Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 1° ottobre 2026, oltre 3,5 milioni di auto diesel Euro 5 non potranno più circolare nei giorni feriali nelle principali città di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Piemonte, invece, ha scelto una strada alternativa. Ma il problema resta: per milioni di italiani, cambiare auto non è un’opzione, è un’emergenza economica.

Dopo anni di rinvii e proroghe, la data è stata fissata. Il 1° ottobre 2026 segna l’entrata in vigore del blocco strutturale per le auto diesel Euro 5 in gran parte del Nord Italia . Il provvedimento, nato per rispondere alle direttive europee sulla qualità dell’aria, colpirà prioritariamente i Comuni con oltre 100.000 abitanti . Ma ciò che preoccupa non è solo il divieto in sé, ma l’impatto sociale ed economico su milioni di famiglie che non possono permettersi di cambiare auto.
Dove scatta il blocco: le regole regione per regione
Il quadro normativo è complesso e, come spesso accade in Italia, non uniforme. Le quattro regioni del Bacino Padano hanno scelto strade diverse.

Lombardia: il blocco più severo
In Lombardia, il divieto per i diesel Euro 5 è il più rigido: scatterà il 1° ottobre e sarà permanente, tutto l’anno, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30 . Le città coinvolte sono Milano, Brescia, Monza e Bergamo . Per chi deve entrare ogni giorno in città per lavoro, la situazione è drammatica. L’unica deroga è il sistema Move-In, una scatola nera che permette, a pagamento, un numero limitato di chilometri in deroga . Una soluzione che, però, non è alla portata di tutti.
Veneto: blocco stagionale
Il Veneto ha scelto un approccio più morbido: il blocco sarà attivo solo nei mesi più freddi, dal 1° ottobre al 30 aprile, nei giorni feriali dalle 8:00 alle 18:00 . Le città coinvolte sono Venezia, Verona, Padova e Vicenza . Un sollievo parziale, ma che comunque costringe a ripensare la mobilità per buona parte dell’anno.

Emilia-Romagna: blocco invernale
Simile al Veneto, l’Emilia-Romagna ha previsto il blocco dal 1° ottobre al 31 marzo, nei giorni feriali dalle 8:30 alle 18:30 . Oltre ai capoluoghi come Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, anche i Comuni più piccoli possono aderire volontariamente al provvedimento .
Piemonte: la via alternativa
Il Piemonte fa eccezione. La Regione ha scongiurato il blocco strutturale dei diesel Euro 5 grazie a un pacchetto di misure compensative, approvato il 25 giugno 2026 . L’obiettivo è raggiungere la riduzione delle emissioni richiesta dall’Europa non con il fermo delle auto, ma con azioni concrete: 14 milioni di euro per incentivare l’utilizzo di biocarburanti HVO sulle auto private e sul trasporto pubblico, e altri 14,4 milioni per la manutenzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e inquinanti . Una scelta che il presidente Cirio definisce “sostenibile e senza penalizzare famiglie e imprese” .

Il mercato dell’usato: un’auto su sette a rischio svalutazione
Il blocco non colpisce solo chi possiede già un diesel Euro 5. Sta già stravolgendo il mercato dell’usato, creando una sorta di “guerra tra poveri” dove a rimetterci sono sempre le famiglie con meno risorse.
Un’analisi di CARFAX su oltre 100.000 controlli targa ha rivelato che 1 auto su 7 è un diesel Euro 5 . Si tratta di veicoli che hanno in media 12 anni di età, 146.000 chilometri percorsi (quasi 30.000 in più della media) e, nel 57% dei casi, presentano incidenti o danni documentati .
I modelli più colpiti: una lista che è un “chi è” dell’auto italiana
I modelli più esposti sono proprio quelli che hanno fatto la storia della motorizzazione italiana :
- Fiat Panda (25% delle verifiche per il marchio Fiat)
- Fiat 500 (anch’essa al 3% del totale dei controlli)
- Alfa Romeo Giulietta (il 59% di tutte le Giulietta verificate è Euro 5)
- Volkswagen Golf
- BMW Serie X
I marchi più rappresentati sono Fiat (13%), Audi (10%), BMW (9%), Mercedes (8%) e Volkswagen (8%) .

La trappola dell’usato: Nord vs Sud
Il mercato sta già reagendo. Al Nord, i prezzi dei diesel Euro 5 stanno crollando, mentre al Sud, dove le restrizioni non ci sono, queste auto continuano a essere vendute come “occasioni” . Si sta delineando una sorta di “migrazione” del mercato dell’usato: molte auto vengono ritirate al Nord per essere rivendute in aree dove potranno ancora circolare . Il rischio per chi compra oggi un diesel Euro 5 al Nord è di trovarsi tra pochi mesi con un’auto che non può più usare.
Il problema sociale: chi non può permettersi di cambiare auto
Dietro i numeri e le statistiche, c’è una realtà fatta di persone. Chi possiede un diesel Euro 5 spesso lo ha acquistato usato perché non poteva permettersi un’auto nuova o ibrida. Si tratta di famiglie che hanno investito i loro risparmi in un mezzo che ora rischia di diventare inutilizzabile.

Come sottolinea Marco Arban, Direttore del Business Development in Europa di Carfax: “La mobilità sta cambiando e il mercato non potrà che adeguarsi. Ma il problema sociale ed economico del singolo non è irrilevante” . Per milioni di italiani, il blocco dei diesel Euro 5 non è una scelta ecologica, ma una condanna economica. Non tutti possono permettersi di cambiare auto, e il mercato dell’usato, con le sue trappole, non offre soluzioni, ma solo nuovi rischi.
Cosa fare? Informarsi prima di comprare (o di vendere)
Per chi possiede un diesel Euro 5, la prima cosa da fare è verificare la classe ambientale sul libretto di circolazione (campo V.9) . Poi, valutare se si vive o si lavora in una delle città colpite dal blocco. La soluzione, se si abita al Nord, è iniziare a pianificare la sostituzione dell’auto, magari approfittando di eventuali incentivi statali o regionali. Per chi invece vive al Sud, il diesel Euro 5 potrebbe ancora avere senso, ma sempre dopo un’attenta verifica dello storico del veicolo.

Il blocco dei diesel Euro 5 è un esempio lampante di come le scelte di politica ambientale possano avere conseguenze sociali drammatiche. La transizione ecologica è giusta e necessaria, ma non può essere fatta a spese di chi ha meno possibilità. Servono politiche di accompagnamento, incentivi reali e soluzioni alternative come quella adottata dal Piemonte. Altrimenti, il rischio è che a pagare il conto siano sempre gli ultimi.

