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  • La grande fregatura delle auto elettriche: da Roma arriva la tassa da 1.000 euro per entrare in ZTL. E sarà solo l’inizio

    La grande fregatura delle auto elettriche: da Roma arriva la tassa da 1.000 euro per entrare in ZTL. E sarà solo l’inizio

    Cari lettori, lo avevamo sospettato, ma ora è ufficiale: l’era dei privilegi per le auto elettriche sta finendo. E finisce in modo brutale, con una stangata che colpirà dritto al portafoglio di chi, spesso con sacrifici, aveva deciso di abbracciare la mobilità a zero emissioni.

    Dal 1° luglio 2026, il Comune di Roma introduce una vera e propria rivoluzione (copernicana) per chi possiede un’auto elettrica o a idrogeno. Se prima si entrava gratis nelle Ztl della Capitale, bastava una semplice registrazione online, ora per varcare i varchi bisognerà sborsare fino a 1.000 euro all’anno .

    Il Campidoglio ha dato il via libera con la delibera n. 63 del 27 febbraio, spiegando che la misura è necessaria per regolare i flussi. Con 75mila permessi attivi per veicoli silenziosi, il centro storico era ormai paralizzato dal traffico e impossibile da parcheggiare .

    Ma al di là della giustificazione tecnica, quello che emerge è un tradimento delle aspettative. Vediamo nel dettaglio cosa cambia, chi paga e, soprattutto, cosa ci aspetta in futuro.

    Le nuove regole della Ztl Roma: addio ai passaggi gratis

    Se possiedi un’auto elettrica e abiti fuori Roma, preparati a pagare. Il nuovo permesso annuale per i non residenti avrà un costo di 1.000 euro . Una cifra che, seppur leggermente inferiore rispetto a quella richiesta per le auto termiche, rappresenta una batosta economica notevole.

    Ma ci sono alcune eccezioni (per pochi eletti):

    • Residenti e domiciliati: non pagano nulla, o pagano tariffe ridotte in base all’ISEE (se inferiore a 15mila euro il primo pass dura 5 anni) .
    • Categorie esentate: taxi, NCC, forze dell’ordine, mezzi di soccorso, disabili (CUDE) e car sharing continueranno a entrare gratis .
    • La beffa finale: Le vecchie registrazioni di targa non servono più per entrare dal 1° luglio, ma restano valide solo per la sosta gratuita sulle strisce blu. Parcheggi gratis puoi, ma per arrivare lì devi pagare il ticket .

    Le domande per i nuovi pass si potranno fare dal 16 giugno sul portale di Roma Servizi per la Mobilità . Fino al 30 giugno, invece, si viaggia ancora con le vecchie regole.

    La fregatura storica: attirati con le promesse, abbandonati con le tasse

    Questa mossa del Comune di Roma è solo la punta dell’iceberg di una tendenza che sta investendo tutta l’Europa. Per anni, governi e amministrazioni ci hanno spinto verso l’elettrico. Incentivi statali (quando ci sono), bonus rottamazione, promesse di circolazione libera e parcheggi gratis. Chi ha comprato una Tesla, una 500e o una Renault 5 negli ultimi anni lo ha fatto anche – o forse soprattutto – per questi vantaggi.

    E ora? Ora che l’elettrico inizia a diffondersi seriamente (in Italia siamo quasi al 10% delle vendite, in Europa si sfiora il 19% ), la musica cambia. Il messaggio è brutale: “Ora che ci servivate per abbassare le medie di emissioni, ora che siete tanti, diventate un problema di traffico e dovete pagare.”

    I possessori di auto a pile si ritrovano così vessati almeno quanto chi guida un diesel. Ma il peggio, cari lettori, deve ancora venire.

    La tempesta perfetta: perché questo è solo l’inizio

    Quello che sta accadendo a Roma è l’apripista di una strategia fiscale che si sta delineando chiaramente. Il problema per lo Stato è enorme e si chiama buco delle accise.

    Oggi, lo Stato italiano incassa miliardi dalle accise su benzina e diesel. Ogni volta che fate il pieno, più della metà di quello che pagate finisce nelle casse dello Stato. Quando (e se) il parco auto circolante diventerà prevalentemente elettrico, quelle entrate svaniranno nel nulla. E lo Stato, abituato a quella montagna di soldi, non ci rinuncerà.

    Come farà? Semplice: tasserà le auto elettriche. E lo farà in almeno tre modi, già in discussione in tutta Europa:

    1. La tassa sulla ricarica pubblica o domestica:
    L’opzione più semplice. Aumentare l’IVA sull’energia o introdurre un’accisa specifica per le colonnine. In molti paesi europei si sta già discutendo di equiparare il costo al km dell’elettrico a quello del termico.

    2. La tassa chilometrica (Pay-per-mile): 
    Questa è la più temuta e la più probabile. In Francia e Regno Unito si parla già apertamente di una tassa da 0,02 euro al km. Fate due conti:

    • 10.000 km/anno = 200 euro di tassa
    • 15.000 km/anno = 300 euro di tassa 
      Un meccanismo del genere azzererebbe di colpo il risparmio sul “pieno” che tanto abbiamo decantato (oggi l’elettrico costa circa 3 euro ogni 100 km a casa contro i 12 della benzina) .

    3. Tassa sul valore o bollo auto maggiorato:
    Olanda e Germania stanno già riducendo i benefit fiscali per le auto aziendali elettriche . In Italia, il bollo auto per le elettriche è oggi quasi nullo in molte regioni. Quanto durerà? Poco.

    Il giocattolo si rompe

    Roma ci ha messo la faccia per prima, ma altre città seguiranno. La transizione ecologica, nelle intenzioni dei palazzi romani e europei, doveva essere un sogno. Sta diventando un salasso.

    Il messaggio per chi sta pensando di comprare un’auto elettrica è amaro: non fidatevi dei vantaggi di oggi. Perché se lo Stato vi ha spinto a comprarla regalandovi qualche migliaio di euro di incentivo, domani ve li riprenderà indietro con gli interessi sotto forma di ticket ZTL, tasse al km e bollori folli.

    Le auto elettriche non sono più il futuro esentasse. Sono diventate il bancomat su ruote del fisco che verrà. E il Campidoglio ha appena iniziato a intascare il primo assegno.