La Corte Costituzionale ribalta la linea dura del Codice della Strada: il solo ritrovamento di tracce di stupefacenti non basta più per il ritiro della patente. Tornano centrali lo stato psico-fisico alterato e il concreto pericolo per la sicurezza. La sentenza è immediatamente operativa e retroattiva.

Una sentenza destinata a fare scuola e a riportare il diritto sulla strada al centro di un dibattito tra sicurezza e principio di proporzionalità. La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla controversa modifica all’articolo 187 del Codice della Strada, introdotta a fine 2024, che aveva di fatto equiparato la guida in presenza di qualsiasi traccia di sostanze stupefacenti nel corpo a un reato punibile con sanzioni severissime, a prescindere dall’effettiva alterazione delle capacità di guida.
I giudici della Consulta, pur non dichiarando l’illegitimità costituzionale della norma in sé, ne hanno stravolto l’interpretazione e l’applicazione pratica, ripristinando un principio cardine: la sanzione è legittima solo se l’assunzione della sostanza pregiudica concretamente la capacità di guidare, mettendo in pericolo la sicurezza stradale.

Il “principio Salvini” e le critiche dei giuristi
La riforma voluta dal Ministro dei Trasporti Matteo Salvini era stata sintetizzata dallo stesso slogan: “Lucido sì o lucido no, io ti ritiro la patente e tu fino a tre anni non la rivedi più”. La norma eliminava infatti la necessità di provare lo “stato di alterazione” psico-fisica, rendendo penalmente rilevante la mera positività ai test tossicologici, anche se risalente a consumazioni avvenute giorni prima del controllo.
Da subito, numerosi giuristi e avvocati avevano sollevato il rischio di incostituzionalità, evidenziando come la legge punisse uno status (avere metaboliti nel corpo) piuttosto che un comportamento pericoloso (guidare alterati). Una deriva che rischiava di colpire indiscriminatamente, ad esempio, chi avesse fumato cannabis due o tre giorni prima, senza alcuna residua compromissione.

La sentenza: la Corte riporta l’equilibrio
La Corte Costituzionale ha accolto queste istanze, operando una lettura conforme a Costituzione dell’articolo 187. Nella sostanza, i giudici hanno stabilito che:
- L’elemento centrale resta lo stato di alterazione. La violazione sussiste solo se la quantità di sostanza assunta è tale da compromettere, in una persona media, le capacità di guida. Il solo dato analitico della positività non è sufficiente.
- Serve un nesso di pericolo concreto. L’assunzione deve creare un pericolo attuale e concreto per la sicurezza della circolazione.
- Le Forze dell’Ordine dovranno provare l’alterazione. Non basterà più il referto del test salivare o ematico. Gli agenti dovranno integrare l’accertamento con elementi (osservazioni comportamentali, test di coordinamento, perizie successive) che dimostrino l’effettiva incapacità del conducente. Resta ovviamente obbligatorio sottoporsi al test iniziale.

Cosa cambia da oggi: effetti immediati e retroattivi
La decisione della Consulta ha effetto immediato e retroattivo. Questo significa che:
- Per i procedimenti futuri: I pubblici ministeri e i giudici dovranno applicare il nuovo principio. Le contestazioni dovranno essere basate sulla prova dell’alterazione.
- Per i processi in corso: Tutti i procedimenti giudiziari non ancora definiti da una sentenza passata in giudicato dovranno essere riesaminati alla luce della sentenza.
- Per le sanzioni già comminate: Anche le multe e i ritiri di patente comminati dall’entrata in vigore della norma (fine 2024) sono potenzialmente annullabili se fondati sulla mera positività senza prove di alterazione. Si aprirà presumibilmente una stagione di ricorsi.

Il prossimo passo: i “limiti soglia” ministeriali
La sentenza impone al legislatore di colmare un vuoto. La Corte sottolinea la necessità di individuare valori-soglia scientificamente validi, al di sotto dei quali la presenza di una sostanza non è indicativa di alterazione. Spetterà al Governo, tramite un decreto ministeriale, stabilire questi limiti, distinti per tipo di sostanza (cannabis, cocaina, oppiacei, etc.), basandosi sulle più aggiornate conoscenze scientifiche in materia di farmacologia e tossicologia.
Questa sarà la prossima, complessa sfida: tradurre il principio giuridico in parametri tecnici chiari e inequivocabili per medici, poliziotti e magistrati.

In conclusione, la Corte Costituzionale ha operato un bilanciamento tra l’esigenza inderogabile di sicurezza stradale e la tutela dei diritti individuali, ricordando che in uno Stato di diritto la sanzione deve sempre essere proporzionata e collegata a un comportamento concretamente pericoloso. La strada della tolleranza zero si arresta, ritornando a essere una strada di ragionevole certezza del diritto.

