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  • Denza Bao 5: il fuoristrada premium di BYD che sfida il Defender in Europa

    Denza Bao 5: il fuoristrada premium di BYD che sfida il Defender in Europa

    BYD continua la sua offensiva nel Vecchio Continente e lo fa con un’arma che non lascia spazio a mezze misure. Il gruppo cinese ha infatti lanciato in Europa, con il primo debutto ufficiale nel Regno Unito, il Denza Bao 5, un fuoristrada di lusso che punta dritto al cuore di un mercato dominato da nomi sacri come Land Rover Defender, Toyota Land Cruiser e Ineos Grenadier . Per chi segue il mercato cinese, questo nome non è nuovo: in patria, il modello è già un successo e viene venduto con il marchio Fangchengbao (Leopard 5) . Ora, però, arriva in Europa con un’identità più semplice e ambiziosa, pronta a stupire.

    Un prezzo da “ammiraglia” per sfidare i giganti

    La strategia di Denza è chiara e coraggiosa. A differenza di altri marchi cinesi che puntano tutto sul prezzo aggressivo, il Bao 5 arriva con un listino che lo mette alla pari con i suoi rivali più illustri . Nel Regno Unito, i prezzi partono da £69.500 per la versione Elegance e arrivano a £78.880 per la Ultimate . Per intenderci, il Defender 110 plug-in hybrid parte da circa £72.000 . Con questa mossa, Denza lancia una sfida diretta, puntando tutto sulla tecnologia e sulle dotazioni per convincere gli acquirenti più esigenti .

    Cuore PHEV da 536 CV: potenza senza compromessi

    Sotto il cofano, il Bao 5 nasconde un gioiello di ingegneria. La piattaforma è la DMO (Dual Mode Off-road), un’architettura dedicata al fuoristrada con telaio a longheroni (body-on-frame) che condivide con il pick-up BYD Shark 6 . La particolarità? Il motore endotermico, un 1.5 turbo a quattro cilindri da 148 CV, è montato longitudinalmente, una soluzione inedita per un plug-in hybrid .

    Ma la vera forza del Bao 5 è il sistema ibrido. Il piccolo motore a benzina lavora in simbiosi con due potenti motori elettrici (uno per asse) per generare una potenza combinata di ben 536 CV e 760 Nm di coppia . Il risultato è uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 4.8 secondi per la versione Elegance, un tempo da supercar per un fuoristrada di quasi tre tonnellate . La velocità massima è limitata elettronicamente a 180 km/h .

    La batteria Blade LFP da 31,8 kWh garantisce un’autonomia in elettrico di 90 km nel ciclo WLTP, con un’autonomia combinata che supera gli 860 km . La ricarica DC è veloce: si passa dal 30 all’80% in soli 16 minuti a 100 kW .

    Un fuoristrada vero: tre differenziali e sospensioni intelligenti

    Il Denza Bao 5 non è solo un SUV appariscente, ma un fuoristrada con le carte in regola per affrontare i percorsi più estremi. Il suo arsenale include tre differenziali autobloccanti (anteriore, posteriore e centrale) per garantire la trazione in ogni condizione . Ma il vero fiore all’occhiello è il sistema di sospensioni idrauliche DiSus-P , un’esclusiva BYD . Grazie a 20 sensori, questa tecnologia regola l’altezza da terra in un intervallo di 140 mm , portando il Bao 5 a toccare terra con un’impressionante luce a terra di 310 mm . Questo gli conferisce angoli di attacco e di uscita di 39° e 34° , superiori a quelli del Defender, rendendolo un avversario temibile sul fuoristrada più duro .

    Interni da ammiraglia: tecnologia e lusso

    L’abitacolo del Bao 5 è un concentrato di tecnologia e lusso. La plancia è dominata da ben quattro schermi: un quadro strumenti digitale da 12.3 pollici, un head-up display, un display centrale da 15.6 pollici per l’infotainment (con Google integrato) e un monitor dedicato al passeggero anteriore .

    Tra i dettagli più esclusivi spicca il vano portaoggetti centrale da 4.5 litri, che può funzionare come frigorifero (fino a -6°C) o come scaldabibite (fino a 50°C), controllabile anche tramite app . L’impianto audio è firmato Devialet, con fino a 18 altoparlanti, mentre i sedili sono riscaldabili, ventilati e dotati di funzione massaggio .


    Scheda Tecnica Denza Bao 5

    CaratteristicaDettaglio
    MarchioDenza (BYD)
    Altro nomeFangchengbao Bao 5 (Leopard 5)
    TelaioBody-on-frame (longheroni)
    Motori1.5 Turbo Benzina + 2 Motori Elettrici
    Potenza536 CV
    Coppia760 Nm
    0-100 km/h4,8 – 5,0 secondi
    Batteria31.8 kWh (LFP Blade)
    Autonomia Elettrica (WLTP)90 km
    Autonomia Combinata835 – 864 km 
    Luce a terra (max)310 mm (con sospensioni DiSus-P)
    Prezzo (UK)da £69.500 (circa 93.000 dollari)
    Lancio in EuropaEstate 2026 (prime consegne fine anno) 

  • Ares Atelier: il rilancio della supercar artigianale modenese

    Ares Atelier: il rilancio della supercar artigianale modenese

    Dopo le difficoltà che avevano portato alla liquidazione giudiziale, il marchio modenese Ares riparte con un nuovo nome, una nuova proprietà e un ambizioso piano industriale. La S1 torna in una versione evoluta, mentre la Panther si prepara a stupire gli appassionati.

    Il mondo delle supercar su misura, quello dove il cliente è co-creatore e ogni dettaglio viene cucito su misura, ha una nuova speranza. Ares Atelier, il marchio specializzato nella realizzazione di vetture ultra-esclusive, ha ufficialmente riaperto i battenti, segnando l’inizio di un nuovo capitolo nella sua storia .

    Un rilancio sostenuto da una nuova proprietà

    La rinascita di Ares è stata resa possibile dall’ingresso di nuovi investitori. A guidare l’operazione è il Proma Group , un’azienda campana con un fatturato di 1,1 miliardi di euro, 25 stabilimenti nel mondo e 5.000 dipendenti, specializzata nella produzione di componenti per l’automotive come sedili e sospensioni . Conosciuto per aver già salvato la tedesca Recaro, Proma Group è diventato azionista di maggioranza del marchio modenese, affiancato dall’investitore indipendente italo-svizzero Boris Collardi .

    La nuova compagine societaria ha l’obiettivo di garantire stabilità, risorse e una chiara prospettiva industriale di lungo periodo, senza però allontanarsi dall’identità originaria del brand . La sede resta saldamente a Modena, nel cuore della Motor Valley, a preservare il legame con un territorio che rappresenta un vantaggio competitivo in termini di competenze tecniche e tradizione .

    La nuova guida e la strategia

    Alla guida operativa di Ares Atelier è stato chiamato Antonio Trotta nel ruolo di general manager . Con una lunga esperienza maturata in Ferrari e in Bosch, Trotta rappresenta la scelta giusta per traghettare il marchio da una dimensione prevalentemente artigianale a una struttura industriale più solida e organizzata .

    La strategia è chiara: il marchio non vuole più essere solo un laboratorio di stile, ma un atelier automobilistico contemporaneo capace di unire cultura artigianale, gestione industriale e ambizione globale . Il progetto si fonda su quattro pilastri: design su misura, ingegneria avanzata, artigianalità e co-creazione con il cliente . Un’auto bespoke, insomma, che non è solo un mezzo di trasporto, ma un’esperienza di costruzione personale e un pezzo unico .

    S1 e Panther: i modelli del rilancio

    Il primo e più importante manifesto di questa nuova fase è la Ares S1, presentata al grande pubblico nella sua versione evoluta Model Year 2026 in occasione del MIMO, il Milano Monza Motor Show del 2026 .

    La S1 si evolve

    La nuova S1 non stravolge il suo linguaggio formale, ma introduce un importante aggiornamento tecnico e stilistico . Gli interventi hanno riguardato in particolare il sistema di illuminazione e una più profonda integrazione tra le superfici aerodinamiche e gli elementi funzionali . Un’evoluzione che mostra come, nel segmento bespoke, il design non sia più solo una questione estetica, ma diventi una componente tecnica legata all’efficienza e alla riconoscibilità del prodotto .

    Il design, sviluppato dal Centro Stile Ares, mantiene le linee che hanno reso celebre la vettura: un frontale corto e scolpito, un abitacolo avanzato e un parabrezza avvolgente .

    Panther: il modello da svelare

    Oltre alla S1, il piano di rilancio di Ares Atelier include il modello Panther . La supercar artigianale, che negli anni passati aveva già fatto parlare di sé come “Panther ProgettoUno”, tornerà a essere protagonista, sebbene i dettagli sul suo sviluppo e sulle caratteristiche definitive non siano ancora stati resi noti .

    Una presenza internazionale

    Per consolidare il suo posizionamento nel lusso e nell’unicità, Ares Atelier ha scelto di farsi vedere ai principali eventi del settore . Il primo appuntamento è stato il Gran Premio di Monaco di Formula 1, una vetrina ideale per il marchio, che ha accolto clienti, collezionisti e stakeholder in spazi riservati tra la Rocca e l’area del Beau Rivage . L’obiettivo è quello di rafforzare i legami con la propria clientela di riferimento e di mostrare al mondo la nuova identità del marchio .

  • Genesis sbarca in Italia: il lusso coreano apre le porte a Padova

    Genesis sbarca in Italia: il lusso coreano apre le porte a Padova

    Il marchio premium del Gruppo Hyundai ha ufficialmente messo piede sul nostro mercato con l’inaugurazione del primo showroom italiano a Padova. Un evento che segna l’inizio di una nuova era per l’elettrico di lusso, con un secondo concessionario già in programma per Roma entro la fine dell’anno.

    La cerimonia di inaugurazione, tenutasi il 25 giugno presso lo showroom di Ferri Auto in via Venezia 69/A, ha svelato al pubblico italiano la gamma del brand: GV60, Electrified GV70 ed Electrified G80 . Un momento importante, sottolineato dalla presenza del presidente regionale dei concessionari di Confcommercio, Giorgio Sina, che ha definito il brand “di qualità e di nicchia” .

    I primi passi in Italia: una strategia progressiva

    L’apertura di Padova, uno spazio espositivo di oltre 200 metri quadrati, rappresenta “un traguardo importante per Genesis”, come ha dichiarato Charles Fuster, Brand Director del marchio in Italia . La scelta di Padova non è casuale: il Gruppo Ferri Auto, con la sua profonda conoscenza del mercato, rappresenta il partner ideale per un approccio che punta sulla qualità piuttosto che sulla velocità di espansione .

    La gamma 2026: tre modelli 100% elettrici

    Per il suo debutto italiano, Genesis ha scelto una strategia chiara: solo elettrico, solo premium. I tre modelli proposti coprono diversi segmenti del mercato.

    Genesis GV60: l’ingresso nel mondo Genesis

    La GV60 è il modello di accesso alla gamma, ma di accesso ha ben poco. Si tratta di un SUV compatto che, grazie alla piattaforma E-GMP del Gruppo Hyundai, vanta un’architettura a 800V per ricariche ultraveloci . Con una batteria da 84 kWh, l’autonomia massima dichiarata raggiunge i 561 km . Tre gli allestimenti disponibili: Pure, Premium e Luxury, con potenze che vanno da 229 CV fino a 490 CV nella versione top di gamma . I prezzi partono da 56.400 euro .

    Genesis Electrified GV70: il SUV di famiglia

    Per chi cerca più spazio, la Electrified GV70 si posiziona nel segmento D come un SUV elegante e spazioso. Anche in questo caso, la batteria da 84 kWh offre un’autonomia di 479 km, mentre il doppio motore elettrico eroga ben 490 CV . È disponibile nei tre allestimenti Pure, Premium e Luxury, con prezzi a partire da 69.900 euro .

    Genesis Electrified G80: l’ammiraglia di rappresentanza

    Al vertice della gamma si trova la Electrified G80, una berlina di lusso che sfida direttamente le ammiraglie tedesche. È disponibile esclusivamente nell’allestimento Luxury, che include una dotazione ricchissima: display OLED da 27 pollici, sedili in pelle con funzione massaggio, sospensioni adattive e molto altro . A spingerla, un sistema a doppio motore da 370 CV abbinato a una batteria da 94,5 kWh che le garantisce un’autonomia di 570 km . Il prezzo di partenza è di 81.800 euro .

    GV60 Magma: l’anteprima della sportività

    In occasione dell’inaugurazione, il pubblico italiano ha potuto ammirare per la prima volta la GV60 Magma, il primo modello della nuova divisione sportiva del marchio . Con i suoi 650 CV, lo scatto da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi e un design specifico, questa versione apre le porte a una nuova era del lusso ad alte prestazioni per Genesis, con un prezzo di 88.400 euro .

    Un’esperienza su misura: il Genesis Brand Cube

    Il cuore dell’esperienza Genesis non è solo l’auto, ma il servizio. In ogni showroom, il cliente viene accolto nel Genesis Brand Cube, uno spazio intimo dove i consulenti guidano la personalizzazione della vettura in ogni dettaglio . Un approccio ispirato al concetto coreano “Son-nim” (ospite d’onore), che trasforma l’acquisto in un’esperienza esclusiva.

    Tutta la gamma beneficia del pacchetto 5-Year Care Plan , che include:

    • Garanzia a chilometraggio illimitato per 5 anni
    • Manutenzione programmata gratuita
    • Assistenza stradale in tutta Europa
    • Aggiornamenti software e mappe

    Un’offerta “all-inclusive” che elimina le incertezze sui costi di gestione nel lungo periodo .

  • Stellantis e le nuove E-Car: la svolta green passa da 2CV e Pandina

    Stellantis e le nuove E-Car: la svolta green passa da 2CV e Pandina

    Il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa ha scelto la via dell’elettrico a basso costo per riconquistare il cuore del mercato europeo, forte di una nuova normativa UE che premia le piccole elettriche prodotte in Europa. Icone del passato come la Citroën 2CV e la Fiat Pandina si preparano a rinascere in una veste completamente elettrica, con un prezzo target di circa 15.000 euro e una produzione italiana a Pomigliano d’Arco a partire dal 2028 .

    Mentre il mercato delle citycar tradizionali si contrae in modo drammatico, passando da una quota del 9,1% nel 2012 a un misero 3,9% nel primo trimestre del 2026, Stellantis scommette su un rilancio in grande stile . La strategia del gruppo si chiama “E-Car” ed è la risposta diretta a un vuoto di offerta di auto a prezzi accessibili, uno dei principali fattori della crisi del settore automotive in Europa .

    Una piattaforma solo elettrica per massimizzare l’accessibilità

    A differenza della strategia multi-energia adottata per altri modelli, i futuri E-Car come la 2CV e la Pandina saranno esclusivamente elettrici. Emanuele Cappellano, direttore della regione Europa Ampliata di Stellantis, ha confermato che questa scelta è stata presa per raggiungere la massima accessibilità di prezzo, evitando la complessità e i costi aggiuntivi di adattare la piattaforma anche a motori termici o ibridi .

    La piattaforma dei nuovi E-Car sarà progettata in collaborazione con partner esterni e sarà ottimizzata per l’elettrico fin dall’inizio . L’obiettivo dichiarato è quello di riportare sul mercato europeo un’auto “popolare” capace di democratizzare la mobilità elettrica, esattamente come la 2CV originale fece con l’automobile nel 1948 .

    Citroën 2CV e Fiat Pandina: il ritorno delle icone

    I primi due modelli a beneficiare di questa nuova strategia saranno la Citroën 2CV e la Fiat Pandina .

    Citroën 2CV: l’icona francese si elettrifica

    La nuova 2CV è attesa con grande curiosità. Citroën ha confermato il progetto, definendolo non una semplice operazione nostalgica, ma una reinterpretazione dello spirito originale per una nuova generazione . Un’anteprima del modello dovrebbe essere svelata al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026, con le prime consegne previste per il 2028 . Il design riprenderà le forme iconiche della “Deuche”, con il cofano rigato e i fari sporgenti che l’hanno resa celebre in tutto il mondo .

    Fiat Pandina: l’erede della regina delle citycar

    Anche per la Fiat Pandina, Stellantis ha confermato una nuova generazione completamente elettrica che rientra nel progetto E-Car . La Pandina è destinata a succedere alla Panda Hybrid, che continuerà a essere prodotta fino al 2030 . Durante il recente Stellantis Investor Day, è stato mostrato un prototipo di design, ma il concept definitivo dovrebbe arrivare al Salone di Parigi .

    L’ago della bilancia: il nuovo regolamento UE “M1E”

    Entrambi i progetti sono progettati per sfruttare al massimo il nuovo quadro normativo europeo per le piccole auto elettriche, denominato “M1E” .

    Le caratteristiche della categoria M1E

    La nuova categoria si applica a veicoli elettrici puri di lunghezza inferiore a 4,2 metri, assemblati nell’Unione Europea e che soddisfano determinati requisiti di contenuto locale . L’obiettivo di Bruxelles è duplice: arginare l’avanzata della concorrenza cinese e rilanciare un segmento di mercato in forte sofferenza .

    I benefici: super-crediti e regole stabili

    Per i produttori, i vantaggi sono sostanziali. I veicoli M1E beneficerebbero di “super-crediti” CO2: ogni vettura venduta conterebbe come 1,3 unità nel calcolo delle emissioni medie del marchio, un vantaggio prezioso per rispettare i severi target europei . Inoltre, la Commissione Europea ha intenzione di congelare la regolamentazione per questa categoria per 10 anni, offrendo alle case automobilistiche la stabilità necessaria per pianificare investimenti a lungo termine .

    Il nodo produttivo: tutto in Italia

    Un aspetto centrale della strategia è la produzione. Tutti i nuovi E-Car, a partire dalla 2CV e dalla Pandina, saranno realizzati nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, in Italia . Questa scelta non solo garantisce il rispetto dei requisiti di “prodotto in Europa” per la normativa M1E, ma rappresenta anche un importante investimento nel polo industriale italiano, in un momento in cui il gruppo cerca di rilanciare la produzione nel nostro paese .

    Conclusioni: un futuro (elettrico) che guarda al passato

    Il progetto E-Car di Stellantis è una scommessa affascinante. Punta a unire il fascino senza tempo di modelli leggendari come la 2CV e la Panda  con la tecnologia più avanzata per l’elettrico e un prezzo obiettivo di 15.000 euro, reso possibile anche dalle agevolazioni europee. L’obiettivo finale è ambizioso: riportare in Europa l’auto elettrica a prezzi umani e, magari, regalare a una nuova generazione il sogno della prima auto.

  • Fiat Grizzly e Grizzly Fastback: il nuovo volto della mobilità familiare targata FIAT

    Fiat Grizzly e Grizzly Fastback: il nuovo volto della mobilità familiare targata FIAT

    Il marchio torinese ha scelto una data speciale, il suo 127° anniversario, per svelare al mondo le sue ultime novità: la Fiat Grizzly e la Grizzly Fastback . Con queste due nuove varianti, il brand celebra il suo passato e guarda al futuro, puntando tutto su una mobilità accessibile, spaziosa e pensata per le famiglie. La prima apparizione pubblica è attesa al Salone di Parigi di ottobre, ma già ora possiamo tirare le somme su quello che questi due nuovi SUV hanno da offrire .

    Due anime, una sola filosofia

    La strategia di Fiat è chiara: offrire due interpretazioni dello stesso concetto per soddisfare esigenze diverse. La Grizzly standard è il SUV per eccellenza, con una lunghezza di 4,4 metri che la rende compatta all’esterno ma generosa all’interno, ideale per chi cerca spazio e comfort nella vita di tutti i giorni .

    Dall’altra parte, la Grizzly Fastback cresce fino a 4,5 metri, adottando una silhouette più slanciata e dinamica che ricorda le forme di un coupé, senza però rinunciare alla praticità. Il suo punto di forza è un enorme bagagliaio da ben 600 litri . Entrambi i modelli saranno disponibili in sette vivaci colori .

    Piattaforma e motorizzazioni: il cuore “Smart”

    Sotto la carrozzeria, le due Fiat Grizzly condividono la stessa base tecnica: la moderna piattaforma Smart Car del gruppo Stellantis, la stessa che ritroviamo su modelli come la Opel Frontera e la Citroën C3 Aircross . Questa scelta industriale permette di mantenere i costi contenuti senza sacrificare le dimensioni e l’abitabilità, tanto che sono previste anche versioni con sette posti .

    Il vero punto di forza della Grizzly, però, è la sua versatilità meccanica. La gamma motori sarà infatti estremamente ampia e pensata per adattarsi a diversi mercati ed esigenze:

    • Benzina: un tre cilindri 1.2 turbo da 101 CV con cambio manuale .
    • Mild Hybrid: versione elettrificata a 48V per ridurre consumi ed emissioni, disponibile con potenze di 110 e 145 CV .
    • Elettrica (BEV): per una mobilità a zero emissioni, è prevista una versione con motore da 113 CV e due opzioni di batteria (44 kWh e 52 kWh), che dovrebbero garantire un’autonomia fino a 400 km con un pieno di energia .

    Design e interni: un mix di retrò e modernità

    Esteticamente, la Grizzly riprende e amplia il linguaggio stilistico “squadrato” già visto sulla Grande Panda. I gruppi ottici anteriori e posteriori sono caratterizzati da un design “a pixel” che richiama le suggestioni retrò, mentre la fiancata è impreziosita da un motivo “a grattugia” tipico del brand . L’abitacolo, per quanto ancora in parte coperto dal mistero, promette di essere altrettanto curato, con una plancia sospesa e dettagli che omaggiano il passato glorioso della FIAT .

    Prezzo e lancio: l’arma dell’accessibilità

    Uno degli obiettivi dichiarati di Fiat è quello di offrire un “family transportation affordable”. In quest’ottica, il prezzo di partenza della Grizzly è stimato intorno ai 25.000 euro per il mercato europeo . Questo posizionamento la rende una diretta concorrente di modelli come la Dacia Duster e la Skoda Kamiq, con il vantaggio di offrire motorizzazioni elettriche e la possibilità di sette posti .


    Scheda Tecnica Fiat Grizzly (2026)

    CaratteristicaDettaglio
    VersioneGrizzly (SUV) / Grizzly Fastback (Coupé-SUV)
    Lunghezza4,4 m / 4,5 m 
    Capacità bagagliaiofino a 600 L (Fastback) 
    PiattaformaSmart Car (Stellantis) 
    Motorizzazioni1.2 Turbo Benzina (101 CV), Mild Hybrid (110-145 CV), Elettrico (113 CV) 
    Autonomia (Elettrica)fino a 400 km (batteria 52 kWh) 
    Prezzo stimatoda 25.000 € 
    LancioUltimo trimestre 2026 
  • Gruppo Chery: poker d’assi al MIMO 2026 con i nuovi marchi Chery, Lepas e iCAUR

    Gruppo Chery: poker d’assi al MIMO 2026 con i nuovi marchi Chery, Lepas e iCAUR

    Dopo il successo di OMODA e JAECOO, il colosso cinese raddoppia la sua presenza in Italia. Al Milano Monza Motor Show 2026 debutta la strategia multimarca del gruppo, con l’arrivo dei SUV plug-in Chery Tiggo 8 e Tiggo 9, delle eleganti Lepas L6 e L8, e dell’imponente fuoristrada iCAUR V27, previsto per il 2027.

    La presenza del Gruppo Chery al MIMO 2026, in programma all’Autodromo di Monza dal 26 al 28 giugno, non è stata una semplice vetrina. È stata la dimostrazione di una strategia ben precisa: conquistare il mercato italiano non con un singolo marchio, ma con una flotta articolata capace di coprire diversi segmenti e fasce di prezzo . Dopo l’ingresso di OMODA e JAECOO nel 2024, che nei primi cinque mesi del 2026 ha già superato le 17.300 immatricolazioni con una quota di mercato del 2,70% , il gruppo cinese ha ufficialmente dato il via alla sua espansione multimarca .

    Lo stand unico ha ospitato per la prima volta in Italia i marchi Chery, Lepas e iCAUR, affiancati ai consolidati OMODA e JAECOO, delineando una roadmap precisa per i prossimi anni. L’obiettivo dichiarato dal Business Director Chery Italy, Nicola Marsala, è quello di far conoscere e provare le nuove gamme, costruite attorno a motorizzazioni elettrificate e a un’offerta differenziata per esigenze e budget .

    Chery: il marchio omonimo si presenta con i SUV Tiggo 8 e Tiggo 9

    Il brand che dà il nome al gruppo farà il suo debutto commerciale in Italia tra il terzo e il quarto trimestre del 2026 con due SUV plug-in hybrid: i Chery Tiggo 8 PHEV e Tiggo 9 PHEV .

    Chery Tiggo 9 PHEV: l’ammiraglia a 7 posti

    È il SUV di punta della nuova offensiva. Con i suoi 4,81 metri di lunghezza e la configurazione a sette posti (2+3+2), è pensato per le famiglie numerose che cercano spazio, comfort e tecnologia senza rinunciare alle prestazioni . Il sistema Super Hybrid abbina un motore 1.5 TGDi a tre unità elettriche per una potenza complessiva di 428 CV e 580 Nm di coppia. La trazione è integrale e permette uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 5,8 secondi .

    L’abitacolo è un concentrato di lusso tecnologico: display centrale da 16 pollici, head-up display con realtà aumentata, impianto audio SONY con 14 altoparlanti, sedili anteriori ventilati, riscaldati e con funzione massaggio, fino a 10 airbag . Un’auto che si candida a competere con le migliori SUV europee del segmento.

    Chery Tiggo 8 PHEV: il SUV familiare

    Più compatto ma altrettanto interessante, il Tiggo 8 PHEV misura 4,72 metri e sviluppa 279 CV grazie allo stesso sistema Super Hybrid. La trazione è anteriore e l’accelerazione 0-100 km/h è coperta in 8,4 secondi . La batteria da 18,4 kWh garantisce un’ottima autonomia in modalità elettrica per l’uso quotidiano. La dotazione è completa: display da 15,6 pollici, head-up display, telecamera a 540 gradi, impianto audio SONY e un ricco pacchetto ADAS .

    Lepas: eleganza e design italiano per i SUV plug-in

    Il marchio Lepas, il cui nome fonde “Leap” e “Passion”, debutta in Italia con una filosofia legata alle élite urbane moderne e a un design che ha già fatto parlare di sé, presentato al Salone Auto Torino 2025 e alla Milano Design Week 2026 .

    Lepas L8: la prima ammiraglia, ordinabile da luglio

    La Lepas L8 è il primo modello ad arrivare sul mercato. Con i suoi 4,69 metri di lunghezza, un passo di 2,80 metri e un bagagliaio da 507 litri, è un SUV plug-in pensato per chi cerca spazio, stile e tecnologia . Il powertrain Super Hybrid eroga 279 CV, con un’accelerazione 0-100 km/h in 7,9 secondi e un’autonomia complessiva dichiarata di oltre 1.000 km . La batteria da 18,4 kWh permette di percorrere fino a 90 km in modalità 100% elettrica .

    Disponibile da luglio 2026, la Lepas L8 parte da un prezzo di 41.700 euro per l’allestimento Essence e sale a 44.700 per la versione Elegance, che aggiunge cerchi da 20″, tetto panoramico, sedili in ecopelle riscaldati, ventilati e massaggianti, e impianto audio SONY . La garanzia è di 7 anni o 150.000 km, con 8 anni per la batteria .

    Lepas L6 e L4: la gamma si allarga

    Entro la fine del 2026 arriverà la Lepas L6, un SUV compatto da 4,55 metri con lo stesso powertrain da 279 CV, pensato per un pubblico più giovane e attento al design . Le prestazioni dichiarate sono simili alla L8: 0-100 in 7,9 secondi, autonomia fino a 1.200 km . I consumi WLTP sono di soli 2,4 l/100 km con emissioni di CO₂ di 50 g/km . In seguito, è prevista anche la più compatta L4 per completare la gamma .

    iCAUR: il fuoristrada del futuro arriva nel 2027

    Il brand iCAUR è forse il più atteso e rappresenta il progetto più ambizioso del gruppo. È dedicato a SUV elettrificati con un’anima off-road, ispirati ai grandi classici del fuoristrada come il Defender o la Classe G .

    iCAUR V27: oltre 5 metri, 455 CV e 1.000 km di autonomia

    Il primo modello, l’iCAUR V27, è stato uno dei protagonisti del MIMO e sarà commercializzato in Italia nel primo trimestre del 2027 . Si tratta di un SUV imponente: oltre 5 metri di lunghezza, 1,98 metri di larghezza e 1,89 metri di altezza . Il design squadrato, la ruota di scorta esterna e le linee robuste richiamano i grandi fuoristrada del passato, ma la tecnologia è all’avanguardia .

    Il cuore pulsante è il sistema REEV (Range Extender Electric Vehicle), che abbina un motore 1.5 TGDi turbo benzina, utilizzato esclusivamente come generatore, a due motori elettrici, uno per asse. La potenza complessiva raggiunge i 455 CV con 505 Nm di coppia, permettendo un’accelerazione 0-100 km/h in 5,9 secondi . La batteria da 34,5 kWh (LFP CATL) garantisce un’autonomia in modalità elettrica di circa 150 km, mentre quella complessiva supera i 1.000 km .

    Le dotazioni sono al top: cerchi da 21″, fari Matrix Full LED, display centrale da 15,4 pollici 3K, Head-Up Display con realtà aumentata, impianto audio Pioneer a 15 altoparlanti e fino a 10 airbag . Per i veri appassionati di fuoristrada, il V27 offre 224 mm di altezza da terra, 600 mm di capacità di guado, angolo d’attacco di 24° e di uscita di 23° . La trazione integrale i-AWD, sviluppata da un team con esperienza motorsport, promette stabilità e controllo su ogni terreno . Se i prezzi cinesi (da 24.000 a 30.000 euro) verranno confermati anche in Europa, l’iCAUR V27 potrebbe diventare un’alternativa molto interessante ai costosi fuoristrada europei .

    Un piano per tutti i gusti

    Con questa strategia a quattro marchi, Chery punta a coprire l’intero spettro del mercato SUV elettrificato. OMODA e JAECOO fanno da base con una gamma consolidata, Chery si posiziona sul segmento dei SUV familiari plug-in, Lepas strizza l’occhio al design e all’eleganza, mentre iCAUR si rivolge a chi cerca un fuoristrada capace e tecnologicamente avanzato. Il 2026 e il 2027 si annunciano anni caldi per il mercato automobilistico italiano, con l’offensiva cinese che si fa sempre più articolata e, potenzialmente, irresistibile.

  • Volkswagen, la tempesta perfetta: 100mila posti a rischio e quattro fabbriche nel mirino

    Volkswagen, la tempesta perfetta: 100mila posti a rischio e quattro fabbriche nel mirino

    Il più grande piano di ristrutturazione della storia del colosso tedesco è stato messo sul tavolo. L’obiettivo è salvare i conti, messi in ginocchio dalla transizione elettrica, dalle normative europee e dalla concorrenza spietata dei costruttori cinesi. Ma la battaglia con i sindacati è appena iniziata.

    L’industria automobilistica europea trema. Secondo quanto riportato dal settimanale tedesco Manager Magazin, l’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, avrebbe presentato al consiglio di gestione un piano di ristrutturazione di portata storica: fino a 100.000 posti di lavoro potrebbero essere tagliati a livello globale entro il 2030, e nel mirino ci sarebbero ben quattro stabilimenti tedeschi .

    Se confermato, si tratterebbe di una delle ristrutturazioni più radicali nella storia dell’automotive, il segnale che la crisi del settore in Europa è entrata in una fase strutturale e non più solo congiunturale .

    Un gigante in affanno: i numeri della crisi

    Le difficoltà di Volkswagen non sono un mistero. Il gruppo, che conta circa 657.000 dipendenti nel mondo, sta affrontando una tempesta perfetta . I dati finanziari parlano chiaro: nel primo trimestre del 2026 l’utile netto è crollato del 28% e i ricavi sono scesi del 2%, con un calo delle vendite del 20% in Cina . L’intero 2025 si era già chiuso con un utile netto dimezzato, a 6,9 miliardi di euro .

    Il motivo è un intreccio di fattori che sta mettendo in crisi il modello di business tradizionale del gruppo .

    Il fattore Cina: la minaccia numero uno

    Per anni, il mercato cinese è stato la gallina dalle uova d’oro per le case automobilistiche tedesche. Oggi, quello scenario si è ribaltato . I costruttori locali, guidati da BYD, hanno compiuto un salto tecnologico impressionante, conquistando quote di mercato in casa propria e spingendo Volkswagen al terzo posto nel 2025 .

    La pressione cinese agisce su due fronti: i gruppi europei perdono terreno in Cina, dove realizzavano gran parte dei margini, e si trovano a difendere il mercato europeo dall’offensiva degli stessi competitor asiatici . Secondo AlixPartners, entro il 2030 i marchi cinesi potrebbero controllare il 16% del mercato europeo, con picchi del 22% in Italia .

    Una struttura troppo costosa e complessa

    La risposta di Volkswagen, per ora, è un drastico taglio dei costi. Il piano presentato da Blume prevede una riduzione degli investimenti di circa il 15%, che scenderebbero a poco più di 130 miliardi di euro nel prossimo quinquennio . Ma il nodo principale è l’occupazione e la capacità produttiva in Germania.

    Il confronto con i competitor è impietoso: Toyota vende 11 milioni di veicoli con circa 380.000 dipendenti; Volkswagen vende 9 milioni di veicoli con 657.000 persone . Un dato che riflette un sistema industriale fortemente sindacalizzato e un modello di produzione che, nell’era dell’auto elettrica, mostra tutte le sue criticità .

    Il nodo degli stabilimenti: Hannover, Zwickau, Emden e Neckarsulm

    Secondo le indiscrezioni, le fabbriche a rischio sono gli stabilimenti VW di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre all’impianto Audi di Neckarsulm . La produzione in questi siti verrebbe progressivamente dismessa al termine del ciclo di vita dei modelli attualmente assemblati .

    Queste chiusure metterebbero a rischio oltre 45.000 posti di lavoro, che si andrebbero ad aggiungere ai 50.000 tagli già preventivati in un precedente piano di ristrutturazione . Un’operazione che, tuttavia, si scontra con gli accordi sindacali in essere, che garantiscono l’occupazione in Germania fino al 2030 per VW e al 2033 per Audi .

    La battaglia con i sindacati: uno scontro epocale

    Proprio il peso dei sindacati e dello stato della Bassa Sassonia (azionista di VW con il 20% dei diritti di voto) è uno degli ostacoli principali all’attuazione del piano. La cosiddetta “legge Volkswagen” garantisce ai rappresentanti dei lavoratori un potere di veto su qualsiasi decisione riguardante gli stabilimenti .

    La reazione non si è fatta attendere. Il consiglio di fabbrica e il potente sindacato IG Metall hanno già promesso battaglia, dichiarando di fare “tutto ciò che è in nostro potere” per impedire l’attuazione del piano . Una situazione che ricorda il braccio di ferro del 2024, quando il primo tentativo di Blume di chiudere impianti in Germania era stato bloccato dalla resistenza sindacale, portando a un passo indietro del management .

    Quale futuro? La sfida dell’innovazione

    Per alcuni investitori, il problema di Volkswagen non sono i costi, ma la mancanza di prodotti attraenti . La vera sfida è quindi lanciare sul mercato vetture elettriche e ibride in grado di competere con i rivali cinesi. Non a caso, Blume ha dichiarato che il 2026 sarà un anno di “lancio della più vasta campagna di prodotti della storia” in Cina, sviluppando modelli specifici per il mercato locale in collaborazione con partner come Xpeng .

    Il gruppo punta a rafforzare la propria posizione nel software e nelle batterie, attraverso joint venture come quella con Rivian e il progetto PowerCo per le celle . La strategia “China for China” punta a produrre in Cina per il mercato cinese, riducendo i costi fino al 50% e accorciando i tempi di sviluppo .

    La riorganizzazione di Volkswagen è il termometro di una febbre che colpisce tutto il sistema industriale europeo. La transizione ecologica, la concorrenza asiatica e i costi energetici stanno ridisegnando la geografia produttiva del settore. Il piano shock del colosso di Wolfsburg potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di annunci che cambieranno per sempre il volto dell’industria automobilistica in Europa

  • Mitsubishi Pajero: il ritorno del re del fuoristrada (e diventerà un sub-brand)

    Mitsubishi Pajero: il ritorno del re del fuoristrada (e diventerà un sub-brand)

    Cari lettori, segnatevi questa data: autunno 2026. Dopo cinque lunghi anni di silenzio, uno dei nomi più iconici del fuoristrada mondiale sta per tornare.

    Mitsubishi ha ufficialmente confermato il ritorno della Pajero. Non è un rumor, non è un’illusione ottica: la quinta generazione del celebre fuoristrada giapponese sarà presentata globalmente nei prossimi mesi .

    Ma la notizia non si ferma qui. Secondo le prime indiscrezioni, Mitsubishi non si limiterà a lanciare un semplice modello: la Pajero potrebbe diventare un vero e proprio sub-brand, sulla falsariga di quanto Toyota fa con Land Cruiser, con più varianti e allestimenti dedicati a diversi tipi di clientela .

    Vediamo tutti i dettagli.

    Un mito lungo 40 anni (e 3,25 milioni di esemplari)

    Prima di parlare del futuro, vale la pena ricordare cosa rappresenti la Pajero per la storia dell’automotive.

    Nata nel 1982, la Pajero (chiamata Montero in Nord America e Spagna, Shogun nel Regno Unito) ha dominato per quattro decenni il segmento dei fuoristrada puri . Con oltre 3,25 milioni di unità vendute in più di 170 paesi, è stata l’ammiraglia del marchio giapponese .

    Ma il suo vero biglietto da visita sono i 12 titoli alla Dakar, un record assoluto che parla da solo. Nessun altro costruttore ha vinto così tante volte il rally più duro del mondo. La Pajero Evolution, omologata per la competizione, è ancora oggi un mito tra gli appassionati .

    L’ultima generazione è uscita di scena nel 2021, dopo 40 anni di onorata carriera, lasciando un vuoto che Mitsubishi ha cercato di colmare con il Pajero Sport (basato sul pick-up L200). Ma non era la stessa cosa. I puristi attendevano il vero ritorno. Ed eccolo.

    La nuova Pajero: torna il telaio a longheroni

    La grande notizia tecnica è che la nuova Pajero tornerà alle origini. Dopo due generazioni con soluzioni ibride (telaio integrato ma con longheroni), Mitsubishi ha deciso di recuperare il telaio a longheroni del pick-up Triton (da noi conosciuto come L200) .

    Cosa significa? Significa che la nuova Pajero sarà un fuoristrada puro, con una struttura robustissima pensata per sopportare le sollecitazioni più estreme. Non un SUV da città con la pretesa di fare off-road, ma un vero 4×4 con:

    • Telaio separato: resistente e riparabile
    • Trazione integrale Super Select II: il sistema di Mitsubishi che permette di inserire la 4WD anche su asfalto
    • Riduttori e differenziali: per affrontare pendenze e terreni impossibili

    Non sarà però un semplice “L200 con la carrozzeria chiusa”. Mitsubishi ha dichiarato che la nuova Pajero avrà uno sviluppo dedicato per cabina e sospensioni, sia anteriori che posteriori, per garantire un comfort su strada degno di un’ammiraglia .

    Il motore: il 2.4 turbodiesel 4N16

    Sotto il cofano, la nuova Pajero dovrebbe ereditare il collaudato 2.4 litri turbodiesel 4 cilindri 4N16 del Triton, proposto in due varianti di potenza :

    VersionePotenzaCoppia
    Single Turbo184 CV430 Nm
    Twin Turbo204 CV470 Nm

    Il cambio dovrebbe essere un automatico a 6 rapporti (o forse 8, secondo alcune fonti), abbinato alla trazione integrale Super Select II .

    E non finisce qui. Secondo alcune indiscrezioni, Mitsubishi starebbe sviluppando anche una versione Plugin Hybrid (PHEV) , forte dell’esperienza maturata con la Outlander. Si parla di una potenza complessiva intorno ai 306-400 CV e di un’autonomia in elettrico fino a 85 km . Una mossa che consentirebbe alla Pajero di competere anche in Europa, dove i motori puramente diesel sono sempre più osteggiati dai limiti ambientali.

    Il design: teaser e prime immagini

    Mitsubishi ha pubblicato un’unica immagine teaser, che basta però a far impazzire i fan.

    La nuova Pajero avrà un frontale imponente, dominato da una firma luminosa a LED che richiama il linguaggio stilistico degli ultimi modelli del marchio (Eclipse Cross, Xforce). Un ampio listello luminoso attraversa tutta la calandra, spezzato al centro dal logo dei tre diamanti. Ai lati, due fari verticali a forma di “T” rovesciata .

    Il look è massiccio, squadrato, muscoloso. Niente linee morbide o ibride: questa è una vera off-road, e si vede.

    La strategia: un sub-brand alla Toyota Land Cruiser

    E qui arriviamo alla parte più interessante, quella che potrebbe cambiare le regole del gioco.

    Secondo le prime indiscrezioni provenienti dal Giappone, Mitsubishi vorrebbe trasformare Pajero in un sub-brand, esattamente come Toyota fa con Land Cruiser .

    Cosa significa? Che non ci sarà una sola Pajero, ma una famiglia di modelli che porteranno il nome dell’iconico fuoristrada. Le prime voci parlano di tre diverse varianti :

    1. Versione “dura e pura”: paraurti e passaruota in plastica grezza, interni spartani e lavabili, pensata per l’off-road estremo
    2. Versione “confortevole”: più curata negli interni, con materiali pregiati e finiture eleganti, per chi vuole una Pajero da tutti i giorni
    3. Versione “lusso”: interni in pelle, tecnologie avanzate, sospensioni adattive. Una sorta di “Range Rover giapponese”

    In questo senso, la nuova Pajero andrà a posizionarsi sopra la Outlander nella gamma Mitsubishi, diventando il vero fiore all’occhiello del marchio .

    Un ritorno anche in Europa? Forse sì (ma non è certo)

    La domanda che tutti gli appassionati del Vecchio Continente si fanno è: arriverà in Europa?

    La risposta al momento è: forse sì, ma con condizioni .

    Il problema si chiama normativa antinquinamento. In Francia, ad esempio, il malus ecologico (la tassa sui veicoli più emissioni) potrebbe rendere proibitivo il prezzo di un diesel puro. Mitsubishi sta valutando la questione, e la versione PHEV potrebbe essere la soluzione per aggirare l’ostacolo.

    Se arriverà, la Pajero sarà un concorrente diretto della Toyota Land Cruiser (con cui condividerà il segmento dei fuoristrada puri) e della nuova Nissan Patrol . Un trio nipponico che promette scintille.

    Un destino già scritto: la produzione in Thailandia

    La nuova Pajero sarà prodotta nello stabilimento Mitsubishi in Thailandia, sulla stessa linea del pick-up Triton . Una scelta logica, visto che il telaio a longheroni è condiviso.

    Per i mercati nordamericani, si parla anche di una possibile produzione in joint-venture con Nissan negli Stati Uniti, per aggirare i dazi all’importazione . Ma sono ancora solo voci.

    Cosa significa per il mercato? Il nostro giudizio

    Il ritorno della Pajero è una notizia che scalda i cuori. In un’epoca in cui i SUV si somigliano tutti, con carrozzerie portanti e trazioni integrali “tappeto”, vedere un costruttore che scommette su un fuoristrada vero è quasi commovente.

    La strategia del sub-brand, sul modello Land Cruiser, è intelligente. Permette di coprire più segmenti di mercato (dal purista al ricco cliente che vuole il lusso) con un unico nome forte, amato, riconoscibile.

    Il problema, per noi europei, resta il motore. Un diesel puro nel 2026 è un’anomalia. Mitsubishi lo sa, e la versione PHEV potrebbe essere la chiave per aprire le porte del Vecchio Continente. Se arriverà con un’ottima autonomia elettrica e prestazioni convincenti, potrebbe diventare il fuoristrada dei sogni anche per chi vive in città.

    Per ora, una cosa è certa: l’autunno 2026 sarà caldo. E noi non vediamo l’ora di metterci al volante.

  • Alfa Romeo, il coraggio di cambiare: il nuovo SUV compatto (forse Giulietta) nel piano FaSTLAne 2030

    Alfa Romeo, il coraggio di cambiare: il nuovo SUV compatto (forse Giulietta) nel piano FaSTLAne 2030

    L’Investor Day di Stellantis del 21 maggio 2026 ha scatenato un putiferio. Tra i fan del Biscione è bastata una slide per far partire un tam tam di voci su presunte “cancellazioni” e “addii” alle ammiraglie. Ma se scrostiamo la superficie della polemica, emerge una verità industriale molto chiara: Alfa Romeo sta compiendo una scelta coraggiosa e realistica per tornare a vincere in Europa.

    Vediamo i dettagli della novità più chiacchierata: il nuovo SUV compatto che tutti chiamano “erede della Giulietta”.

    Una nuova ammiraglia “compatta”: il C-SUV in arrivo nel 2027

    Il cuore della strategia 2030 del Biscione si chiama nuovo SUV compatto di segmento C . Il posizionamento è chirurgico: andrà a colmare il vuoto lasciato tra la piccola Junior (segmento B) e la più matura Tonale .

    Date chiave: L’arrivo è previsto per il 2027 .
    Motori: Sarà multi-energia, quindi sia ibrido che full electric .
    Piattaforma: Poggerà sulla nuova e flessibile STLA One .

    L’approccio è “pragmatico” secondo Stellantis . Invece di inseguire sogni globali nel segmento D (quello delle berline tradizionali), Alfa Romeo guarda il mercato reale: oggi in Europa la fetta più grossa della torta è quella dei SUV medi e piccoli .

    Il ritorno del nome “Giulietta”? L’indizio che fa sognare

    Qui arriva la parte più intrigante. Ufficialmente, Alfa Romeo non ha ancora deciso il nome . Ma durante l’Investor Day, i vertici hanno rilasciato una frase che non lascia spazio a dubbi sul carattere dell’auto.

    Nella nota ufficiale si legge che il modello sarà “In continuità con icone come 147 e Giulietta” .

    La macchina sarà una crossover, certo. Ma se il marchio decide di chiamarla Giulietta, avrà un impatto emotivo devastante sul pubblico. Significherebbe che Alfa Romeo non ha paura di “sporcare” i nomi sacri, ma anzi li adatta al presente: una Giulietta moderna, più alta, muscolosa, pronta a lottare nel segmento caldo del mercato .

    Che fine fanno Giulia e Stelvio? Non sono morte, ma…

    Ecco il punto che ha fatto arrabbiare molti. Nelle slide dell’Investor Day, le nuove generazioni di Giulia e Stelvio erano assenti . Questo ha fatto gridare alla “cancellazione”. La verità, emersa nei comunicati dei giorni successivi, è leggermente diversa: non sono cancellate, ma congelate.

    Le attuali Giulia e Stelvio resteranno in produzione (con i gloriosi V6 Quadrifoglio) almeno fino al 2027 .
    Il futuro? Alfa Romeo “sta studiando soluzioni per continuare a competere nel segmento D” .

    In pratica, le ammiraglie non arriveranno prima del 2030. Per chi ama le berline classiche, sarà una lunga attesa. Ma è una scelta di sopravvivenza: meglio concentrare gli investimenti su ciò che vende oggi (il C-SUV) che affrettare un progetto ibrido/elettrico di segmento D in un mercato che forse non è ancora pronto .

    Cosa ci aspetta: design e tecnologia

    Le anticipazioni stilistiche parlano di un’auto aggressiva. Il frontale avrà un Trilobo tridimensionale scavato, fari a LED ridotti a linee sottili e un cofano muscoloso . I cerchi manterranno la tradizione “a petalo”, ma in chiave moderna.

    Tecnologicamente, la piattaforma STLA One sarà un jolly. Stellantis ha promesso la possibilità di sterzo steer-by-wire (senza collegamento meccanico) , che permetterà agli ingegneri del Biscione di calibrare digitalmente quel “piacere di guida” che non può mancare su un’Alfa, anche condividendo la base con altri marchi del gruppo.

    Un verdetto

    Alfa Romeo ha scelto la via della concretezza. Addio ai proclami di sfida globale a BMW e Mercedes nel breve termine, benvenuti a una strategia da “marchio regionale europeo” che punta sui volumi del segmento C .

    Questa scelta brucia per i puristi delle berline longitudinali, ma potrebbe rivelarsi l’unico modo per garantire un futuro al Biscione. Se la nuova “Giulietta” SUV avrà successo, porterà i soldi necessari per far tornare un giorno una vera Giulia. Se fallisce, rischiamo di assistere all’ultimo capitolo della storia del Biscione.

    Per ora, una cosa è certa: il 2027 non è mai stato così atteso.

  • La Ferrari Luce è già stata “macinata” dai rivali cinesi (e derisa da una Nissan)

    La Ferrari Luce è già stata “macinata” dai rivali cinesi (e derisa da una Nissan)

    Cari lettori, la notizia del momento nel mondo delle supercar non è solo il debutto della prima elettrica del Cavallino. È la disperazione con cui è stata accolta.

    La Ferrari Luce, presentata il 26 maggio a Roma, doveva essere un capolavoro. Sviluppata con il famoso ex designer di Apple Jony Ive, ha un prezzo di circa 550.000 euro e 1050 cavalli.

    Ma il risultato? Dopo cinque anni di lavoro, il sogno si è trasformato in un incubo di meme, paragoni imbarazzanti e una lezione di economia: la Cina ha già vinto la guerra delle supercar elettriche.

    Ecco perché la Luce è già considerata “spacciata” sui social e in Borsa (il titolo è crollato dell’8,4%).

    La Rivale Cinese: Yangwang U9, il “mostro” da 1.300 CV a prezzo stracciato

    Il principale boia della Ferrari Luce arriva da Shenzhen. Si chiama Yangwang U9, ed è il marchio di lusso della gigantesca BYD.

    I numeri parlano da soli e mettono davvero in difficoltà Maranello:

    • Potenza e Prestazioni: La U9 sprigiona 1.300 CV (contro 1050 della Luce). Fa da 0 a 100 km/h in 2,36 secondi, meglio della rivale italiana.
    • Tecnologia esclusiva: Mentre Ferrari si affida ai quarti motori, BYD ha già la piattaforma “e4” con quattro motori indipendenti e il sistema DiSus-X che fa “saltellare” l’auto come una vera hypercar.
    • Il prezzo umiliante: Questa è la vera mazzata. La Yangwang U9 costa in Cina circa 215.000 euro. La Ferrari Luce costa più del doppio.

    La vicepresidente di BYD, Stella Li, non ha usato mezzi termini. Intervistata subito dopo il lancio, ha dichiarato: “La Yangwang U9 è molto meglio della Ferrari Luce”. Una frecciata che brucia, considerando che la U9 è stata disegnata da Wolfgang Egger, il papà delle moderne Alfa Romeo e Audi.

    La seconda mazzata cinese: Xiaomi SU7 Ultra

    Chi l’avrebbe mai detto qualche anno fa? Un’azienda che fa smartphone (Xiaomi) sta facendo impallidire la regina delle supercar.

    La Xiaomi SU7 Ultra è la berlina che sta facendo impazzire la Cina. Con 1.548 CV (quasi 500 in più della Ferrari), la Ultra distrugge la Luce sul foglio delle specifiche. E lo fa con un sorriso, visto che costa appena 52.000 euro.

    Il paragone è spietato: Con il prezzo di una Ferrari Luce, puoi comprare 11 Xiaomi SU7 Ultra. Come si fa a competere?

    La derisione social: La Nissan Leaf entra in campo

    La più grande umiliazione, però, non è arrivata dalle hypercar cinesi, ma da una utilitaria che tutti conosciamo: la Nissan Leaf.

    Subito dopo la presentazione, il web è esploso di meme. L’accusa più pesante mossa alla Luce è quella di somigliare proprio alla Nissan Leaf (che costa meno di 30.000 euro). Le immagini a confronto sono circolate a milioni, mostrando profili e gruppi ottici inquietantemente simili.

    Un utente ha scritto: “Sembra un incrocio tra un’aspirapolvere, una Hyundai Ioniq 6 e un tostapane”. Altri l’hanno paragonata a un mouse wireless.

    La mancanza del rombo del motore e le forme troppo “pulite” hanno fatto storcere il naso anche all’ex presidente Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, che ha attaccato: “Stiamo rischiando di distruggere una leggenda. Almeno i cinesi non la copieranno!”.

    Perché è successo? L’era del “Cavallo” finisce

    Nell’era del termico, Ferrari vinceva sull’esclusività: motori V12 e artigianalità che nessuno poteva replicare.

    Oggi l’elettrico ha reso la potenza una commodity. Per avere 1500 CV non serve più un mago della meccanica, basta impilare batterie e motori. I cinesi lo fanno meglio e con un decimo dei costi di manodopera.

    Ferrari ha cercato di rispondere con lusso estremo: la Luce ha 40 componenti in vetro all’interno e un volante lavorato al CNC per 4 ore, ma il mercato ha visto un’auto da 400mila euro che in autostrada verrebbe “mangiata” da una berluna da 50mila euro prodotta da una ditta di smartphone.

    Conclusione

    La Ferrari Luce è un bell’oggetto di design, ma dal punto di vista della sostanza meccanica è già superata all’uscita.

    La Yingwang U9 e la Xiaomi SU7 Ultra hanno dimostrato che, se si guarda solo la scheda tecnica e il prezzo, l’Italia ha perso la sfida dell’auto elettrica estrema. Ferrari spera di vendere la Luce come gioiello, e forse ci riuscirà coi suoi clienti affezionati. Ma la percezione pubblica, per la prima volta, è che il Cavallino sia rimontato in pieno rettilineo.