Dal 2026, la Formula 1 dice addio a Barcellona e si trasferisce nella capitale spagnola. Il Madring, un circuito semi-urbano da 5,4 chilometri, promette spettacolo con curve sopraelevate, dislivelli mozzafiato e un’atmosfera unica. Scopriamo tutti i segreti del tracciato che ospiterà il Gran Premio di Spagna a settembre.
La Formula 1 si appresta a vivere una svolta epocale. Dopo oltre trent’anni di permanenza a Montmelò, il Gran Premio di Spagna si trasferisce a Madrid . Il nuovo circuito, ribattezzato Madring, sarà pronto per accogliere le monoposto dal weekend dell’11 al 13 settembre 2026, segnando il ritorno della massima serie automobilistica nella capitale spagnola dopo oltre quarant’anni . Un progetto ambizioso, con un contratto che garantirà la gara a Madrid fino al 2035 .
Un tracciato da 5,4 chilometri tra città e pista permanente
Il Madring è un circuito dalla doppia anima: un ibrido tra un tracciato cittadino e una pista permanente, che si sviluppa attorno all’area fieristica IFEMA Madrid, nel nord-est della capitale . La posizione è strategicamente pensata per i tifosi: il circuito si trova a soli cinque minuti dall’aeroporto internazionale di Madrid-Barajas ed è facilmente raggiungibile in metropolitana e treno .
Con una lunghezza di 5.416 metri e 22 curve, il circuito promette sfide tecniche di alto livello . Il giro di gara prevede 57 passaggi . La configurazione alterna tratti ad alta velocità a sezioni più lente e tecniche, con dislivelli che lo rendono unico nel panorama attuale . Il rettilineo principale misura 589 metri e si prevede che le vetture tocchino i 320 km/h prima della prima frenata .
Il gioiello del circuito: “La Monumental”
Il punto più iconico e atteso del Madring è senza dubbio la Curva 12, soprannominata “La Monumental”. Con una forma semicircolare che richiama un’arena, questa curva sarà una delle più estreme del calendario .
Lunghezza: circa 550 metri .
Pendenza (banking): 24 gradi .
Una pendenza che la renderebbe la più inclinata di tutta la Formula 1, superando le sopraelevate di Zandvoort . Il direttore del circuito ha descritto l’esperienza come un vero e proprio “tunnel”, tanto che all’uscita della curva, completamente cieca, i piloti si ritrovano a vedere il cielo di Madrid . I progettisti hanno previsto una tribuna da 45.000 posti proprio in questo punto, per garantire uno spettacolo mozzafiato .
Un “roller coaster” per i piloti
Il tracciato, progettato da Jarno Zaffelli (già artefice del rinnovamento di Zandvoort), non è solo una questione di curve sopraelevate . Il layout presenta un susseguirsi di salite e discese che lo rendono una vera e propria montagna russa .
La salita: Un tratto in salita dell’8,5% porta i piloti verso le curve 7 e 8, che sono completamente cieche, una sfida non indifferente per i piloti .
La discesa: Dopo la Monumental, il tracciato scende del 5% per entrare in una sequenza di curve tecniche .
Zona urbana: Un settore del tracciato, tra le curve 3 e 5, si snoda lungo via Ribera de Sena, con i muri molto vicini alle monoposto, come nei tradizionali circuiti cittadini . Qui le vetture percorrono un rettilineo di 839 metri, il più lungo dell’intero tracciato .
Un evento da record: capienza e sostenibilità
Il Madring è pensato per accogliere un numero enorme di spettatori. La capienza complessiva del circuito è stimata in oltre 110.000 posti. Una delle aree più grandi, la “Zona Pelouse”, potrà ospitare fino a 50.000 persone, con un’ampia area dedicata ai tifosi con attività ed eventi collaterali .
Il progetto punta inoltre su un forte concetto di sostenibilità, non solo per l’accessibilità tramite mezzi pubblici, ma anche per la costruzione di un impianto pensato per ridurre l’impatto ambientale .
I test e la sfida ai piloti
A luglio 2026, i piloti della Ferrari, Charles Leclerc e Lewis Hamilton, hanno avuto l’onore di inaugurare il circuito, girando con temperature dell’asfalto superiori ai 37 gradi . Il direttore del circuito, García Abad, ha rivelato che, nonostante le lamentele di Hamilton per le forti compressioni, i piloti sono rimasti soddisfatti del tracciato, che ha già ricevuto il via libera dalla FIA .
Le qualifiche e la gara si preannunciano come un evento senza precedenti, e su www.pianetamotori.com saremo pronti a raccontarvi ogni dettaglio di questo storico fine settimana.
La stagione 2026 di Formula 1 è appena iniziata, ma nel paddock si parla già del futuro. Il Presidente FIA Mohammed Ben Sulayem ha lanciato una proposta che sta facendo molto discutere: un clamoroso ritorno ai motori V8 per il prossimo ciclo regolamentare, a partire dal 2030. Un’idea che divide i costruttori ma che affascina tifosi e addetti ai lavori, stufi delle attuali power unit ibride.
L’era dei motori V6 turbo-ibridi con ripartizione 50/50 tra termico ed elettrico sta affrontando non poche critiche . Le monoposto 2026, se da un lato hanno portato innovazione, dall’altro hanno generato problemi come il “superclipping”, ovvero decelerazioni involontarie in fase di recupero energetico che hanno distorto la competizione . A ciò si aggiunge una complessità ingegneristica e gestionale che ha reso le power unit estremamente costose e poco “raccontabili” al pubblico generalista .
La FIA, attraverso la voce del suo presidente, ha quindi rotto gli indugi: si torna ai V8, e presto.
La proposta della FIA: un V8 da 2.6 litri con ibridazione minima
Il Presidente Ben Sulayem è stato chiaro: “Il ritorno dei motori V8 sta arrivando, è solo questione di tempo” . L’idea è quella di introdurre un motore V8 aspirato da 2.600 cc di cilindrata (un’architettura inedita, che si colloca a metà tra i vecchi 2.4 e 3.0 litri) , alimentato da carburanti sostenibili e affiancato da un piccolo sistema di recupero dell’energia cinetica (KERS) da circa 100 kW .
L’obiettivo dichiarato è duplice: recuperare il sound che ha reso celebre la Formula 1 e ridurre drasticamente complessità e costi. Il nuovo motore sarebbe più leggero, meno complicato e permetterebbe di ridurre le dimensioni delle monoposto, rendendo la guida più pura e meno dipendente dalla gestione dell’energia . Un ritorno alle origini, ma con un’attenzione alla sostenibilità grazie ai biocarburanti .
Ben Sulayem ha inoltre chiarito il rapporto di forza che intende imporre: “Nel 2031, la FIA avrà il potere di farlo, senza bisogno di alcun voto da parte dei produttori di propulsori. Ma io punto ad anticiparlo al 2030” .
La posizione dei costruttori: tra entusiasmo e resistenze
La proposta ha subito spaccato il paddock.
Favorevoli. Alcuni costruttori hanno accolto l’idea con entusiasmo. Mercedes, attraverso Toto Wolff, si è detta aperta a un ritorno ai V8, a patto che venga mantenuta una componente elettrica per non “perdere la connessione con il mondo reale” . Anche Ford, partner di Red Bull Powertrains, ha dichiarato di “amare l’idea dei V8” , sottolineando come questa architettura sia ancora centrale nella loro produzione di auto stradali e quindi perfettamente allineata con le loro strategie commerciali .
Contrari o cauti. Dall’altra parte, chi ha appena investito miliardi sul regolamento 2026 frena. Audi e Honda sarebbero i principali oppositori . Mattia Binotto, team principal del progetto Audi, ha dichiarato di non essere “così negativo sull’attuale regolamento”, definendolo “un buon format” e invitando a valutare con calma il futuro .
La posizione della Ferrari, guidata da Frédéric Vasseur, è più pragmatica. Il team principal del Cavallino ha avvertito che il vero scoglio non è la complessità meccanica di un V8, quanto il Budget Cap: “Per costruire il motore, non è complesso. Ciò che è complesso è il livello di performance con il Cost Cap. Questo esercizio è molto difficile: essere prestazionali con il Cost Cap” . Insomma, per Vasseur, chiunque vorrà sfidare i grandi costruttori dovrà fare i conti non solo con l’ingegneria, ma con i rigidi confini del tetto di spesa .
Cosa significa per il futuro della F1
Il dibattito è aperto e destinato a infiammare le prossime stagioni. Da un lato, la FIA spinge per un ritorno a una Formula 1 più viscerale, semplice e meno costosa, cavalcando l’insoddisfazione di tifosi e piloti . Dall’altro, i costruttori che hanno puntato tutto sull’elettrificazione chiedono stabilità e si oppongono a un cambio di rotta che rischierebbe di rendere obsoleti i loro investimenti .
Quel che è certo è che il futuro dei motori in Formula 1 è più che mai al centro del dibattito. Il prossimo passo sarà un tavolo di discussione tra FIA, FOM e costruttori per definire il nuovo corso. Su www.pianetamotori.com continueremo a seguirvi per raccontarvi tutti gli sviluppi di questa affascinante partita.
Il Gran Premio d’Italia a Monza, in programma dal 4 al 6 settembre, non è solo la gara di casa per la Ferrari. Potrebbe essere il vero spartiacque della stagione 2026 di Formula 1, con la Scuderia che porta un nuovo motore per ridurre il gap dalla Mercedes e i rivali che valutano una penalità in griglia per il leader del campionato. Lo scontro tecnico è servito.
Il Gran Premio d’Italia 2026 si preannuncia come uno degli appuntamenti più caldi dell’intera stagione . Il circuito di Monza, il “Tempio della Velocità”, farà da palcoscenico a una sfida che va ben oltre la semplice corsa casalinga per la Ferrari . È qui, sulla pista più veloce del calendario, che la lotta per il titolo mondiale tra Mercedes e Ferrari potrebbe vivere il suo momento decisivo. La posta in gioco è altissima: da un lato, la Ferrari pronta a svelare le carte del suo ambizioso programma di sviluppo motore; dall’altro, una Mercedes che potrebbe essere costretta a giocarsi la carta della penalità in griglia.
L’asso nella manica della Ferrari: il motore 067/6
Il Cavallino Rampante arriva a Monza con un’arma segreta: la nuova power unit 067/6. Questo motore rappresenta il frutto di un intenso lavoro di sviluppo e potrebbe essere la chiave per ridurre il divario di prestazioni che finora ha favorito le frecce d’argento .
Le modifiche tecniche
Il nuovo propulsore della SF-26 non è un semplice aggiornamento, ma un’evoluzione sostanziale. Le modifiche più significative riguardano due aree cruciali :
Camera di combustione: La Ferrari ha introdotto nuove testate in lega di acciaio che permettono al motore di operare a temperature di esercizio più elevate, circa 110 gradi contro i 100 precedenti . Questo, in combinazione con una nuova benzina Shell con un potere calorifico maggiore, consente una combustione più efficiente e una maggiore potenza .
Turbocompressore: In un secondo momento, previsto proprio per Monza o per il precedente GP d’Olanda, arriverà un turbocompressore rivisto . Il diametro della girante del compressore resta invariato, ma verranno modificati il numero e l’angolo di inclinazione delle pale per ottimizzare il riempimento del motore ai regimi più alti . Questa modifica è una diretta conseguenza del nuovo regolamento che ha di fatto annullato il vantaggio che il turbo più piccolo della Ferrari aveva nelle partenze .
L’obiettivo dichiarato di questo programma di sviluppo, denominato ADUO, è quello di recuperare fino a 30 cavalli rispetto alla power unit Mercedes . Sulla pista di Monza, dove la potenza del motore è il fattore predominante, anche un guadagno inferiore potrebbe fare la differenza in termini di prestazioni in rettilineo e, di conseguenza, di possibilità di sorpasso e difesa della posizione .
Il dilemma Mercedes: penalità in griglia per Antonelli?
Se la Ferrari arriva a Monza con l’intenzione di attaccare, la Mercedes si trova ad affrontare un dilemma strategico di non poco conto. Il leader del campionato, Kimi Antonelli, potrebbe essere costretto a partire dal fondo della griglia a causa di una penalità per la sostituzione di componenti della power unit .
Un rischio calcolato?
Il problema della Mercedes è duplice:
Affidabilità: Antonelli e il compagno di squadra George Russell hanno già esaurito il numero massimo di unità consentite per l’intera stagione . Le difficoltà di affidabilità (con batterie bruciate e guasti al motore) sono state un tallone d’Achille per la power unit tedesca, un problema paradossale per un elemento che avrebbe dovuto essere un punto di forza .
Scelta tattica: Sostituire il motore a Monza sarebbe una scelta tattica . Pur significando una penalità, Monza è un circuito che offre buone possibilità di sorpasso grazie all’effetto scia e alle lunghe frenate . La Mercedes potrebbe quindi decidere di “sacrificare” una gara per montare un motore fresco, magari con delle novità, per il resto della stagione.
Se la Ferrari dovesse portare il suo atteso aggiornamento e la Mercedes dovesse partire svantaggiata, le carte in tavola per il mondiale potrebbero davvero essere rimescolate . Una penalità per Antonelli sarebbe l’occasione perfetta per Lewis Hamilton e Charles Leclerc per rosicchiare punti preziosi nella corsa al titolo .
Monza: il banco di prova definitivo
Monza è il circuito ideale per testare la bontà di questi sviluppi. Il tracciato brianzolo, con i suoi lunghi rettilinei, premia senza pietà la potenza del motore e l’efficienza aerodinamica . Un motore più potente non serve solo a raggiungere velocità di punta più elevate, ma anche a:
Difendersi in rettilineo: una power unit superiore permette di difendere la posizione in entrata della prima variante.
Attaccare in scia: la potenza extra consente di avere un’ottima ripresa per tentare il sorpasso in staccata .
Per la Ferrari, che ha già dimostrato di avere un’ottima affidabilità e un telaio competitivo, il nuovo motore potrebbe essere il tassello mancante per lottare ad armi pari con la Mercedes, che invece sta pagando a caro prezzo la sua mancanza di affidabilità .
Un fine settimana da non perdere
Il programma del fine settimana del GP d’Italia è già definito :
Sabato 5 settembre: Prove Libere 3 (10:30) e Qualifiche (14:00).
Domenica 6 settembre: Gara (13:00) .
Insomma, il conto alla rovescia per uno dei Gran Premi più attesi dell’anno è già iniziato. Tra sviluppi tecnici, strategie azzardate e la pressione di migliaia di tifosi, il Tempio della Velocità promette scintille.
La coupé giapponese si prepara a tornare sulle scene con una versione da rally e una stradale accessibile
Il mondo degli appassionati di motori è in fermento. Dopo anni di rumors, conferme ufficiose e attesa spasmodica, la Toyota Celica sta finalmente per tornare. E non sarà un semplice ritorno: sarà un ritorno in grande stile, con tanto di debutto nel Campionato del Mondo Rally (WRC) previsto per il 2027, seguito da una versione stradale che promette di riportare in auge il concetto di “sportiva accessibile”.
Gli ultimi avvistamenti di un prototipo camuffato in Portogallo hanno confermato che Toyota sta seriamente lavorando al progetto, e le indiscrezioni parlano di una vettura che potrebbe infiammare il mercato delle coupé compatte.
L’Avvistamento che ha Scatenato l’Entusiasmo
Tutto è iniziato alla fine di febbraio 2026, quando il fotografo Marcio Pereira ha immortalato un misterioso prototipo Toyota impegnato in test su strade sterrate in Portogallo . Le immagini, pubblicate dal sito francese Rallye-Sport.fr e rapidamente diventate virali, mostrano una coupé completamente camuffata con la livrea da test di Toyota Gazoo Racing, caratterizzata da vistosi passaruota allargati e un’imponente dotazione aerodinamica .
Le forme della vettura non lasciano dubbi: si tratta di un’auto pensata per il rally, con un cofano generosamente ventilato e una silhouette da coupé compatta. Il portale specializzato DirtFish ha verificato l’autenticità delle immagini, confermando che si tratta del prototipo con cui Toyota si sta preparando per il nuovo regolamento WRC del 2027 .
Il Nuovo Regolamento WRC 2027: L’Opportunità per la Celica
La tempistica è perfetta. Nel 2027, il Campionato del Mondo Rally introdurrà un nuovo set di regolamenti tecnici, pensati per ridurre i costi e attrarre più costruttori . Una delle novità più significative è la possibilità di utilizzare carrozzerie coupé, ampliando la gamma di forme consentite rispetto alle attuali hatchback .
Toyota è attualmente l’unico costruttore noto per aver confermato lo sviluppo di una nuova vettura specifica per questi regolamenti . Come ha dichiarato un portavoce di Toyota a Autocar: “Come azienda e squadra corse, lavoriamo sempre per sviluppare auto sempre migliori e abbiamo iniziato i test con il nostro prototipo sviluppato secondo le nuove normative stabilite dalla FIA per il 2027” .
Il Legame Storico con i Rally
Il ritorno della Celica nel WRC non è una scelta casuale, ma un omaggio a una storia gloriosa. La Celica ha un’eredità rallystica profondissima: tra il 1993 e il 1994, la Casa giapponese conquistò il titolo costruttori, mentre tra il 1990 e il 1994 i piloti al volante della Celica vinsero quattro campionati del mondo piloti .
Negli anni ’90, la Celica GT-Four (conosciuta anche come All-Trac) era una delle vetture piú temute sulle speciali di tutto il mondo, con la sua trazione integrale e il potente motore turbo. Riportare quel nome nel WRC significa riallacciarsi a un’eredità vincente e a un’icona amata dai fan .
Dalla Pista alla Strada: La Versione di Produzione
Se la versione da rally debutterà nel 2027, la versione stradale non dovrebbe tardare ad arrivare. Secondo le indiscrezioni raccolte da testate specializzate come Best Car, la nuova Celica potrebbe essere svelata al Tokyo Auto Salon di gennaio 2027 come “GR Celica”, per poi arrivare nei concessionari nel corso del 2028 .
Design e Stile
Le foto del prototipo, seppur camuffato, rivelano alcune linee guida del design. Il tetto ha una forma a “bolla” e i fari anteriori sembrano riprendere il disegno “a zanna” della concept car Toyota FT-Se. La silhouette sarà quella di una coupé fastback, con un corpo vettura basso e larghe carreggiate che promettono un aspetto muscoloso e aggressivo .
Motore e Prestazioni
Le voci più insistenti parlano di un cambiamento epocale per il nome Celica. Secondo alcune fonti giapponesi, la nuova coupé potrebbe abbandonare lo schema classico a motore anteriore e trazione anteriore/integrale per adottare una configurazione a motore centrale. Se confermato, sarebbe un’eredità più della MR2 che della Celica stessa, ma creerebbe una vettura dalle ambizioni sportivissime.
Le indiscrezioni parlano di un nuovissimo motore turbo a quattro cilindri da 2.0 litri di prossima generazione, capace di erogare oltre 300 kW (circa 400 CV) e 550 Nm di coppia . Le opzioni di trasmissione dovrebbero includere un cambio manuale a 6 rapporti e un automatico a 8 rapporti con convertitore di coppia .
Secondo altre fonti, non mancheranno versioni ibride. Diverse anticipazioni parlano di una versione con sistema 225 kW (306 CV) e trazione integrale, in grado di coniugare prestazioni ed efficienza con un consumo dichiarato intorno agli 8,5 litri per 100 km . L’accelerazione 0-100 km/h potrebbe attestarsi intorno ai 4,8 secondi.
Una Sportiva Accessibile? I Prezzi Previsti
La domanda che tutti si pongono è: quanto costerà? L’obiettivo dichiarato di Toyota sembra essere quello di mantenere la Celica in una fascia di prezzo accessibile, continuando la tradizione della “sportiva per tutti”.
Le stime attuali, basate su indiscrezioni e analisi di mercato, collocano il prezzo della nuova Celica in una forbice compresa tra i 21.000 e i 35.000 euro a seconda dei mercati e delle versioni . Negli Stati Uniti si parla di un prezzo base intorno ai 28.000 dollari (circa 26.000 euro) .
Se confermato, questo posizionamento la renderebbe una delle poche sportive accessibili in un mercato sempre piú orientato verso SUV e veicoli ad alte prestazioni dal costo proibitivo. Un prezzo competitivo rispetto a modelli come la Honda Civic Type R o la Volkswagen Golf R, ma con il fascino di una coupé purosangue.
Tabella Riassuntiva delle Ipotesi sulla Nuova Celica
Motore centrale/trazione integrale (da verificare)
Prezzo stimato
25.000 – 35.000 euro
Design
Ispirato alla concept FT-Se
La Strategia Toyota: I “Tre Fratelli” Tornano Insieme
La rinascita della Celica si inserisce in un progetto piú ampio voluto fortemente dal presidente di Toyota, Akio Toyoda (noto anche con lo pseudonimo di pilota “Morizo”). Da anni, Toyoda parla del desiderio di riportare in vita quelli che chiama i “tre fratelli”: le sportive che hanno fatto la storia del marchio .
Supra: già tornata nel 2019 in collaborazione con BMW ma in fase di pensionamento.
Celica: in arrivo nel 2027-2028
MR2: ancora avvolta nel mistero, ma il suo ritorno sembra solo questione di tempo
Con questo tris di sportive, Toyota si appresta a offrire una gamma completa per tutti gli appassionati: la GT gran turismo (Supra), la coupé compatta e versatile (Celica) e la spider leggera a motore centrale (MR2).
Le Sfide da Affrontare
Nonostante l’entusiasmo, il ritorno della Celica presenta alcune sfide importanti:
1. L’Elettrificazione e le Normative
Il mercato europeo spinge verso l’elettrificazione, e Toyota dovrà bilanciare le prestazioni con le emissioni. La soluzione ibrida sembra la piú probabile per i mercati piú restrittivi, mentre i mercati come Stati Uniti e Giappone potrebbero godere di versioni termiche pure .
2. La Concorrenza
Il segmento delle coupé compatte non è piú affollato come un tempo, ma la concorrenza è agguerrita. Modelli come la Ford Mustang, le varie sportive tedesche e le crescenti proposte cinesi rappresentano avversarie temibili. Inoltre, Toyota dovrà gestire il posizionamento interno con la GR86, evitando sovrapposizioni .
3. Il Prezzo “Accessibile”
La sfida piú grande sarà mantenere la promessa di una sportiva accessibile. L’aumento dei costi di sviluppo, delle materie prime e delle tecnologie ibride potrebbe spingere il prezzo finale verso l’alto, allontanandosi dalla storica filosofia “economica” della Celica .
Conclusione
Il ritorno della Toyota Celica è uno degli eventi piú attesi nel mondo dell’auto degli ultimi anni. L’avvistamento del prototipo da rally in Portogallo ha trasformato le speranze in realtà: Toyota sta davvero lavorando per riportare in vita questo nome mitico.
Con un debutto nel WRC previsto per il 2027 e una versione stradale all’orizzonte, la nuova Celica ha tutte le carte in regola per diventare una delle sportive piú interessanti del decennio. Se riuscirà a mantenere un prezzo accessibile senza sacrificare prestazioni e fascino, potrebbe riconquistare il cuore di una generazione di appassionati e crearne di nuovi.
Non resta che aspettare i prossimi mesi, quando Toyota toglierà il velo e ci mostrerà finalmente cosa si nasconde sotto quelle camouflage. Una cosa è certa: la leggenda sta per riscrivere il suo futuro.
Il suono inconfondibile di un motore turbo che romba tra i boschi, le livree iconiche, il mito della Delta Integrale: Lancia torna ai rally. E lo fa con un’arma che unisce il fascino del suo passato glorioso alla tecnologia più moderna del gruppo Stellantis: la Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale.
Questo non è solo il debutto di una nuova vettura da competizione; è un pezzo fondamentale di una strategia ben più ampia, un cambio di guardia all’interno del colosso Stellantis che vede marchi come Citroën e Maserati cambiare campo di gioco.
La Nuova Regina dello Sterrato: Ypsilon Rally2 HF Integrale
Dopo la versione Rally4, presentata lo scorso anno, Lancia compie il balzo di categoria con la Rally2. Queste vetture sono il cuore pulsante dei campionati nazionali e internazionali, compreso il prestigioso WRC2, e sono macchine estremamente sofisticate: trazione integrale, cambio sequenziale, motori turbo da oltre 280 CV e un peso contenuto entro i 1.230 kg.
La Ypsilon Rally2 HF è un omaggio in tutto e per tutto alla sua antenata leggendaria. Esteticamente, è aggressiva e funzionale: carreggiate allargate, un enorme alettone posteriore, un diffusore pronunciato e un pacchetto aerodinamico studiato per incollarla al terreno su ogni superficie. Ma sotto la pelle, batte un cuore familiare agli addetti ai lavori: si tratta molto probabilmente dello stesso 1.6 turbo benzina da 282 CV che equipaggia la fortissima Citroën C3 Rally2.
Questa scelta non è casuale. È la logica applicazione della filosofia Stellantis: condividere le migliori competenze tecniche tra i suoi marchi per vincere. La base della Ypsilon Rally2 è la stessa della C3 Rally2, esattamente come la versione Rally4 condivideva la sua con la Peugeot 208.
Il Piano di Rilancio: Dalle Piste alle Concessionarie
Il ritorno al motorsport è un tassello fondamentale del piano decennale di rilancio del marchio Lancia. L’obiettivo è chiaro: riaccendere i riflettori sul brand, associandolo nuovamente a valori di sportività, innovazione e prestigio italiano. Le vittorie in pista dovrebbero tradursi in appeal nelle showroom, attirando una nuova generazione di appassionati verso i modelli di produzione.
La vettura, attualmente in fase di intensi test nel sud della Francia, dovrebbe ricevere l’omologazione FIA il 1° gennaio 2026, data da cerchiare in rosso per tutti i tifosi del rally.
Il Grande Gioco Stellantis: Citroën Elettrica vs. Lancia a Benzina
La presentazione della Ypsilon Rally2 non è un evento isolato. È parte di una strategia di gruppo che sta ridisegnando le identità sportive dei suoi marchi.
Mentre Lancia prepara il ritorno allo sterrato con un’auto a benzina, Citroën ha annunciato il suo ingresso in Formula E a partire dalla stagione 2025/2026. Questo movimento fa sorgere un interrogativo: che fine farà Maserati MSG Racing, il team monegasco che cura le vetture modenesi? I rumors da mesi suggeriscono che il Tridente lascerà la categoria, e l’arrivo del Double Chevron ne prenderebbe il posto, gestito dalla stessa compagine monegasca.
È un cambio di guardia emblematico:
Citroën, con la sua enorme esperienza nei rally (9 titoli mondiali con Loeb), si sposta verso il futuro elettrico e urbano della Formula E.
Lancia eredita il testimone dello sterrato, riportando un marchio iconico nel suo habitat naturale.
Due strade diverse, una sola regia: Stellantis. Da un lato si sperimenta e si innova con la tecnologia elettrica in Formula E, raddoppiando l’impegno nella formula E, dove è gia presente con il marchio DS Automobiles, dall’altro si sfrutta il bagaglio tecnico esistente per risvegliare un mito e competere nel duro mondo dei rally.
In conclusione, il 2026 si preannuncia come un anno spartiacque. Nei boschi del mondiale ritorneremo a sentire il rombo di una Lancia, mentre nelle città della Formula E vedremo sfrecciare le nuove Citroën. È la prova che nel mondo dell’auto, anche il più glorioso dei ritorni è un’abile partita di scacchi. E Stellantis sta muovendo i suoi pezzi maestri.
Dall’incertezza alla riconferma: il campione del mondo resta in rosso
Jorge Martin ha ufficialmente chiuso ogni speculazione sul suo futuro in MotoGP, annunciando durante la conferenza stampa pre-GP della Repubblica Ceca a Brno il rinnovo del contratto con Aprilia Racing per il 2026. La dichiarazione pone fine a mesi di trattative complicate, durante i quali il pilota spagnolo aveva minacciato di esercitare una clausola rescissoria del suo accordo.
Una carriera in ascesa
Esordio in MotoGP: 2021 con Pramac Ducati
Prima vittoria: GP d’Austria 2021
Titolo mondiale: 2023 (primo spagnolo a vincere con Ducati)
Passaggio ad Aprilia: 2024, con grandi aspettative
La crisi e la riconciliazione
La stagione 2024 si era aperta sotto nubi tempestose per Martin:
Grave infortunio nel pre-campionato
Rendimento altalenante nelle prime gare
Richieste di rescissione a maggio
Aprilia aveva però sempre mantenuto una posizione ferma:
“Il contratto è valido fino al 2026 e intendiamo rispettarlo” (Massimo Rivola, CEO Aprilia Racing)
Le parole di Martin
“Gli ultimi 6-7 mesi sono stati durissimi, tra infortuni e incertezze. Ora sono qui, felice di correre e di confermare che nel 2026 sarò ancora con Aprilia.”
La sfida tecnica
Nonostante le difficoltà, Aprilia punta su Martin per:
Sviluppare la RS-GP verso il top della griglia
Attrarre nuovi sponsor con un campione in squadra
Costruire un progetto a lungo termine
Statistiche 2024 (a metà stagione)
Gare
Pole
Podiumi
Punti
9
2
3
98
Cosa aspettarsi ora?
Con la questione contrattuale risolta, Martin può:
Concentrarsi al 100% sulle gare
Lavorare allo sviluppo della moto
Puntare a risultati importanti già nel 2025
Il prossimo obiettivo? Dimostrare che la scelta di restare era quella giusta.
Mentre la Formula 1 corre su circuiti perfetti, il World Rally Championship (WRC) porta la competizione su strade sterrate, ghiacciate e fangose, con auto che saltano, slittano e si lanciano a 200 km/h tra gli alberi.
Se pensi che le corse automobilistiche siano solo curve asfaltate e pit-stop, il WRC ti farà cambiare idea. Ecco perché ogni appassionato di motori dovrebbe seguirlo.
1. Le Auto: Mostri di Tecnologia e Potenza
Caratteristiche delle Rally1
✔ Motore termico (1.6 turbo) – 370 CV : dalla stagione 2025 è stata rimossa la parte elettrica, passando dai 500 CV delle ibride della stagione precedente al solo termico ✔ Peso: 1.260 kg (leggere e aggressive) ✔ Trazione integrale e sospensioni da urlo ✔ Corpo in fibra di carbonio per resistere a urti pazzeschi
Curiosità: Le WRC sono più veloci di un’auto di F1 su strade sterrate!
Icone del Passato
Lancia Delta HF Integrale (dominò negli anni ’80-’90)
Subaru Impreza WRC (il mito degli anni 2000)
Ford Focus RS (voce unica e salti leggendari)
2. I Piloti: Eroi (e Pazzi) del Volante
Cosa Serve per Vincere nel WRC?
Riflessi da felino (un errore significa uno schianto contro rocce o alberi)
Memoria fotografica (le note del copilota sono bibbie)
Fisico da maratoneta (4 ore di gara senza pause)
I Mostri Sacri
🏆 Sébastien Loeb (9 titoli) – Il GOAT 🏆 Kalle Rovanperä (campione più giovane, 22 anni nel 2022) 🏆 Colin McRae (lo stile “a tutto o niente”)
3. I Percorsi: Dalla Neve al Deserto, Senza Regole
Tappe da Brivido
❄️ Rally di Montecarlo (curve ghiacciate su montagne) 🌲 Rally di Finlandia (“Salto di Ylläs”: auto volano per 50m!) ☀️ Rally del Kenya (sterrati africani a 40°C)
Perché è speciale?
Strade mai perfette: fango, buche, ghiaccio
Niente due gare uguali: il meteo cambia tutto
4. Spettacolo Puro: Perché il WRC è Divertente da Guardare?
Cose che Solo il WRC Offre
✅ Auto che volano (salto dopo salto) ✅ Drift spettacolari (in curva, su ghiaia, neve, fango) ✅ Copiloti urlanti (le note sono un linguaggio segreto) ✅ Pubblico a 1 metro dalla pista (rischio e adrenalina)
Ingresso gratuito (basta seguire le indicazioni dei commissari e posizionarsi in sicurezza nelle zone preposte)
Contatto con i piloti (parcheggi aperti, fan zone)
In conclusione: Il WRC è il Motorsport più Vero
Mentre altri campionati sono troppo controllati, il WRC rimane selvaggio, imprevedibile e pieno di passione. Se ami l’adrenalina pura, i paesaggi mozzafiato e le imprese impossibili, questo è lo sport che fa per te.
Hai mai visto un rally dal vivo? Raccontaci la tua esperienza nei commenti!
Il mondo delle competizioni motoristiche è in fermento, con un cambio epocale nei fornitori di pneumatici che sta ridisegnando gli equilibri tra i grandi marchi. Pirelli, già fornitore unico di Formula 1, si prepara a conquistare anche il MotoGP, diventando il partner ufficiale di tutte le categorie del motomondiale a partire dal 2027. Un accordo quinquennale che segna la fine di un’era per Michelin, che dopo anni di successi lascia il posto al competitor italiano. Ma non è tutto: mentre Pirelli si espande nel motociclismo, Hankook prende il suo posto nel WRC, e Michelin consolida la sua presenza nel WEC fino al 2029. Un gioco di scacchi tra giganti degli pneumatici, con ogni mossa che riflette strategie e priorità diverse.
Pirelli nel MotoGP: un nuovo inizio
A partire dal 2027, Pirelli diventerà il fornitore unico di pneumatici per tutte le categorie del MotoGP, dalla Moto2 alla Moto3, passando per la MotoE, la serie elettrica del campionato. Un accordo storico, della durata di cinque anni, che segna una svolta importante per il motomondiale. Per la prima volta, tutte le classi principali avranno un unico fornitore, con l’obiettivo di garantire uno sviluppo più omogeneo per i piloti, facilitando il loro passaggio dalle categorie minori alla classe regina.
Pirelli non è nuova al mondo del motociclismo: già fornitore di Moto2 e Moto3, ha consolidato la sua esperienza attraverso il programma “Road to MotoGP”. Tuttavia, la sfida della MotoGP e della MotoE rappresenta un salto di qualità, con l’azienda italiana chiamata a portare la sua tecnologia e innovazione nella categoria più prestigiosa. Un’opportunità che Pirelli ha accolto con entusiasmo, pronta a dimostrare il suo valore su piste come quelle di Mugello o Assen.
Michelin: addio al MotoGP, ma non alle competizioni
La decisione di Michelin di abbandonare il MotoGP dopo il 2026 ha sorpreso molti, ma riflette una scelta strategica precisa. L’azienda francese, che ha dominato il campionato con pneumatici ad alte prestazioni e un forte focus sulla sostenibilità, ha deciso di concentrarsi su competizioni più in linea con i suoi obiettivi. Pierro Taramasso, responsabile delle competizioni su due ruote di Michelin, ha spiegato che l’azienda non era interessata a fornire tutte le categorie del motomondiale, preferendo mantenere alta la qualità dei suoi prodotti.
Michelin, però, non abbandona il mondo delle corse. Al contrario, rinnova il suo impegno nel WEC (World Endurance Championship) fino al 2029, confermandosi come fornitore unico della classe Hypercar. Un ruolo chiave, considerando la crescente popolarità delle gare di endurance e l’arrivo di nuovi costruttori come BMW, Ferrari e Porsche. Michelin continuerà a sviluppare pneumatici ad alte prestazioni, con un’attenzione sempre maggiore alla sostenibilità e all’uso di materiali riciclati.
Hankook nel WRC: una nuova era
Mentre Pirelli si prepara a conquistare il MotoGP, nel WRC (World Rally Championship) è Hankook a prendere il suo posto. A partire dal 2025, il produttore coreano diventerà il fornitore unico di pneumatici del campionato rally, sostituendo Pirelli dopo tre anni di collaborazione. Una scelta che riflette la volontà della FIA di diversificare i partner tecnici e di puntare su aziende con una forte capacità produttiva e un impegno verso la sostenibilità.
Hankook, già attivo in altre competizioni, si prepara a portare la sua tecnologia nel mondo del rally, con l’obiettivo di supportare team e piloti in condizioni estreme, dalle nevi della Svezia alle terre aride della Sardegna. Una sfida ambiziosa, che potrebbe aprire nuove opportunità per il marchio coreano.
Un futuro sostenibile e competitivo
Il cambio di fornitori nelle competizioni motoristiche non è solo una questione di prestazioni, ma anche di sostenibilità. Michelin, ad esempio, ha già introdotto pneumatici con oltre il 50% di materiali sostenibili nella MotoE, dimostrando come le competizioni possano essere un laboratorio per tecnologie eco-compatibili. Allo stesso modo, Pirelli e Hankook stanno investendo in soluzioni innovative, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere le prestazioni.
Un mondo in evoluzione
Il cambio di fornitori nel mondo delle competizioni segna l’inizio di una nuova era, con Pirelli, Michelin e Hankook che si sfidano su fronti diversi. Per gli appassionati, è un momento di transizione, con l’addio a partnership storiche e l’arrivo di nuovi protagonisti. Ma una cosa è certa: che si tratti di MotoGP, WRC o WEC, la competizione non si ferma, e con essa l’innovazione e la passione che rendono il motorsport uno spettacolo unico.
La Formula 1 piange la scomparsa di Eddie Jordan, una delle figure più carismatiche e influenti del mondo delle corse. L’irlandese, ex proprietario dell’omonimo team Jordan Grand Prix, è morto all’età di 76 anni a Città del Capo, circondato dalla sua famiglia, dopo una lunga battaglia contro un cancro aggressivo alla prostata e alla vescica. La notizia della sua morte è stata annunciata dai familiari, che hanno ricordato il suo spirito vivace, il carisma e l’energia che portava ovunque andasse. “EJ”, come era affettuosamente chiamato, lascia un vuoto enorme nel cuore di chi lo ha conosciuto e amato.
La storia di un sognatore
Eddie Jordan non era solo un imprenditore o un manager di successo; era un sognatore che ha trasformato la sua passione per le corse in una realtà straordinaria. Nato a Dublino nel 1949, Jordan ha iniziato la sua carriera come pilota, ma è stato dietro le quinte che ha trovato la sua vera vocazione. Nel 1991, fondò il team Jordan Grand Prix, che in pochi anni è diventato uno dei nomi più riconoscibili nel paddock della Formula 1. Tra il 1991 e il 2005, la squadra ha partecipato a 250 Gran Premi, conquistando quattro vittorie e lasciando un segno indelebile nello sport.
Uno dei momenti più memorabili della storia del team è stata la doppietta al Gran Premio del Belgio del 1998, con Damon Hill e Ralf Schumacher ai comandi. Ma forse il contributo più significativo di Jordan alla Formula 1 è stato aver dato l’opportunità a un giovane Michael Schumacher di debuttare nel circus nel 1991, proprio al GP del Belgio. Schumacher, che avrebbe poi vinto sette titoli mondiali, deve parte della sua leggenda proprio a quella prima chance offertagli da Jordan.
L’occhio per i talenti
Eddie Jordan aveva un dono raro: sapeva riconoscere il talento. Oltre a Schumacher, ha scoperto e lanciato piloti come Rubens Barrichello, Eddie Irvine e Giancarlo Fisichella. La sua capacità di credere nei giovani e di dar loro un’opportunità ha contribuito a plasmare il futuro della Formula 1. Non era solo un uomo d’affari; era un visionario che amava lo sport e credeva nel potenziale delle persone.
La vendita del team e la nuova vita da opinionista
Nel 2005, Jordan ha venduto il suo team, ma non ha mai abbandonato il mondo delle corse. Dopo aver lasciato il ruolo di team principal, è diventato un volto familiare nel paddock come opinionista televisivo, lavorando per la BBC e successivamente per Channel 4. La sua personalità vivace e il suo humour irlandese lo hanno reso un favorito tra i tifosi e i colleghi. Jake Humphrey, che ha collaborato con lui alla BBC, lo ha ricordato come “una persona che illuminava ogni stanza in cui entrava”, aggiungendo che i loro anni insieme a presentare la Formula 1 sono stati i più belli della sua carriera.
La battaglia contro il cancro e il suo messaggio
A dicembre 2024, Jordan aveva rivelato pubblicamente la sua diagnosi di cancro durante il podcast Formula For Success, che conduceva insieme all’ex pilota David Coulthard. Con il suo solito spirito combattivo, aveva esortato gli ascoltatori a non trascurare la propria salute: “Non sprecate tempo, non rimandate. Andate a farvi visitare. Nella vita avete delle possibilità, coglietele. Non siate stupidi, non siate timidi. Prendetevi cura del vostro corpo”. Un messaggio che risuona ancora più forte oggi, alla luce della sua scomparsa.
Un’eredità duratura
Anche dopo aver lasciato la Formula 1, Eddie Jordan è rimasto attivo nel mondo dello sport e degli affari. All’inizio del 2025, ha guidato un consorzio per l’acquisto della squadra di rugby London Irish e ha contribuito a siglare un importante accordo tra il guru del design Adrian Newey e l’Aston Martin. La scuderia britannica ha espresso il suo cordoglio, definendo Jordan una figura il cui impatto “si farà sentire per generazioni”.
Un uomo che ha illuminato il mondo
Eddie Jordan non era solo un uomo di successo; era una persona che sapeva portare luce e gioia ovunque andasse. La sua storia è quella di un ragazzo con una passione che è riuscito a trasformare in un’eredità duratura. Ha toccato il cuore di milioni di persone, non solo per i suoi successi sportivi, ma per la sua umanità e il suo spirito indomabile.
Come ha detto Jake Humphrey: “Il mondo sembra un po’ meno luminoso stamattina”. Ma l’eredità di Eddie Jordan, fatta di coraggio, passione e amore per la vita, continuerà a brillare nel cuore di chi lo ha conosciuto e di chi lo ricorderà come uno dei grandi protagonisti della Formula 1.
La formula 1 inizia la stagione 2025 dall’Australia, con la solita levataccia per gli appassionati europei che regala peró una gara ricca di colpi di scena, con pioggia, molte vetture a muro e diverse safety car.
Il muro protagonista
E il primo a finire a muro é Hadjar durante il giro di formazione che richiede che la partenza venga posticipata, ma al primo giro é il turno di un altro rookie di andare a muro, Doohan con conseguente safety car.
Ma il muro non ha finito di mietere vittime visto che anche Sainz va a sbattere subito dopo in regime di safety car: la pioggia in pista si fá sentire.
Ma dopo qualche giro nuova vettura a muro, quella di Alonso e nuova safety car, con la Ferrari di Leclerc che non approfitta della situazione per il pit stop.
Dopo qualche giro l’ingresso ai pit stop da l’illusione a Hamilton di essere in testa, ma in realtá la gara davanti é tra le McLaren e Verstappen.
Ma il muro non ha finito di mietere vittime perche dopo pochi giri é il turno di Lawson, che richiede l’intervento della safety car e di Bortoleto che riesce a stamparsi in regime di sicurezza.
La safety
La lotta alla fine é tra Norris che dopo la safety rischia di cedere la posizione di testa a Verstappen che si fa minaccioso, mentre Piastri a causa di un uscita di pista ha perso tempo e diverse posizioni.
Antonelli
Ma la posizione piú interessante é quella di Antonelli, quinto, l’unico rookie che é riuscito a portare a casa punti pesanti nonostante partisse dalle retrovie e una penalitá per unsafe release.
Ferrari
Inconsistente la Ferrari , che tra qualche esitazione a livello di strategia e prestazioni non ancora ai livello dei motorizzati Mercedes finiscono ottava e decima, con Hamilton che riesce a portare a casa solo un misero punticino.
Alla fine salgono sul podio Norris, Verstappen e Russel. A punti anche Albon , Antonelli, Stroll, Hulkenberg, Leclerc, Piastri, Hamilton.
Aggiornamento
Alla fine la penalizzazione di Antonelli per unsafe release, dopo il ricorso di Mercedes a fine gara, è stata annullata restituendo all’italiano la quarta posizione.