Il leggendario pilota veneto si è spento a 85 anni: campione del mondo nel 1977, dominò il Rally di Montecarlo con Lancia e vinse la Targa Florio con Ferrari
Si è spento all’età di 85 anni Sandro Munari, il “Drago” del rally mondiale. L’annuncio della scomparsa, avvenuta a Bologna dopo una lunga malattia, ha scosso il mondo dei motori e dell’agonismo sportivo, che perde una delle figure più iconiche e amate della sua storia .
Per una generazione di italiani, Sandro Munari è stato molto più di un pilota: è stato l’eroe che, a bordo di macchine italiane – le Lancia Fulvia e Stratos su tutte – sfidava e batteva i temibili maestri del nord, i finlandesi, gli svedesi, i francesi e i tedeschi, regalando sogni a chi lo seguiva con il cuore in gola .

Dagli Esordi sui Kart al Primo Grande Trionfo
Nato a Cavarzere, in provincia di Venezia, nel marzo del 1940 in una famiglia di agricoltori, Sandro Munari cominciò la sua avventura nel mondo delle corse nel 1963 sui kart, per poi passare l’anno successivo nel ruolo di navigatore al fianco di Arnaldo Cavallari .
Il suo esordio da pilota lo legò indissolubilmente alla Lancia. Dopo aver debuttato con la “Fulvietta”, prima in versione Coupé e poi Zagato, nel 1967 passò alla Lancia Fulvia HF e iniziò la sua fulminante carriera rallistica, vincendo il Campionato Italiano Rally nel 1969 .
Il momento della consacrazione arrivò nel 1972. Al volante della Lancia Fulvia HF 1600, navigato da Mario Mannucci, Munari vinse clamorosamente il Rally di Montecarlo, battendo uno squadrone di vetture ben più potenti come Porsche, Alpine e Ford . Fu la prima vittoria italiana in quella che è considerata la gara più prestigiosa del mondo, un’impresa che aprì le porte a una lunga serie di trionfi e che lo trasformò in un eroe nazionale .

L’Era della Stratos e il Titolo Mondiale
Con il ritiro della Fulvia, Munari trovò la compagna perfetta: la Lancia Stratos HF. Una vettura progettata su misura per i rally, con il suo iconico design a cuneo firmato da Marcello Gandini e il potente motore V6 derivato dalla Ferrari Dino . Con lei, Munari scrisse alcune delle pagine più belle della storia dell’automobilismo.
Nel 1974 conquistò la prima vittoria nel Mondiale per Lancia al Rally di Sanremo, contribuendo al primo dei tre titoli costruttori consecutivi vinti dalla casa torinese tra il 1974 e il 1976 . Ma il suo nome resta legato soprattutto al Rally di Montecarlo, che dominò in modo assoluto: tra il 1975 e il 1977, il “Drago” vinse per tre anni consecutivi, un’impresa che consacrò il suo status di “maestro” dell’asfalto .
Proprio nel 1977, grazie a queste vittorie e ai successi in altre gare come il Tour de Corse, Sandro Munari si aggiudicò la Coppa FIA Piloti Rally, l’antesignano dell’attuale titolo mondiale piloti (WRC) che sarebbe stato istituito due anni dopo . In totale, il “Drago” collezionò sette vittorie nel Campionato del Mondo Rally, tutte conquistate al volante della mitica Stratos .

Oltre il Rally: La Targa Florio e il “No” alla Formula 1
Munari non fu solo un mostro sacro dei rally. Dimostrò una versatilità straordinaria, cimentandosi con successo anche nelle gare di velocità. Nel 1966 fu secondo di classe alla 12 Ore di Sebring con una Fulvia Zagato . Ma il suo capolavoro in pista rimane la vittoria alla leggendaria Targa Florio del 1972.
Quell’anno, Enzo Ferrari in persona volle Munari alla guida della potentissima Ferrari 312 PB, in coppia con il pilota di Formula 1 Arturo Merzario. Nonostante non fosse abituato alla potenza di una sportiva, dopo un mese di test in Sicilia, Munari si calò alla perfezione nel ruolo e vinse la massacrale corsa siciliana, regalando al Drake un altro trofeo .
Un aneddoto curioso riguarda anche un approccio da parte di Frank Williams, che nel 1973 gli propose di passare alla Formula 1. Ma Munari, con la sua proverbiale saggezza, rifiutò: non era uno sfizio a cui tenesse particolarmente, preferendo restare fedele alla sua natura di pilota di rally .

Il Rimpianto del Safari e gli Ultimi Anni
Se c’è una gara che il “Drago” non riuscì mai a domare, quella fu il Safari Rally in Africa. Ci provò e riprovò, sfidando elefanti, gazzelle e leoni, ma il mitico rally keniota rimase la sua “Balena Bianca”, una Moby Dick impossibile da arpionare . Le sue ultime apparizioni nel WRC furono proprio lì, nel 1984 .
Dopo il ritiro dall’attività agonistica, Munari rimase nel mondo dei motori come manager, prima in Lamborghini e poi per una scuola di guida sicura in collaborazione con Mercedes . Fino agli ultimi anni ha partecipato con regolarità a raduni di auto storiche ed eventi celebrativi, specialmente quelli dedicati alla sua amata Stratos .

Il Cordoglio del Mondo dello Sport
La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, lo ha ricordato come “un protagonista assoluto dello sport motoristico, un veneto capace di portare nel mondo talento, coraggio e stile” . Anche il sindaco di Cavarzere, Pierfrancesco Munari, ha voluto omaggiare il grande campione: “Ciao Sandro, grazie per le emozioni che ci hai regalato e che personalmente hai dato a me quando da bambino, per la prima volta, mi hai fatto provare l’ebbrezza del traverso!” .
Tabella Riassuntiva dei Trionfi di Sandro Munari
| Competizione | Anno | Vettura | Note |
|---|---|---|---|
| Rally di Montecarlo | 1972 | Lancia Fulvia HF | Prima vittoria italiana |
| Rally di Montecarlo | 1975, 1976, 1977 | Lancia Stratos HF | Tre vittorie consecutive |
| Targa Florio | 1972 | Ferrari 312 PB | In coppia con Arturo Merzario |
| Campionato Europeo Rally | 1973 | Lancia Fulvia/Stratos | Titolo continentale |
| Coppa FIA Piloti Rally | 1977 | Lancia Stratos HF | Antesignano del titolo mondiale WRC |
| Vittorie WRC | 1974-1977 | Lancia Stratos HF | 7 vittorie totali |
Conclusione

Sandro Munari se ne è andato, ma il suo mito resta scolpito nella memoria di tutti gli appassionati. Come ha scritto un amico in un commosso ricordo, “ci sono eroi che non dovrebbero mai morire” . Per chi c’era, Munari era il desiderio di spostare il limite più in là. Per chi non c’era, restano le immagini, le cronache e la leggenda di un uomo che, con il suo stile inimitabile, ha reso grande l’Italia nel mondo. Ciao, Drago.

