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  • Moto dopo l’estate: rimessaggio invernale o guida al freddo? Ecco come prepararla al meglio

    Moto dopo l’estate: rimessaggio invernale o guida al freddo? Ecco come prepararla al meglio

    L’estate finisce, le giornate si accorciano e per molti motociclisti arriva il momento di fare i conti con l’inverno. Due le strade possibili: mettere la moto in “letargo” fino alla prossima bella stagione, oppure continuare a guidare affrontando pioggia e basse temperature. In entrambi i casi, una corretta manutenzione stagionale è fondamentale per sicurezza, durata del mezzo e serenità alla guida. Ecco una guida pratica per tutte le esigenze.

    Per chi ferma la moto: il rimessaggio invernale passo dopo passo

    Se hai deciso che la stagione delle due ruote per quest’anno è finita, non basta chiudere il garage e dimenticarsi della moto fino a marzo. Un rimessaggio trascurato è la causa principale dei problemi meccanici di inizio stagione: batterie morte, serbatoi arrugginiti, gomme ovalizzate e freni che non rispondono come dovrebbero . Ecco i passaggi da seguire.

    1. Lavaggio accurato: mai mettere via una moto sporca

    Può sembrare un dettaglio estetico, ma è uno degli errori più comuni . Fango, polvere dei freni e residui stradali, se lasciati agire per mesi, intaccano le finiture metalliche e le sovrastrutture, possono rovinare le parti elettriche e favorire la ruggine . Una lavata approfondita con acqua tiepida e un sapone neutro o un prodotto specifico per moto è d’obbligo . Asciuga bene ogni zona, prestando particolare attenzione a pinze freni e dischi . Una volta asciutta, una passata di lubrificante sulla catena e sui cavi proteggerà le parti mobili dall’ossidazione .

    2. Catena: pulizia e lubrificazione

    La catena deve essere pulita e lubrificata prima del riposo. Usa un pennello e un prodotto specifico o del petrolio bianco per eliminare la sporcizia e i residui di grasso vecchio, poi asciuga con carta assorbente. Dopo un paio d’ore, applica un lubrificante spray per trasmissione .

    3. Batteria: il nemico numero uno del letargo

    La batteria è l’elemento che più soffre il freddo e l’inattività . Lasciarla collegata per mesi senza accendere la moto significa trovarla completamente scarica (o deteriorata in modo irreversibile) in primavera . La soluzione ideale è un mantenitore di carica intelligente, che la tiene in vita senza stressarla . Se non hai una presa in garage, smonta la batteria e portala in un luogo asciutto e temperato, ricaricandola almeno una volta al mese .

    4. Pneumatici: evitare l’ovalizzazione

    Lasciare la moto ferma nella stessa posizione per mesi grava sugli pneumatici, che rischiano di ovalizzarsi nel punto di contatto (flat spotting) . Per evitarlo:

    • La soluzione migliore: usa cavalletti anteriori e posteriori per sollevare la moto da terra .
    • In alternativa: usa il cavalletto centrale (se presente) e controlla periodicamente la pressione, evitando che scenda sotto 1 bar . Ogni due settimane, sposta la moto di qualche centimetro per cambiare il punto d’appoggio .

    5. Serbatoio: pieno o vuoto? Dipende

    Qui ci sono due scuole di pensiero, ma la risposta dipende dal materiale del serbatoio:

    • Serbatoio in metallo: meglio lasciarlo pieno fino all’orlo con benzina, aggiungendo un additivo stabilizzante per evitare che il carburante si degradi e crei depositi . Il serbatoio pieno evita la condensa sulle pareti interne, che è la principale causa di ruggine .
    • Serbatoio in plastica o alluminio: puoi lasciarlo anche vuoto, non ci sono problemi di ruggine .

    6. Copertura: telo traspirante

    Se la moto resta in garage, un telo specifico (meglio se traspirante) evita la formazione di condensa e la protegge dalla polvere . I teli di plastica impermeabili non sono consigliati perché intrappolano l’umidità .


    Per chi continua a guidare: moto e accessori per affrontare l’inverno

    Se invece sei tra quelli che non rinunciano alle due ruote nemmeno con il freddo, la preparazione è diversa ma altrettanto importante. Il primo nemico del motociclista in inverno è la dispersione del calore , e le condizioni stradali richiedono maggiore attenzione.

    Abbigliamento: il sistema a strati

    Non basta un giubbotto pesante. Il segreto per stare al caldo e asciutti è vestirsi a strati, come gli alpinisti :

    1. Strato base: tessuti tecnici termici che mantengono la pelle asciutta e favoriscono la traspirazione .
    2. Strato intermedio: pile o softshell per trattenere il calore senza appesantire .
    3. Strato esterno: giacca invernale da moto con protezioni, membrana impermeabile e antivento .

    Non dimenticare i punti critici: mani, piedi e collo. Guanti con membrana antivento e strato caldo interno, calze tecniche e un tubolare invernale fanno la differenza tra un viaggio confortevole e uno da dimenticare .

    Accessori utili per l’inverno

    Alcuni accessori possono migliorare notevolmente comfort e sicurezza:

    • Manopole e sella riscaldate: un grande aiuto per mantenere calde le parti del corpo più esposte al freddo .
    • Paramani: riducono il flusso d’aria sulle mani, proteggendo anche dalla pioggia .
    • Fendinebbia o faretti LED ausiliari: aumentano la visibilità in condizioni meteo avverse o con giornate più corte .
    • Interfono: permette di ascoltare le indicazioni del GPS e rispondere alle chiamate senza togliere le mani dal manubrio .

    Manutenzione più frequente

    Guidare in inverno significa esporre la moto a condizioni più aggressive: umidità, sale sulle strade, temperature rigide. La manutenzione deve essere più frequente :

    • Lavaggio regolare: soprattutto se le strade sono salate, per proteggere la moto dalla corrosione .
    • Controllo gomme: il freddo influisce sulla pressione. Verificala più spesso. Considera l’acquisto di pneumatici invernali, con mescola e disegno specifici per asfalto freddo e umido .
    • Attenzione alla batteria: il freddo ne riduce l’efficienza. Un mantenitore di carica, se possibile, è sempre utile .
    • Luci e visibilità: controlla il funzionamento di tutte le luci e mantieni pulita la visiera del casco. Indossa abbigliamento hi-visibility .

    Guida prudente

    Su asfalto umido o gelato, ogni manovra deve essere più dolce e graduale, soprattutto la frenata . Aumenta la distanza di sicurezza e presta particolare attenzione a strisce pedonali bagnate, tombini e zone d’ombra dove può formarsi ghiaccio . Quando la temperatura scende sotto i 4°C, valuta se uscire davvero: le gomme tradizionali perdono aderenza e il rischio aumenta .

  • Vespa Primavera 125 80th: un tuffo nel passato per celebrare 80 anni di leggenda

    Vespa Primavera 125 80th: un tuffo nel passato per celebrare 80 anni di leggenda

    La Vespa spegne 80 candeline e lo fa con una serie speciale che è molto più di una semplice edizione limitata. La Vespa Primavera 125 80th è un viaggio nel tempo, un omaggio agli albori di uno dei simboli più amati del Made in Italy. Con una livrea Verde Pastello che rievoca le origini e dettagli curati nei minimi particolari, questa versione celebrativa è ora disponibile nei concessionari al prezzo di 5.750 euro .

    Il 23 aprile 1946 veniva depositato il brevetto della Vespa . Ottant’anni dopo, Piaggio celebra questo straordinario traguardo con una serie speciale che incarna lo spirito originale del mitico scooter . La Vespa Primavera 125 80th non è solo un mezzo di trasporto, ma un pezzo di storia, un oggetto di design che racconta un’epoca .

    Una livrea che parla di storia

    Il cuore pulsante di questa edizione limitata è la sua esclusiva colorazione Verde Pastello . Non si tratta di una tinta qualsiasi: è stata recuperata dagli archivi storici Piaggio, prendendo ispirazione dal codice colore delle primissime produzioni monocolore del dopoguerra . Un verde che evoca la primavera del 1946, quando la Vespa iniziò il suo inarrestabile cammino .

    Questo colore non è riservato solo alla carrozzeria, ma si estende in un raffinato gioco tono su tono a numerosi dettagli :

    • Profili dello scudo e maniglione passeggero: elementi che abbracciano la stessa tinta pastello .
    • Specchi retrovisori, blocchetti comandi e leveraggio sospensione anteriore: anch’essi in tinta, con finitura satinata che contrasta elegantemente con la carrozzeria lucida .
    • Cerchi ruota: verniciati in Verde Pastello e con un design che reinterpreta in chiave moderna la struttura chiusa in lamiera stampata delle ruote delle Vespa d’epoca . Su di essi spicca la scritta “Est. 1946” e il canale con finitura diamantata .

    Completano il quadro estetico la sella, le manopole e gli inserti in gomma della pedana, realizzati in una tonalità di verde più scura, e la griglia di raffreddamento sulla fiancata sinistra, un dettaglio tecnico e stilistico che richiama le soluzioni delle origini .

    Dettagli celebrativi e tecnologia contemporanea

    A rendere immediatamente riconoscibile la Vespa Primavera 80th ci pensano due elementi esclusivi :

    • La targhetta “80th” sullo scudo, affiancata al logo Vespa .
    • Il badge “80 years of Vespa Est. 1946” sul retroscudo, disegnato appositamente per l’anniversario .

    Ma questa Vespa non è solo un omaggio al passato. Sotto l’estetica vintage si nasconde la migliore tecnologia contemporanea .

    • Motore: Spinge la Primavera 80th il motore i-get da 125 cc, conforme alla normativa Euro 5+, che garantisce un’erogazione fluida, reattiva ed efficiente, perfetta per la città . La guida è descritta come agile e reattiva nel traffico urbano .
    • Tecnologia: Il quadro strumenti LCD a colori offre un’interfaccia chiara e moderna, mentre il sistema keyless e la porta USB nel vano scudo aggiungono un tocco di praticità quotidiana .
    • Connettività: La Vespa MIA, fornita di serie, permette di connettere lo smartphone allo scooter per gestire chiamate, musica e navigazione a pittogrammi direttamente dal manubrio .

    Una festa che ha unito il mondo

    La celebrazione dell’80esimo anniversario è culminata a Roma, dal 25 al 28 giugno 2026, con il “Vespa Roma 2026 – 80 Years of an Icon” . L’evento, che ha visto la partecipazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni , ha richiamato decine di migliaia di appassionati da tutto il mondo, con oltre 10.000 Vespe che hanno invaso il centro storico, sfilando davanti al Colosseo . Un vero e proprio pellegrinaggio laico che ha confermato come la Vespa sia molto più di uno scooter: un simbolo universale di stile, libertà e dolce vita .

    Con la Vespa Primavera 125 80th, Piaggio ha saputo creare un connubio perfetto tra memoria e modernità, regalando agli appassionati un oggetto che è allo stesso tempo un pezzo da collezione e un perfetto compagno per le strade di oggi .

  • Peugeot Pulsion EVO R: il GT francese si veste di rosso in 100 esemplari esclusivi

    Peugeot Pulsion EVO R: il GT francese si veste di rosso in 100 esemplari esclusivi

    Il marchio del Leone alza il tiro e presenta una versione speciale del suo urban GT di maggior successo: il Peugeot Pulsion EVO R arriva in Italia in una serie limitata e numerata di soli 100 esemplari, pensata per chi cerca un mix di praticità quotidiana e un look decisamente più sportivo .

    Un’estetica che richiama le competizioni

    La vera anima del Pulsion EVO R si gioca tutta sull’abbinamento cromatico e sui dettagli distintivi. La carrozzeria è dominata dalla tinta Snow White, che viene accesa dall’Ultimate Red scelto per i cerchi in lega e per alcune grafiche specifiche . Una combinazione che richiama esplicitamente l’immaginario delle competizioni, trasformando uno scooter urbano in un oggetto dal fascino collezionistico .

    Rispetto al Pulsion di serie, il pacchetto EVO R introduce elementi che ne accentuano il carattere grintoso :

    • Parabrezza GT oscurato: dimensioni più contenute per migliorare la penetrazione aerodinamica e conferire un aspetto più aggressivo al frontale .
    • Pedane in alluminio: un dettaglio tecnico mutuato dal mondo delle moto sportive .
    • Assetto studiato: mantiene il perfetto equilibrio tra la stabilità tipica di un Gran Turismo e la maneggevolezza necessaria nell’uso quotidiano in città .

    La tecnica del Pulsion EVO: un GT compatto e raffinato

    Da un punto di vista puramente tecnico, il Pulsion EVO R non presenta variazioni rispetto al già noto Pulsion EVO . Sotto la carrozzeria dal taglio sportivo troviamo un telaio in tubi d’acciaio con una forcella teleidraulica che garantisce un’escursione di tutto rispetto per la categoria .

    Il cuore pulsante è il collaudato monocilindrico a 4 tempi da 125 cc, raffreddato a liquido, che eroga 13,5 CV a 8.800 giri/min e una coppia di 12 Nm . La trasmissione è la classica CVT automatica con cinghia e frizione centrifuga.

    La ciclistica è completata da:

    • Ruota anteriore da 14″ e posteriore da 13″ con pneumatici Mitas Touring Force .
    • Freni a disco con ABS di serie .
    • Vano sottosella capace di ospitare un casco integrale e un jet contemporaneamente, un plus di praticità non indifferente .

    Solo 100 esemplari numerati per l’Italia

    La scelta di fissare un tetto a sole 100 unità per il mercato italiano trasforma questo scooter in un’edizione da collezione e spinge alla prenotazione anticipata . Il prezzo di lancio è fissato a 3.799 euro, con le prime consegne ai concessionari previste a partire dal 15 luglio 2026 .

    Le prenotazioni sono già aperte presso la rete di vendita Peugeot Motocycles, ma chi è interessato farebbe bene a muoversi in fretta: non è garantita la produzione di un secondo lotto per l’Italia .


    Scheda Tecnica Peugeot Pulsion EVO R

    CaratteristicaDettaglio
    MotoreMonocilindrico 125 cc, 4 tempi, raffreddato a liquido
    Potenza13,5 CV (9,9 kW) a 8.800 giri/min 
    Coppia12 Nm
    TrasmissioneCVT automatica
    RuoteAnteriore 14″, Posteriore 13″ 
    PneumaticiMitas Touring Force (120/70-14, 140/60-13) 
    FreniDisco con ABS
    Vano sottosella45 litri (casco integrale + jet) 
    Altezza sella790 mm 
    Peso151 kg a vuoto 
    EdizioneLimitata e numerata, 100 esemplari per l’Italia
    ColoreSnow White con cerchi e dettagli Ultimate Red
    Prezzo3.799 € 
    ConsegneDal 15 luglio 2026 
  • QJ Motor SQ 350: il ruote alte che sfida i big con prezzo e dotazione da urlo

    QJ Motor SQ 350: il ruote alte che sfida i big con prezzo e dotazione da urlo

    Il segmento degli scooter a ruote alte si è da tempo stabilizzato su un duopolio di fatto, con Honda SH e Piaggio Beverly a farla da padroni. Ma quando un costruttore si presenta con un prodotto che costa 1.400 euro in meno del modello di riferimento, monta un motore da 29 CV e offre una dotazione che i concorrenti si sognano, allora forse è il caso di prestare attenzione . Questo è il caso del QJ Motor SQ 350, un midi scooter che si fa largo a suon di qualità, tecnologia e un prezzo da vero affare.

    Un motore da 29 CV e ruote da 16 pollici

    Il cuore pulsante dell’SQ 350 è un monocilindrico da 330 cc raffreddato a liquido che eroga 29 CV a 7.500 giri e 31,5 Nm di coppia a 5.250 giri . Un’architettura tradizionale per il segmento, ma con una particolarità che gli addetti ai lavori hanno subito notato: la piacevole musicalità del propulsore, descritta come un ronzio che ricorda i motori Honda delle generazioni passate .

    La trasmissione è l’affidabile CVT automatica, mentre il vero segreto del comfort è tutto nelle ruote da 16 pollici su entrambi gli assi. Questa scelta garantisce stabilità e sicurezza anche sulle pavimentazioni più sconnesse, rendendo l’SQ 350 un compagno affidabile sia per il traffico urbano che per i tragitti più lunghi .

    Dotazione di serie da categoria superiore

    E qui arriva la sorpresa. La lista dell’equipaggiamento di serie è roba da allestimento “top” dei competitor:

    • Display TFT da 5 pollici con connettività smartphone, navigazione cartografica e gestione chiamate 
    • Dash-Cam anteriore integrata per la sicurezza in caso di sinistri 
    • Sistema TPMS per il monitoraggio della pressione degli pneumatici 
    • Avviamento Keyless (o NFC per alcune versioni) 
    • Parabrezza e paramani di serie per proteggersi dagli agenti atmosferici 
    • Bauletto Shad da 39 litri incluso nel prezzo 
    • ABS e controllo di trazione TCS per la massima sicurezza 
    • Due prese USB (A e C) per la ricarica dello smartphone 

    Come sottolineato da più test, “già dal primo uso, non dovrai tirare fuori il portafoglio per i piccoli accessori. Tutto quello che serve c’è già” .

    Qualità costruttiva: il salto di qualità

    Il primo test su strada in Grecia ha evidenziato un dato interessante: l’SQ 350 rappresenta un “next level” per il marchio cinese . I materiali plastici trasmettono una sensazione premium, l’assemblaggio è curato e la ciclistica (telaio in acciaio, forcella telescopica e doppio ammortizzatore) lavora in sinergia con gli pneumatici CST per offrire una guida stabile e confortevole.

    In curva, la sensazione è di una delle più “nette” della categoria, con le sospensioni che filtrano efficacemente le asperità . I freni Nissin (disco anteriore da 256 mm e posteriore da 240 mm) sono un ulteriore biglietto da visita di qualità .

    La praticità del sottosella

    Il vano sottosella è lungo e spazioso, capace di ospitare due caschi jet . Tuttavia, il test greco ha evidenziato un limite: un casco full-face non trova spazio a causa della profondità ridotta del vano . Un compromesso accettabile, considerando che il bauletto da 39 litri è già incluso nel prezzo e offre un’alternativa di carico.

    Quattro colori e un prezzo da record

    Il prezzo di lancio è fissato a 4.790 euro, disponibile in quattro colorazioni:

    Colore
    Matte Black (nero opaco)
    Dark Grey (grigio scuro metallizzato)
    Solid Grey (grigio pastello)
    White (bianco lucido)

    A questa cifra, lo scooter è già disponibile presso la rete di concessionari dal luglio 2026 .


    Scheda Tecnica QJ Motor SQ 350

    CaratteristicaDettaglio
    MotoreMonocilindrico 330 cc, raffreddato a liquido
    Potenza29 CV (21,3 kW) a 7.500 giri 
    Coppia31,5 Nm a 5.250 giri 
    TrasmissioneCVT automatica
    Ruote16 pollici anteriore e posteriore
    FreniDoppio disco con ABS, pinze Nissin 
    Controllo trazioneTCS di serie
    CruscottoTFT da 5 pollici, touch, connettività
    Dotazione di serieDash-cam, TPMS, keyless, parabrezza, paramani, bauletto 39 l, prese USB 
    Peso172 kg (in ordine di marcia) 
    Altezza sella750 mm 
    Serbatoio10 litri
    Prezzo4.790 € 
  • Harley-Davidson Pan America Limited: l’avventura “chiavi in mano” firmata Milwaukee

    Harley-Davidson Pan America Limited: l’avventura “chiavi in mano” firmata Milwaukee

    La famiglia Pan America si arricchisce di una nuova e ambiziosa declinazione. La versione Limited si presenta come la proposta più completa e attrezzata della gamma, pronta a competere con le regine del segmento delle maxi-enduro turistiche.

    Il nome “Limited” per Harley-Davidson era finora un’esclusiva delle grandi cruiser come Street Glide e Road Glide . Ora questo stesso concetto di versione “top di gamma” viene applicato alla crossover di Milwaukee, che si trasforma in una moto pronta a tutto senza bisogno di aggiungere un solo accessorio. Come sottolineato dalla casa, la Pan America Limited è un’avventura “chiavi in mano” che esce dalla fabbrica già completa per dominare ogni terreno .

    Un corredo da viaggio senza precedenti

    Il vero valore aggiunto di questa Limited risiede nella sua dotazione di serie, che la trasforma in una compagna di viaggio ideale. Al centro dell’offerta ci sono i nuovi bauletti in alluminio firmati SW-MOTECH, che offrono una capacità complessiva di 120 litri . Il set include un top case abbastanza capiente da contenere un casco integrale e borse laterali robuste, bilanciate e testate contro le intemperie .

    A completare il pacchetto da viaggio troviamo:

    • Protezioni di fabbrica: paramotore, piastra paraolio e protezioni per il radiatore, per affrontare lo sterrato senza timori .
    • Illuminazione supplementare: fari aggiuntivi e il faro adattivo Daymaker® che illumina l’interno delle curve, migliorando la visibilità in ogni condizione .
    • Comfort: manopole riscaldate, paramani e un parabrezza maggiorato .

    Il motore e la ciclistica

    A spingere questa imponente avventuriera è il collaudato motore Revolution® Max 1250, un bicilindrico a V di 60° raffreddato a liquido . La meccanica rimane invariata rispetto alle sorelle Special e ST, erogando 150 CV a 8.750 giri/min e 129 Nm di coppia a 6.750 giri/min . Un’unità potente e fluida, capace di spingere con decisione a tutti i regimi .

    La ciclistica si affida a un telaio a traliccio in tubi d’acciaio e a sospensioni Showa semi-attive . Il sistema adotta un controllo elettronico del precarico che, in combinazione con l’Adaptive Ride Height (ARH) di serie, abbassa automaticamente la sella di circa 25 mm quando ci si ferma (da 840 a 815 mm), rendendo più facile appoggiare i piedi a terra nonostante il peso considerevole .

    Elettronica e tecnologia

    La dotazione elettronica è al top della categoria e comprende il pacchetto completo di Rider Safety Enhancements di Harley-Davidson . I sistemi di assistenza sono ottimizzati per la guida in curva grazie all’unità di misura inerziale (IMU) e includono:

    • 9 riding mode (5 preimpostati e 4 personalizzabili) .
    • ABS Cornering e controllo di trazione Cornering .
    • Controllo dello slittamento in rilascio (DSCS) e Vehicle Hold Control per le partenze in salita .
    • Quickshifter Screamin’ Eagle® per cambi marcia senza frizione .

    Tutte le informazioni sono gestite tramite un display touchscreen TFT da 6.8 pollici con connettività Bluetooth .

    Il peso e il prezzo

    Il prezzo da pagare per questa ricca dotazione è il peso. La Pan America Limited tocca i 299 kg in ordine di marcia . Una cifra che si fa sentire nelle manovre da fermo, ma che in movimento, grazie alla buona distribuzione delle masse e all’elettronica, viene ben gestita . Il prezzo di partenza in Italia è di 27.500 euro .

    Con la Pan America 1250 Limited, Harley-Davidson propone una moto che non è solo un mezzo per viaggiare, ma un concentrato di tecnologia e accessori pensato per chi vuole partire senza pensieri. Una rivale diretta per le più blasonate BMW R 1300 GS Adventure e Ducati Multistrada V4 Rally, con un carattere e un fascino tutto americano .

  • SYM TTLBT: il maxiscooter premium che sfida le regole del segmento

    SYM TTLBT: il maxiscooter premium che sfida le regole del segmento

    Il nuovo gioiello di casa SYM è stato presentato in grande stile in Sardegna e si prepara a rivoluzionare il mercato dei maxiscooter di fascia alta. Con il suo design ispirato alla tartaruga, un motore bicilindrico da 508 cc e una dotazione tecnica da vera ammiraglia, il TTLBT punta dritto al cuore di chi cerca il massimo del comfort senza rinunciare alla sportività.

    La scelta dell’Italia per il lancio internazionale non è stata casuale. SYM ha organizzato la presentazione del TTLBT in Sardegna, coinvolgendo giornalisti da tutta Europa per testare le qualità della sua nuova ammiraglia su un percorso di 100 chilometri tra mare e montagna . Un segnale chiaro dell’ambizione del marchio taiwanese, che con questo modello vuole affermarsi definitivamente nel segmento premium.

    Design: l’ispirazione della tartaruga

    Il nome TTLBT racchiude le lettere della parola “turtle” (tartaruga), che ha ispirato l’intero progetto . Il Centro Stile SYM ha disegnato un maxiscooter dalle forme solide e protettive, dove le linee del guscio dell’animale si riflettono nelle superfici avvolgenti e nei pannelli geometrici . Le borse laterali integrate non sono un semplice accessorio, ma diventano elemento stilistico, fuse armoniosamente con la carrozzeria .

    Il frontale aggressivo è dominato dai fari full LED e da un parabrezza regolabile elettricamente, che si alza e si abbassa per offrire la migliore protezione aerodinamica . Il risultato è un design funzionale e moderno, che esprime solidità e vocazione al viaggio.

    Motore e prestazioni: il cuore pulsante

    Sotto la sella batte un motore bicilindrico parallelo da 508 cc, raffreddato a liquido e conforme alla normativa Euro 5+ . Eroga 45,5 CV a 6.750 giri/min e 49,9 Nm di coppia a 5.250 giri/min . Una meccanica già collaudata sul Maxsym TL 508, ma qui riprogettata per una vocazione più turistica .

    Il propulsore è abbinato a una trasmissione automatica CVT con frizione centrifuga in bagno d’olio, che garantisce un’erogazione fluida e progressiva . L’acceleratore ride-by-wire consente di selezionare tre modalità di guida:

    • Normal con TCS: potenza piena e controllo di trazione attivo
    • Normal senza TCS: potenza piena, controllo di trazione disattivabile
    • Rain: potenza ridotta per superfici scivolose 

    Completa il quadro il cruise control, attivabile oltre i 50 km/h, per affrontare i lunghi trasferimenti con il minimo sforzo .

    Ciclistica da moto

    Il TTLBT non è uno scooter qualsiasi. La ciclistica è dimensionata come quella di una vera moto, con un telaio a doppia trave in acciaio, forcella a steli rovesciati da 41 mm e monoammortizzatore posteriore con sistema multilink a leveraggi progressivi .

    L’impianto frenante è affidato a due dischi anteriori da 275 mm e a un disco posteriore della stessa misura, con ABS a doppio canale . Le ruote da 15 pollici calzano pneumatici 120/70 all’anteriore e 160/60 al posteriore .

    Un dettaglio che fa la differenza: il TTLBT monta il sistema BOSCH 9.3 MSC, che integra ABS cornering, controllo di trazione in curva, controllo di stabilità e anti-impennata posteriore . Una dotazione di sicurezza che lo pone ai vertici della categoria.

    Tecnologia e comfort: viaggiare da re

    L’abitacolo (se così si può definire) è un concentrato di tecnologia e attenzione al dettaglio. Il display touchscreen TFT da 7 pollici offre connettività Apple CarPlay wireless, per navigare, ascoltare musica e gestire le chiamate direttamente dal cruscotto .

    Il comfort del pilota è garantito da:

    • Sella a 780 mm da terra, accessibile anche ai meno alti 
    • Poggiaschiena regolabile su tre posizioni 
    • Manopole riscaldate regolabili su quattro livelli 
    • Parabrezza elettrico con regolazione di 126 mm 

    La capacità di carico è da vero tourer: 37 litri nel vano sottosella, borse laterali integrate da 14,4 e 13,6 litri (facilmente smontabili) e portapacchi posteriore predisposto per un bauletto di grandi dimensioni .

    Prezzo e disponibilità

    Il SYM TTLBT è atteso nei concessionari italiani nel terzo trimestre del 2026 . Il prezzo di lancio in Italia sarà sotto i 10.000 euro , mentre in Germania è già annunciato a 9.499 euro  e in Spagna a 9.999 euro . Un posizionamento estremamente competitivo per un maxiscooter con una dotazione che, su marchi europei o giapponesi, costerebbe ben di più.

    SYM offre una garanzia di 5 anni o 100.000 km , un ulteriore segnale di fiducia nella qualità del prodotto.

    Un’ammiraglia per il rilancio

    Con il TTLBT, SYM compie un salto di qualità. Come ha dichiarato Domenico Lojacono, direttore vendite per l’Italia, “non vogliamo più essere solo quelli del Symphony” . Questo maxiscooter è il manifesto di una nuova ambizione: competere nel segmento premium con dotazioni da top di gamma e un prezzo che punta a rubare clienti ai marchi più blasonati.

    Il TTLBT si rivolge a chi cerca un mezzo per viaggiare in tutta comodità, con una tecnologia all’avanguardia e un carattere che non passa inosservato. Non è una tartaruga, ma un concentrato di potenza e raffinatezza pronto a conquistare le strade europee.

  • Rivoluzione Moto3: dal 2028 Yamaha sarà fornitore unico di moto e motori

    Rivoluzione Moto3: dal 2028 Yamaha sarà fornitore unico di moto e motori

    La classe leggera del Motomondiale si appresta a vivere la più grande trasformazione della sua storia recente. L’accordo tra Dorna e Yamaha, annunciato durante il Gran Premio d’Olanda ad Assen, sancisce la fine dell’era delle 250 cc monocilindriche e l’inizio di una nuova epoca targata Iwata.

    A partire dalla stagione 2028 e fino al 2033, Yamaha diventerà il fornitore esclusivo della piattaforma tecnica per la Moto3 . Un cambiamento epocale che mette fine alla storica rivalità tra Honda e KTM, che per oltre un decennio si sono contese il predominio nella categoria di accesso al Motomondiale .

    Un salto tecnologico e dimensionale

    Il cuore della rivoluzione è il nuovo propulsore. Yamaha fornirà un motore bicilindrico derivato dal celebre CP2, lo stesso che equipaggia modelli stradali di successo come la MT-07 e la YZF-R7 . Profondamente riprogettato per l’impiego agonistico, il nuovo motore avrà una cilindrata di 690 cc e una potenza stimata intorno ai 90 CV .

    Le dimensioni della nuova moto saranno più generose rispetto alle attuali “minuscole” 250 cc: un peso di circa 120 kg e un telaio full-size, progettato per adattarsi meglio alla crescita fisica dei giovani piloti . L’obiettivo dichiarato è colmare il divario tecnico e fisico con le categorie superiori, rendendo il passaggio alla Moto2 più fluido e naturale .

    Perché il monomarca: costi e talento

    La scelta di Dorna è dettata principalmente da ragioni economiche. La competizione tecnica tra i costruttori aveva portato a investimenti sempre più elevati, aumentando in modo significativo i costi per i team privati, nonostante l’esistenza di limiti regolamentari .

    Con il progetto Yamaha, Dorna punta a ridurre i costi di gestione fino al 50% rispetto agli attuali livelli . Carlos Ezpeleta, Chief Sporting Officer di MotoGP, ha sottolineato come la riforma sia pensata per creare una “piattaforma globale per giovani piloti”, dove il talento torni a essere il fattore determinante in pista .

    Non sarà una “Yamaha Cup”

    Un aspetto fondamentale del nuovo regolamento è che, sebbene Yamaha fornirà anche il telaio, il progetto non si trasformerà in un campionato monomarca chiuso . Come già accade in Moto2 con i motori Triumph e i telai Kalex o Boscoscuro, anche in Moto3 i team potranno sviluppare i propri telai e soluzioni tecniche, mantenendo viva la competizione tra ingegneri e costruttori .

    Il programma di sviluppo

    Lo sviluppo del nuovo prototipo è già in fase avanzata. I primi test privati sono previsti tra settembre e ottobre 2026, mentre la presentazione ufficiale della moto avverrà nel corso del 2027 .

    Il programma si estenderà anche ai campionati propedeutici: dal 2029, il FIM Moto3 Junior World Championship adotterà una versione leggermente depotenziata della stessa moto, creando una filiera tecnica perfetta per i campioni del futuro .

    L’importanza storica della Moto3

    “La Moto3 ha sempre rappresentato il punto di partenza del sogno dei Grand Premi. È dove i futuri campioni imparano il mestiere, dove il talento diventa visibile per la prima volta e dove inizia il futuro del nostro sport”, ha dichiarato Paolo Pavesio, Managing Director di Yamaha Motor Racing .

    Con questa mossa, Yamaha si assicura un ruolo centrale nello sviluppo dei talenti del Motomondiale, colmando un vuoto che finora l’aveva vista assente dalla classe d’ingresso del paddock . La Moto3 chiude un capitolo iniziato nel 2012, quando sostituì la mitica 125 cc due tempi, e ne apre uno nuovo, all’insegna dell’accessibilità e della crescita dei giovani piloti .

  • BSA volta pagina: il leggendario marchio anglo-indiano sceglie la distribuzione specializzata

    BSA volta pagina: il leggendario marchio anglo-indiano sceglie la distribuzione specializzata

    Il marchio britannico per eccellenza si prepara a un nuovo capitolo della sua storia. Dopo l’addio al distributore Peugeot Motocycles, BSA affida il suo futuro a importatori specializzati, con un rinnovato impegno sul fronte modelli e una presenza più solida nei concessionari. In Italia, Pelpi International guiderà la rinascita.

    Il nome BSA, acronimo di Birmingham Small Arms, evoca un’era gloriosa del motociclismo britannico. Fondata nel 1861, divenne il più grande produttore mondiale di motociclette prima di scomparire nei primi anni ’70, schiacciata dalla concorrenza giapponese . Ora, dopo essere stata rilevata dal colosso indiano Mahindra attraverso la sua controllata Classic Legends, la leggenda si prepara a riscrivere il proprio futuro con una nuova strategia distributiva .

    Un addio a Peugeot: le strade si dividono

    Il fulcro della svolta è il cambio di guardia nella distribuzione. Fino a poco tempo fa, BSA veniva importata in Europa da Peugeot Motocycles, all’epoca parte dello stesso gruppo Mahindra . Oggi, con l’azionista indiano divenuto di minoranza nella casa francese, la situazione è mutata . La separazione è stata decisa per permettere a BSA di “crescere in modo indipendente” .

    Nella maggior parte dei mercati, il testimone è passato a importatori specializzati che già gestiscono altri marchi con un forte appeal storico. La strategia del gruppo indiano è chiara: fare della specializzazione e della conoscenza del settore moto il vero punto di forza del rilancio, abbandonando la distribuzione “generalista” affidata a un costruttore di scooter.

    I nuovi partner: chi guiderà il rilancio

    In Italia: Pelpi International

    La responsabilità di riportare BSA nelle concessionarie italiane è di Pelpi International . Già distributore di marchi come F.B Mondial, KL, Kove e Hero, Pelpi si presenta come il partner ideale per un progetto che punta su identità e storia . Il CEO Cesare Galli ha sottolineato come BSA si inserisca perfettamente in un profilo aziendale che valorizza marchi dal forte contenuto storico .

    I primi modelli sono già in arrivo e la gamma 2026 è composta da tre moto :

    • Bantam 350: a 3.999 euro è l’entry level con motore da 29 CV 
    • Gold Star 650: il modello di punta da 45 CV, disponibile da 6.599 a 7.499 euro 
    • Scrambler 650: la versione off-road oriented a 6.999 euro 

    Tutte sono già disponibili presso i concessionari, e l’attesa “retro-crossover” Thunderbolt 350 arriverà nella seconda parte dell’anno .

    In Europa e nel mondo

    Anche negli altri mercati il rilancio passa per partner specializzati:

    • In Germania, Austria e Grecia la distribuzione è stata affidata a KSR Group 
    • In Francia è stata scelta GD France, che distribuisce già CFMoto, Zontes e Hero 
    • In Australia il testimone è passato a Leisk Moto Imports 

    La gamma BSA 2026: un trio di monocilindrici retrò

    Il cuore della nuova offerta BSA è rappresentato da tre modelli che reinterpretano il passato glorioso del marchio con tecnologia moderna.

    BSA Gold Star 650: l’eredità di una leggenda

    La Gold Star è il modello di punta, una reinterpretazione moderna dell’omonima leggendaria moto da competizione degli anni ’50 e ’60. Il suo motore è un monocilindrico di 652 cc, raffreddato a liquido, che eroga 45 CV e ben 55 Nm di coppia già a 4.000 giri . La potenza è ideale anche per i possessori di patente A2 . Il telaio è una classica doppia culla in acciaio, mentre le sospensioni sono affidabili e di facile regolazione .

    BSA Scrambler 650: l’anima avventurosa

    Basata sulla stessa meccanica della Gold Star, la Scrambler 650 si distingue per una vocazione più off-road, con posizione di guida rialzata, pneumatici tassellati e un’estetica da “go-anywhere” che richiama le moto da enduro degli anni ’60 . È pensata per chi cerca una moto classica ma con un carattere più ribelle e versatile .

    BSA Bantam 350: l’erede del bestseller

    La Bantam è il nome di uno dei modelli più venduti nella storia di BSA . Oggi torna come una moderna naked di media cilindrata, spinta da un monocilindrico di 334 cc da 29 CV, omologato Euro 5+ . Con un prezzo di 3.999 euro e un peso di 185 kg, si candida a diventare la scelta ideale per chi cerca una prima moto dal fascino senza tempo .

    Un nuovo inizio tra storia e futuro

    Il rilancio di BSA è una scommessa affascinante. Il marchio si presenta con una gamma chiara e coerente, costruita attorno a tre moto che raccontano altrettanti aspetti della sua leggenda. La scelta di affidarsi a distributori specializzati e appassionati come Pelpi International è un segnale di serietà, che lascia ben sperare per la ricostruzione di un solido network di concessionari e per un’assistenza all’altezza delle aspettative.

    La BSA che rinasce oggi non è un giocattolo nostalgico, ma il tentativo serio di riportare in vita uno dei nomi più importanti della storia delle due ruote, con un’offerta capace di parlare sia a chi quella storia l’ha vissuta, sia a chi vuole scoprirla oggi.

  • QJ SRK 800 RC: 125 CV a meno di 11.000 euro. Le giapponesi tremano

    QJ SRK 800 RC: 125 CV a meno di 11.000 euro. Le giapponesi tremano

    Prepariamoci a un terremoto nel segmento delle supersportive.

    Mentre le case nipponiche continuano ad alzare i prezzi dei loro modelli di punta, dalla Cina arriva una risposta secca, diretta e matematicamente inoppugnabile. Stiamo parlando della QJ Motor SRK 800 RC, una carenata che sta facendo impallidire le regine del segmento 600-800 con un semplice dato: 125 CV a meno di 11.000 euro .

    Ecco l’analisi completa di questa super sportiva che potrebbe rivoluzionare il mercato.

    La notizia: finalmente l’omologazione Euro 5+

    La QJ Motor SRK 800 RC non è una novità assoluta nel mondo: esiste in Cina dal 2023 ma è stata aggiornata nel 2025. La vera bomba, però, è esplosa nelle ultime settimane: il modello è ora ufficialmente anche in Europa, dato che è disponibile in Germania con omologazione Euro 5+ a un listino di 10.999 euro .

    Per l’Italia non ci sono ancora comunicazioni ufficiali, ma è ragionevole aspettarsi che sia una questione di tempo e che le condizioni economiche siano simili. Il marchio QJ Motor è già presente nel nostro paese con una rete di concessionari, quindi l’arrivo della RC è pressoché certo .

    Scheda tecnica: il ritorno del 4 cilindri

    Il cuore pulsante della SRK 800 RC è un quattro cilindri in linea da 778 cc, distribuzione DOHC a 16 valvole, che eroga una potenza massima di 125 CV (92 kW) a 12.000 giri/min . Un valore che la pone al vertice della categoria, superando di un soffio la Kawasaki Ninja ZX-6R (124 CV) e la Honda CBR 600 RR (121 CV) .

    Ecco i dati salienti:

    CaratteristicaDettaglio
    Motore4 cilindri in linea, 778 cc
    Potenza125 CV a 12.000 rpm
    Coppia78 Nm a 10.000 rpm 
    TelaioDoppia trave in alluminio
    SospensioniMarzocchi (forcella USD e mono, entrambe regolabili)
    FreniBrembo (pinze radiali)
    PneumaticiPirelli (di primo equipaggiamento)
    Peso205 kg in ordine di marcia
    Velocità max215 km/h
    Cambio6 marce con quickshifter bidirezionale di serie

    La trasmissione è affidata a un cambio a 6 rapporti con quickshifter bidirezionale di serie, e la velocità massima dichiarata è di 215 km/h . L’elettronica non manca: ABS e controllo di trazione (TCS) sono di serie, e il display è un TFT a colori .

    Il paragone con le rivali giapponesi

    Ed ecco il punto dolente per le concorrenti. Mettiamo i numeri sul tavolo:

    ModelloPotenzaPrezzo (listino)
    QJ SRK 800 RC125 CV10.999 €
    Kawasaki Ninja ZX-6R (636)124 CV12.790 €
    Honda CBR 600 RR121 CV12.190 €

    I numeri parlano chiaro: la QJ costa da 1.200 a 1.800 euro in meno delle rivali giapponesi, offrendo addirittura una potenza leggermente superiore . Un vantaggio competitivo devastante su un segmento dove il prezzo è spesso il fattore discriminante per gli acquirenti giovani.

    Bisogna poi considerare la dotazione di serie: sulla SRK 800 RC troviamo sospensioni Marzocchi, freni Brembo e pneumatici Pirelli. Niente componenti di serie B, ma pezzi di marca che danno fiducia .

    Il confronto con la “sorella” RR: chi è chi?

    Attenzione a non fare confusione. QJ Motor ha già in listino in Italia la SRK 800 RR, che costa 8.399 euro ma eroga “solo” 95 CV . Quella RR è una moto pensata per un pubblico più ampio, tanto che esiste anche una versione depotenziata per patente A2 .

    La RC è invece il modello più estremo, quello che porta la potenza a 125 CV e si candida per il segmento delle supersportive pure. Sarà probabilmente proposta a un prezzo superiore rispetto alla RR (in Germania l’RC costa 10.999 euro), ma sempre molto competitiva rispetto alle giapponesi .

    Come va? La prova su strada

    Chi ha avuto modo di provare a fondo la SRK 800 RR, ci parla di sensazioni decisamente positive, ma con qualche appunto .

    Il motore: il 4 cilindri in linea è descritto come “godurioso”. Ha le tipiche caratteristiche dei 4 in linea, ma a differenza di quanto si possa pensare, ai bassi e medi regimi non è asfittico. Anzi, è proprio ai medi che esprime il meglio di sé, sfoderando un urlo metallico e una spinta più che dignitosa .

    La ciclistica: il telaio in alluminio e il baricentro basso la rendono sorprendentemente agile nei cambi di direzione. In prova hanno notato che è “più agile che stabile”, molto svelta a cambiare direzione e a fiondarsi alla corda nei tornanti . La posizione di guida è da vera sportiva, ma curiosamente meno estrema di quanto ci si aspetterebbe, quasi da naked .

    I difetti: qualche vibrazione agli alti regimi (si sentono su pedane e serbatoio) . Il peso è leggermente superiore alle rivali (205 kg dichiarati, ma qualcuno ha rilevato anche valori superiori), e le gomme Pirelli Angel GT di primo equipaggiamento hanno un profilo più turistico che sportivo .

    In sintesi: la SRK non è una purosangue da pista come la ZX-6R, ma una sportiva stradale divertente, accessibile e ben fatta .

    La strategia QJ: il gigante cinese che nessuno aspettava

    QJ Motor non è un nome qualunque. Il marchio fa parte del gigante Geely Group, lo stesso che controlla Volvo, Polestar, Lotus e, soprattutto, Benelli . Non è un caso che alcuni modelli QJ condividano piattaforme e motorizzazioni con le Benelli che già conosciamo.

    La strategia è chiara: offrire componentistica di marca (Marzocchi, Brembo, Pirelli) a prezzi aggressivi, sfruttando le economie di scala e il basso costo della manodopera cinese. E funziona. In pochi anni, QJ Motor si è ritagliata uno spazio importante nel mercato europeo, e la SRK 800 RC è il suo cavallo di battaglia .

    Vale la pena? Il nostro giudizio

    La QJ Motor SRK 800 RC è un’operazione commerciale geniale e tempestiva. Prende un segmento in difficoltà (quello delle supersportive di media cilindrata, sempre più costose e sempre meno vendute), ci mette un motore generoso, una ciclistica di qualità e un prezzo che le giapponesi non possono eguagliare.

    I pro:

    • Rapporto prezzo/prestazioni da record (125 CV a 10.999 euro)
    • Componentistica di marca (Brembo, Marzocchi, Pirelli)
    • Quickshifter bidirezionale di serie
    • Omologazione Euro 5+, pronta per l’Europa
    • Quattro cilindri dal sound coinvolgente

    I contro:

    • Qualche vibrazione agli alti regimi
    • Leggero sovrappeso rispetto alle rivali
    • Gomme di primo equipaggiamento migliorabili
    • Il marchio non ha ancora il “mito” delle giapponesi (ma si sta costruendo)

    Il verdetto: Se siete alla ricerca di una supersportiva divertente, con un motore appagante e non volete spendere oltre 13.000 euro, la SRK 800 RC è l’affare del momento. Non compratela pensando di portare a casa una giapponese, perché non lo è. Compratela per quello che è: una moto onesta, divertente, e con un rapporto qualità/prezzo che mette letteralmente KO la concorrenza.

    Con l’arrivo in Germania, il conto alla rovescia per l’Italia è ufficialmente iniziato. E noi non vediamo l’ora di metterla sul banco di prova.

    Voto: 8,5/10 (con un bonus di 1 punto per il coraggio del prezzo).

  • Ducati DesertX 2026: la seconda generazione dell’adventure bolognese è più leggera, potente e accessibile

    Ducati DesertX 2026: la seconda generazione dell’adventure bolognese è più leggera, potente e accessibile

    La Casa di Borgo Panigale rivoluziona la sua travel enduro con un nuovo motore V2 da 890 cc, telaio monoscocca in alluminio e un prezzo inaspettatamente più basso. Arriva in concessionaria ad aprile.

    A soli quattro anni dal lancio della prima generazione, Ducati ha deciso di stravolgere la DesertX. Non si tratta di un semplice restyling o di un aggiornamento di pari passo: la Ducati DesertX 2026 è una moto completamente nuova, riprogettata attorno al fresco motore V2 e a un innovativo telaio monoscocca .

    L’obiettivo dichiarato era chiaro: migliorare le prestazioni in fuoristrada senza sacrificare il piacere di guida su strada. E i primi contatti con la stampa, avvenuti nel deserto roccioso di Almería, in Spagna, parlano di una moto più matura, agile e controllabile rispetto alla già ottima progenitrice .

    Ma la sorpresa più grande arriva dal listino: la nuova DesertX costa 16.990 euro, ovvero 700 euro in meno rispetto al modello uscente . Un fatto raro nel panorama motociclistico attuale, dove ogni nuova generazione porta con sé quasi sempre un aumento di prezzo.


    Cuore Nuovo: Il Motore V2 con Fasatura Variabile IVT

    Il cambiamento più significativo è sotto la sella. La DesertX 2026 abbandona il monocilindrico Testastretta da 937 cc per abbracciare il nuovo Ducati V2 da 890 cc, il bicilindrico a L più leggero mai realizzato dalla Casa .

    I numeri parlano chiaro:

    • Potenza massima: 110 CV a 9.000 giri/min 
    • Coppia massima: 92 Nm a 7.000 giri/min 
    • 70% della coppia disponibile già a 3.000 giri/min 

    Questo significa una moto che “tira” fin dai bassissimi regimi, fondamentale quando si affrontano salite tecniche o tratti di fango profondo. La tecnologia IVT (Intake Variable Timing) , ossia la fasatura variabile delle valvole di aspirazione, allarga ulteriormente l’erogazione, rendendola fluida in città e grintosa quando si apre il gas .

    Rapportatura Dedicata all’Off-Road

    Ducati ha lavorato anche sulla trasmissione. Le prime quattro marce sono state accorciate per avere una risposta più pronta nei tratti lenti e tecnici, mentre la sesta marcia è stata allungata per ridurre i giri del motore in autostrada, migliorando comfort e consumi nei lunghi trasferimenti .

    Un’altra ottima notizia per chi macina chilometri: l’intervallo per il controllo del gioco valvole è stato portato a 45.000 km (olio ogni 15.000 km), riducendo drasticamente i costi di manutenzione .

    Telaio Monoscocca: Rivoluzione Ciclistica

    La seconda grande novità è il telaio monoscocca in alluminio. Questa soluzione, derivata dalle superbike, utilizza il motore come elemento strutturale e integra al suo interno la cassa filtro dell’aria .

    I vantaggi sono molteplici:

    • Leggerezza: la moto pesa ora 209 kg in ordine di marcia (senza benzina) , con un risparmio di circa 4 kg rispetto al passato .
    • Rigidità: migliora la sensazione di precisione e stabilità alle alte velocità.
    • Manutenzione semplificata: il filtro dell’aria è ora accessibile frontalmente senza dover smontare il serbatoio, un dettaglio molto apprezzato da chi usa la moto spesso su terreni polverosi .

    Ciclistica e Freni: Più Modulabilità, Meno Brutalità

    Le sospensioni sono affidate a KYB, con una forcella a steli rovesciati da 46 mm completamente regolabile e un monoammortizzatore posteriore con leveraggio progressivo Full-floater .

    L’accorgimento più interessante arriva dai freni. L’impianto firmato Brembo monta ora dischi anteriori da 305 mm (in precedenza erano 320 mm) . Pur essendo più piccoli, accoppiati alle nuove pinze monoblocco M4.32 e a una pompa radiale rinnovata, garantiscono una modulazione molto più fine.

    Sullo sterrato, questo si traduce in una minore tendenza a bloccare la ruota, rendendo la guida più sicura per i meno esperti. Su strada, la potenza frenante resta comunque eccellente .

    Elettronica e Connettività da Ammiraglia

    La DesertX 2026 è equipaggiata con la piattaforma inerziale a 6 assi che gestisce una suite completa di controlli:

    • Cornering ABS (4 livelli + Off) 
    • Ducati Traction Control (8 livelli + Off) 
    • Ducati Wheelie Control (antimpennata)
    • Engine Brake Control (freno motore)

    Ci sono 6 Riding Mode (Sport, Touring, Urban, Wet, Enduro, Rally). Le modalità Enduro e Rally sono specifiche per l’off-road e permettono di disinserire l’ABS al posteriore o completamente .

    Il nuovo cruscotto TFT a colori da 5 pollici è posizionato orizzontalmente. Nella modalità Rally, lo schermo si trasforma in un trip master con funzioni da cronometro, utilissimo per la navigazione su sterrato .

    Prezzo, Disponibilità e Versioni

    • Prezzo: 16.990 euro (f.c.) 
    • Disponibilità: già nelle concessionarie italiane da Aprile 2026 
    • Colore: Matt Star White Silk (la versione di lancio) 
    • Patente A2: disponibile fin da subito una versione depotenziata a 35 kW 

    Scheda Tecnica Sintetica

    DimensioneDettaglio
    MotoreBicilindrico a L, 890 cc, IVT
    Potenza110 CV @ 9.000 rpm
    Coppia92 Nm @ 7.000 rpm
    Peso (in ordine)209 kg
    Serbatoio18 litri
    Sella880 mm (riducibile a 840 mm)
    CerchiAnteriore 21″, Posteriore 18″ (tubeless)
    PneumaticiPirelli Scorpion Rally STR