Tag: gasolio oltre 2 euro

  • Carburanti esauriti e prezzi alle stelle: la guerra in Iran mette in ginocchio l’Italia

    Carburanti esauriti e prezzi alle stelle: la guerra in Iran mette in ginocchio l’Italia

    I cartelli con la scritta “Carburante esaurito” stanno ricomparendo ai distributori italiani. Non è il panico, ma il risultato di una tempesta perfetta: la guerra in Medio Oriente che fa impennare il petrolio, un taglio delle accise che ha attirato gli automobilisti in massa verso i distributori più convenienti e la paura che il conflitto possa prolungarsi con conseguenze ancora più drammatiche. E mentre la Slovenia ha già introdotto il razionamento, in Italia si teme il peggio.


    Il cartello “esaurito” fa la sua comparsa

    Nelle scorse settimane, automobilisti di diverse zone d’Italia hanno fatto i conti con una sorpresa sgradita: arrivati al distributore, si sono trovati davanti il cartello “carburante esaurito” . A Como, Aosta e in alcuni comuni della provincia di Treviso, diversi benzinai sono rimasti senza benzina e diesel, incapaci di soddisfare la domanda dei cittadini .

    Ma a differenza di quanto si potrebbe pensare, il fenomeno non dipende soltanto dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – il passaggio cruciale da cui transita circa il 33% del petrolio mondiale . La causa immediata è più prosaica, ma non meno preoccupante.

    Il taglio delle accise: una misura che si è rivelata un boomerang?

    Il 19 marzo, il governo Meloni ha varato un decreto carburanti con una misura simbolo: il taglio delle accise di 25 centesimi al litro, valido per 20 giorni . L’obiettivo dichiarato era quello di calmierare i prezzi, portando il gasolio sotto la soglia psicologica dei 2 euro al litro .

    L’effetto, però, non è stato quello sperato. Gli automobilisti, attratti dallo sconto, si sono riversati in massa verso i distributori con i prezzi più bassi, prosciugando le scorte immediate di molti benzinai . I rifornimenti, solitamente effettuati una volta alla settimana, non hanno retto l’urto della domanda concentrata.

    La tattica però non è sbagliata, dato che gli aumenti sono all’ordine del giorno e che le disponibilità iniziano a scarseggiare, portando ovviamente al panico.

    Ma il problema è un altro: il taglio delle accise è stato quasi interamente assorbito dall’aumento del prezzo del petrolio . Il Codacons ha calcolato che in una sola settimana i risparmi sono stati “letteralmente mangiati dai rincari dei listini alla pompa” . Per il gasolio, la riduzione effettiva rispetto al giorno precedente il taglio è stata di appena 6 centesimi di euro al litro, contro i 24,4 della misura fiscale . Un’autentica beffa per gli automobilisti.

    I numeri della crisi: prezzi in continua ascesa

    I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) raccontano una situazione in peggioramento. Alla data del 30 marzo 2026, il prezzo medio del gasolio in modalità self lungo la rete stradale nazionale ha raggiunto 2,055 euro al litro, mentre la benzina si è attestata a 1,746 euro/litro .

    Sulle autostrade il costo è ancora più alto: il gasolio self viaggia a 2,118 euro/litro, la benzina a 1,813 euro/litro .

    E la situazione potrebbe peggiorare drasticamente il 7 aprile, quando il taglio delle accise scadrà. Secondo il Codacons, senza una proroga, il gasolio supererebbe rapidamente i 2,3 euro al litro, mentre la benzina sfiorerebbe quota 2 euro .

    Il primo campanello d’allarme: la Slovenia introduce il razionamento

    Mentre in Italia si discute di proroghe e misure tampone, un paese vicino ha già preso provvedimenti ben più drastici. La Slovenia è diventata il primo paese dell’Unione Europea a introdurre limitazioni alla quantità di carburante per veicolo .

    Il sistema prevede l’utilizzo di codici QR alle pompe e un meccanismo a targhe alterne, simile a quello già adottato in Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan nelle scorse settimane . La notizia è stata diffusa dall’analista indipendente Shanaka Anslem Perera, che ha sottolineato come la Slovenia rappresenti un “segnale” per tutta l’Europa: quando il primo paese dell’UE adotta misure di razionamento, significa che “i meccanismi di sicurezza hanno fallito” .

    La domanda, secondo Perera, non è se altri paesi europei seguiranno l’esempio della Slovenia, ma quando lo faranno .

    Le proteste dei camionisti: fermo nazionale dei Tir

    La situazione è diventata insostenibile per l’autotrasporto. Trasportounito, l’associazione dei camionisti, ha proclamato un fermo nazionale dei Tir dal 20 al 25 aprile 2026 . La decisione arriva nonostante le “controindicazioni espresse dalla commissione Garanzia sciopero” .

    Il presidente di Trasportounito, Franco Pensiero, parla di “assoluta emergenza, causata dal rincaro fuori controllo del carburante, il quale incide in modo letale su bilanci già fragilissimi delle imprese di autotrasporto” .

    Anche Unatras, altra associazione di categoria, ha indetto assemblee permanenti nelle piazze di 100 città italiane, definendo la situazione “oramai insostenibile” . Unatras denuncia che parte della committenza “non solo non riconosce gli incrementi dei costi dovuti al carburante, ma arriva addirittura a chiedere ulteriori sconti” .

    Scenario incubo: verso i 200 dollari al barile?

    Se la guerra in Iran dovesse prolungarsi, come tutto lascia temere, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Il senatore del Partito Democratico Antonio Misiani, in un’intervista a l’Unità, ha parlato di uno “scenario incubo” in cui il greggio potrebbe superare i 150 dollari al barile .

    Alcuni analisti internazionali spingono l’asticella ancora più in alto. Secondo un’analisi pubblicata su Nasdaq, l’ipotesi di un petrolio a 200 dollari al barile viene attivamente modellata da società come Vanguard e RBC . Le conseguenze sarebbero devastanti:

    • La benzina supererebbe i 6,50-7,00 dollari al gallone negli Stati Uniti (equivalenti a circa 1,70-1,85 euro al litro, ma con meccanismi economici diversi)
    • Si innescherebbe una recessione con contrazione del PIL tra -1,5% e -2,5%
    • L’inflazione tornerebbe a livelli a due cifre, con la BCE costretta ad alzare ulteriormente i tassi 

    Italia vulnerabile: il peso delle importazioni

    L’Italia, secondo Misiani, è tra i paesi europei più esposti alla crisi. “Noi importiamo tre quarti dell’energia che consumiamo e rimaniamo estremamente dipendenti dai combustibili fossili. Il nostro mix energetico è tutt’ora fortemente sbilanciato sul gas” .

    Un prolungato aumento dei prezzi del petrolio e del gas provocherebbe un forte aumento dell’inflazione, portando la BCE ad aumentare i tassi di interesse. La nostra economia, che aveva chiuso il 2025 con una crescita debolissima, “finirebbe dritta in recessione” .

    Il nodo speculazione: chi ci guadagna?

    In mezzo alla crisi, emergono accuse di speculazione. Le organizzazioni di categoria dei gestori Faib Confesercenti e Fegica hanno inviato una segnalazione formale a Mister Prezzi, denunciando che “nessuna compagnia petrolifera ha ancora ottemperato all’obbligo” di pubblicare i prezzi consigliati sui propri siti, come imposto dal decreto carburanti .

    Secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone, “questa guerra ci sta costando 80 milioni al giorno, 16 milioni solo in carburanti. Dall’altro lato le compagnie energetiche hanno già incassato 83 miliardi di extra-profitti” .

    Il governo ha introdotto un meccanismo “antispeculazione” che lega il prezzo del carburante all’andamento reale del petrolio, con sanzioni per chi si discosta . Ma secondo il Partito Democratico, si tratta di “una misura solo di facciata” .

    Le possibili conseguenze: razionamenti e targhe alterne

    Se la guerra continuerà, l’Italia potrebbe essere costretta ad adottare misure sempre più drastiche. L’esempio della Slovenia è già stato citato da più parti come un possibile modello.

    Le misure potrebbero includere:

    • Razionamento del carburante con limiti di volume per veicolo
    • Sistema a targhe alterne per l’accesso ai distributori
    • Codici QR per tracciare i rifornimenti 

    Inoltre, la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz non blocca solo il petrolio, ma anche i fertilizzanti. I paesi del Golfo forniscono il 49% delle esportazioni mondiali di urea. Senza fertilizzanti, i raccolti si ridurrebbero del 5-10% nella prossima stagione agricola, con il rischio di passare dal razionamento del carburante a quello del cibo .

    Cosa ci aspetta?

    Il 7 aprile rappresenta il primo snodo cruciale: il taglio delle accise scade e il governo dovrà decidere se prorogarlo o meno. La pressione dei camionisti, con il fermo nazionale programmato dal 20 al 25 aprile, aggiungerà ulteriore tensione.

    Ma la vera variabile è geopolitica. Come ha sottolineato Antonio Misiani, “se la guerra terminasse in tempi brevi, è probabile che le tensioni sui prezzi energetici verrebbero riassorbite abbastanza rapidamente. Se invece le ostilità proseguissero per settimane o addirittura per mesi, le prospettive sarebbero catastrofiche” .

    Ad ogni modo la distruzione degli impianti petroliferi del golfo e il tempo necessario per la navigazione ci fanno pensare che anche se la guerra finisse in questo istante, i tempi per rimettere le cose a posto saranno comunque lunghi, se invece la guerra continuasse, la concorrenza dei paesi asiatici che non hanno alternativa per il rifornimento dei prodotti petroliferi non farà altro che far lievitare ancora di più i prezzi.

    Per gli automobilisti italiani, il consiglio è uno solo: occhio ai distributori più economici (potrebbero esaurire le scorte più rapidamente) e prepararsi a un’autonomia di guida ridotta. Perché se la Slovenia è solo l’inizio, il peggio potrebbe ancora arrivare.