Siamo onesti: quando Ferrari ha presentato la sua prima elettrica chiamandola Luce, in molti hanno pensato a un nome elegante, italiano, luminoso. Peccato che qualcuno ci avesse già pensato ben 60 anni prima.
La Mazda Luce – lo ammetto, un nome che in Italia molti non ricordano – è stata per un quarto di secolo l’ammiraglia della casa di Hiroshima . E oggi, grazie a un vecchio deposito di marchio e a una battaglia legale che tiene banco, sta rischiando di rovinare la festa al Cavallino.
Ecco la storia di una berlina dimenticata che potrebbe costringere Ferrari a cambiare nome.

1966: quando Mazda sceglie “Luce” (e l’Italia fa da musa)
Tutto inizia il 20 agosto 1966. Mentre in Italia si discuteva di design e di motori, Mazda lanciava la sua nuova ammiraglia, una berlina a trazione posteriore chiamata Luce 1500 .
Il nome non fu scelto a caso: “Luce” significa “luce” in italiano, un omaggio esplicito alle seduzioni del design automobilistico italiano che in quegli anni influenzavano il mondo intero . E a disegnare la vettura non fu un giapponese qualsiasi, ma un giovanissimo Giorgetto Giugiaro, allora alla Bertone .
Una berlina elegante, dalle linee pulite, che secondo Mazda doveva incarnare lo “splendore e la brillantezza” della parola italiana che portava sul cofano .
Ma il capolavoro doveva ancora arrivare.

1969: la Luce Rotary Coupé, il “Signore della Strada”
Tre anni dopo, nell’ottobre 1969, Mazda fece un passo che nessuno si aspettava . Prese la berlina Luce, le tolse due porte, e ci infilò sotto il cofano qualcosa di speciale: il motore rotativo Wankel.
Nasceva così la Mazda Luce Rotary Coupé, conosciuta anche come R130 . Un’auto che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, fa battere il cuore degli appassionati.
I numeri parlano da soli:
- Motore: doppio rotore 13A da 2.0 litri equivalenti
- Potenza: 126 CV
- Trazione: anteriore (prima e unica volta per Mazda con un rotativo)
- Velocità massima: 190 km/h
- Produzione: meno di 1.000 esemplari in due anni
Con un prezzo che nel 1969, con gli stipendi giapponesi intorno ai 30.000 yen al mese, raggiungeva i 1,45-1,75 milioni di yen . Una cifra proibitiva, che le valse il soprannome di “Lord of the Road” – Il Signore della Strada .
Oggi la Luce Rotary Coupé è un’auto rarissima, un gioiello da collezione che incarna alla perfezione lo spirito innovatore e coraggioso di Mazda . E la sua influenza si vede ancora: nel 2017, presentando la concept Vision Coupé, Mazda citò esplicitamente la Luce del ’69 come fonte di ispirazione stilistica .

Una dinastia lunga 25 anni: le cinque generazioni
La Luce non fu un modello occasionale. Mazda la produsse dal 1966 al 1991, per ben cinque generazioni . Fu la vera ammiraglia del marchio, il modello di punta che rappresentava il meglio della tecnologia giapponese .
Nel corso degli anni, la Luce cambiò, si evolse, ricevette persino il primo motore V6 della storia di Mazda prima di essere ritirata . Fuori dal Giappone, però, non si chiamava Luce: per i mercati esteri divenne Mazda 929, o in alcuni casi RX-4 . Un nome meno poetico, ma la sostanza era quella.
Nel 1991, la Luce uscì di scena. Fu sostituita dalla Mazda Sentia, e il marchio finì nel dimenticatoio. Fino a pochi mesi fa.

Il presente: la guerra del nome con Ferrari
Il 9 febbraio 2026, Ferrari annuncia la sua prima auto completamente elettrica. La chiama Ferrari Luce .
Sembra una scelta perfetta: “Luce” evoca luminosità, futuro, rinascita elettrica. Peccato che qualcuno, dall’altra parte del mondo, abbia ancora i documenti che dimostrano che quel nome era già stato usato.
Mazda non ci sta. Il 4 marzo 2026, meno di un mese dopo l’annuncio di Maranello, la casa giapponese deposita nuovamente il marchio “Luce” presso l’Ufficio Brevetti giapponese (JPO) . Un segnale chiaro: “Ragazzi, non è un vezzo, è storia” .
Ma non finisce qui. C’è anche un’altra “Luce” in circolazione: al Salone dell’Auto di Torino del 2016, il designer Umberto Palermo presentò un prototipo di coupé elettrica chiamato Mole Luce . Insomma, il nome è decisamente affollato.
Ferrari, dal canto suo, risponde picche. In un comunicato ufficiale, la casa di Maranello afferma di detenere il diritto d’uso internazionale del marchio “Ferrari Luce”, registrato secondo le procedure del diritto internazionale . E precisa: “Abbiamo effettuato ricerche preventive, e queste non hanno identificato alcun diritto di terzi in conflitto con i nostri” .

Come andrà a finire? Tre scenari possibili
La situazione è complessa. Da un lato, Ferrari ha registrato il nome in Italia il 9 febbraio 2026 e ha avviato la procedura internazionale . Dall’altro, Mazda può vantare un principio di anteriorità d’uso che dura da 60 anni .
La buona notizia è che, secondo le ultime indiscrezioni, Mazda non farà causa . La casa giapponese non vuole uno scontro legale, ma intende semplicemente tutelare il proprio patrimonio storico. Un accordo circoscritto ad alcuni mercati (forse il solo Giappone) è lo scenario più probabile .
Non mancano i precedenti: la Porsche fu costretta a rinominare la 901 in 911 per l’opposizione della Peugeot, che deteneva i diritti sui numeri a tre cifre con lo zero centrale . E l’Alfa Romeo Milano, presentata come tale, divenne “Junior” dopo le pressioni del governo italiano .
Ferrari, però, ha un asso nella manica: il marchio registrato non è “Luce” da solo, ma “Ferrari Luce” . Come già accaduto con “Ferrari California”, la presenza del brand potrebbe fare la differenza .

Il fascino discreto della Luce nipponica
Mentre Ferrari e Mazda si contendono il nome, vale la pena ricordare cosa sia stata la Luce originale. Un’auto elegantissima, disegnata da un italiano (Giugiaro), che portava un nome italiano, ma che era profondamente e orgogliosamente giapponese .
Una vettura che anticipò i tempi: trazione anteriore e motore rotativo nel 1969, quando nessuno ci aveva nemmeno pensato. E che ancora oggi, nella sua rarissima versione coupé, rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’automobilismo nipponico.
La Mazda Luce è stata il simbolo di un’epoca in cui le case giapponesi smisero di copiare e cominciarono a innovare. E forse, anche se la Ferrari dovesse tenersi il nome, quella luce originale merita di non essere dimenticata.
E a voi, cari lettori, piace la Mazda Luce? E secondo voi, Ferrari dovrebbe cambiare nome? O magari togliere proprio il cavallino come suggerisce Montezemolo?


