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  • Accise 2026: Scatta il “Pareggio” tra Benzina e Diesel. Ecco chi vince e chi perde

    Accise 2026: Scatta il “Pareggio” tra Benzina e Diesel. Ecco chi vince e chi perde

    Dal 1° gennaio 2026, il mondo dei motori e della logistica in Italia ha dovuto fare i conti con un cambiamento storico. La nuova Legge di Bilancio ha infatti introdotto il tanto discusso allineamento delle accise, eliminando quel “vantaggio fiscale” che per decenni ha reso il gasolio il carburante preferito da chi macina chilometri.

    Ma cosa cambia concretamente al distributore e, soprattutto, perché questa mossa rischia di pesare indirettamente sulle tasche di tutti noi?

    gasoline pumps in close up photography

    I numeri del cambiamento: +4,05 e -4,05

    L’operazione varata dal Governo è chirururgica. Per raggiungere l’equiparazione fiscale tra i due carburanti (richiesta da tempo dall’Unione Europea per eliminare i cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi”), sono state modificate le aliquote in questo modo:

    • Benzina: Riduzione dell’accisa di 4,05 centesimi al litro.
    • Diesel: Aumento dell’accisa di 4,05 centesimi al litro.

    Oggi, entrambi i carburanti scontano la medesima accisa: 672,90 euro per 1.000 litri. Se consideriamo anche l’IVA al 22% che si applica sull’accisa stessa, l’impatto reale alla pompa è di circa 5 centesimi di differenza rispetto allo scorso anno.

    Chi sorride: I possessori di auto a benzina

    Per chi guida una vettura a benzina, magari una piccola utilitaria o una moderna full-hybrid, la notizia è positiva, seppur contenuta.

    Il risparmio: Su un pieno medio da 50 litri, il risparmio è di circa 2,50 €.

    Non è una cifra che cambia la vita, ma è un segnale di inversione di tendenza dopo anni di continui rincari, rendendo le motorizzazioni a benzina e ibride ancora più competitive per l’uso cittadino.


    Chi soffre: I professionisti e il settore logistico

    Il vero nodo critico riguarda chi con il mezzo ci lavora. Il diesel resta il motore di riferimento per il trasporto leggero e pesante, e questo aumento non è indolore.

    1. Artigiani e Piccole Imprese: Chi utilizza furgoni e mezzi commerciali leggeri (sotto le 7,5 tonnellate) non ha accesso ai rimborsi per il “gasolio commerciale”. Per questi lavoratori, l’aumento è un costo diretto e puro che erode i margini di guadagno.
    2. L’effetto “sorpasso”: Poiché il costo industriale del gasolio è spesso superiore a quello della benzina, con accise uguali vedremo sempre più spesso il prezzo del diesel superare quello della “verde” alla pompa.

    L’effetto domino: Dai trasporti al carrello della spesa

    Il problema non si ferma ai benzinai. In Italia, circa l’80-90% delle merci viaggia su gomma. Un aumento strutturale del costo del gasolio si traduce inevitabilmente in un aumento delle tariffe di trasporto.

    Le associazioni di categoria avvertono: quando il costo della logistica sale, il prezzo finale dei prodotti — dal pane alla tecnologia — viene ritoccato verso l’alto per coprire le spese. È il classico effetto domino che potrebbe alimentare l’inflazione proprio in un momento in cui si sperava in una stabilizzazione dei prezzi.


    In conclusione

    gas pump nozzle filling the white car

    L’allineamento delle accise è una scelta politica che guarda alla transizione ecologica e ai conti dello Stato (con un gettito stimato di oltre 500 milioni di euro), ma che colpisce il cuore produttivo del Paese. Se per l’automobilista della domenica può essere un piccolo vantaggio o un fastidio gestibile, per il settore dei trasporti è una sfida che richiederà un’ottimizzazione estrema dei percorsi e dei carichi.

  • Aumento delle accise sul gasolio: quali conseguenze per il settore dei trasporti e per gli automobilisti?

    Aumento delle accise sul gasolio: quali conseguenze per il settore dei trasporti e per gli automobilisti?

    Il tema delle accise sui carburanti è tornato prepotentemente alla ribalta, con un’ipotesi di aumento che potrebbe avere ripercussioni significative sul settore dei trasporti e, più in generale, su milioni di automobilisti italiani. Secondo le ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, l’allineamento delle accise tra gasolio e benzina è ormai una realtà in fase di approvazione, con effetti a partire dal 2026. Ma cosa significa concretamente questa manovra? E quali saranno le conseguenze per le imprese e i privati?

    Un colpo per il trasporto leggero e le piccole imprese

    L’aumento delle accise sul gasolio riguarderebbe circa 4,3 milioni di veicoli al di sotto delle 7,5 tonnellate, ovvero l’89,6% del parco circolante di veicoli industriali. Questo si tradurrebbe in un aumento dell’8,4% del costo del gasolio pagato dalle imprese, un aggravio non indifferente in un momento già critico per il settore. Come sottolineato da Confartigianato, molte aziende operanti nel trasporto di merci e persone faticherebbero a scaricare questi costi aggiuntivi sui listini, soprattutto in un contesto di debolezza della domanda e di riduzione della spesa delle famiglie (-0,3% nel secondo trimestre del 2024 rispetto al primo).

    Il settore del trasporto persone, già provato da anni di crisi e aumenti dei costi, potrebbe subire un ulteriore colpo a causa del calo della domanda turistica (-3,3% negli arrivi nei primi sette mesi del 2024). Le piccole e medie imprese, che rappresentano il cuore pulsante dell’economia italiana, si troverebbero quindi a dover fronteggiare un nuovo aumento dei costi operativi, con il rischio di ulteriori difficoltà nel mantenere la competitività.

    Automobilisti sotto pressione: il peso sulle tasche dei cittadini

    Non solo le imprese, però. Anche i privati cittadini potrebbero risentire dell’aumento delle accise. In Italia, sono circa 16,9 milioni le auto alimentate a gasolio, contro 17 milioni a benzina. Secondo il Codacons, un aumento di appena 1 centesimo sulla tassazione del diesel comporterebbe un esborso aggiuntivo di 245 milioni di euro per gli automobilisti, cifra che raddoppierebbe nel caso di un incremento di 2 centesimi. Un peso non da poco, soprattutto in un Paese dove le imposte sul gasolio sono già le più alte dell’Unione Europea.

    L’allineamento delle accise: una questione ambientale o una necessità fiscale?

    L’allineamento delle accise tra gasolio e benzina non è solo una questione economica, ma anche ambientale. L’Italia, infatti, risponde così a un impegno preso con l’Unione Europea, che considera il disallineamento delle accise come un “sussidio ambientalmente dannoso”. Il riallineamento, graduale a partire dal 2026, prevede un aumento di 1-2 centesimi all’anno, fino a raggiungere un’aliquota unica di 0,673 euro al litro per entrambi i carburanti.

    Secondo il relatore del decreto, Antonio Trevisi (Forza Italia), “non c’è alcun aumento delle accise sui carburanti, ma un doveroso allineamento sulla base del principio che chi meno inquina, meno paga”. Una posizione condivisa anche da Giorgio Salvitti di Fratelli d’Italia, che ricorda come questa manovra risponda a “una precisa esigenza di tutela ambientale”.

    Tuttavia, le opposizioni non hanno risparmiato critiche. Il Partito Democratico ha definito l’operazione “un aumento furbesco delle accise”, sottolineando come il governo abbia negato per settimane l’intenzione di procedere con questa manovra.

    Le risorse per il trasporto pubblico: un beneficio a lungo termine

    Nonostante le polemiche, l’aumento delle accise porterà nelle casse dello Stato un surplus stimato in oltre 100 milioni di euro nel primo anno, cifra che potrebbe superare i 500 milioni entro il 2030. Questi fondi saranno destinati al trasporto pubblico, un settore che necessita di investimenti significativi per migliorare l’efficienza e la sostenibilità.

    In conclusione un equilibrio difficile da trovare

    L’aumento delle accise sul gasolio rappresenta una sfida complessa, che mette in gioco esigenze economiche, ambientali e sociali. Da un lato, c’è la necessità di rispettare gli impegni internazionali e di tutelare l’ambiente; dall’altro, il rischio di gravare ulteriormente su imprese e cittadini già in difficoltà. Il governo dovrà trovare un equilibrio tra queste esigenze, magari attraverso misure di compensazione o agevolazioni per i settori più colpiti.

    Intanto, per gli automobilisti e le imprese del trasporto, il messaggio è chiaro: prepararsi a un futuro in cui il costo del gasolio sarà sempre più alto, con tutte le conseguenze del caso. Resta da vedere se questa manovra riuscirà a conciliare crescita economica, sostenibilità ambientale e giustizia sociale, o se si tradurrà semplicemente in un ulteriore peso per chi già fatica a far quadrare i conti.