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  • Smart #2: La Leggenda della “Smartina” Rinasce in Cina (Elettrica e più Cool che Mai)

    Smart #2: La Leggenda della “Smartina” Rinasce in Cina (Elettrica e più Cool che Mai)

    Pensavamo che fosse finita. Nel marzo 2024, quando l’ultima Smart Fortwo uscì dalla fabbrica, molti di noi hanno pianto la scomparsa dell’icona della mobilità urbana. Quella macchinetta che sembrava un carrello della spesa ma con il carattere di una sportiva inglese sembrava destinata ai musei.

    Invece no. È tornata.

    Al Salone dell’Auto di Pechino 2026, Smart ha ufficialmente spiazzato tutti presentando la Concept #2. Il prototipo è ormai pronto per la produzione di serie e, attenzione, arriverà in Europa. Ma con un’anima completamente nuova.

    Ecco tutto quello che devi sapere sul ritorno della regina delle città.

    1. Un po’ di storia: perché amavamo la Smartina

    Per capire l’emozione di oggi, bisogna tornare indietro. La storia inizia nel 1998, quando il genio di Nicholas Hayek (quello di Swatch) si unì a Mercedes per creare l’anti-auto.

    L’idea era rivoluzionaria: un’auto lunga 2,5 metri progettata per ospitare due persone e due caschi da moto. La prima serie (W450) era pura follia svizzero-tedesca: motore tricilindrico da 600 cc, carrozzeria in plastica intercambiabile e un’attenzione maniacale alla sicurezza grazie al cella Tridion in acciaio .

    In Italia, la “Smartina” divenne un fenomeno di culto. Roma ne era piena, perfetta per infilarsi nei vicoli e parcheggiare dove nessuno osava. Nel tempo è cresciuta (arrivando a 2,7 metri), è diventata diesel, poi benzina e infine elettrica con la EQ . Ma nel 2024, con la fine della terza generazione, il sipario si è chiuso… per riaprirsi oggi.

    2. Smart #2 Concept: l’estetica del ricordo

    Dimenticatevi i tre cilindri rombanti. La nuova Smart #2 (che per linguaggio moderno si legge “Smart Due”) è basata sulla nuova piattaforma ECA (Electric Compact Architecture) .

    Dal vivo, vista a Pechino, il richiamo alla Fortwo originale è fortissimo. Il concept è lungo 2.792 mm (praticamente la stessa impronta a terra della seconda e terza generazione) e mantiene le ruote “spinte agli angoli”, quella soluzione che regalava un’abitabilità sorprendente in uno spazio ridicolo .

    Esteticamente è un gioiello. La Concept presentata è in bianco opaco con dettagli dorati, interni in pelle e superfici traslucide. Il team di design di Mercedes-Benz l’ha curata nei minimi dettagli, con un raggio di sterzata dichiarato di soli 6,95 metri . Praticamente, la guidi con il pensiero.

    3. Sotto il cofano: numeri da vera EV

    Qui arriva la svolta. Se la vecchia EQ faceva fatica con 150 km di autonomia, la #2 sbarca nel futuro. Le prime specifiche parlano di un’autonomia tra i 300 e i 400 km (ciclo CLTC) .

    La ricarica rapida DC permette di passare dal 10% all’80% in meno di 20 minuti. C’è anche la funzione V2L (Vehicle-to-Load) , che la trasforma in una power bank gigante per accendere il laptop o il frullatore in spiaggia .

    Sarà solo elettrica. Addio sospiri, benvenuta coppia istantanea e trazione posteriore come da tradizione.

    4. Il “Problema” Cina ed Europa

    So cosa state pensando: “Bella, ma la fanno in Cina?”.
    Sì. Smart è oggi una joint venture paritetica tra Mercedes-Benz e Geely (il colosso cinese di Volvo). La #2 sarà prodotta in Cina .

    Ma attenzione: non è una semplice importazione. La vettura è stata sviluppata specificamente pensando al cliente europeo. Lo ha ammesso Wolfgang Ufer, CEO di Smart Europe, dichiarando che questa Concept è “progettata intorno al modo in cui i clienti europei vivono e si muovono” . Disegno tedesco, tecnologia cinese, cuore globale.

    5. Quando la vedremo su strada?

    Il countdown è già iniziato. La versione definitiva della Smart #2 farà il suo debutto mondiale al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026 .

    Le previsioni indicano un prezzo d’attacco intorno ai 20.000 euro, posizionandosi come EV premium compatta, non come semplice giocattolo .

    Il Nostro Giudizio

    La Smart #2 non è solo un’automobile. È un pezzo di storia che torna in vita. Nel mondo dei SUV enormi e dei pick-up, avere una due posti svelta, tecnologica e bellissima è una ventata d’aria fresca. Certo, costa più di una Dacia Spring, ma è costruita su un altro pianeta qualitativamente.

    La regina è morta. Evviva la regina.

    Sei pronto a tornare a parcheggiare in perpendicolare?

  • Salone di Pechino 2026: La Cina detta il passo. Ecco tutte le novità che (forse) vedremo anche in Europa

    Salone di Pechino 2026: La Cina detta il passo. Ecco tutte le novità che (forse) vedremo anche in Europa

    Pechino ha oscurato Ginevra. Mentre i saloni europei arrancano o chiudono i battenti, l’Auto China 2026, che si è svolto dal 24 aprile al 3 maggio, si conferma l’evento più grande e importante del mondo automotive, con numeri da capogiro: 380.000 metri quadrati di esposizione distribuiti in 17 padiglioni1.451 veicoli esposti, di cui 181 anteprime mondiali e 71 concept car .

    Il tema di quest’anno, “Lead the Era, Shape an Intelligent Future” (Guida l’era, modella un futuro intelligente), non è solo uno slogan. Camminando tra i padiglioni, si capisce subito che il baricentro dell’auto si è spostato definitivamente. 

    Non si tratta più solo di copiare; qui si inventa il futuro, fatto di Vehicle Defined by Software (SDV) , intelligenza artificiale integrata e una transizione ecologica che, a differenza dell’Europa, procede a “razzo” (nel 2025 le “new energy” hanno già superato il 50% delle vendite di auto nuove in Cina) .

    Ma cosa arriverà davvero sulle nostre strade? Ecco una guida per orientarsi tra le infinite novità del Salone di Pechino 2026, dividendole tra gadget esotici (solo per la Cina) e modelli concreti (che vedremo in Europa) .


    📋 La Scheda dell’Evento

    • Nome ufficiale: Auto China 2026 (Beijing International Automotive Exhibition)
    • Date: 24 aprile – 3 maggio 2026 (Apertura al pubblico dal 28 aprile) 
    • Luogo: China International Exhibition Centre (CIEC) & Capital International Exhibition Centre 
    • Numeri: Oltre 1.400 veicoli, 181 anteprime mondiali, 71 concept 
    • Tema: Lead the Era, Shape an Intelligent Future 

    1. Le regine del Salone: le novità “Made in China”

    La supremazia cinese è schiacciante. I colossi locali hanno riempito i padiglioni con modelli di ogni segmento, spesso con tecnologie che in Europa vedremo tra anni. Ecco i protagonisti assoluti.

    BYD e i “sottobrand” di lusso

    Il gruppo numero uno in Cina non si limita a portare la solita auto compatta. Sta attaccando le roccaforti tedesche.

    • Denza Z9 GT: Una Shooting brake di lusso (station wagon dal look sportivo) che vuole sfidare la Porsche Taycan Sport Turismo e l’Audi RS6. Destinata anche all’Europa .
    • Yangwang U8L: Il mega-SUV ultra-lusso elettrico si presenta con una variante a passo lungo e 4 posti veramente super esclusivi .
    • BYD Sealion 08: Nuovo SUV medio-grande (oltre 5 metri) della famiglia “Ocean”. Sarà disponibile sia full electric (con le nuove batterie Flash Charging per ricariche veloci) che ibrido plug-in. Arriverà in Europa .

    Geely: Galaxy e l’erede della Smart

    • Smart Concept #2: E’ l’atteso erede elettrico della Fortwo. La concept presentata qui è praticamente definitiva. Di proprietà di Geely (e Mercedes), la nuova citycar mantiene i 2,79 metri di lunghezza, due posti e trazione posteriore. L’autonomia dovrebbe aggirarsi sui 300 km. La vedremo in Europa a fine 2026/inizio 2027 .
    • Zeekr 9X: Super SUV ibrido plug-in del brand premium di Geely .

    Xiaomi: il Fenomeno continua

    Dopo il successo della berlina SU7, Xiaomi ha portato la variante YU7 GT. Sembra un clone della Ferrari Purosangue (design controverso), ma la potenza è impressionante: 1.003 CV (dual-motor) e 300 km/h di velocità massima. Unisce l’auto al famoso ecosistema digitale del brand. L’arrivo in Europa è previsto per il 2027 .

    Changan & Huawei: La Tecnologia Assoluta

    • Aito S9 (Huawei & Seres): Una berlina di lusso piena di gadget: portiere intelligenti, specchietti sostituiti da telecamere, sedili reclinabili e frigorifero. Un “salotto” tech su ruote .
    • Nevo Q06 (Changan): Presenta innovazioni interessanti come le batterie agli ioni di sodio (più economiche e sicure) e promette guida autonoma di livello L3/L4 .

    2. La risposta europea: BMW, Audi e le “tattiche locali”

    I marchi occidentali sono andati a Pechino con la consapevolezza che il mercato cinese è diventato il più importante al mondo. Alcuni hanno portato modelli pensati esclusivamente per quel mercato (“In China, for China”), altri hanno svelato auto che arriveranno anche da noi.

    ✅ Modelli che vedremo in Europa (Presto o Tardi)

    Ecco le novità presentate a Pechino che hanno già un biglietto (quasi) garantito per le strade europee:

    • BMW Serie 7 e i7 (Restyling): L’ammiraglia bavarese si rinnova. Il restyling è molto sostanziale, con una batteria più performante (grazie alla collaborazione con Rimac) che promette più autonomia per la versione elettrica. Sarà sicuramente in concessionaria anche in Europa .
    • Leapmotor B05 (Lafa 5 Ultra): Questa è la scommessa di Stellantis. La compatta elettrica a 5 porte (4,43 metri) è già in vendita in Cina. La versione “Ultra” è quella sportiva, ma la versione standard arriverà in Italia ed Europa entro l’estate 2026 a prezzi competitivi (forse sotto i 30.000 euro) .
    • Omoda 4 (Gruppo Chery): Nuovo SUV compatto di 4,42 metri con design aggressivo. Avrà motorizzazioni full hybrid ed elettriche. L’arrivo in Europa è previsto per inizio 2027 .
    • MG 4X: MG ha portato la versione rialzata della sua popolare MG4, chiamata MG 4X. Un crossover urbano da 4,39 metri che monterà le nuove batterie a stato semi-solido. Ottima notizia per chi cerca un’alternativa elettrica ma “alta” .

    ⛔ Modelli “Cina-Specifici” (NO Europa)

    Purtroppo, molte delle novità più chiacchierate resteranno esclusive per il mercato cinese. Se vi innamorate di queste, dovrete trasferirvi:

    • Audi E7X: Questo mega-SUV elettrico fa parte della nuova strategia “AUDI” (scritto così, senza quattro anelli). Sviluppato con FAW e SAIC, è pensato esclusivamente per i gusti locali (design minimalista, grande schermo). Non arriverà in Europa .
    • Hyundai Ioniq V: Una berlina elettrica “tutta spigoli” (stile cyberpunk) lunga 4,9 metri con un maxi-schermo da 27 pollici. Primo modello Hyundai sviluppato ad hoc per la Cina. Non la vedremo da noi .
    • Freelander (Nuova Marca): Il mitico fuoristrada di Land Rover rinasce… come marca cinese sotto Geely. Il modello “Freelander 8” è un SUV ibrido da 5,10 metri prodotto e progettato in Cina. Non c’entra quasi più nulla con l’originale britannico .
    • Volkswagen ID. Era 9X: Gigantesco SUV elettrico sviluppato con il partner FAW. Pensato per le famiglie cinesi .

    ⚡ Il Verdetto: Un Futuro Già Scritto?

    Il Salone di Pechino 2026 ha un sapore agrodolce. Da un lato, c’è l’entusiasmo per una tecnologia che avanza rapidissima (batterie allo stato solido, 1.000 CV su auto di serie, schermi ovunque). Dall’altro, la consapevolezza che l’Europa rischia di diventare un mercato “conservatore”, dove arriveranno solo i modelli più economici e meno estremi di questa rivoluzione.

    Mentre i visitatori di Pechino si stupivano di auto volanti e SUV con 4 motori indipendenti, in Europa prepareremo i portafogli per accogliere la Smart #2 e la Leapmotor B05. Il baricentro si è spostato, e non sembra voler tornare indietro.

  • Jeep Renegade: il SUV che si è fatto brasiliano, esce di scena in Europa ma si rinnova in Sudamerica

    Jeep Renegade: il SUV che si è fatto brasiliano, esce di scena in Europa ma si rinnova in Sudamerica

    C’è una storia curiosa che arriva dal mondo dell’auto. Racconta di un SUV compatto, nato con l’ambizione di conquistare il mondo, che oggi sopravvive e si rinnova in un solo paese. Un po’ come quei film che negli Stati Uniti sono stati un flop, ma in Giappone sono diventati cult.

    Questa storia parla del Jeep Renegade, l’erede spirituale della leggendaria Willys, che dopo aver salutato l’Europa, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, è diventato una “jabuticaba brasileira” – un’espressione che in portoghese indica qualcosa che esiste solo in Brasile, senza eguali in nessun’altra parte del mondo .

    E proprio in Brasile, dove è nato nel 2015 e dove ha venduto oltre 700.000 unità , il Renegade si prepara a un nuovo capitolo: un restyling per il 2026 che lo renderà più tecnologico, più moderno e, per la prima volta, ibrido .


    Addio Europa: il Renegade dice arrivederci (ma non a tutti)

    Il 2025 è stato l’anno della svolta. Stellantis ha confermato la fine della produzione del Renegade nello stabilimento italiano di Melfi, dopo un crollo verticale delle vendite in Europa: appena 7.000 unità nei primi dieci mesi dell’anno, contro le 80.000 che il modello riusciva a vendere annualmente nel suo periodo d’oro .

    Non è stato un addio improvviso. Già nel 2021 la produzione era cessata in Cina, nel 2023 negli Stati Uniti, poi in Russia . Il Renegade, che per anni aveva rifornito tre continenti, si è ritrovato a combattere su un unico fronte: il Sudamerica. E più precisamente, il Brasile.

    La decisione di Stellantis è chiara: in Europa il futuro si chiama Avenger, il nuovo SUV compatto della Jeep che condivide la piattaforma con Peugeot 2008 e Opel Mokka . Per il vecchio continente, il Renegade aveva semplicemente esaurito il suo tempo.

    Ma in Sudamerica, e specialmente in Brasile, la musica è diversa. Qui il Renegade continua a vendere: oltre 32.000 unità nei primi nove mesi del 2025, un risultato che lo tiene in piena corsa contro rivali del calibro di Volkswagen T-Cross, Hyundai Creta e Chevrolet Tracker .


    Il restyling 2026: dentro cambia (quasi) tutto

    Proprio quando in Europa si chiudeva il sipario, in Brasile si accendevano i riflettori su un Renegade rinnovato. La terza reestilização della sua carriera brasiliana  arriva nel 2026 con un obiettivo preciso: ringiovanire il SUV senza stravolgerne l’identità.

    Fuori: il minimo indispensabile

    Chi si aspetta un restyling rivoluzionario rimarrà deluso. Le modifiche esterne sono conservative, quasi timide: paraurti ridisegnati, una calandra con le sette fenditure leggermente aggiornata, nuovi cerchi in lega da 17 o 18 pollici e una firma luminosa ritoccata . La forma generale, quella forma squadrata che ha reso il Renegade riconoscibile al primo sguardo, resta immutata.

    Ed è probabilmente una scelta voluta. Il Renegade ha un look “senza tempo”, da vero Jeep, e stravolgerlo avrebbe significato rischiare di perdere quel pubblico che lo apprezza proprio per il suo carattere avventuroso .

    Dentro: la vera rivoluzione

    Se fuori le novità sono un sussurro, dentro è un urlo. L’abitacolo del Renegade 2026 cambia volto, e lo fa avvicinandosi ai fratelli maggiori Compass e Commander .

    Il cuore della novità è il nuovo schermo touchscreen da 10,1 pollici in posizione flottante, che sostituisce il vecchio display incassato nella plancia . È più alto, più vicino al campo visivo del guidatore, e soprattutto più moderno. Il sistema multimediale integra ora Amazon Alexa e promette una connettività di livello superiore .

    Accanto al grande schermo centrale, il quadro strumenti diventa digitale con un display da 7 pollici . La console centrale è stata ridisegnata, i materiali rivisti, le sedute hanno nuovi rivestimenti. E sulle versioni Sahara e Willys, arriva finalmente la regolazione elettrica del sedile del conducente .

    È l’aggiornamento che il Renegade aspettava da anni. Perché, non dimentichiamolo, questo SUV è ancora sulla sua prima generazione, lanciata nel 2015. Dieci anni senza un vero cambio generazionale si fanno sentire, e il restyling del 2026 è un tentativo di tenere vivo l’interesse in attesa della vera novità .


    La grande svolta: arriva l’ibrido (e non è quello europeo)

    Ma la novità più importante è sotto il cofano. Per la prima volta nella sua storia, il Renegade diventa ibrido. E lo fa con una soluzione pensata specificamente per il mercato brasiliano, diversa da quella adottata in Europa .

    Il sistema è un mild hybrid a 48 volt (MHEV), che affianca al motore a combustione due piccoli motori elettrici: uno sostituisce l’alternatore, l’altro lavora insieme al cambio . L’obiettivo è ridurre consumi ed emissioni, soprattutto nel traffico cittadino, con il sistema che gestisce automaticamente il passaggio tra funzionamento elettrico, ibrido e termico a seconda delle situazioni .

    Ma c’è una differenza fondamentale rispetto all’ibrido europeo. In Europa, la versione mild hybrid del Renegade utilizza un motore 1.5 turbo da 130 CV. In Brasile, invece, la base è il collaudato 1.3 turbo flex T270, lo stesso che oggi equipaggia il Renegade con 176 CV e 27,5 kgfm di coppia .

    La combinazione con il sistema a 48V potrebbe portare la potenza complessiva vicina ai 200 CV . Un bel salto in avanti, che renderebbe il Renegade ibrido brasiliano non solo più efficiente, ma anche più performante della versione europea.

    E la trazione integrale? Resta, ed è ancora un optional rarissimo nel segmento dei SUV compatti. La versione Willys, ispirata ai Jeep storici, conserva la trazione 4×4 con riduttore, differenziale bloccabile elettronicamente e sospensioni rialzate . Per chi cerca un vero fuoristrada in formato compatto, il Renegade rimane l’unica scelta sul mercato.


    Prezzi: più accessibile per restare competitiva

    Con l’arrivo dell’Avenger in Brasile nel 2026, il Renegade dovrà farsi spazio in una gamma Jeep che si arricchisce. La strategia di Stellantis è chiara: il Renegade si posizionerà leggermente più in alto, lasciando all’Avenger il ruolo di entry level .

    Ma questo non significa rincari. Anzi, per la linea 2026 Jeep ha operato una riduzione dei prezzi fino a 15.000 real (circa 2.500 euro) su alcune versioni . Ecco la nuova gamma:

    VersionePrezzo (real)Caratteristiche principali
    SportR$ 118.290Nuova versione d’ingresso, motore 1.3 T270 176 CV, trazione anteriore
    AltitudeR$ 142.990Interni più ricchi, cerchi da 17″, ADAS di serie
    LongitudeR$ 156.990Chiave presenziale, partenza remota, cerchi da 18″, interni in pelle
    SaharaR$ 169.990Sensori anteriori, tetto panoramico, dettagli esclusivi
    WillysR$ 182.990Trazione 4×4 con riduttore, sospensioni rialzate, pneus ATR
    10 AnniR$ 185.990Edizione limitata a 1.010 unità, base Willys con dettagli celebrativi

    La versione Sport, con il motore 1.3 turbo e 176 CV, parte da circa 18.900 euro al cambio attuale. Un prezzo molto competitivo, che la tiene in corsa con rivali come Volkswagen T-Cross e Hyundai Creta .

    Le versioni ibride (Altitude, Longitude e Sahara) dovrebbero mantenere prezzi allineati a quelli attuali, con un sovrapprezzo contenuto che non dovrebbe superare i 5.000-7.000 real rispetto alle omologhe termiche .


    E il futuro? Una nuova generazione all’orizzonte

    Il restyling del 2026 non è l’ultima fermata. Jeep sta già lavorando a una nuova generazione del Renegade, attesa dopo il 2027 .

    Sarà un SUV più grande, più tecnologico, con una piattaforma aggiornata e probabilmente una versione completamente elettrica. L’obiettivo è distinguerlo nettamente dall’Avenger, che resterà il modello più compatto della gamma .

    Fino ad allora, però, il Renegade continuerà a vivere la sua seconda giovinezza in Brasile, l’unico paese al mondo dove ancora si produce e dove, evidentemente, c’è ancora chi lo ama.


    Perché il Renegade funziona (ancora) in Brasile

    La domanda sorge spontanea: come mai un modello che in Europa e negli Stati Uniti ha visto calare drasticamente le vendite, in Brasile continua a essere così popolare?

    Le ragioni sono diverse.

    Innanzitutto, il prezzo. In Brasile, il Renegade è posizionato in modo competitivo, con una versione d’ingresso che parte da circa 18.900 euro. Un prezzo accessibile per un SUV dal look robusto e dal marchio riconosciuto.

    Poi, la trazione integrale. Nel segmento dei SUV compatti brasiliani, il Renegade è l’unico a offrire una vera trazione 4×4 con riduttore . Per chi vive in zone rurali, affronta strade sterrate o semplicemente vuole un’auto capace di andare oltre l’asfalto, è un valore aggiunto che nessun concorrente può offrire.

    Infine, il fattore “Jeep”. In Brasile, il marchio Jeep ha un’eredità forte, legata all’immagine di robustezza e avventura. Il Renegade, con il suo look squadrato e il suo DNA fuoristradistico, incarna perfettamente questo spirito. È l’auto di chi vuole sentirsi un po’ esploratore, anche se poi la usa prevalentemente in città.


    Conclusione: il Renegade non muore, si trasferisce

    La storia del Jeep Renegade è una di quelle che fanno riflettere sulle differenze tra mercati. Quello che in Europa è diventato un modello da pensionare, in Brasile è ancora una colonna portante.

    Con il restyling del 2026, il Renegade riceve quel che gli serviva: un interno finalmente moderno, una tecnologia aggiornata e un cuore ibrido che lo proietta verso il futuro. Senza perdere ciò che lo ha reso speciale: il look inconfondibile, la robustezza e quell’unica, irrinunciabile trazione integrale che nel suo segmento nessuno offre più.

    Il Renegade non è morto. È solo andato in vacanza in Brasile. E chissà che, quando la nuova generazione arriverà dopo il 2027, non decida di rifare le valigie e tornare a far visita anche all’Europa.

  • Sogno infranto: Sony e Honda cancellano Afeela, il progetto elettrico che doveva sfidare la Cina

    Sogno infranto: Sony e Honda cancellano Afeela, il progetto elettrico che doveva sfidare la Cina

    Sembrava l’unione perfetta: il gigante dell’elettronica Sony, con la sua esperienza in software, gaming e intrattenimento, stretto la mano al colosso automobilistico Honda, maestro di ingegneria e produzione. Insieme, avrebbero dato vita a Afeela, un brand di auto elettriche premium destinato a rivoluzionare il concetto di mobilità connessa. Invece, a soli mesi dal lancio previsto, tutto è crollato.

    Il 25 marzo 2026, Sony Honda Mobility (SHM) ha annunciato la sospensione definitiva dello sviluppo e del lancio dei suoi modelli elettrici . La prima vittima è la berlina Afeela 1, già pronta per la produzione e attesa per fine 2026, seguita dal SUV previsto per il 2028 . Una decisione che suona come un colpo di scena epocale, ma che in realtà è il risultato di un ripensamento strategico ben più ampio da parte di Honda.

    Ma andiamo con ordine.


    Una fine annunciata: perché Afeela non si farà

    La joint venture tra Sony e Honda era nata nel 2022, nel pieno dell’entusiasmo per l’elettrico, con l’ambizione di combinare le competenze hardware di Honda con l’anima digitale di Sony . L’obiettivo? Creare veicoli “ad alto valore aggiunto”, capaci di trasformarsi in spazi di intrattenimento su ruote, con la promessa (mai mantenuta) di integrare persino la console PlayStation 5 a bordo .

    Il progetto era già in fase avanzata. L’Afeela 1 era stata presentata con grande clamore al CES di Las Vegas, era già ordinabile in California con un deposito di 200 dollari, e la produzione era stata avviata nello stabilimento Honda in Ohio . I prezzi erano da segmento premium: 89.900 dollari per la versione base, fino a superare i 102.000 dollari per il top di gamma .

    E invece, la doccia fredda.

    La scelta di cancellare tutto è arrivata dopo che Honda ha annunciato una radicale revisione della propria strategia di elettrificazione . In una nota ufficiale, le due aziende hanno spiegato che il progetto non era più sostenibile perché le “tecnologie e risorse” che Honda avrebbe dovuto mettere a disposizione non sarebbero più state disponibili come previsto .


    Il nodo finanziario: Honda in rosso per la prima volta nella storia

    Il vero detonatore della crisi si chiama bilancio. Il 12 marzo 2026, Honda ha diramato un allarme che ha fatto tremare l’intero settore: per l’anno fiscale in chiusura, la casa nipponica prevede una perdita netta compresa tra 4200 e 6900 miliardi di yen, l’equivalente di circa 27-44 miliardi di euro .

    Si tratta della prima perdita netta dalla sua fondazione nel 1957 . Il dato ha fatto crollare il titolo a Wall Street e ha costretto l’azienda a rivedere completamente le proprie priorità. Le perdite operative legate alla sola divisione elettrica sono stimate in 7000 miliardi di yen (circa 44 miliardi di euro) .

    Dietro questo tracollo ci sono diversi fattori, tutti convergenti:

    • Il mercato elettrico globale sta rallentando, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha cancellato gli incentivi all’acquisto 
    • La concorrenza cinese ha reso obsoleti molti progetti occidentali in termini di rapporto qualità-prezzo 
    • I costi di sviluppo delle nuove piattaforme sono esplosi, senza un adeguato ritorno dalle vendite

    Di fronte a questo scenario, Honda ha deciso di frenare bruscamente. Il nuovo corso è chiaro: stop ai progetti elettrici più ambiziosi, riduzione degli obiettivi di vendita (l’azienda ha abbassato il target globale per il 2030 da 2 milioni a 700-750.000 unità) e ritorno a un focus più solido sugli ibridi, dove i margini sono più certi e la domanda resta stabile .


    Non solo Afeela: Honda cancella anche la Serie 0

    Afeela non è l’unica vittima di questa tempesta. Lo stesso giorno in cui Sony e Honda annunciavano la fine della loro joint venture, Honda ha confermato la cancellazione della piattaforma 0 Series, che doveva essere il cuore della sua futura gamma elettrica globale .

    Erano previsti tre modelli: la 0 Saloon (una berlina dal design futuristico), la 0 SUV (un crossover compatto) e la Acura RSX elettrica per il mercato americano . Tutti dovevano essere prodotti in Ohio, a partire proprio dal 2026. Invece, il progetto è stato interrotto prima ancora di entrare in produzione.

    Le motivazioni sono le stesse che hanno ucciso Afeela: un mercato elettrico che cresce meno del previsto e, soprattutto, l’incapacità di competere con i costi e la qualità dei produttori cinesi . Honda ha ammesso candidamente di non essere in grado di offrire “un rapporto qualità-prezzo migliore rispetto ai nuovi produttori di veicoli elettrici” .

    Un’ammissione pesantissima, che fotografa il momento storico: le aziende giapponesi, un tempo leader indiscussi dell’industria automobilistica, oggi arrancano di fronte all’avanzata cinese.


    La contro-mossa: la Cina diventa il fornitore di Honda

    E qui arriva il colpo di scena finale. Mentre cancellava i suoi progetti più ambiziosi, Honda ha annunciato una mossa che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile: importerà in Giappone auto elettriche prodotte in Cina .

    Si tratta della Honda Insight, una berlina elettrica prodotta nello stabilimento cinese di Dongfeng (la joint venture tra Honda e il partner locale) e basata sulla piattaforma e:N sviluppata proprio in Cina . Le prime consegne in Giappone sono attese per la primavera 2026 .

    Un’inversione di rotta storica. Per decenni, il Giappone ha esportato tecnologia e auto in Cina. Oggi, con il mercato cinese che è diventato il più avanzato al mondo per l’elettrico, il flusso si inverte: le auto elettriche “made in China” tornano in patria .

    La mossa è anche simbolica. Il nome “Insight” non è stato scelto a caso: era il nome della prima ibrida Honda lanciata nel 1999, oggi riutilizzato per un’elettrica cinese . Un modo per “mascherare” l’origine del veicolo e renderlo più accettabile al pubblico giapponese, storicamente fedele al “made in Japan”.


    Cosa resta del sogno Afeela?

    Per Sony, la fine di Afeela è un duro colpo. L’azienda aveva investito molto in questo progetto, vedendolo come il trampolino di lancio per il suo ingresso nel settore automotive come protagonista, non solo come fornitore di componenti . Con il ritiro di Honda, Sony si ritrova con un progetto nato ma senza le gambe per camminare.

    Per i clienti che avevano già prenotato l’Afeela 1, è previsto il rimborso integrale del deposito .

    Per il mercato, invece, resta l’amaro in bocca. L’Afeela 1 era uno dei progetti più attesi nel segmento premium, con un’attenzione maniacale all’esperienza digitale e all’intrattenimento di bordo. La sua cancellazione, insieme alla fine della Serie 0, rappresenta un segnale preoccupante per l’intera industria occidentale: produrre auto elettriche competitive senza l’appoggio di una filiera e di un ecosistema tecnologico all’altezza della Cina è sempre più difficile.


    Cosa ci aspetta?

    Honda ha annunciato che presenterà il suo nuovo piano strategico a medio-lungo termine nel mese di maggio 2026 . Ci si aspetta un ridimensionamento ulteriore degli obiettivi elettrici e un ritorno di fiamma sugli ibridi, dove l’azienda ha ancora una solida reputazione.

    Per quanto riguarda Sony, resta da vedere se cercherà un nuovo partner per portare avanti il progetto Afeela in solitaria o se abbandonerà del tutto l’idea di costruire auto. Per ora, l’unica certezza è che il matrimonio tra il gigante dell’elettronica e il colosso dell’auto è già finito.

    E con esso, forse, l’illusione che l’Occidente possa tenere il passo della Cina nell’era dell’elettrico.

  • Fiat Pandina 2028: la nuova citycar “low cost” arriva dalla Cina (tramite Leapmotor)

    Fiat Pandina 2028: la nuova citycar “low cost” arriva dalla Cina (tramite Leapmotor)

    La Fiat Panda è da sempre l’auto del popolo. Pratica, simpatica, accessibile. E ora, dopo decenni di onorato servizio, si prepara a cambiare pelle. Forse anche più di quanto immaginiamo.

    Secondo le ultime indiscrezioni, la futura Fiat Pandina – erede dell’attuale citycar – dovrebbe fare il suo debutto sotto forma di concept car al Salone di Parigi nell’ottobre 2026, con la produzione che potrebbe avviarsi tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 . Ma la vera sorpresa sta sotto la pelle: la nuova Pandina potrebbe nascere su una piattaforma di origine cinese.

    Piattaforma Leapmotor: la svolta low cost

    Stellantis sta spingendo l’acceleratore sulla collaborazione con Leapmotor, il marchio cinese di cui detiene una quota di maggioranza. Secondo le ultime voci, la nuova Fiat Pandina, insieme alla futura Citroën C1 (che farà il suo ritorno sul mercato) e alla prossima Fiat 500, potrebbe adottare proprio una piattaforma derivata da Leapmotor .

    Una scelta che avrebbe un obiettivo chiaro: abbattere i costi. La piattaforma cinese permetterebbe di offrire la Pandina a prezzi aggressivi, con cifre che secondo le indiscrezioni potrebbero partire sotto i 15.000 euro sia per la versione ibrida che per quella elettrica, andando a sfidare la nuova Renault Twingo elettrica.

    Ma non temete: lo stile sarà inconfondibilmente Fiat. Il design della nuova Pandina si discosterà dall’attuale generazione per avvicinarsi a quello della Grande Panda, di cui sembrerà una sorta di “versione mini” .

    ModelloDebutto previstoPiattaformaPrezzo stimato
    Fiat PandinaFine 2027 / inizio 2028Leapmotor (condivisa con Citroën C1)< 15.000 €
    Fiat 500 (nuova generazione)Da definireLeapmotorDa definire
    Citroën C1 (ritorno)Da definireLeapmotor< 15.000 €

    La produzione resta in Italia (per ora)

    Una buona notizia per il made in Italy: la nuova Pandina dovrebbe continuare a essere prodotta nello storico stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, in Campania, dove nasce l’attuale generazione . Un segnale importante, che conferma l’attenzione del gruppo verso gli stabilimenti italiani nonostante le partnership internazionali.

    Le idee più chiare dal 21 maggio

    Per avere conferme ufficiali e dettagli più precisi, bisognerà attendere il 21 maggio 2026, quando Antonio Filosa (CEO di Stellantis) svelerà il nuovo piano strategico del gruppo . A ottobre, poi, il Salone di Parigi ospiterà la concept car che anticipa il modello definitivo .


    La gamma Panda si allarga: Giga Panda e Fastback in arrivo nel 2026

    Mentre la Pandina si prepara al debutto del 2028, la famiglia Panda sta già vivendo una vera e propria esplosione. Il 2026 sarà l’anno del rinnovo, con l’arrivo di due nuovi modelli destinati a coprire segmenti di mercato più ampi.

    Giga Panda: il SUV di famiglia lungo 4,4 metri

    Al vertice della nuova gamma troveremo la cosiddetta “Giga Panda” (nome ancora ufficioso), un SUV lungo circa 4,4 metri che si posizionerà nel cuore del segmento C, andando a rivaleggiare con auto come la Dacia Duster . Il debutto ufficiale è atteso per il Salone di Parigi nell’ottobre 2026, insieme alla versione Fastback .

    La Giga Panda nascerà sulla piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa utilizzata da Grande Panda, Citroën C3 Aircross e Opel Frontera . Una base tecnica flessibile e pensata per contenere i costi.

    Motorizzazioni previste :

    • Full hybrid: motore 1.2 PureTech con cambio automatico a 6 rapporti, potenza fino a 145 CV
    • Elettrica: da 113 CV con batterie da 44 kWh o 54 kWh
    • Benzina tradizionale: per alcuni mercati extraeuropei

    Dal punto di vista stilistico, la Giga Panda riprenderà il family feeling della Grande Panda, con i caratteristici fari a LED a grafica “pixel” e un frontale che sottolinea l’anima elettrificata del modello . Sarà disponibile sia in versione a 5 posti che, secondo alcune indiscrezioni, a 7 posti .

    Panda Fastback: il SUV coupé dal look sportivo

    Accanto alla Giga Panda “classica”, Fiat lancerà anche una versione Fastback, un SUV dalla linea più filante e sportiva, con un tetto spiovente che richiama la Citroën Basalt . Anche questo modello debutterà al Salone di Parigi nell’ottobre 2026 .

    La Fastback condividerà con la Giga Panda la piattaforma Smart Car e la stessa gamma di motorizzazioni, ma si distinguerà per un design più accattivante e un posizionamento più “premium” all’interno della famiglia Panda .

    Le foto spia dei prototipi quasi definitivi rivelano alcuni dettagli interessanti :

    • Anteriori: fari full LED più sottili e moderni rispetto alla Grande Panda, con estensioni a forma di “lacrima”
    • Interni: cruscotto digitale da 10 pollici e touchscreen centrale da 10,25 pollici, con un allestimento che promette materiali di qualità superiore
    • Posteriori: gruppi ottici posizionati nella parte alta del portellone, con grafica a LED che sottolinea la larghezza del veicolo

    La Fastback potrebbe essere disponibile anche in una versione più performante, forse con il marchio Abarth, anche se al momento si tratta solo di indiscrezioni .


    Le altre novità della gamma Fiat 2026

    Il rinnovamento di Fiat non si ferma alla famiglia Panda. Ecco un riepilogo delle principali novità per il 2026 :

    ModelloCaratteristicheProduzione
    Grande Panda termicaMotore 1.2 PureTech da 100 CV, cambio manualeSerbia (Kragujevac)
    Fiat 500 IbridaFireFly 1.0 da 65 CV, mild hybrid 12VStabilimento Mirafiori (Torino)
    Giga PandaSUV da 4,4 m, ibrido ed elettrico, 5/7 postiMarocco o Turchia
    Panda FastbackSUV coupé, stile sportivo, motorizzazioni ibride ed elettricheMarocco o Turchia

    Un’ombra: la produzione fuori dall’Italia

    Se la Pandina resterà a Pomigliano, lo stesso non si può dire per i nuovi modelli di punta. Giga Panda e Fastback, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere prodotte fuori dai confini nazionali, tra Marocco e Turchia . Una scelta che solleva interrogativi sulla capacità di Stellantis di mantenere elevati standard qualitativi e, soprattutto, sulla tenuta occupazionale degli stabilimenti italiani.


    Conclusioni: una Panda per ogni esigenza

    Il futuro di Fiat si chiama Panda, ma in tutte le salse. La strategia del marchio è chiara: costruire una vera e propria famiglia attorno al nome più amato dagli italiani, coprendo ogni segmento di mercato.

    • Pandina (2028): la citycar low cost sotto i 15.000 €, su piattaforma Leapmotor
    • Grande Panda (già disponibile): la compatta di segmento B, cuore della gamma
    • Giga Panda (2026): il SUV familiare da 4,4 metri, per chi cerca spazio
    • Panda Fastback (2026): il SUV coupé dal look sportivo, per chi vuole distinguersi
    • Fiat 500 Ibrida (già disponibile): la citycar chic, prodotta a Mirafiori

    Un’offerta completa, che punta a presidiare ogni fascia di prezzo e ogni esigenza di mobilità. Con un occhio di riguardo all’accessibilità economica – grazie alla partnership con Leapmotor – e l’altro alla tradizione, con la produzione italiana che resta centrale per alcuni modelli chiave.

    Il 21 maggio 2026 avremo le idee più chiare. Restate sintonizzati.

  • Carburanti esauriti e prezzi alle stelle: la guerra in Iran mette in ginocchio l’Italia

    Carburanti esauriti e prezzi alle stelle: la guerra in Iran mette in ginocchio l’Italia

    I cartelli con la scritta “Carburante esaurito” stanno ricomparendo ai distributori italiani. Non è il panico, ma il risultato di una tempesta perfetta: la guerra in Medio Oriente che fa impennare il petrolio, un taglio delle accise che ha attirato gli automobilisti in massa verso i distributori più convenienti e la paura che il conflitto possa prolungarsi con conseguenze ancora più drammatiche. E mentre la Slovenia ha già introdotto il razionamento, in Italia si teme il peggio.


    Il cartello “esaurito” fa la sua comparsa

    Nelle scorse settimane, automobilisti di diverse zone d’Italia hanno fatto i conti con una sorpresa sgradita: arrivati al distributore, si sono trovati davanti il cartello “carburante esaurito” . A Como, Aosta e in alcuni comuni della provincia di Treviso, diversi benzinai sono rimasti senza benzina e diesel, incapaci di soddisfare la domanda dei cittadini .

    Ma a differenza di quanto si potrebbe pensare, il fenomeno non dipende soltanto dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – il passaggio cruciale da cui transita circa il 33% del petrolio mondiale . La causa immediata è più prosaica, ma non meno preoccupante.

    Il taglio delle accise: una misura che si è rivelata un boomerang?

    Il 19 marzo, il governo Meloni ha varato un decreto carburanti con una misura simbolo: il taglio delle accise di 25 centesimi al litro, valido per 20 giorni . L’obiettivo dichiarato era quello di calmierare i prezzi, portando il gasolio sotto la soglia psicologica dei 2 euro al litro .

    L’effetto, però, non è stato quello sperato. Gli automobilisti, attratti dallo sconto, si sono riversati in massa verso i distributori con i prezzi più bassi, prosciugando le scorte immediate di molti benzinai . I rifornimenti, solitamente effettuati una volta alla settimana, non hanno retto l’urto della domanda concentrata.

    La tattica però non è sbagliata, dato che gli aumenti sono all’ordine del giorno e che le disponibilità iniziano a scarseggiare, portando ovviamente al panico.

    Ma il problema è un altro: il taglio delle accise è stato quasi interamente assorbito dall’aumento del prezzo del petrolio . Il Codacons ha calcolato che in una sola settimana i risparmi sono stati “letteralmente mangiati dai rincari dei listini alla pompa” . Per il gasolio, la riduzione effettiva rispetto al giorno precedente il taglio è stata di appena 6 centesimi di euro al litro, contro i 24,4 della misura fiscale . Un’autentica beffa per gli automobilisti.

    I numeri della crisi: prezzi in continua ascesa

    I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) raccontano una situazione in peggioramento. Alla data del 30 marzo 2026, il prezzo medio del gasolio in modalità self lungo la rete stradale nazionale ha raggiunto 2,055 euro al litro, mentre la benzina si è attestata a 1,746 euro/litro .

    Sulle autostrade il costo è ancora più alto: il gasolio self viaggia a 2,118 euro/litro, la benzina a 1,813 euro/litro .

    E la situazione potrebbe peggiorare drasticamente il 7 aprile, quando il taglio delle accise scadrà. Secondo il Codacons, senza una proroga, il gasolio supererebbe rapidamente i 2,3 euro al litro, mentre la benzina sfiorerebbe quota 2 euro .

    Il primo campanello d’allarme: la Slovenia introduce il razionamento

    Mentre in Italia si discute di proroghe e misure tampone, un paese vicino ha già preso provvedimenti ben più drastici. La Slovenia è diventata il primo paese dell’Unione Europea a introdurre limitazioni alla quantità di carburante per veicolo .

    Il sistema prevede l’utilizzo di codici QR alle pompe e un meccanismo a targhe alterne, simile a quello già adottato in Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan nelle scorse settimane . La notizia è stata diffusa dall’analista indipendente Shanaka Anslem Perera, che ha sottolineato come la Slovenia rappresenti un “segnale” per tutta l’Europa: quando il primo paese dell’UE adotta misure di razionamento, significa che “i meccanismi di sicurezza hanno fallito” .

    La domanda, secondo Perera, non è se altri paesi europei seguiranno l’esempio della Slovenia, ma quando lo faranno .

    Le proteste dei camionisti: fermo nazionale dei Tir

    La situazione è diventata insostenibile per l’autotrasporto. Trasportounito, l’associazione dei camionisti, ha proclamato un fermo nazionale dei Tir dal 20 al 25 aprile 2026 . La decisione arriva nonostante le “controindicazioni espresse dalla commissione Garanzia sciopero” .

    Il presidente di Trasportounito, Franco Pensiero, parla di “assoluta emergenza, causata dal rincaro fuori controllo del carburante, il quale incide in modo letale su bilanci già fragilissimi delle imprese di autotrasporto” .

    Anche Unatras, altra associazione di categoria, ha indetto assemblee permanenti nelle piazze di 100 città italiane, definendo la situazione “oramai insostenibile” . Unatras denuncia che parte della committenza “non solo non riconosce gli incrementi dei costi dovuti al carburante, ma arriva addirittura a chiedere ulteriori sconti” .

    Scenario incubo: verso i 200 dollari al barile?

    Se la guerra in Iran dovesse prolungarsi, come tutto lascia temere, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Il senatore del Partito Democratico Antonio Misiani, in un’intervista a l’Unità, ha parlato di uno “scenario incubo” in cui il greggio potrebbe superare i 150 dollari al barile .

    Alcuni analisti internazionali spingono l’asticella ancora più in alto. Secondo un’analisi pubblicata su Nasdaq, l’ipotesi di un petrolio a 200 dollari al barile viene attivamente modellata da società come Vanguard e RBC . Le conseguenze sarebbero devastanti:

    • La benzina supererebbe i 6,50-7,00 dollari al gallone negli Stati Uniti (equivalenti a circa 1,70-1,85 euro al litro, ma con meccanismi economici diversi)
    • Si innescherebbe una recessione con contrazione del PIL tra -1,5% e -2,5%
    • L’inflazione tornerebbe a livelli a due cifre, con la BCE costretta ad alzare ulteriormente i tassi 

    Italia vulnerabile: il peso delle importazioni

    L’Italia, secondo Misiani, è tra i paesi europei più esposti alla crisi. “Noi importiamo tre quarti dell’energia che consumiamo e rimaniamo estremamente dipendenti dai combustibili fossili. Il nostro mix energetico è tutt’ora fortemente sbilanciato sul gas” .

    Un prolungato aumento dei prezzi del petrolio e del gas provocherebbe un forte aumento dell’inflazione, portando la BCE ad aumentare i tassi di interesse. La nostra economia, che aveva chiuso il 2025 con una crescita debolissima, “finirebbe dritta in recessione” .

    Il nodo speculazione: chi ci guadagna?

    In mezzo alla crisi, emergono accuse di speculazione. Le organizzazioni di categoria dei gestori Faib Confesercenti e Fegica hanno inviato una segnalazione formale a Mister Prezzi, denunciando che “nessuna compagnia petrolifera ha ancora ottemperato all’obbligo” di pubblicare i prezzi consigliati sui propri siti, come imposto dal decreto carburanti .

    Secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone, “questa guerra ci sta costando 80 milioni al giorno, 16 milioni solo in carburanti. Dall’altro lato le compagnie energetiche hanno già incassato 83 miliardi di extra-profitti” .

    Il governo ha introdotto un meccanismo “antispeculazione” che lega il prezzo del carburante all’andamento reale del petrolio, con sanzioni per chi si discosta . Ma secondo il Partito Democratico, si tratta di “una misura solo di facciata” .

    Le possibili conseguenze: razionamenti e targhe alterne

    Se la guerra continuerà, l’Italia potrebbe essere costretta ad adottare misure sempre più drastiche. L’esempio della Slovenia è già stato citato da più parti come un possibile modello.

    Le misure potrebbero includere:

    • Razionamento del carburante con limiti di volume per veicolo
    • Sistema a targhe alterne per l’accesso ai distributori
    • Codici QR per tracciare i rifornimenti 

    Inoltre, la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz non blocca solo il petrolio, ma anche i fertilizzanti. I paesi del Golfo forniscono il 49% delle esportazioni mondiali di urea. Senza fertilizzanti, i raccolti si ridurrebbero del 5-10% nella prossima stagione agricola, con il rischio di passare dal razionamento del carburante a quello del cibo .

    Cosa ci aspetta?

    Il 7 aprile rappresenta il primo snodo cruciale: il taglio delle accise scade e il governo dovrà decidere se prorogarlo o meno. La pressione dei camionisti, con il fermo nazionale programmato dal 20 al 25 aprile, aggiungerà ulteriore tensione.

    Ma la vera variabile è geopolitica. Come ha sottolineato Antonio Misiani, “se la guerra terminasse in tempi brevi, è probabile che le tensioni sui prezzi energetici verrebbero riassorbite abbastanza rapidamente. Se invece le ostilità proseguissero per settimane o addirittura per mesi, le prospettive sarebbero catastrofiche” .

    Ad ogni modo la distruzione degli impianti petroliferi del golfo e il tempo necessario per la navigazione ci fanno pensare che anche se la guerra finisse in questo istante, i tempi per rimettere le cose a posto saranno comunque lunghi, se invece la guerra continuasse, la concorrenza dei paesi asiatici che non hanno alternativa per il rifornimento dei prodotti petroliferi non farà altro che far lievitare ancora di più i prezzi.

    Per gli automobilisti italiani, il consiglio è uno solo: occhio ai distributori più economici (potrebbero esaurire le scorte più rapidamente) e prepararsi a un’autonomia di guida ridotta. Perché se la Slovenia è solo l’inizio, il peggio potrebbe ancora arrivare.

  • Il Fenomeno delle “Garage Find”: Storie di Auto Dimenticate Ritrovate in Primavera

    Il Fenomeno delle “Garage Find”: Storie di Auto Dimenticate Ritrovate in Primavera

    Tesori nascosti, aste milionarie e il sogno di ogni appassionato


    C’è un’immagine che fa sognare ogni appassionato di motori: un fascio di luce che squarcia l’oscurità di un garage dimenticato, un telo polveroso che viene sollevato, e due fari che tornano a brillare dopo decenni di oblio. È la magia dei “garage find” o “barn find” – auto leggendarie, nascoste per anni in fienili, scantinati o rimesse segrete, che riemergono come capsula del tempo pronta a raccontare una storia.

    La primavera, con i suoi lavori di pulizia e le eredità da sbrigare, è la stagione dei ritrovamenti. E dietro ogni scoperta c’è un racconto fatto di passione, mistero e, talvolta, fortune inaspettate.


    Garage Find o Barn Find? Piccola Differenza

    Prima di immergerci nelle storie, una precisazione. Gli appassionati distinguono due tipi di ritrovamenti:

    • Barn find: il tesoro viene scoperto in cascine, fienili o casolari di campagna, spesso in contesti rurali e bucolici .
    • Garage find: la scoperta avviene in box, scantinati o rimesse cittadine, nascosta agli sguardi in contesti urbani .

    Ormai i ritrovamenti nei fienili sono sempre più rari, mentre i “garage find” urbani rappresentano la fetta principale dei salvataggi di veicoli storici .


    La Storia Italiana per Eccellenza: L’Alfa Romeo Giulietta SZ Sepolta a Torino

    Forse il più clamoroso garage find italiano degli ultimi anni riguarda una Alfa Romeo Giulietta SZ del 1962, rimasta nascosta per quasi 25 anni in un caveau segreto sotto un cortile di via Candiolo, a Torino .

    Il Custode Appassionato

    Il protagonista di questa storia si chiamava Osvaldo Avalle, autoriparatore e grande appassionato di auto storiche. Nel 1984 acquistò questa splendida Giulietta SZ da una concessionaria Alfa Romeo di Torino, e l’anno successivo la fece certificare come auto storica ASI . Poi, probabilmente per proteggerla dal mondo o per un eccesso d’amore, decise di nasconderla.

    La collocò in un locale sotterraneo, accessibile tramite un montacarichi. Lì, la coupé in alluminio disegnata da Zagato – una delle sole 210 unità prodotte tra il 1959 e il 1961 – rimase a riposare per oltre due decenni, a sette metri di profondità .

    Il Ritrovamento

    Alla morte di Avalle, che non aveva eredi, il Tribunale di Torino mise all’asta tutti i suoi beni, inclusa questa misteriosa auto di cui pochi conoscevano l’esistenza. Il ritrovamento non fu semplice: per riportarla in superficie, i tecnici dovettero tagliare un albero che negli anni era cresciuto sopra il garage e un montacarichi ormai inservibile, utilizzando poi un carro-gru .

    Quando finalmente la vettura rivide la luce, apparve in condizioni sorprendenti: vernice azzurro chiaro pressoché perfetta, interni originali in Vipla, e soli 90.000 km percorsi totali dal 1962 al 1995, anno del suo “letargo” .

    L’Asta da Capogiro

    La base d’asta fissata dal Tribunale era di appena 14.000 euro. Ma quando gli appassionati e i collezionisti scoprirono di cosa si trattava, la gara al rialzo fu rapidissima. Aggiudicata dai titolari della concessionaria Silvauto di Grumello del Monte (Bergamo) per la bellezza di 567.000 euro .

    Una cifra che, come sottolinearono all’epoca, non era speculazione: essendo un’asta pubblica, i proventi andarono alla collettività, e il Tribunale aveva tutto l’interesse a che la competizione raggiungesse vette clamorose.

    “Nessun Restauro, Per Carità: Non Si Può”

    I nuovi proprietari esposero la Giulietta SZ ad Automotoretrò 2019 e poi a Retromobile a Parigi, nelle stesse condizioni in cui era stata ritrovata, con la polvere e la patina del tempo – una documentazione fotografica della sua storia appoggiata sul parabrezza . E annunciarono: nessun restauro. Solo una “toelettatura” e una messa a punto meccanica. Perché un’auto così è già perfetta così com’è, e la sua storia è talmente unica che non va sporcata .


    La Collezione Baillon: Il Fienile dei Sogni Francesi

    Se in Italia abbiamo la Giulietta SZ torinese, la Francia può vantare forse il più grande barn find di tutti i tempi: la Collezione Baillon .

    Il Sogno Infranto di un Imprenditore

    Roger Baillon era un imprenditore francese nel settore dei trasporti, con un sogno ambizioso: creare il primo museo dell’automobile in Francia. Negli anni ’50 e ’60 iniziò a collezionare decine e decine di auto prestigiose, molte delle quali destinate alla demolizione, accumulandole in un vasto capannone nella tenuta di Château Gaillard, a Échiré, nella Francia occidentale .

    Ma i problemi finanziari lo costrinsero a vendere parte della collezione negli anni ’70. Quello che rimase – decine di vetture – fu semplicemente dimenticato, nascosto alla vista per quasi 50 anni.

    Il Tesoro Riemerso

    Nel 2014, gli eredi di Baillon decisero di vendere ciò che restava. Quando gli esperti entrarono nei capannoni, rimasero senza parole. Sotto cumuli di riviste e strati di polvere, trovarono autentici capolavori :

    • Una Maserati A6G 2000 Berlinetta Frua del 1956, una delle sole tre esistenti
    • Una Ferrari 250 GT SWB California Spider con fari carenati, già appartenuta all’attore Gérard Blain e successivamente ad Alain Delon, che fu fotografato alla guida nel 1964 con Jane Fonda accanto 
    • Una Bugatti Type 57 Ventoux
    • Una Facel Vega Excellence
    • Una Hispano-Suiza H6B
    • Decine di Talbot-Lago, Delahaye e Voisin

    Il fotografo Rémi Dargegen immortalò queste vetture nella loro bellezza decadente, dando vita a un libro intitolato “Baillon Collection: A Sensational Barnfind” . Nel febbraio 2015, la collezione fu battuta all’asta da Artcurial a Parigi, con risultati clamorosi e cifre da capogiro.


    Storie dal Mondo: Quando l’Auto Dimenticata Vale Milioni

    La Bugatti Tipo 57S Atalante del Dottore

    Una delle barn find più famose e preziose della storia è una Bugatti Type 57S Atalante Coupé del 1937, uno dei soli 17 esemplari prodotti. La sua particolarità? Appartenne al pilota britannico Earl Howe, e finì in un garage negli anni ’60 .

    Il proprietario, il dottor Harold Carr, la tenne nascosta per decenni, forse dimenticandosene o forse volendo preservare un segreto. Quando riemerse, il suo valore fu stimato intorno agli 8,8 milioni di dollari. Venne venduta all’asta da Bonhams per 4,53 milioni di dollari – una cifra comunque stratosferica .

    Il Trio Italiano in Texas

    Nel 2011, in Texas, vennero scoperte tre bellezze italiane in un unico garage: una Ferrari 365 GTB/4 Daytona, una Dino 246GT e una Maserati Bora 4.9 .

    Si dice appartenessero a un amico di Luigi Chinetti, il celebre pilota italiano naturalizzato americano che divenne importatore Ferrari negli Stati Uniti. Lasciate a prendere polvere per 30 anni, le tre vetture erano in condizioni sorprendenti. Dopo essere apparse su eBay, finirono all’asta da Mecum a Monterey, California .

    La “Blue Goose” di Hermann Göring

    Forse la storia più inquietante e affascinante riguarda la Mercedes 540K Special Roadster soprannominata “Blue Goose” .

    Costruita in soli 26 esemplari per i gerarchi nazisti durante la guerra, questa Mercedes blindata apparteneva a Hermann Göring, numero due del regime. La sua caratteristica era il colore azzurro (da qui il soprannome), e la carrozzeria era corazzata. Venne ritrovata in una fattoria in Russia da un commerciante britannico, Nick Szkiler, scatenando l’interesse mondiale .

    Oggi il suo valore supera i 18 milioni di dollari, e la storia della sua scoperta è diventata leggenda.

    La Duesenberg di Jay Leno

    Il noto conduttore televisivo e collezionista Jay Leno è famoso per la sua passione per le auto. Quando seppe di una Duesenberg Model J Town Car abbandonata in un garage di Manhattan dagli anni ’50, non esitò un attimo .

    La acquistò e la affidò a Randy Ema, uno dei massimi esperti Duesenberg, per un restauro filologico. Oggi è uno dei gioielli della sua celebre collezione. La particolarità? È l’unica Model J con carrozzeria town car realizzata da F.R. Wood & Sons di New York .


    Perché Le Auto Vengono Abbandonate?

    Le storie di garage find nascono sempre da un mix di motivi personali:

    • Eccesso d’amore: come Osvaldo Avalle, che forse voleva proteggere la sua Alfa dal mondo e dalle intemperie 
    • Problemi economici: come Roger Baillon, costretto a vendere parte della collezione e a dimenticare il resto 
    • Dimenticanza: sì, a volte ci si dimentica davvero di avere un’auto di valore in garage
    • Mancanza di eredi: quando il proprietario muore senza lasciare indicazioni, i tesori restano nascosti fino a che qualcuno non li scopre

    Il Fascino dell’Incontaminato

    Perché queste auto fanno così sognare? Perché non sono semplicemente “vecchie macchine”. Sono capsule del tempo. Hanno la polvere originale, i sedili con la patina del tempo, il profumo di nafta e ruggine che solo decenni di oblio sanno regalare.

    Come hanno detto i proprietari della Giulietta SZ torinese: “Non si può restaurarle. Sono già perfette così com’è” . Perché la loro storia è scritta in ogni graffio, in ogni strato di polvere, in ogni dettaglio rimasto intatto dal giorno in cui sono state parcheggiate per l’ultima volta.


    Tabella dei Ritrovamenti Più Celebri

    AutoAnnoLuogo RitrovamentoValoreAneddoto
    Alfa Romeo Giulietta SZ1962Torino, Italia567.000 €Sepolta in un caveau per 25 anni 
    Ferrari 250 GT California SWB1961Échiré, FranciaMilioni €Appartenuta ad Alain Delon 
    Bugatti Type 57S Atalante1937Inghilterra4,53 milioni $Nascosta dal 1960 
    Mercedes 540K “Blue Goose”1940 ca.Russia18 milioni $Appartenuta a Hermann Göring 
    Ferrari 365 GTB/4 Daytona1970 ca.Texas, USACentinaia di migliaia $Con Dino e Maserati Bora 

    Come Cercare un Garage Find (Senza Illudersi)

    Se anche voi sognate di fare la scoperta della vita, ecco qualche consiglio realistico:

    1. Pazienza e curiosità: le scoperte più belle nascono da segnalazioni, passaparola, aste giudiziarie
    2. Guardate le aste del Tribunale: come nel caso della Giulietta SZ, i beni di eredità senza eredi finiscono qui 
    3. Esplorate (con permesso): vecchie cascine, fienili abbandonati, garage ereditati
    4. Fate amicizia con i meccanici locali: spesso sanno di auto dimenticate nei garage dei clienti
    5. Sognate, ma con i piedi per terra: i veri tesori sono ormai rarissimi, ma la storia insegna che ogni tanto la fortuna bussa

    Conclusione

    La primavera è la stagione dei risvegli. E per il mondo delle auto d’epoca, è anche la stagione dei ritrovamenti. Che si tratti di una rara Alfa Romeo sepolta in uno scantinato torinese o di una Ferrari appartenuta a un divo del cinema, ogni garage find è un pezzo di storia che torna a vivere.

    E chissà che nel garage del nonno, in un vecchio fienile di campagna o in un box apparentemente dimenticato, non ci sia anche la vostra auto dei sogni ad aspettare solo un raggio di luce.

  • Toyota Celica 2027: Il Ritorno di una Leggenda Avvistata nei Test WRC

    Toyota Celica 2027: Il Ritorno di una Leggenda Avvistata nei Test WRC

    La coupé giapponese si prepara a tornare sulle scene con una versione da rally e una stradale accessibile


    Il mondo degli appassionati di motori è in fermento. Dopo anni di rumors, conferme ufficiose e attesa spasmodica, la Toyota Celica sta finalmente per tornare. E non sarà un semplice ritorno: sarà un ritorno in grande stile, con tanto di debutto nel Campionato del Mondo Rally (WRC) previsto per il 2027, seguito da una versione stradale che promette di riportare in auge il concetto di “sportiva accessibile”.

    Gli ultimi avvistamenti di un prototipo camuffato in Portogallo hanno confermato che Toyota sta seriamente lavorando al progetto, e le indiscrezioni parlano di una vettura che potrebbe infiammare il mercato delle coupé compatte.


    L’Avvistamento che ha Scatenato l’Entusiasmo

    Tutto è iniziato alla fine di febbraio 2026, quando il fotografo Marcio Pereira ha immortalato un misterioso prototipo Toyota impegnato in test su strade sterrate in Portogallo . Le immagini, pubblicate dal sito francese Rallye-Sport.fr e rapidamente diventate virali, mostrano una coupé completamente camuffata con la livrea da test di Toyota Gazoo Racing, caratterizzata da vistosi passaruota allargati e un’imponente dotazione aerodinamica .

    Le forme della vettura non lasciano dubbi: si tratta di un’auto pensata per il rally, con un cofano generosamente ventilato e una silhouette da coupé compatta. Il portale specializzato DirtFish ha verificato l’autenticità delle immagini, confermando che si tratta del prototipo con cui Toyota si sta preparando per il nuovo regolamento WRC del 2027 .


    Il Nuovo Regolamento WRC 2027: L’Opportunità per la Celica

    La tempistica è perfetta. Nel 2027, il Campionato del Mondo Rally introdurrà un nuovo set di regolamenti tecnici, pensati per ridurre i costi e attrarre più costruttori . Una delle novità più significative è la possibilità di utilizzare carrozzerie coupé, ampliando la gamma di forme consentite rispetto alle attuali hatchback .

    Toyota è attualmente l’unico costruttore noto per aver confermato lo sviluppo di una nuova vettura specifica per questi regolamenti . Come ha dichiarato un portavoce di Toyota a Autocar: “Come azienda e squadra corse, lavoriamo sempre per sviluppare auto sempre migliori e abbiamo iniziato i test con il nostro prototipo sviluppato secondo le nuove normative stabilite dalla FIA per il 2027” .

    Il Legame Storico con i Rally

    Il ritorno della Celica nel WRC non è una scelta casuale, ma un omaggio a una storia gloriosa. La Celica ha un’eredità rallystica profondissima: tra il 1993 e il 1994, la Casa giapponese conquistò il titolo costruttori, mentre tra il 1990 e il 1994 i piloti al volante della Celica vinsero quattro campionati del mondo piloti .

    Negli anni ’90, la Celica GT-Four (conosciuta anche come All-Trac) era una delle vetture piú temute sulle speciali di tutto il mondo, con la sua trazione integrale e il potente motore turbo. Riportare quel nome nel WRC significa riallacciarsi a un’eredità vincente e a un’icona amata dai fan .


    Dalla Pista alla Strada: La Versione di Produzione

    Se la versione da rally debutterà nel 2027, la versione stradale non dovrebbe tardare ad arrivare. Secondo le indiscrezioni raccolte da testate specializzate come Best Car, la nuova Celica potrebbe essere svelata al Tokyo Auto Salon di gennaio 2027 come “GR Celica”, per poi arrivare nei concessionari nel corso del 2028 .

    Design e Stile

    Le foto del prototipo, seppur camuffato, rivelano alcune linee guida del design. Il tetto ha una forma a “bolla” e i fari anteriori sembrano riprendere il disegno “a zanna” della concept car Toyota FT-Se . La silhouette sarà quella di una coupé fastback, con un corpo vettura basso e larghe carreggiate che promettono un aspetto muscoloso e aggressivo .

    Motore e Prestazioni

    Le voci più insistenti parlano di un cambiamento epocale per il nome Celica. Secondo alcune fonti giapponesi, la nuova coupé potrebbe abbandonare lo schema classico a motore anteriore e trazione anteriore/integrale per adottare una configurazione a motore centrale . Se confermato, sarebbe un’eredità più della MR2 che della Celica stessa, ma creerebbe una vettura dalle ambizioni sportivissime.

    Le indiscrezioni parlano di un nuovissimo motore turbo a quattro cilindri da 2.0 litri di prossima generazione, capace di erogare oltre 300 kW (circa 400 CV) e 550 Nm di coppia . Le opzioni di trasmissione dovrebbero includere un cambio manuale a 6 rapporti e un automatico a 8 rapporti con convertitore di coppia .

    Secondo altre fonti, non mancheranno versioni ibride. Diverse anticipazioni parlano di una versione con sistema 225 kW (306 CV) e trazione integrale, in grado di coniugare prestazioni ed efficienza con un consumo dichiarato intorno agli 8,5 litri per 100 km . L’accelerazione 0-100 km/h potrebbe attestarsi intorno ai 4,8 secondi .


    Una Sportiva Accessibile? I Prezzi Previsti

    La domanda che tutti si pongono è: quanto costerà? L’obiettivo dichiarato di Toyota sembra essere quello di mantenere la Celica in una fascia di prezzo accessibile, continuando la tradizione della “sportiva per tutti”.

    Le stime attuali, basate su indiscrezioni e analisi di mercato, collocano il prezzo della nuova Celica in una forbice compresa tra i 21.000 e i 35.000 euro a seconda dei mercati e delle versioni . Negli Stati Uniti si parla di un prezzo base intorno ai 28.000 dollari (circa 26.000 euro) .

    Se confermato, questo posizionamento la renderebbe una delle poche sportive accessibili in un mercato sempre piú orientato verso SUV e veicoli ad alte prestazioni dal costo proibitivo. Un prezzo competitivo rispetto a modelli come la Honda Civic Type R o la Volkswagen Golf R, ma con il fascino di una coupé purosangue.

    Tabella Riassuntiva delle Ipotesi sulla Nuova Celica

    CaratteristicaDettaglio
    Debuttto WRC2027 
    Presentazione versione stradaleTokyo Auto Salon 2027 
    Arrivo in concessionari2028 
    Motore2.0 turbo (oltre 400 CV) o 2.4 turbo ibrido (306 CV) 
    ConfigurazioneMotore centrale/trazione integrale (da verificare) 
    Prezzo stimato25.000 – 35.000 euro 
    DesignIspirato alla concept FT-Se 

    La Strategia Toyota: I “Tre Fratelli” Tornano Insieme

    La rinascita della Celica si inserisce in un progetto piú ampio voluto fortemente dal presidente di Toyota, Akio Toyoda (noto anche con lo pseudonimo di pilota “Morizo”). Da anni, Toyoda parla del desiderio di riportare in vita quelli che chiama i “tre fratelli”: le sportive che hanno fatto la storia del marchio .

    • Supra: già tornata nel 2019 in collaborazione con BMW ma in fase di pensionamento.
    • Celica: in arrivo nel 2027-2028
    • MR2: ancora avvolta nel mistero, ma il suo ritorno sembra solo questione di tempo 

    Con questo tris di sportive, Toyota si appresta a offrire una gamma completa per tutti gli appassionati: la GT gran turismo (Supra), la coupé compatta e versatile (Celica) e la spider leggera a motore centrale (MR2).


    Le Sfide da Affrontare

    Nonostante l’entusiasmo, il ritorno della Celica presenta alcune sfide importanti:

    1. L’Elettrificazione e le Normative

    Il mercato europeo spinge verso l’elettrificazione, e Toyota dovrà bilanciare le prestazioni con le emissioni. La soluzione ibrida sembra la piú probabile per i mercati piú restrittivi, mentre i mercati come Stati Uniti e Giappone potrebbero godere di versioni termiche pure .

    2. La Concorrenza

    Il segmento delle coupé compatte non è piú affollato come un tempo, ma la concorrenza è agguerrita. Modelli come la Ford Mustang, le varie sportive tedesche e le crescenti proposte cinesi rappresentano avversarie temibili. Inoltre, Toyota dovrà gestire il posizionamento interno con la GR86, evitando sovrapposizioni .

    3. Il Prezzo “Accessibile”

    La sfida piú grande sarà mantenere la promessa di una sportiva accessibile. L’aumento dei costi di sviluppo, delle materie prime e delle tecnologie ibride potrebbe spingere il prezzo finale verso l’alto, allontanandosi dalla storica filosofia “economica” della Celica .


    Conclusione

    Il ritorno della Toyota Celica è uno degli eventi piú attesi nel mondo dell’auto degli ultimi anni. L’avvistamento del prototipo da rally in Portogallo ha trasformato le speranze in realtà: Toyota sta davvero lavorando per riportare in vita questo nome mitico.

    Con un debutto nel WRC previsto per il 2027 e una versione stradale all’orizzonte, la nuova Celica ha tutte le carte in regola per diventare una delle sportive piú interessanti del decennio. Se riuscirà a mantenere un prezzo accessibile senza sacrificare prestazioni e fascino, potrebbe riconquistare il cuore di una generazione di appassionati e crearne di nuovi.

    Non resta che aspettare i prossimi mesi, quando Toyota toglierà il velo e ci mostrerà finalmente cosa si nasconde sotto quelle camouflage. Una cosa è certa: la leggenda sta per riscrivere il suo futuro.

  • Svolta Epocale Stellantis: Piattaforme Leapmotor per Fiat, Opel e Peugeot

    Svolta Epocale Stellantis: Piattaforme Leapmotor per Fiat, Opel e Peugeot

    Il gruppo di Antonio Filosa pronto a integrare la tecnologia cinese per ridurre i costi delle elettriche


    Una rivoluzione silenziosa si sta preparando nei quartieri generali di Stellantis. Il colosso automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA sta seriamente valutando di utilizzare le piattaforme e le tecnologie per veicoli elettrici del suo partner cinese Leapmotor per equipaggiare i futuri modelli dei marchi europei destinati al mercato di massa .

    Fiat, Opel, Peugeot, Citroën e DS potrebbero presto abbandonare le architetture sviluppate internamente per abbracciare soluzioni “made in China”, in una mossa che segnerebbe una svolta epocale per l’industria automobilistica europea.


    L’Alleanza che Cambia le Regole del Gioco

    Stellantis possiede attualmente circa il 15% di Leapmotor e, attraverso la joint venture Leapmotor International (partecipata al 51% dal gruppo guidato da Antonio Filosa), vende già in Europa alcuni modelli del brand cinese come il SUV C10 e la citycar T03, assemblandoli in parte nello stabilimento spagnolo di Saragozza .

    Ma ora l’obiettivo è ben più ambizioso: non limitarsi a distribuire auto cinesi in Europa, ma integrare profondamente la tecnologia di Leapmotor – ritenuta più avanzata e conveniente – per dare vita alle prossime generazioni di veicoli elettrici dei marchi storici del Vecchio Continente .

    Secondo quanto riportato da Bloomberg e ripreso da diverse testate specializzate, i due partner mirano a finalizzare un accordo definitivo entro la fine del 2026 . Le trattative, attualmente in fase iniziale, puntano ad ampliare una partnership che finora è rimasta prevalentemente di natura commerciale e finanziaria.


    Perché Stellantis Sceglie la Tecnologia Cinese

    La motivazione principale è chiara: ridurre drasticamente i costi di sviluppo e produzione per tenere testa alla feroce concorrenza dei giganti asiatici come BYD e MG, ma anche per rispondere alle sfide poste da costruttori europei come Volkswagen e Renault .

    Il mercato europeo ha bisogno di auto elettriche dal prezzo più accessibile e con un miglior rapporto autonomia-costo . Stellantis considera la tecnologia delle batterie e dei propulsori di Leapmotor superiore e più economica rispetto alle piattaforme sviluppate internamente .

    Questa mossa si inserisce in un contesto di profonda riorganizzazione interna. Il gruppo ha recentemente annunciato svalutazioni per 22,2 miliardi di euro e una perdita record di 20 miliardi, avviando un parziale ridimensionamento della sua precedente strategia sulle auto elettriche . Lo stesso Antonio Filosa ha riconosciuto che il settore ha “sopravvalutato il ritmo della transizione energetica” .


    La Tecnologia in Ballo: Piattaforme e Range Extender

    Cosa potrebbe finire sotto il cofano delle future Fiat, Opel e Peugeot? Due sono le direttrici principali.

    1. Piattaforme EV Complete

    Stellantis sta valutando di adottare l’architettura tecnologica di Leapmotor per intere famiglie di veicoli . Se ciò avvenisse, sarebbe la prima volta che un costruttore occidentale utilizza piattaforme e software di origine cinese per i propri modelli destinati al mercato europeo .

    Attualmente, Stellantis dispone di quattro diverse architetture per veicoli elettrici: STLA Small (Peugeot e-208, Fiat 500e), STLA Medium (Opel Grandland, Peugeot e-3008) e Smart Car (Fiat Grande Panda, Citroën e-C3) . L’accordo con Leapmotor potrebbe mettere in discussione il futuro stesso di queste piattaforme.

    2. La Tecnologia EREV (Range Extender)

    Oltre alle piattaforme complete, Stellantis guarda con grande interesse alla soluzione EREV (Extended Range Electric Vehicle) sviluppata da Leapmotor . Si tratta di una configurazione in cui un piccolo motore a benzina non muove le ruote, ma funge esclusivamente da generatore per ricaricare la batteria durante la marcia .

    I vantaggi sono evidenti:

    • Autonomia complessiva fino a 950 km, combinando batteria e serbatoio 
    • Emissioni dichiarate di appena 10 g/km di CO₂ 
    • Esperienza di guida sempre elettrica, silenziosa e fluida
    • Soluzione ideale per chi teme l’ansia da ricarica

    Tianshu Xin, CEO internazionale di Leapmotor, ha confermato ad Autocar che sono in corso valutazioni con Stellantis per condividere tecnologie attualmente “completamente non correlate”, e la tecnologia EREV è uno dei dossier più concreti .


    I Modelli Coinvolti e i Tempi

    La Prima Ricaduta: Opel Versione del B10

    Secondo indiscrezioni, la prima ricaduta concreta dell’allargamento della collaborazione potrebbe essere una versione Opel del SUV B10 di Leapmotor . Questo modello, insieme ad altri derivati, potrebbe uscire proprio dalla linea di produzione dello stabilimento di Figueruelas (Saragozza), dove Stellantis assembla già le compatte Opel Corsa, Peugeot 208 e Lancia Ypsilon .

    Il Calendario delle Produzioni

    Le tempistiche sono già definite :

    • Estate 2026: inizio produzione del Leapmotor B10 a Saragozza
    • Terzo trimestre 2027: arrivo previsto della B05
    • Futuro: modelli A10 e A05 sono nel programma a lungo termine

    La produzione dovrebbe attestarsi intorno alle 40.000 unità nel primo anno pieno, destinata a raddoppiare rapidamente . Per alimentare questa produzione, le società Fagor Ederlan (spagnola) e Duoli Technology (cinese) hanno creato una joint venture vicino a Saragozza, denominata Lieder Automotive, che fornirà telai e componenti .

    La Gigafactory di CATL

    A completare il quadro, a Figueruelas sorgerà anche la gigafactoría di Contemporary Star Energy (CSE), un’alleanza tra Stellantis e il gigante cinese CATL. Con un investimento di 4,1 miliardi di euro, la fabbrica di batterie inizierà a operare a fine 2026 e punta a produrre fino a un milione di unità annue entro il 2028 .


    Le Sfide da Superare

    La strada verso questa integrazione tecnologica non è priva di ostacoli significativi.

    1. Protezione dei Dati e Cybersecurity

    L’integrazione di software cinesi nei veicoli europei solleva importanti questioni legate alla privacy e alla sicurezza delle informazioni degli utenti . I timori riguardano soprattutto la possibilità che i dati di navigazione e comportamentali degli automobilisti europei possano finire in server situati in Cina.

    2. Le Restrizioni USA

    Dal 2027, gli Stati Uniti vieteranno l’importazione e la vendita di veicoli connessi che utilizzano tecnologie legate a Cina o Russia . Questo obbligherà Stellantis a una rigida separazione tra i modelli destinati al mercato europeo e quelli per il redditizio mercato nordamericano.

    3. Normative Europee

    L’Unione Europea sta monitorando con attenzione l’ingresso di tecnologie cinesi nel settore automotive. La produzione locale a Saragozza aiuterà a evitare i dazi sui veicoli importati direttamente dalla Cina, ma non risolve tutti i nodi normativi legati alla proprietà intellettuale e alla sicurezza dei dati .


    Cosa Cambia per i Marchi Europei

    Se l’accordo andrà in porto, assisteremo a un cambiamento profondo nella strategia industriale di Stellantis.

    Per Fiat, che ha appena lanciato la Grande Panda su piattaforma Smart Car, l’integrazione con Leapmotor potrebbe portare a future elettriche più economiche e tecnologicamente avanzate, in grado di competere con le cinesi a prezzo contenuto.

    Per Opel, storicamente il marchio tedesco del gruppo, l’adozione di tecnologie cinesi rappresenta una svolta culturale significativa. La versione Opel del B10 potrebbe essere il primo assaggio di questa nuova era .

    Per Peugeot e Citroën, l’accesso alla tecnologia EREV potrebbe tradursi in modelli a lunga autonomia ideali per il mercato europeo, dove l’infrastruttura di ricarica non è ancora capillare.


    Il Pragmatismo di Stellantis

    In un’intervista recente, Antonio Filosa ha mostrato un approccio molto pragmatico: nonostante la forte spinta all’elettrificazione, Stellantis continuerà a offrire motori diesel su modelli chiave come Peugeot 308 e DS7, per soddisfare la domanda reale del mercato mentre l’infrastruttura di ricarica termina di maturare .

    Questa strategia “dualistica” – da un lato l’innovazione elettrica made in China, dall’altro il mantenimento delle motorizzazioni tradizionali – riflette la volontà di coprire tutte le esigenze dei clienti senza pregiudizi ideologici.


    I Prossimi Passi

    Tutti i dettagli della nuova strategia globale, e il ruolo esatto che Leapmotor giocherà in questo scacchiere, verranno presumibilmente svelati durante il Capital Markets Day previsto per maggio 2026 .

    Nel frattempo, i riflettori restano puntati su Saragozza, dove già nell’estate 2026 inizierà a prendere forma questa nuova era dell’alleanza italo-franco-cinese. Una scommessa ambiziosa che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’industria automobilistica europea.

  • Anteprime e Novità: I Modelli Più Attesi della Primavera 2026

    Anteprime e Novità: I Modelli Più Attesi della Primavera 2026

    Tutte le novità auto e moto in arrivo nei prossimi mesi

    La primavera 2026 si preannuncia come una stagione caldissima per gli appassionati di motori. Dopo un inverno di attesa, i costruttori si preparano a lanciare una serie di modelli destinati a segnare il mercato dei prossimi anni. Dai ritorni leggendari come la Honda Prelude, alle novità assolute come l’arrivo del brand Genesis in Italia, passando per l’elettrificazione che conquista anche i SUV più iconici.

    Ecco una panoramica completa delle anteprime più interessanti da tenere d’occhio nelle prossime settimane.


    Le Novità Auto della Primavera 2026

    Genesis: Il Lusso Coreano Sbarca in Italia

    Disponibilità: Primavera 2026

    Una delle novità più rilevanti della stagione è l’arrivo in Italia di Genesis, il brand premium del gruppo Hyundai. Il marchio coreano, nato nel 2015 e già forte di oltre 1,5 milioni di auto vendute nel mondo, debutta ufficialmente nel nostro paese con una gamma composta esclusivamente da modelli full electric .

    I primi showroom apriranno a Roma e Padova, seguiti da Milano e Bologna nella seconda metà dell’anno . La lineup iniziale comprende tre modelli:

    • GV60: un C-SUV compatto e sportivo dalla personalità stilistica ben definita
    • Electrified GV70: un D-SUV spazioso che unisce precisione di guida e comfort
    • Electrified G80: una berlina di rappresentanza, veicolo di autorevolezza e prestigio 

    L’arrivo di Genesis in Italia è confermato anche dal calendario, che posiziona il debutto della gamma proprio a marzo 2026 . Un’occasione imperdibile per scoprire un nuovo concetto di lusso, che i coreani definiscono “Quiet luxury” .

    Nuova Jeep Compass 2026: Più Grande e Full Electric

    Disponibilità: Marzo 2026

    La nuova Jeep Compass è pronta al debutto e rappresenta uno dei lanci più importanti per il marchio americano. La produzione avverrà nello stabilimento di Melfi, un segnale forte dell’impegno di Jeep in Italia .

    Le novità sono sostanziali:

    • Dimensioni: la lunghezza cresce fino a 4,55 metri, con un passo allungato di 14 cm rispetto al passato, che si traduce in un bagagliaio da 550 litri 
    • Design: firma luminosa a LED e scritta Jeep posteriore illuminata, coefficiente aerodinamico Cx inferiore a 0,30 
    • Interni: plancia completamente ridisegnata con display centrale da 16 pollici e strumentazione digitale da 10 pollici, connettività wireless per Android Auto e Apple CarPlay, integrazione con Google Maps e Alexa Built-in 

    Sul fronte motorizzazioni, la gamma è ricca:

    • Versione entry-level mild hybrid con motore 1.2 tre cilindri turbo da 145 CV, trazione anteriore e cambio a doppia frizione (prezzo intorno ai 40.000 euro)
    • Versione full electric da 213 CV, batteria 74 kWh e autonomia di 500 km, ricarica rapida fino a 160 kW
    • Versione plug-in hybrid da 195 CV in arrivo nel corso del 2026, con circa 95 km di autonomia in modalità elettrica
    • Versioni a doppio motore con trazione integrale, potenze fino a 375 CV e autonomie che supereranno i 600 km 

    La nuova Compass sarà offerta anche in tre diverse varianti full electric, confermando la strategia di elettrificazione del marchio .

    Ritorno al Passato: Honda Prelude

    Disponibilità: Primavera 2026

    Dopo 25 anni di assenza, Honda riporta in Europa la coupé Prelude. La sesta generazione di questo modello iconico arriverà nelle concessionarie nella primavera del 2026, in un unico allestimento e con motorizzazione ibrida .

    Ispirata alla grazia e all’eleganza degli alianti, la nuova Prelude monta il gruppo propulsore e:HEV 100% ibrido di Honda, forte di oltre 25 anni di esperienza del costruttore giapponese nel campo dei veicoli ibridi . Ecco le caratteristiche principali:

    • Motore a benzina da 2,0 litri con cambio automatico a doppio motore elettrico
    • Potenza di 184 CV, accelerazione 0-100 km/h in 8,2 secondi, velocità massima di 188 km/h 
    • Quattro modalità di guida: «Comfort», «GT», «Sport» e «Individual»
    • Tecnologia Honda S+ Shift che simula il cambio di marcia a sette rapporti con le palette al volante 

    Lo sterzo è preciso e diretto, il sedile del conducente avvolgente e regolabile secondo criteri sportivi. L’abitacolo può ospitare quattro persone, anche se i due posti posteriori sono piuttosto sacrificati data la forma coupé . Il prezzo base è di circa 47.900 franchi in Svizzera e si attendono conferme per il prezzo nel nostro paese .

    Jaecoo 8: L’Ammiraglia Cinese a 7 Posti

    Disponibilità: Primi mesi 2026

    L’offensiva dei brand cinesi prosegue con l’arrivo della Jaecoo 8, SUV ammiraglio lungo 4,82 metri che punta a conquistare le famiglie numerose . Il debutto in Italia è previsto entro i primi mesi del 2026.

    Caratteristiche principali:

    • Configurazione a 5, 6 o 7 posti (in Italia con ogni probabilità 5 e 7 sedili)
    • Bagagliaio con capacità massima superiore a 2.000 litri 
    • Due display da 12,3 pollici ciascuno per strumentazione e infotainment
    • Materiali di qualità e assemblaggi curati 

    Per quanto riguarda i motori, la gamma italiana includerà probabilmente il powertrain plug-in da 605 CV, composto dal 1.5 benzina e due motori elettrici, con autonomia elettrica superiore a 100 km e trazione integrale. In alcuni mercati è disponibile anche una versione puramente benzina da circa 280 CV .

    I prezzi non sono ancora stati comunicati e verranno pubblicati a ridosso della commercializzazione .

    Smart #2: Il Ritorno alle Origini

    Disponibilità: Entro fine 2026

    Smart torna alle origini con la nuova #2, una citycar a due posti pensata per i centri urbani europei, erede spirituale della Fortwo . Il progetto nasce con l’obiettivo preciso di riportare il marchio verso un’auto urbana compatta, essenziale e funzionale.

    Il debutto è fissato entro la fine del 2026, ma è probabile che le prime informazioni ufficiali arrivino già in primavera . La produzione avverrà in Cina negli stabilimenti Geely, mentre stile e impostazione restano affidati al centro design Mercedes-Benz.

    La piattaforma è la Electric Compact Architecture (Eca), pensata per applicazioni elettriche compatte. La gamma prevede solo alimentazione elettrica, con pacchi batteria compatti e masse contenute . Le dimensioni ultracompatte, le due porte e la trazione posteriore con ruote posizionate agli angoli della carrozzeria richiamano fedelmente il concetto originale Smart.

    Mercedes VLE: Il Lusso su Quattro Ruote

    Disponibilità: Inizio 2026

    Mercedes-Benz si prepara a sostituire il vecchio MPV EQV con una coppia di nuovi modelli elettrici: il VLE e una variante ancora più lussuosa chiamata VLS, pensata come la Classe S dei minivan .

    Entrambi fanno parte della campagna VAN.EA (Van Electric Architecture) del marchio, con una piattaforma EV completamente nuova progettata esclusivamente per la futura gamma di furgoni della casa tedesca .

    Caratteristiche previste:

    • Design che riprende elementi dal concept Vision V, con fari tri-DRL e profilo dinamico
    • Interni con MBUX Hyperscreen verticale da montante a montante e sistema operativo MB.OS
    • Materiali di lusso sostenibili, tra cui pelli riciclate e impiallacciature in legno naturale
    • Disposizione dei sedili variabile, con configurazioni a tre file per il VLE e sedili singoli tipo capitano per il VLS 

    Sul fronte tecnico, la gamma includerà versioni a motore singolo e doppio motore, con potenze fino a 470 CV. Le batterie partiranno da circa 90 kWh per arrivare a oltre 116 kWh, con autonomia WLTP superiore a 500 km. Grazie al sistema elettrico da 800 volt, ricarica ultraveloce fino a 350 kW .

    La presentazione ufficiale è prevista per l’inizio del 2026 .


    Le Novità Moto della Primavera 2026

    Aprilia SR GT 400: Lo Scooter Avventuroso

    Disponibilità: Primavera 2026 (presentato a EICMA 2025)

    Dal Gruppo Piaggio arrivano importanti novità per il mondo delle due ruote. La più interessante è il nuovo Aprilia SR GT 400, uno scooter GT medio che discende direttamente dalla cultura motociclistica di Aprilia .

    Caratteristiche tecniche:

    • Motore monocilindrico raffreddato a liquido da 36 CV
    • Peso di 186 kg in ordine di marcia, per un rapporto peso/potenza eccellente
    • Sospensioni a lunga escursione con forcella di tipo motociclistico a doppia piastra di ancoraggio al telaio
    • Pneumatici con maggiore scolpitura per affrontare anche lo sterrato 

    La dotazione di serie è completa: strumentazione TFT da 5 pollici, sistema keyless, traction control e ABS regolabili ed escludibili. Il vano sottosella può ospitare un casco integrale e il cupolino è regolabile in altezza in cinque posizioni .

    Aprilia RS 457 GP Replica: La Sportiva per i Giovani

    Disponibilità: Primavera 2026

    Per i giovani appassionati, Aprilia lancia la RS 457 GP Replica, versione speciale della apprezzatissima sportiva dedicata ai motociclisti con patente A2 .

    La moto è caratterizzata da:

    • Bicilindrico fronte marcia da 35 kW (il massimo consentito per la patente A2)
    • Peso di soli 159 kg a secco (175 kg col pieno), rapporto peso/potenza imbattibile
    • Telaio in alluminio con funzione portante del motore
    • Elettronica completa: acceleratore Ride by Wire, tre Riding Mode, ABS e traction control regolabili 

    La versione GP Replica aggiunge il cambio quick shift (senza frizione), pastiglie freno anteriori ad alto coefficiente di attrito, cover monoposto e finitura nera per telaio, forcellone e piastra di sterzo. La livrea riprende i colori e gli sponsor della RS-GP di MotoGP .

    Moto Guzzi: Nuove Colori per Stelvio, V7 e V85

    Disponibilità: Primavera 2026

    Anche Moto Guzzi rinnova la sua gamma per il 2026 con nuove varianti cromatiche ispirate alla tradizione e all’avventura :

    • V7 Stone nella nuova cromia Sabbia Camo
    • V7 Special in due varianti lucide: Nero Smeraldo e Bianco 1969
    • V7 Sport nella nuova livrea Rosso Monza
    • V85 Strada nelle tonalità Verde Legnano e Rosso Monza
    • V85 TT nelle evocative Giallo Wadi e Grigio Yanar Dag
    • V85 TT Travel nella nuova colorazione Blu Zefiro
    • Stelvio nelle grafiche Grigio Climbing e Verde Hiking, ispirate all’outdoor 

    Vespa: 80 Anni di Storia con una Serie Speciale

    Disponibilità: Primavera 2026

    Il 2026 segna l’ottantesimo anniversario di Vespa, simbolo di libertà e stile italiano. Per celebrare questo straordinario traguardo, il marchio presenta una serie speciale che incarna lo spirito originario .

    Novità anche per le Vespa Primavera e Sprint S, che si rinnovano con una carica di novità tecniche, funzionali e di design, restando simbolo di spensieratezza e stile italiano .


    Il Calendario Completo delle Uscite Primaverili

    Per aiutarvi a orientarvi, ecco una tabella riassuntiva delle principali novità in arrivo nella primavera 2026:

    ModelloTipoData previstaCaratteristica chiave
    Genesis GV60/G70/G80Auto elettricheMarzo 2026Debutto del brand coreano in Italia 
    Jeep CompassSUVMarzo 2026Nuova generazione, full electric fino a 500 km 
    Honda PreludeCoupé ibridaFebbraio 2026Ritorno dopo 25 anni, 184 CV 
    Jaecoo 8SUV 7 postiEntro marzo 2026Ammiraglia cinese, plug-in da 605 CV 
    Toyota RAV4SUV ibridoMarzo 2026Nuova generazione, prezzi da 45.200 euro 
    Dacia Sandero/Jogger/SpringAutoMarzo 2026Offensiva di prodotto Dacia 
    Aprilia SR GT 400ScooterPrimavera 2026GT medio da 36 CV, vocazione avventurosa 
    Aprilia RS 457 GP ReplicaMoto sportivaPrimavera 2026Versione speciale per patente A2 
    Vespa 80° AnniversarioScooterPrimavera 2026Serie speciale per gli 80 anni 
    Smart #2Citycar elettricaFine 2026Ritorno alle origini, due posti 

    Cosa Aspettarsi dai Prossimi Mesi

    La primavera 2026 si preannuncia come una stagione di grande fermento per il mondo dell’auto e della moto. Le tendenze principali che emergono da questa panoramica sono chiare:

    1. Elettrificazione diffusa: Sempre più modelli, anche iconici, si convertono all’elettrico o all’ibrido. Jeep Compass full electric, Genesis solo EV, Honda Prelude ibrida .
    2. Ritorno al passato: Diversi costruttori rispolverano nomi storici per conquistare gli appassionati. La Honda Prelude dopo 25 anni, Vespa che celebra 80 anni di storia, Smart che torna alle origini con la #2 .
    3. Offensiva asiatica: I brand cinesi come Jaecoo continuano la loro espansione, mentre i coreani di Genesis portano in Italia il loro concetto di lusso “Quiet luxury” .
    4. SUV sempre protagonisti: Dai compatti come Jeep Compass ai maxi SUV a 7 posti come Jaecoo 8, passando per i SUV elettrici di Genesis, questo segmento continua a dominare il mercato .
    5. Due ruote in evoluzione: Anche nel mondo delle moto e degli scooter, l’innovazione procede spedita, con Aprilia che amplia la gamma verso segmenti avventurosi e Moto Guzzi che rinnova la sua gamma cromatica .

    Pronti per il Debutto?

    La primavera 2026 porterà nelle concessionarie italiane una varietà di modelli capaci di soddisfare ogni esigenza: dalle citycar compatte per la mobilità urbana ai SUV familiari a 7 posti, dalle sportive per gli appassionati agli scooter per muoversi agilmente in città.

    Quale sarà la vostra prossima passione su quattro o due ruote? Continuate a seguirci per tutte le anteprime e le prove su strada dei modelli più interessanti.

    Buona primavera e buon viaggio!