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  • Incentivi e nuove tasse per le auto elettriche in UK: Cosa succederà in Europa?

    Incentivi e nuove tasse per le auto elettriche in UK: Cosa succederà in Europa?

    Incentivi e tasse nel Regno Unito: bastone e carota per l’elettrico

    Il Regno Unito ha annunciato per il 2026 un piano da quasi 2 miliardi di sterline (650 milioni già stanziati più 1,3 miliardi aggiuntivi) per prorogare al 2030 gli incentivi Electric Car Grant, con un massimo di 3.750 sterline per EV fino a 37.000 sterline di listino, in modo da rendere per gli acquirenti le elettriche un pò più competitive rispetto alle termiche, oltre ad uno stanziamento di 200 milioni di sterline per le colonnine di ricarica.

    Questo affianca il mandato ZEV, che impone quote EV crescenti (28% nel 2025, 80% nel 2030, 100% nel 2035 escludendo le termiche pure), ma nonostante tutto le vendite 2025 delle elettriche sono ferme al 22,4% nonostante gli sconti forzati dai costruttori.

    gray electric car parked on a charging bay

    Il governo introduce però l’Electric Vehicle Excise Duty (eVED): una tassa di 3 pence per miglio sulle EV (circa 276 sterline/anno extra) e 1,5 pence sulle PHEV, per compensare le mancate accise su benzina/diesel, con incassi previsti a 1,9 miliardi entro 2030/31; oltre all’aumento ,da settembre 2026, delle accise carburanti a 57,95 pence/litro.

    Quindi una tassa sulla percorrenza che penalizza chi , vuoi per gli incentivi, vuoi per sentirsi green, ha ceduto alle auto a pile ma si ritrova con costi non preventivati, anche se c’era da aspettarselo: se lo stato incassa meno dalle accise sul termico, dovrà recuperare altrove quei fondi, e quindi giocoforza saranno gli automobilisti , soprattutto quelli che guidano un’elettrica, a pagare il conto, come probabilmente succederà anche in Europa, magari sotto altre forme.

    Bassa adozione EV: preferenze per termiche e versatilità

    Nonostante incentivi e obblighi, l’elettrico fatica: nel 2024 le EV UK hanno raggiunto solo il 19,6% contro il 22% target, con PHEV all’11% per un totale 33%.

    I consumatori preferiscono le termiche rispetto alle elettriche per via dei costi iniziali alti, autonomia limitata, ricarica lenta e versatilità minore sui lunghi tragitti.

    Sono inoltre ostacolati dai prezzi dell’energia schizzati alle stelle per la guerra in Ucraina, e dalle infrastrutture di ricarica ritenute insufficienti.

    Il governo ha dovuto correggere il tiro sulle elettriche, concedendo delle deroghe per le PHEV fino al 2035, ma i target previsti per 2026 (33%), 2027 (38%) e 2028 (52%) sembrano irraggiungibili senza proroghe.

    Ovviamente sono lontani dalle quote della Norvegia, dove la quasi totalità delle auto vendute sono elettriche che alla fine ha cancellato le esenzioni per EV per riequilibrare il proprio bilancio.

    Prospettive europee: proroghe obbligate e nuove tasse

    In Europa, il Regno Unito prefigura scenari simili: l’UE punta a zero emissioni per il 2035 (ma già si parla di deroghe per le ibride), ma l’adozione delle EV è lenta, soprattutto nelle nazioni meno ricche, influenzata da incentivi nazionali variabili e regolamenti CO2.

    La preferenze degli europei per le termiche nasce da motivi economici e pratici, cosa che rende i desiderata della politica, di un abbandono a breve delle termiche, irrealizzabili.

    I costruttori europei sanno che facendo all-in sulle auto a batterie finiranno per perdere quote di mercato nei confronti dei produttori cinesi, molto più competitivi sulle elettriche.

    Stati come Germania e Francia potrebbero prorogare il ban delle termiche al 2035/2040 per evitare collassi industriali, ma comunque prevedono di compensare le perdite sulle accise dei carburanti con tasse sulle percorrenze EV o power road pricing, come già discusso in Olanda e appena stabilito in UK.

    Gli incentivi temporanei (es. quelli in Germania fino a 3000 euro per l’acquisto di una nuova vettura a pile) spingono certamente la transizione, ma gli obblighi rigidi rischiano la resistenza dei cittadini, che non gradiscono l’elettrico, ma soprattutto non si possono permettere di cambiare auto a causa della crisi, men che meno per l’acquisto di una elettrica che costa sensibilmente più di una termica nonostante gli incentivi.

    close up shot of an electirc car charging


    A questo si sommano i ritardi infrastrutturali su colonnine e reti elettriche che rendono il progetto del “tutto elettrico” entro il 2035 improbabile, soprattutto se implementato senza flessibilità.

    Verosimilmente , sul fronte europeo, ci saranno delle proroghe che consentiranno una coesistenza di termico ed elettrico, con un adozione dell’elettrico più graduale, dando tempo alle elettriche di far maturare le tecnologie e consentire un abbassamento dei prezzi e un aumento delle autonomie, senza necessariamente dover forzare la mano con incentivi o imposizioni di legge.

  • Kia Seltos 2026: Il SUV compatto sbarca in Europa con design spigoloso e tecnologia ibrida avanzata

    Kia Seltos 2026: Il SUV compatto sbarca in Europa con design spigoloso e tecnologia ibrida avanzata

    Kia Seltos: debutto europeo della seconda generazione

    Dopo il successo globale dal 2019, la Kia Seltos si prepara a sbarcare per la prima volta in Europa con la sua seconda generazione, annunciata per il 2026. Il SUV compatto, lungo circa 4,40 metri, si inserisce idealmente tra la Stonic, la XCeed e la Sportage per colmare un segmento di mercato molto dinamico.

    La presentazione ufficiale è fissata per il 10 dicembre 2025, con un lancio commerciale europeo previsto per il 2026.

    Design moderno e linea spigolosa

    La nuova Kia Seltos adotta il linguaggio stilistico “Opposites United” tipico dei modelli elettrici e recenti progetti Kia, con proporzioni compatte, superfici funzionali e linee più squadrate che accentuano l’aggressività e la robustezza.

    Il frontale si distingue per una firma luminosa a stella “Star Map”, mentre il posteriore presenta luci orizzontali e verticali integrate che enfatizzano la larghezza, accompagnate da maniglie incassate per un profilo aerodinamico più armonico.

    Le versioni X-Line e GT-Line offriranno design esterno e interni personalizzati per soddisfare diverse preferenze estetiche.

    Motorizzazioni ibride e tecnologia all’avanguardia

    Pur non ancora ufficiali, è atteso che la Kia Seltos europea monti motori benzina 1.6 T-GDi da 150 o 180 CV, probabilmente in versione mild o full hybrid, in linea con la strategia di elettrificazione del marchio.

    Tra le novità più interessanti la possibile introduzione della trazione integrale “e-AWD” elettrica, che attiva le ruote posteriori tramite motore elettrico quando necessario, mantenendo bassi consumi senza rinunciare a prestazioni e sicurezza.

    Queste tecnologie posizioneranno la Seltos come un concorrente moderno e versatile nel segmento B-SUV.

    Posizionamento e prospettive di mercato

    Con un prezzo atteso intorno ai 25-30.000 euro e dimensioni simili alla XCeed, la Kia Seltos punta a diventare una delle proposte più interessanti e competitive nei SUV compatti europei, offrendo spazio interno ampliato, buona dotazione tecnologica e un design distintivo.

    La produzione inizierà in Corea del Sud ad agosto 2026, con il debutto europeo probabilmente entro il 2027, allineando il modello ai mercati globali.

    Questa prima versione europea della Kia Seltos rappresenta un passo importante per Kia nel rafforzare la sua offerta nei SUV, con un mix di stile, tecnologia e motorizzazioni pulite che risponde alle esigenze dei guidatori moderni in Europa.

  • I Migliori Motori Ibridi 2025: Classifica Affidabilità e Consumi

    I Migliori Motori Ibridi 2025: Classifica Affidabilità e Consumi

    I motori ibridi dominano il mercato automobilistico italiano del 2025, con un boom di vendite (+30% su mild e full hybrid) grazie a consumi ridotti sotto i 5 l/100 km, affidabilità elevata e incentivi statali per transizione green. Modelli come Fiat Panda e Toyota Yaris guidano le classifiche per efficienza urbana e lunghi tragitti, superando le pure elettriche in flessibilità.

    Fiat Panda 1.0 Mild Hybrid: Il Re della Città

    Il motore 1.0 tre cilindri mild hybrid da 70 CV della Fiat Panda unisce benzina e piccolo elettrico per 5,2 l/100 km medi, ideale per traffico quotidiano senza ricarica. Leader assoluto nelle immatricolazioni 2025 con oltre 50.000 unità, offre costi manutenzione bassi e una buona affidabilità, nonostante non sia il più vivace sulla piazza , e che perderà pure 5 cavalli per rientrare nelle nuove norme sulle emissioni, già sulla nuova 500 ibrida e sulla versione 2026 della Panda. Rimane comunque perfetto per neopatentati o famiglie urbane, ma può soffrire il peso dell’auto, portando a poco lusinghieri valori sullo 0-100.

    • Consumi reali: 4,8 l/100 km extraurbano.
    • Accelerazione 0-100 km/h: 13 secondi.
    • Prezzo base: 15.000 euro con incentivi.

    Toyota Yaris Cross 1.5 Full Hybrid: Affidabilità Giapponese

    Il 1.5 full hybrid da 130 CV della Yaris Cross garantisce 4,5 l/100 km e 80% guida elettrica in città, con batteria autorigenerante e zero emissioni brevi tratti. Top per affidabilità (1° in classifiche J.D. Power 2025), resiste oltre 300.000 km senza problemi. Ideale per pendolari autostradali.

    • Autonomia totale: 800 km serbatoio pieno.
    • Bagagliaio: 397 litri.
    • Optional sicurezza: Toyota Safety Sense 3.0.

    Renault Clio E-Tech Full Hybrid: Francese Efficiente

    Il 1.6 full hybrid da 145 CV della Clio raggiunge 4,3 l/100 km, con cambio automatico fluido e modalità EV fino 80 km/h. Seconda nelle vendite ibride 2025, eccelle in comfort e connettività Android Auto. Scelta smart per giovani under 35, specie nella versione appena aggiornata.

    Alfa Romeo Tonale 1.3 PHEV: Potenza Plug-in

    Il plug-in hybrid 1.3 turbo da 280 CV della Tonale offre 80 km elettrico puro e 1,5 l/100 km ibrido, unendo sportività italiana a emissioni basse. Prestazioni da 6 secondi 0-100 km/h, per chi cerca emozioni senza sacrifici.

  • Report Auto: Il Tuo Alleato Contro le Truffe nell’Acquisto dell’Usato, ma Attenzione alle Trappole

    Report Auto: Il Tuo Alleato Contro le Truffe nell’Acquisto dell’Usato, ma Attenzione alle Trappole

    Nel complesso mondo della compravendita di auto usate, l’arma migliore a disposizione dell’acquirente è l’informazione. Sempre più persone, per rendere più sicuro un acquisto tra privati, si affidano ai report sul veicolo. Questi servizi funzionano in modo semplice: basta inserire il numero di targa o il numero di telaio per ottenere in pochi clic un documento dettagliato sulla storia dell’auto. La domanda che tutti si pongono è: l’auto che sto per comprare è davvero quella che sembra, o potrei incappare in una truffa?

    Purtroppo, anche questi strumenti nati per garantire trasparenza sono diventati un bersaglio per i truffatori, che hanno affilato le loro tecniche per sfruttarli a proprio vantaggio. Ma cosa sono esattamente questi report, come funzionano le truffe e, soprattutto, come ci si può proteggere?

    mercedes benz parked in a row

    Cosa Sono i Report Auto e Quali Sono i Più Affidabili

    I report auto sono servizi innovativi che forniscono un’istantanea della storia del veicolo. L’obiettivo è dare all’acquirente chiarezza sul bene che sta acquistando e al venditore un’indicazione sul giusto prezzo di mercato.

    Si distinguono principalmente in due categorie:

    1. Report sullo storico del veicolo: Forniscono informazioni cruciali come:
      • Sinistri e incidenti pregressi
      • Storico del chilometraggio (per scovare lo schilometraggio)
      • Numero di precedenti proprietari
      • Eventuali vincoli o gravami (p.ign., fermi amministrativi)
      • Storia delle immatricolazioni e importazione
      • Tra i più famosi a livello internazionale ci sono Carfax e CarVertical.
    2. Report sul valore del veicolo: Servizi che, basandosi su dati di mercato, chilometraggio e ubicazione, forniscono una stima del prezzo di vendita o acquisto. Esempi sono i servizi di quotazione di Quattroruote o Eurotax.

    Attenzione: In Italia, alcune di queste informazioni sono disponibili a costo ridotto o gratuitamente:

    • Storico chilometraggio: Portale dell’Automobilista o app dedicate.
    • Vincoli o gravami: Visura sul sito ACI o tramite un’agenzia di pratiche auto.
    • Sinistri: Richiesta di controllo al proprio assicuratore di fiducia.

    Optare per un report a pagamento da un’azienda specializzata rimane però la scelta migliore per ottenere rapidamente tutte le informazioni in un unico documento chiaro e completo.

    Bisogna comunque tenere presente che questi report non sempre riescono a tracciare interventi fuori dalle reti ufficiali, ad esempio un sinistro riparato da un carrozziere in nero, quindi se sono molto validi nell’acquisto di auto ex aziendali, non sempre possono scovare le magagne di auto possedute da privati.

    a woman talking to a car dealer

    Le Truffe Più Comuni: Così i Malintenzionati Sfruttano i Report

    Il paradosso è che uno strumento nato per prevenire le truffe è ora usato per orchestrarne di nuove. Ecco gli schemi più collaudati.

    Il copione tipico prevede un finto acquirente che, trovato l’annuncio online, contatta il venditore mostrando grande interesse. Prima di concludere, però, insiste ossessivamente per ottenere un report auto, minando di fatto la trattativa se la richiesta non viene soddisfatta.

    Il truffatore, però, non suggerirà mai un portale affidabile. Indicherà invece un sito da lui controllato, fornendo un link diretto. Per convincere il venditore, userà scuse plausibili:

    • “Ho già speso troppo in report recentemente.”
    • “Mi fido solo di questo portale, l’ho usato altre volte.”
    • Mostrerà recensioni false su piattaforme terze.

    Una volta agganciata la vittima, si aprono tre pericolosi scenari:

    1. La Sottrazione del Costo del Report: Il sito incassa il pagamento per il report (che potrebbe non arrivare mai o essere fasullo) e il finto acquirente sparisce. L’obiettivo era semplicemente intascare il costo del servizio, magari costringendoti a pagare più volte per un “errore di sistema”.
    2. Il Furto dei Dati della Carta di Credito: Questo è il rischio più grave. La piattaforma di pagamento è un clone falso di un istituto bancario. Inserendo i propri dati per pagare il report, si consegnano involontariamente al truffatore tutti gli estremi della carta, che verrà poi usata per acquisti fraudolenti o per svuotare il conto corrente.
    3. La Svalutazione Artificiale del Veicolo: In questo caso, il truffatore vuole l’auto a un prezzo stracciato. Il report, falsificato, mostrerà incidenti mai avvenuti o altri problemi gravi. Il venditore, colto alla sprovvista, accetterà uno sconto consistente pur di non perdere l’affare.
    a bmw car with its hood open in a parking lot

    Come Proteggersi: 5 Regole d’Oro

    1. Diffida delle Richieste Insistenti: Di norma, è l’acquirente che dovrebbe farsi carico del costo del report per la sua protezione. Se un compratore spinge perché sia il venditore a pagare, è un campanello d’allarme.
    2. Usa Solo Piattaforme Affidabili: Insisti nell’utilizzare solo servizi noti e certificati come CarVertical, Carfax o AutoDNA. Rifiuta categoricamente link a siti sconosciuti.
    3. Controlla l’URL con Cura: I siti clone hanno indirizzi web molto simili a quelli originali, ma con piccole differenze (es. “.net” invece di “.it” o errori di battitura). Verifica sempre di essere sul sito ufficiale.
    4. Valuta la Reale Necessità: Se non servono dettagli storici ultra-dettagliati, una semplice visura ACI può essere sufficiente per verificare i dati essenziali.
    5. Mai Dati di Pagamento Sensibili: Non fornire mai a terzi i codici di sicurezza della carta o, peggio, le credenziali del tuo home banking. Un sito legittimo non le chiederà mai.
    luxury vehicle parked near car dealership

    Non Solo Report: Attenzione alla Fase di Pagamento

    Anche con un report perfetto, la fase di pagamento rimane un momento critico. Metodi tradizionali come l’assegno o il bonifico ordinario possono nascondere insidie. La soluzione più moderna e sicura è il bonifico istantaneo, che garantisce l’accredito immediato e irrevocabile del denaro. Prima della transazione, però, verifica con la tua banca l’assenza di blocchi automatici per importi elevati, nati per tutelarsi dalle estorsioni, per evitare spiacevoli intoppi durante il passaggio di proprietà.

    In conclusione, i report auto sono uno strumento potentissimo per un acquisto consapevole, ma la loro efficacia dipende dalla tua capacità di usarli in modo intelligente e sicuro. La diffidenza, in questo caso, non è un difetto, ma una virtù.

  • Omoda 4: il B-SUV dal design futuristico che punta a conquistare l’Europa

    Omoda 4: il B-SUV dal design futuristico che punta a conquistare l’Europa

    L’ARRIVO DEL NUOVO SUV
    Il marchio cinese Omoda, parte del colosso Chery, sta per arricchire la sua offerta europea con un modello chiave: la Omoda 4. Abbiamo avuto l’opportunità di osservare in anteprima questo compatto B-SUV, che promette di combinare un design aggressivo, tecnologie all’avanguardia e un prezzo competitivo. La commercializzazione in Italia è prevista per la seconda metà del 2026, tra ottobre e novembre, con prezzi che dovrebbero partire da circa 20.000 euro. Curiosamente, quest’auto doveva inizialmente chiamarsi Omoda 3, ma all’ultimo momento il nome è stato cambiato in “4”, allineandosi alla nomenclatura dei modelli maggiori come Omoda 5 e Omoda 7.

    IL MARCHIO OMODA: LA STRATEGIA EUROPEA DI CHERY
    Omoda rappresenta il braccio più moderno e globalizzato del gruppo cinese Chery, nato con l’obiettivo preciso di competere sui mercati internazionali, in particolare in Europa. La strategia è chiara: proporre veicoli con un design audace e una tecnologia ricca a prezzi accessibili, puntando dritto al cuore di segmenti competitivi come quello dei SUV compatti. L’arrivo della Omoda 4 è un tassello fondamentale per espandere la gamma e offrire un’alternativa sempre più convincente ai modelli europei e coreani.

    MOTORI: UNA GAMMA A TUTTA TECNOLOGIA
    La Omoda 4 si presenterà sul mercato con un’ampia scelta di powertrain, soddisfacendo le diverse esigenze della clientela.

    • Full Hybrid: La versione principale è un ibrida full hybrid 1.5 a benzina da 204 CV. In questo sistema, il motore a benzina agisce spesso come un generatore per la batteria, lasciando che la trazione sia affidata prevalentemente al motore elettrico a basse e medie velocità, garantendo grande efficienza negli spostamenti urbani.
    • Elettrica (BEV): Non mancherà una versione completamente elettrica, con un motore da 204 CV e una batteria LFP da 61 kWh che promette un’autonomia di circa 450 km (ciclo CLTC). Supporta la ricarica rapida in continua fino a 119 kW, permettendo di ricaricare la batteria in poco più di 20 minuti in condizioni ideali.
    • Plug-in Hybrid (PHEV): È attesa anche una variante ibrida plug-in, che dovrebbe abbinare un 1.5 turbo a un motore elettrico per una potenza combinata di circa 245 CV e un’autonomia in modalità elettrica pura di circa 90 km (WLTP).
    • Benzina: Per una scelta più tradizionale, resterà disponibile un motore benzina 1.5 da circa 140 CV.

    DESIGN “CYBER MECHA” E INTERNI AVVENIRISTICI
    La Omoda 4 si distingue per un’estetica spigolosa e futuristica, ispirata al linguaggio “Cyber Mecha” che richiama i robot e i mech dei manga. Il frontale, particolarmente grintoso, è caratterizzato dalla firma visiva “O-Universe Lightning”. Nonostante le dimensioni compatte (circa 4.40 metri di lunghezza), l’abitacolo è risultato abbastanza spazioso. L’abitacolo, definito “Starship Cockpit”, crea un’atmosfera avveniristica con forme che richiamano l’astronautica. Al centro campeggia un grande display verticale per l’infotainment. Una nota di colore: il pulsante di accensione è nascosto sotto uno sportellino rosso sulla console, in un gesto che ricarda l’emozione di avviare una supersportiva.

    E LA VERSIONE “ULTRA”?
    Omoda ha già svelato di avere in serbo una versione più sportiva: la Omoda 4 Ultra. Questa variante si distinguerà per un body kit aggressivo che include uno splitter anteriore, uno spoiler posteriore, inserti specifici e cerchi in lega dal design esclusivo che lasciano intravedere pinze freno gialle. La meccanica dovrebbe basarsi sullo stesso sistema ibrido full hybrid da 204 CV della versione standard, con un’accelerazione 0-100 km/h stimata in circa 8 secondi. Il suo arrivo è previsto nella seconda metà del 2026.

    IN SINTESI
    Con la Omoda 4, il marchio cinese dimostra di voler giocare un ruolo da protagonista nel segmento dei B-SUV europei. Un design che non passa inosservato, una gamma motori completa e tecnologicamente avanzata, e un prezzo di ingresso aggressivo sono le carte migliori che questo nuovo arrivato ha da giocarsi per convincere un pubblico sempre più esigente.

  • Hyundai Tucson 2026: il restyling porta più potenza al motore ibrido

    Hyundai Tucson 2026: il restyling porta più potenza al motore ibrido

    PIÙ CAVALLI PER L’IBRIDA FULL-HYBRID
    La Hyundai Tucson, uno dei SUV più apprezzati e venduti del mercato, si rinnova per il model year 2026 con un aggiornamento di grande importanza sotto il cofano. La novità principale riguarda la versione full-hybrid, che vede una significativa impennata di potenza: i cavalli passano da 215 a 239 CV. Questo incremento di performance non modifica l’architettura consolidata, che continua ad abbinare il classico 4 cilindri turbo benzina 1.6 T-GDI a un motore elettrico integrato nel cambio automatico a sei rapporti. La versione ibrida è disponibile sia a trazione anteriore che integrale.

    CENNI STORICI: DA COMPATTA A ICONA GLOBALE
    La storia della Tucson inizia nel 2004, quando Hyundai lanciò il suo primo SUV compatto per competere in un mercato in forte crescita. Nel corso di quattro generazioni, la Tucson ha saputo evolversi radicalmente, passando da un’utilitaria con ambizioni fuoristrada a un veicolo sofisticato, design avveniristico e tecnologie all’avanguardia. L’attuale generazione, con il suo design “Parametric Dynamics” e le superfici sfaccettate, ha segnato un punto di rottura, affermandosi come un riferimento nel segmento.

    UNA GAMMA MOTORI AMPIA E COLLAUDATA
    Accanto al potenziato sistema full-hybrid, la gamma Tucson 2026 rimane completa e articolata. Restano confermate le altre due motorizzazioni:

    • Il benzina 1.6 T-GDI da 150 CV, abbinabile a un cambio manuale o al doppia frizione DCT.
    • Il diesel mild-hybrid 48V 1.6 CRDi da 136 CV, disponibile esclusivamente con il cambio DCT.

    L’interno dell’abitacolo non subisce modifiche sostanziali, mantenendo il suo layout orizzontale e il caratteristico selettore del cambio posizionato sul piantone dello sterzo, che libera spazio sulla console centrale per la comoda ricarica wireless per smartphone.

    TECNOLOGIA E CONNESSITÀ AL PASSO CON I TEMPI
    La Tucson 2026 conferma il suo impegno nella digitalizzazione. La connettività è garantita dagli aggiornamenti Over-the-Air (OTA), dai servizi Hyundai LIVE, dal sistema Bluelink e dalla Digital Key 2.0, che trasforma il proprio smartphone o smartwatch in una chiave digitale.
    La sicurezza è affidata al ricco pacchetto Hyundai SmartSense, già di serie dall’allestimento base XTech. Include sistemi di assistenza alla guida come il Forward Collision Assist con riconoscimento di veicoli, pedoni e ciclisti, il cruise control adattivo intelligente e il monitoraggio dell’attenzione del guidatore.

    GLI ALLESTIMENTI: DAL BASE ALLO SPORTIVO
    La struttura della gamma per il 2026 rimane invariata, con quattro allestimenti principali e tre pacchetti opzionali (Lounge, Premium, Deluxe).

    • XTech (Base): Include cerchi in lega da 17”, sistema di navigazione da 12,3” con Apple CarPlay e Android Auto wireless, strumentazione LCD, cruise control, paddle al volante e sensori di parcheggio anteriori e posteriori.
    • Business: Aggiunge sedili regolabili elettricamente, cerchi da 18”, vetri oscurati, Smart Cruise Control e Blind Spot Assist.
    • Excellence: Il top di gamma per il lusso, con cerchi da 19”, fari Matrix LED full, portellone elettrico, Head-Up Display e impianto audio Krell.
    • N Line: La versione dall’estetica sportiva, con paraurti specifici, cerchi da 19” esclusivi, interni in pelle/scamosciato con cuciture rosse e pedaliera in metallo.

    LISTINO PREZZI HYUNDAI TUCSON 2026

    AllestimentoMotorizzazioneTrazioneCambioPotenza (CV)Prezzo
    XTech1.6 T-GDI Benzina2WDManuale (MT)150€ 33.400
    XTech1.6 HEV Full-Hybrid2WDAutomatico (AT)239€ 37.500
    Business1.6 T-GDI Benzina2WDMT o DCT150€ 35.900
    Business1.6 CRDi Diesel MHEV2WDDCT136€ 35.900
    Business1.6 HEV Full-Hybrid2WD / 4WDAutomatico (AT)239€ 39.900
    Excellence1.6 CRDi Diesel MHEV2WDDCT136€ 42.200
    Excellence1.6 HEV Full-Hybrid2WD / 4WDAutomatico (AT)239€ 42.200
    N Line1.6 CRDi Diesel MHEV2WDDCT136€ 42.200
    N Line1.6 HEV Full-Hybrid2WD / 4WDAutomatico (AT)239€ 42.200

    Con questo aggiornamento, la Hyundai Tucson 2026 consolida la sua posizione di SUV completo e tecnologico, puntando su un’ibrida più prestante per soddisfare una clientela sempre più attenta alle performance e all’efficienza.

  • Addio alla Jeep Renegade: l’ultimo esemplare esce dalla fabbrica di Melfi

    Addio alla Jeep Renegade: l’ultimo esemplare esce dalla fabbrica di Melfi

    ADDIO DOPO UN DECENNIO DI SUCCESSI
    Un capitolo importante della storia automobilistica italiana ed europea si è appena chiuso. Dopo undici anni e milioni di esemplari prodotti, l’ultima Jeep Renegade ha lasciato la linea di produzione dello stabilimento Stellantis di Melfi. A comunicarlo è stata la UGL Basilicata, che ha voluto sottolineare il peso simbolico di questo momento, non solo per il sito produttivo lucano ma per l’intero settore automotive nazionale. Con la Renegade se ne va un’icona, un modello che ha portato il DNA Jeep nel segmento dei SUV compatti. La sua vettura gemella, la Fiat 500X, l’aveva già preceduta, uscendo di scena nel 2023.

    LA STORIA DI UN MODELLO ICONICO
    Il suo lancio nel 2014 segnò una vera e propria rivoluzione per il marchio a sette feritoie. La Renegade fu, infatti, la prima Jeep nella storia a essere prodotta al di fuori degli Stati Uniti, diventando rapidamente uno dei simboli dell’allora Fiat Chrysler Automobiles. Il suo successo in Europa fu immediato e travolgente, grazie a una formula vincente: un design inconfondibile che riprendeva i tratti dei fuoristrada più grandi in un formato compatto (è lunga 4,24 metri), unito a un’ampia gamma di motorizzazioni. Tuttavia, la piattaforma su cui è nata – progettata originariamente da Fiat – è oggi considerata obsoleta e non rientra più nei piani di sviluppo futuri del gruppo Stellantis. A pesare sulla decisione, anche il nuovo corso strategico di Jeep, sempre più focalizzato sull’elettrificazione e su modelli di segmento superiore.

    UN’EREDA ATTESA PER IL 2027
    Cosa succede ora? Al momento, non esiste una sostituta diretta della Renegade. Il suo spazio nell’offerta Jeep verrà temporaneamente coperto dagli altri modelli in gamma: la piccola Jeep Avenger (lunga 4,08 metri), disponibile in versione elettrica o mild hybrid, e la nuova Compass, che nella generazione attuale è cresciuta (4,55 metri) e poggia sulla moderna piattaforma STLA Medium. Tuttavia, secondo alcune voci di corridoio, Jeep non avrebbe abbandonato del tutto il segmento. Si sta lavorando a una nuova generazione della Renegade, che potrebbe vedere la luce intorno al 2027. Questa futura erede, si dice, sarebbe basata sulla piattaforma “Smart Car” e verrebbe costruita in Polonia.

    MELFI SI TRASFORMA: DA RENEGADE A POLO ELETTRIFICO
    Lo stabilimento di Melfi, dove oggi si volta pagina, non si ferma. Anzi, è già nel pieno di una profonda trasformazione. All’interno degli stessi capannoni che hanno dato vita alla Renegade, è già partita la produzione in serie della nuova Jeep Compass. A questa si affiancheranno presto la DS N° 8 e, a partire dal 2026, la Lancia Gamma. Con l’addio alla Renegade e alla 500X, lo stabilimento lucano si sta riconvertendo a polo di eccellenza per l’elettrificazione del gruppo Stellantis. Tutti i nuovi modelli, infatti, utilizzeranno la piattaforma STLA Medium, progettata per veicoli elettrici nativi e dotata di sistemi di guida assistita all’avanguardia.

    MA LA RENEGADE VIVE ANCORA… IN BRASILE
    Per gli appassionati europei è un addio, ma la carriera globale della Jeep Renegade non è finita del tutto. Il modello continuerà a essere prodotto e commercializzato per un altro periodo nello stabilimento di Goiânia, in Brasile, dove gode ancora di ottima popolarità. Con oltre due milioni di unità prodotte in tutto il mondo, la Jeep Renegade ha rappresentato una pietra miliare per il marchio, dimostrando come un’idea coraggiosa – una Jeep piccola e “europea” – potesse conquistare il mercato, scrivendo una pagina indelebile di storia industriale.

  • Toyota Land Cruiser FJ: ritorna la leggenda in formato compatto. Ma l’Europa dovrà rinunciarci.

    Toyota Land Cruiser FJ: ritorna la leggenda in formato compatto. Ma l’Europa dovrà rinunciarci.

    Nel mondo dei fuoristrada, il nome Land Cruiser è sinonimo di indistruttibilità e capacità leggendarie. Una storia che inizia negli anni ’50, quando il precursore BJ dimostrò la sua tempra sulle aspre montagne giapponesi, per poi evolversi in icone come l’indimenticabile FJ40 e nei modelli di lusso come l’odierna J300. Oggi, Toyota annuncia un ritorno alle origini con un colpo di scena: la nuova Land Cruiser FJ.

    Purtroppo, per gli appassionati del Vecchio Continente, c’è subito un’amara nota: questa piccola fuoristrada, il cui lancio è previsto per la metà del 2026 partendo dal Giappone, non è al momento prevista per il mercato europeo.

    Stessa filosofia, dimensioni più aggressive

    Se ne parlava da tempo e ora è ufficiale: la Land Cruiser FJ è una realtà. Prendendo ispirazione dalla sorella maggiore, questa “baby” Land Cruiser incarna la stessa filosofia robusta e avventurosa, ma racchiusa in una carrozzeria molto più compatta.

    Con una lunghezza di 4.575 mm, la FJ è ben 40 centimetri più corta dell’attuale Land Cruiser. Questo, unito a un passo accorciato di 270 mm, si traduce in un’ottima manovrabilità e un raggio di sterzata di soli 5,5 metri, un vantaggio enorme sui sentieri più impervi.

    Alla base del progetto c’è una versione riadattata della collaudata piattaforma IMV, la stessa che equipaggia il robusto pick-up Hilux. Questo garantisce una struttura incredibilmente rigida, rinforzata da protezioni sotto scocca per difendere gli organi meccanici durante le escursioni più estreme.

    Design squadrato e “fai da te”

    Il design della FJ è un chiaro omaggio al suo passato. Linee spigolose, parafanghi removibili per una riparazione facile e low-cost in caso di danni, e un frontale che offre due anime: luci diurne a “C” di serie o, optional ancor più affascinante, fari rotondi che richiamano direttamente le generazioni storiche della Land Cruiser. Completano il look posteriore il portellone apribile lateralmente e l’immancabile ruota di scena montata sul portellone.

    Toyota promette che la FJ sarà una tela bianca per gli amanti del personalismo, con un’ampissima gamma di accessori dedicati all’off-road per modellarla secondo le proprie esigenze.

    Abitacolo funzionale, guidare senza distrazioni

    L’interno è un trionfo di praticità. La plancia è orizzontale e semplice, pensata per permettere al guidatore di percepire immediatamente l’assetto del veicolo, sia su strada che su terreni sconnessi. La linea di cintura bassa migliora la visibilità del terreno, mentre schermi e comandi sono raggruppati per minimizzare le distrazioni. Anche la leva del cambio è stata posizionata studiando l’ergonomia per un azionamento il più naturale possibile. Non mancherà, ovviamente, la suite Toyota Safety Sense.

    Motore: poca potenza, molta affidabilità

    Cuore pulsante della Land Cruiser FJ è un collaudato 4 cilindri a benzina da 2.7 litri, in grado di erogare 163 CV e 246 Nm di coppia. L’accoppiata con il cambio automatico a 6 marce SuperECT e un sistema di trazione integrale part-time è una garanzia di semplicità e affidabilità meccanica, piuttosto che di performance esasperate.

    In conclusione, la Toyota Land Cruiser FJ si presenta come l’erede spirituale dei modelli più puri e essenziali della gamma. È un fuoristrada pensato per l’avventura senza froncoli, agile, robusto e facilmente personalizzabile. Peccato che, almeno per ora, questo gioiellino made in Thailandia rimarrà un sogno proibito per gli appassionati europei.

  • La Nuova Toyota RAV4 2026: Anteprima a Bologna, in Concessionaria a Gennaio. Prezzi e Dotazioni

    La Nuova Toyota RAV4 2026: Anteprima a Bologna, in Concessionaria a Gennaio. Prezzi e Dotazioni

    Un’anteprima che sa di storia. La nuova Toyota RAV4, giunta alla sesta generazione, ha scelto un palcoscenico d’eccezione per il suo debutto italiano: Auto e Moto d’Epoca 2025 a Bologna. Questo modello, che ha scritto la storia dei SUV crossover moderni, si svela al pubblico italiano prima del suo arrivo ufficiale nei concessionari, previsto per gennaio 2026.

    Un’icona che si rinnova

    La RAV4, da sempre apprezzata nel nostro mercato, presenta un design completamente rinnovato che abbraccia il nuovo linguaggio stilistico Toyota. Il frontale si distingue per i sottili gruppi ottici a “C” che caratterizzano una carrozzeria dalle linee pulite, studiata per massimizzare lo spazio interno senza compromessi.

    Due anime elettrificate: Hybrid e Plug-in

    La gamma si conferma interamente elettrificata, offrendo due diverse filosofie di mobilità sostenibile:

    • Full Hybrid: Basata sul collaudato 2.5 litri aspirato, eroga 183 CV con trazione anteriore e 191 CV con l’integrale (AWD-e), che aggiunge 2.500 euro al listino.
    • Plug-in Hybrid: La versione più performante, con batteria da 22,68 kWh che garantisce fino a 100 km di autonomia in modalità zero emissioni. La potenza raggiunge i 268 CV (anteriore) e ben 304 CV (integrale).

    Interni high-tech e dotazioni complete

    A bordo, l’abitacolo non stravolge l’impostazione pratica che ha sempre contraddistinto il modello, ma si aggiorna con tecnologie all’avanguardia. Domina la plancia un display touch da 12,9 pollici per il sistema multimediale, affiancato da una strumentazione digitale da 12,3 pollici.

    La gamma degli allestimenti è articolata in quattro livelli:

    • Base: Già ricco di serie con climatizzatore bizona, schermo da 12,9″, connettività e fari full LED
    • Icon: Aggiunge portellone motorizzato, sedili ventilati e volante riscaldato
    • Premium: Include interni in pelle sintetica e cerchi da 20 pollici
    • GR Sport: Top di gamma con estetica sportiva e dotazioni esclusive

    Prezzi e disponibilità

    I listini partono da:

    • RAV4 Hybrid: da 45.200 euro (Base)
    • RAV4 Plug-in Hybrid: da 50.700 euro (Base)

    L’anteprima bolognese ha quindi svelato non solo un’auto nuova, ma l’evoluzione di un’icona che continua a guardare al futuro senza dimenticare la sua eredità. L’appuntamento per metterla in garage è per gennaio 2026.

  • Opel e poi Fiat: Stellantis venderà SUV cinesi con i marchi europei. La strategia è chiara.

    Opel e poi Fiat: Stellantis venderà SUV cinesi con i marchi europei. La strategia è chiara.

    La strategia di Stellantis per competere nel mercato elettrico globale si sta delineando in modo sempre più audace e, per molti, sorprendente. Dopo aver acquisito una quota del 21% nella cinese Leapmotor, il gruppo non si limiterà a distribuire i modelli del brand asiatico in Europa. Il piano vero, secondo le ultime indiscrezioni, è molto più integrato: rilanciare i propri marchi storici con vetture a marchio Leapmotor.

    Il primo candidato a questo “rebadging” sarebbe Opel, con il SUV elettrico compatto Leapmotor B10 che , con qualche piccolo adattamento si trasformerà in un nuovo modello del marchio tedesco . Ma la vera notizia è che, se l’operazione avrà successo, il prossimo marchio in linea potrebbe essere Fiat.

    Opel B10: un SUV cinese (ma made in Spain) per salvare il marchio tedesco

    Secondo le rivelazioni di Automobilwoche e Automotive News Europe, Stellantis sta seriamente valutando di introdurre nel listino Opel la Leapmotor B10 con il marchio del blitz. Non si tratterebbe di un semplice import, ma di un’operazione strategica per eludere i dazi europei sui veicoli cinesi (che possono arrivare al 30%).

    La produzione del futuro SUV, ribattezzato per il mercato europeo, è infatti ipotizzata nello stabilimento Stellantis di Saragozza, in Spagna, a partire dal 2026. Qui già nascono modelli come la Opel Corsa e la nuova Lancia Ypsilon. Produrre localmente permetterebbe a Stellantis di puntare su un prezzo aggressivo, sotto i 30.000 euro, rendendolo un competitor diretto per Volkswagen ID.4 e Kia EV3.

    La B10, che misura 4,52 metri, è tecnicamente promettente: motore posteriore da 218 CV, batterie da 56 o 67 kWh per un’autonomia fino a 430 km e un’architettura elettronica centralizzata che ricorda da vicino quella di Tesla.

    Perché Fiat potrebbe essere la prossima nella lista

    L’ipotesi Opel non è un caso isolato, ma il primo tassello di una strategia ben più ampia. Stellantis ha bisogno di veicoli elettrici economici e competitivi in tempi brevi per i suoi marchi di volume, e la piattaforma Leapmotor (chiamata “Four Leaf Clover”) rappresenta una soluzione immediata.

    Fiat, con la sua mission di democratizzare la mobilità sostenibile, è il candidato perfetto. Immaginare una futura “Fiat SUV Elettrico” basata sulla B10 o su un modello simile Leapmotor non è fantascienza, ma un’evoluzione logica del piano, ma anche una copia della city car T03 avrebbe parecchio senso con il logo del marchio torinese. Dopo il lancio della nuova Panda a combustione, Fiat avrà un disperato bisogno di un’offerta elettrica accessibile e familiare per le masse, un segmento in cui oggi fatica a competere sui costi. Un’auto del genere, prodotta in Europa per contenere il prezzo, potrebbe essere la carta vincente per riconquistare il mercato.

    Una mossa necessaria in un mercato in crisi

    I dati di vendita di Leapmotor in Europa (16.485 unità nei primi nove mesi del 2024) dimostrano che c’è interesse per i veicoli elettrici cinesi di qualità a un prezzo contenuto. Stellantis sta semplicemente capitalizzando il proprio investimento in modo intelligente: invece di lasciare che Leapmotor cresca come un competitor, la trasforma in un fornitore interno per ringiovanire i propri marchi.

    Da Russelsheim, quartier generale di Opel, un laconico “no comment” accompagna queste voci. Ma il silenzio è spesso più eloquente di mille parole. La partita per l’elettrico economico in Europa si giocherà sempre di più sull’integrazione con la tecnologia cinese. E Stellantis, con Opel in prima linea e Fiat probabilmente in seconda, non intende restare a guardare.