrenza dei giganti asiatici come BYD e MG, ma anche per rispondere alle sfide poste da costruttori europei come Volkswagen e Renault .
Il mercato europeo ha bisogno di auto elettriche dal prezzo più accessibile e con un miglior rapporto autonomia-costo . Stellantis considera la tecnologia delle batterie e dei propulsori di Leapmotor superiore e più economica rispetto alle piattaforme sviluppate internamente .
Questa mossa si inserisce in un contesto di profonda riorganizzazione interna. Il gruppo ha recentemente annunciato svalutazioni per 22,2 miliardi di euro e una perdita record di 20 miliardi, avviando un parziale ridimensionamento della sua precedente strategia sulle auto elettriche . Lo stesso Antonio Filosa ha riconosciuto che il settore ha “sopravvalutato il ritmo della transizione energetica” .
La Tecnologia in Ballo: Piattaforme e Range Extender
Cosa potrebbe finire sotto il cofano delle future Fiat, Opel e Peugeot? Due sono le direttrici principali.
1. Piattaforme EV Complete
Stellantis sta valutando di adottare l’architettura tecnologica di Leapmotor per intere famiglie di veicoli . Se ciò avvenisse, sarebbe la prima volta che un costruttore occidentale utilizza piattaforme e software di origine cinese per i propri modelli destinati al mercato europeo .
Attualmente, Stellantis dispone di quattro diverse architetture per veicoli elettrici: STLA Small (Peugeot e-208, Fiat 500e), STLA Medium (Opel Grandland, Peugeot e-3008) e Smart Car (Fiat Grande Panda, Citroën e-C3) . L’accordo con Leapmotor potrebbe mettere in discussione il futuro stesso di queste piattaforme.
2. La Tecnologia EREV (Range Extender)
Oltre alle piattaforme complete, Stellantis guarda con grande interesse alla soluzione EREV (Extended Range Electric Vehicle) sviluppata da Leapmotor . Si tratta di una configurazione in cui un piccolo motore a benzina non muove le ruote, ma funge esclusivamente da generatore per ricaricare la batteria durante la marcia .
I vantaggi sono evidenti:
Autonomia complessiva fino a 950 km, combinando batteria e serbatoio
Emissioni dichiarate di appena 10 g/km di CO₂
Esperienza di guida sempre elettrica, silenziosa e fluida
Soluzione ideale per chi teme l’ansia da ricarica
Tianshu Xin, CEO internazionale di Leapmotor, ha confermato ad Autocar che sono in corso valutazioni con Stellantis per condividere tecnologie attualmente “completamente non correlate”, e la tecnologia EREV è uno dei dossier più concreti .
I Modelli Coinvolti e i Tempi
La Prima Ricaduta: Opel Versione del B10
Secondo indiscrezioni, la prima ricaduta concreta dell’allargamento della collaborazione potrebbe essere una versione Opel del SUV B10 di Leapmotor . Questo modello, insieme ad altri derivati, potrebbe uscire proprio dalla linea di produzione dello stabilimento di Figueruelas (Saragozza), dove Stellantis assembla già le compatte Opel Corsa, Peugeot 208 e Lancia Ypsilon .
Il Calendario delle Produzioni
Le tempistiche sono già definite :
Estate 2026: inizio produzione del Leapmotor B10 a Saragozza
Terzo trimestre 2027: arrivo previsto della B05
Futuro: modelli A10 e A05 sono nel programma a lungo termine
La produzione dovrebbe attestarsi intorno alle 40.000 unità nel primo anno pieno, destinata a raddoppiare rapidamente . Per alimentare questa produzione, le società Fagor Ederlan (spagnola) e Duoli Technology (cinese) hanno creato una joint venture vicino a Saragozza, denominata Lieder Automotive, che fornirà telai e componenti .
La Gigafactory di CATL
A completare il quadro, a Figueruelas sorgerà anche la gigafactoría di Contemporary Star Energy (CSE), un’alleanza tra Stellantis e il gigante cinese CATL. Con un investimento di 4,1 miliardi di euro, la fabbrica di batterie inizierà a operare a fine 2026 e punta a produrre fino a un milione di unità annue entro il 2028 .
Le Sfide da Superare
La strada verso questa integrazione tecnologica non è priva di ostacoli significativi.
1. Protezione dei Dati e Cybersecurity
L’integrazione di software cinesi nei veicoli europei solleva importanti questioni legate alla privacy e alla sicurezza delle informazioni degli utenti . I timori riguardano soprattutto la possibilità che i dati di navigazione e comportamentali degli automobilisti europei possano finire in server situati in Cina.
2. Le Restrizioni USA
Dal 2027, gli Stati Uniti vieteranno l’importazione e la vendita di veicoli connessi che utilizzano tecnologie legate a Cina o Russia . Questo obbligherà Stellantis a una rigida separazione tra i modelli destinati al mercato europeo e quelli per il redditizio mercato nordamericano.
3. Normative Europee
L’Unione Europea sta monitorando con attenzione l’ingresso di tecnologie cinesi nel settore automotive. La produzione locale a Saragozza aiuterà a evitare i dazi sui veicoli importati direttamente dalla Cina, ma non risolve tutti i nodi normativi legati alla proprietà intellettuale e alla sicurezza dei dati .
Cosa Cambia per i Marchi Europei
Se l’accordo andrà in porto, assisteremo a un cambiamento profondo nella strategia industriale di Stellantis.
Per Fiat, che ha appena lanciato la Grande Panda su piattaforma Smart Car, l’integrazione con Leapmotor potrebbe portare a future elettriche più economiche e tecnologicamente avanzate, in grado di competere con le cinesi a prezzo contenuto.
Per Opel, storicamente il marchio tedesco del gruppo, l’adozione di tecnologie cinesi rappresenta una svolta culturale significativa. La versione Opel del B10 potrebbe essere il primo assaggio di questa nuova era .
Per Peugeot e Citroën, l’accesso alla tecnologia EREV potrebbe tradursi in modelli a lunga autonomia ideali per il mercato europeo, dove l’infrastruttura di ricarica non è ancora capillare.
Il Pragmatismo di Stellantis
In un’intervista recente, Antonio Filosa ha mostrato un approccio molto pragmatico: nonostante la forte spinta all’elettrificazione, Stellantis continuerà a offrire motori diesel su modelli chiave come Peugeot 308 e DS7, per soddisfare la domanda reale del mercato mentre l’infrastruttura di ricarica termina di maturare .
Questa strategia “dualistica” – da un lato l’innovazione elettrica made in China, dall’altro il mantenimento delle motorizzazioni tradizionali – riflette la volontà di coprire tutte le esigenze dei clienti senza pregiudizi ideologici.
I Prossimi Passi
Tutti i dettagli della nuova strategia globale, e il ruolo esatto che Leapmotor giocherà in questo scacchiere, verranno presumibilmente svelati durante il Capital Markets Day previsto per maggio 2026.
Nel frattempo, i riflettori restano puntati su Saragozza, dove già nell’estate 2026 inizierà a prendere forma questa nuova era dell’alleanza italo-franco-cinese. Una scommessa ambiziosa che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’industria automobilistica europea.
Tutte le novità auto e moto in arrivo nei prossimi mesi
La primavera 2026 si preannuncia come una stagione caldissima per gli appassionati di motori. Dopo un inverno di attesa, i costruttori si preparano a lanciare una serie di modelli destinati a segnare il mercato dei prossimi anni. Dai ritorni leggendari come la Honda Prelude, alle novità assolute come l’arrivo del brand Genesis in Italia, passando per l’elettrificazione che conquista anche i SUV più iconici.
Ecco una panoramica completa delle anteprime più interessanti da tenere d’occhio nelle prossime settimane.
Le Novità Auto della Primavera 2026
Genesis: Il Lusso Coreano Sbarca in Italia
Disponibilità: Primavera 2026
Una delle novità più rilevanti della stagione è l’arrivo in Italia di Genesis, il brand premium del gruppo Hyundai. Il marchio coreano, nato nel 2015 e già forte di oltre 1,5 milioni di auto vendute nel mondo, debutta ufficialmente nel nostro paese con una gamma composta esclusivamente da modelli full electric .
I primi showroom apriranno a Roma e Padova, seguiti da Milano e Bologna nella seconda metà dell’anno . La lineup iniziale comprende tre modelli:
GV60: un C-SUV compatto e sportivo dalla personalità stilistica ben definita
Electrified GV70: un D-SUV spazioso che unisce precisione di guida e comfort
Electrified G80: una berlina di rappresentanza, veicolo di autorevolezza e prestigio
L’arrivo di Genesis in Italia è confermato anche dal calendario, che posiziona il debutto della gamma proprio a marzo 2026 . Un’occasione imperdibile per scoprire un nuovo concetto di lusso, che i coreani definiscono “Quiet luxury” .
Nuova Jeep Compass 2026: Più Grande e Full Electric
Disponibilità: Marzo 2026
La nuova Jeep Compass è pronta al debutto e rappresenta uno dei lanci più importanti per il marchio americano. La produzione avverrà nello stabilimento di Melfi, un segnale forte dell’impegno di Jeep in Italia .
Le novità sono sostanziali:
Dimensioni: la lunghezza cresce fino a 4,55 metri, con un passo allungato di 14 cm rispetto al passato, che si traduce in un bagagliaio da 550 litri
Design: firma luminosa a LED e scritta Jeep posteriore illuminata, coefficiente aerodinamico Cx inferiore a 0,30
Interni: plancia completamente ridisegnata con display centrale da 16 pollici e strumentazione digitale da 10 pollici, connettività wireless per Android Auto e Apple CarPlay, integrazione con Google Maps e Alexa Built-in
Sul fronte motorizzazioni, la gamma è ricca:
Versione entry-level mild hybrid con motore 1.2 tre cilindri turbo da 145 CV, trazione anteriore e cambio a doppia frizione (prezzo intorno ai 40.000 euro)
Versione full electric da 213 CV, batteria 74 kWh e autonomia di 500 km, ricarica rapida fino a 160 kW
Versione plug-in hybrid da 195 CV in arrivo nel corso del 2026, con circa 95 km di autonomia in modalità elettrica
Versioni a doppio motore con trazione integrale, potenze fino a 375 CV e autonomie che supereranno i 600 km
La nuova Compass sarà offerta anche in tre diverse varianti full electric, confermando la strategia di elettrificazione del marchio .
Ritorno al Passato: Honda Prelude
Disponibilità: Primavera 2026
Dopo 25 anni di assenza, Honda riporta in Europa la coupé Prelude. La sesta generazione di questo modello iconico arriverà nelle concessionarie nella primavera del 2026, in un unico allestimento e con motorizzazione ibrida .
Ispirata alla grazia e all’eleganza degli alianti, la nuova Prelude monta il gruppo propulsore e:HEV 100% ibrido di Honda, forte di oltre 25 anni di esperienza del costruttore giapponese nel campo dei veicoli ibridi . Ecco le caratteristiche principali:
Motore a benzina da 2,0 litri con cambio automatico a doppio motore elettrico
Potenza di 184 CV, accelerazione 0-100 km/h in 8,2 secondi, velocità massima di 188 km/h
Quattro modalità di guida: «Comfort», «GT», «Sport» e «Individual»
Tecnologia Honda S+ Shift che simula il cambio di marcia a sette rapporti con le palette al volante
Lo sterzo è preciso e diretto, il sedile del conducente avvolgente e regolabile secondo criteri sportivi. L’abitacolo può ospitare quattro persone, anche se i due posti posteriori sono piuttosto sacrificati data la forma coupé . Il prezzo base è di circa 47.900 franchi in Svizzera e si attendono conferme per il prezzo nel nostro paese .
Jaecoo 8: L’Ammiraglia Cinese a 7 Posti
Disponibilità: Primi mesi 2026
L’offensiva dei brand cinesi prosegue con l’arrivo della Jaecoo 8, SUV ammiraglio lungo 4,82 metri che punta a conquistare le famiglie numerose . Il debutto in Italia è previsto entro i primi mesi del 2026.
Caratteristiche principali:
Configurazione a 5, 6 o 7 posti (in Italia con ogni probabilità 5 e 7 sedili)
Bagagliaio con capacità massima superiore a 2.000 litri
Due display da 12,3 pollici ciascuno per strumentazione e infotainment
Materiali di qualità e assemblaggi curati
Per quanto riguarda i motori, la gamma italiana includerà probabilmente il powertrain plug-in da 605 CV, composto dal 1.5 benzina e due motori elettrici, con autonomia elettrica superiore a 100 km e trazione integrale. In alcuni mercati è disponibile anche una versione puramente benzina da circa 280 CV .
I prezzi non sono ancora stati comunicati e verranno pubblicati a ridosso della commercializzazione .
Smart #2: Il Ritorno alle Origini
Disponibilità: Entro fine 2026
Smart torna alle origini con la nuova #2, una citycar a due posti pensata per i centri urbani europei, erede spirituale della Fortwo . Il progetto nasce con l’obiettivo preciso di riportare il marchio verso un’auto urbana compatta, essenziale e funzionale.
Il debutto è fissato entro la fine del 2026, ma è probabile che le prime informazioni ufficiali arrivino già in primavera . La produzione avverrà in Cina negli stabilimenti Geely, mentre stile e impostazione restano affidati al centro design Mercedes-Benz.
La piattaforma è la Electric Compact Architecture (Eca), pensata per applicazioni elettriche compatte. La gamma prevede solo alimentazione elettrica, con pacchi batteria compatti e masse contenute . Le dimensioni ultracompatte, le due porte e la trazione posteriore con ruote posizionate agli angoli della carrozzeria richiamano fedelmente il concetto originale Smart.
Mercedes VLE: Il Lusso su Quattro Ruote
Disponibilità: Inizio 2026
Mercedes-Benz si prepara a sostituire il vecchio MPV EQV con una coppia di nuovi modelli elettrici: il VLE e una variante ancora più lussuosa chiamata VLS, pensata come la Classe S dei minivan .
Entrambi fanno parte della campagna VAN.EA (Van Electric Architecture) del marchio, con una piattaforma EV completamente nuova progettata esclusivamente per la futura gamma di furgoni della casa tedesca .
Caratteristiche previste:
Design che riprende elementi dal concept Vision V, con fari tri-DRL e profilo dinamico
Interni con MBUX Hyperscreen verticale da montante a montante e sistema operativo MB.OS
Materiali di lusso sostenibili, tra cui pelli riciclate e impiallacciature in legno naturale
Disposizione dei sedili variabile, con configurazioni a tre file per il VLE e sedili singoli tipo capitano per il VLS
Sul fronte tecnico, la gamma includerà versioni a motore singolo e doppio motore, con potenze fino a 470 CV. Le batterie partiranno da circa 90 kWh per arrivare a oltre 116 kWh, con autonomia WLTP superiore a 500 km. Grazie al sistema elettrico da 800 volt, ricarica ultraveloce fino a 350 kW .
La presentazione ufficiale è prevista per l’inizio del 2026 .
Le Novità Moto della Primavera 2026
Aprilia SR GT 400: Lo Scooter Avventuroso
Disponibilità: Primavera 2026 (presentato a EICMA 2025)
Dal Gruppo Piaggio arrivano importanti novità per il mondo delle due ruote. La più interessante è il nuovo Aprilia SR GT 400, uno scooter GT medio che discende direttamente dalla cultura motociclistica di Aprilia .
Caratteristiche tecniche:
Motore monocilindrico raffreddato a liquido da 36 CV
Peso di 186 kg in ordine di marcia, per un rapporto peso/potenza eccellente
Sospensioni a lunga escursione con forcella di tipo motociclistico a doppia piastra di ancoraggio al telaio
Pneumatici con maggiore scolpitura per affrontare anche lo sterrato
La dotazione di serie è completa: strumentazione TFT da 5 pollici, sistema keyless, traction control e ABS regolabili ed escludibili. Il vano sottosella può ospitare un casco integrale e il cupolino è regolabile in altezza in cinque posizioni .
Aprilia RS 457 GP Replica: La Sportiva per i Giovani
Disponibilità: Primavera 2026
Per i giovani appassionati, Aprilia lancia la RS 457 GP Replica, versione speciale della apprezzatissima sportiva dedicata ai motociclisti con patente A2 .
La moto è caratterizzata da:
Bicilindrico fronte marcia da 35 kW (il massimo consentito per la patente A2)
Peso di soli 159 kg a secco (175 kg col pieno), rapporto peso/potenza imbattibile
Telaio in alluminio con funzione portante del motore
Elettronica completa: acceleratore Ride by Wire, tre Riding Mode, ABS e traction control regolabili
La versione GP Replica aggiunge il cambio quick shift (senza frizione), pastiglie freno anteriori ad alto coefficiente di attrito, cover monoposto e finitura nera per telaio, forcellone e piastra di sterzo. La livrea riprende i colori e gli sponsor della RS-GP di MotoGP .
Moto Guzzi: Nuove Colori per Stelvio, V7 e V85
Disponibilità: Primavera 2026
Anche Moto Guzzi rinnova la sua gamma per il 2026 con nuove varianti cromatiche ispirate alla tradizione e all’avventura :
V7 Stone nella nuova cromia Sabbia Camo
V7 Special in due varianti lucide: Nero Smeraldo e Bianco 1969
V7 Sport nella nuova livrea Rosso Monza
V85 Strada nelle tonalità Verde Legnano e Rosso Monza
V85 TT nelle evocative Giallo Wadi e Grigio Yanar Dag
V85 TT Travel nella nuova colorazione Blu Zefiro
Stelvio nelle grafiche Grigio Climbing e Verde Hiking, ispirate all’outdoor
Vespa: 80 Anni di Storia con una Serie Speciale
Disponibilità: Primavera 2026
Il 2026 segna l’ottantesimo anniversario di Vespa, simbolo di libertà e stile italiano. Per celebrare questo straordinario traguardo, il marchio presenta una serie speciale che incarna lo spirito originario .
Novità anche per le Vespa Primavera e Sprint S, che si rinnovano con una carica di novità tecniche, funzionali e di design, restando simbolo di spensieratezza e stile italiano .
Il Calendario Completo delle Uscite Primaverili
Per aiutarvi a orientarvi, ecco una tabella riassuntiva delle principali novità in arrivo nella primavera 2026:
Modello
Tipo
Data prevista
Caratteristica chiave
Genesis GV60/G70/G80
Auto elettriche
Marzo 2026
Debutto del brand coreano in Italia
Jeep Compass
SUV
Marzo 2026
Nuova generazione, full electric fino a 500 km
Honda Prelude
Coupé ibrida
Febbraio 2026
Ritorno dopo 25 anni, 184 CV
Jaecoo 8
SUV 7 posti
Entro marzo 2026
Ammiraglia cinese, plug-in da 605 CV
Toyota RAV4
SUV ibrido
Marzo 2026
Nuova generazione, prezzi da 45.200 euro
Dacia Sandero/Jogger/Spring
Auto
Marzo 2026
Offensiva di prodotto Dacia
Aprilia SR GT 400
Scooter
Primavera 2026
GT medio da 36 CV, vocazione avventurosa
Aprilia RS 457 GP Replica
Moto sportiva
Primavera 2026
Versione speciale per patente A2
Vespa 80° Anniversario
Scooter
Primavera 2026
Serie speciale per gli 80 anni
Smart #2
Citycar elettrica
Fine 2026
Ritorno alle origini, due posti
Cosa Aspettarsi dai Prossimi Mesi
La primavera 2026 si preannuncia come una stagione di grande fermento per il mondo dell’auto e della moto. Le tendenze principali che emergono da questa panoramica sono chiare:
Elettrificazione diffusa: Sempre più modelli, anche iconici, si convertono all’elettrico o all’ibrido. Jeep Compass full electric, Genesis solo EV, Honda Prelude ibrida .
Ritorno al passato: Diversi costruttori rispolverano nomi storici per conquistare gli appassionati. La Honda Prelude dopo 25 anni, Vespa che celebra 80 anni di storia, Smart che torna alle origini con la #2 .
Offensiva asiatica: I brand cinesi come Jaecoo continuano la loro espansione, mentre i coreani di Genesis portano in Italia il loro concetto di lusso “Quiet luxury” .
SUV sempre protagonisti: Dai compatti come Jeep Compass ai maxi SUV a 7 posti come Jaecoo 8, passando per i SUV elettrici di Genesis, questo segmento continua a dominare il mercato .
Due ruote in evoluzione: Anche nel mondo delle moto e degli scooter, l’innovazione procede spedita, con Aprilia che amplia la gamma verso segmenti avventurosi e Moto Guzzi che rinnova la sua gamma cromatica .
Pronti per il Debutto?
La primavera 2026 porterà nelle concessionarie italiane una varietà di modelli capaci di soddisfare ogni esigenza: dalle citycar compatte per la mobilità urbana ai SUV familiari a 7 posti, dalle sportive per gli appassionati agli scooter per muoversi agilmente in città.
Quale sarà la vostra prossima passione su quattro o due ruote? Continuate a seguirci per tutte le anteprime e le prove su strada dei modelli più interessanti.
Secondo il Financial Times, sarebbero in corso trattative tra il colosso cinese Chery e Jaguar Land Rover per l’utilizzo degli impianti britannici della casa inglese. Una mossa che cambierebbe la geografia produttiva europea, sbloccando dazi e accelerando l’espansione di Omoda e Jaecoo nel Vecchio Continente.
Il vento dell’Est soffia forte sull’industria automobilistica europea, e questa volta potrebbe portare un’onda d’urto inaspettata direttamente nel cuore tradizionale del settore: il Regno Unito. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il colosso cinese Chery starebbe esplorando la possibilità di utilizzare gli stabilimenti del gruppo Jaguar Land Rover nel Regno Unito per produrre veicoli dei suoi marchi Omoda e Jaecoo.
Questa ipotesi, se confermata, rappresenterebbe un passo strategico di enorme portata, che andrebbe ben oltre una semplice partnership tecnologica per trasformarsi in una vera e propria integrazione produttiva sul suolo europeo.
Il contesto: stabilimenti sovradimensionati e un’alleanza già esistente
La mossa di Chery non avviene nel vuoto, ma in un quadro logico e favorevole:
Stabilimenti sottoutilizzati: Jaguar Land Rover sta attraversando una profonda transizione verso l’elettrico. La produzione delle Jaguar a motore termico è in fase di chiusura in attesa dei nuovi modelli 100% elettrici, lasciando linee di montaggio con capacità in eccesso. Gli stabilimenti britannici, pensati per volumi più alti, sono oggi sovradimensionati rispetto alla domanda attuale.
Una collaborazione già avviata: Chery e JLR (controllata dall’indiana Tata) non sono estranei. Nel 2024 è nata una joint venture che ha visto Chery ottenere in licenza il marchio Freelander per sviluppare una nuova gamma di SUV elettrici basati sulle sue piattaforme. Questo canale di dialogo e fiducia è già aperto.
L’obiettivo del governo britannico: Downing Street è alla disperata ricerca di investimenti per rivitalizzare l’industria auto nazionale, il cui volume produttivo (738.000 unità nel 2025) è lontano dall’obiettivo di 1,3 milioni di auto annue entro il 2035. Accogliere un produttore in crescita esponenziale come Chery sarebbe una manna dal cielo.
La strategia di Chery: bypassare i dazi e accelerare in Europa
Per Chery, produrre nel Regno Unito non è solo una questione di spazio. È una mossa calcolata per superare due grandi ostacoli:
Scavalcare i dazi UE: A partire da luglio 2024, l’Unione Europea ha introdotto dazi temporanei fino al 38,1% sulle auto elettriche importate dalla Cina. Produrre in Europa significherebbe aggirare completamente queste barriere commerciali, mantenendo la competitività di prezzo di Omoda e Jaecoo.
Accelerare l’espansione europea: Chery sta crescendo rapidamente nel mercato UK. Avere una base produttiva locale permetterebbe di rispondere più velocemente alla domanda, ridurre i tempi di consegna e rafforzare l’immagine di brand globale e “locale”.
Il modello non è nuovo per Chery, che ha già adottato la stessa strategia in Spagna (rilevando lo stabilimento Nissan di Barcellona) e in Sudafrica.
Le sfide: costi elevati e una partnership delicata
La mossa non è però priva di rischi e ostacoli:
Costi di produzione inglesi: Il Regno Unito ha costi dell’energia e del lavoro tra i più alti d’Europa. Chery dovrebbe bilanciare il risparmio sui dazi con una struttura dei costi operativi meno vantaggiosa rispetto alla Cina.
Logistica e supply chain: Costruire un’auto in Europa richiede una catena di fornitura locale o riadattata. Non è un processo immediato.
Equilibrio con JLR: La partnership dovrebbe essere strutturata in modo da non creare concorrenza diretta e dannosa ai modelli core di Land Rover, ma anzi da sfruttare sinergie e ottimizzare i costi fissi degli stabilimenti, a beneficio di entrambi.
Conclusioni: un futuro simbiotico tra Oriente e Occidente?
Se le trattative dovessero concretizzarsi, si assisterebbe a uno scenario storico: un costruttore cinese che produce i propri modelli negli storici stabilimenti di un’icona britannica. Sarebbe il segno più evidente di come la globalizzazione dell’auto stia evolvendo verso modelli di collaborazione forzata dalla transizione tecnologica e dalle guerre commerciali.
Per JLR, significherebbe generare reddito da asset sottoutilizzati e ammortizzare i costi della transizione elettrica. Per il Regno Unito, significherebbe un investimento e posti di lavoro salvaguardati. Per Chery, la chiave d’accesso definitiva al mercato europeo. Un gioco a tre in cui, per una volta, tutti i partecipanti potrebbero avere qualcosa da guadagnare, riscrivendo le regole della competizione automobilistica nel Vecchio Continente.
La casa cinese prepara l’assalto al mercato italiano attraverso ATFlow, la costola importatrice del colosso AutoTorino. Dopo il debutto con le SUV G6 e G9, il 2026 porterà berline, monovolumi e un polo R&D in Germania per un’offesa tecnologica a tutto campo.
L’espansione dei brand cinesi in Italia entra in una nuova fase, caratterizzata da strategie sempre più raffinate e partner locali di primo livello. È il caso di XPeng, che ha scelto per la sua operazione italiana ATFlow, la società del gruppo AutoTorino – una delle reti concessionarie più estese e solide del Paese – nata appositamente per il ruolo di importatore (già attiva con Ineos e KG Mobility). Dopo l’arrivo in concessionaria a dicembre delle prime due modelle, le SUV G6 e G9, il 2026 si preannuncia come l’anno dell’esplosione della gamma, con l’arrivo di quattro nuovi modelli pensati per coprire segmenti cruciali e sfidare i leader europei.
La strategia: qualità, tecnologia e una rete già solida
XPeng non arriva come un outsider sconosciuto. Punta su tre pilastri:
Un importatore radicato: ATFlow garantisce non solo capitali, ma una conoscenza profonda del mercato e una rete di assistenza potenzialmente vastissima, ereditando il know-how e la capillarità di AutoTorino.
Tecnologia come biglietto da visita: La casa si distingue per l’integrazione avanzata dell’intelligenza artificiale, sistemi di guida assistita di livello superiore (XNGP) e architetture elettriche all’avanguardia, come quella a 800 Volt per ricariche ultra-rapide.
Produzione e sviluppo in Europa: Per rassicurare i clienti europei, XPeng produce già alcuni modelli nello stabilimento di Magna Steyr a Graz, in Austria, e aprirà a breve un centro di ricerca e sviluppo a Monaco di Baviera per adattare al meglio le vetture alle esigenze del Vecchio Continente.
La gamma 2026: dalle berline sportive alla monovolume family
Ecco i modelli che comporranno l’offensiva italiana di XPeng:
1. XPeng P7+ (Primavera 2026)
Il contesto: La grande berlina elettrica da 5,07 metri, evoluzione “intelligente” della P7.
Caratteristiche: Linee filanti da fastback (Cx 0.21), abitacolo lussuoso con sedili ventilati/massaggianti e schermo da 15.6”. L’IA personalizza l’esperienza di guida. Batterie LFP da 61.7 o 74.9 kWh.
Motorizzazioni: Posteriore da 245 CV o AWD Performance da 503 CV (0-100 km/h in 5.1s).
Autonomia/Ricarica: Fino a 530 km. Ricarica a 800V: 10-80% in 12 minuti.
Prezzo (stimato): Da circa 45.000€.
2. XPeng Next P7 (Fine 2026)
Il contesto: La versione high-performance e ancor più sportiva della linea P7.
Caratteristiche: Design ancor più futuristico, interni sportivi in Alcantara e carbonio.
Prestazioni: 0-100 km/h in 3.7 secondi, velocità max 230 km/h.
Autonomia: Fino a 820 km (ciclo CLTC) con batteria da 92.2 kWh.
Prezzo: Premium, da definire.
3. XPeng X9 (2026)
Il contesto: L’audace monovolume elettrica a 7 posti che sfida il segmento delle family car.
Caratteristiche: Design futuristico, lunga 5.29 m, passo di 3.19 m. Interni configurabili (6/7 posti), asse posteriore sterzante e sospensioni pneumatiche di serie.
Motorizzazioni: In Cina offre versioni a singolo o doppio motore (AWD). Potrebbe arrivare anche una versione Range Extender (EREV) per chi teme l’autonomia.
Autonomia: Fino a 702 km (CLTC) per l’elettrica.
Prezzo (stimato): Da circa 62.000€.
4. XPeng M03 (SUV) (Inverno 2026)
Il contesto: La SUV compatta basata sulla berlina Mona, diretta rivale di Tesla Model Y.
Caratteristiche: Dimensioni intorno ai 4.7 m, bagagliaio capiente, infotainment ad alta potenza di calcolo.
Motorizzazioni: Elettrica, fino a 218 CV.
Autonomia: Fino a 620 km (ciclo cinese).
Prezzo: Competitivo, da definire. Sarà cruciale per i volumi.
In Concessionaria Ora: XPeng G6 e G9 Le due SUV che hanno aperto la strada, caratterizzate da tecnologia avanzata, design moderno e rapporto qualità-preso interessante, sono già disponibili per il collaudo e l’acquisto.
Conclusioni: una sfida a viso aperto
XPeng arriva in Italia con una strategia chiara e ambiziosa. Non si presenta come brand low-cost, ma come competitor tecnologico e qualitativo, puntando a sedurre clienti attenti all’innovazione, alle prestazioni e al design. La scelta di ATFlow come partner è una mossa astuta, che fornisce credibilità immediata e una potenziale rete di vendita e assistenza di prim’ordine.
La gamma prevista per il 2026 è ampia e ben studiata: dalla berlina sportiva accessibile (P7+) alla super sportiva (Next P7), dalla monovolume familiare di rottura (X9) alla SUV di volume (M03). Se riuscirà a mantenere promesse di qualità, tecnologia e, soprattutto, un rapporto prezzo/valore convincente, XPeng ha tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio significativo nel competitivo mercato europeo dell’elettrico. La partita è aperta.
La casa di Elon Musk cessa la produzione delle sue ammiraglie storiche. Non ci saranno sostituti diretti. La Gigafactory di Fremont si riconverte per produrre il robot umanoide Optimus. Un cambio di identità epocale per un’azienda in difficoltà, che cerca rifugio nell’hype dell’IA e della robotica.
È una notizia che va oltre il semplice aggiornamento della gamma. La decisione di Tesla di terminare definitivamente la produzione della Model S e della Model X – rispettivamente dopo 14 e 10 anni – non è solo il pensionamento di due modelli iconici. È la pietra tombale su un’epoca e l’ammissione, forzata, di una trasformazione radicale. L’azienda che ha eletto la Model S a simbolo della rivoluzione elettrica globale, surclassando le case tradizionali, oggi arretra di fronte alla concorrenza agguerrita e deve reinventarsi per sopravvivere.
Le ammiraglie che non tirano più: dal 3% delle vendite all’obsolescenza
I numeri parlano chiaro. Nel 2025, Model S e Model X insieme hanno rappresentato appena il 3% delle consegne globali di Tesla (circa 1,65 milioni di auto). Un dato marginale, sintomo di un declino inarrestabile. Le cause sono molteplici:
La concorrenza cinese: BYD, NIO, XPeng e altri hanno eroso il mercato delle berline e SUV elettrici premium con modelli tecnicamente più moderni, meglio equipaggiati e, soprattutto, più economici. La proposta Tesla, specialmente su vetture dal prezzo superiore ai 100.000 euro, è apparsa sempre più datata.
Il cannibalismo interno: Il vero successo commerciale di Tesla si chiama Model 3 e Model Y. Auto più accessibili, ma sufficientemente capaci da soddisfare la maggior parte dei clienti, hanno reso le ammiraglie superflue per il volume.
L’innovazione stagnante: Nonostante gli aggiornamenti (come la versione Plaid) e i restyling, la piattaforma e il concetto di Model S/X sono rimasti sostanzialmente gli stessi per un decennio. In un mercato che corre, essere statici significa essere superati.
Fremont cambia pelle: dove nascevano le auto, nasceranno i robot
Il simbolo più potente di questo cambiamento è la destinazione dello stabilimento di Fremont, in California. In quelle linee di montaggio è nata la storia moderna di Tesla. Ora, quelle stesse linee saranno riconvertite per la produzione in serie di Optimus, il robot umanoide presentato da Elon Musk.
Questa mossa non è solo industriale, è narrativa. Sposta fisicamente il cuore produttivo dall’automotive alla robotica, tentando di riscrivere l’identità dell’azienda agli occhi degli investitori e del pubblico.
La grande trasformazione: da casa automobilistica a “azienda di AI e robotica”
Il ritiro delle ammiraglie è quindi il sintomo di una strategia più ampia e, per molti versi, disperata. Tesla sta cercando di compiere una transizione che pochi costruttori auto hanno tentato: smettere di essere principalmente un’azienda automobilistica.
La crisi del core business: Il mercato EV è in stagnazione, i margini si assottigliano, la concorrenza è feroce. La crescita in Borsa si è arrestata e il titolo ha bisogno di nuova linfa narrativa.
La scommessa sull’hype: Elon Musk sta puntando tutto sulle due tendenze tecnologiche più calde del momento: l’Intelligenza Artificiale e la Robotica. Oltre a Optimus, si parla del robotaxi Cybercab e sono stati investiti 2 miliardi di dollari in xAI, la sua società di intelligenza artificiale.
Una cortina fumogena per le difficoltà? Molti analisti vedono in questa virata verso futuri lontani e ad alto rischio un tentativo di distogliere l’attenzione dalle difficoltà finanziarie e operative presenti. Parlare di robot che cambieranno il mondo è più affascinante che discutere di margini di profitto in calo o di quote di mercato perse a favore dei cinesi.
Un futuro incerto tra visione e necessità
La domanda che tutti pongono è: Tesla ci crede davvero, o è costretta a questa trasformazione? La fine di Model S e X segna la fine della Tesla come startup ribelle che sfidava il mondo. Oggi è un’azienda matura che affronta le dure leggi del mercato. La scommessa su Optimus e sull’IA è titanica e rischiosa, ma forse è l’unica mossa possibile per un’azienda la cui narrativa di “puro player dell’auto elettrica” ha perso smalto.
Il rischio è che, nel tentativo di diventare un’azienda tecnologica a 360 gradi, Tesla perda di vista il suo business principale, già sotto assedio, senza la certezza che robot e taxi autonomi diventeranno mai prodotti di massa redditizi. Una cosa è certa: l’addio alle sue due auto più iconiche è il segnale più chiaro che la Tesla che conoscevamo non esiste più. Il futuro si giocherà non solo sulle strade, ma nelle case e nelle fabbriche, su un terreno molto più insidioso e competitivo di quello automobilistico.
Suzuki ha appena svelato in Africa la nuova generazione della Across, e non si tratta di un semplice restyling. È una rivoluzione totale che cambia volto, dimensioni, piattaforma e, soprattutto, strategia.
L’era in cui la Across era un semplice rebadging della Toyota RAV4 è finita. La nuova Across, destinata a oltre 100 mercati in tutto il mondo (Europa e Italia comprese, in attesa di conferme ufficiali), diventa finalmente una vettura a marchio Suzuki, progettata in casa e basata sul successo indiano della Maruti Suzuki Victoris.
Una mossa audace che segna l’indipendenza del brand e punta a conquistare il cuore del segmento crossover compatto globale.
Dalla RAV4 alla Victoris: Un Cambio di Filosofia Radicale
La trasformazione è prima di tutto fisica e strategica.
Allora (2020-2024): La prima Across era un accordo di badge engineering con Toyota: si trattava essenzialmente di una Toyota RAV4 (serie precedente) con il logo Suzuki, un’auto di segmento C lunga 4,64 metri, potente e ibrida plug-in.
Ora (2026-): La nuova Across si sposta nel segmento B-SUV, diventando una vera Suzuki. Con i suoi 4,36 metri di lunghezza, si basa sulla piattaforma e sulla carrozzeria della Maruti Suzuki Victoris, acclamata in India dove ha appena vinto il prestigioso titolo di Indian Car of the Year 2026.
Questo passaggio da “clone premium” a “crossover compatto indipendente” segna una volontà precisa: offrire un prodotto più accessibile, più agile per la città e di propria concezione, intercettando la domanda globale per SUV compatti ed efficienti.
Design e Interni: Il Salto Generazionale è Evidente
Guardandola, è difficile credere sia la successore del modello precedente. Il design è un netto salto in avanti.
Esterno: La linea è moderna, dinamica e ben proporzionata. Il frontale imponente con la grande calandra cromata, i profili scolpiti e la coda compatta le donano un’identità forte e contemporanea, allineandosi allo stile di altri modelli Suzuki di recente introduzione.
Interni: Qui avviene la vera rivoluzione. Si abbandona l’impostazione classica per abbracciare la digitalizzazione. La plancia è dominata dal doppio schermo curvo che integra la strumentazione digitale da 10,25 pollici e il sistema multimediale da 10,1 pollici, in un layout avvolgente simile a quello visto sulla nuova eVitara. Materiali e percezione di qualità sembrano fare un deciso passo avanti.
La compattezza ha un (piccolo) costo in termini di praticità: il bagagliaio si riduce a 330 litri (contro i 580 dell’Across-RAV4), una cifra in linea con i crossover B-SUV ma da considerare per chi necessita di grandi volumi.
Motori e Trasmissioni: Efficienza e Pragmatismo
Sotto al cofano, la nuova Across presenta soluzioni pragmatiche e orientate all’efficienza, già collaudate sul mercato indiano.
Motore Principale: Un 1.5 litri a benzina 4 cilindri in configurazione mild hybrid, che eroga 103 CV. L’ibridizzazione leggera aiuta a ridurre consumi ed emissioni nelle fasi di avviamento e accelerazione.
Trasmissioni: Sarà disponibile abbinata sia a un cambio manuale che a un automatico, per coprire le preferenze di tutti i mercati.
La Curiosità: In India, la Victoris è proposta anche in una popolare versione bifuel a metano. Questa alimentazione, molto apprezzata per i costi di esercizio ridottissimi, potrebbe essere un’opzione interessante anche per l’Europa, dove il metano rappresenta ancora una valida alternativa economica ed ecologica.
Mercato e Prospettive: Perché può essere un Successo Globale?
La nuova Across ha tutte le carte in regola per diventare un pilastro globale per Suzuki.
Prodotto Giusto al Momento Giusto: Un B-SUV compatto, moderno ed efficiente è esattamente ciò che chiedono molti mercati, Italia inclusa, dove le dimensioni contenute e i consumi ridotti sono un plus.
Indipendenza e Identità: Per la prima volta, Suzuki propone una Across con una propria anima. Questo le permetterà di costruire una reputazione autonoma, senza essere paragonata alla RAV4.
Eredità di Successo: Basarsi sulla Victoris, già vincitrice di premi e acclamata in un mercato iper-competitivo come quello indiano, è una garanzia di solidità progettuale e affidabilità.
Gamma Combustibili Flessibile: La potenziale offerta di versioni mild hybrid e a metano la rende attraente sia per chi cerca la semplicità dell’ibrido leggero, sia per chi percorre molti chilometri e cerca il massimo risparmio.
Conclusioni: La Rinascita di un Nome
La nuova Suzuki Across non è un aggiornamento, è una rinascita. Da prodotto di opportunità nato da un accordo industriale, si trasforma in un crossover strategico e globale, frutto dell’ingegneria Suzuki.
Se confermata per l’Europa, potrebbe diventare un’alternativa molto interessante e ben posizionata nel segmento B-SUV, andando a competere con modelli come la Peugeot 2008, la Opel Mokka o la Renault Captur, portando in dote il classico mix Suzuki di praticità, affidabilità e now-how nei motori termici efficienti.
Il messaggio è chiaro: la Across ora ha una sua strada. E punta a percorrerla in oltre 100 paesi del mondo.
Una delle colonne portanti della mobilità premium mondiale sta per voltare pagina in modo epocale. La prossima generazione della BMW Serie 3, attesa nel corso del 2026, scriverà un capitolo nuovo non solo per il design o la tecnologia, ma per la sua stessa identità. Per la prima volta, infatti, il modello si sdoppierà in due entità distinte: una puramente elettrica, che tornerà a fregiarsi del mitico nome i3, e una tradizionale con motori a combustione. Una strategia “doppio binario” che onora il passato e guarda decisamente al futuro.
Un’Icona in Evoluzione: Breve Storia della Serie 3 Prima di tuffarci nel futuro, un passo indietro per capire il peso di questa novità. La Serie 3 nasce nel 1975 (come E21) ereditando il DNA sportivo della 2002, diventando rapidamente il punto di riferimento mondiale per le berline compatte premium. In 50 anni e sette generazioni, ha incarnato il concetto di “Guida Piacere”, bilanciando comfort quotidiano e dinamica brillante. Oggi, di fronte alla rivoluzione elettrica, BMW non la manda in pensione, ma la potenzia, creandone una versione a batteria con un nome che è già storia: i3. Un omaggio alla pionieristica citycar elettrica del 2013, ma applicato a un’icona del segmento D.
Doppia Anima, Doppia Piattaforma
La separazione tra le due “sorelle” è netta e inizia dalla base meccanica, segnando l’inizio di una nuova era progettuale per BMW.
La Nuova i3 Elettrica nascerà sulla piattaforma Neue Klasse, l’architettura modulare dedicata esclusivamente ai veicoli a batteria, presentata con la visionaria concept omonima. Promette massima efficienza, spazio ottimizzato e tecnologie di ricarica d’avanguardia.
La Serie 3 Termica continuerà invece a basarsi sull’attuale, ma evoluta, piattaforma CLAR 2, ottimizzata per accogliere motori a combustione, ibridi mild e plug-in.
Design Comune: Il Nuovo Volto della “Neue Klasse”
Esteticamente, le due auto parleranno la stessa lingua, mutuando il linguaggio della Vision Neue Klasse. Le differenze saranno sottili ma riconoscibili:
Un Fronte Iconico Rivisitato: La griglia a doppio rene diventa più ampia e bassa, integrata perfettamente con i nuovi fari anteriori per un “muso da squalo” più aggressivo. Nell’i3 sarà un elemento chiuso e aerodinamico.
Profilo Puro: Le maniglie delle porte a scomparsa (come sulla Tesla Model 3) puliranno la fiancata, migliorando l’aerodinamica.
Coda Tecnologica: I fanali posteriori a LED, posizionati in alto, disegneranno una firma luminosa inedita. L’unico indizio strutturale? Il cofano dell’i3 sarà leggermente più corto, grazie all’assenza del motore termico, che permette cabine più spaziose.
Interni: Il Salto nel Futuro è già Qui
Il cabin design sarà il grande elemento unificante e rappresenterà una discontinuità radicale rispetto all’attuale generazione. BMW abbandonerà il cruscotto tradizionale per abbracciare una filosofia “screen-based” già vista sulla nuova iX3:
Parabrezza Digitale: Una sottile barra di display attraverserà tutta la base del parabrezza, da montante a montante, mostrando le informazioni essenziali per la guida in modo immersivo.
Centrale “Anti-Convenzionale”: Lo schermo multimediale centrale avrà una forma non rettangolare, integrata organicamente nel cruscotto con un design avvolgente. L’obiettivo è massima focalizzazione sul guidatore e interazione intuitiva.
Motori e Prestazioni: Due Mondi a Confronto
Per la Serie 3 Termica non ci saranno rivoluzioni, ma evoluzioni mirate all’efficienza:
Benzina: Il 4 cilindri 2.0 e il 6 cilindri 3.0 saranno mild hybrid.
Diesel: Il 4 cilindri 2.0 litri mild hybrid resterà in listino per chi percorre molti chilometri.
Ibrida Plug-in: Arriverà una nuova variante PHEV basata sul 4 cilindri, per chi vuole l’elettrico quotidiano senza rinunciare alla lunga autonomia.
La BMW i3 Elettrica punta invece a fare sul serio, ereditando specifiche top dalla sorella maggiore iX3:
Launch Version: Il lancio sarà con la versione bimotore a trazione integrale da 470 CV.
Batteria e Autonomia: Dotata di una batteria da 108 kWh, promette, in condizioni ideali, un’autonomia superiore agli 800 km. Un valore che posizionerebbe la i3 al vertice assoluto della categoria.
Future Varianti: In seguito è probabile l’arrivo di versioni a trazione posteriore (ereditando così lo spirito delle prime Serie 3), per un’esperienza di guida più tradizionale e forse più accessibile.
Conclusioni: Una Scommessa Coraggiosa e Necessaria
Con questa mossa, BMW compie un atto di grande coraggio e rispetto. Non sostituisce la sua icona, la duplica, dando al cliente la scelta più ampia possibile in un periodo di transizione. Da una parte, la Serie 3 termica rassicura con una tecnologia affidabile e un’evoluzione sicura. Dall’altra, la i3 elettrica non è una semplice “Serie 3 a batterie”, ma una vettura nata su una piattaforma dedicata, con l’ambizione di diventare il nuovo benchmark per la guida dinamica in versione zero emissioni.
Il messaggio è chiaro: lo spirito della Serie 3, fatto di equilibrio, piacere di guida e innovazione, non muore. Si evolve, e nel 2026 avrà per la prima volta due cuori che battono all’unisono. L’appuntamento è in autunno con la i3, per assistere alla nascita di una nuova leggenda elettrica.