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  • L’Estetica dell’Eternità: L’Epopea di Bruno Sacco e la Definizione dell’Identità Mercedes-Benz

    L’Estetica dell’Eternità: L’Epopea di Bruno Sacco e la Definizione dell’Identità Mercedes-Benz

    L’universo del design automobilistico è costellato di figure che hanno saputo interpretare il gusto di un’epoca, ma rarissimi sono i visionari che hanno avuto il potere e la costanza di plasmare l’identità di un marchio per oltre quarant’anni.

    Bruno Sacco, scomparso il 19 settembre 2024 all’età di 90 anni a Sindelfingen, non è stato semplicemente un designer; è stato l’architetto di un’era d’oro per la Mercedes-Benz, il custode di un linguaggio formale che ha elevato l’automobile da prodotto industriale a icona culturale imperitura.

    Nato a Udine nel 1933, Sacco ha saputo fondere la sensibilità estetica italiana con il rigore ingegneristico tedesco, creando un equilibrio simbiotico che ha reso le “Stelle” di Stoccarda tra le vetture più ammirate e desiderate della storia.

    Il suo contributo non si è limitato alla bellezza delle linee, ma si è esteso a una filosofia strutturale basata sulla coerenza intergenerazionale, un approccio che ha garantito la longevità del valore del marchio in un mercato spesso dominato da tendenze effimere.

    Le Radici di un Destino: Dal Friuli alla Formazione Torinese

    La storia di Bruno Sacco inizia in un’Italia che, pur tra le difficoltà degli anni ’30, conservava un legame profondo con l’arte della meccanica e della geometria. Figlio di un comandante di un battaglione di fanteria di montagna e di un esperto di geometria, Sacco ricevette un’educazione improntata all’ordine e alla precisione, elementi che sarebbero diventati i cardini della sua carriera.

    All’età di soli 17 anni, si diplomò come il più giovane geometra d’Italia nella sua Udine, dimostrando precocemente una padronanza dei volumi e delle proporzioni che lo avrebbe guidato nel futuro.

    Tuttavia, il momento della vera “epifania” stilistica avvenne nel 1951 a Tarvisio. Mentre pedalava per le strade della città, il giovane Sacco fu colpito dalla vista di una Studebaker Commander Regal, disegnata dal leggendario Raymond Loewy.

    La modernità di quell’auto, così radicale rispetto ai canoni europei del tempo, agì come un catalizzatore: Sacco comprese in quell’istante che la sua vita sarebbe stata dedicata al design delle automobili.

    Per approfondire questa vocazione, si iscrisse al Politecnico di Torino, scegliendo un percorso in ingegneria meccanica che gli fornì le basi tecniche necessarie per comprendere che la forma non può mai essere disgiunta dalla funzione.

    Negli anni universitari, Sacco ebbe l’opportunità di immergersi nel cuore pulsante della carrozzeria italiana. Collaborò con istituzioni prestigiose come Ghia e Pininfarina, dove apprese la sensibilità per le superfici e la capacità di gestire le linee in modo armonico.

    Questi atelier erano laboratori di sperimentazione dove la manualità artigianale si scontrava con le prime necessità della produzione industriale.

    Sacco assorbì questa dualità, comprendendo che un design di successo deve essere non solo bello, ma anche realizzabile ed efficiente.

    L’Approdo in Daimler-Benz e la Cultura del Rigore

    Nel 1958, spinto dal desiderio di confrontarsi con realtà internazionali, Sacco decise di lasciare l’Italia per la Germania. Fu assunto da Daimler-Benz come stilista e costruttore, entrando a far parte di un dipartimento che, all’epoca, era ancora subordinato alla gerarchia ingegneristica.

    Sotto la guida di giganti come Karl Wilfert e Friedrich Geiger, Sacco iniziò il suo percorso di integrazione in una cultura aziendale dove l’integrità tecnica era il valore supremo.

    Nonostante l’intenzione iniziale fosse quella di una permanenza breve, il matrimonio con Annemarie Ibe e la nascita della figlia Marina lo portarono a stabilirsi definitivamente a Sindelfingen, diventando nel tempo più “tedesco” dei tedeschi nella sua dedizione al marchio.

    I primi progetti a cui Sacco partecipò furono fondamentali per definire il futuro di Mercedes-Benz. Collaborò allo sviluppo della monumentale Mercedes-Benz 600 (W100), la vettura prediletta da capi di stato e regnanti, dove l’eleganza formale doveva convivere con una complessità meccanica senza precedenti.

    Parallelamente, lavorò alla 230 SL “Pagoda” (W113), una roadster che oggi è considerata un capolavoro di purezza, famosa per il suo hard-top concavo che migliorava la visibilità e la rigidità strutturale.

    Questi anni furono una palestra di umiltà e apprendimento, durante i quali Sacco comprese che l’identità di un marchio come Mercedes-Benz si costruisce attraverso la continuità e non attraverso strappi stilistici gratuiti.

    Il Ruolo Cruciale della Sicurezza e il Progetto C111

    Un passaggio spesso sottovalutato ma determinante nella carriera di Sacco fu il suo trasferimento temporaneo al dipartimento di sicurezza sotto la direzione di Béla Barényi, il pioniere della cellula di sicurezza e delle zone a deformazione controllata.

    In questa fase, Sacco non si occupò solo di estetica, ma di come il design potesse salvare vite umane. La sua collaborazione con Barényi portò alla creazione dei veicoli sperimentali di sicurezza (ESV), dove la forma dell’auto veniva dettata dalle necessità di protezione degli occupanti e dei pedoni.

    Questa esperienza culminò nella gestione del progetto C111, una serie di prototipi futuristici che servivano come laboratori mobili per testare motori Wankel, diesel turbocompressi e nuove sospensioni multi-link.

    Sacco disegnò per la C111 una carrozzeria a cuneo, realizzata in polimeri, che divenne l’emblema dell’avanguardia tecnologica Mercedes negli anni ’70.

    Sebbene la C111 non sia mai entrata in produzione, la sua influenza estetica e tecnica si diffuse in tutta la gamma successiva, dimostrando che anche un marchio conservatore come quello della Stella poteva osare visioni radicali.

    Modello PrototipoAnno DebuttoInnovazione TecnicaCaratteristica Stilistica
    C111-I1969Motore Wankel a 3 rotoriPorte ad ali di gabbiano, carrozzeria arancione
    C111-II1970Motore Wankel a 4 rotoriOttimizzazione aerodinamica e visibilità
    C111-III1978Diesel turbocompressoDesign ultra-aerodinamico per record di velocità
    C111-IV1979V8 biturbo da 4.8 litriSpoiler anteriore massiccio e pinne posteriori

    La Direzione del Design e i Pilastri Filosofici

    Nel 1975, Bruno Sacco assunse la carica di Capo Designer, succedendo a Friedrich Geiger.

    In questo ruolo, egli ebbe finalmente l’autorità per implementare una visione sistemica del design Mercedes-Benz. Consapevole che l’azienda si trovava ad affrontare sfide epocali come la crisi petrolifera e la crescente concorrenza globale, Sacco formulò una filosofia basata su due concetti fondamentali: l’Omogeneità Orizzontale e l’Affinità Verticale.

    Omogeneità Orizzontale: Il Linguaggio di Famiglia

    L’Omogeneità Orizzontale presuppone che ogni modello Mercedes-Benz, dalla berlina più compatta alla limousine più esclusiva, debba condividere un nucleo di tratti stilistici comuni che rendano il marchio istantaneamente riconoscibile in tutto il mondo.

    Sacco rifiutava l’idea che ogni auto fosse un’isola a sé stante; al contrario, credeva che l’immagine di prestigio della Classe S dovesse riverberarsi anche sui modelli meno costosi, creando un’aura di qualità universale.

    Questo veniva ottenuto attraverso la gestione sapiente della calandra, delle proporzioni dei fari e di una pulizia formale che evitava decorazioni superflue, privilegiando una bellezza “ingegneristica”.

    Affinità Verticale: La Lotta all’Obsolescenza

    L’Affinità Verticale è forse il concetto più rivoluzionario introdotto da Sacco. In un’industria che spesso punta sull’obsolescenza programmata per spingere i consumatori a cambiare vettura, Sacco sosteneva che un nuovo modello Mercedes non avrebbe mai dovuto far sembrare “vecchio” il suo predecessore.

    Egli calcolava che il ciclo di vita totale di una Mercedes, dalla progettazione alla fine della vita utile su strada, potesse estendersi fino a 30 anni.

    Pertanto, il design doveva essere atemporale, un’evoluzione armoniosa piuttosto che una rivoluzione distruttiva.

    Questo approccio non solo proteggeva il valore dell’investimento del cliente, ma consolidava la reputazione di serietà e affidabilità del marchio.

    Analisi dei Capolavori: La W126 e l’Ammiraglia Perfetta

    La prima vera prova della filosofia di Sacco fu la Classe S W126, introdotta nel 1979.

    Sostituire la W116, un’auto amata ma massiccia e pesante, richiedeva un salto di qualità aerodinamica e stilistica. Sacco ridisegnò l’ammiraglia eliminando i paraurti cromati sporgenti in favore di elementi integrati in plastica, più leggeri e sicuri.

    La W126 introdusse quelle che in Italia vennero chiamate le “Fasce Sacco” (Sacco-Planken): pannelli protettivi laterali che non solo riparavano la carrozzeria dai piccoli urti, ma visivamente collegavano il frontale alla coda, riducendo l’altezza percepita della vettura e conferendole un’eleganza filante e moderna.

    La versione coupé, la C126 (SEC), con il suo montante posteriore armonioso e l’assenza del montante centrale, è considerata da Sacco stesso il suo capolavoro assoluto, un’auto che incarnava perfettamente l’unione tra sportività e decoro.

    La 190 (W201): La Rivoluzione del “Baby Benz”

    Nel 1982, Mercedes-Benz entrò in un territorio inesplorato con la 190 (W201), la prima berlina compatta del marchio.

    Molti puristi temevano che un’auto più piccola potesse diluire il prestigio della Stella, ma Sacco utilizzò la W201 per dimostrare l’efficacia dell’Omogeneità Orizzontale.

    La 190 aveva proporzioni impeccabili, con una coda alta ispirata agli studi aerodinamici che le conferiva un coefficiente di resistenza estremamente basso per l’epoca.

    La W201 non era solo una Mercedes in miniatura; era un’auto moderna, con meno cromature e una linea a cuneo che la rendeva dinamica anche da ferma.

    Sacco dichiarò più volte che questa era l’auto di cui andava più fiero, non tanto per lo stile in sé, quanto per il significato strategico e concettuale che ebbe per l’azienda, aprendo le porte a una nuova generazione di clienti.

    La Maturità Stilistica: W124 e R129

    L’epoca di Sacco raggiunse la sua piena maturità con la Classe E W124 del 1984 e la SL R129 del 1989. La W124 è spesso descritta dagli appassionati come la “Mercedes definitiva”, un’auto scolpita nel granito dove ogni linea aveva uno scopo funzionale.

    Il design era così equilibrato che la vettura rimase in produzione per oltre un decennio con modifiche minime, diventando un punto di riferimento globale per le berline executive.

    La roadster R129, d’altra parte, portò l’eleganza nel segmento delle scoperte di lusso. Sostituire la R107, che era rimasta in commercio per 18 anni, era un compito arduo. Sacco creò una silhouette pulitissima, con un roll-bar automatico a scomparsa che permetteva di godere della linea pura della cabrio senza compromettere la sicurezza.

    Anche in questo caso, la cura del dettaglio era maniacale: i sedili con cinture integrate e il meccanismo elettrico della capote erano capolavori di ingegneria estetica.

    Specifiche Tecniche W124Valore / DescrizioneSignificato per il Design
    Coefficiente Aerodinamico (Cx)0.28 (berlina)Record mondiale per l’epoca; riduzione consumi e fruscii
    Materiali ParaurtiPolimeri ad alta resistenzaIntegrazione cromatica e protezione pedoni
    Configurazione SospensioniMultilink al posteriorePermetteva un design più basso e una migliore tenuta
    Cerchi “Gullideckel”Lega a 15 foriDesign iconico che definì lo stile anni ’80

    Il Caso W140 e la Tensione tra Dimensioni e Grazia

    Nonostante una serie quasi ininterrotta di successi, la carriera di Sacco conobbe un momento di profonda riflessione con il lancio della Classe S W140 nel 1991.

    Progettata per essere l’automobile migliore del mondo, capace di superare la nuova concorrenza giapponese e le ammiraglie inglesi, la W140 crebbe eccessivamente in termini di ingombri.

    Sacco espresse apertamente la sua insoddisfazione per il risultato finale, dichiarando che l’auto era “10 centimetri troppo alta”.

    Questa sproporzione era dovuta alle richieste dei tecnici che esigevano uno spazio per la testa e un’abitabilità che finirono per appesantire la linea della vettura, guadagnandole critiche per la sua “bulky appearance”.

    Sebbene oggi la W140 sia rivalutata come l’ultima Mercedes costruita “senza badare a spese”, per Sacco rappresentò un monito sul rischio che le esigenze ingegneristiche sopraffacessero l’armonia estetica.

    L’Innovazione degli Anni ’90 e l’Addio alle Scene

    Nell’ultimo decennio della sua carriera, Sacco guidò Mercedes-Benz verso una diversificazione del prodotto senza precedenti. Sotto la sua supervisione nacquero la Classe A, la Classe M, la SLK e la CLK, modelli che portarono il marchio in segmenti di mercato totalmente nuovi.

    La Classe E W210 del 1995 segnò un altro punto di svolta con i suoi quattro fari circolari, una scelta coraggiosa che mirava a dare un volto più umano e meno formale alle vetture della Stella.14

    Il suo ultimo progetto fu la SL R230, presentata nel 2001, dove Sacco curò il passaggio al tetto rigido ripiegabile in metallo, unendo ancora una volta la praticità tecnica a una linea scultorea che richiamava i fasti del passato pur guardando al nuovo millennio.

    Il 31 marzo 1999, Bruno Sacco lasciò ufficialmente l’azienda, passando il testimone a Peter Pfeiffer.

    La sua uscita di scena fu coerente con il suo carattere: si ritirò a vita privata, rifiutando offerte da altri marchi automobilistici per non tradire la sua “mercedizzazione”.

    L’Uomo Dietro la Matita: Aneddoti e Personalità

    Bruno Sacco non era solo un designer di talento, ma un leader capace di ispirare profonda lealtà. Un episodio celebre riguarda la premiazione del suo team a Essen nel 1994: Sacco insistette affinché tutti i suoi 175 dipendenti fossero presenti sul palco, celebrando il successo come un risultato collettivo della “fabbrica del design”.

    Questo senso di appartenenza era reciproco; i suoi collaboratori lo rispettavano per il suo rigore, pur conoscendo la sua natura a tratti irascibile e passionale, tipica delle sue radici friulane.

    La sua integrità si rifletteva anche nelle piccole cose. Si racconta che inizialmente si oppose con vigore alla pubblicazione di un catalogo Red Dot che metteva in copertina un raschietto per il ghiaccio della Mercedes, esclamando: “Noi produciamo automobili, non raschietti!”.

    Solo dopo una discussione accesa riconobbe il valore del design anche in quegli oggetti minori, dimostrando una capacità di evoluzione intellettuale anche in età matura.

    Dopo il ritiro, Sacco dedicò parte del suo tempo al design industriale non automobilistico, collaborando alla creazione di rubinetteria per la KWC.

    La sua serie “HansaLatrava”, con il suo flusso d’acqua a velo, vinse premi prestigiosi, confermando che i suoi principi di armonia erano universali.

    Nonostante potesse avere qualsiasi auto moderna, scelse di guidare fino alla fine la sua fidata 560 SEC blu scuro, la testimonianza vivente della sua filosofia: un’auto che, dopo quarant’anni, continua a non sembrare vecchia, ma semplicemente classica.

    Eredità e Conclusioni

    La figura di Bruno Sacco rimane un pilastro inamovibile nella storia dell’automobile. Egli ha saputo traghettare la Mercedes-Benz attraverso un’epoca di cambiamenti tumultuosi, mantenendo ferma la bussola del prestigio e della qualità.

    Il suo lascito non è fatto solo di lamiere e cristalli, ma di un’etica del progetto che mette al centro la responsabilità verso il cliente e la società.

    Per chi oggi scrive di motori, ricordare Sacco significa celebrare un tempo in cui l’automobile era pensata per durare, in cui la bellezza era il risultato di un’equazione matematica tra aria e metallo, e in cui il designer era il garante di un’identità che non aveva bisogno di loghi giganti per essere riconosciuta.

    Bruno Sacco ha reso le Mercedes “le Mercedes”, lasciandoci un catalogo di icone che continueranno a solcare le strade e a popolare i sogni degli appassionati finché esisterà l’idea stessa di viaggio.

    La sua matita si è fermata, ma le sue linee sono diventate parte del panorama visivo del nostro pianeta, eterne e inattaccabili come il diamante che amava citare nel descrivere le sue code tronche.

  • Accise 2026: Scatta il “Pareggio” tra Benzina e Diesel. Ecco chi vince e chi perde

    Accise 2026: Scatta il “Pareggio” tra Benzina e Diesel. Ecco chi vince e chi perde

    Dal 1° gennaio 2026, il mondo dei motori e della logistica in Italia ha dovuto fare i conti con un cambiamento storico. La nuova Legge di Bilancio ha infatti introdotto il tanto discusso allineamento delle accise, eliminando quel “vantaggio fiscale” che per decenni ha reso il gasolio il carburante preferito da chi macina chilometri.

    Ma cosa cambia concretamente al distributore e, soprattutto, perché questa mossa rischia di pesare indirettamente sulle tasche di tutti noi?

    gasoline pumps in close up photography

    I numeri del cambiamento: +4,05 e -4,05

    L’operazione varata dal Governo è chirururgica. Per raggiungere l’equiparazione fiscale tra i due carburanti (richiesta da tempo dall’Unione Europea per eliminare i cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi”), sono state modificate le aliquote in questo modo:

    • Benzina: Riduzione dell’accisa di 4,05 centesimi al litro.
    • Diesel: Aumento dell’accisa di 4,05 centesimi al litro.

    Oggi, entrambi i carburanti scontano la medesima accisa: 672,90 euro per 1.000 litri. Se consideriamo anche l’IVA al 22% che si applica sull’accisa stessa, l’impatto reale alla pompa è di circa 5 centesimi di differenza rispetto allo scorso anno.

    Chi sorride: I possessori di auto a benzina

    Per chi guida una vettura a benzina, magari una piccola utilitaria o una moderna full-hybrid, la notizia è positiva, seppur contenuta.

    Il risparmio: Su un pieno medio da 50 litri, il risparmio è di circa 2,50 €.

    Non è una cifra che cambia la vita, ma è un segnale di inversione di tendenza dopo anni di continui rincari, rendendo le motorizzazioni a benzina e ibride ancora più competitive per l’uso cittadino.


    Chi soffre: I professionisti e il settore logistico

    Il vero nodo critico riguarda chi con il mezzo ci lavora. Il diesel resta il motore di riferimento per il trasporto leggero e pesante, e questo aumento non è indolore.

    1. Artigiani e Piccole Imprese: Chi utilizza furgoni e mezzi commerciali leggeri (sotto le 7,5 tonnellate) non ha accesso ai rimborsi per il “gasolio commerciale”. Per questi lavoratori, l’aumento è un costo diretto e puro che erode i margini di guadagno.
    2. L’effetto “sorpasso”: Poiché il costo industriale del gasolio è spesso superiore a quello della benzina, con accise uguali vedremo sempre più spesso il prezzo del diesel superare quello della “verde” alla pompa.

    L’effetto domino: Dai trasporti al carrello della spesa

    Il problema non si ferma ai benzinai. In Italia, circa l’80-90% delle merci viaggia su gomma. Un aumento strutturale del costo del gasolio si traduce inevitabilmente in un aumento delle tariffe di trasporto.

    Le associazioni di categoria avvertono: quando il costo della logistica sale, il prezzo finale dei prodotti — dal pane alla tecnologia — viene ritoccato verso l’alto per coprire le spese. È il classico effetto domino che potrebbe alimentare l’inflazione proprio in un momento in cui si sperava in una stabilizzazione dei prezzi.


    In conclusione

    gas pump nozzle filling the white car

    L’allineamento delle accise è una scelta politica che guarda alla transizione ecologica e ai conti dello Stato (con un gettito stimato di oltre 500 milioni di euro), ma che colpisce il cuore produttivo del Paese. Se per l’automobilista della domenica può essere un piccolo vantaggio o un fastidio gestibile, per il settore dei trasporti è una sfida che richiederà un’ottimizzazione estrema dei percorsi e dei carichi.

  • Auto dell’Anno 2026: La Mercedes CLA vince a sorpresa e segna un ritorno storico

    Auto dell’Anno 2026: La Mercedes CLA vince a sorpresa e segna un ritorno storico

    Il premio più prestigioso del Vecchio Continente torna in mano della casa della stella dopo 52 anni, in un’edizione dominata dall’elettrificazione e da una competizione serrata. La CLA batte rivali più popolari e segna un cambio di passo.

    BRUXELLES – Un verdetto che ha lasciato a bocca aperta gli appassionati e gli addetti ai lavori: la Mercedes-Benz CLA è l’Auto dell’Anno 2026. A Bruxelles, nel tradizionale gala all’interno del Salone dell’Auto, i 59 giurati provenienti da 23 paesi europei hanno consegnato il titolo più ambito alla filante berlina premium, che interrompe una striscia di vittorie spesso appannaggio di vetture più accessibili e per le masse.

    Con 320 punti, la CLA ha superato nettamente la Škoda Elroq (220 punti) e la Kia EV4 (208 punti), chiudendo un’edizione da record, la 63esima, tutta giocata sul filo dell’elettrificazione. Tutte le finaliste, infatti, erano a zero o basse emissioni, a testimoniare una transizione ormai compiuta. Ma il dato che fa rumore è un altro: la Mercedes non vinceva il premio dal 1974, quando trionfò la 450 SE/SEL. Dopo oltre mezzo secolo, la Stella a tre punte torna in cima all’Europa.

    Un podio inatteso: premium batte popolari

    La classifica finale ha riservato diverse sorprese. Subito dietro al terzetto di testa, la Citroën C5 Aircross si è piazzata a un solo punto dalla Kia (207), seguita dalla Fiat Grande Panda (200 punti), dalla Dacia Bigster (170) e dalla  Renault 4 (150).

    Se negli ultimi anni il titolo è spesso andato a modelli dal prezzo contenuto e dall’appeal democratico – si pensi alla Renault 5 E-Tech vincitrice nel 2025 – quest’anno la giuria ha premiato senza mezzi termini l’innovazione, l’efficienza e la visione tecnologica espresse dalla CLA. Un segnale forte: l’elettrificazione di alta gamma, quando offre un salto generazionale netto, può conquistare il mercato e i critici.

    Perché la CLA ha convinto: una piattaforma, un mondo

    Cosa ha spinto i giurati a votare in massa la Mercedes? La risposta sta nella piattaforma MMA, che rappresenta un nuovo inizio. Progettata per ospitare sia powertrain elettrici puri (a 800V) che ibridi, questa architettura ha permesso di creare una vettura dall’efficienza straordinaria.

    I numeri parlano da soli: un Cx di 0.21 per una silhouette coupé a quattro porte; fino a 320 kW di ricarica ultra-rapida (300 km di autonomia recuperati in 10 minuti); un’autonomia WLF che sfiora gli 800 km per la versione posteriore da 272 CV. E poi c’è la tecnologia di bordo, con il sistema MB.OS che anima il celebre “Superscreen” e integra AI avanzate come ChatGPT e Google Gemini per un’interazione uomo-macchina finora inedita.

    Il bis storico: una vittoria che pesa

    Questa vittoria ha il sapore della storia. In 63 edizioni, Mercedes era salita sul gradino più alto solo una volta. In otto altre occasioni era arrivata sul podio, l’ultima con la Classe E nel 1997. Portare il trofeo a Stoccarda di nuovo, in un’epoca di radicale cambiamento, è un’affermazione di resilienza e capacità innovativa.

    La CLA non è solo un’auto: è la dichiarazione d’intenti di una casa che punta a guidare la transizione elettrica senza rinunciare ai propri valori di design, prestazioni e lusso accessibile. La versione mild hybrid a 48V, in arrivo entro fine 2025, completerà l’offerta e dimostra l’approccio flessibile della Stella.

    Conclusioni: un premio che riflette un’epoca

    Il Car of the Year 2026 sarà ricordato come l’edizione del ritorno premium e della maturità elettrica. La Mercedes CLA ha vinto nonostante non fosse la più economica, ma perché è stata giudicata la più capace di rappresentare il futuro: efficiente, connessa, desiderabile e tecnologicamente avanzata.

    La sfilza di elettriche in finale – da Kia EV4 a Škoda Elroq – conferma che la strada è ormai tracciata. Ma il trionfo della CLA ci dice anche che, in questo nuovo mondo, a vincere sarà chi saprà unire l’anima sostenibile all’emozione pura della guida e all’eccellenza ingegneristica. La Stella, per questa volta, ha brillato più di tutte.

    E voi cosa ne pensate? La Mercedes CLA merita questo titolo storico o avreste preferito vedere vincere un’auto più accessibile? La rivoluzione elettrica passa per il premium? 

  • Mercato automobilistico italiano 2025: Classifiche, evoluzione tecnologica e dinamiche di consumo

    Mercato automobilistico italiano 2025: Classifiche, evoluzione tecnologica e dinamiche di consumo

    Il panorama automobilistico italiano ha attraversato nel 2025 una fase di profonda ricalibrazione, chiudendo l’anno con un volume complessivo di 1.525.722 immatricolazioni, dato che riflette una flessione del 2,1% rispetto all’esercizio precedente.

    Tale contrazione, seppur contenuta in termini percentuali, nasconde una realtà complessa fatta di cambiamenti strutturali nelle preferenze dei consumatori, un’inflazione persistente che ha influenzato il potere d’acquisto e una transizione energetica che, pur rallentata dalle incertezze normative, ha trovato nuova linfa grazie a politiche di incentivazione mirate.

    Mentre i canali dei privati hanno mostrato segni di stanchezza, scendendo a una quota di mercato del 54,3%, il comparto del noleggio a lungo termine ha manifestato una parziale resilienza, consolidando il proprio ruolo come leva fondamentale per il rinnovo del parco circolante.

    La dicotomia tra la necessità di mobilità accessibile e l’imposizione di standard ecologici sempre più stringenti ha generato un mercato a due velocità, dove la leadership dei marchi storici è stata messa alla prova da un’ondata di nuovi protagonisti, in particolare provenienti dall’Asia, capaci di intercettare la domanda di tecnologia a prezzi competitivi.

    L’evoluzione delle alimentazioni: Il trionfo dell’ibrido e la resilienza del GPL

    Nel corso del 2025, la distribuzione delle vendite per tipologia di alimentazione ha sancito il definitivo superamento dei motori termici puri a favore delle soluzioni elettrificate. Le vetture ibride, includendo sia le versioni mild hybrid sia le full hybrid, hanno conquistato una quota di mercato dominante pari al 44,4%, con un incremento volumetrico del 7,8%.

    Questa tendenza indica che l’automobilista italiano medio percepisce l’ibrido non come una transizione esotica, ma come il nuovo standard di normalità, capace di offrire vantaggi immediati in termini di consumi e accesso alle zone a traffico limitato (ZTL) senza le barriere infrastrutturali tipiche delle soluzioni ricaricabili.

    Tipologia AlimentazioneImmatricolazioni 2025Quota di Mercato (%)Variazione vs 2024 (%)
    Ibrida (MHEV + HEV)683.22644,4%+7,8%
    Benzina373.71124,3%-18,3%
    Diesel144.7579,4%-33,7%
    GPL142.2539,2%-3,7%
    Elettrica (BEV)94.5946,2%+44,0%
    Ibrida Plug-in (PHEV)97.6466,4%+93,9%
    Metano450<0,1%-4,7%

    Dati statistici consolidati al 31 dicembre 2025 basati su flussi UNRAE e Ministero dei Trasporti.

    Il declino del motore diesel è apparso irreversibile, con una perdita di volume del 33,7% che ha portato la sua quota sotto la soglia del 10%, un tempo impensabile per il mercato italiano.

    Anche il motore a benzina tradizionale ha subito una forte erosione (-18,3%), pur mantenendo una rilevanza strategica nei segmenti d’ingresso.

    Al contrario, il GPL ha dimostrato una stabilità sorprendente, posizionandosi come l’alternativa più concreta per le famiglie che cercano il massimo risparmio operativo, con una quota del 9,2% sostenuta quasi interamente dai successi commerciali dei marchi Dacia e Renault.

    Il mercato delle auto elettriche (BEV) ha vissuto una dinamica “a fisarmonica”, con mesi di stagnazione seguiti da picchi improvvisi legati alla disponibilità degli incentivi Ecobonus, chiudendo l’anno con una quota complessiva del 6,2% e un balzo significativo nel mese di novembre (12,2%).

    Classifica generale: I modelli più venduti in Italia nel 2025

    La gerarchia dei modelli preferiti dagli italiani riflette un mercato che premia la sostanza, la versatilità e, in misura crescente, il formato crossover. La Fiat Panda, pur in un contesto di rebranding, ha mantenuto il primato assoluto, seguita da modelli che hanno saputo interpretare meglio di altri il concetto di “value for money”.

    PosizioneModelloUnità 2025SegmentoAlimentazione Leader
    1Fiat Panda / Pandina102.485AMild Hybrid
    2Dacia Sandero49.445BGPL
    3Jeep Avenger48.376B-SUVBenzina / Hybrid
    4Citroën C338.442BBenzina
    5Toyota Yaris Cross37.386B-SUVFull Hybrid
    6Toyota Yaris33.846BFull Hybrid
    7Dacia Duster33.573C-SUVGPL
    8Peugeot 20831.320BBenzina / Hybrid
    9Renault Clio29.069BFull Hybrid
    10MG ZS28.988B-SUVBenzina / Hybrid

    Classifica basata sulle immatricolazioni totali dell’anno solare 2025.

    Analisi dei segmenti e dei modelli protagonisti

    Segmento A: Il regno della Pandina e l’irruzione cinese

    Il segmento delle city car continua a gravitare attorno alla Fiat Panda, che nel 2025 ha subito una scissione nominale: il modello classico è diventato “Pandina”, mentre il nome “Panda” è stato progressivamente associato alla nuova famiglia di crossover globali. La Pandina rimane un fenomeno sociale prima che commerciale, vendendo 102.485 unità grazie a una ricetta che punta sulla semplicità.

    Il motore 1.0 Firefly mild hybrid da 70 CV rappresenta il cuore della gamma, offrendo un supporto elettrico tramite un sistema starter-generatore (BSG) collegato a una batteria da 0,13 kWh, che non permette la marcia in puro elettrico ma agevola le ripartenze silenziose e il recupero di energia in frenata.

    La dinamica di guida della Pandina è ottimizzata per l’ambiente urbano, con un raggio di sterzata di 9,5 metri e una visibilità eccellente garantita dalle forme squadrate e dal prezioso terzo finestrino posteriore.

    Tra i pregi indiscutibili figurano i costi di gestione ridotti, la facilità di parcheggio e un abitacolo sorprendentemente arioso per quattro adulti, nonostante le dimensioni esterne di soli 3,70 metri.

    Tuttavia, il peso degli anni inizia a farsi sentire sul piano tecnologico e della sicurezza. I sistemi ADAS sono limitati al minimo legale, la rumorosità autostradale diventa fastidiosa oltre i 110 km/h e la stabilità risente delle raffiche di vento laterali a causa della carrozzeria alta e stretta.

    Un’alternativa di rilievo nel segmento A è la Toyota Aygo X (24.709 unità), che ha interpretato la city car in chiave crossover, offrendo un assetto rialzato e una dotazione tecnologica superiore, sebbene a un prezzo di listino sensibilmente più alto.

    Ma la vera novità del 2025 nel segmento è stata la Leapmotor T03, distribuita da Stellantis. Questa piccola elettrica ha conquistato 6.242 clienti grazie a un’abitabilità eccellente per quattro persone e a una dotazione tecnologica che include il cruise control adattivo e il monitoraggio dell’angolo cieco, dotazioni rare per una vettura da meno di 3,7 metri.

    La T03 si distingue per un’efficienza urbana notevole, con consumi vicini ai 10 kWh/100 km, permettendo autonomie cittadine reali prossime ai 390 km, a fronte di un prezzo che, con gli incentivi massimi, è sceso fino alla soglia dei 4.900 euro.

    Segmento B: L’equilibrio tra economia e innovazione tecnologica

    Il segmento B, le classiche “utilitarie”, ha visto nel 2025 una sfida accesa tra la filosofia low-cost evoluta di Dacia e il ritorno in grande stile di Citroën. La Dacia Sandero si è confermata la straniera più venduta con 49.445 immatricolazioni, trainata dalla versione Stepway.

    La forza della Sandero risiede nella concretezza: l’uso del materiale “Starkle” (composto al 20% da plastica riciclata) per le protezioni esterne e l’introduzione del motore 1.2 Eco-G da 120 CV con cambio automatico hanno innalzato il livello percepito senza stravolgere il posizionamento di prezzo.

    L’esperienza di guida della Sandero è focalizzata sulla facilità d’uso, con uno sterzo molto leggero e sospensioni che filtrano bene lo sconnesso, sebbene il pedale del freno possa apparire leggermente spugnoso nella corsa iniziale.

    Il sistema di accessori “YouClip” permette di personalizzare l’abitacolo con supporti per smartphone e tablet, risolvendo con ingegno l’assenza di finiture premium.

    Tra i contro, si segnalano sedili non sempre traspiranti e un’insonorizzazione migliorabile in autostrada, dove i fruscii delle barre al tetto si fanno sentire.

    In diretta competizione, la nuova Citroën C3 ha totalizzato 38.442 unità, puntando tutto sul comfort del programma “Advanced Comfort”. La C3 2025 adotta sospensioni con smorzatori idraulici progressivi e sedili con un’imbottitura supplementare di schiuma ad alta densità, garantendo un assorbimento delle buche urbane superiore alla media del segmento.

    La motorizzazione 1.2 PureTech da 100 CV è stata aggiornata con la distribuzione a catena, risolvendo le criticità storiche della cinghia a bagno d’olio. Se da un lato la C3 vince per comfort e stile “SUV-like” con una posizione di guida dominante, dall’altro perde punti per un bagagliaio con una soglia di carico molto alta (82 cm) e un’accessibilità posteriore sacrificata dalla forma delle portiere.

    B-SUV: Il cuore pulsante della domanda italiana

    I crossover compatti rappresentano oggi la scelta prioritaria per la famiglia media italiana, superando il 53% della quota di mercato cumulando i segmenti B e C. La Jeep Avenger ha dominato questa categoria con 48.376 unità, confermando l’Italia come il suo mercato principale a livello globale.

    L’Avenger convince per un design audace che condensa lo spirito Jeep in dimensioni cittadine, offrendo una gamma motori versatile che spazia dal benzina al mild hybrid, fino alla versione 4xe a trazione integrale elettrica.

    L’assetto della Avenger è rigido ma ben frenato, offrendo una guida agile tra le curve, supportata da un impianto frenante di eccellenza con spazi di arresto vicini ai 36 metri.

    Tuttavia, gli interni soffrono di un uso eccessivo di plastiche rigide, seppur ben assemblate, e lo spazio per i passeggeri posteriori è limitato rispetto ad alcuni concorrenti.

    Un’altra critica ricorrente riguarda i consumi della versione 1.2 a benzina, che tendono ad alzarsi significativamente quando si adotta uno stile di guida più sportivo.

    A insidiare la Avenger troviamo la Toyota Yaris Cross (37.386 unità), regina indiscussa dell’efficienza.

    Il suo sistema full hybrid da 130 CV permette percorrenze reali di 25 km/l in città, rendendola imbattibile per chi affronta percorsi urbani e suburbani trafficati. La Yaris Cross vince per affidabilità meccanica e dotazione ADAS di serie, ma perde nel comfort acustico: il cambio e-CVT genera un marcato effetto trascinamento in accelerazione e l’insonorizzazione del passaruota è insufficiente, lasciando filtrare il rotolamento degli pneumatici in abitacolo.

    L’ascesa dei brand emergenti: Il caso MG e BYD

    Il 2025 sarà ricordato come l’anno del consolidamento dei marchi cinesi in Italia. La MG ZS ha raggiunto la decima posizione assoluta con 28.988 immatricolazioni, un risultato trainato dalla nuova variante Hybrid+. Questa SUV compatta offre un sistema ibrido da 194 CV con una batteria da 1,83 kWh (quasi il doppio rispetto alla Yaris Cross), permettendo di viaggiare in elettrico fino a 80 km/h e offrendo accelerazioni da 0 a 100 km/h in soli 8,7 secondi.

    La MG ZS vince per l’abitacolo spazioso, la garanzia di 7 anni e una dotazione di serie che include sedili e volante riscaldati anche sugli allestimenti intermedi.

    Tuttavia, la dinamica di guida non è all’altezza delle migliori europee: lo sterzo manca di regolazione in profondità e l’assetto risulta talvolta troppo rigido sulle asperità secche. Inoltre, il cambio a sole tre marce può manifestare indecisioni nelle riprese autostradali, portando il motore termico a regimi elevati e rumorosi.

    Parallelamente, BYD ha scosso il segmento delle ibride plug-in con la Seal U, diventata rapidamente la ricaricabile più venduta in Italia.

    La Seal U offre un’abitabilità da ammiraglia, finiture curate che ricordano i marchi premium svedesi o tedeschi e un’autonomia elettrica reale vicina ai 70-80 km. Il sistema DM-i di BYD si distingue per un’efficienza termica del 43%, garantendo consumi ragionevoli anche a batteria scarica (circa 17 km/l in città).

    Le criticità principali riguardano l’agilità, penalizzata da un peso di 2.100 kg e sospensioni molto morbide che causano rollio, e un pedale del freno difficile da modulare a causa della transizione tra frenata rigenerativa e meccanica.

    Classifiche per alimentazione e segmenti premium

    La specializzazione del mercato italiano nel 2025 ha creato nicchie di leadership molto chiare. Mentre il mass market è dominato da Fiat e Dacia, i segmenti superiori vedono la supremazia dei gruppi tedeschi e di Tesla.

    Top 10 Auto Elettriche (BEV) – Anno 2025

    1. Tesla Model 3: 7.114 unità. Leadership tecnica indiscussa per autonomia e software.
    2. Leapmotor T03: 6.242 unità. La city car elettrica democratica prodotta in Polonia.
    3. Tesla Model Y: 5.676 unità. Pur subendo la concorrenza interna, resta il benchmark dei SUV elettrici.
    4. Dacia Spring: 4.813 unità. Il restyling ha migliorato gli interni, mantenendo il prezzo basso.
    5. BYD Dolphin Surf: 4.566 unità. Compatta elettrica dal design ispirato al mare, molto efficiente.
    6. Citroën e-C3: 4.129 unità. Prima elettrica europea sotto i 25.000 euro di grande serie.
    7. BMW iX1: 3.041 unità. Leader del segmento premium elettrico grazie a qualità e dinamica.
    8. Ford Puma Gen-E: 2.577 unità. La versione elettrica del fortunato crossover Ford.
    9. Jeep Avenger EV: 2.485 unità. Apprezzata per lo stile Jeep applicato alla spina.
    10. Renault 5 E-Tech: 2.200 unità. Il ritorno dell’icona in chiave elettrica ha generato grande attesa.

    I leader nei segmenti superiori e nelle flotte

    Nel segmento delle auto diesel, la Volkswagen Tiguan ha mantenuto il primato con 12.428 immatricolazioni, seguita dalla Mercedes GLA e dalla Volkswagen T-Roc. Questo dato conferma che per i lunghi viaggi autostradali e l’uso aziendale, il motore a gasolio rimane una scelta razionale difficilmente sostituibile nel breve periodo. Nel segmento C-Premium, la BMW X1 si è distinta come il modello di riferimento, capace di declinarsi con successo in versioni diesel, plug-in ed elettriche, registrando una crescita del gruppo BMW del 14%.

    Analisi economica: Il ruolo degli incentivi Ecobonus

    Il 2025 è stato un anno di transizione anche per le politiche di supporto all’acquisto. Il fondo Ecobonus ha messo a disposizione circa 150-600 milioni di euro complessivi fino al 2026, con un focus particolare sulle auto 100% elettriche (fascia 0-20 g/km di CO2).

    La struttura degli incentivi ha premiato le famiglie con ISEE inferiore a 30.000 euro, offrendo contributi fino a 11.000 euro a fronte della rottamazione di un veicolo Euro 0-4.

    Tuttavia, gli esperti del settore hanno avvertito che questo modello di incentivazione “a sportello” genera forti distorsioni nel mercato, con una paralisi della domanda nei mesi di attesa e un boom artificiale al momento dell’apertura dei fondi.

    L’UNRAE ha sottolineato come la domanda di auto BEV subisca rallentamenti strutturali non appena terminano gli effetti degli incentivi, indicando una maturità del mercato elettrico italiano ancora lontana dall’autosufficienza senza sussidi.

    Prospettive 2026: I modelli più attesi

    Il mercato automobilistico italiano si prepara a un 2026 denso di novità che promettono di rimescolare le classifiche attuali. I costruttori punteranno su piattaforme multi-energia capaci di ospitare sia motori ibridi che elettrici, massimizzando le economie di scala, questi i modelli che potranno farsi valere nel 2026.

    1. Alfa Romeo Stelvio (Nuova Generazione): Basata sulla piattaforma STLA Large, sarà il primo SUV del Biscione a offrire varianti elettriche ad alte prestazioni (fino a 1.000 CV) e versioni ibride plug-in con 100 km di autonomia.
    2. Fiat Grande Panda: Presentata a fine 2025, entrerà nel pieno della commercializzazione nel 2026. E’ una crossover di segmento B lunga 3,99 metri, basata sulla piattaforma Smart Car di Stellantis, con motori elettrici e ibridi a prezzi competitivi.
    3. Dacia Bigster: Il SUV di segmento C che punta a sfidare i giganti del settore con la consueta ricetta Dacia: spazio generoso, trazione 4×4 e motorizzazioni ibride ereditate dalla Duster.
    4. Volkswagen T-Roc (Nuovo Modello): L’erede di una delle auto più vendute in Europa presentata a fine 2025, con motorizzazioni esclusivamente elettrificate (mild, full e plug-in hybrid).
    5. Tesla Model Y “Juniper”: Il tanto atteso restyling del SUV elettrico più venduto al mondo, che adotta lo stile e le migliorie tecnologiche già viste sulla Model 3 Highland.

    In Sintesi

    Il mercato automobilistico italiano nel 2025 ha dimostrato una resilienza pragmatica. Nonostante la contrazione delle immatricolazioni totali, il settore ha accelerato il rinnovo tecnologico attraverso l’ibridazione di massa. Il successo di modelli come la Jeep Avenger e la Dacia Sandero sottolinea che l’utente italiano cerca un equilibrio tra design, costi operativi contenuti e versatilità.

    L’irruzione dei marchi cinesi, guidati da MG e BYD, ha imposto una nuova velocità competitiva, obbligando i gruppi europei come Stellantis e Volkswagen a rivedere le proprie strategie di prezzo e di approvvigionamento tecnologico.

    Il futuro immediato vedrà una polarizzazione ancora più netta: da una parte le auto “democratiche” ed essenziali, dove la battaglia si giocherà sui centesimi di euro e sull’efficienza del GPL e dell’ibrido leggero; dall’altra la mobilità premium e ricaricabile, sempre più digitale e automatizzata, dove Tesla e i giganti cinesi sfideranno la tradizione tedesca.

    In questo scenario, il consumatore finale beneficia di un’offerta mai così ricca, ma deve affrontare la complessità di una scelta che non riguarda più solo il modello, ma un intero ecosistema di alimentazione e servizi connessi.

  • Anche la Sardegna ha un museo di auto e moto storiche: ecco il museo MAMES di Mandas

    Anche la Sardegna ha un museo di auto e moto storiche: ecco il museo MAMES di Mandas

    L’inaugurazione del Museo d’Auto e Moto d’Epoca della Sardegna (MAMES) il 20 dicembre 2025 rappresenta un punto di svolta fondamentale per la conservazione della memoria industriale e tecnologica nel panorama culturale sardo. 

    Situato nel comune di Mandas, nel cuore della Trexenta, il MAMES non si limita a esporre una collezione di veicoli storici, ma si configura come un’istituzione scientifica e culturale dedicata alla narrazione dell’evoluzione sociale, economica e tecnica dell’isola nel corso del Novecento. 

    L’opera, intitolata alla memoria del Professor Attilio Mocci Demartis, è il risultato di un investimento pubblico di 250.000 euro volto a trasformare un centro storico di antica tradizione ducale in un polo museale d’avanguardia.   

    La genesi del MAMES risponde a una necessità profonda di documentare il passaggio della Sardegna da una società prevalentemente agropastorale a una modernità caratterizzata dalla mobilità individuale e dalla meccanizzazione. 

    Attraverso l’esposizione di modelli rari e talvolta unici, il museo ripercorre le tappe di una trasformazione che ha ridefinito i concetti di distanza e di appartenenza territoriale in un’isola storicamente penalizzata dall’isolamento geografico e infrastrutturale. 

    La collocazione a Mandas, borgo che funge da cerniera tra la Trexenta, il Sarcidano e le Barbagie, non è casuale ma riflette la funzione storica del paese come nodo di scambio e convergenza di diverse rotte commerciali e culturali.   

    L’Eredità di Attilio Mocci Demartis e la Filosofia del Restauro Conservativo

    La collezione che costituisce il cuore pulsante del MAMES è frutto della visione e della dedizione decennale del Professor Attilio Mocci Demartis. Il suo operato è andato ben oltre il semplice collezionismo, abbracciando una filosofia di salvaguardia del patrimonio che oggi definiamo archeologia industriale mobile. 

    Molti dei veicoli oggi esposti sono stati recuperati in condizioni di abbandono e restituiti al loro splendore originale attraverso restauri filologici che hanno rispettato scrupolosamente le specifiche tecniche dell’epoca.   

    L’impegno di Mocci Demartis è interpretato dal museo come un’eredità culturale da condividere con la collettività. Il passaggio della collezione allo status di museo civico garantisce che questi manufatti non rimangano chiusi in garage privati, ma diventino strumenti educativi per le nuove generazioni, capaci di illustrare non solo la bellezza del design d’epoca, ma anche il valore del lavoro artigianale e dell’ingegno meccanico. La conservazione di queste macchine permette di analizzare l’evoluzione dei materiali — dal legno e cuoio delle prime carrozze motorizzate all’acciaio delle carrozzerie autoportanti — offrendo una prospettiva tangibile sul progresso scientifico del secolo scorso.   

    Il Percorso Espositivo: Dal Tramonto dell’Ottocento alla Mobilità di Massa

    Il MAMES propone un itinerario cronologico e tematico che permette di comprendere come l’automobile abbia smesso di essere un giocattolo per élite per diventare un bene di consumo primario. Ogni modello in esposizione è stato selezionato per la sua capacità di rappresentare un’innovazione tecnica o un mutamento sociologico.   

    Le Origini: La Vermorel Tipo 2 e la Nascita della Modernità in Sardegna

    Il reperto di maggior valore storico della collezione è senza dubbio la Vermorel Tipo 2 del 1898. Questo veicolo detiene il primato di essere la prima automobile documentata arrivata in Sardegna, segnando ufficialmente l’inizio dell’era dei motori nell’isola. La Vermorel si presenta come una “carrozza motorizzata”, un termine che evidenzia la transizione estetica ancora incompleta dai veicoli a trazione animale.

    La sua meccanica semplice ma robusta doveva confrontarsi con una rete stradale sarda che, alla fine dell’Ottocento, era ancora rudimentale e composta prevalentemente da sentieri e strade bianche pensate per i carri a buoi.   

    L’importanza della Vermorel nel contesto sardo non è solo tecnica, ma simbolica. Essa rappresenta l’irruzione della tecnologia europea in una realtà periferica, un segnale della volontà delle classi dirigenti locali di connettersi ai flussi della modernità industriale. La presenza di un simile veicolo a Mandas oggi sottolinea la capacità del territorio di attrarre e conservare testimonianze di eccezionale valore storico-tecnico.   

    L’Era d’Oro dell’Ingegneria Francese ed Europea

    La collezione del MAMES manifesta una forte presenza di marchi francesi, riflettendo il ruolo di leadership che la Francia ha esercitato nell’industria automobilistica europea durante la prima metà del Novecento. Modelli come la Renault NN Barchetta del 1925 e la Citroën B14 del 1928 illustrano la ricerca di affidabilità e robustezza. 

    La Renault NN, in particolare, è celebrata per la sua indistruttibilità, dote che la portò a essere protagonista di imprese estreme come la traversata del Sahara, dimostrando che l’auto poteva ormai affrontare qualsiasi territorio.   

    La Citroën B14 rappresenta invece un salto qualitativo nella sicurezza e nella produzione industriale, essendo una delle prime vetture a utilizzare una carrozzeria “tutto acciaio”, abbandonando le fragili strutture in legno tipiche degli anni precedenti. 

    Questa innovazione ha permesso una maggiore durata dei veicoli e una migliore protezione degli occupanti, rendendo l’automobile un mezzo di trasporto quotidiano più sicuro e affidabile.   

    Di seguito si presenta una tabella comparativa delle principali innovazioni tecniche presenti nei modelli esposti al MAMES:

    ModelloAnnoInnovazione Tecnologica SalienteImpatto Sociale/Tecnico
    Vermorel Tipo 21898Trasmissione a catena e telaio a carrozzaIntroduzione della motorizzazione in Sardegna 
    Citroën B141928Carrozzeria “All-Steel” (Tutto Acciaio)Aumento della sicurezza e standardizzazione industriale 
    La Licorne HO21928Dinamotore (avviamento integrato)Miglioramento del comfort e facilità d’uso 
    Tatra 57B1939Motore Boxer raffreddato ad ariaAvanguardia tecnica e raffreddamento semplificato 
    Salmson S4-611951Cambio elettromagnetico CotalTecnologia da competizione applicata al lusso 
    Ford Vedette1952Motore V8 in carrozzeria europeaIntroduzione della potenza e del comfort americano 
    Panhard PL 171960Aerodinamica spinta e trazione anterioreEfficienza energetica e stabilità di marcia 

    La Nicchia Tecnologica: Tatra, Salmson e La Licorne

    Il MAMES si distingue per l’esposizione di marchi meno noti al grande pubblico ma fondamentali per la storia dell’ingegneria, come la cecoslovacca Tatra 57B del 1939. 

    La Tatra era rinomata per le sue soluzioni d’avanguardia, tra cui il motore boxer raffreddato ad aria e un telaio a tubo centrale che offriva una rigidità torsionale superiore alla media dell’epoca. 

    La sua robustezza la rese un mezzo ambito anche dalle truppe militari, a testimonianza della sua capacità di operare in condizioni proibitive.   

    Altrettanto affascinante è la Salmson S4-61 del 1951, una vettura che incarna il concetto di lusso tecnico. Dotata di un motore a doppio albero a camme in testa — una rarità per l’epoca su vetture stradali — e di un cambio elettromagnetico Cotal, la Salmson offriva prestazioni da gara con l’eleganza di una berlina di alta classe. 

    Questi veicoli spiegano al visitatore come il progresso automobilistico non sia stato un percorso lineare, ma un campo di sperimentazione per soluzioni tecniche che spesso hanno anticipato di decenni gli standard attuali.   

    Geografia della Mobilità: Mandas come Nodo Logistico

    Mandas occupa una posizione privilegiata nel centro-sud della Sardegna, rendendola una destinazione ideale per gite giornaliere dai principali capoluoghi dell’isola. La rete stradale e ferroviaria che converge sul borgo è parte integrante dell’esperienza turistica, collegando la visita museale alla scoperta del paesaggio interno della Sardegna.   

    Collegamenti Stradali e Tempi di Percorrenza

    Le principali arterie di accesso includono la SS128, che collega Mandas a Cagliari e Isili, la SS198 verso l’Ogliastra e la SP36 che funge da raccordo con la SS131 per chi proviene dal nord Sardegna.   

    • Da Cagliari: Il tragitto di circa 56 km si percorre in 50 minuti su una strada prevalentemente rettilinea e con traffico scorrevole.   
    • Da Oristano: La distanza di 80 km richiede circa un’ora di viaggio.   
    • Da Nuoro: Il tempo stimato è di 2 ore per coprire i 170 km che separano le due località.   
    • Da Sassari/Alghero/Olbia: Le percorrenze variano dalle 2 ore e 35 minuti alle 3 ore, rendendo Mandas raggiungibile anche per visitatori provenienti dal settentrione dell’isola attraverso la rete di strade statali.   

    Il Ruolo del Trenino Verde e dei Trasporti Pubblici

    Mandas è storicamente nota come stazione di diramazione del Trenino Verde, la linea ferroviaria turistica che attraversa scenari naturali incontaminati. 

    Questa connessione ferroviaria aggiunge un valore nostalgico e romantico alla visita del museo automobilistico, creando un legame ideale tra diverse forme di mobilità storica.   

    Per chi preferisce i mezzi pubblici, esiste un collegamento ferroviario diretto da Monserrato (stazione San Gottardo) con quattro corse giornaliere, operativo dal lunedì al sabato, al costo contenuto di circa 8 euro per il biglietto andata e ritorno. 

    Le autolinee ARST completano l’offerta, collegando Mandas anche a Nuoro e Olbia con servizi di linea quotidiani, sebbene con tempi di percorrenza più lunghi che riflettono la morfologia accidentata del territorio interno.   

    L’Inaugurazione del 20 Dicembre 2025: Un Evento di Rilevanza Regionale

    L’apertura ufficiale del MAMES è stata un evento che ha richiamato migliaia di persone, appassionati di motorismo storico, autorità locali e turisti curiosi. 

    La cerimonia ha sancito la nascita del primo museo regionale delle auto d’epoca in Trexenta, un traguardo che ha richiesto anni di lavori di allestimento e un coordinamento efficace tra l’amministrazione comunale guidata dal sindaco e i tecnici del settore.   

    Atmosfera e Partecipazione

    L’atmosfera dell’inaugurazione è stata caratterizzata da un senso di riscoperta delle eccellenze del territorio. La parata di veicoli storici, che ha visto la partecipazione di Ferrari, Lancia, Fiat e Alfa Romeo, ha trasformato le vie del centro storico in un museo a cielo aperto, anticipando la ricchezza della collezione permanente. 

    Questo evento non ha celebrato solo le macchine, ma anche la cultura dei motori come elemento di aggregazione sociale. Il sindaco ha sottolineato come il museo voglia raccontare la storia del design e della tecnologia, ma anche quella della società sarda che ha accolto queste innovazioni con stupore e curiosità.   

    Collaborazione con il Collezionismo Locale

    Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’inaugurazione è l’apertura del museo a collaborazioni proficue con esperti e collezionisti dell’isola. 

    L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di rendere il MAMES un centro dinamico, capace di attrarre donazioni, prestiti temporanei e organizzare raduni che possano vivacizzare il borgo durante tutto l’anno. 

    La tradizione di Mandas per quanto riguarda le motociclette d’epoca è stata citata come un ulteriore filone di sviluppo per la collezione, che promette di espandersi ulteriormente in futuro.   

    Impatto Socio-Economico e Turistico nel Cuore della Sardegna

    L’istituzione del MAMES è una scommessa ambiziosa per il rilancio economico delle zone interne. In un periodo in cui la Sardegna cerca di diversificare la propria offerta turistica oltre il binomio “sole e mare”, iniziative come quella di Mandas offrono un modello di sviluppo sostenibile basato sulla cultura e sulla memoria.   

    Il museo funge da attrattore per un target di visitatori colti e appassionati, spesso disposti a viaggiare fuori stagione per partecipare a eventi specialistici o ammirare pezzi unici della storia dell’auto.

    Questo flusso costante di visitatori contribuisce a contrastare lo spopolamento delle zone interne e a mantenere vive le attività commerciali locali.   

    Innovazione Tecnologica e Valore Educativo

    Il MAMES si propone anche come un laboratorio didattico. La possibilità di osservare da vicino motori a raffreddamento ad aria, cambi elettromagnetici e strutture in acciaio degli anni ’20 offre agli studenti e agli appassionati di meccanica una lezione pratica di storia della tecnologia. 

    Comprendere come i motori abbiano trasformato le abitudini sarde del secolo scorso aiuta a riflettere sulle sfide attuali della mobilità sostenibile e dell’innovazione energetica.   

    Il racconto di figure come Filippo Saruis, il primo autista di Mandas, aggiunge un tocco umano alla narrazione tecnologica, ricordando che dietro ogni macchina c’è una storia di passione, audacia e spirito di servizio. 

    Questi racconti biografici permettono di contestualizzare l’oggetto meccanico nel tessuto vivo della comunità.   

    Il Futuro del MAMES: Sfide e Opportunità

    Guardando al 2026 e oltre, il MAMES si trova davanti a sfide importanti per consolidare il suo ruolo di riferimento regionale. La manutenzione conservativa dei veicoli, molti dei quali sono ancora funzionanti, richiede competenze tecniche specifiche che il museo mira a coltivare attraverso collaborazioni con officine specializzate e restauratori.   

    L’espansione della collezione attraverso l’acquisizione di moto d’epoca, come accennato dai piani comunali, permetterebbe di coprire un segmento di mercato collezionistico molto attivo in Sardegna. 

    Inoltre, la digitalizzazione del percorso espositivo, con l’uso di guide multimediali e realtà aumentata per mostrare il funzionamento dei motori interni, potrebbe rendere la visita ancora più coinvolgente per le giovani generazioni.   

    L’integrazione con altri grandi eventi della Sardegna, come il Rally Italia Sardegna o le numerose cronoscalate storiche dell’isola, potrebbe posizionare Mandas come tappa obbligatoria per tutti gli amanti del motorsport che visitano la regione.

    La vicinanza con Cagliari e la facilità di accesso la rendono una “porta” ideale verso l’interno dell’isola, capace di trattenere il turista e offrirgli un’esperienza autentica e ricca di contenuti.

    Considerazioni Conclusive sulla Valorizzazione del Patrimonio Motoristico

    Il Museo d’Auto e Moto d’Epoca della Sardegna “Attilio Mocci Demartis” a Mandas rappresenta un esempio virtuoso di come la passione individuale possa trasformarsi in un bene comune attraverso la collaborazione tra privati e istituzioni pubbliche. La collezione non è solo un elenco di modelli famosi, ma una cronaca meccanica della nostra evoluzione sociale.   

    Dalla Vermorel del 1898, che con i suoi pochi cavalli vapore sfidava l’immobilità secolare dell’isola, alla SIMCA 1000 degli anni ’70, simbolo della motorizzazione di massa che ha definitivamente connesso le campagne alle città, il MAMES narra una storia di emancipazione e progresso. 

    Mandas, con il suo sistema museale integrato, si conferma come un centro di eccellenza culturale capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici archeologiche ed etnografiche.   

    L’investimento di 250.000 euro per la sua realizzazione appare oggi come un seme gettato in un terreno fertile, destinato a generare valore culturale, economico e turistico per la Trexenta e per l’intera Sardegna negli anni a venire. 

    Il MAMES è, in definitiva, il luogo dove la storia del motore incontra la storia dell’isola, invitando ogni visitatore a un viaggio nel tempo attraverso l’acciaio, il design e la memoria.   

  • Arriva il premio Car of the Year 2026: l’elenco dei finalisti

    Arriva il premio Car of the Year 2026: l’elenco dei finalisti

    Il premio Car of the Year (COTY), spesso descritto come l’Oscar del mondo automobilistico, è il riconoscimento più prestigioso in Europa, istituito nel 1964 per celebrare l’eccellenza nell’industria dei motori. Per l’edizione 2026, la giuria composta da 60 giornalisti specializzati provenienti da 23 paesi europei ha selezionato sette finaliste tra 35 modelli candidati.

    Il vincitore sarà annunciato il 9 gennaio 2026 in occasione del Salone Internazionale dell’Automobile di Bruxelles. Di seguito un’analisi dei modelli in gara e dei fattori che potrebbero decretarne il successo o la sconfitta.

    La Storia e il Regolamento

    Dalla sua fondazione, il premio ha premiato modelli che hanno segnato epoche, come la Rover 2000 (vincitrice della prima edizione nel 1964) o le più recenti Jeep Avenger (2023) e Renault Scenic E-Tech (2024). L’ultima vincitrice è stata la Renault 5 E-Tech / Alpine A290 nel 2025. Il sistema di voto è rigoroso: ogni giurato dispone di 25 punti da distribuire tra almeno cinque delle sette finaliste, con un massimo di 10 punti assegnabili alla prima scelta. I criteri principali includono il design, il comfort, la sicurezza, l’economia di esercizio, la guidabilità e il rapporto qualità-prezzo.

    Analisi dei Finalisti 2026

    1. Fiat Grande Panda

    Rappresenta il ritorno di Fiat tra le finaliste dopo diversi anni di assenza.

    • Perché potrebbe vincere: Punta sull’effetto nostalgia con un design fresco e ispirato agli anni ’80, offrendo al contempo un prezzo d’attacco molto competitivo (da 16.900 € per l’ibrida). È una vettura concreta e razionale.
    • Perché potrebbe perdere: L’autonomia della versione elettrica (292 km rilevati) è limitata rispetto ad alcune concorrenti dirette, fattore che potrebbe penalizzarla nei test su lunghe distanze.

    2. Renault 4 E-Tech Electric

    Dopo il trionfo della R5, Renault cerca il raddoppio con la “quattrolitro” del futuro.

    • Perché potrebbe vincere: Ha un design iconico e “emozionale” che piace molto alla critica, unito a una grande versatilità interna e soluzioni pratiche come lo schienale del passeggero ripiegabile.
    • Perché potrebbe perdere: Il prezzo di partenza (29.900 €) è sensibilmente più alto rispetto alla Grande Panda, e i giudici potrebbero preferire premiare un marchio diverso rispetto all’anno scorso.

    3. Dacia Bigster

    Il SUV più grande mai prodotto da Dacia, lungo 4,57 metri.

    • Perché potrebbe vincere: Incarna perfettamente il concetto di “valore” offrendo uno spazio da segmento superiore al prezzo di una compatta (circa 24.800 €).
    • Perché potrebbe perdere: Le finiture rimangono spartane rispetto ad altri modelli in finale e la percezione del marchio “low-cost” potrebbe ancora frenare i giurati più orientati all’innovazione premium.

    4. Skoda Elroq

    Un SUV elettrico compatto che punta sulla sostanza tipica del marchio boemo.

    • Perché potrebbe vincere: Offre un abitacolo estremamente spazioso grazie al passo di 2,77 metri e un mix bilanciato di comandi fisici e digitali. È una scelta molto razionale e solida.
    • Perché potrebbe perdere: Il design è considerato da alcuni critici come “blando” o poco distintivo rispetto all’audacia stilistica di Kia o Renault.

    5. Kia EV4

    Una berlina elettrica dal design futuristico che sfida i canoni tradizionali.

    • Perché potrebbe vincere: È tecnologicamente all’avanguardia, con un’autonomia dichiarata fino a 625 km e un approccio stilistico molto personale.
    • Perché potrebbe perdere: La mancanza di un vano anteriore (frunk) e una linea che divide i pareri (mix tra berlina e crossover) potrebbero non convincere l’intera giuria.

    6. Mercedes-Benz CLA

    La terza generazione della coupé a quattro porte introduce una piattaforma elettrica a 800V.

    • Perché potrebbe vincere: È un vero manifesto tecnologico con un’efficienza record e un’autonomia fino a 792 km, fissando nuovi standard per il segmento.
    • Perché potrebbe perdere: L’elevato prezzo di listino (oltre 56.000 €) la allontana dal concetto di “auto popolare”, un parametro che spesso pesa nelle valutazioni del COTY.

    7. Citroën C5 Aircross

    Un SUV di grandi dimensioni orientato al comfort familiare.

    • Perché potrebbe vincere: Offre un abitacolo molto accogliente, un bagagliaio generoso (479 litri) e una gamma di motorizzazioni multi-energia completa.
    • Perché potrebbe perdere: Nonostante la praticità, manca di quell’elemento di rottura o di “effetto sorpresa” che spesso caratterizza le vincitrici del premio.
  • L’industria automobilistica nel 2025 appena concluso: analisi delle strategie di mercato, innovazioni tecnologiche e nuovi modelli

    L’industria automobilistica nel 2025 appena concluso: analisi delle strategie di mercato, innovazioni tecnologiche e nuovi modelli

    Il panorama automobilistico globale nel 2025 ha attraversato una fase di trasformazione senza precedenti, caratterizzata da una ricalibrazione delle strategie industriali che bilancia l’urgenza della transizione ecologica con le realtà operative del mercato. Se l’inizio del decennio è stato segnato da un entusiasmo quasi esclusivo per i veicoli elettrici a batteria (BEV), il 2025 si distingue per un approccio più pragmatico, definito “multi-energia”. Le case automobilistiche stanno rispondendo a una domanda di mercato che, pur mostrando una crescita costante dell’elettrico, vede una resilienza straordinaria dei sistemi ibridi e una rinnovata attenzione per le motorizzazioni termiche ad alta efficienza. Questa evoluzione non è solo una risposta alle preferenze dei consumatori, ma una necessità strategica per mitigare i rischi legati alle infrastrutture di ricarica ancora in via di sviluppo e alle fluttuazioni degli incentivi governativi.

    Analisi del mercato europeo e italiano: dati e tendenze

    Il 2025 si apre con segnali di stabilità per il mercato automobilistico dell’Unione Europea. Le immatricolazioni di nuove auto hanno registrato una crescita cumulativa dell’1,4% nei primi undici mesi dell’anno, raggiungendo quasi 10 milioni di unità. Tuttavia, i volumi rimangono significativamente inferiori ai livelli pre-pandemici, indicando che il settore sta operando in un contesto di “nuova normalità” caratterizzato da margini più elevati su volumi complessivi più contenuti. La transizione verso l’elettrico prosegue, ma a un ritmo che gli esperti definiscono più lento di quanto necessario per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi, con una quota di mercato dei BEV che si attesta al 16,9% a livello europeo.

    In Italia, la dinamica di mercato presenta peculiarità marcate rispetto alla media europea. Il consumatore italiano continua a prediligere le soluzioni ibride (HEV), che dominano il mercato con una quota del 44,5%, mentre l’elettrico puro fatica a superare la soglia del 6% nel dato cumulato annuo, nonostante picchi temporanei dovuti a cicli di incentivi statali. Il mercato italiano si conferma inoltre come un rifugio per le motorizzazioni tradizionali a benzina e per il GPL, quest’ultimo sostenuto quasi interamente dalla strategia aggressiva del marchio Dacia.

    Quote di mercato per alimentazione in Europa e Italia (Gennaio-Novembre 2025)

    La seguente tabella illustra la distribuzione delle preferenze degli automobilisti, evidenziando il divario tecnologico e di adozione tra il contesto nazionale italiano e quello comunitario.

    AlimentazioneQuota EU (YTD 2025)Quota Italia (YTD 2025)Tendenza vs 2024
    Ibride (HEV)34,6%44,5%In forte crescita
    Benzina27,0%24,7%In calo costante
    Elettriche (BEV)16,9%5,8%Crescita moderata/stagnante
    Plug-in Hybrid (PHEV)9,3%6,2%Crescita guidata dalle flotte
    Diesel9,0%9,4%Declino strutturale
    GPL / Metano3,2%9,3%Stabile/Rilevante solo in IT

    L’analisi dei dati suggerisce che il 2025 sia l’anno del consolidamento dell’ibrido come “nuovo standard” di mercato. Le vetture Full Hybrid e Mild Hybrid offrono il compromesso ideale tra riduzione delle emissioni, costi d’acquisto gestibili e assenza di ansia da ricarica, fattori che rimangono prioritari per la maggior parte degli acquirenti privati.

    Strategie dei grandi gruppi: Stellantis e il rilancio dei volumi

    Stellantis ha affrontato il 2025 con una strategia mirata a riconquistare le fasce di mercato più popolari, utilizzando piattaforme modulari che consentono una flessibilità produttiva estrema. Il cuore di questa strategia è la piattaforma “Smart Car”, destinata a veicoli di segmento B e C che devono mantenere prezzi accessibili pur offrendo versioni elettrificate.

    Fiat: la transizione della Panda e la nuova Grande Panda

    Per Fiat, il 2025 rappresenta un anno di dualismo strategico. Da un lato, la produzione della classica Panda (ora Pandina) prosegue a Pomigliano d’Arco con motorizzazione Mild Hybrid per soddisfare la domanda di base, confermandosi l’auto più venduta in Italia con oltre 99.000 unità. Dall’altro, il debutto della Fiat Grande Panda segna l’ingresso del marchio in una nuova era globale. La Grande Panda, lunga 3,99 metri, rompe con il passato offrendo un design ispirato agli anni ’80 ma con contenuti tecnologici contemporanei.

    La gamma della Grande Panda è strutturata per coprire ogni esigenza di mobilità urbana:

    • Versione Elettrica: Dotata di un motore da 113 CV (83 kW) e una batteria da 44 kWh, offre un’autonomia di circa 320 km nel ciclo WLTP. Una caratteristica distintiva è il cavo di ricarica a spirale integrato nel frontale, che evita l’uso di cavi esterni ingombranti.
    • Versione Ibrida: Utilizza il nuovo motore 1.2 Turbo a tre cilindri con tecnologia Mild Hybrid a 48V, capace di erogare 100 CV e accoppiato a un cambio automatico a doppia frizione. Questo propulsore è progettato per ridurre i consumi del 15% rispetto a un’unità termica equivalente.
    ModelloVersionePotenzaPrezzo ListinoPrezzo con Incentivi (est.)
    Grande PandaIbrida Pop100 CV€ 18.900€ 16.950
    Grande PandaElettrica RED113 CV€ 24.900€ 15.900 (con rottamazione)

    Il posizionamento della Grande Panda è cruciale: essa deve competere non solo con le rivali europee, ma anche con la nuova ondata di citycar elettriche cinesi che mirano alla soglia dei 20.000 euro.

    Alfa Romeo e Jeep: tra performance e off-road elettrificato

    Alfa Romeo ha completato la gamma della Junior, il suo crossover compatto, introducendo la versione Q4 a trazione integrale, essenziale per mantenere il DNA sportivo del marchio anche nel segmento B. Tuttavia, l’attenzione degli appassionati è rivolta verso il 2026, quando verrà svelata la nuova generazione della Stelvio, basata sulla piattaforma STLA Large. Sarà la prima Alfa Romeo nativa elettrica di grandi dimensioni, promettendo autonomie vicine ai 700 km e potenze che supereranno gli 800 CV nelle versioni Quadrifoglio.

    Jeep, nel frattempo, consolida il successo della Avenger, che si è posizionata stabilmente al terzo posto nelle vendite assolute in Italia. Parallelamente, è stata avviata a Melfi la produzione della nuova Jeep Compass, che sarà disponibile in versioni ibride ed elettriche, coprendo il cuore del mercato dei SUV medi, anche se contemporaneamente ha dato l’addio alla Renegade, in attesa di un futuro modello su base Peugeot.

    Il Gruppo Volkswagen: ricalibrazione e innovazione digitale

    Il Gruppo Volkswagen sta attraversando una fase di profondo rinnovamento, non solo nei prodotti ma anche nell’architettura software. Dopo le difficoltà iniziali con la famiglia ID, il 2025 vede il lancio di modelli di seconda generazione che correggono molti dei difetti segnalati dagli utenti, come la qualità degli interni e la fluidità del sistema infotainment.

    Volkswagen e il ritorno alla praticità

    Una delle tendenze più rilevanti nel design di Volkswagen per il 2025 è il ritorno ai pulsanti fisici. La casa ha ammesso che l’eccessiva digitalizzazione degli interni, con comandi a sfioramento spesso poco intuitivi, è stata un errore strategico. La nuova Volkswagen T-Roc, presentata alla fine del 2025 per un debutto commerciale nel 2026, incarna questa nuova filosofia: interni più curati, materiali di qualità superiore e un mix bilanciato di schermi e tasti fisici per le funzioni primarie.

    La nuova T-Roc è anche la prima della sua stirpe a offrire una motorizzazione Full Hybrid, mutuata dalla Golf, che promette consumi ridotti e la possibilità di circolare in modalità elettrica per gran parte dei tragitti urbani.

    Audi e la piattaforma PPE: Q6 e-tron e A6 e-tron

    Audi ha inaugurato nel 2025 una nuova era tecnologica con il debutto della piattaforma PPE (Premium Platform Electric), sviluppata in collaborazione con Porsche. Il primo modello a beneficiarne è il SUV Audi Q6 e-tron, seguito dalla berlina A6 e-tron. Questi veicoli introducono un’architettura a 800 volt che permette potenze di ricarica fino a 270 kW, consentendo di recuperare 250 km di autonomia in soli dieci minuti.

    SpecificaAudi A6 e-tron SportbackBMW iX3 (Neue Klasse Preview)
    Potenza di picco551 CV (405 kW)469 CV (345 kW) 25
    Coppia massima855 Nm645 Nm 25
    Batteria (netta)100 kWh108,7 kWh 25
    Autonomia WLTP754 km805 km 25
    Accelerazione 0-100 km/h3,9 secondi4,9 secondi 25

    L’analisi comparativa evidenzia come Audi stia puntando sull’efficienza aerodinamica e sulla rapidità di ricarica, mentre i rivali, come BMW con la futura Neue Klasse, sembrano concentrarsi su batterie di dimensioni leggermente superiori per superare la barriera psicologica degli 800 km di autonomia.

    Renault e Dacia: la forza del valore e della nostalgia

    Il Gruppo Renault sta vivendo un momento di straordinario successo commerciale, guidato dalla strategia “Renaulution” lanciata da Luca de Meo e ora nelle mani di Francois Provost, nuovo ceo della casa dopo le dimissioni del dirigente italiano. Il marchio Dacia continua a dominare la fascia economica del mercato, mentre Renault si riposiziona come leader dell’innovazione accessibile e del design emozionale.

    Dacia Bigster: il salto nel segmento C

    Dacia ha presentato nel 2025 la Bigster, un SUV lungo 4,57 metri che porta i valori del marchio nel segmento superiore. Rispetto alla Duster, la Bigster offre uno spazio interno nettamente superiore e finiture più robuste, pur mantenendo un prezzo di partenza estremamente competitivo, fissato a circa 24.800 euro per le versioni Mild Hybrid.

    La Bigster è cruciale per Dacia perché introduce motorizzazioni più evolute, come il sistema Full Hybrid da 158 CV, e conferma la scommessa sul GPL con il motore ECO-G 140, che abbina la trazione integrale alla doppia alimentazione, un’unicità nel mercato europeo.

    Renault 4 E-Tech: l’icona rinasce elettrica

    Dopo il successo della Renault 5, il 2025 è l’anno della Renault 4 E-Tech Electric. Questo SUV di segmento B richiama le forme della storica “quattrolitro” ma poggia sulla moderna piattaforma AmpR Small. La R4 si rivolge alle famiglie giovani che cercano praticità: il bagagliaio da 420 litri ha una soglia di carico bassa e forme regolari, ideale per l’uso quotidiano.

    AllestimentoBatteriaAutonomiaPotenzaPrezzo
    Evolution Urban40 kWh308 km120 CV€ 29.900
    Techno Comfort52 kWh408 km150 CV€ 34.900
    Iconic Comfort52 kWh408 km150 CV€ 36.900

    Renault ha intelligentemente utilizzato la leva della nostalgia per differenziare i suoi prodotti elettrici in un mercato affollato di modelli dal design anonimo, riuscendo a mantenere prezzi concorrenziali grazie alla condivisione di componenti tra R4 ed R5.

    L’avanzata cinese: BYD e i nuovi player del lusso e del valore

    Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui i produttori cinesi hanno smesso di essere una curiosità per diventare attori dominanti. BYD ha consolidato la sua posizione di leader globale delle vendite elettriche, superando Tesla grazie a una gamma che copre ogni segmento, dalla piccola Seagull (Dolphin Surf) all’imponente SUV Tang.

    BYD Seal U e il successo del Plug-in “Long Range”

    In Italia, il SUV BYD Seal U ha ottenuto risultati sorprendenti, diventando l’ibrida plug-in più venduta in determinati mesi del 2025. Il segreto di questo successo risiede nel sistema DM-i (Dual Mode Intelligent), che privilegia la trazione elettrica e utilizza il motore termico principalmente come generatore. Con una batteria di dimensioni generose per la categoria, la Seal U permette di percorrere oltre 80 km in modalità puramente elettrica e oltre 1.000 km in modalità combinata, offrendo una risposta concreta a chi non è ancora pronto per il passaggio al BEV puro.

    I marchi emergenti: Omoda e Jaecoo

    Il gruppo Chery ha lanciato con successo i marchi Omoda e Jaecoo in Europa nel 2025. La Omoda 5, disponibile sia in versione a benzina che elettrica, ha convinto per il rapporto dotazioni/prezzo e per un design d’impatto. Jaecoo, posizionato come marchio di SUV più orientati al lusso e al fuoristrada, ha debuttato con la Jaecoo 7, che ha scalato rapidamente le classifiche delle vendite ibride plug-in in Italia, posizionandosi tra i primi tre modelli del segmento a pochi mesi dal lancio.

    La rivoluzione dei Software-Defined Vehicles (SDV)

    La trasformazione più profonda del 2025 non riguarda la propulsione, ma l’architettura elettronica. L’auto è diventata un “computer su ruote”, dove il software definisce le funzioni, le prestazioni e persino il valore residuo del veicolo.

    Centralizzazione dell’architettura e aggiornamenti OTA

    Tradizionalmente, un’auto moderna gestiva le sue funzioni tramite 50-100 centraline elettroniche (ECU) separate. I modelli del 2025, come la Mercedes-Benz Classe S con il sistema MB.OS e l’Audi Q6 e-tron, stanno passando ad architetture a calcolo centralizzato.28 Questo cambiamento permette di:

    • Ridurre i cablaggi: Una struttura centralizzata riduce il peso dei cavi di decine di chilogrammi, migliorando l’efficienza energetica.
    • Aggiornamenti Over-The-Air (OTA): Le case automobilistiche possono ora correggere bug, migliorare l’efficienza dei motori o sbloccare nuove funzioni di assistenza alla guida da remoto, senza che il cliente debba recarsi in officina.
    • Nuovi modelli di business: I costruttori stanno introducendo servizi in abbonamento (Features-on-Demand), come il riscaldamento dei sedili o sistemi di guida autonoma avanzata attivabili solo quando necessario.

    L’Intelligenza Artificiale a bordo: ChatGPT e oltre

    L’integrazione dell’IA generativa è diventata uno standard nei lanci del 2025. Volkswagen, tramite la consociata software CARIAD, ha integrato ChatGPT nei suoi assistenti vocali. Questo permette al conducente di interagire in modo naturale, chiedendo non solo di regolare il clima, ma anche di ricevere informazioni complesse o suggerimenti proattivi basati sulle routine apprese dal veicolo.

    Funzione IAApplicazione praticaVantaggio per l’utente
    Assistente Vocale AvanzatoChatGPT integrato su modelli VW, Audi, SkodaInterazione naturale e risoluzione problemi complessi
    Manutenzione PredittivaMonitoraggio costante dei componenti criticiRiduzione guasti improvvisi e fermi macchina
    Personalizzazione RoutineApprendimento percorsi e settaggi comfortL’auto anticipa le esigenze del conducente
    Guida Autonoma Livello 3Sistemi LiDAR e AI su Mercedes e BMWPossibilità di distogliere lo sguardo in autostrada

    Sostenibilità e Scienza dei Materiali: oltre le emissioni allo scarico

    La sostenibilità nel 2025 è un concetto olistico che riguarda l’intero ciclo di vita dell’auto. I produttori stanno investendo pesantemente in materiali che riducano l’impatto ambientale della fase produttiva e facilitino il riciclo a fine vita.

    Rivestimenti bio-based e tessuti riciclati

    L’uso della pelle animale è in rapido declino nei nuovi lanci del 2025, sostituito da alternative vegetali e materiali rigenerati di alta qualità.

    • Volvo ha introdotto il materiale Nordico, realizzato con polimeri derivati da scarti dell’industria cartaria e poliestere riciclato.
    • Skoda utilizza tessuti realizzati con fibre ottenute dal riciclo delle bottiglie in PET e, nella nuova Octavia, componenti prodotti a partire dalle fibre corte dei jeans triturati.
    • Continental ha avviato la produzione di serie di pneumatici che incorporano gomma naturale estratta dalle radici del dente di leone, una risorsa che richiede meno terreno e acqua rispetto alle piantagioni tradizionali.

    La ricerca si sta spostando anche verso la riduzione del peso tramite l’uso di fibre composite naturali, come il lino intrecciato, che richiede molta meno energia per essere prodotto rispetto alla plastica o all’alluminio, offrendo al contempo eccellenti proprietà di smorzamento acustico.

    Il segmento del lusso e delle supercar: l’elettrificazione emozionale

    Il lusso automobilistico sta affrontando la sfida di mantenere l’esclusività e l’emozione in un mondo elettrificato. Il 2025 è l’anno in cui i marchi più prestigiosi definiscono la loro identità elettrica.

    Ferrari: l’attesissima “Ferrari Elettrica”

    Il 9 ottobre 2025 è stata la data fissata da Ferrari per svelare la piattaforma della sua prima vettura 100% elettrica, con un lancio commerciale previsto per il 2026. Ferrari ha scelto un approccio di “integrazione verticale”, sviluppando e producendo internamente batterie e motori a Maranello per garantire il controllo totale sulle prestazioni e sulla “voce” dell’auto.

    Le specifiche indicano una vettura a quattro motori, con trazione integrale e una potenza di picco che supererà i 1.000 CV in modalità Boost. Nonostante l’assenza di un motore a combustione, Ferrari promette un’esperienza sonora autentica, non artificiale, derivata dall’amplificazione delle frequenze naturali del powertrain elettrico.

    Lamborghini e Maserati

    Lamborghini prosegue il suo percorso di ibridazione totale con la Urus SE e la Temerario, l’erede della Huracán, che adotta un sistema ibrido plug-in con motore V8 biturbo capace di regimi di rotazione elevatissimi. Maserati, d’altra parte, consolida la gamma “Folgore”, con versioni completamente elettriche della GranTurismo e della Grecale, puntando su un lusso tipicamente italiano unito a prestazioni di vertice.

    Sicurezza e Affidabilità: i risultati dei test 2025

    La sicurezza stradale ha fatto un balzo in avanti nel 2025, grazie alla diffusione di sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) più precisi ed economici.

    Affidabilità dei sistemi di propulsione

    I dati di J.D. Power del 2025 mostrano un quadro interessante sull’affidabilità delle diverse motorizzazioni. Mentre le auto ibride (HEV) si confermano le più affidabili, con il minor numero di problemi per 100 veicoli (199 PP100), le ibride plug-in (PHEV) hanno registrato un calo della qualità, risultando la categoria più problematica (242 PP100) a causa della complessità dei sistemi di gestione integrata. Le auto elettriche pure (BEV) hanno mostrato il miglioramento più rapido, riducendo i difetti legati ai software di gestione termica delle batterie.

    Euro NCAP e IIHS: i leader della sicurezza

    Nel 2025, ben 18 nuovi modelli hanno ottenuto le ambite 5 stelle Euro NCAP, con risultati particolarmente brillanti per la Volkswagen T-Roc e la nuova Audi Q5. Negli Stati Uniti, l’istituto IIHS ha premiato come “Top Safety Pick+” modelli come la Tesla Model Y, la Honda Civic e la Mazda CX-90, evidenziando l’efficacia dei nuovi airbag centrali per prevenire l’urto tra i passeggeri in caso di impatto laterale.

    ModelloValutazione SicurezzaCaratteristica Distintiva
    Audi Q6 e-tronTop Safety Pick+Protezione pedoni avanzata con sensori acustici
    Tesla Model YTop Safety Pick+Sistemi di prevenzione urti frontali al vertice
    Volvo XC90 (2025)Top Safety Pick+Struttura rinforzata per urti a velocità elevata
    Honda HR-VTop Safety Pick+Sicurezza per i passeggeri posteriori migliorata

    Analisi del design 2025: tra aerodinamica e ritorno al passato

    Il design automobilistico nel 2025 sta vivendo un interessante paradosso. Per le auto elettriche ad alta autonomia, la forma è dettata esclusivamente dal vento, portando a silhouette “a goccia” molto simili tra loro. Allo stesso tempo, si assiste a una rinascita del design “neo-retrò”, dove i marchi riscoprono i propri canoni stilistici del passato per differenziarsi dalla concorrenza asiatica.

    L’importanza del coefficiente aerodinamico (Cx)

    Per un’auto elettrica, ridurre il Cx è il modo più economico per aumentare l’autonomia. L’Audi A6 e-tron ha raggiunto un valore di 0,21, uno dei più bassi al mondo, grazie a un frontale carenato, specchietti virtuali (telecamere) e una coda estremamente rastremata. Questo sforzo ingegneristico permette di guadagnare fino a 30 km di autonomia reale in autostrada rispetto a un SUV equivalente.

    Il vetro intelligente ed elettrocromico

    Una tendenza tecnologica emergente nel 2025 riguarda l’uso di tetti in vetro intelligenti. Sistemi come quelli visti sulla Renault 4 e sulla Tesla Model 3 permettono di oscurare il vetro tramite un comando elettrico, eliminando la necessità di tendine parasole fisiche ingombranti e pesanti, contribuendo così alla riduzione del peso complessivo e migliorando l’abitabilità.

    Previsioni per il 2026: i finalisti del Car of the Year

    Il 2025 si chiude con l’annuncio dei sette finalisti per il prestigioso premio “Auto dell’Anno 2026”, la cui proclamazione avverrà il 9 gennaio 2026 al Salone di Bruxelles. Questa lista riflette perfettamente le tendenze analizzate in questo rapporto: prevalenza di SUV e crossover, mix di alimentazioni e forte attenzione al valore economico.

    I sette finalisti analizzati

    1. Citroën C5 Aircross: Un SUV che punta tutto sul comfort e sulla spaziosità, offrendo un bagagliaio da 479 litri e motorizzazioni che spaziano dal Mild Hybrid all’elettrico puro.
    2. Dacia Bigster: Rappresenta il culmine della strategia di valore di Dacia, offrendo un veicolo di grandi dimensioni a un prezzo accessibile, senza rinunciare a tecnologie ibride moderne.
    3. Fiat Grande Panda: La scommessa di Fiat sul mercato globale, capace di unire design iconico e flessibilità energetica.
    4. Kia EV4: Una berlina elettrica dal design audace che sfida le convenzioni del segmento, promettendo autonomie fino a 625 km.
    5. Mercedes-Benz CLA: Il manifesto tecnologico di Mercedes per la mobilità elettrica compatta, con un sistema a 800V capace di un’autonomia dichiarata di quasi 800 km.
    6. Renault 4: La sintesi perfetta tra nostalgia e praticità elettrica urbana.
    7. Skoda Elroq: Un SUV compatto elettrico che punta sulla solidità costruttiva e sulle soluzioni “Simply Clever” tipiche del marchio boemo.

    La vittoria di uno di questi modelli segnerà la direzione del mercato per il prossimo anno, ma la sola presenza di modelli come la Bigster e la Grande Panda tra i finalisti suggerisce che l’industria stia tornando a dare priorità alla concretezza e all’accessibilità economica.

    Sfide e Opportunità: il futuro della catena del valore

    Il settore automobilistico nel 2025 non è privo di sfide sistemiche. Le tensioni commerciali tra Europa e Cina hanno portato all’introduzione di dazi che stanno rimescolando le carte del mercato, spingendo produttori come BYD e Leapmotor a investire in fabbriche sul suolo europeo per mantenere la competitività.

    La corsa alle batterie allo stato solido

    Mentre le batterie agli ioni di litio attuali hanno raggiunto una maturità elevata, il 2025 ha visto l’intensificarsi della ricerca sulle batterie allo stato solido (Solid-State Batteries). Marchi come Toyota e Nissan hanno confermato che i primi prototipi di serie inizieranno i test nel 2026, promettendo di risolvere definitivamente l’ansia da autonomia con tempi di ricarica paragonabili a un pieno di benzina.

    La resilienza del mercato dell’usato e del noleggio

    In un contesto di prezzi delle auto nuove ancora elevati, il 2025 ha visto una crescita esponenziale del mercato del noleggio a lungo termine (NLT) e dell’usato certificato. Per molti automobilisti, il noleggio rappresenta il modo più sicuro per testare la mobilità elettrica senza assumersi il rischio legato alla svalutazione tecnologica e al calo del valore residuo delle batterie.

    Sintesi Finale

    Il mercato automobilistico del 2025 è un ecosistema in equilibrio dinamico. Da un lato, la spinta verso l’innovazione digitale e l’elettrificazione sta trasformando radicalmente il prodotto “automobile”, rendendolo sempre più simile a un device tecnologico complesso. Dall’altro, la necessità di mantenere volumi di vendita sostenibili sta portando a un ritorno alla concretezza, con un’attenzione rinnovata verso i costi d’acquisto e la praticità d’uso quotidiana.

    Le case automobilistiche che usciranno vincitrici da questa fase sono quelle capaci di gestire la complessità di una gamma multi-energia, offrendo al cliente la libertà di scegliere la motorizzazione più adatta alle proprie esigenze senza compromettere la sicurezza, il design o il comfort digitale. In questo scenario, l’Italia si conferma un mercato chiave per testare la resilienza delle tecnologie ibride e la capacità dei marchi di democratizzare l’innovazione, in attesa che l’infrastruttura di ricarica e i costi delle batterie permettano una transizione elettrica di massa realmente inclusiva.

  • Cupra Raval: al debutto nel 2026 la city car elettrica spagnola brillante e spigolosa con 226 CV e 450 km di autonomia

    Cupra Raval: al debutto nel 2026 la city car elettrica spagnola brillante e spigolosa con 226 CV e 450 km di autonomia

    Linea spigolosa, dimensioni compatte

    La Cupra Raval, nuova city car elettrica del gruppo Volkswagen, debutterà all’inizio del 2026 con dimensioni compatte (400 cm di lunghezza, 178 di larghezza e 152 di altezza) e una linea marcata e aggressiva che prende spunto dalla concept UrbanRebel del 2022.

    Frontale appuntito con fari triangolari e gruppi ottici moderni, nervature pronunciate sulle fiancate e luci posteriori a fascia luminosa con logo illuminato ne definiscono il carattere distintivo. La vettura cinque porte si presenta ben piantata a terra, con ampi parafanghi posteriori che esaltano la sportività.

    Motorizzazioni e autonomia

    Disponibile in due versioni a trazione anteriore, la Raval base monta un motore da 211 CV con autonomia dichiarata intorno ai 450 km. La versione più performante VZ (Veloz) spinta da 226 CV, garantisce circa 400 km d’autonomia.

    La batteria, ancora non ufficialmente comunicata, si stima essere da almeno 50 kWh. La piattaforma è la nuova MEB+ del Gruppo Volkswagen, progettata per veicoli elettrici compatti e condivisa con la Volkswagen ID.Polo e la Skoda Epiq in arrivo nel 2026.

    Guida dinamica e tecnologia sportiva

    La Cupra Raval è tarata per enfatizzare la dinamica di guida, con sospensioni e sterzo sportivi (in particolare nella versione VZ Extreme con ammortizzatori a controllo elettronico e assetto ribassato di 1 cm).

    La risposta in curva è precisa e stabile, aiutata dal controllo elettronico che limita il sottosterzo.

    Lo sterzo è consistente e reattivo in tutte le modalità di guida (Comfort, Performance, Cupra).

    La frenata rigenerativa è regolabile in tre livelli tramite palette al volante, senza però la funzione one-pedal che arresta completamente l’auto sollevando il piede dall’acceleratore.

    Interni e dotazioni

    Gli interni, ancora in parte coperti nei prototipi di pre-serie, promettono finiture di pregio con dettagli color rame e sedili avvolgenti Cupra Bucket di serie.

    Il cruscotto digitale presenta una grafica futuristica e chiara, mentre al centro della plancia spicca un grande display touchscreen per infotainment, con una banda tattile per regolare volume e clima.

    Lo spazio posteriore è buono, sufficiente per tre passeggeri, anche se non larghissimo.

    Prezzi e disponibilità

    La Cupra Raval sarà proposta con un prezzo di partenza intorno ai 26.000 euro per la versione base da 211 CV.

    Le versioni più sportive, come la VZ Extreme con 226 CV e dotazioni sportive, supereranno probabilmente i 30.000 euro. Il debutto è previsto per febbraio 2026, con le prime consegne in estate.

    Questa nuova elettrica punta a rappresentare per Cupra una city car moderna e vivace, con un forte carattere sportivo e tecnologie all’avanguardia.

  • Peugeot 103: il ritorno in chiave moderna e green del mitico ciclomotore francese

    Peugeot 103: il ritorno in chiave moderna e green del mitico ciclomotore francese

    Ritorna il leggendario Peugeot 103 in versione elettrica

    Il nome Peugeot 103, iconico ciclomotore a 50cc a due tempi che ha fatto la storia dal 1971 conquistando l’Europa, torna nel 2026 con una veste completamente nuova e moderna, abbandonando il motore termico per diventare un veicolo elettrico.

    L’erede si ispira al concept Project SPx presentato nel 2024, ma è molto distante dal modello tradizionale: non ha pedali, monta un motore elettrico, e il suo telaio in alluminio svolge anche la funzione di carrozzeria, offrendo leggerezza e robustezza.

    ​Alla fine si tratta di una formula già adottata da qualche concorrente, come Fantic per il suo Issimo, che ha trasformato l’eredità di un ciclomotore di successo del passato in un ibrido tra ciclomotore ed e-bike a prova di futuro.

    Ciclistica e prestazioni modernizzate

    Il nuovo 103 pesa 103 kg, con una ciclistica all’altezza di una moto leggera piuttosto che di un semplice scooter. Spiccano la forcella anteriore Kayaba con steli da 37mm, la sospensione posteriore monoammortizzatore con forcellone monobraccio e freni a disco, che superano di gran lunga la semplicità del rigido telaio e forcellina originale degli anni ‘70.

    La versione base, equiparabile a un 50 cc termico, monta una batteria estraibile da 1,6 kWh e vanta 45 km di autonomia, mentre una versione superiore (equivalente a 125 cc) monta una batteria da 2,2 kWh e garantisce 65 km di percorrenza.

    Tecnologia e attenzione ai dettagli

    Il veicolo è dotato di cruscotto TFT a colori da 5”, che mostra tutte le informazioni essenziali al pilota. Per migliorare comfort e praticità, Peugeot Motocycles propone kit opzionali: il Pack Protect comprende parabrezza, coprigambe e pedane laterali per proteggersi alle intemperie, mentre il Pack Comfort offre supporto smartphone Quad Lock, bauletto semirigido GIVI, sella premium e coprisella. La progettazione punta anche all’ecologia, con utilizzo di materiali riciclati e un processo produttivo localizzato in Francia con ridotta emissione di inquinanti legati al trasporto.

    Un classico moderno per la mobilità urbana

    La nuova Peugeot 103 elettrica rappresenta un balance perfetto tra nostalgia e innovazione nell’ambito dell’e-mobility urbana, pronta a servire chi cerca un mezzo leggero, maneggevole e sostenibile per gli spostamenti quotidiani in città. Il prezzo e la data di commercializzazione sono previsti per la seconda metà del 2026, promettendo di riportare il mito del 103 sotto una nuova luce verde e moderna.

    Questo rilancio dimostra come Peugeot sappia rinnovarsi rispettando la propria storia e anticipando le esigenze di mobilità sostenibile. In futuro, il 103 elettrico potrebbe diventare un modello di riferimento per il segmento degli e-scooter leggeri in Europa.

  • Incentivi e nuove tasse per le auto elettriche in UK: Cosa succederà in Europa?

    Incentivi e nuove tasse per le auto elettriche in UK: Cosa succederà in Europa?

    Incentivi e tasse nel Regno Unito: bastone e carota per l’elettrico

    Il Regno Unito ha annunciato per il 2026 un piano da quasi 2 miliardi di sterline (650 milioni già stanziati più 1,3 miliardi aggiuntivi) per prorogare al 2030 gli incentivi Electric Car Grant, con un massimo di 3.750 sterline per EV fino a 37.000 sterline di listino, in modo da rendere per gli acquirenti le elettriche un pò più competitive rispetto alle termiche, oltre ad uno stanziamento di 200 milioni di sterline per le colonnine di ricarica.

    Questo affianca il mandato ZEV, che impone quote EV crescenti (28% nel 2025, 80% nel 2030, 100% nel 2035 escludendo le termiche pure), ma nonostante tutto le vendite 2025 delle elettriche sono ferme al 22,4% nonostante gli sconti forzati dai costruttori.

    gray electric car parked on a charging bay

    Il governo introduce però l’Electric Vehicle Excise Duty (eVED): una tassa di 3 pence per miglio sulle EV (circa 276 sterline/anno extra) e 1,5 pence sulle PHEV, per compensare le mancate accise su benzina/diesel, con incassi previsti a 1,9 miliardi entro 2030/31; oltre all’aumento ,da settembre 2026, delle accise carburanti a 57,95 pence/litro.

    Quindi una tassa sulla percorrenza che penalizza chi , vuoi per gli incentivi, vuoi per sentirsi green, ha ceduto alle auto a pile ma si ritrova con costi non preventivati, anche se c’era da aspettarselo: se lo stato incassa meno dalle accise sul termico, dovrà recuperare altrove quei fondi, e quindi giocoforza saranno gli automobilisti , soprattutto quelli che guidano un’elettrica, a pagare il conto, come probabilmente succederà anche in Europa, magari sotto altre forme.

    Bassa adozione EV: preferenze per termiche e versatilità

    Nonostante incentivi e obblighi, l’elettrico fatica: nel 2024 le EV UK hanno raggiunto solo il 19,6% contro il 22% target, con PHEV all’11% per un totale 33%.

    I consumatori preferiscono le termiche rispetto alle elettriche per via dei costi iniziali alti, autonomia limitata, ricarica lenta e versatilità minore sui lunghi tragitti.

    Sono inoltre ostacolati dai prezzi dell’energia schizzati alle stelle per la guerra in Ucraina, e dalle infrastrutture di ricarica ritenute insufficienti.

    Il governo ha dovuto correggere il tiro sulle elettriche, concedendo delle deroghe per le PHEV fino al 2035, ma i target previsti per 2026 (33%), 2027 (38%) e 2028 (52%) sembrano irraggiungibili senza proroghe.

    Ovviamente sono lontani dalle quote della Norvegia, dove la quasi totalità delle auto vendute sono elettriche che alla fine ha cancellato le esenzioni per EV per riequilibrare il proprio bilancio.

    Prospettive europee: proroghe obbligate e nuove tasse

    In Europa, il Regno Unito prefigura scenari simili: l’UE punta a zero emissioni per il 2035 (ma già si parla di deroghe per le ibride), ma l’adozione delle EV è lenta, soprattutto nelle nazioni meno ricche, influenzata da incentivi nazionali variabili e regolamenti CO2.

    La preferenze degli europei per le termiche nasce da motivi economici e pratici, cosa che rende i desiderata della politica, di un abbandono a breve delle termiche, irrealizzabili.

    I costruttori europei sanno che facendo all-in sulle auto a batterie finiranno per perdere quote di mercato nei confronti dei produttori cinesi, molto più competitivi sulle elettriche.

    Stati come Germania e Francia potrebbero prorogare il ban delle termiche al 2035/2040 per evitare collassi industriali, ma comunque prevedono di compensare le perdite sulle accise dei carburanti con tasse sulle percorrenze EV o power road pricing, come già discusso in Olanda e appena stabilito in UK.

    Gli incentivi temporanei (es. quelli in Germania fino a 3000 euro per l’acquisto di una nuova vettura a pile) spingono certamente la transizione, ma gli obblighi rigidi rischiano la resistenza dei cittadini, che non gradiscono l’elettrico, ma soprattutto non si possono permettere di cambiare auto a causa della crisi, men che meno per l’acquisto di una elettrica che costa sensibilmente più di una termica nonostante gli incentivi.

    close up shot of an electirc car charging


    A questo si sommano i ritardi infrastrutturali su colonnine e reti elettriche che rendono il progetto del “tutto elettrico” entro il 2035 improbabile, soprattutto se implementato senza flessibilità.

    Verosimilmente , sul fronte europeo, ci saranno delle proroghe che consentiranno una coesistenza di termico ed elettrico, con un adozione dell’elettrico più graduale, dando tempo alle elettriche di far maturare le tecnologie e consentire un abbassamento dei prezzi e un aumento delle autonomie, senza necessariamente dover forzare la mano con incentivi o imposizioni di legge.