Categoria: anticipazioni

  • BYD Seal 6, restyling 2027: arriva il LiDAR e la potenza sale a 326 CV

    BYD Seal 6, restyling 2027: arriva il LiDAR e la potenza sale a 326 CV

    La BYD Seal 6 si prepara a un restyling profondo per il Model Year 2027. Il colosso cinese ha presentato in patria la versione aggiornata della berlina (in Italia conosciuta come Seal 6), che arriverà anche sul mercato europeo con un pacchetto di novità sostanziali: design rivisto, sensore LiDAR sul tetto per la guida assistita, dimensioni maggiori e un significativo incremento di potenza per le versioni elettriche. Con la versione ibrida plug-in, l’autonomia complessiva dichiarata tocca quota 2.370 km.

    BYD continua a spingere sull’acceleratore del rinnovamento. Dopo il successo delle Seal 6 e Seal 6 Touring arrivate in Italia nel 2025, la casa cinese ha svelato in Cina il Model Year 2027 della Seal 06, nota in Europa appunto come Seal 6 . L’aggiornamento, che anticipa le novità che arriveranno anche sul Vecchio Continente, è molto più di un semplice restyling stagionale.

    Design e dimensioni: più lunga e con il LiDAR sul tetto

    La nuova Seal 6 sfoggia un frontale ridisegnato con gruppi ottici completamente rinnovati e un posteriore con firme luminose aggiornate . L’elemento che salta subito all’occhio, però, è il sensore LiDAR integrato sul tetto . Grazie a questo sistema, l’auto può contare su una lettura più precisa dell’ambiente circostante, migliorando i sistemi di assistenza alla guida (il pacchetto “God’s Eye 5.0” o “God Eye B”) e innalzando il livello di sicurezza .

    Le dimensioni crescono sensibilmente. La lunghezza aumenta di circa 150 mm, superando i 4,85 metri . Secondo alcune fonti, la vettura raggiunge ora i 4.870 mm . Anche il passo cresce di 3 cm, arrivando a 282 cm .

    Più potenza per le elettriche, autonomia record per le ibride

    Le novità più importanti, però, si nascondono sotto il cofano. BYD ha rimesso mano all’intera gamma di propulsori.

    • Versioni elettriche (EV): La potenza delle Seal 6 a batteria subirà un balzo in avanti significativo, passando da 218 a 326 CV (240 kW) per la versione top di gamma . Un upgrade che promette di rendere la berlina decisamente più performante.
    • Batterie di seconda generazione: Le elettriche adottano le nuove Blade Battery di seconda generazione con capacità di 52,9 o 64,3 kWh e architettura a 800 volt, per autonomie dichiarate nel ciclo cinese CLTC comprese tra 530 e 630 km .
    • Versioni ibride plug-in (DM-i): Le ibride beneficiano di un motore 1.5 aspirato da 101 CV (74 kW) abbinato a un’unità elettrica da 175 kW (238 CV), una potenza in crescita rispetto al passato . Le batterie disponibili sono da 25,3 o 34,3 kWh, che consentono di percorrere fino a 320 km in modalità 100% elettrica nel ciclo CLTC .

    Il dato che colpisce di più è l’autonomia complessiva dichiarata: con un serbatoio da 65 litri e le batterie completamente cariche, la Seal 6 DM-i può percorrere fino a 2.370 km senza fermarsi . Un dato da “maratoneta” che la pone ai vertici della categoria. Le versioni plug-in beneficiano inoltre del sistema di sospensioni intelligenti DiSus C su alcuni allestimenti .

    Interni hi-tech con display rotante

    L’abitacolo non è da meno. La plancia della Seal 6 integra un display centrale rotante da 15,6 pollici e una strumentazione digitale da 8,8 pollici, con la possibilità di aggiungere un head-up display da 29 pollici . Il sistema operativo è l’ultima evoluzione del DiLink, con l’intelligenza artificiale DeepSeek per i comandi vocali . La leva del cambio è stata spostata dietro lo sterzo, liberando spazio per un vano portaoggetti e una piastra di ricarica wireless da 50 W.

    Prezzi in Cina e arrivo in Europa

    In Cina, i prezzi per il Model Year 2027 partono da 99.900 yuan (circa 12.800 euro) per la plug-in e da 109.900 yuan (14.100 euro) per l’elettrica . Il sensore LiDAR e il pacchetto di assistenza avanzata potrebbero far lievitare il prezzo di circa 11.000 yuan (1.600 dollari) .

    Per l’Italia, al momento il listino della Seal 6 parte da 37.900 euro per la berlina e 39.400 per la station wagon Touring , ma non è ancora nota la data di arrivo del restyling nel nostro paese .

  • Smart #2: l’erede della fortwo si svela sempre di più in vista del Salone di Parigi

    Smart #2: l’erede della fortwo si svela sempre di più in vista del Salone di Parigi

    L’attesa per la nuova Smart #2, l’erede spirituale della fortwo, cresce di giorno in giorno. A pochi mesi dalla presentazione ufficiale al Salone di Parigi 2026 (12-18 ottobre), emergono sempre più dettagli sulla citycar elettrica che promette di rivoluzionare il concetto di mobilità urbana. Dimensioni ultracompatte, un abitacolo hi-tech e un prezzo aggressivo la rendono una delle novità più attese dell’anno.

    L’iconica due posti di Smart si appresta a vivere una nuova vita, completamente elettrica. La Smart #2 sarà ufficialmente svelata al Salone di Parigi nell’ottobre 2026 , ma già oggi possiamo tracciare un quadro piuttosto completo di quella che sarà una delle citycar più interessanti del prossimo futuro.

    Dimensioni e piattaforma: un ritorno alle origini

    La nuova Smart #2 torna alle dimensioni che hanno reso celebre la fortwo. Sarà lunga circa 2,75 metri, larga 1,66 metri e alta 1,55 metri, con un passo di 1,87 metri . Un ingombro minimo, pensato per districarsi con agilità nel traffico cittadino e nei parcheggi più stretti.

    Alla base della vettura c’è la nuova piattaforma ECA (Electric Compact Architecture), sviluppata appositamente per veicoli elettrici ultracompatti . Non si tratta di un adattamento, ma di un progetto nato per ottimizzare gli spazi di una due posti. Il diametro di sterzata è di soli 6,95 metri, un valore che garantisce una manovrabilità eccezionale, paragonabile a quella della storica fortwo .

    Motore e batteria: l’autonomia giusta per la città

    La Smart #2 sarà spinta da un motore elettrico da 60 kW (80 CV) fornito da InfiMotion, con una velocità massima di 140 km/h . La batteria, con celle LFP di CATL assemblate da Geely, avrà una capacità di 35,7 kWh .

    L’autonomia stimata è di circa 300 km nel ciclo WLTP , più che sufficiente per l’uso quotidiano in città. La ricarica rapida in corrente continua sarà in grado di portare la batteria dal 10 all’80% in circa 20 minuti . Presente anche la funzione V2L (Vehicle-to-Load) per alimentare dispositivi esterni .

    Interni hi-tech con un tocco di design Mercedes

    L’abitacolo è uno dei punti di forza della nuova #2. Al centro della plancia spicca un ampio schermo touchscreen, affiancato da un quadro strumenti LCD compatto . A differenza di molte auto moderne, Smart ha mantenuto un blocco di pulsanti fisici sotto il display, una scelta apprezzabile per chi preferisce un controllo tattile e immediato .

    Le bocchette di aerazione, dal classico formato circolare, richiamano lo stile Mercedes . L’abitacolo offre inoltre due postazioni per la ricarica wireless degli smartphone, una presa da 12V e un pratico gancio sul portaoggetti .

    Un’anteprima tra murales e concept

    Per creare attesa, Smart ha lanciato una campagna di murales in sei città del mondo (Berlino, Parigi, Shanghai, Hong Kong, Buenos Aires e Melbourne), rivelando il design della vettura in anteprima . A giugno, la Smart Concept #2 aveva già fatto tappa a Roma, anticipando le linee e la filosofia interna del modello definitivo .

    Prezzo e posizionamento

    Le indiscrezioni parlano di un prezzo di partenza inferiore ai 20.000 euro per le versioni di accesso . La Smart #2 si posizionerà così in un segmento competitivo, puntando non solo sulle dimensioni compatte ma anche su design e qualità percepita, grazie al contributo del Mercedes-Benz Global Design Team . Le consegne ai primi clienti sono attese per il corso del 2027 .

    Per tutti gli appassionati, l’appuntamento è al Salone di Parigi di ottobre, dove finalmente la Smart #2 si mostrerà in tutto il suo splendore.

  • Alfa Romeo si rinnova: nel 2027 arriva il successore della Tonale prodotto a Melfi

    Alfa Romeo si rinnova: nel 2027 arriva il successore della Tonale prodotto a Melfi

    Il Biscione si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua storia. Durante il Tavolo Nazionale dell’Industria Automobilistica, convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è stata ufficializzata l’arrivo del successore della Tonale, un modello che segnerà un punto di svolta per il marchio milanese .

    Una nuova era per il Biscione

    Il nuovo C-SUV, attualmente ancora senza nome, arriverà sul mercato nel quarto trimestre del 2027 e sostituirà l’attuale Tonale nel portafoglio del marchio . Emanuele Cappellano, responsabile di Stellantis per l’Europa Allargata, ha svelato un primo teaser del posteriore, descrivendo il modello con parole che fanno ben sperare gli appassionati: “incarna una vera Alfa Romeo per carattere e stile, ed è davvero bellissima!” .

    Cuore e anima: piattaforma STLA Medium e produzione a Melfi

    Il nuovo SUV abbandonerà le architetture del passato per adottare la moderna piattaforma STLA Medium del gruppo Stellantis . Questa scelta tecnica è fondamentale: la stessa base è già utilizzata da modelli di successo come Peugeot 3008, Opel Grandland e Jeep Compass, garantendo flessibilità e tecnologie all’avanguardia .

    Proprio come annunciato, il modello sarà prodotto nel nuovo stabilimento di Melfi, in Basilicata, che diventa così un hub strategico per la rinascita del marchio . Questa scelta rappresenta un importante investimento per l’indotto italiano e per l’occupazione .

    Design: la firma del Centro Stile di Torino

    Le linee della nuova arrivata sono state disegnate dal Centro Stile Alfa Romeo di Torino, e il primo teaser lascia già intravedere un design più filante e muscoloso rispetto all’attuale Tonale . Lo sguardo si posa su un posteriore caratterizzato da spalle larghe, un lunotto molto inclinato e una firma luminosa a LED orizzontale che attraversa tutto il portellone . Un’anticipazione che fa presagire un’evoluzione stilistica decisa rispetto al linguaggio attuale.

    Una gamma multi-energia per tutte le esigenze

    La piattaforma STLA Medium, come da tradizione del gruppo, permetterà di offrire il nuovo SUV con diverse motorizzazioni “multi-energy” . La gamma comprenderà:

    • Mild Hybrid a benzina
    • Plug-in Hybrid (PHEV)
    • Full Electric (BEV)

    Questa strategia permetterà ad Alfa Romeo di rispondere in modo flessibile alle esigenze dei diversi mercati, affiancando le motorizzazioni tradizionali a quelle a zero emissioni, in un segmento sempre più competitivo .

    Posizionamento: al centro del mercato premium

    Il nuovo C-SUV andrà a posizionarsi nel cuore del mercato europeo, andando a competere con rivali del calibro di Audi Q3, BMW X2 e Cupra Formentor . All’interno della gamma Alfa Romeo, si collocherà al di sopra della Junior, andando a ricoprire il ruolo di modello di punta nel segmento dei SUV compatti . Al momento è ancora da definire se il modello sarà commercializzato anche in Nord America, dove il Tonale (e la sua gemella Dodge Hornet) non hanno raggiunto i risultati sperati .

    Cosa succede alla Tonale?

    La Tonale continuerà a essere prodotta nello stabilimento di Pomigliano d’Arco fino a novembre 2027, data in cui terminerà ufficialmente il suo ciclo produttivo . Questo significa che il nuovo modello non andrà a sostituirla immediatamente, ma convivranno per un breve periodo prima che il testimone passi definitivamente al successore.


    Scheda Tecnica Nuovo C-SUV Alfa Romeo

    CaratteristicaDettaglio
    NomeAncora da definire
    RuoloSostituto dell’Alfa Romeo Tonale
    PiattaformaSTLA Medium (Stellantis)
    ProduzioneStabilimento di Melfi (Italia)
    DesignCentro Stile Alfa Romeo (Torino)
    MotorizzazioniMild Hybrid, Plug-in Hybrid, Full Electric
    PresentazioneQuarto trimestre 2027 
    ConcorrentiAudi Q3, BMW X2, Cupra Formentor 
  • Denza Bao 5: il fuoristrada premium di BYD che sfida il Defender in Europa

    Denza Bao 5: il fuoristrada premium di BYD che sfida il Defender in Europa

    BYD continua la sua offensiva nel Vecchio Continente e lo fa con un’arma che non lascia spazio a mezze misure. Il gruppo cinese ha infatti lanciato in Europa, con il primo debutto ufficiale nel Regno Unito, il Denza Bao 5, un fuoristrada di lusso che punta dritto al cuore di un mercato dominato da nomi sacri come Land Rover Defender, Toyota Land Cruiser e Ineos Grenadier . Per chi segue il mercato cinese, questo nome non è nuovo: in patria, il modello è già un successo e viene venduto con il marchio Fangchengbao (Leopard 5) . Ora, però, arriva in Europa con un’identità più semplice e ambiziosa, pronta a stupire.

    Un prezzo da “ammiraglia” per sfidare i giganti

    La strategia di Denza è chiara e coraggiosa. A differenza di altri marchi cinesi che puntano tutto sul prezzo aggressivo, il Bao 5 arriva con un listino che lo mette alla pari con i suoi rivali più illustri . Nel Regno Unito, i prezzi partono da £69.500 per la versione Elegance e arrivano a £78.880 per la Ultimate . Per intenderci, il Defender 110 plug-in hybrid parte da circa £72.000 . Con questa mossa, Denza lancia una sfida diretta, puntando tutto sulla tecnologia e sulle dotazioni per convincere gli acquirenti più esigenti .

    Cuore PHEV da 536 CV: potenza senza compromessi

    Sotto il cofano, il Bao 5 nasconde un gioiello di ingegneria. La piattaforma è la DMO (Dual Mode Off-road), un’architettura dedicata al fuoristrada con telaio a longheroni (body-on-frame) che condivide con il pick-up BYD Shark 6 . La particolarità? Il motore endotermico, un 1.5 turbo a quattro cilindri da 148 CV, è montato longitudinalmente, una soluzione inedita per un plug-in hybrid .

    Ma la vera forza del Bao 5 è il sistema ibrido. Il piccolo motore a benzina lavora in simbiosi con due potenti motori elettrici (uno per asse) per generare una potenza combinata di ben 536 CV e 760 Nm di coppia . Il risultato è uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 4.8 secondi per la versione Elegance, un tempo da supercar per un fuoristrada di quasi tre tonnellate . La velocità massima è limitata elettronicamente a 180 km/h .

    La batteria Blade LFP da 31,8 kWh garantisce un’autonomia in elettrico di 90 km nel ciclo WLTP, con un’autonomia combinata che supera gli 860 km . La ricarica DC è veloce: si passa dal 30 all’80% in soli 16 minuti a 100 kW .

    Un fuoristrada vero: tre differenziali e sospensioni intelligenti

    Il Denza Bao 5 non è solo un SUV appariscente, ma un fuoristrada con le carte in regola per affrontare i percorsi più estremi. Il suo arsenale include tre differenziali autobloccanti (anteriore, posteriore e centrale) per garantire la trazione in ogni condizione . Ma il vero fiore all’occhiello è il sistema di sospensioni idrauliche DiSus-P , un’esclusiva BYD . Grazie a 20 sensori, questa tecnologia regola l’altezza da terra in un intervallo di 140 mm , portando il Bao 5 a toccare terra con un’impressionante luce a terra di 310 mm . Questo gli conferisce angoli di attacco e di uscita di 39° e 34° , superiori a quelli del Defender, rendendolo un avversario temibile sul fuoristrada più duro .

    Interni da ammiraglia: tecnologia e lusso

    L’abitacolo del Bao 5 è un concentrato di tecnologia e lusso. La plancia è dominata da ben quattro schermi: un quadro strumenti digitale da 12.3 pollici, un head-up display, un display centrale da 15.6 pollici per l’infotainment (con Google integrato) e un monitor dedicato al passeggero anteriore .

    Tra i dettagli più esclusivi spicca il vano portaoggetti centrale da 4.5 litri, che può funzionare come frigorifero (fino a -6°C) o come scaldabibite (fino a 50°C), controllabile anche tramite app . L’impianto audio è firmato Devialet, con fino a 18 altoparlanti, mentre i sedili sono riscaldabili, ventilati e dotati di funzione massaggio .


    Scheda Tecnica Denza Bao 5

    CaratteristicaDettaglio
    MarchioDenza (BYD)
    Altro nomeFangchengbao Bao 5 (Leopard 5)
    TelaioBody-on-frame (longheroni)
    Motori1.5 Turbo Benzina + 2 Motori Elettrici
    Potenza536 CV
    Coppia760 Nm
    0-100 km/h4,8 – 5,0 secondi
    Batteria31.8 kWh (LFP Blade)
    Autonomia Elettrica (WLTP)90 km
    Autonomia Combinata835 – 864 km 
    Luce a terra (max)310 mm (con sospensioni DiSus-P)
    Prezzo (UK)da £69.500 (circa 93.000 dollari)
    Lancio in EuropaEstate 2026 (prime consegne fine anno) 

  • Ares Atelier: il rilancio della supercar artigianale modenese

    Ares Atelier: il rilancio della supercar artigianale modenese

    Dopo le difficoltà che avevano portato alla liquidazione giudiziale, il marchio modenese Ares riparte con un nuovo nome, una nuova proprietà e un ambizioso piano industriale. La S1 torna in una versione evoluta, mentre la Panther si prepara a stupire gli appassionati.

    Il mondo delle supercar su misura, quello dove il cliente è co-creatore e ogni dettaglio viene cucito su misura, ha una nuova speranza. Ares Atelier, il marchio specializzato nella realizzazione di vetture ultra-esclusive, ha ufficialmente riaperto i battenti, segnando l’inizio di un nuovo capitolo nella sua storia .

    Un rilancio sostenuto da una nuova proprietà

    La rinascita di Ares è stata resa possibile dall’ingresso di nuovi investitori. A guidare l’operazione è il Proma Group , un’azienda campana con un fatturato di 1,1 miliardi di euro, 25 stabilimenti nel mondo e 5.000 dipendenti, specializzata nella produzione di componenti per l’automotive come sedili e sospensioni . Conosciuto per aver già salvato la tedesca Recaro, Proma Group è diventato azionista di maggioranza del marchio modenese, affiancato dall’investitore indipendente italo-svizzero Boris Collardi .

    La nuova compagine societaria ha l’obiettivo di garantire stabilità, risorse e una chiara prospettiva industriale di lungo periodo, senza però allontanarsi dall’identità originaria del brand . La sede resta saldamente a Modena, nel cuore della Motor Valley, a preservare il legame con un territorio che rappresenta un vantaggio competitivo in termini di competenze tecniche e tradizione .

    La nuova guida e la strategia

    Alla guida operativa di Ares Atelier è stato chiamato Antonio Trotta nel ruolo di general manager . Con una lunga esperienza maturata in Ferrari e in Bosch, Trotta rappresenta la scelta giusta per traghettare il marchio da una dimensione prevalentemente artigianale a una struttura industriale più solida e organizzata .

    La strategia è chiara: il marchio non vuole più essere solo un laboratorio di stile, ma un atelier automobilistico contemporaneo capace di unire cultura artigianale, gestione industriale e ambizione globale . Il progetto si fonda su quattro pilastri: design su misura, ingegneria avanzata, artigianalità e co-creazione con il cliente . Un’auto bespoke, insomma, che non è solo un mezzo di trasporto, ma un’esperienza di costruzione personale e un pezzo unico .

    S1 e Panther: i modelli del rilancio

    Il primo e più importante manifesto di questa nuova fase è la Ares S1, presentata al grande pubblico nella sua versione evoluta Model Year 2026 in occasione del MIMO, il Milano Monza Motor Show del 2026 .

    La S1 si evolve

    La nuova S1 non stravolge il suo linguaggio formale, ma introduce un importante aggiornamento tecnico e stilistico . Gli interventi hanno riguardato in particolare il sistema di illuminazione e una più profonda integrazione tra le superfici aerodinamiche e gli elementi funzionali . Un’evoluzione che mostra come, nel segmento bespoke, il design non sia più solo una questione estetica, ma diventi una componente tecnica legata all’efficienza e alla riconoscibilità del prodotto .

    Il design, sviluppato dal Centro Stile Ares, mantiene le linee che hanno reso celebre la vettura: un frontale corto e scolpito, un abitacolo avanzato e un parabrezza avvolgente .

    Panther: il modello da svelare

    Oltre alla S1, il piano di rilancio di Ares Atelier include il modello Panther . La supercar artigianale, che negli anni passati aveva già fatto parlare di sé come “Panther ProgettoUno”, tornerà a essere protagonista, sebbene i dettagli sul suo sviluppo e sulle caratteristiche definitive non siano ancora stati resi noti .

    Una presenza internazionale

    Per consolidare il suo posizionamento nel lusso e nell’unicità, Ares Atelier ha scelto di farsi vedere ai principali eventi del settore . Il primo appuntamento è stato il Gran Premio di Monaco di Formula 1, una vetrina ideale per il marchio, che ha accolto clienti, collezionisti e stakeholder in spazi riservati tra la Rocca e l’area del Beau Rivage . L’obiettivo è quello di rafforzare i legami con la propria clientela di riferimento e di mostrare al mondo la nuova identità del marchio .

  • Gruppo Chery: poker d’assi al MIMO 2026 con i nuovi marchi Chery, Lepas e iCAUR

    Gruppo Chery: poker d’assi al MIMO 2026 con i nuovi marchi Chery, Lepas e iCAUR

    Dopo il successo di OMODA e JAECOO, il colosso cinese raddoppia la sua presenza in Italia. Al Milano Monza Motor Show 2026 debutta la strategia multimarca del gruppo, con l’arrivo dei SUV plug-in Chery Tiggo 8 e Tiggo 9, delle eleganti Lepas L6 e L8, e dell’imponente fuoristrada iCAUR V27, previsto per il 2027.

    La presenza del Gruppo Chery al MIMO 2026, in programma all’Autodromo di Monza dal 26 al 28 giugno, non è stata una semplice vetrina. È stata la dimostrazione di una strategia ben precisa: conquistare il mercato italiano non con un singolo marchio, ma con una flotta articolata capace di coprire diversi segmenti e fasce di prezzo . Dopo l’ingresso di OMODA e JAECOO nel 2024, che nei primi cinque mesi del 2026 ha già superato le 17.300 immatricolazioni con una quota di mercato del 2,70% , il gruppo cinese ha ufficialmente dato il via alla sua espansione multimarca .

    Lo stand unico ha ospitato per la prima volta in Italia i marchi Chery, Lepas e iCAUR, affiancati ai consolidati OMODA e JAECOO, delineando una roadmap precisa per i prossimi anni. L’obiettivo dichiarato dal Business Director Chery Italy, Nicola Marsala, è quello di far conoscere e provare le nuove gamme, costruite attorno a motorizzazioni elettrificate e a un’offerta differenziata per esigenze e budget .

    Chery: il marchio omonimo si presenta con i SUV Tiggo 8 e Tiggo 9

    Il brand che dà il nome al gruppo farà il suo debutto commerciale in Italia tra il terzo e il quarto trimestre del 2026 con due SUV plug-in hybrid: i Chery Tiggo 8 PHEV e Tiggo 9 PHEV .

    Chery Tiggo 9 PHEV: l’ammiraglia a 7 posti

    È il SUV di punta della nuova offensiva. Con i suoi 4,81 metri di lunghezza e la configurazione a sette posti (2+3+2), è pensato per le famiglie numerose che cercano spazio, comfort e tecnologia senza rinunciare alle prestazioni . Il sistema Super Hybrid abbina un motore 1.5 TGDi a tre unità elettriche per una potenza complessiva di 428 CV e 580 Nm di coppia. La trazione è integrale e permette uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 5,8 secondi .

    L’abitacolo è un concentrato di lusso tecnologico: display centrale da 16 pollici, head-up display con realtà aumentata, impianto audio SONY con 14 altoparlanti, sedili anteriori ventilati, riscaldati e con funzione massaggio, fino a 10 airbag . Un’auto che si candida a competere con le migliori SUV europee del segmento.

    Chery Tiggo 8 PHEV: il SUV familiare

    Più compatto ma altrettanto interessante, il Tiggo 8 PHEV misura 4,72 metri e sviluppa 279 CV grazie allo stesso sistema Super Hybrid. La trazione è anteriore e l’accelerazione 0-100 km/h è coperta in 8,4 secondi . La batteria da 18,4 kWh garantisce un’ottima autonomia in modalità elettrica per l’uso quotidiano. La dotazione è completa: display da 15,6 pollici, head-up display, telecamera a 540 gradi, impianto audio SONY e un ricco pacchetto ADAS .

    Lepas: eleganza e design italiano per i SUV plug-in

    Il marchio Lepas, il cui nome fonde “Leap” e “Passion”, debutta in Italia con una filosofia legata alle élite urbane moderne e a un design che ha già fatto parlare di sé, presentato al Salone Auto Torino 2025 e alla Milano Design Week 2026 .

    Lepas L8: la prima ammiraglia, ordinabile da luglio

    La Lepas L8 è il primo modello ad arrivare sul mercato. Con i suoi 4,69 metri di lunghezza, un passo di 2,80 metri e un bagagliaio da 507 litri, è un SUV plug-in pensato per chi cerca spazio, stile e tecnologia . Il powertrain Super Hybrid eroga 279 CV, con un’accelerazione 0-100 km/h in 7,9 secondi e un’autonomia complessiva dichiarata di oltre 1.000 km . La batteria da 18,4 kWh permette di percorrere fino a 90 km in modalità 100% elettrica .

    Disponibile da luglio 2026, la Lepas L8 parte da un prezzo di 41.700 euro per l’allestimento Essence e sale a 44.700 per la versione Elegance, che aggiunge cerchi da 20″, tetto panoramico, sedili in ecopelle riscaldati, ventilati e massaggianti, e impianto audio SONY . La garanzia è di 7 anni o 150.000 km, con 8 anni per la batteria .

    Lepas L6 e L4: la gamma si allarga

    Entro la fine del 2026 arriverà la Lepas L6, un SUV compatto da 4,55 metri con lo stesso powertrain da 279 CV, pensato per un pubblico più giovane e attento al design . Le prestazioni dichiarate sono simili alla L8: 0-100 in 7,9 secondi, autonomia fino a 1.200 km . I consumi WLTP sono di soli 2,4 l/100 km con emissioni di CO₂ di 50 g/km . In seguito, è prevista anche la più compatta L4 per completare la gamma .

    iCAUR: il fuoristrada del futuro arriva nel 2027

    Il brand iCAUR è forse il più atteso e rappresenta il progetto più ambizioso del gruppo. È dedicato a SUV elettrificati con un’anima off-road, ispirati ai grandi classici del fuoristrada come il Defender o la Classe G .

    iCAUR V27: oltre 5 metri, 455 CV e 1.000 km di autonomia

    Il primo modello, l’iCAUR V27, è stato uno dei protagonisti del MIMO e sarà commercializzato in Italia nel primo trimestre del 2027 . Si tratta di un SUV imponente: oltre 5 metri di lunghezza, 1,98 metri di larghezza e 1,89 metri di altezza . Il design squadrato, la ruota di scorta esterna e le linee robuste richiamano i grandi fuoristrada del passato, ma la tecnologia è all’avanguardia .

    Il cuore pulsante è il sistema REEV (Range Extender Electric Vehicle), che abbina un motore 1.5 TGDi turbo benzina, utilizzato esclusivamente come generatore, a due motori elettrici, uno per asse. La potenza complessiva raggiunge i 455 CV con 505 Nm di coppia, permettendo un’accelerazione 0-100 km/h in 5,9 secondi . La batteria da 34,5 kWh (LFP CATL) garantisce un’autonomia in modalità elettrica di circa 150 km, mentre quella complessiva supera i 1.000 km .

    Le dotazioni sono al top: cerchi da 21″, fari Matrix Full LED, display centrale da 15,4 pollici 3K, Head-Up Display con realtà aumentata, impianto audio Pioneer a 15 altoparlanti e fino a 10 airbag . Per i veri appassionati di fuoristrada, il V27 offre 224 mm di altezza da terra, 600 mm di capacità di guado, angolo d’attacco di 24° e di uscita di 23° . La trazione integrale i-AWD, sviluppata da un team con esperienza motorsport, promette stabilità e controllo su ogni terreno . Se i prezzi cinesi (da 24.000 a 30.000 euro) verranno confermati anche in Europa, l’iCAUR V27 potrebbe diventare un’alternativa molto interessante ai costosi fuoristrada europei .

    Un piano per tutti i gusti

    Con questa strategia a quattro marchi, Chery punta a coprire l’intero spettro del mercato SUV elettrificato. OMODA e JAECOO fanno da base con una gamma consolidata, Chery si posiziona sul segmento dei SUV familiari plug-in, Lepas strizza l’occhio al design e all’eleganza, mentre iCAUR si rivolge a chi cerca un fuoristrada capace e tecnologicamente avanzato. Il 2026 e il 2027 si annunciano anni caldi per il mercato automobilistico italiano, con l’offensiva cinese che si fa sempre più articolata e, potenzialmente, irresistibile.

  • Mitsubishi Pajero: il ritorno del re del fuoristrada (e diventerà un sub-brand)

    Mitsubishi Pajero: il ritorno del re del fuoristrada (e diventerà un sub-brand)

    Cari lettori, segnatevi questa data: autunno 2026. Dopo cinque lunghi anni di silenzio, uno dei nomi più iconici del fuoristrada mondiale sta per tornare.

    Mitsubishi ha ufficialmente confermato il ritorno della Pajero. Non è un rumor, non è un’illusione ottica: la quinta generazione del celebre fuoristrada giapponese sarà presentata globalmente nei prossimi mesi .

    Ma la notizia non si ferma qui. Secondo le prime indiscrezioni, Mitsubishi non si limiterà a lanciare un semplice modello: la Pajero potrebbe diventare un vero e proprio sub-brand, sulla falsariga di quanto Toyota fa con Land Cruiser, con più varianti e allestimenti dedicati a diversi tipi di clientela .

    Vediamo tutti i dettagli.

    Un mito lungo 40 anni (e 3,25 milioni di esemplari)

    Prima di parlare del futuro, vale la pena ricordare cosa rappresenti la Pajero per la storia dell’automotive.

    Nata nel 1982, la Pajero (chiamata Montero in Nord America e Spagna, Shogun nel Regno Unito) ha dominato per quattro decenni il segmento dei fuoristrada puri . Con oltre 3,25 milioni di unità vendute in più di 170 paesi, è stata l’ammiraglia del marchio giapponese .

    Ma il suo vero biglietto da visita sono i 12 titoli alla Dakar, un record assoluto che parla da solo. Nessun altro costruttore ha vinto così tante volte il rally più duro del mondo. La Pajero Evolution, omologata per la competizione, è ancora oggi un mito tra gli appassionati .

    L’ultima generazione è uscita di scena nel 2021, dopo 40 anni di onorata carriera, lasciando un vuoto che Mitsubishi ha cercato di colmare con il Pajero Sport (basato sul pick-up L200). Ma non era la stessa cosa. I puristi attendevano il vero ritorno. Ed eccolo.

    La nuova Pajero: torna il telaio a longheroni

    La grande notizia tecnica è che la nuova Pajero tornerà alle origini. Dopo due generazioni con soluzioni ibride (telaio integrato ma con longheroni), Mitsubishi ha deciso di recuperare il telaio a longheroni del pick-up Triton (da noi conosciuto come L200) .

    Cosa significa? Significa che la nuova Pajero sarà un fuoristrada puro, con una struttura robustissima pensata per sopportare le sollecitazioni più estreme. Non un SUV da città con la pretesa di fare off-road, ma un vero 4×4 con:

    • Telaio separato: resistente e riparabile
    • Trazione integrale Super Select II: il sistema di Mitsubishi che permette di inserire la 4WD anche su asfalto
    • Riduttori e differenziali: per affrontare pendenze e terreni impossibili

    Non sarà però un semplice “L200 con la carrozzeria chiusa”. Mitsubishi ha dichiarato che la nuova Pajero avrà uno sviluppo dedicato per cabina e sospensioni, sia anteriori che posteriori, per garantire un comfort su strada degno di un’ammiraglia .

    Il motore: il 2.4 turbodiesel 4N16

    Sotto il cofano, la nuova Pajero dovrebbe ereditare il collaudato 2.4 litri turbodiesel 4 cilindri 4N16 del Triton, proposto in due varianti di potenza :

    VersionePotenzaCoppia
    Single Turbo184 CV430 Nm
    Twin Turbo204 CV470 Nm

    Il cambio dovrebbe essere un automatico a 6 rapporti (o forse 8, secondo alcune fonti), abbinato alla trazione integrale Super Select II .

    E non finisce qui. Secondo alcune indiscrezioni, Mitsubishi starebbe sviluppando anche una versione Plugin Hybrid (PHEV) , forte dell’esperienza maturata con la Outlander. Si parla di una potenza complessiva intorno ai 306-400 CV e di un’autonomia in elettrico fino a 85 km . Una mossa che consentirebbe alla Pajero di competere anche in Europa, dove i motori puramente diesel sono sempre più osteggiati dai limiti ambientali.

    Il design: teaser e prime immagini

    Mitsubishi ha pubblicato un’unica immagine teaser, che basta però a far impazzire i fan.

    La nuova Pajero avrà un frontale imponente, dominato da una firma luminosa a LED che richiama il linguaggio stilistico degli ultimi modelli del marchio (Eclipse Cross, Xforce). Un ampio listello luminoso attraversa tutta la calandra, spezzato al centro dal logo dei tre diamanti. Ai lati, due fari verticali a forma di “T” rovesciata .

    Il look è massiccio, squadrato, muscoloso. Niente linee morbide o ibride: questa è una vera off-road, e si vede.

    La strategia: un sub-brand alla Toyota Land Cruiser

    E qui arriviamo alla parte più interessante, quella che potrebbe cambiare le regole del gioco.

    Secondo le prime indiscrezioni provenienti dal Giappone, Mitsubishi vorrebbe trasformare Pajero in un sub-brand, esattamente come Toyota fa con Land Cruiser .

    Cosa significa? Che non ci sarà una sola Pajero, ma una famiglia di modelli che porteranno il nome dell’iconico fuoristrada. Le prime voci parlano di tre diverse varianti :

    1. Versione “dura e pura”: paraurti e passaruota in plastica grezza, interni spartani e lavabili, pensata per l’off-road estremo
    2. Versione “confortevole”: più curata negli interni, con materiali pregiati e finiture eleganti, per chi vuole una Pajero da tutti i giorni
    3. Versione “lusso”: interni in pelle, tecnologie avanzate, sospensioni adattive. Una sorta di “Range Rover giapponese”

    In questo senso, la nuova Pajero andrà a posizionarsi sopra la Outlander nella gamma Mitsubishi, diventando il vero fiore all’occhiello del marchio .

    Un ritorno anche in Europa? Forse sì (ma non è certo)

    La domanda che tutti gli appassionati del Vecchio Continente si fanno è: arriverà in Europa?

    La risposta al momento è: forse sì, ma con condizioni .

    Il problema si chiama normativa antinquinamento. In Francia, ad esempio, il malus ecologico (la tassa sui veicoli più emissioni) potrebbe rendere proibitivo il prezzo di un diesel puro. Mitsubishi sta valutando la questione, e la versione PHEV potrebbe essere la soluzione per aggirare l’ostacolo.

    Se arriverà, la Pajero sarà un concorrente diretto della Toyota Land Cruiser (con cui condividerà il segmento dei fuoristrada puri) e della nuova Nissan Patrol . Un trio nipponico che promette scintille.

    Un destino già scritto: la produzione in Thailandia

    La nuova Pajero sarà prodotta nello stabilimento Mitsubishi in Thailandia, sulla stessa linea del pick-up Triton . Una scelta logica, visto che il telaio a longheroni è condiviso.

    Per i mercati nordamericani, si parla anche di una possibile produzione in joint-venture con Nissan negli Stati Uniti, per aggirare i dazi all’importazione . Ma sono ancora solo voci.

    Cosa significa per il mercato? Il nostro giudizio

    Il ritorno della Pajero è una notizia che scalda i cuori. In un’epoca in cui i SUV si somigliano tutti, con carrozzerie portanti e trazioni integrali “tappeto”, vedere un costruttore che scommette su un fuoristrada vero è quasi commovente.

    La strategia del sub-brand, sul modello Land Cruiser, è intelligente. Permette di coprire più segmenti di mercato (dal purista al ricco cliente che vuole il lusso) con un unico nome forte, amato, riconoscibile.

    Il problema, per noi europei, resta il motore. Un diesel puro nel 2026 è un’anomalia. Mitsubishi lo sa, e la versione PHEV potrebbe essere la chiave per aprire le porte del Vecchio Continente. Se arriverà con un’ottima autonomia elettrica e prestazioni convincenti, potrebbe diventare il fuoristrada dei sogni anche per chi vive in città.

    Per ora, una cosa è certa: l’autunno 2026 sarà caldo. E noi non vediamo l’ora di metterci al volante.

  • Alfa Romeo, il coraggio di cambiare: il nuovo SUV compatto (forse Giulietta) nel piano FaSTLAne 2030

    Alfa Romeo, il coraggio di cambiare: il nuovo SUV compatto (forse Giulietta) nel piano FaSTLAne 2030

    L’Investor Day di Stellantis del 21 maggio 2026 ha scatenato un putiferio. Tra i fan del Biscione è bastata una slide per far partire un tam tam di voci su presunte “cancellazioni” e “addii” alle ammiraglie. Ma se scrostiamo la superficie della polemica, emerge una verità industriale molto chiara: Alfa Romeo sta compiendo una scelta coraggiosa e realistica per tornare a vincere in Europa.

    Vediamo i dettagli della novità più chiacchierata: il nuovo SUV compatto che tutti chiamano “erede della Giulietta”.

    Una nuova ammiraglia “compatta”: il C-SUV in arrivo nel 2027

    Il cuore della strategia 2030 del Biscione si chiama nuovo SUV compatto di segmento C . Il posizionamento è chirurgico: andrà a colmare il vuoto lasciato tra la piccola Junior (segmento B) e la più matura Tonale .

    Date chiave: L’arrivo è previsto per il 2027 .
    Motori: Sarà multi-energia, quindi sia ibrido che full electric .
    Piattaforma: Poggerà sulla nuova e flessibile STLA One .

    L’approccio è “pragmatico” secondo Stellantis . Invece di inseguire sogni globali nel segmento D (quello delle berline tradizionali), Alfa Romeo guarda il mercato reale: oggi in Europa la fetta più grossa della torta è quella dei SUV medi e piccoli .

    Il ritorno del nome “Giulietta”? L’indizio che fa sognare

    Qui arriva la parte più intrigante. Ufficialmente, Alfa Romeo non ha ancora deciso il nome . Ma durante l’Investor Day, i vertici hanno rilasciato una frase che non lascia spazio a dubbi sul carattere dell’auto.

    Nella nota ufficiale si legge che il modello sarà “In continuità con icone come 147 e Giulietta” .

    La macchina sarà una crossover, certo. Ma se il marchio decide di chiamarla Giulietta, avrà un impatto emotivo devastante sul pubblico. Significherebbe che Alfa Romeo non ha paura di “sporcare” i nomi sacri, ma anzi li adatta al presente: una Giulietta moderna, più alta, muscolosa, pronta a lottare nel segmento caldo del mercato .

    Che fine fanno Giulia e Stelvio? Non sono morte, ma…

    Ecco il punto che ha fatto arrabbiare molti. Nelle slide dell’Investor Day, le nuove generazioni di Giulia e Stelvio erano assenti . Questo ha fatto gridare alla “cancellazione”. La verità, emersa nei comunicati dei giorni successivi, è leggermente diversa: non sono cancellate, ma congelate.

    Le attuali Giulia e Stelvio resteranno in produzione (con i gloriosi V6 Quadrifoglio) almeno fino al 2027 .
    Il futuro? Alfa Romeo “sta studiando soluzioni per continuare a competere nel segmento D” .

    In pratica, le ammiraglie non arriveranno prima del 2030. Per chi ama le berline classiche, sarà una lunga attesa. Ma è una scelta di sopravvivenza: meglio concentrare gli investimenti su ciò che vende oggi (il C-SUV) che affrettare un progetto ibrido/elettrico di segmento D in un mercato che forse non è ancora pronto .

    Cosa ci aspetta: design e tecnologia

    Le anticipazioni stilistiche parlano di un’auto aggressiva. Il frontale avrà un Trilobo tridimensionale scavato, fari a LED ridotti a linee sottili e un cofano muscoloso . I cerchi manterranno la tradizione “a petalo”, ma in chiave moderna.

    Tecnologicamente, la piattaforma STLA One sarà un jolly. Stellantis ha promesso la possibilità di sterzo steer-by-wire (senza collegamento meccanico) , che permetterà agli ingegneri del Biscione di calibrare digitalmente quel “piacere di guida” che non può mancare su un’Alfa, anche condividendo la base con altri marchi del gruppo.

    Un verdetto

    Alfa Romeo ha scelto la via della concretezza. Addio ai proclami di sfida globale a BMW e Mercedes nel breve termine, benvenuti a una strategia da “marchio regionale europeo” che punta sui volumi del segmento C .

    Questa scelta brucia per i puristi delle berline longitudinali, ma potrebbe rivelarsi l’unico modo per garantire un futuro al Biscione. Se la nuova “Giulietta” SUV avrà successo, porterà i soldi necessari per far tornare un giorno una vera Giulia. Se fallisce, rischiamo di assistere all’ultimo capitolo della storia del Biscione.

    Per ora, una cosa è certa: il 2027 non è mai stato così atteso.

  • Stellantis, l’addio all’impero: ecco il piano FaSTLAne 2030. Marchi ridimensionati, Alfa Romeo declassata e stabilimenti aperti ai cinesi

    Era nell’aria da mesi, ma ora è ufficiale. Durante l’Investor Day tenutosi il 20 e 21 maggio 2026 ad Auburn Hills (Michigan), l’amministratore delegato Antonio Filosa ha svelato il nuovo piano strategico quinquennale: FaSTLAne 2030 . Un nome che evoca velocità, ma che per molti marchi storici del gruppo segna una brusca frenata.

    Dietro i numeri colossali – 60 miliardi di euro di investimenti e 60 nuovi modelli entro il 2030  – si nasconde una riorganizzazione drastica. Stellantis abbandona la logica del “tutti uguali” per creare una gerarchia netta. Il verdetto è chiaro: solo chi produce volumi e margini conta. Gli altri? Regionalizzati, messi in naftalina o affidati ai cinesi.

    La nuova gerarchia: i 4 che comandano (e chi invece scompare)

    Filosa ha suddiviso i 14 marchi in cerchi concentrici, con regole ferree sugli investimenti .

    I Globali (70% degli investimenti) :
    Solo quattro brand riceveranno risorse massicce: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, insieme alla divisione commerciale Pro One . Sono loro che dovranno guidare la crescita globale del gruppo.

    I Regionali (declassati) :
    Cinque marchi vengono “ridimensionati” a realtà locali. Tra questi spicca Alfa Romeo, che perde ufficialmente lo status di globale per diventare un marchio regionale . Non più un’aspirante rivale di BMW, ma una realtà destinata a condividere piattaforme e tecnologie con il gruppo senza più ambizioni mondiali. Insieme a lei, Chrysler, Dodge, Citroën e Opel .

    I “Satelliti” (fine dell’autonomia) :
    Ecco il punto più dolente per gli italiani. DS e Lancia vengono private di qualsiasi indipendenza. DS sarà gestita da Citroën, mentre Lancia passa sotto il controllo diretto di Fiat . Non avranno più una propria strategia di prodotto, ma diventeranno “marche specialità”: di fatto, delle costose sorelle estetiche di modelli Fiat o Peugeot, vendute a un prezzo più alto. Un destino già ipotizzato e ora ufficializzato.

    L’eccezione di lusso :
    Maserati continua a esistere nel segmento del lusso puro, con l’arrivo di due nuovi modelli di segmento E entro il 2030. Un piano industriale dedicato sarà presentato a dicembre 2026 a Modena .

    Abarth e la “svista” del piano

    Una domanda brucia tra gli appassionati: e Abarth? Nel mega-piano da 60 miliardi e 60 modelli, il nome dello Scorpione è inspiegabilmente assente . Una notizia che fa tremare i puristi: il marchio delle prestazioni sembra essere stato momentaneamente dimenticato, o peggio, accantonato in attesa di un destino di nicchia.

    La produzione: stop ai sogni, benvenuti partnership

    Il piano Filosa è anche una resa alla realtà industriale. Gli stabilimenti europei sono sottoutilizzati (attualmente al 60%) e vanno saturati. Come? Con due mosse:

    1. Riduzione della capacità (ma senza licenziamenti diretti) :
    Stellantis taglierà 800mila unità di capacità produttiva in Europa entro il 2030 . Nessun impianto verrà chiuso ufficialmente, ma si procederà a riconversioni (es. Poissy in Francia) e alla condivisione delle linee con i partner .

    2. Apertura ai cinesi :
    Questa è la svolta più clamorosa. Per riempire gli stabilimenti, Stellantis apre le porte ai costruttori cinesi.

    • Dongfeng: Dopo mesi di trattative, è stato annunciato che i cinesi produrranno modelli del loro marchio premium Voyah nello stabilimento di Rennes, in Francia . Inoltre, è prevista una joint venture europea controllata da Stellantis al 51% . Si ipotizza addirittura una futura cessione di asset strategici come lo stabilimento di Cassino, attualmente in forte sofferenza produttiva .
    • Leapmotor: L’alleanza si rafforza. Stellantis condividerà la capacità produttiva negli stabilimenti di Madrid e Saragozza . La Leapmotor B10 sarà prodotta in Spagna già dal 2026 .

    L’obiettivo dichiarato è portare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80% . Il metodo? “Asset-light” in Asia e “produzione per conto terzi” in Europa.

    Cosa significa per il futuro?

    Il “FaSTLAne 2030” segna la fine dell’era in cui ogni marchio doveva avere un’anima e una piattaforma unica. Stellantis diventa un gigante che assembla tecnologie (Nvidia, Qualcomm, Mistral AI per l’AI)  e sfrutta le carrozzerie dei partner cinesi per tenere accesi i motori delle fabbriche.

    Per Alfisti e Lancisti è un colpo duro: i loro marchi non sono più ambasciatori del “Made in Italy” nel mondo, ma pedine di un tabellone regionale.
    Per il mercato, invece, potrebbe significare auto più economiche (arriva la E-Car da 15mila euro a Pomigliano) , ma anche una proliferazione di modelli “clone” venduti con fari diversi.

  • Lancia Gamma (2026): il ritorno dell’ammiraglia ibrida ed elettrica. Prodotta a Melfi, ma il futuro è da satellite di lusso per Fiat

    Lancia Gamma (2026): il ritorno dell’ammiraglia ibrida ed elettrica. Prodotta a Melfi, ma il futuro è da satellite di lusso per Fiat

    Dopo anni di attesa e mille indiscrezioni, Lancia Gamma è finalmente realtà. La nuova ammiraglia del brand, svelata in anteprima mondiale, segna un capitolo cruciale nella rinascita del marchio. Tuttavia, mentre gli appassionati speravano in una rinascita autonoma, i fatti industriali raccontano un’altra storia. La nuova Gamma nasce “gemella” sotto la pelle, ma il suo destino sembra già scritto: trasformare Lancia in un marchio satellite del lusso per Fiat, perdendo buona parte della sua storica autonomia.

    Piattaforma comune: parentela stretta con Peugeot 3008 e DS 7

    La nuova Lancia Gamma abbandona ogni nostalgia meccanica e abbraccia la logica di gruppo. Costruita sulla piattaforma modulare STLA Medium , la vettura condivide segretamente ossa e organi con le nuove Peugeot 3008 e DS 7, oltre che con la futura Opel Grandland.

    • Lunghezza: circa 4,70 metri (ammiraglia del segmento D).
    • Motori: termici mild-hybrid (1.2 PureTech da 136 CV) e full elettrici (da 210 a 320 CV, batteria da 98 kWh per oltre 600 km di autonomia WLTP).
    • Interni: la vera firma Lancia è nel design: sedili “cannocchiale”, plancia sospesa e il nuovo sistema SALA (Sound Air Light Augmentation) già visto su Ypsilon.

    Ma sotto il vestito elegante, la tecnologia è PSA-Stellantis al 100%. Nessun sviluppo meccanico dedicato, nessun motore Lancia. Un boomerang per chi ricordava la tradizione.

    Prodotta a Melfi: l’Italia ci sarà (ma senza identità)

    Buona notizia per lo stabilimento lucano: la nuova Lancia Gamma verrà assemblata a Melfi, in Basilicata, accanto alla Jeep Compass. Un investimento importante che ha richiesto l’adeguamento della linea all’architettura STLA Medium.

    La produzione italiana salva il made in Italy, ma è un’arma a doppio taglio: lo stabilimento è ormai una fabbrica “multimarca” che assembla pezzi comuni per diversi brand del gruppo. La Gamma non avrà una sua linea dedicata, ma uscirà a singhiozzo tra un SUV Fiat e una Compass.

    L’addio all’autonomia: Lancia diventerà satellite di Fiat per il lusso

    La notizia più amara arriva dalla strategia a lungo termine. Fonti interne a Stellantis confermano ciò che molti temevano: Lancia perderà definitivamente la sua autonomia progettuale e ingegneristica. Entro il 2027, il brand si trasformerà in una sorta di “sotto-marchio di Fiat” dedicato al lusso, analogamente a quanto già accade con DS per Citroën.

    In pratica:

    • Fiat produrrà auto utilitarie, crossover e familiari per le masse.
    • Lancia offrirà versioni più raffinate, eleganti e costose derivate da modelli Fiat (o già esistenti Stellantis), con interni pregiati e design esclusivo, cosi come Abarth farà per le versioni più pepate.
    • Nessun modello Lancia unico: ogni futura Lancia sarà una “Fiat premium” ribattezzata per i mercati selezionati (solo Europa, niente Cina o USA).

    Il primo esempio è già sotto gli occhi di tutti: la nuova Ypsilon, nata sulla piattazza della Peugeot 208 / Opel Corsa, ma con un allestimento “luxury” che anticipa il concept. La Gamma seguirà la stessa filosofia: non un’auto pensata da zero per Lancia, ma una gemella ricca della 3008.

    Cosa significa per gli appassionati?

    Per chi ama il marchio, è una doccia fredda. Addio al mito di auto uniche come Delta Integrale, Thema 8.32 o la stessa Gamma degli anni ’80. Benvenuto in un’era di rebadge di lusso, dove la griffe varrà più della meccanica.

    Per il mercato, invece, potrebbe essere una mossa vincente: Stellantis non investe miliardi in un brand di nicchia, ma sfrutta l’appeal Lancia per vendere auto Fiat/Peugeot a margini più alti.

    Scheda tecnica sintetica – Lancia Gamma (2026)

    CaratteristicaDettaglio
    PiattaformaSTLA Medium (Peugeot 3008, DS 7)
    Lunghezza4,70 m
    ProduzioneStabilimento Stellantis di Melfi (PZ)
    Motori1.2 PureTech 136 CV MHEV / Elettrici 210-320 CV
    Autonomia EVfino a 620 km (WLTP)
    Parentele tecnichePeugeot 3008, DS 7, Opel Grandland
    Strategia futuraSub-brand di lusso di Fiat, senza autonomia progettuale

    Giudizio personale

    La nuova Lancia Gamma è un’auto bella, elegante, tecnologicamente moderna. Peccato che non sia davvero una Lancia. È una Peugeot 3008 con altri vestiti, prodotta a Melfi per far quadrare i conti Stellantis. Il futuro del marchio? Non più da protagonista, ma da satellite di lusso al servizio di Fiat. Per alcuni basterà a far brillare il logo. Per chi ama la storia, sarà difficile non sentirsi traditi.