Categoria: ibride

  • Kia Seltos 2026: il SUV coreano che mancava all’Europa arriva in Italia

    Kia Seltos 2026: il SUV coreano che mancava all’Europa arriva in Italia

    Il marchio coreano amplia la sua offerta nel segmento dei SUV compatti con un modello atteso da tempo: la Kia Seltos debutta ufficialmente in Italia e in Europa, dopo anni di successi sui mercati extracontinentali. La seconda generazione del SUV, che a livello mondiale è il secondo modello più venduto del brand dopo la Sportage, sbarca finalmente nel Vecchio Continente con un pacchetto completo che punta su design, tecnologia e motorizzazioni versatili .

    Un debutto europeo atteso

    La Seltos non è una novità assoluta nel panorama automobilistico globale, ma per l’Europa rappresenta una prima assoluta . Il motivo? Probabilmente il successo planetario del modello, che ha convinto Kia a portarlo anche sul mercato europeo dopo averlo profondamente rivisto nel centro R&D di Rüsselsheim, in Germania, per adattarlo alle esigenze dei clienti del Vecchio Continente .

    Il risultato è un SUV da 4,43 metri di lunghezza, 1,83 metri di larghezza e un passo di 2,69 metri, dimensioni che lo collocano nel cuore del segmento C, pronto a confrontarsi con rivali di tutto rispetto . Il bagagliaio è tra i punti di forza: ben 536 litri di capacità, che diventano 1.511 litri abbattendo i sedili posteriori .

    Design: la filosofia “Opposites United”

    La nuova Seltos si presenta con un look deciso che segue la filosofia stilistica “Opposites United” del marchio . Il frontale è dominato dalla nuova calandra “Digital Tiger Face”, affiancata dai fari a LED Ice Cube e dalle firme luminose Star Map che si estendono verso la parte superiore della griglia .

    Particolarmente curato il profilo, dove spiccano le maniglie a filo con la carrozzeria che si estraggono automaticamente all’avvicinarsi del conducente, un dettaglio che aggiunge un tocco premium . Il tetto è visivamente sospeso (“Flying Roof”) e la gamma colori include tre tinte sviluppate specificamente per il mercato europeo .

    Interni: tecnologia e spazio

    L’abitacolo è stato completamente ridisegnato attorno al Trinity Panoramic Display, un pannello che integra un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici, un display centrale per l’infotainment delle stesse dimensioni e un terzo schermo da 5,3 pollici dedicato alla climatizzazione . Kia non ha rinunciato ai comandi fisici per le funzioni essenziali, una scelta apprezzabile per l’usabilità quotidiana .

    Tra i dettagli di pregio: sedili anteriori ventilati e con funzione massaggio (relaxation mode), regolazione elettrica a 10 vie con memoria per il posto guida, e un impianto audio Bose con otto altoparlanti . Lo spazio a bordo è generoso, con i passeggeri posteriori che beneficiano del passo allungato .

    Motorizzazioni: benzina e full hybrid

    La gamma italiana si articola su due motorizzazioni al lancio :

    • 1.6 T-GDI turbo benzina da 180 CV e 265 Nm di coppia, disponibile con cambio manuale a 6 marce o automatico a doppia frizione DCT7, a trazione anteriore o integrale .
    • Full Hybrid con motore 1.6 GDI abbinato a un’unità elettrica: 154 CV per la versione a trazione anteriore, 178 CV per quella a trazione integrale e-AWD . Questa variante introduce la tecnologia Vehicle-to-Load (V2L), solitamente riservata alle auto elettriche, che permette di alimentare dispositivi esterni .

    Le prestazioni? La versione benzina a due ruote motrici scatta da 0 a 100 km/h in 8,8 secondi e raggiunge una velocità massima di 208 km/h .

    ADAS e sicurezza

    La Seltos è equipaggiata con i sistemi di assistenza alla guida di livello 2, tra cui il cruise control adattivo 2.0, l’assistenza al mantenimento di corsia e il riconoscimento dei limiti di velocità . Il pacchetto di sicurezza include la camera a 360°, il monitoraggio dell’angolo cieco e il Park Assist Pro .

    Prezzi e allestimenti

    La gamma italiana è articolata in quattro allestimenti: BusinessStyleGT-Line e X-Line . I prezzi di listino :

    Allestimento1.6 T-GDI 180 CVFull Hybrid
    Business31.500 €35.000 €
    Style34.000 €37.500 €
    GT-Line39.000 €40.500 €
    X-Line41.000 €43.000 €

    Da segnalare la promozione di lancio valida per luglio 2026: la versione Business 1.6 T-GDI 180 CV con finanziamento Scelta Kia scende a 27.950 euro .


    Scheda Tecnica Kia Seltos 2026

    CaratteristicaDettaglio
    Lunghezza4.430 mm 
    Larghezza1.830 mm 
    Passo2.690 mm 
    Bagagliaio536 – 1.511 litri 
    Motori1.6 T-GDI 180 CV / Full Hybrid 154-178 CV 
    TrazioneAnteriore o Integrale (e-AWD) 
    CambioManuale 6 marce / DCT7 / DCT6 (Hybrid) 
    0-100 km/h8,8 s (1.6 T-GDI 2WD) 
    V2LSì (versione Full Hybrid) 
    Prezzo da31.500 € (listino) / 27.950 € (promo) 
  • Lancia Ypsilon Turbo 100: la scelta furba che (forse) salva l’utilitaria italiana

    Lancia Ypsilon Turbo 100: la scelta furba che (forse) salva l’utilitaria italiana

    Arriva la Ypsilon più economica di sempre: motore 1.2 turbo benzina da 100 CV, cambio manuale a sei marce e un prezzo che parte da 22.200 euro. Una versione che risolve alcune criticità della compatta italiana, a partire dalla meccanica.

    L’elettrificazione va bene, ma la strada verso il futuro è ancora lunga. Lancia lo ha capito e, dopo aver lanciato le versioni ibride ed elettriche della nuova Ypsilon, presenta ora la Ypsilon Turbo 100. Un nome che non lascia spazio a interpretazioni: sotto il cofano c’è un motore turbo a benzina puro, senza alcuna elettrificazione, abbinato a un cambio manuale a sei marce . Una scelta che sembra un passo indietro in un’epoca di automazione, ma che per la casa italiana è una precisa strategia di mercato .

    Un motore che risolve i problemi del PureTech

    Il cuore pulsante della Ypsilon Turbo 100 è il nuovo motore tre cilindri 1.2 litri turbo benzina da 101 CV e 205 Nm di coppia . Le prestazioni dichiarate sono da utilitaria moderna: 0-100 km/h in 10,2 secondi e velocità massima di 194 km/h . Ma la vera notizia è un’altra: a differenza del tormentato PureTech di Stellantis, questo motore adotta la distribuzione a catena . Niente più cinghia a bagno d’olio da cambiare costosamente ogni pochi chilometri, ma una soluzione più robusta e duratura, progettata per oltre 30.000 ore di test e 3 milioni di chilometri percorsi su prototipi . Un segnale chiaro: Lancia ha puntato sull’affidabilità, non sui cavalli da esposizione .

    A completare il quadro, il turbo a geometria variabile e l’iniezione diretta ad alta pressione a 350 bar, che insieme al ciclo Miller ottimizzano consumi ed emissioni . I dati parlano di un consumo medio tra 5,2 e 5,4 l/100 km, con emissioni di CO₂ di 119-121 g/km . Un’utilitaria pulita, ma senza le complicazioni dell’elettrificazione.

    Il piacere (dimenticato) del cambio manuale

    L’elettrificazione e i cambi automatici hanno reso la guida sempre più “semplice”, ma spesso a scapito del coinvolgimento. La Lancia Ypsilon Turbo 100 riporta al centro il guidatore, con una trasmissione manuale a sei marce che permette di gestire la potenza in modo diretto, senza mediazioni . La marca italiana spiega che questa scelta nasce dall’ascolto diretto dei clienti, soprattutto in Italia, dove una parte significativa degli automobilisti preferisce ancora il controllo e la semplicità della guida manuale .

    Come chi sceglie di ascoltare un vinile invece di uno streaming, o di preparare il caffè con la moka invece che con una macchina automatica, guidare la Ypsilon Turbo 100 è un’esperienza che restituisce un contatto più autentico con l’auto . Per questo motivo, all’interno il tunnel centrale è stato riprogettato: il “tavolino” multifunzione con ricarica wireless, simbolo delle versioni ibride ed elettriche, cede il posto alla leva del cambio manuale e a un più pratico vano portaoggetti .

    Una sforbiciata ai listini: prezzi più umani

    La Ypsilon Turbo 100 non è solo una scelta per gli appassionati del manuale, ma anche (e soprattutto) una mossa commerciale per ampliare il pubblico di riferimento. Il prezzo di listino parte da 22.200 euro per la versione base, con gli allestimenti LX e HF Line che salgono a 25.200 euro . Rispetto alle corrispondenti versioni ibride, il risparmio è di circa 3.000 euro .

    Ma c’è di più. Lancia ha studiato un’offerta di lancio che, in caso di finanziamento con Stellantis Financial Services, porta il prezzo d’ingresso a soli 15.950 euro (oltre oneri finanziari), con 36 rate mensili da 99 euro . Un posizionamento aggressivo che rende la Ypsilon accessibile a un pubblico molto più ampio, quasi ai livelli della precedente generazione, ma con un’auto decisamente più moderna e tecnologica .

    Un’utilitaria versatile per tutti i gusti

    La Lancia Ypsilon Turbo 100 è disponibile in tre allestimenti: la versione base Ypsilon, la più elegante LX e la sportiveggiante HF Line . Tutte condividono lo stesso motore e lo stesso cambio, ma si differenziano per equipaggiamenti e dettagli estetici. La dotazione di serie include già il climatizzatore automatico, i fari full LED, il cruscotto digitale da 10,25 pollici e il sistema multimediale con schermo touch da 10,25 pollici, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto wireless .

    Un’utilitaria che, con questa nuova motorizzazione, diventa una proposta completa, in grado di soddisfare le esigenze di chi cerca un’auto semplice, affidabile e dal prezzo competitivo. Con la Ypsilon Turbo 100, Lancia completa la sua strategia multi-energia, offrendo ai clienti la libertà di scegliere tra ibrido, elettrico e benzina manuale . Un segnale di pragmatismo che, in un mercato in continua evoluzione, potrebbe essere la chiave per mantenere vivo il fascino di un’auto che, nonostante tutto, continua ad essere profondamente italiana.

  • DS N°7: lusso francese, produzione italiana e meccanica condivisa con la futura Lancia Gamma

    DS N°7: lusso francese, produzione italiana e meccanica condivisa con la futura Lancia Gamma

    Il nuovo SUV di DS Automobiles è un concentrato di tecnologia e raffinatezza. Prodotto nello stabilimento Stellantis di Melfi, in Basilicata, il DS N°7 condivide la piattaforma STLA Medium con la futura ammiraglia Lancia Gamma, segnando una nuova era di collaborazione all’interno del gruppo.

    Un SUV “di prima classe” nato in Italia

    Per la prima volta dalla sua fondazione nel 2014, DS Automobiles rinnova uno dei suoi modelli di punta . La DS N°7 raccoglie l’eredità della DS 7, evolvendola con un design inedito e una piattaforma completamente nuova, la STLA Medium del gruppo Stellantis . La particolarità? Il suo cuore produttivo batte in Italia: il SUV francese viene assemblato nello stabilimento di Melfi, in Basilicata, lo stesso polo industriale che ospita anche la produzione della DS N°8 e delle future Jeep Compass .

    Questa scelta strategica apre a interessanti sinergie. La piattaforma STLA Medium, su cui è costruito, supporta anche la futura ammiraglia Lancia Gamma e una nuova generazione di Jeep Compass, tutte destinate a essere prodotte a Melfi . Un’operazione che vede quindi diversi marchi del gruppo condividere l’eccellenza tecnica e produttiva italiana.

    Design ed efficienza: il vento soffia a favore

    La DS N°7 è una reinterpretazione moderna e filante del SUV compatto premium. Le dimensioni crescono leggermente: la lunghezza raggiunge i 4,66 metri (+7 cm rispetto al passato), con un passo allungato a 2,79 metri per garantire maggiore spazio ai passeggeri . Larghezza (1,90 m) e altezza (1,63 m) rimangono invariate, mantenendo le proporzioni perfette per l’uso quotidiano .

    Il design è caratterizzato da una silhouette elegante e da un’attenzione maniacale all’aerodinamica, che raggiunge un coefficiente di resistenza Cx di soli 0,26 . Questo risultato, che contribuisce in modo determinante all’efficienza, è stato ottenuto grazie a linee tese, superfici levigate e a soluzioni come le palette della griglia anteriore ad apertura controllata . La firma luminosa è affidata alla nuova DS LIGHT BLADE a forma di ‘V’, abbinata alla griglia illuminata DS LUMINASCREEN, elementi che conferiscono al frontale un’identità forte e immediatamente riconoscibile .

    Nonostante il profilo slanciato, il bagagliaio è generoso: offre fino a 560 litri di capacità, a seconda del powertrain e dell’impianto audio scelto .

    Autonomia da record e gamma multi-energia

    Il cuore pulsante della DS N°7 risiede nella piattaforma STLA Medium, che permette un’offerta multi-energia senza compromessi .

    Motorizzazioni elettriche (E-TENSE)

    Il modello 100% elettrico è il fulcro della gamma e vanta un’autonomia da record per il segmento. La versione top di gamma, la E-TENSE FWD LONG RANGE, dichiara fino a 740 km nel ciclo WLTP, grazie a una batteria da 97,2 kWh prodotta in Francia . Le altre versioni elettriche offrono alternative altrettanto valide: la E-TENSE AWD LONG RANGE (trazione integrale, 350 CV, autonomia di 679 km) e la E-TENSE FWD (batteria da 73,7 kWh, 230 CV, autonomia di 543 km) .

    La ricarica rapida in corrente continua arriva a 160 kW, consentendo di passare dal 20% all’80% in soli 27 minuti (31 minuti per la batteria da 73,7 kWh) . La funzione Plug & Charge rende il processo automatico, mentre il pre-condizionamento della batteria ottimizza le prestazioni durante i viaggi più lunghi .

    Versione ibrida (HYBRID)

    Per chi non è ancora pronto al 100% elettrico, è disponibile fin dal lancio la versione HYBRID 145. Il sistema combina un motore a benzina 1.2 turbo a tre cilindri con un’unità elettrica da 21 kW (28 CV) integrata nel cambio automatico a doppia frizione, per una potenza complessiva di 145 CV . I consumi dichiarati sono di 5,3 l/100 km, con emissioni di CO₂ a partire da 119 g/km . Questa soluzione ibrida a ricarica automatica consente di viaggiare in modalità puramente elettrica fino al 50% del tempo in città, senza alcuna necessità di collegamento alla rete elettrica .

    Un salotto tecnologico francese

    L’abitacolo della DS N°7 è un vero e proprio rifugio di lusso e tecnologia. Il sistema DS IRIS SYSTEM 2.0, gestibile tramite un grande touchscreen da 16 pollici, integra ora l’Intelligenza Artificiale di ChatGPT per un’interazione vocale più naturale e proattiva . Il comfort è garantito da sedili con funzioni di riscaldamento, ventilazione e massaggio, oltre al caratteristico DS NECK WARMER che diffonde calore intorno al collo .

    La sicurezza e l’assistenza alla guida sono al top grazie al DS DRIVE ASSIST 2.0 (guida semi-autonoma di Livello 2), ai fari adattivi DS PIXELVISION con portata fino a 520 metri e alla DS NIGHT VISION, una telecamera a infrarossi che rileva pedoni e animali fino a 300 metri di distanza al buio .

    Un’eredità condivisa: DS N°7 e Lancia Gamma

    Come anticipato, il legame tra DS N°7 e Lancia Gamma è profondo e strategico. Entrambi i modelli nascono sulla piattaforma STLA Medium . La Lancia Gamma, prevista per il 2026 come ammiraglia del brand, sarà prodotta anch’essa a Melfi e condividerà quindi l’ossatura tecnica del SUV francese .

    Questa strategia di condivisione delle piattaforme, tipica del gruppo Stellantis, permette di ottimizzare i costi di sviluppo e produzione, offrendo ai clienti tecnologie all’avanguardia a prezzi più competitivi. Pur con identità stilistiche e marchi diversi, DS e Lancia uniscono le forze per competere nel segmento premium, sfruttando l’eccellenza produttiva italiana .

    Debutto e disponibilità

    La DS N°7 è già ordinabile, con le prime consegne previste per l’autunno e il debutto ufficiale nei DS Store nell’ultimo trimestre dell’anno . I prezzi partono da 42.400 euro per la versione Hybrid 145 CV in allestimento base, fino ad arrivare a 76.340 euro per la versione top, la elettrica long range a quattro ruote motrici Première E-Tense AWD Long Range 350 CV. Per il 2027 è attesa anche una versione Plug-in Hybrid (PHEV) da 194 CV .

  • BYD Dolphin G DM-i: L’utilitaria Plug-in da Record che Arriva in Italia

    BYD Dolphin G DM-i: L’utilitaria Plug-in da Record che Arriva in Italia

    Il segmento B, quello delle utilitarie e delle compatte, è il cuore pulsante del mercato europeo. Fino ad oggi, la motorizzazione ibrida plug-in (PHEV) era spesso appannaggio di SUV o berline di grandi dimensioni. BYD, il colosso cinese leader mondiale nei veicoli a nuova energia, ha deciso di rivoluzionare le regole: sta per arrivare in Italia la BYD Dolphin G DM-i, la prima compatta del segmento B ad adottare una sofisticata tecnologia Super Hybrid.

    Abbiamo raccolto per te tutte le informazioni su questa vettura attesissima, che promette di unire la compattezza da city car a un’autonomia da viaggio intercontinentale .

    Design: Più Europea e Moderna

    A differenza della Dolphin 100% elettrica che già conosciamo, la versione “G DM-i” è stata sviluppata specificamente per il mercato europeo. Il design, svelato nelle scorse ore, abbandona le linee più affilate per un look più fluido e armonioso .

    • Frontale: I gruppi ottici sono più sottili e aggressivi, mentre il paraurti integra prese d’aria attive che migliorano l’efficienza aerodinamica.
    • Fiancate: Le misure parlano di una lunghezza di 4,16 metri (13 cm in meno rispetto alla versione elettrica), larga 1,83 metri. Il passo è di 2,61 metri, una misura che promette un’ottima abitabilità interna per essere una utilitaria .

    La Tecnologia Super Hybrid DM-i

    Il vero cuore della Dolphin G è il suo sistema propulsivo. La sigla DM-i (Dual Mode – intelligent) indica una tecnologia ibrida plug-in di quinta generazione che privilegia sempre la trazione elettrica.

    Mentre le ibride tradizionali usano il motore termico come principale fonte di spinta, qui il motore a benzina funge principalmente da “generatore” per ricaricare la batteria o per supportare il motore elettrico solo nelle situazioni di alto carico (come i sorpassi in autostrada). Nei fatti, la BYD Dolphin G DM-i si guida come un’auto elettrica, ma senza l’ansia da ricarica .

    Consumi e Autonomia da Record

    I dati dichiarati da BYD sono impressionanti e riscrivono i canoni del segmento:

    • Autonomia Totale: Con il pieno di benzina e la batteria carica, si superano ampiamente i 1.000 km .
    • Efficienza: A batteria carica, la vettura è in grado di percorrere fino a 71 km con un solo litro di benzina. Anche a batteria scarica, funzionando come una ibrida tradizionale, il consumo è di circa 23 km/l .

    Questi valori la rendono una scelta ideale sia per chi usa l’auto ogni giorno in città (dove si può viaggiare a zero emissioni sfruttando la ricarica domestica) sia per chi affronta lunghi viaggi senza soste tecniche.

    Interni e Bagagliaio

    BYD non ha ancora svelato ufficialmente gli interni, ma le specifiche tecniche parlano chiaro. Nonostante i 4,16 metri esterni, la Dolphin G offre un bagagliaio da 425 litri, espandibili fino a 1.225 litri abbattendo i sedili posteriori. Si tratta di una capacità superiore alla media del segmento, avvicinandosi a vetture di categoria superiore .

    Prezzo e Disponibilità in Italia

    La notizia che tutti aspettavano: la BYD Dolphin G DM-i arriverà nelle concessionarie italiane entro la fine di giugno 2026. I prezzi non sono stati ancora comunicati ufficialmente, ma gli analisti del settore ipotizzano un listino a partire da circa 25.000 – 27.000 euro .

    Se questa previsione fosse confermata, la Dolphin G andrebbe a posizionarsi sotto la soglia dei 30.000 euro, risultando estremamente competitiva non solo contro le altre plugin, ma anche contro le tradizionali full hybrid giapponesi (come la Toyota Yaris) ed europee .

    Conclusioni

    La BYD Dolphin G DM-i rappresenta un punto di svolta. Finalmente chi cerca una city car spaziosa non deve scegliere tra l’elettrico (con i dubbi sull’autonomia) e il benzina (con i costi di gestione). Con questa plug-in compatta, BYD offre il meglio di entrambi i mondi: silenziosità elettrica in città e libertà totale su strada.

  • Omoda 4: il crossover cyber che sfida l’Europa (e costa meno di 30.000 euro)

    Omoda 4: il crossover cyber che sfida l’Europa (e costa meno di 30.000 euro)

    C’è un nuovo protagonista nel segmento più caldo del mercato europeo, quello dei crossover compatti. Si chiama Omoda 4, è stato presentato in anteprima mondiale al Salone di Pechino 2026, e ha tutte le carte in regola per diventare un bestseller anche sulle nostre strade.

    Il motivo? Non solo un design che non passa inosservato (ispirato ai robot dei manga giapponesi), ma anche un rapporto qualità-prezzo che mette paura ai colossi europei: prezzi a partire da meno di 22.900 euro in promozione per un crossover lungo 4,4 metri, ricco di tecnologia e con motorizzazioni full hybrid ed elettriche .

    Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova arma cinese pronta a invadere l’Europa.


    1. Chi è Omoda (e perché sta crescendo così in fretta)

    Omoda è un marchio giovane, nato solo tre anni fa, ma fa parte del colosso Chery, uno dei più grandi gruppi automobilistici cinesi. Insieme al brand gemello Jaecoo, Omoda ha già raggiunto un traguardo impressionante: un milione di auto vendute in appena tre anni di vita .

    E l’Europa è il mercato dove il marchio cresce di più. I numeri parlano chiaro:

    • 41,5% delle vendite globali totali viene dall’Europa 
    • Crescita del 246% a marzo 2026 rispetto all’anno precedente 
    • 18 paesi europei già serviti con circa 500 punti vendita 
    • L’obiettivo è arrivare a 1 milione di vendite all’anno entro il 2027 

    Numeri da capogiro, che dimostrano come Omoda abbia intuito la ricetta giusta per conquistare il pubblico europeo: design accattivante, tecnologia all’avanguardia e prezzi competitivi.


    2. Design “Cyber Mecha”: ispirato ai robot e alle supercar

    La Omoda 4 non passa inosservata. Il linguaggio stilistico si chiama “Cyber Mecha”, e come suggerisce il nome, si ispira ai robot dei cartoni animati giapponesi . Linee tese, tagli netti, superfici geometriche: tutto concorre a creare un’immagine aggressiva e futuristica.

    Dettagli che saltano all’occhio:

    • Fari sottili e affilati con firma luminosa “a fulmine” 
    • Calandra ridotta al minimo per un charactere più efficiente 
    • Maniglie delle porte a filo e montante posteriore nero flottante 
    • Cerchi da 17 a 19 pollici a seconda dell’allestimento 

    Le dimensioni sono quelle giuste per il segmento C: 4,42 metri di lunghezza, 1,87 di larghezza e 1,57 di altezza . Si posiziona esattamente nel cuore del mercato, dove si gioca la sfida più importante: quella con Peugeot 3008, Volkswagen T-Roc e Hyundai Kona .

    3. Interno da “astronave” con pulsante rosso come Lamborghini

    Salire a bordo della Omoda 4 è un’esperienza che ricorda il mondo dei videogiochi. Il posto di guida si chiama “Starship Cockpit” e il riferimento alle astronave è tutt’altro che casuale .

    Elementi distintivi dell’abitacolo:

    • Display verticale gigante per l’infotainment (simile a quello di Tesla) 
    • Quadro strumenti digitale sottile dietro al volante 
    • Pulsante di accensione rosso protetto da uno sportellino, come sulle Lamborghini Huracán 
    • Doppia base di ricarica wireless ventilata 
    • Illuminazione ambientale personalizzabile 

    L’AI Cabin è l’assistente virtuale di bordo, in grado di riconoscere le emozioni del conducente, gestire la navigazione vocale intelligente e offrire funzionalità di gaming direttamente dall’auto . Nella seconda metà del 2026 arriverà anche la tecnologia VPD (Valet Parking Driver) per il parcheggio automatico da remoto .

    4. Motori: full hybrid protagonista, elettrico in arrivo

    Sotto il cofano, la Omoda 4 offre una gamma completa di motorizzazioni pensate per le esigenze europee. La strategia è chiara: puntare tutto sull’ibrido per aggirare i dazi europei sui full electric cinesi e offrire al contempo una motorizzazione efficiente e senza ansia da ricarica .

    Full Hybrid SHS (la versione di lancio)

    Il sistema SHS (Super Hybrid System) abbina un motore 1.5 turbo a quattro cilindri a un’unità elettrica, per una potenza complessiva di 224 CV e 295 Nm di coppia . La batteria LFP è da soli 1,83 kWh, sufficiente per brevi tratti in elettrico.

    Il funzionamento è intelligente: alle basse velocità l’auto si muove prevalentemente in elettrico, mentre il termico entra in azione come generatore o per la trazione diretta oltre i 75 km/h .

    Full Electric (in arrivo successivamente)

    Per chi preferisce la mobilità a zero emissioni, arriverà anche una versione 100% elettrica con 211 CV e batteria LFP da 61,1 kWh . L’autonomia dichiarata è di circa 400 km nel ciclo WLTP, sufficienti per l’uso quotidiano .

    Altre motorizzazioni

    • Benzina 1.6 turbo da 147 CV (versione di lancio per alcuni mercati) 
    • Plug-in hybrid (annunciata in futuro, con circa 90 km di autonomia elettrica) 

    5. La versione Ultra: sportività in arrivo

    Insieme alla versione standard, Omoda ha annunciato anche una variante Ultra dalla connotazione più sportiva . Al momento non sono state fornite specifiche tecniche dettagliate, ma il nome promette prestazioni e un’estetica ancora più aggressiva. Rimaniamo in attesa di novità.

    6. Prezzi: la vera arma vincente

    E arriviamo al punto che farà la differenza sul mercato. I prezzi della Omoda 4 sono infatti estremamente competitivi:

    MotorizzazionePrezzo stimato
    Full Hybrid (224 CV)da 22.900 € (offerta lancio con permuta) 
    Listino Full Hybridcirca 26.900 – 27.000 € 
    Full Electric (211 CV)stimato 30.000 – 35.000 € 

    Per darvi un termine di paragone: una Peugeot 3008 ibrida parte da oltre 35.000 euro, mentre la Hyundai Kona hybrid supera i 28.000 euro. La Omoda 4 si posiziona quindi significativamente più in basso, con un rapporto qualità-prezzo difficilmente eguagliabile .

    7. Arrivo in Europa e Italia: quando si può comprare

    I tempi di arrivo sono già definiti. Ecco il calendario previsto:

    • Seconda metà 2026: prime consegne in Italia e in alcuni mercati europei 
    • Entro fine 2026: arrivo in Italia confermato 
    • Primo trimestre 2027: debutto in Francia 
    • Entro fine 2027: copertura estesa a tutti i principali mercati europei

    La Omoda 4 sarà venduta attraverso la rete di concessionari ufficiale Omoda, già in espansione in Italia.

    8. La strategia: Omoda 5 si fa più grande per far spazio alla 4

    Un dettaglio interessante che conferma la strategia di Omoda: contemporaneamente al lancio della 4, la Omoda 5 è stata allungata di 7 cm, superando i 4,5 metri di lunghezza .

    Il motivo è chiaro: Omoda 5 sale di segmento (diventando un SUV compatto di fascia media), lasciando alla nuova Omoda 4 il ruolo di crossover d’ingresso nella gamma. Una mossa studiata per evitare cannibalizzazioni e coprire più fasce di mercato.

    La Omoda 5 2026, in arrivo entro fine anno, perderà inoltre la versione a benzina pura, mantenendo solo le alimentazioni full hybrid ed elettrica .


    Il Nostro Giudizio

    La Omoda 4 è un’auto che fa sul serio. Non è l’ennesima “cinese low-cost” dimenticabile, ma un prodotto studiato nei minimi dettagli per conquistare il pubblico europeo. Il design cyber-mecha la rende riconoscibile, l’abitacolo è tecnologico e curato, le motorizzazioni sono quelle giuste per il mercato (full hybrid in primis), e il prezzo è semplicemente imbattibile.

    Certo, resta da vedere come si comporterà la qualità percepita nel tempo e come sarà gestita l’assistenza post-vendita. Ma se Omoda saprà mantenere le promesse, la 4 ha tutti i numeri per diventare un bestseller.

    Il crossover cinese è pronto a sbarcare in Europa. E i colossi giapponesi e coreani farebbero bene a guardarsi le spalle.

  • Omoda 7: la sfida cinese nel segmento C diventa adulta. Peso, motore e prezzo in bilico tra comfort e ambizioni

    Omoda 7: la sfida cinese nel segmento C diventa adulta. Peso, motore e prezzo in bilico tra comfort e ambizioni

    La nuova crossover del gruppo Chery si inserisce nella fascia alta del segmento C con un ibrido plug-in SHS da 279 CV. Primo contatto con la versione che punta a rivaleggiare con Toyota RAV4 e Mazda CX-5, tra dotazioni ricche, un approccio alla guida orientato al comfort e un prezzo sottoposto all’aggressiva politica degli sconti.

    Il marchio cinese Omoda, gemello di Jaecoo sotto l’ala del colosso Chery, compie un passo decisivo verso la maturità di gamma con il lancio della Omoda 7. Questo nuovo modello, lungo 4,66 metri, non è semplicemente un’auto più grande della Omoda 5. È il tentativo di conquistare il cuore del mercato europeo, posizionandosi nella parte alta del segmento C, quel territorio affollato e competitivo abitato da nomi come Toyota RAV4, Mazda CX-5, Nissan X-Trail e Volkswagen Tiguan.

    Il nostro primo test drive della versione ibrida plug-in, organizzato nei dintorni di Milano, ci permette di tracciare un primo identikit di una vettura che punta tutto sulla tecnologia, sul comfort e su un rapporto equipaggiamento/prezzo aggressivo, pur non nascondendo qualche compromesso dinamico.

    Design e spazio: un crossover che sceglie lo stile sull’altezza

    Esteticamente, la Omoda 7 segue il linguaggio del marchio: frontale geometrico con griglia a rombi sfumata, linee di carrozzeria morbide che “affogano” le nervature e una coda caratterizzata da luci orizzontali spezzate. La scelta stilistica è chiara: è più un crossover che un SUV. Questo si traduce in un bagagliaio da 537 litri non molto alto, ma comunque rispettabile, e in una linea del tetto che scivola sul lunotto posteriore. Gli interni, puliti e tecnologici, sono dominati da un enorme schermo centrale da 15,6 pollici che, sulla versione Premium, può addirittura scorrere lateralmente davanti al passeggero (una soluzione ingegnosa ma che sacrifica spazio per gli oggetti).

    L’abitabilità posteriore, invece, è un punto di forza: pavimento piatto, buona distanza per le gambe e uno schienale ben inclinato garantiscono comfort anche per passeggeri alti.

    La guida: comfort sopra tutto, ma il peso si sente

    Il primo impatto al volante conferma una precisa scelta di campo da parte di Omoda: il comfort prima di tutto. Le sospensioni assorbono bene le asperità in estensione (buche), mentre in compressione (dossi) trasmettono qualche contraccolpo più deciso. In curva è presente un rollio abbastanza marcato, influenzato anche dal peso non indifferente dell’auto, che si avvicina ai 1.900 kg a vuoto.

    Lo sterzo risulta poco comunicativo e scarico, specialmente nella fase di riallineamento, e le diverse tarature (sia dello sterzo che della rigenerazione in frenata) offrono differenze minime. L’insonorizzazione è invece di buon livello, grazie anche ai vetri acustici, e il motore termico si fa sentire soprattutto a veicolo fermo quando la batteria è scarsa.

    In sintesi, la Omoda 7 invita a una guida tranquilla e rilassata. Non è l’auto più appagante per chi cerca precisione e feedback, ma nel panorama delle cinesi si colloca in una posizione intermedia e di buon compromesso, meno orientata al comfort estremo di altre concorrenti.

    Il cuore tecnologico: l’ibrido plug-in SHS-P da 279 CV

    La meccanica è l’elemento più interessante. La Omoda 7 debutta con il sistema ibrido plug-in SHS-P (Super Hybrid System) del gruppo Chery:

    • Motore termico: 1.5 turbo a ciclo Miller da 143 CV.
    • Motore elettrico di trazione: Da 204 CV.
    • Generatore elettrico: Una seconda unità da 60 kW.
    • Batteria: 18,4 kWh LFP (ai fosfati di ferro).
    • Potenza combinata: 279 CV e 365 Nm di coppia.
    • Prestazioni: 0-100 km/h in 8,4 secondi, velocità max 180 km/h.

    La filosofia è quella di un ibrido in serie predominante: il motore a benzina funziona principalmente come generatore per la batteria, che alimenta il motore elettrico di trazione. Il sistema accende il termico per mantenere un “buffer” di carica della batteria tra il 15% e il 25%, ottimizzando l’efficienza. Solo sotto richiesta di potenza massima, il motore termico si collega alle ruote, funzionando in parallelo.

    I consumi nel nostro test, con batteria al 15%, si sono attestati intorno ai 6,5 l/100 km (circa 15,4 km/l). Con la batteria carica, l’autonomia in puro elettrico si avvicina ai 90 km reali, in linea con i 92 km dichiarati dal ciclo WLTP combinato. La ricarica avviene fino a 6,6 kW in AC e fino a 40 kW in DC.

    Prezzi e allestimenti: l’arma degli sconti

    La Omoda 7 è proposta in due livelli di equipaggiamento, con prezzi di listino già competitivi e uno sconto lancio significativo:

    • Omoda 7 Pure: Da 38.900€ (34.900€ con sconto lancio). Include cerchi 19″, schermo 15.6″ fisso, tessuto/ecopelle, 7 airbag e pacchetto ADAS completo.
    • Omoda 7 Premium: Da 41.900€ (37.900€ con sconto). Aggiunge cerchi 20″, schermo scorrevole, tetto panoramico, head-up display, sedili elettrici ventilati/riscaldati, audio Sony e portellone elettrico.
    • Premium Pro Pack (1.500€): Sedili massaggianti, parcheggio automatico remoto e poggiapiedi estensibile.

    La garanzia è di 8 anni o 160.000 km, un punto di forza per costruire fiducia.

    Un’offerta convincente per chi cerca tecnologia e comfort

    La Omoda 7 si presenta come un’offerta estremamente solida su carta. Punta forte sulla tecnologia ibrida plug-in intelligente, su una dotazione ricchissima fin dalla base e su un prezzo finale molto aggressivo dopo gli sconti.

    I compromessi si fanno sul lato della dinamica di guida, non entusiasmante, e su una vocazione più da crossover elegante che da SUV pratico. Ma per una larga fetta di clienti, attratti dal comfort, dai consumi contenuti, dalle zero emissioni in città e dallo straordinario rapporto equipaggiamento/prezzo, questi saranno dettagli secondari. La Omoda 7 dimostra che i costruttori cinesi non stanno più solo giocando in difesa con modelli basici, ma stanno imparando a colpire nel segno con prodotti completi e mirati. La partita con i giganti del segmento C è ufficialmente aperta.

  • La Nuova Volkswagen T-Roc 2026: Perché è Pronta a Rubare il Trono

    La Nuova Volkswagen T-Roc 2026: Perché è Pronta a Rubare il Trono

    In pochi anni, la T-Roc è passata dall’essere una novità a una colonna portante della gamma Volkswagen, arrivando a superare persino l’iconica Golf nelle classifiche di vendita. Un vero e proprio fenomeno di mercato, che ora si prepara a voltare pagina con la seconda generazione. Aspettative altissime, che la nuova T-Roc 2026 sembra già pronta a onorare.

    La filosofia? Cambiare senza stravolgere. Aggiornamenti mirati, dimensioni leggermente ampliate e una gamma motori che punta tutto sull’ibrido. In questo articolo, scopriamo perché potrebbe diventare l’auto più desiderata del listino Volkswagen.


    Design e dimensioni: più spazio, stesso carattere

    La T-Roc cresce, ma con misura. Con 13 cm in più di lunghezza (ora a 4,37 metri) e un passo allungato, guadagna in proporzioni senza perdere l’impronta compatta. Lo sbalzo anteriore più pronunciato le dona un’aria più decisa, mentre l’abitabilità ne beneficia in modo tangibile.

    Il bagagliaio ora offre 475 litri (espandibili a 1.350), con un doppiofondo regolabile e – cosa non scontata – lo spazio per il ruotino di scorta. Posteriormente, l’accesso è agevole e gli occupanti trovano più spazio per le gambe. Al centro, il tunnel di trasmissione rimane presente, ma ospita con praticità le bocchette aria, i comandi clima e due porte USB-C.


    Abitacolo: razionalità e comfort in primo piano

    La plancia mantiene il tipico stile Volkswagen: pulito, razionale e ben finito. Di serie arrivano il quadro strumenti digitale e il grande schermo centrale, mentre al volante fanno il gradito ritorno i tasti fisici, più intuitivi di quelli a sfioramento. Anche la zona clima touch è ora retroilluminata.

    Tra i dettagli più apprezzati: la ricarica wireless ventilata per lo smartphone, il rotore multifunzione sul tunnel (volume o modalità di guida), il bracciolo regolabile e vani portaoggetti ben concepiti, come il cassetto capiente sotto al sedile passeggero.


    Guida e motori: ibrido, essenziale e piacevole

    La posizione di guida è più da crossover che da SUV, con un feeling al volante agile e familiare. In prova, il 1.5 benzina mild-hybrid da 115 CV (220 Nm) si conferma sufficiente per un uso quotidiano senza sforzi: lo 0-100 km/h si copre in 10,6 secondi, con una velocità massima di 196 km/h. Il cambio DSG a 7 marce è fluido e reagisce bene anche in modalità Sport o usando i paddle.

    Il sistema ibrido a 48V supporta le fasi di accelerazione e consente la velocità a vela con il motore termico spento, ma non permette la marcia in solo elettrico. Da segnalare la disattivazione di due cilindri in condizioni di carico ridotto, per risparmiare carburante. L’unico appunto riguarda la frenata rigenerativa: la transizione tra recupero energetico e freno meccanico non è sempre fluida, richiedendo a volte un tocco più deciso.

    Sul comfort, l’assetto con cerchi da 18” è bilanciato e piacevole, senza bisogno (nell’uso comune) delle sospensioni adattive. In autostrada, il comfort acustico è migliorato, con minori fruscii aerodinamici.


    Consumi: l’ibrido mostra i suoi vantaggi

    I numeri registrati in prova confermano l’efficienza della strategia ibrida:

    • Città: poco più di 11 km/l
    • Extraurbano: quasi 18 km/l
    • Autostrada: circa 14 km/l

    Media complessiva: circa 14 km/l, pari a 7,2 l/100 km. Un risultato rispettoso per un crossover di questa categoria.


    Prezzi e concorrenti: una lotta serrata

    La gamma al lancio si basa sulle versioni mild-hybrid da 115 CV e 150 CV. I listini partono da poco meno di 34.000 euro per la 115 CV Life, salendo a circa 37.500 euro per la Style. La 150 CV è disponibile da 36.650 euro (Life) fino a oltre 41.000 euro per l’allestimento R-Line.

    La concorrenza è agguerrita: dalla Renault Symbioz alla Peugeot 2008, dalla Toyota C-HR alla Hyundai Kona, senza dimenticare le premium come la Volvo XC40 e le sempre più insidiose orientali come MG ZS Hybrid.


    Perché sceglierla?

    La nuova T-Roc 2026 ha fatto come il Gattopardo: è cambiata per restare la stessa. Più spazio, tecnologia e ibrido, ma senza tradire l’equilibrio e la piacevolezza che l’hanno resa un punto di riferimento. Dinamica coinvolgente, abitacolo versatile e consumi contenuti la rendono un’opzione difficile da ignorare.

    Se cercate un crossover coerente, ben finito e senza sorprese, con la praticità dell’ibrido e il marchio Volkswagen, la nuova T-Roc è probabilmente già in cima alla vostra lista.

  • Geely debutta in Italia con la SUV elettrica EX5 e l’ibrida Starray EM-i

    Geely debutta in Italia con la SUV elettrica EX5 e l’ibrida Starray EM-i

    Geely debutta ufficialmente in Italia con due SUV

    Geely, uno dei maggiori costruttori automobilistici cinesi, ha ufficialmente debuttato nel mercato italiano con un evento al teatro Alcione di Milano, presentando due SUV destinati a rappresentare la prima offerta del brand nel nostro paese: la SUV 100% elettrica EX5 e la plug-in ibrida Starray EM-i.

    La distribuzione in Italia avviene grazie a un accordo con il gruppo saudita Jameel Motors, che gestisce una rete commerciale in via di espansione con tre concessionari iniziali a Milano, Varese e Roma.

    Caratteristiche della Geely EX5 elettrica

    La Geely EX5 è una SUV elettrica di 461 cm di lunghezza, disponibile negli allestimenti Pro e Launch Edition.

    Monta un motore da 218 CV alimentato da batterie da 60,22 kWh che garantiscono un’autonomia dichiarata di 425 km.

    L’abitacolo è tecnologico e confortevole, con un display centrale da 15,4 pollici, cruscotto digitale da 10,2 pollici e head-up display.

    Il comfort è al centro con sedili anteriori elettrici dotati di memoria, riscaldamento, ventilazione e massaggio, oltre a schienali posteriori regolabili.

    Il bagagliaio ha una capienza fino a 1877 litri e comprende un pacchetto di assistenza alla guida di livello 2 con 16 funzioni integrate.

    I prezzi partono da 38.900 euro per la Pro e salgono a 41.900 euro per la Launch Edition.

    Il plug-in ibrido Starray EM-i

    La Starray EM-i riprende in larga parte il design della EX5, ma è leggermente più lunga (474 cm) e presenta un frontale differente. Il propulsore è un ibrido plug-in formato da un motore 1.5 turbo benzina da 217 CV combinato con un unità elettrica da 100 CV che muove la trazione anteriore.

    La batteria da 18,4 kWh permette circa 90 km di autonomia in modalità elettrica e un’autonomia complessiva di quasi 1.000 km.

    Le due versioni Pro e Launch Edition costano rispettivamente 34.900 e 37.900 euro, con la Launch Edition che offre dotazioni più complete.

    Storia e dimensioni del gruppo Geely

    Il gruppo Geely Holding è diventato una forza globale nel settore dell’auto, controllando marchi noti come Volvo Cars, casa delle elettriche Polestar, e Smart, oltre a detenere una quota significativa nel gruppo Mercedes-Benz.

    Fondato nel 1986 e attivo nell’automotive dal 1997, Geely ha ampliato il proprio portafoglio con investimenti strategici e acquisizioni internazionali, posizionandosi come uno dei principali protagonisti nell’innovazione di veicoli elettrici e ibridi.

    Il debutto in Italia con l’EX5 e la Starray EM-i segna un importante passo per la penetrazione del marchio nel mercato europeo e conferma l’ambizione di portare tecnologie avanzate accessibili e orientate al comfort e alla sicurezza.

    Questa nuova offerta fa di Geely un concorrente credibile e interessante nell’affollato segmento SUV, con veicoli che uniscono tecnologia, autonomia e comfort, proponendosi come alternative moderne e competitive alle tradizionali case europee e asiatiche.

  • Kia Stonic 2026: Nuovo Look Aggressivo, Mild Hybrid 115 CV e Prezzi da 22.800 Euro

    Kia Stonic 2026: Nuovo Look Aggressivo, Mild Hybrid 115 CV e Prezzi da 22.800 Euro

    Kia Stonic 2026: look aggressivo e dimensioni maggiorate

    Lanciata nel 2017 come una delle prime crossover compatte, la Kia Stonic si rinnova profondamente per il 2026 con un design più moderno e personale, allineato al family feeling Kia delle recenti EV e ibride, pur mantenendo proporzioni ibride tra utilitaria e SUV vero (altezza 152 cm).

    Ora lunga 417 cm (+2,5 cm rispetto al modello precedente), adotta frontale e posteriore ridisegnati con linee più spigolose e grintose, fari full LED di serie e un’abitabilità posteriore generosa per la categoria, con divano piatto anche al centro.

    Le consegne inizieranno entro fine 2025, dopo il debutto in concessionaria avvenuto il 29 e 30 novembre.

    Motori mild hybrid e prestazioni vivaci

    Il motore di riferimento è il tre cilindri 1.0 T-GDi turbo benzina mild hybrid da 115 CV (disponibile anche da 100 CV non ibrido), abbinabile a cambio manuale 6 marce o robotizzato doppia frizione 7 rapporti (+1.500 euro), con trazione anteriore, 0-100 km/h in 10,7 secondi, velocità max 182 km/h e consumi WLTP dichiarati a 18,7 km/l.

    In prova il sistema ibrido garantisce riprese pronte e silenziosità, con valori reali intorno ai 16,7 km/l in mix città-extraurbano-autostrada, mentre sospensioni e sterzo contengono bene il coricamento laterale offrendo agilità superiore alla media.

    È prevista anche una variante GPL con sovrapprezzo stimato sui 2.000 euro.

    Interni tecnologici e pratici

    La plancia orizzontale con plastiche rigide ma curate integra due display da 12,3″ nelle GT-Line (cruscotto digitale + infotainment), mentre Urban e Style hanno un quadro da 4,2″ con upgrade Launch Pack (gratuito novembre-dicembre, 1.250 euro altrimenti).

    Comandi intuitivi con manopole touch dual-function per clima/audio, USB-A/C/12V anteriori, luci ambiente personalizzabili, cassetto illuminato e funzione remote per finestrino guida dalla chiave elevano la praticità.

    Il bagagliaio da 352 litri (1.155 abbattendo 40:60) è regolare ma non tra i più capienti, con fessure per cinture posteriori anti-ingorgo.

    Prezzi, dotazioni e sicurezza

    I prezzi partono da 22.800 euro per l’Urban 1.0 100 CV manuale, salendo alla Style mild hybrid con clima auto, sensori perimetrali, cerchi 17″, vernice metallizzata e Launch Pack di serie. La GT-Line (+3.000 euro) aggiunge guida semiautonoma (cruise adattivo, centraggio corsia, angolo cieco), mentre tutta la gamma gode di garanzia 7 anni/150.000 km.

    Punti di forza: comfort su buche, dotazione generosa e sistema ibrido efficiente;

    Limiti: bagagliaio medio, plastiche dure e ADAS più importanti solo sulle versioni top.

    Questa Stonic 2026 si posiziona come una delle crossover B-SUV più complete e competitive, con un equilibrio tra stile aggressivo, tecnologia e consumi bassi.

  • La Peugeot 308 si fa il trucco per il 2026: nuovi motori ibridi e design frontale a partire da 33.000 Euro

    La Peugeot 308 si fa il trucco per il 2026: nuovi motori ibridi e design frontale a partire da 33.000 Euro

    La Peugeot 308 restyling aggiorna il design, affina la gamma ibrida e migliora leggermente la tecnologia di bordo, lasciando però intatta la base tecnica della terza generazione lanciata nel 2021. Resta disponibile anche come station wagon SW, con un sovrapprezzo di circa 1.000 euro rispetto alla berlina cinque porte.

    Design esterno più grintoso

    Nel frontale spariscono quasi del tutto le cromature, sostituite da una grande mascherina in tinta carrozzeria con trama più aperta al centro e più fitta ai lati, in linea con il nuovo family feeling Peugeot. I fari sono stati ribassati e sopra compaiono tre listelli a LED per lato che fungono da luci diurne e indicatori di direzione, mentre sulle versioni GT debutta il logo del Leone illuminato incorniciato da sottili elementi luminosi. Profilo laterale e coda restano sostanzialmente invariati, con retronebbia e luce di retromarcia collocati in basso nel paraurti, soluzione scenografica ma esposta a piccoli urti nelle manovre.

    Interni, multimedialità e abitabilità

    All’interno le novità si concentrano sulla grafica del cruscotto digitale rialzato da 10”, sempre ben leggibile ma visibile al meglio solo abbassando parecchio il piccolo volante tipico dell’i-Cockpit. La plancia resta uno dei punti forti della 308, con plastiche morbide e assemblaggi curati, mentre il sistema multimediale da 10” con connettività wireless Android Auto/Apple CarPlay continua a essere completo ma non tra i più intuitivi nei menu. La piastra di ricarica wireless è offerta su allestimenti alti tramite un pacchetto che include tetto panoramico apribile e impianto audio Focal, dal costo intorno ai 1.700 euro, il che può pesare sul preventivo finale. In compenso, l’abitabilità è buona: in quattro si viaggia comodi, il quinto ha sufficiente spazio per i piedi e il bagagliaio offre 412 litri che diventano oltre 1.300 abbattendo il divano, con soglia di carico a circa 72 cm da terra.

    Gamma motori: mild hybrid, plug-in ed elettrica

    La gamma resta articolata su più tecnologie: il cuore dell’offerta è il nuovo 1.2 Hybrid 145 CV mild hybrid a 48V con tre cilindri turbo e motore elettrico integrato nel cambio e-DCS6 a doppia frizione, pensato per abbattere consumi ed emissioni senza rinunciare alla fluidità di marcia. Al vertice c’è il 1.6 plug-in hybrid da 195 CV complessivi, capace di viaggiare per diverse decine di chilometri in elettrico, mentre la e‑308 a batteria da 156 CV ora dichiara fino a 450 km di autonomia WLTP grazie a un pacchetto batteria da circa 58 kWh. Nei primi mesi del 2026 tornerà inoltre in listino il turbodiesel 1.5 BlueHDi da 130–131 CV, pensato per chi macina tanti chilometri in autostrada.

    Su strada: piacere di guida e comfort

    La 308 1.2 Hybrid GT si conferma agile e precisa tra le curve grazie allo sterzo diretto e alla taratura dell’assetto, che privilegia la tenuta di strada e la sensazione di sicurezza. Le sospensioni però risultano un po’ rigide sulle buche, soprattutto con i cerchi da 18”, riducendo leggermente il comfort sulle strade rovinate. Il tre cilindri turbo da 145 CV è apprezzabile per silenziosità e gestione del cambio e-DCS6, ma ai bassi regimi non brilla per prontezza e gli 8,8 s dichiarati nello 0‑100 km/h potrebbero essere ottimistici; in compenso, i consumi reali restano facilmente sopra i 15 km/l a fronte di un dato WLTP intorno ai 20 km/l. L’impianto frenante con dischi autoventilati all’anteriore è potente e ben modulabile, supportato da un pacchetto ADAS che include cruise control adattativo, frenata automatica e vari assistenti di corsia, con la guida semiautonoma e le telecamere a 360° offerte in un pacchetto opzionale.

    Prezzi, allestimenti e inquadramento nel segmento

    Il prezzo di listino della Peugeot 308 1.2 Hybrid GT è di circa 38.000 euro, in linea con le rivali di segmento C a pari dotazione. La gamma parte dall’allestimento Style, già completo di climatizzatore bizona e retrovisori ripiegabili elettricamente, sale alla Business con retrocamera e qualche contenuto in più, e arriva alle GT che aggiungono cerchi da 18”, keyless, sensori perimetrali e dettagli estetici dedicati. La versione SW costa circa 1.000 euro in più a parità di motore e allestimento, offrendo maggiore capacità di carico per chi cerca una wagon familiare senza rinunciare al design affilato della berlina. A quattro anni dal debutto della terza generazione, questo restyling conferma la 308 come una delle compatte più curate per stile e finiture, pur lasciando qualche compromesso su comfort sullo sconnesso e logica del sistema infotainment.