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  • Toyota Land Cruiser FJ: ritorna la leggenda in formato compatto. Ma l’Europa dovrà rinunciarci.

    Toyota Land Cruiser FJ: ritorna la leggenda in formato compatto. Ma l’Europa dovrà rinunciarci.

    Nel mondo dei fuoristrada, il nome Land Cruiser è sinonimo di indistruttibilità e capacità leggendarie. Una storia che inizia negli anni ’50, quando il precursore BJ dimostrò la sua tempra sulle aspre montagne giapponesi, per poi evolversi in icone come l’indimenticabile FJ40 e nei modelli di lusso come l’odierna J300. Oggi, Toyota annuncia un ritorno alle origini con un colpo di scena: la nuova Land Cruiser FJ.

    Purtroppo, per gli appassionati del Vecchio Continente, c’è subito un’amara nota: questa piccola fuoristrada, il cui lancio è previsto per la metà del 2026 partendo dal Giappone, non è al momento prevista per il mercato europeo.

    Stessa filosofia, dimensioni più aggressive

    Se ne parlava da tempo e ora è ufficiale: la Land Cruiser FJ è una realtà. Prendendo ispirazione dalla sorella maggiore, questa “baby” Land Cruiser incarna la stessa filosofia robusta e avventurosa, ma racchiusa in una carrozzeria molto più compatta.

    Con una lunghezza di 4.575 mm, la FJ è ben 40 centimetri più corta dell’attuale Land Cruiser. Questo, unito a un passo accorciato di 270 mm, si traduce in un’ottima manovrabilità e un raggio di sterzata di soli 5,5 metri, un vantaggio enorme sui sentieri più impervi.

    Alla base del progetto c’è una versione riadattata della collaudata piattaforma IMV, la stessa che equipaggia il robusto pick-up Hilux. Questo garantisce una struttura incredibilmente rigida, rinforzata da protezioni sotto scocca per difendere gli organi meccanici durante le escursioni più estreme.

    Design squadrato e “fai da te”

    Il design della FJ è un chiaro omaggio al suo passato. Linee spigolose, parafanghi removibili per una riparazione facile e low-cost in caso di danni, e un frontale che offre due anime: luci diurne a “C” di serie o, optional ancor più affascinante, fari rotondi che richiamano direttamente le generazioni storiche della Land Cruiser. Completano il look posteriore il portellone apribile lateralmente e l’immancabile ruota di scena montata sul portellone.

    Toyota promette che la FJ sarà una tela bianca per gli amanti del personalismo, con un’ampissima gamma di accessori dedicati all’off-road per modellarla secondo le proprie esigenze.

    Abitacolo funzionale, guidare senza distrazioni

    L’interno è un trionfo di praticità. La plancia è orizzontale e semplice, pensata per permettere al guidatore di percepire immediatamente l’assetto del veicolo, sia su strada che su terreni sconnessi. La linea di cintura bassa migliora la visibilità del terreno, mentre schermi e comandi sono raggruppati per minimizzare le distrazioni. Anche la leva del cambio è stata posizionata studiando l’ergonomia per un azionamento il più naturale possibile. Non mancherà, ovviamente, la suite Toyota Safety Sense.

    Motore: poca potenza, molta affidabilità

    Cuore pulsante della Land Cruiser FJ è un collaudato 4 cilindri a benzina da 2.7 litri, in grado di erogare 163 CV e 246 Nm di coppia. L’accoppiata con il cambio automatico a 6 marce SuperECT e un sistema di trazione integrale part-time è una garanzia di semplicità e affidabilità meccanica, piuttosto che di performance esasperate.

    In conclusione, la Toyota Land Cruiser FJ si presenta come l’erede spirituale dei modelli più puri e essenziali della gamma. È un fuoristrada pensato per l’avventura senza froncoli, agile, robusto e facilmente personalizzabile. Peccato che, almeno per ora, questo gioiellino made in Thailandia rimarrà un sogno proibito per gli appassionati europei.

  • La Nuova Toyota RAV4 2026: Anteprima a Bologna, in Concessionaria a Gennaio. Prezzi e Dotazioni

    La Nuova Toyota RAV4 2026: Anteprima a Bologna, in Concessionaria a Gennaio. Prezzi e Dotazioni

    Un’anteprima che sa di storia. La nuova Toyota RAV4, giunta alla sesta generazione, ha scelto un palcoscenico d’eccezione per il suo debutto italiano: Auto e Moto d’Epoca 2025 a Bologna. Questo modello, che ha scritto la storia dei SUV crossover moderni, si svela al pubblico italiano prima del suo arrivo ufficiale nei concessionari, previsto per gennaio 2026.

    Un’icona che si rinnova

    La RAV4, da sempre apprezzata nel nostro mercato, presenta un design completamente rinnovato che abbraccia il nuovo linguaggio stilistico Toyota. Il frontale si distingue per i sottili gruppi ottici a “C” che caratterizzano una carrozzeria dalle linee pulite, studiata per massimizzare lo spazio interno senza compromessi.

    Due anime elettrificate: Hybrid e Plug-in

    La gamma si conferma interamente elettrificata, offrendo due diverse filosofie di mobilità sostenibile:

    • Full Hybrid: Basata sul collaudato 2.5 litri aspirato, eroga 183 CV con trazione anteriore e 191 CV con l’integrale (AWD-e), che aggiunge 2.500 euro al listino.
    • Plug-in Hybrid: La versione più performante, con batteria da 22,68 kWh che garantisce fino a 100 km di autonomia in modalità zero emissioni. La potenza raggiunge i 268 CV (anteriore) e ben 304 CV (integrale).

    Interni high-tech e dotazioni complete

    A bordo, l’abitacolo non stravolge l’impostazione pratica che ha sempre contraddistinto il modello, ma si aggiorna con tecnologie all’avanguardia. Domina la plancia un display touch da 12,9 pollici per il sistema multimediale, affiancato da una strumentazione digitale da 12,3 pollici.

    La gamma degli allestimenti è articolata in quattro livelli:

    • Base: Già ricco di serie con climatizzatore bizona, schermo da 12,9″, connettività e fari full LED
    • Icon: Aggiunge portellone motorizzato, sedili ventilati e volante riscaldato
    • Premium: Include interni in pelle sintetica e cerchi da 20 pollici
    • GR Sport: Top di gamma con estetica sportiva e dotazioni esclusive

    Prezzi e disponibilità

    I listini partono da:

    • RAV4 Hybrid: da 45.200 euro (Base)
    • RAV4 Plug-in Hybrid: da 50.700 euro (Base)

    L’anteprima bolognese ha quindi svelato non solo un’auto nuova, ma l’evoluzione di un’icona che continua a guardare al futuro senza dimenticare la sua eredità. L’appuntamento per metterla in garage è per gennaio 2026.

  • Opel e poi Fiat: Stellantis venderà SUV cinesi con i marchi europei. La strategia è chiara.

    Opel e poi Fiat: Stellantis venderà SUV cinesi con i marchi europei. La strategia è chiara.

    La strategia di Stellantis per competere nel mercato elettrico globale si sta delineando in modo sempre più audace e, per molti, sorprendente. Dopo aver acquisito una quota del 21% nella cinese Leapmotor, il gruppo non si limiterà a distribuire i modelli del brand asiatico in Europa. Il piano vero, secondo le ultime indiscrezioni, è molto più integrato: rilanciare i propri marchi storici con vetture a marchio Leapmotor.

    Il primo candidato a questo “rebadging” sarebbe Opel, con il SUV elettrico compatto Leapmotor B10 che , con qualche piccolo adattamento si trasformerà in un nuovo modello del marchio tedesco . Ma la vera notizia è che, se l’operazione avrà successo, il prossimo marchio in linea potrebbe essere Fiat.

    Opel B10: un SUV cinese (ma made in Spain) per salvare il marchio tedesco

    Secondo le rivelazioni di Automobilwoche e Automotive News Europe, Stellantis sta seriamente valutando di introdurre nel listino Opel la Leapmotor B10 con il marchio del blitz. Non si tratterebbe di un semplice import, ma di un’operazione strategica per eludere i dazi europei sui veicoli cinesi (che possono arrivare al 30%).

    La produzione del futuro SUV, ribattezzato per il mercato europeo, è infatti ipotizzata nello stabilimento Stellantis di Saragozza, in Spagna, a partire dal 2026. Qui già nascono modelli come la Opel Corsa e la nuova Lancia Ypsilon. Produrre localmente permetterebbe a Stellantis di puntare su un prezzo aggressivo, sotto i 30.000 euro, rendendolo un competitor diretto per Volkswagen ID.4 e Kia EV3.

    La B10, che misura 4,52 metri, è tecnicamente promettente: motore posteriore da 218 CV, batterie da 56 o 67 kWh per un’autonomia fino a 430 km e un’architettura elettronica centralizzata che ricorda da vicino quella di Tesla.

    Perché Fiat potrebbe essere la prossima nella lista

    L’ipotesi Opel non è un caso isolato, ma il primo tassello di una strategia ben più ampia. Stellantis ha bisogno di veicoli elettrici economici e competitivi in tempi brevi per i suoi marchi di volume, e la piattaforma Leapmotor (chiamata “Four Leaf Clover”) rappresenta una soluzione immediata.

    Fiat, con la sua mission di democratizzare la mobilità sostenibile, è il candidato perfetto. Immaginare una futura “Fiat SUV Elettrico” basata sulla B10 o su un modello simile Leapmotor non è fantascienza, ma un’evoluzione logica del piano, ma anche una copia della city car T03 avrebbe parecchio senso con il logo del marchio torinese. Dopo il lancio della nuova Panda a combustione, Fiat avrà un disperato bisogno di un’offerta elettrica accessibile e familiare per le masse, un segmento in cui oggi fatica a competere sui costi. Un’auto del genere, prodotta in Europa per contenere il prezzo, potrebbe essere la carta vincente per riconquistare il mercato.

    Una mossa necessaria in un mercato in crisi

    I dati di vendita di Leapmotor in Europa (16.485 unità nei primi nove mesi del 2024) dimostrano che c’è interesse per i veicoli elettrici cinesi di qualità a un prezzo contenuto. Stellantis sta semplicemente capitalizzando il proprio investimento in modo intelligente: invece di lasciare che Leapmotor cresca come un competitor, la trasforma in un fornitore interno per ringiovanire i propri marchi.

    Da Russelsheim, quartier generale di Opel, un laconico “no comment” accompagna queste voci. Ma il silenzio è spesso più eloquente di mille parole. La partita per l’elettrico economico in Europa si giocherà sempre di più sull’integrazione con la tecnologia cinese. E Stellantis, con Opel in prima linea e Fiat probabilmente in seconda, non intende restare a guardare.

  • Nuova Renault Clio 2026: Non è più una utilitaria, è un crossover cittadino

    Nuova Renault Clio 2026: Non è più una utilitaria, è un crossover cittadino

    La regina delle compatte europee si trasforma. Con la sesta generazione, la Renault Clio compie un balzo evolutivo che va ben oltre un semplice restyling. Abbandona i panni della classica utilitaria per indossare quelli di un crossover urbano moderno, tecnologico e spazioso, pronto a competere in un mercato sempre più affollato di SUV compatti.

    Presentata in anteprima al Salone di Monaco, la nuova Clio 2026 non cambia la sua anima (la piattaforma CMF-B è confermata), ma rinnova radicalmente il suo corpo e il suo carattere, puntando su dimensioni aumentate, design muscoloso e un’offerta di motorizzazioni 100% green, senza più diesel.

    Il Design: Più Grintosa e Imponente

    La prima cosa che salta all’occhio sono le nuove proporzioni. La Clio cresce in ogni dimensione:

    • Lunghezza: +7 cm (ora 4,12 m)
    • Larghezza: +4 cm
    • Altezza: +1 cm

    Questo growth spurt le conferisce una presenza stradale completamente nuova, più simile a quella di un piccolo SUV che a una hatchback. Il design si ispira al concept Emblème e mostra linee più spigolose e dinamiche. Il frontale è dominato da una mascherina esagonale con griglia a losanga, fari Full LED sottili e inserti in nero lucido che enfatizzano l’atteggiamento “ruote alte”.

    La vista laterale mantiene le maniglie posteriori nascoste, mentre la coda è la parte più rivoluzionaria, con un lunetto molto inclinato (una scelta stilistica audace che riduce leggermente la visibilità posteriore) e fanali collegati da una light bar.

    L’Interno: Salto di Qualità e Tecnologia

    Entrando in abitacolo, il passo in avanti è netto. Il cruscotto è un chiaro erede di quello della Renault 5 elettrica, con un design pulito e minimalista.

    • Doppio display da 10 pollici: Il sistema è basato su Android Automotive, con Google integrato (Maps, Assistant, Play Store) e compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto.
    • Materiali: Mix di tessuti (anche sulla plancia) e plastiche. La qualità percepita è alta, anche se alcuni materiali duri rimangono.
    • Spazio: L’aumento del passo (+1 cm) migliora lo spazio per le gambe posteriori. Il bagagliaio offre 390 litri di capacità, pratico e profondo, anche se con un alto scalino di carico.

    La Gamma Motori: Ibrida, Benzina e GPL (ma zero Diesel)

    Renault fa una scelta coraggiosa e moderna, eliminando i diesel e puntando su tre opzioni:

    1. E-Tech Full Hybrid 160 CV: La top di gamma. Monta un nuovo 1.8 aspirato (sostituisce il 1.6) abbinato a due motori elettrici. Promette di viaggiare in elettrico fino all’80% del tempo in città, consumi dichiarati di 25,6 km/l (3,9 l/100km) e uno scatto 0-100 in 8,3 secondi.
    2. TCe 115 CV: Il classico 3 cilindri turbo benzina, disponibile con cambio manuale o automatico EDC a doppia frizione. La scelta per chi preferisce la tradizione.
    3. Eco-G 120 CV GPL: La regina dell’autonomia. In arrivo nell’estate 2026, abbinata al cambio EDC, promette un’autonomia mostruosa grazie a una bombola da 50 litrifino a 1.450 km con un pieno completo (benzina + GPL).

    Gli Allestimenti: Ricchissimi di Serie

    La gamma è semplice ma ben definita, e tutti gli allestimenti sono già molto dotati:

    • Evolution (Base): Include già cruise control adattivo, frenata automatica d’emergenza, display 10″, sensori posteriori e climatizzatore.
    • Techno: Aggiunge il sistema OpenR Link con Google, cerchi in lega da 16″, camera posteriore, keyless entry e illuminazione ambientale.
    • Esprit Alpine (Top): Firmata dal reparto sportivo, con cerchi da 18″, interni in Alcantara, pedaliera in alluminio, ADAS avanzati e ricarica wireless.

    Prezzo e Arrivo

    Gli ordini si apriranno a ottobre 2025, con le prime consegne previste per dicembre. Il prezzo di partenza dovrebbe aggirarsi attorno ai 20.000 euro, posizionandola in una fascia competitiva nonostante il netto upgrade in termini di contenuti.

    In conclusione, la nuova Clio non è più la semplice e pratica city car di una volta. È un’auto più ambiziosa, che punta a sedurre chi cerca la praticità di un crossover, la tecnologia di un’auto di segmento superiore e l’efficienza delle motorizzazioni ibride, il tutto senza tradire lo spirito pratico che l’ha resa un’icona.

  • Geely sbarca in Italia: Il colosso cinese punta sul nostro mercato con elettrica e ibrida

    Geely sbarca in Italia: Il colosso cinese punta sul nostro mercato con elettrica e ibrida

    Il più grande costruttore automobilistico privato cinese ha deciso: l’Italia è il prossimo obiettivo. Geely, il colosso che nel 2024 ha venduto oltre 3,3 milioni di veicoli e che controlla marchi del calibro di Volvo, Polestar e Lotus, arriva ufficialmente sul nostro mercato. Non come fornitore di tecnologie per altri brand, ma con il suo marchio originale, pronta a sfidare le case europee nel loro stesso cortile di casa.

    A partire dall’autunno 2025, le concessionarie italiane vedranno sfilare i primi due modelli del gruppo: il SUV elettrico EX5 e l’ibrida plug-in Starray EM-i. Un doppio attacco per conquistare due diverse anime di mercato con una strategia chiara: offrire tecnologia, spazio e dotazioni a un rapporto qualità-pzzo molto aggressivo.

    La Strategia: Una Rete da 100 Concessionarie e 6 Anni di Garanzia

    Geely non arriva in Italia in sordina. L’ingresso è stato strutturato con una precisione strategica degna di un grande player globale. La distribuzione è affidata a Jameel Motors, un distributore internazionale con esperienza in oltre 10 paesi, guidato in Italia da Marco Santucci (ex AD di Jaguar Land Rover Italia).

    Il piano è ambizioso:

    • Creare una rete di circa 100 punti vendita e assistenza in tutto il territorio nazionale.
    • Dotare ogni paese di un magazzino ricchi dedicato per tempi di intervento rapidi.
    • Offrire una garanzia ufficiale di 6 anni, un messaggio forte per rassicurare i clienti sull’affidabilità del prodotto.

    I Modelli: Tecnologia e Spazio in Primo Piano

    1. Geely EX5 (Elettrica)
    Il primo apripista è il SUV EX5, un modello di taglia media (4,61 m di lunghezza) che punta tutto sull’elettrico.

    • Motore: 218 CV e 320 Nm di coppia.
    • Batteria: Pack Aegis Short Blade da 60,22 kWh.
    • Autonomia: 430 km dichiarati (ciclo WLTP).
    • Interni: L’abitacolo è un concentrato di tecnologia, dominato da un enorme touchscreen centrale da 15,4 pollici, un quadro strumenti da 10,2″ e un head-up display che proietta le informazioni sul parabrezza.
    • Comfort: Sedili anteriori con regolazione elettrica, memoria, riscaldamento, ventilazione e massaggio. I sedili posteriori hanno schienali regolabili.

    2. Geely Starray EM-i (Ibrida Plug-in)
    Esteticamente quasi identica alla EX5, la Starray EM-i è la scelta per chi non è ancora pronto al full electric.

    • Motore: Un powertrain ibrido plug-in composto da un 1.5 turbo benzina da 217 CV abbinato a un motore elettrico da 100 CV.
    • Batteria: Da 18,4 kWh.
    • Autonomia: Fino a 83 km in modalità puramente elettrica (WLTP) e una autonomia combinata (benzina+elettrico) di ben 943 km.
    • Interni: Condivide con la EX5 il layout iper-tecnologico e il focus sul comfort.

    Perché Geely è un Concorrente Serio?

    Geely non è un costruttore qualsiasi. È un gigante globale con un portfolio di marchi di lusso e un know-how tecnologico immenso. Le piattaforme su cui viaggiano la EX5 e la Starray condividono DNA con quelle di Volvo e Polestar. Questo significa che, pur sotto un marchio nuovo per l’Italia, i clienti troveranno tecnologie collaudate e sicure.

    La mossa di puntare sull’ibrida plug-in è astuta: intercetta la crescente domanda di questa tipologia di veicoli in Italia, offrendo una soluzione a zero ansia da autonomia per chi non ha ancora familiarità con l’elettrico puro.

    La Sfida: convincere il Cliente Italiano

    La vera sfida per Geely non sarà la tecnologia o il prezzo, ma la percezione del marchio. Dovrà convincere gli automobilisti italiani che un’auto cinese, sebbene prodotta da un colosso con standard qualitativi elevati, può essere un’alternativa credibile e desiderabile rispetto ai brand tradizionali europei e giapponesi.

    L’arrivo di Geely è un terremoto nel panorama automobilistico italiano. Dimestra che la globalizzazione del settore è una realtà concreta e che la concorrenza si fa sempre più agguerrita. Per i consumatori, significa avere più scelta, più tecnologia e probabilmente, prezzi più interessanti.

  • Addio al Diesel: Stellantis Cede VM Motori, Storico Fiore All’Occhiello dei Propulsori

    Addio al Diesel: Stellantis Cede VM Motori, Storico Fiore All’Occhiello dei Propulsori

    Un pezzo di storia dell’automotive italiano cambia proprietario. Stellantis ha ufficializzato la vendita di VM Motori, lo storico stabilimento di Cento (Ferrara) specializzato per decenni nella produzione di motori diesel di altissima ingegneria. L’acquirente è Gamma Holding, la società degli investitori che controllano Marval, azienda torinese specializzata in componenti per veicoli industriali e pesanti.

    Questa operazione segna un altro, significativo passo nella trasformazione epocale del gruppo automobilistico italo-francese, che sta progressivamente abbandonando le attività legate ai motori a combustione interna per concentrare risorse e investimenti sull’elettrificazione.

    Da Fiat a Stellantis: La Storia di un’Eccellenza

    Fondata nel 1947, VM Motori ha costruito la sua reputazione su propulsori diesel all’avanguardia, diventando un fornitore cruciale per molti costruttori, inclusi i brand del gruppo FCA prima e Stellantis poi. Il colosso di Detroit-Torino-Parigi ne acquisì il controllo totale nel 2013.

    Lo stabilimento emiliano, che conta oltre 350 dipendenti, è stato a lungo un centro di eccellenza. Nei suoi capannoni hanno preso vita alcuni dei motori diesel più apprezzati, come il famoso V6 3.0L che ha equipaggiato iconiche Jeep e Maserati, diventando un punto di riferimento per potenza, coppia e raffinatezza.

    La Transizione: dai Motori per Auto a quelli Industriali

    Il declino del diesel nel settore auto, accelerato dallo scandalo Dieselgate e dalle politiche anti-inquinamento, ha inevitabilmente ridotto l’importanza strategica di VM Motori per Stellantis. Dal 2022, lo stabilimento ha cessato di produrre motori per autovetture, riconvertendo la sua attività verso la produzione di propulsori industriali e marini.

    Questa riconversione ha reso l’impianto un asset più compatibile con il core business di Marval, che fornisce componenti a big dell’industria pesante come John Deere, Daimler Truck, Iveco e Scania.

    Cosa Succede Ora? Tutti i Lavoratori Sono Confermati

    In operazioni di questo tipo, la preoccupazione maggiore ricade sempre sui dipendenti. In questo caso, però, le notizie sono rassicuranti. Il CEO di Marval, Vincenzo Nunziata, ha assicurato pubblicamente che l’impianto “manterrà la produzione attuale e tutti i posti di lavoro verranno confermati”.

    La vendita, i cui dettagli economici non sono stati resi noti, dovrebbe essere finalizzata entro la fine del 2025.

    Il Piano Stellantis: Meno Motori Termici, Più Elettrico

    La cessione di VM Motori non è un evento isolato, ma rientra in un preciso piano di riorganizzazione globale. Stellantis sta progressivamente snellendo la sua impronta legata alla propulsione termica per liberare risorse da investire nel futuro elettrico.

    Con la chiusura di questa operazione, gli impianti di produzione motori di Stellantis in Italia si riducono a due:

    1. Termoli: In piena trasformazione per diventare una “Gigafactory” e produrre, a partire dal 2026, i cambi elettrificati eDCT e assemblare i motori termici FireFly.
    2. Pratola Serra: Attualmente dedicato alla produzione di motori diesel per i veicoli commerciali del gruppo (Fiat Professional, ecc.).

    La vendita di VM Motori è quindi un simbolo potente di un’era che volge al termine. È la fine del capitolo diesel per Stellantis, ma anche l’inizio di una nuova vita per uno stabilimento storico, che sotto una guida più focalizzata sul suo nuovo settore, potrà continuare a essere un’eccellenza della motoristica made in Italy, seppur in una vesta completamente nuova.

  • Addio alla Ford Focus come la conosciamo: nel 2027 arriva un crossover come erede

    Addio alla Ford Focus come la conosciamo: nel 2027 arriva un crossover come erede

    La Ford Focus, da oltre vent’anni pilastro delle vendite e simbolo della guida piacevole in Europa, sta per andare in pensione. Ma a differenza di quanto si possa pensare, non sarà un addio definitivo, bensì una metamorfosi che rispecchia le tendenze inarrestabili del mercato.

    Secondo i piani della Casa dell’Ovale Blu, la produzione dell’attuale Focus terminerà verso la fine del 2025. Questo significa che uno dei modelli più iconici e amati del segmento C, che solo nel 2024 ha trovato oltre 85.000 nuovi proprietari, uscirà di scena senza un sostituto diretto e immediato. Dopo il pensionamento della Fiesta, che ha spinto i clienti verso la Puma, la Ford lascerà temporaneamente un vuoto nella sua gamma, cedendo terreno alla concorrenza in un segmento storicamente cruciale.

    L’Erede: Non più un’berlina, ma un Crossover

    La notizia più importante è che l’erede della Focus non sarà una berlina o una station wagon. Il successore, atteso per il 2027, sarà un crossover con ruote alte e un profilo più robusto, progettato per competere direttamente con modelli di successo come la Cupra Formentor.

    Questa scelta strategica segna la fine di un’era per Ford Europa, che abbandona definitivamente le berline tradizionali nel segmento medio per assecondare la domanda che premia sempre più i SUV e i crossover.

    Posizionamento e Caratteristiche: Tra Puma e Kuga

    Dove si andrà a posizionare questo nuovo modello? Non andrà a rimpiazzare l’attuale Kuga, ma occuperà lo spazio che si creerà tra la compatta Puma e la media Kuga, offrendo una proposta intermedia.

    Le indiscrezioni suggeriscono una forte parentela tecnica proprio con la Kuga. Entrambi i modelli dovrebbero essere prodotti nello stesso stabilimento di Valencia, in Spagna, condividendo molti componenti chiave. La base di partenza dovrebbe essere l’attuale piattaforma C2 (la stessa della Focus di quarta generazione), probabilmente aggiornata per diventare “multi-energy” e ospitare non solo i propulsori ibridi di cui Ford è maestra, ma anche, in futuro, powertrain completamente elettrici.

    La Sfida: Prezzo e Identità

    La sfida più grande per Ford sarà dare un’identità precisa a questo nuovo crossover in una gamma che si sta facendo sempre più affollata. Dovrà distinguersi chiaramente non solo dalla Kuga, ma anche dai modelli elettrici puri come Explorer e Capri, che si rivolgono a una clientela differente e hanno listini più elevati.

    La chiave del successo sarà una proposta di motorizzazioni diversificata (ibride e ibride plug-in) e, soprattutto, un prezzo di ingresso aggressivo. Per attirare il tradizionale cliente Focus, il listino dovrà essere ben al di sotto dei 41.000 euro richiesti per l’Explorer elettrico, posizionandosi in un range più accessibile e competitivo.

    In conclusione, sta per calare il sipario su un’auto che ha fatto la storia. Il suo erede non ne porterà il nome, ma ne raccoglierà il testimone con un nuovo formato, adatto ai tempi che corrono. Il mondo chiede crossover, e Ford è pronta a servirglielo.

  • Ecoincentivi 2025: L’elettrica può costare meno del benzina. Ecco le auto da comprare con gli incentivi

    Ecoincentivi 2025: L’elettrica può costare meno del benzina. Ecco le auto da comprare con gli incentivi

    Con i nuovi ecoincentivi statali del PNRR da 600 milioni di euro, il sogno di un’auto elettrica nuova non è mai stato così vicino. Anzi, per la prima volta, un’auto a batteria può costare meno di un’analoga a benzina o diesel, trasformandosi da oggetto del desiderio in un affare intelligente per la mobilità quotidiana.

    Grazie a uno sconto che può arrivare fino a 11.000 euro per i privati, i listini di molti modelli vengono non solo azzerati, ma stravolti. L’asticella per approfittarne è chiara: essere residenti in un’area urbana (FUA), avere un ISEE sotto i 40.000 euro e avere una vecchia auto fino all’Euro 5 da rottamare. Chi rientra nello scaglione ISEE più basso (fino a 30.000€) ottiene lo sconto massimo, ottenendo veri e propri super affari su quattro ruote.

    Ecco alcuni dei modelli più interessanti che, con gli incentivi, diventano irriverenti competitor delle termiche.

    I Modelli Star degli Ecoincentivi: Quanto Risparmi Davvero?

    • Dacia Spring – L’icona dell’elettrica economica
      • Prezzo listino: a partire da €17.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: €6.900 euro
      • È stata la prima a giocare in questa liga. Con lo sconto, diventa l’auto nuova più economica. Perfetta come seconda macchina per la città, ha autonomia limitata ma costi di gestione irrisori, ma pecca un pò nella qualità degli interni.
    • Citroën e-C3 – L’anticonformista
      • Prezzo listino: da €23.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione:  a partire da €12.900
      • Forse l’offerta più equilibrata. Non è un’auto “minima”, ma una B-SUV a tutti gli effetti, con oltre 300 km di autonomia e un design modernissimo. A poco più di 12.000 euro è un’occasione da non perdere.
    • Renault 5 E-Tech – Il ritorno di un mito
      • Prezzo listino : tra €24.900 e i €36.400 a seconda degli allestimenti
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: a partire da €14.000
      • L’attesissimo ritorno di un’icona. Con gli incentivi, il suo prezzo scende in un range ultra-competitivo per un’auto piena di carisma, tecnologia e con il fascino retrò. Sarà una delle più richieste.
    • Hyundai Inster – La piccola che non ti aspetti
      • Prezzo listino : da €24.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: ~€14.000
      • Porta il design audace e l’equipaggiamento ricco di Hyundai in un segmento piccolo. Con un’autonomia stimata di oltre 300 km, potrebbe offrire il miglior rapporto qualità-prezzo dopo lo sconto.
    • Fiat Grande Panda Elettrica – La più amata dagli italiani
      • Prezzo listino: da €23.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: ~€13.000
      • Il design squadrato e il richiamo al mito della Panda la rendono un’opzione affascinante. Condivide la piattaforma con la Citroën e-C3, offrendo spazio e praticità a un prezzo stracciato.
    • BYD Dolphin Surf – La piccola cinese supertecnologica
      • Prezzo listino: da €19.490
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: da €8.500
      •  La Dolphin Surf è la piccola della casa cinese, pensata per la città, più pratica e versatile. BYD è un colosso delle batterie e offre una tecnologia solida. Con lo sconto, è un’auto elettrica dotata di tutte le più moderne tecnologie a un prezzo impensabile fino a ieri.
    • Leapmotor T03 – La citycar di origine cinese del gruppo Stellantis
      • Prezzo listino: €18.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: €7.900
      • È la diretta concorrente della Dacia Spring. Offre di serie un equipaggiamento ricco (touchscreen, ADAS) per il suo prezzo. L’incentivo la rende un giocattolo tecnologico a costo quasi zero.
    • Citroën ë-C3 Aircross – L’elettrica per la famiglia
      • Prezzo listino: a partire da €26.790
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: da €15.800
      • La versione più grande e familiare della e-C3, con 7 posti. Porta l’elettrico nel cuore delle famiglie numerose con un budget contenuto, rimanendo su un brand diffuso e conosciuto.

    Perché è il Momento Giusto?

    Questi prezzi non sono un’offerta promozionale, ma il frutto di una politica strutturale finanziata dal PNRR. L’obiettivo è chiaro: rinnovare il parco auto italiano, vecchio e inquinante, spingendo sulle elettriche soprattutto nelle città.

    Attenzione però: la piattaforma per prenotare il voucher si aprirà a breve (probabilmente entro ottobre) e i fondi, sebbene consistenti, non sono infiniti. L’operazione richiede un po’ di burocrazia (autocertificazioni, ISEE, prenotazione del voucher) ma il risultato finale è un risparmio che supera spesso il 50% del valore dell’auto.

    Se siete in possesso dei requisiti, vale assolutamente la pena considerare l’opzione. Non si tratta più di guardare all’elettrico come al futuro, ma come al miglior affare del presente.

  • Badge Engineering: L’arte di Vendere la Stessa Auto con Nomi Diversi

    Badge Engineering: L’arte di Vendere la Stessa Auto con Nomi Diversi

    Quante volte, guardando un’auto nuova, avete avuto la strana sensazione di averla già vista da qualche parte? Magari con un faro diverso, una calandra alterata o un logo completamente differente sul cofano. Non è un déjà-vu, è il fenomeno del badge engineering, una pratica antica ma più viva che mai nel panorama automobilistico moderno.

    In un settore dove lo sviluppo di una nuova piattaforma costa miliardi, i costruttori hanno imparato da tempo a condividere (o a prestarsi) progetti, meccaniche e intere vetture, limitandosi a cambiarne il design di pochi dettagli critici e, ovviamente, il badge. È un gioco di specchi economico e strategico, e oggi esploriamo i casi più eclatanti a listino o usciti di recente.

    Il “Quanto sei Bello!” Franco-Italiano: Citroën Berlingo vs. Peugeot Rifter vs. Opel Combo Life

    Partiamo da un esempio chiarissimo nel mondo dei van trasformati. La Citroën Berlingo, amatissima per la sua praticità, è in realtà una tripla gemella. Condivide ogni bullone, motore e optional con la Peugeot Rifter e con la Opel/Vauxhall Combo Life. Il Gruppo Stellantis, nato dalla fusione di PSA e FCA, ha ereditato e ottimizzato questa strategia. Cambiano i paraurti, i fari, la calandra e i dettagli interni, ma l’ossatura, l’abitacolo modulare e la guidabilità sono identici. Il cliente finale sceglie in base al feeling con il marchio o all’estetica preferita, ma sotto il cofano è sempre la stessa auto.

    L’Alleanza Giapponese-Europa: Nissan vs. Mitsubishi vs. Renault

    L’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è un maestro in questa arte. Con la rinascita del marchio Mitsubishi in Europa, molti hanno storto il naso scoprendo che la nuova Mitsubishi ASX non è altro che una Renault Captur riproposta con un design più spigoloso e il logo dei tre diamanti. Stesso discorso per la Mitsubishi Colt, che è una Renault Clio sotto la pelle.

    E il gioco funziona anche all’inverso: la Nissan Townstar, furgone compatto, è la sorella gemella della Renault Kangoo e della Mercedes-Benz Citan, frutto di un’alleanza precedente.

    O ancora la nuova Nissan Micra elettrica che non è altro che una Renault 5 E-tech con piccoli cambiamenti di dettaglio.

    Lo Scambio di Figli tra Toyota e le sue controllate: Un Patto di Sangue

    Uno dei casi più interessanti degli ultimi anni è la simbiosi tra Toyota e Suzuki, grazie all’ingresso di Toyota nell’azionariato di Suzuki una volta uscita dall’orbita della General Motors. Per accedere alla tecnologia ibrida e all’elettrico, Suzuki ha preso in prestito da Toyota alcune sue auto, oltre a lavorare su nuovi modelli in comune.

     La Suzuki Across è, a tutti gli effetti, una Toyota RAV4 con un restyling più aggressivo e il potentissimo sistema ibrido plug-in di Toyota. Stessa cosa per la station wagon Suzuki Swace, clone della Toyota Corolla Touring Sports.

    Ci sono poi modelli sviluppati in comune come la Suzuki e-Vitara , nuovo urban crossover elettrico non è che una Toyota Urban Cruiser con un nuovo frontale.

    Un tempo anche Subaru era in questo gioco, con la BRZ identica alla Toyota GT86, o come la Subaru Trezia che non era altro che una Toyota Verso-S.

    E Toyota offre suoi prodotti ad altre case giapponesi di cui ha partecipazioni azionarie, come alla Daihatsu, non più importata in Europa, ma anche alla Mazda dove la Mazda2 Hybrid non è altro che una Toyota Yaris sotto mentite spoglie

    Il Re Mida dei Marchi: DR Automobiles

    Se c’è un player che ha fatto del badge engineering il suo core business, è DR Automobiles. L’azienda italiana importa auto cinesi (principalmente da Chery, JAC e BAIC) e le commercializza con i suoi marchi (DR, EVO, ICH-X, Tiger, Sportequipe) e un design leggermente ritoccato. Modelli come la DR 5.0 o la DR 1.0 sono vetture cinesi che, senza questa operazione, faticherebbero a entrare nel mercato europeo. DR sfrutta la percezione del marchio italiano per proporre un’alternativa economica.

    Il Far West Cinese: Un Modello, Cento Nomi

    Il mercato cinese è il regno del badge engineering. Un singolo modello, sviluppato da un costruttore come Geely, Changan o SAIC, può essere venduto con decine di marchi e nomi diversi attraverso joint-venture e network di vendita differenti. Questo spiega perché a volte si vedono auto identiche con nomi sconosciuti e incomprensibili: sono spesso lo stesso veicolo, ma distribuito da conglomerati diversi.

    Perché Esiste il Badge Engineering?

    I motivi sono semplici e spietatamente economici:

    1. Riduzione dei costi: Sviluppare una nuova auto è costosissimo. Condividere la piattaforma con altri modella i costi di ricerca, sviluppo e produzione.
    2. Coprire più segmenti: Un singolo gruppo può saturare un segmento di mercato offrendo diverse “faccce” della stessa auto, catturando clienti fedeli a marchi differenti.
    3. Velocità di mercato: Rebadgare un’auto esistente è molto più rapido che progettarne una da zero, permettendo di colmare vuoti di gamma in tempi record.

    È un Male? Non Necessariamente.

    Il badge engineering è spesso visto come una fregatura per il consumatore. In realtà, se fatto bene, è un vantaggio per tutti. I costruttori risparmiano e possono investire in altri progetti più innovativi, mentre i clienti hanno più scelta, spesso a prezzi più competitivi e con una rete di assistenza più capillare (grazie alla condivisione dei ricambi meccanici).

    L’importante è che il consumatore sia consapevole di ciò che sta acquistando. La prossima volta che vedete due auto sospettamente simili, fermatevi a guardare bene: potreste scoprire che sotto la pelle, sono la stessa anima gemella.

    E voi, avete mai posseduto o considerato l’acquisto di una “gemella badge-engineered”?

  • Fiat 500 Ibrida 2025: il ritorno del motore termico nello storico stabilimento di Mirafiori

    Fiat 500 Ibrida 2025: il ritorno del motore termico nello storico stabilimento di Mirafiori

    Una svolta strategica per la 500 elettrica

    Fiat sta per compiere un inversione di rotta con la sua iconica city car. Dopo il flop commerciale della versione esclusivamente elettrica (solo 30.000 unità vendute nel 2023-2024), il marchio torinese presenterà a novembre 2025 una nuova 500 ibrida, costruita nello stabilimento di Mirafiori sulla base della piattaforma elettrica STLA City ma con la meccanica della Pandina.

    Caratteristiche tecniche: l’ibrido “di necessità”

    Piattaforma e motori

    • Base: adattamento della piattaforma STLA City (originariamente solo elettrica)
    • Propulsore: meccanica ibrida derivata dalla Fiat Panda Hybrid
      • Motore termico 1.0 FireFly a 3 cilindri
      • Motore elettrico da 15 kW
      • Batteria agli ioni di litio da 11 Ah

    Prestazioni attese

    • Autonomia elettrica: ~50 km (ciclo WLTP)
    • Emissioni CO₂: sotto i 100 g/km
    • Trazione: anteriore (a differenza della versione elettrica)

    Perché questa scelta?

    I numeri parlano chiaro

    • Crollo vendite 500e: -60% rispetto alla precedente termica
    • Mercato elettrico in crisi: infrastrutture di ricarica ancora insufficienti
    • Prezzo troppo alto: la 500e parte da 29.900€, contro i 16.000€ della vecchia termica

    La confessione di Olivier François (CEO Fiat)

    “Pensavamo che tecnologia, infrastrutture e domanda si sarebbero allineate, ma non è accaduto. Dobbiamo essere più pragmatici”

    Produzione a Mirafiori: una scelta simbolica

    • Stesso stabilimento della 500 elettrica
    • Riconversione delle linee già esistenti
    • Occupazione garantita per gli operai torinesi

    E il futuro? La nuova piattaforma multi-energia dal 2030

    Stellantis ha annunciato un cambio di strategia:

    • Posticipo della nuova generazione al 2030 (inizialmente prevista per il 2027)
    • Piattaforma modulare per elettrico, ibrido e termico
    • Concorrenti diretti: Renault Twingo E-Tech e Volkswagen ID.1

    Prezzi e lancio

    • Presentazione ufficiale: novembre 2025
    • Commercializzazione: primo trimestre 2026
    • Prezzo stimato: tra 19.000€ e 22.000€

    Conclusioni: la 500 torna alle origini?

    Con questa mossa, Fiat:

    1. Riporta il motore termico nella sua icona
    2. Abbassa la soglia d’ingresso al mercato
    3. Salva Mirafiori dalla crisi dell’elettrico puro

    Una scelta coraggiosa e necessaria in attesa che il mercato elettrico maturi davvero.