Dal 4 luglio potrebbe scattare la fine del taglio delle accise su benzina e diesel, nonostante la situazione nello Stretto di Hormuz sia tutt’altro che risolta. La discesa dei prezzi alla pompa spinge Palazzo Chigi a ritirare le agevolazioni, mentre le entrate dello Stato tornano al centro delle priorità.
Il conto alla rovescia è cominciato. Con la proroga del taglio delle accise che scadrà il 3 luglio 2026, il governo sembra intenzionato a non rinnovare lo sconto di 5 centesimi al litro su benzina e diesel . La decisione, ancora ufficiosa ma sempre più probabile, arriva in un momento in cui i prezzi dei carburanti sono in costante discesa, con la benzina a 1,811 euro/litro e il diesel sceso sotto quota 1,9 euro/litro nelle stazioni self-service .

Ma la scelta, che appare dettata da ragioni di bilancio, rischia di apparire prematura. La crisi dello Stretto di Hormuz, il principale snodo mondiale per il transito energetico, non è infatti definitivamente superata. E il ritorno alle aliquote piene potrebbe vanificare il sollievo che gli automobilisti hanno respirato nelle ultime settimane.
La proroga: sì, ma dimezzata
Lo sconto sulle accise, che il governo aveva introdotto per calmierare l’impennata dei prezzi, è stato prorogato fino al 3 luglio attraverso un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze . L’ultimo provvedimento, entrato in vigore il 7 giugno, ha però introdotto una novità significativa: mentre per la benzina è stato confermato il taglio di 5 centesimi al litro (pari a 6,1 centesimi considerando l’IVA), lo sconto sul diesel è stato dimezzato passando da 10 a 5 centesimi, allineandosi così alla verde .
La copertura dell’intervento, pari a 149,4 milioni di euro, è stata garantita dall’extragettito IVA generato proprio dall’aumento dei prezzi dei carburanti registrato a maggio . Un meccanismo che il governo definisce “accise mobili”: utilizzare le maggiori entrate fiscali derivanti dai rincari per finanziare riduzioni temporanee della tassazione .

La scelta del governo: il prezzo scende, lo sconto può sparire
Ora, però, il quadro è cambiato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già anticipato che la bonaccia, almeno apparente, su Hormuz ha fatto scendere le quotazioni del petrolio . “Gli interventi vanno ad esaurirsi”, ha spiegato, lasciando intendere che la proroga di luglio potrebbe essere l’ultima.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato l’orientamento: “Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre per quanto possibile l’impatto sulle famiglie, ma il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i 2 euro” . Un messaggio chiaro: lo sconto, costato allo Stato circa 1,8 miliardi di euro in totale, è destinato a scadere perché non serve più a calmierare un mercato in calo .

Hormuz: una normalità ancora lontana
La narrazione di un ritorno alla normalità, tuttavia, si scontra con la realtà dei fatti. Se è vero che dopo la firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran le navi hanno ripreso a transitare, la situazione resta estremamente fragile .
Il transito non è ancora tornato ai livelli pre-crisi
Prima del conflitto, nello Stretto di Hormuz transitavano in media 150 navi al giorno. Oggi, nonostante l’accordo, i passaggi sono nettamente inferiori . La compagnia danese Maersk, ad esempio, ha dichiarato di ritenere ancora prematuro riprendere il traffico navale attraverso il corridoio . E secondo un operatore marittimo con una nave ancora bloccata nel Golfo Persico, “dopo gli attacchi di stamattina nel Libano, abbiamo ricevuto comunicazioni che lo Stretto è di nuovo da considerarsi chiuso. Non è cambiato nulla” .

Mine, pedaggi e attacchi
A rendere incerto il transito ci sono diversi fattori:
- Le mine navali: si stima che la completa rimozione richieda circa sei mesi, e le autorità marittime hanno avvertito i marinai della loro presenza .
- La questione dei pedaggi: l’Iran ha annunciato che gestirà lo Stretto e ha accennato all’introduzione di tariffe per il transito, una prospettiva che gli Stati Uniti hanno definito “pericolosa” . Il capo negoziatore iraniano ha dichiarato che “la gestione dello Stretto non tornerà mai a essere quella di prima” .
- I nuovi attacchi: la tensione resta altissima, con il Regno Unito che ha alzato il livello di minaccia a “considerevole” dopo che una nave cargo è stata colpita . L’Iran contesta la rotta alternativa proposta dall’Oman, cercando di mantenere il controllo esclusivo del passaggio e minacciando provvedimenti contro le navi che non si conformano .

Se lo sconto salta: l’effetto sui prezzi
Se lo sconto non venisse rinnovato, gli automobilisti vedrebbero un aumento di circa 6,1 centesimi al litro sia per la benzina che per il diesel (5 centesimi più IVA) . Un rincaro che, nell’attuale contesto di prezzi in calo, riporterebbe il diesel vicino alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, cancellando parte dei benefici delle ultime settimane.
La scelta del governo appare dunque un azzardo. La bonaccia su Hormuz è ancora incerta e gli equilibri geopolitici potrebbero cambiare da un giorno all’altro. Se il prezzo del petrolio dovesse risalire a causa di nuove tensioni, lo Stato si troverebbe a dover fronteggiare un’emergenza senza lo strumento dello sconto, già messo a dura prova dalle esigenze di bilancio.


