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  • Omoda 4: il crossover cyber che sfida l’Europa (e costa meno di 30.000 euro)

    Omoda 4: il crossover cyber che sfida l’Europa (e costa meno di 30.000 euro)

    C’è un nuovo protagonista nel segmento più caldo del mercato europeo, quello dei crossover compatti. Si chiama Omoda 4, è stato presentato in anteprima mondiale al Salone di Pechino 2026, e ha tutte le carte in regola per diventare un bestseller anche sulle nostre strade.

    Il motivo? Non solo un design che non passa inosservato (ispirato ai robot dei manga giapponesi), ma anche un rapporto qualità-prezzo che mette paura ai colossi europei: prezzi a partire da meno di 22.900 euro in promozione per un crossover lungo 4,4 metri, ricco di tecnologia e con motorizzazioni full hybrid ed elettriche .

    Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova arma cinese pronta a invadere l’Europa.


    1. Chi è Omoda (e perché sta crescendo così in fretta)

    Omoda è un marchio giovane, nato solo tre anni fa, ma fa parte del colosso Chery, uno dei più grandi gruppi automobilistici cinesi. Insieme al brand gemello Jaecoo, Omoda ha già raggiunto un traguardo impressionante: un milione di auto vendute in appena tre anni di vita .

    E l’Europa è il mercato dove il marchio cresce di più. I numeri parlano chiaro:

    • 41,5% delle vendite globali totali viene dall’Europa 
    • Crescita del 246% a marzo 2026 rispetto all’anno precedente 
    • 18 paesi europei già serviti con circa 500 punti vendita 
    • L’obiettivo è arrivare a 1 milione di vendite all’anno entro il 2027 

    Numeri da capogiro, che dimostrano come Omoda abbia intuito la ricetta giusta per conquistare il pubblico europeo: design accattivante, tecnologia all’avanguardia e prezzi competitivi.


    2. Design “Cyber Mecha”: ispirato ai robot e alle supercar

    La Omoda 4 non passa inosservata. Il linguaggio stilistico si chiama “Cyber Mecha”, e come suggerisce il nome, si ispira ai robot dei cartoni animati giapponesi . Linee tese, tagli netti, superfici geometriche: tutto concorre a creare un’immagine aggressiva e futuristica.

    Dettagli che saltano all’occhio:

    • Fari sottili e affilati con firma luminosa “a fulmine” 
    • Calandra ridotta al minimo per un charactere più efficiente 
    • Maniglie delle porte a filo e montante posteriore nero flottante 
    • Cerchi da 17 a 19 pollici a seconda dell’allestimento 

    Le dimensioni sono quelle giuste per il segmento C: 4,42 metri di lunghezza, 1,87 di larghezza e 1,57 di altezza . Si posiziona esattamente nel cuore del mercato, dove si gioca la sfida più importante: quella con Peugeot 3008, Volkswagen T-Roc e Hyundai Kona .

    3. Interno da “astronave” con pulsante rosso come Lamborghini

    Salire a bordo della Omoda 4 è un’esperienza che ricorda il mondo dei videogiochi. Il posto di guida si chiama “Starship Cockpit” e il riferimento alle astronave è tutt’altro che casuale .

    Elementi distintivi dell’abitacolo:

    • Display verticale gigante per l’infotainment (simile a quello di Tesla) 
    • Quadro strumenti digitale sottile dietro al volante 
    • Pulsante di accensione rosso protetto da uno sportellino, come sulle Lamborghini Huracán 
    • Doppia base di ricarica wireless ventilata 
    • Illuminazione ambientale personalizzabile 

    L’AI Cabin è l’assistente virtuale di bordo, in grado di riconoscere le emozioni del conducente, gestire la navigazione vocale intelligente e offrire funzionalità di gaming direttamente dall’auto . Nella seconda metà del 2026 arriverà anche la tecnologia VPD (Valet Parking Driver) per il parcheggio automatico da remoto .

    4. Motori: full hybrid protagonista, elettrico in arrivo

    Sotto il cofano, la Omoda 4 offre una gamma completa di motorizzazioni pensate per le esigenze europee. La strategia è chiara: puntare tutto sull’ibrido per aggirare i dazi europei sui full electric cinesi e offrire al contempo una motorizzazione efficiente e senza ansia da ricarica .

    Full Hybrid SHS (la versione di lancio)

    Il sistema SHS (Super Hybrid System) abbina un motore 1.5 turbo a quattro cilindri a un’unità elettrica, per una potenza complessiva di 224 CV e 295 Nm di coppia . La batteria LFP è da soli 1,83 kWh, sufficiente per brevi tratti in elettrico.

    Il funzionamento è intelligente: alle basse velocità l’auto si muove prevalentemente in elettrico, mentre il termico entra in azione come generatore o per la trazione diretta oltre i 75 km/h .

    Full Electric (in arrivo successivamente)

    Per chi preferisce la mobilità a zero emissioni, arriverà anche una versione 100% elettrica con 211 CV e batteria LFP da 61,1 kWh . L’autonomia dichiarata è di circa 400 km nel ciclo WLTP, sufficienti per l’uso quotidiano .

    Altre motorizzazioni

    • Benzina 1.6 turbo da 147 CV (versione di lancio per alcuni mercati) 
    • Plug-in hybrid (annunciata in futuro, con circa 90 km di autonomia elettrica) 

    5. La versione Ultra: sportività in arrivo

    Insieme alla versione standard, Omoda ha annunciato anche una variante Ultra dalla connotazione più sportiva . Al momento non sono state fornite specifiche tecniche dettagliate, ma il nome promette prestazioni e un’estetica ancora più aggressiva. Rimaniamo in attesa di novità.

    6. Prezzi: la vera arma vincente

    E arriviamo al punto che farà la differenza sul mercato. I prezzi della Omoda 4 sono infatti estremamente competitivi:

    MotorizzazionePrezzo stimato
    Full Hybrid (224 CV)da 22.900 € (offerta lancio con permuta) 
    Listino Full Hybridcirca 26.900 – 27.000 € 
    Full Electric (211 CV)stimato 30.000 – 35.000 € 

    Per darvi un termine di paragone: una Peugeot 3008 ibrida parte da oltre 35.000 euro, mentre la Hyundai Kona hybrid supera i 28.000 euro. La Omoda 4 si posiziona quindi significativamente più in basso, con un rapporto qualità-prezzo difficilmente eguagliabile .

    7. Arrivo in Europa e Italia: quando si può comprare

    I tempi di arrivo sono già definiti. Ecco il calendario previsto:

    • Seconda metà 2026: prime consegne in Italia e in alcuni mercati europei 
    • Entro fine 2026: arrivo in Italia confermato 
    • Primo trimestre 2027: debutto in Francia 
    • Entro fine 2027: copertura estesa a tutti i principali mercati europei

    La Omoda 4 sarà venduta attraverso la rete di concessionari ufficiale Omoda, già in espansione in Italia.

    8. La strategia: Omoda 5 si fa più grande per far spazio alla 4

    Un dettaglio interessante che conferma la strategia di Omoda: contemporaneamente al lancio della 4, la Omoda 5 è stata allungata di 7 cm, superando i 4,5 metri di lunghezza .

    Il motivo è chiaro: Omoda 5 sale di segmento (diventando un SUV compatto di fascia media), lasciando alla nuova Omoda 4 il ruolo di crossover d’ingresso nella gamma. Una mossa studiata per evitare cannibalizzazioni e coprire più fasce di mercato.

    La Omoda 5 2026, in arrivo entro fine anno, perderà inoltre la versione a benzina pura, mantenendo solo le alimentazioni full hybrid ed elettrica .


    Il Nostro Giudizio

    La Omoda 4 è un’auto che fa sul serio. Non è l’ennesima “cinese low-cost” dimenticabile, ma un prodotto studiato nei minimi dettagli per conquistare il pubblico europeo. Il design cyber-mecha la rende riconoscibile, l’abitacolo è tecnologico e curato, le motorizzazioni sono quelle giuste per il mercato (full hybrid in primis), e il prezzo è semplicemente imbattibile.

    Certo, resta da vedere come si comporterà la qualità percepita nel tempo e come sarà gestita l’assistenza post-vendita. Ma se Omoda saprà mantenere le promesse, la 4 ha tutti i numeri per diventare un bestseller.

    Il crossover cinese è pronto a sbarcare in Europa. E i colossi giapponesi e coreani farebbero bene a guardarsi le spalle.

  • Denza Z9GT: la super Shooting brake da oltre 1.100 CV che sfida Porsche (e si ricarica in 9 minuti)

    Denza Z9GT: la super Shooting brake da oltre 1.100 CV che sfida Porsche (e si ricarica in 9 minuti)

    Il Salone di Pechino 2026 ha confermato una cosa che ormai sappiamo: la Cina non è più solo la fabbrica del mondo, ma il nuovo centro di gravità dell’auto globale . E al vertice di questa rivoluzione c’è BYD, il colosso che ha letteralmente “rubato la scena” con il debutto della sua ammiraglia firmata Denza .

    Denza chi? È il brand premium del gruppo BYD, paragonabile per posizionamento a quella che Lexus è per Toyota. E dopo aver conquistato la Cina, Denza è pronta a sbarcare in Europa e in Italia con un’ammiraglia che ha lasciato tutti a bocca aperta: la Z9 GT .

    Ecco perché questa shooting brake elettrica (e ibrida) potrebbe cambiare le regole del gioco.

    1. Numeri da vera supercar

    Dimenticate i “suvetti” compatti. La Denza Z9 GT è un’auto vera, imponente e potentissima.

    Lunghezza di 5,18 metri, larga quasi 2 metri, con un passo di 3,125 metri che promette abitabilità da ammiraglia . Ma sono le cifre sotto il cofano a far girare la testa:

    • Potenza complessiva: 1.156 CV (850 kW) 
    • Coppia: 1.210 Nm 
    • 0-100 km/h: 2,7 secondi 
    • Velocità massima: 270 km/h 

    Il segreto? Tre motori elettrici: uno anteriore da 313 CV e due posteriori indipendenti da 422 CV ciascuno . Questa architettura, che BYD chiama “piattaforma e3”, permette di controllare ogni ruota in modo indipendente.

    Non male per un’auto che non ha nulla da invidiare a Porsche Taycan Turbo o Tesla Model S Plaid.

    2. La ricarica più veloce del pianeta: Flash Charging

    Se i cavalli vi sembrano tanti, preparatevi ai tempi di ricarica.

    La Denza Z9 GT monta la Blade Battery 2.0 da 122,49 kWh, la rivoluzionaria batteria al litio-ferro-fosfato (LFP) di BYD che integra le celle direttamente nella scocca (Cell-to-Body), aumentando la rigidità torsionale del 32% .

    Ma la vera magia si chiama Flash Charging. Grazie a questa tecnologia, la Z9 GT può raggiungere una potenza di ricarica fino a 1.500 kW . Tradotto in numeri reali:

    • Dal 10% al 97% di batteria in 9 minuti 
    • Dal 10% al 70% in soli 5 minuti 

    Praticamente, il tempo di un caffè. Certo, servono colonnine dedicate: BYD promette 3.000 stazioni Flash Charging in Europa (di cui 300 in Italia) entro il 2027 . Se manterranno la parola, l’ansia da ricarica sarà solo un ricordo.

    3. Autonomia e versioni: elettrica o Super ibrida

    La Z9 GT sarà disponibile in due varianti :

    • EV 100% elettrica: autonomia WLTP di 600 km. Perfetta per chi vuole il massimo delle prestazioni e ha già sposato l’elettrico .
    • DM-i (Super ibrida plug-in): motore 2.0 turbo da 173 CV + tre motori elettrici (potenza totale 776 CV). Qui l’autonomia complessa sale a 805 km, con 203 km di solo elettrico . Per chi non è ancora pronto a rinunciare al termico, ma vuole il meglio dei due mondi.

    4. Un design firmato da un grande del settore

    A disegnare la Denza Z9 GT è Wolfgang Egger. Se il nome non vi dice nulla, sappiate che è stato capo del design di Alfa Romeo, Audi e Lamborghini . Il risultato è una shooting brake dal carattere sportivo ed elegante: linee tese, gruppi ottici sottili, spoiler posteriore attivo e quelle “spalle” pronunciate che la fanno sembrare in movimento anche da ferma .

    L’abitacolo è un salotto tecnologico: tre schermi (centrale da 17,3 pollici, due laterali da 13,2), head-up display a realtà aumentata, sedili massaggianti con supporti laterali attivi (primato mondiale), frigorifero integrato e tetto panoramico .

    E per gli audiofili: impianto Devialet da 20 altoparlanti e 1.150 watt con certificazione Dolby Atmos. Una vera sala da concerto su quattro ruote .

    5. Prezzi e arrivo in Italia

    La Denza Z9 GT è già ordinabile in Italia. I prezzi ufficiali:

    • Versione ibrida DM-i: 102.450 euro 
    • Versione elettrica EV: 116.450 euro 

    Chi ordina entro settembre 2026 riceve 18 mesi di ricarica Flash gratuita (12 mesi per gli ordini successivi) .

    La rete di concessionari Denza si espanderà rapidamente: l’obiettivo è superare i 150 punti vendita in Europa entro fine 2026, con l’Italia tra i mercati prioritari insieme a Germania, Francia e Spagna .

    Il Nostro Giudizio

    La Denza Z9 GT non è solo un’auto. È una dichiarazione di intenti: BYD non vuole più vendere solo auto “economiche”, ma punta dritta al cuore del mercato premium europeo. Con numeri da supercar, tempi di ricarica da fantascienza e un lusso da ammiraglia, la sfida a Porsche, Mercedes e BMW è apertissima.

    Costa cara? Sì. Ma offre cose che le tedesche, oggi, non sanno fare a questo prezzo.

    Il futuro dell’auto di lusso sarà cinese? La Denza Z9 GT dice di sì.

  • Any LUV1: la moto elettrica che ha il baule di una station wagon

    Any LUV1: la moto elettrica che ha il baule di una station wagon

    C’era una volta una distinzione chiara: chi prende lo scooter si muove veloce ma porta poco, chi prende l’auto porta tutto ma rimane imbottigliato nel traffico. Se siete tra quelli che hanno sempre sognato un mezzo capace di infilarsi come un due ruote ma caricare come una piccola auto, la Milano Design Week 2026 ha svelato qualcosa che fa proprio per voi.

    Si chiama Any LUV1, è una moto elettrica completamente fuori dagli schemi, e arriva da una startup belga che promette di rivoluzionare la mobilità urbana.

    Ecco tutto quello che c’è da sapere.


    1. Chi è Any: la startup che vuole cambiare le regole

    Any è un marchio giovanissimo, fondato nel 2024 e guidato da Pieter Van de Velde (CEO) e Erik de Winter (CCO) . L’idea di fondo è ambiziosa: colmare il vuoto che oggi separa gli scooter dalle citycar, creando una categoria completamente nuova di veicolo .

    Il nome LUV1 sta per Life Utility Vehicle – un termine coniato dall’azienda stessa per definire questa nuova tipologia di mezzo. E la scelta di presentarlo a Milano non è casuale: la Design Week è il palcoscenico ideale per un oggetto che vuole essere al tempo stesso funzionale e bello .

    Il design è stato affidato a Lowie Vermeersch e al suo studio torinese Granstudio. Chi è Vermeersch? L’ex direttore creativo di Pininfarina, lo studio che ha disegnato alcune delle auto più belle del mondo . Insomma, il DNA italiano c’è eccome.


    2. Il segreto è nel carico: 120 litri di spazio

    Ora arriva la parte che vi farà cadere dalla sedia. La Any LUV1 integra un vano di carico da 120 litri .

    Centoventi litri. Per darvi un termine di paragone, è più o meno lo stesso volume che trovate nel bagagliaio di una Fiat Panda o di una Dacia Sandero. Su una moto.

    Come ci sono riusciti? Semplice (ma geniale): hanno eliminato il motore termico e il serbatoio, e quello spazio è stato trasformato in un vano multifunzione modulare . Il telaio è in alluminio pressofuso ad alta pressione, composto da due elementi che fungono da colonna vertebrale del veicolo e creano un’architettura modulare .

    All’interno di quel vano, che potete aprire come un vero e proprio baule laterale o posteriore, ci potete infilare:

    • La spesa della settimana
    • Lo zaino da lavoro
    • Il computer portatile
    • La borsa da palestra
    • Addirittura il vostro cane di piccola taglia

    E non finisce qui: sono disponibili anche divisori configurabiliportapacchi anteriori e posteriori, e persino un “poncho” paraschizzi per proteggere il carico dalla pioggia o coprire la sella . La personalizzazione è uno dei cavalli di battaglia del marchio: pannelli laterali intercambiabili, colori su misura, sella dedicata .


    3. Prestazioni: da 125, ma più furba

    Sotto il profilo meccanico, la Any LUV1 adotta un motore elettrico nel mozzo posteriore raffreddato ad aria . I numeri:

    CaratteristicaValore
    Potenza di picco11 kW (15 CV)
    Potenza continua7 kW
    Velocità massima100 km/h
    0-50 km/h4,1 secondi

    Con queste cifre, il LUV1 rientra nella categoria delle 125 cc . La buona notizia? È guidabile con patente A1 o con la patente B (purché abbiate almeno tre anni di esperienza di guida) . Insomma, non servono esami aggiuntivi.

    Le modalità di guida includono Eco, Normal, Curb Assist e persino il Reverse per le manovre di parcheggio .


    4. Batterie e autonomia: estraibili e cittadine

    Il LUV1 monta due batterie agli ioni di litio estraibili, per una capacità complessiva di 6,5 kWh a 72 Volt .

    L’autonomia dichiarata in uso urbano varia tra i 100 e i 140 km . Un dato onesto, considerando l’uso cittadino per cui è pensato. La ricarica avviene tramite unità esterna su una normale presa domestica da 220V, con tempi compresi tra 2,5 e 4 ore a seconda della configurazione .

    Il fatto che le batterie siano estraibili è un dettaglio fondamentale: potete portarle in casa o in ufficio per ricaricarle, senza dover cercare una colonnina pubblica. Una soluzione che risolve uno dei problemi più fastidiosi della mobilità elettrica urbana.


    5. Un design che parla italiano

    Non c’è solo la sostanza, nella Any LUV1. C’è anche la forma. E la forma, come anticipato, porta la firma di Lowie Vermeersch e di Granstudio .

    Le linee sono moderne, essenziali e curate. Il frontale è pulito, le superfici sono lisce, i volumi sono ben proporzionati. Non è una moto “brutalista” da carico, ma un oggetto di design che vuole essere bello da guardare quanto utile da usare.

    L’illuminazione è full LED, il display è LCD, e l’avviamento è keyless. C’è anche la connettività tramite app e una presa USB per ricaricare il telefono .


    6. Prezzo e disponibilità: arriva nel 2027

    La Any LUV1 non è ancora in produzione. La presentazione alla Milano Design Week è stato il debutto ufficiale, ma le consegne sono previste per la fine del 2027 .

    Il prezzo si aggirerà tra i 7.000 e i 10.000 euro, a seconda delle configurazioni e dei mercati . Non è economica – una buona moto 125 termica costa meno – ma bisogna considerare che è un prodotto di nicchia, dalle caratteristiche uniche e con un design firmato ex-Pininfarina.

    La buona notizia è che i preordini sono già aperti sul sito ufficiale del marchio, con un deposito iniziale di soli 49 euro . Sul sito è anche attivo un configuratore online che vi permette di personalizzare la vostra LUV1 prima ancora che esista.


    La concorrenza (per ora, non esiste)

    E qui sta il punto interessante. Nel segmento dei “veicoli elettrici a due ruote con grande capacità di carico”, la Any LUV1 oggi non ha concorrenti.

    I tradizionali scooter elettrici (come Piaggio One, Silence S01 o Niu) hanno vani sottosella da 20-30 litri, al massimo. Le cargo bike sono lente e richiedono pedalata assistita. I motofurgoni sono più pensati per le consegne professionali.

    La LUV1 si posiziona esattamente nel mezzo: agile come uno scooter, capiente come una piccola auto. Per i pendolari urbani, per chi fa la spesa, per i rider, per le famiglie che non vogliono usare l’auto per ogni commissione, potrebbe essere la soluzione definitiva.


    Il Nostro Giudizio

    La Any LUV1 è una di quelle idee che, quando le senti, ti chiedi: “Ma perché non ci ho pensato prima?”. È così ovvia che è geniale.

    Certo, i 7.000-10.000 euro di listino sono una cifra importante. E l’autonomia di 100-140 km la rende una compagna di città, non per i lunghi viaggi. Ma se il prodotto manterrà le promesse, e se la qualità costruttiva sarà all’altezza del design, la LUV1 potrebbe davvero ritagliarsi un posto nel mercato.

    La sfida più grande, forse, non è tecnica ma culturale. Per decenni abbiamo pensato che la moto servisse solo per muoversi, e l’auto per trasportare. Any ci sta dicendo che forse, nel futuro della mobilità urbana, non dobbiamo più scegliere.

    E se avete una città da esplorare e una vita da vivere, una LUV potrebbe essere l’unico mezzo di cui avrete davvero bisogno.

  • Leapmotor B05: la compatta cinese già disponibile da noi e che diventerà Opel (e forse Alfa Romeo)

    Leapmotor B05: la compatta cinese già disponibile da noi e che diventerà Opel (e forse Alfa Romeo)

    C’è una piccola-grande rivoluzione in atto nel mondo dell’auto, e arriva da una direzione inaspettata. Non dalla Germania, non dall’Italia, ma dalla Cina. Eppure, questa rivoluzione ha un passaporto europeo. Anzi, Stellantis.

    Stiamo parlando della Leapmotor B05, la nuova compatta elettrica del marchio cinese che fa parte della galassia Stellantis. Un’auto che non solo è già in vendita in Italia con un prezzo d’attacco di 22.900 euro, ma che potrebbe trasformarsi nella base tecnica di alcune delle future elettriche del gruppo: dalla prossima Opel Astra Electric fino a una nuova Alfa Romeo Giulietta tutta a batterie .

    Ecco perché la B05 è molto più di una semplice “cinese low-cost”.


    1. Chi è Leapmotor (e cosa c’entra Stellantis)

    Fino a pochi anni fa, pochi in Europa avevano sentito parlare di Leapmotor. Oggi, invece, è uno dei marchi che cresce più velocemente al mondo. Nel 2025 l’azienda ha consegnato circa 600.000 veicoli a livello globale, raggiungendo per la prima volta la redditività annuale . E nel primo trimestre del 2026, le consegne hanno già superato quota 110.000 unità .

    Il segreto? Una partnership strategica con Stellantis. Il colosso italo-francese (quello di Fiat, Alfa Romeo, Peugeot, Citroën e Opel) ha infatti siglato un accordo con Leapmotor per creare una joint venture che porta i modelli cinesi in Europa utilizzando la rete commerciale di Stellantis .

    Tradotto: quando compri una Leapmotor in Italia, la trovi nei concessionari del gruppo. E l’assistenza? Quella europea. Un vantaggio non da poco rispetto ad altre concorrenti cinesi.


    2. B05: dimensioni e design da vera compatta europea

    La Leapmotor B05 è una hatchback del segmento C, quella delle rivali più agguerrite: Volkswagen ID.3, Opel Astra Electric e Kia EV4 . Con i suoi 4.430 mm di lunghezza, 1.880 mm di larghezza e un passo di 2.735 mm, si posiziona al vertice del segmento delle compatte, offrendo spazio abbondante per cinque passeggeri .

    Il design è stato curato per piacere al pubblico europeo: fiancate morbide, maniglie a filo, fari anteriori a lama LED e una barra luminosa posteriore a tutta larghezza . I cerchi aerodinamici da 19″ e il coefficiente di resistenza aerodinamica di appena 0,26 Cx (grazie a griglia attiva e deflettori) completano un quadro da vera “Golf elettrica” .

    Il bagagliaio? 345 litri, che diventano 1.400 litri abbattendo i sedili posteriori .

    3. Numeri da vero “cavallo di battaglia”

    Sotto il cofano (virtuale) troviamo un motore elettrico posteriore da 218 CV (160 kW) e 240 Nm di coppia, abbinato a una trazione posteriore e a una distribuzione dei pesi 50:50 . Lo 0-100 km/h si compie in 6,7 secondi, un tempo più che onesto per una compatta di questo segmento .

    Le batterie sono due, entrambe LFP (litio-ferro-fosfato) per massima sicurezza e durata :

    BatteriaAutonomia WLTPPrezzo (listino)
    56,2 kWh401 kmda 26.900 €
    67,1 kWh482 kmda 29.400 €

    La ricarica rapida arriva a 174 kW in corrente continua, consentendo di passare dal 30% all’80% in circa 17 minuti . E c’è anche la funzione V2L (Vehicle-to-Load) per alimentare dispositivi esterni .

    4. Interni: tecnologia da segmento superiore

    Salendo a bordo, la sorpresa è piacevole. Il centro dell’abitacolo è dominato da un display touchscreen da 14,6 pollici con risoluzione 2.5K, affiancato da un quadro strumenti digitale da 8,8 pollici . Il sistema supporta Android Auto e Apple CarPlay, con aggiornamenti over-the-air .

    La dotazione di serie è generosissima: climatizzatore automatico, pompa di calore, cruise control adattivo, telecamere a 360°, sensori di parcheggio posteriori, chiave NFC e un sistema di guida autonoma di Livello 2 con 21 ADAS gestiti da 14 sensori e telecamere .

    Sulla versione Design (da 30.900 euro) si aggiungono tetto panoramico, volante e sedili anteriori riscaldati, sedili in similpelle e impianto audio da 12 altoparlanti .

    5. La versione Ultra: 245 CV… ma solo per la Cina (per ora)

    Al Salone di Pechino 2026, Leapmotor ha presentato anche la B05 Ultra (in Cina chiamata Lafa 5 Ultra), una versione più sportiva con 245 CV e 0-100 km/h in 5,9 secondi . Il kit aerodinamico dedicato, i sedili massaggianti e il doppio chip Qualcomm (8650+8295) per l’infotainment la rendono un oggetto del desiderio .

    Purtroppo, al momento la Ultra è esclusiva per il mercato cinese . Ma i vertici Leapmotor non escludono un suo arrivo futuro in Europa . Teniamoci forte.


    6. Il vero affare: cosa si nasconde dietro la B05

    E adesso arriviamo alla parte più interessante per gli appassionati del brand.

    La piattaforma su cui nasce la B05, chiamata Leap 3.5, è modulare e potrebbe essere utilizzata da Stellantis per future elettriche europee . Secondo quanto emerso, a partire dal 2027 il gruppo potrebbe produrre in Cina (proprio da Leapmotor) modelli a marchio Opel, Fiat e persino Alfa Romeo , eventualmente completando l’assemblaggio finale negli impianti europei di Stellantis per evitare dazi.

    L’ipotesi più accreditata? Una nuova Alfa Romeo Giulietta elettrica basata proprio sulla piattaforma della B05. Sarebbe il ritorno di un nome storico, con un’anima “italiana” ma una base tecnica cinese. Un’operazione simile a quella già vista con la Fiat Grande Panda e la Citroën C3, che condividono piattaforme “globali” per abbattere i costi.

    Se così fosse, la B05 non sarebbe solo una compatta cinese low-cost. Sarebbe il cavallo di Troia di Stellantis nel segmento C elettrico, permettendo al gruppo di offrire modelli competitivi senza dover investire miliardi in piattaforme dedicate.


    7. Prezzi e arrivo in Italia: quando si può comprare

    La B05 è già ordinabile in Italia dal 23 aprile 2026, con consegne previste a giugno . I prezzi ufficiali:

    AllestimentoBatteriaPrezzo listinoOfferta lancio*
    Life56,2 kWh26.900 €22.900 €
    Life67,1 kWh29.400 €n.d.
    Design67,1 kWh30.900 €n.d.

    *Offerta valida con permuta e rottamazione 

    Un prezzo che la rende la compatta elettrica più economica del mercato, battendo di netto VW ID.3 (da circa 37.000 euro) e persino la MG4 .


    Il Nostro Giudizio

    La Leapmotor B05 è un’auto che va guardata con occhi nuovi. Non è la solita “cinese anonima”, ma il primo frutto concreto di una strategia globale che vede Stellantis scommettere forte sull’elettrico accessibile.

    Certo, 401 km di autonomia non sono eccezionali (ma la versione da 482 km è decisamente competitiva). E la mancanza della Ultra in Europa lascia l’amaro in bocca. Tuttavia, per chi cerca una compatta pratica, tecnologica e dal prezzo imbattibile, la B05 è una scelta quasi obbligata.

    E se davvero questa piattaforma dovesse diventare la base della nuova Alfa Romeo Giulietta, magari sulla base della versione Ultra, beh… allora l’entusiasmo potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più grande, o far arrabbiare gli alfisti per un aver messo lo stemma del biscione su un prodotto straniero e soprattutto elettrico.

  • Smart #2: La Leggenda della “Smartina” Rinasce in Cina (Elettrica e più Cool che Mai)

    Smart #2: La Leggenda della “Smartina” Rinasce in Cina (Elettrica e più Cool che Mai)

    Pensavamo che fosse finita. Nel marzo 2024, quando l’ultima Smart Fortwo uscì dalla fabbrica, molti di noi hanno pianto la scomparsa dell’icona della mobilità urbana. Quella macchinetta che sembrava un carrello della spesa ma con il carattere di una sportiva inglese sembrava destinata ai musei.

    Invece no. È tornata.

    Al Salone dell’Auto di Pechino 2026, Smart ha ufficialmente spiazzato tutti presentando la Concept #2. Il prototipo è ormai pronto per la produzione di serie e, attenzione, arriverà in Europa. Ma con un’anima completamente nuova.

    Ecco tutto quello che devi sapere sul ritorno della regina delle città.

    1. Un po’ di storia: perché amavamo la Smartina

    Per capire l’emozione di oggi, bisogna tornare indietro. La storia inizia nel 1998, quando il genio di Nicholas Hayek (quello di Swatch) si unì a Mercedes per creare l’anti-auto.

    L’idea era rivoluzionaria: un’auto lunga 2,5 metri progettata per ospitare due persone e due caschi da moto. La prima serie (W450) era pura follia svizzero-tedesca: motore tricilindrico da 600 cc, carrozzeria in plastica intercambiabile e un’attenzione maniacale alla sicurezza grazie al cella Tridion in acciaio .

    In Italia, la “Smartina” divenne un fenomeno di culto. Roma ne era piena, perfetta per infilarsi nei vicoli e parcheggiare dove nessuno osava. Nel tempo è cresciuta (arrivando a 2,7 metri), è diventata diesel, poi benzina e infine elettrica con la EQ . Ma nel 2024, con la fine della terza generazione, il sipario si è chiuso… per riaprirsi oggi.

    2. Smart #2 Concept: l’estetica del ricordo

    Dimenticatevi i tre cilindri rombanti. La nuova Smart #2 (che per linguaggio moderno si legge “Smart Due”) è basata sulla nuova piattaforma ECA (Electric Compact Architecture) .

    Dal vivo, vista a Pechino, il richiamo alla Fortwo originale è fortissimo. Il concept è lungo 2.792 mm (praticamente la stessa impronta a terra della seconda e terza generazione) e mantiene le ruote “spinte agli angoli”, quella soluzione che regalava un’abitabilità sorprendente in uno spazio ridicolo .

    Esteticamente è un gioiello. La Concept presentata è in bianco opaco con dettagli dorati, interni in pelle e superfici traslucide. Il team di design di Mercedes-Benz l’ha curata nei minimi dettagli, con un raggio di sterzata dichiarato di soli 6,95 metri . Praticamente, la guidi con il pensiero.

    3. Sotto il cofano: numeri da vera EV

    Qui arriva la svolta. Se la vecchia EQ faceva fatica con 150 km di autonomia, la #2 sbarca nel futuro. Le prime specifiche parlano di un’autonomia tra i 300 e i 400 km (ciclo CLTC) .

    La ricarica rapida DC permette di passare dal 10% all’80% in meno di 20 minuti. C’è anche la funzione V2L (Vehicle-to-Load) , che la trasforma in una power bank gigante per accendere il laptop o il frullatore in spiaggia .

    Sarà solo elettrica. Addio sospiri, benvenuta coppia istantanea e trazione posteriore come da tradizione.

    4. Il “Problema” Cina ed Europa

    So cosa state pensando: “Bella, ma la fanno in Cina?”.
    Sì. Smart è oggi una joint venture paritetica tra Mercedes-Benz e Geely (il colosso cinese di Volvo). La #2 sarà prodotta in Cina .

    Ma attenzione: non è una semplice importazione. La vettura è stata sviluppata specificamente pensando al cliente europeo. Lo ha ammesso Wolfgang Ufer, CEO di Smart Europe, dichiarando che questa Concept è “progettata intorno al modo in cui i clienti europei vivono e si muovono” . Disegno tedesco, tecnologia cinese, cuore globale.

    5. Quando la vedremo su strada?

    Il countdown è già iniziato. La versione definitiva della Smart #2 farà il suo debutto mondiale al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026 .

    Le previsioni indicano un prezzo d’attacco intorno ai 20.000 euro, posizionandosi come EV premium compatta, non come semplice giocattolo .

    Il Nostro Giudizio

    La Smart #2 non è solo un’automobile. È un pezzo di storia che torna in vita. Nel mondo dei SUV enormi e dei pick-up, avere una due posti svelta, tecnologica e bellissima è una ventata d’aria fresca. Certo, costa più di una Dacia Spring, ma è costruita su un altro pianeta qualitativamente.

    La regina è morta. Evviva la regina.

    Sei pronto a tornare a parcheggiare in perpendicolare?

  • Salone di Pechino 2026: La Cina detta il passo. Ecco tutte le novità che (forse) vedremo anche in Europa

    Salone di Pechino 2026: La Cina detta il passo. Ecco tutte le novità che (forse) vedremo anche in Europa

    Pechino ha oscurato Ginevra. Mentre i saloni europei arrancano o chiudono i battenti, l’Auto China 2026, che si è svolto dal 24 aprile al 3 maggio, si conferma l’evento più grande e importante del mondo automotive, con numeri da capogiro: 380.000 metri quadrati di esposizione distribuiti in 17 padiglioni1.451 veicoli esposti, di cui 181 anteprime mondiali e 71 concept car .

    Il tema di quest’anno, “Lead the Era, Shape an Intelligent Future” (Guida l’era, modella un futuro intelligente), non è solo uno slogan. Camminando tra i padiglioni, si capisce subito che il baricentro dell’auto si è spostato definitivamente. 

    Non si tratta più solo di copiare; qui si inventa il futuro, fatto di Vehicle Defined by Software (SDV) , intelligenza artificiale integrata e una transizione ecologica che, a differenza dell’Europa, procede a “razzo” (nel 2025 le “new energy” hanno già superato il 50% delle vendite di auto nuove in Cina) .

    Ma cosa arriverà davvero sulle nostre strade? Ecco una guida per orientarsi tra le infinite novità del Salone di Pechino 2026, dividendole tra gadget esotici (solo per la Cina) e modelli concreti (che vedremo in Europa) .


    📋 La Scheda dell’Evento

    • Nome ufficiale: Auto China 2026 (Beijing International Automotive Exhibition)
    • Date: 24 aprile – 3 maggio 2026 (Apertura al pubblico dal 28 aprile) 
    • Luogo: China International Exhibition Centre (CIEC) & Capital International Exhibition Centre 
    • Numeri: Oltre 1.400 veicoli, 181 anteprime mondiali, 71 concept 
    • Tema: Lead the Era, Shape an Intelligent Future 

    1. Le regine del Salone: le novità “Made in China”

    La supremazia cinese è schiacciante. I colossi locali hanno riempito i padiglioni con modelli di ogni segmento, spesso con tecnologie che in Europa vedremo tra anni. Ecco i protagonisti assoluti.

    BYD e i “sottobrand” di lusso

    Il gruppo numero uno in Cina non si limita a portare la solita auto compatta. Sta attaccando le roccaforti tedesche.

    • Denza Z9 GT: Una Shooting brake di lusso (station wagon dal look sportivo) che vuole sfidare la Porsche Taycan Sport Turismo e l’Audi RS6. Destinata anche all’Europa .
    • Yangwang U8L: Il mega-SUV ultra-lusso elettrico si presenta con una variante a passo lungo e 4 posti veramente super esclusivi .
    • BYD Sealion 08: Nuovo SUV medio-grande (oltre 5 metri) della famiglia “Ocean”. Sarà disponibile sia full electric (con le nuove batterie Flash Charging per ricariche veloci) che ibrido plug-in. Arriverà in Europa .

    Geely: Galaxy e l’erede della Smart

    • Smart Concept #2: E’ l’atteso erede elettrico della Fortwo. La concept presentata qui è praticamente definitiva. Di proprietà di Geely (e Mercedes), la nuova citycar mantiene i 2,79 metri di lunghezza, due posti e trazione posteriore. L’autonomia dovrebbe aggirarsi sui 300 km. La vedremo in Europa a fine 2026/inizio 2027 .
    • Zeekr 9X: Super SUV ibrido plug-in del brand premium di Geely .

    Xiaomi: il Fenomeno continua

    Dopo il successo della berlina SU7, Xiaomi ha portato la variante YU7 GT. Sembra un clone della Ferrari Purosangue (design controverso), ma la potenza è impressionante: 1.003 CV (dual-motor) e 300 km/h di velocità massima. Unisce l’auto al famoso ecosistema digitale del brand. L’arrivo in Europa è previsto per il 2027 .

    Changan & Huawei: La Tecnologia Assoluta

    • Aito S9 (Huawei & Seres): Una berlina di lusso piena di gadget: portiere intelligenti, specchietti sostituiti da telecamere, sedili reclinabili e frigorifero. Un “salotto” tech su ruote .
    • Nevo Q06 (Changan): Presenta innovazioni interessanti come le batterie agli ioni di sodio (più economiche e sicure) e promette guida autonoma di livello L3/L4 .

    2. La risposta europea: BMW, Audi e le “tattiche locali”

    I marchi occidentali sono andati a Pechino con la consapevolezza che il mercato cinese è diventato il più importante al mondo. Alcuni hanno portato modelli pensati esclusivamente per quel mercato (“In China, for China”), altri hanno svelato auto che arriveranno anche da noi.

    ✅ Modelli che vedremo in Europa (Presto o Tardi)

    Ecco le novità presentate a Pechino che hanno già un biglietto (quasi) garantito per le strade europee:

    • BMW Serie 7 e i7 (Restyling): L’ammiraglia bavarese si rinnova. Il restyling è molto sostanziale, con una batteria più performante (grazie alla collaborazione con Rimac) che promette più autonomia per la versione elettrica. Sarà sicuramente in concessionaria anche in Europa .
    • Leapmotor B05 (Lafa 5 Ultra): Questa è la scommessa di Stellantis. La compatta elettrica a 5 porte (4,43 metri) è già in vendita in Cina. La versione “Ultra” è quella sportiva, ma la versione standard arriverà in Italia ed Europa entro l’estate 2026 a prezzi competitivi (forse sotto i 30.000 euro) .
    • Omoda 4 (Gruppo Chery): Nuovo SUV compatto di 4,42 metri con design aggressivo. Avrà motorizzazioni full hybrid ed elettriche. L’arrivo in Europa è previsto per inizio 2027 .
    • MG 4X: MG ha portato la versione rialzata della sua popolare MG4, chiamata MG 4X. Un crossover urbano da 4,39 metri che monterà le nuove batterie a stato semi-solido. Ottima notizia per chi cerca un’alternativa elettrica ma “alta” .

    ⛔ Modelli “Cina-Specifici” (NO Europa)

    Purtroppo, molte delle novità più chiacchierate resteranno esclusive per il mercato cinese. Se vi innamorate di queste, dovrete trasferirvi:

    • Audi E7X: Questo mega-SUV elettrico fa parte della nuova strategia “AUDI” (scritto così, senza quattro anelli). Sviluppato con FAW e SAIC, è pensato esclusivamente per i gusti locali (design minimalista, grande schermo). Non arriverà in Europa .
    • Hyundai Ioniq V: Una berlina elettrica “tutta spigoli” (stile cyberpunk) lunga 4,9 metri con un maxi-schermo da 27 pollici. Primo modello Hyundai sviluppato ad hoc per la Cina. Non la vedremo da noi .
    • Freelander (Nuova Marca): Il mitico fuoristrada di Land Rover rinasce… come marca cinese sotto Geely. Il modello “Freelander 8” è un SUV ibrido da 5,10 metri prodotto e progettato in Cina. Non c’entra quasi più nulla con l’originale britannico .
    • Volkswagen ID. Era 9X: Gigantesco SUV elettrico sviluppato con il partner FAW. Pensato per le famiglie cinesi .

    ⚡ Il Verdetto: Un Futuro Già Scritto?

    Il Salone di Pechino 2026 ha un sapore agrodolce. Da un lato, c’è l’entusiasmo per una tecnologia che avanza rapidissima (batterie allo stato solido, 1.000 CV su auto di serie, schermi ovunque). Dall’altro, la consapevolezza che l’Europa rischia di diventare un mercato “conservatore”, dove arriveranno solo i modelli più economici e meno estremi di questa rivoluzione.

    Mentre i visitatori di Pechino si stupivano di auto volanti e SUV con 4 motori indipendenti, in Europa prepareremo i portafogli per accogliere la Smart #2 e la Leapmotor B05. Il baricentro si è spostato, e non sembra voler tornare indietro.

  • Alex Zanardi: la leggenda che non ha mai smesso di correre

    Alex Zanardi: la leggenda che non ha mai smesso di correre

    Il 1° maggio 2026 si è spento un gigante. Non solo dello sport, ma della vita stessa. Alex Zanardi ci ha lasciati all’età di 59 anni, circondato dall’affetto della sua famiglia, dopo sei lunghi anni di lotta silenziosa contro le conseguenze del gravissimo incidente in handbike del 2020 .

    Con lui se ne va una delle figure più straordinarie che lo sport italiano abbia mai prodotto. Un uomo che è stato campione del mondo in due sport completamente diversi, che ha sfidato la morte più volte e che ogni volta è riuscito a rialzarsi, a reinventarsi, a sorridere.

    In un’epoca in cui si parla tanto di resilienza, Alex Zanardi ne è stato il volto più autentico e sorprendente.


    1. Gli esordi e la Formula 1: un talento irrequieto

    Nato a Bologna nel 1966, Alex cresce con la passione per i motori. A 14 anni il padre gli regala un kart, e la scintilla si trasforma in un incendio . La sua carriera nell’automobilismo segue la trafila classica, fino all’esordio in Formula 1 nel 1991 con la Jordan .

    Quella che ci si aspetterebbe essere l’apice della carriera sarà invece un’esperizione complicata. L’esordio in F1 non gli regala le soddisfazioni sperate: le monoposto non sono competitive, i risultati latitano. Passa dalla Jordan alla Lotus, poi alla Minardi, racimolando pochi punti . La sua guida grintosa e istintiva, però, non passa inosservata.

    È il 1993, durante le prove del Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps. La sua Lotus subisce un guasto alle sospensioni e si schianta contro le barriere del Raidillon a oltre 240 km/h . L’impatto è violentissimo: la sua colonna vertebrale si comprime, e miracolosamente ne esce vivo… ma più alto di 3 centimetri . Un assaggio di ciò che il destino gli riserverà.

    Deluso dalla Formula 1, Alex decide di tentare l’avventura oltreoceano.


    2. La consacrazione in America: il re della CART

    Attraversa l’oceano e approda alla CART (l’allora massima serie americana su circuiti). Ed è qui che Zanardi diventa leggenda. Alla guida della Chip Ganassi Racing, dal 1996 al 1998, non è più un “pilota di mezzo”: è una furia.

    Con sorpassi al limite dell’impossibile e una guida spettacolare, vince due titoli consecutivi nel 1997 e nel 1998 . La sua manovra più celebre resta il “passaggio” all’ultima curva di Long Beach nel ’96, entrato negli annali come uno dei sorpassi più arditi di sempre.

    La sua popolarità negli Stati Uniti esplode. La CART è il suo regno, e lui ne è l’imperatore. Forte di questo successo, nel 1999 Frank Williams lo richiama in Formula 1. Ma la seconda esperienza nel Circus è ancora più deludente della prima. La Williams è in crisi, Zanardi fatica ad adattarsi, e la stagione si chiude con zero punti. Nel 2001, sceglie di tornare in America, dove il campione era di casa.


    3. Il giorno più buio: Lausitzring 2001

    Tornato in America, Alex è pronto a riconquistare il trono. Ma il destino lo aspetta al varco nel modo più tragico e brutale. 15 settembre 2001, quattro giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Sul circuito tedesco del Lausitzring, durante una gara di Champ Car, la sua vita cambia per sempre .

    All’uscita della curva, esce dalla pit lane e perde il controllo della vettura. La sua Reynard si intraversa lentamente sulla pista. Alle sue spalle arriva a 320 km/h l’auto di Alex Tagliani, che non può fare nulla per evitarlo . L’impatto è mostruoso: la vettura di Tagliani colpisce la parte anteriore della monoposto di Zanardi, letteralmente triturandogli le gambe.

    Sull’asfalto, Alex rimane cosciente. Vede le sue gambe divelitte e non perde i sensi . Il medico della CART, Steve Olvey, arriva di corsa e gli tappa le arterie femorali con le mani per fermare l’emorragia. Alex ha meno di un litro di sangue in corpo . In ospedale, subirà 16 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci . I medici gli salvano la vita, ma non le gambe: vengono amputate entrambe.

    Un incidente che avrebbe distrutto chiunque. E invece, per Zanardi, era solo l’inizio di una nuova vita.


    4. “Mi tremano le gambe”: la rinascita sportiva

    Non bastano le protesi a fermare un uomo che ha la velocità nel sangue. Pochi mesi dopo l’incidente, è già al volante di una macchina da corsa adattata con acceleratore e freno al volante. E torna proprio sul circuito del Lausitzring, per completare quei 13 giri che non aveva potuto finire .

    Ma la sua rinascita più grande è un’altra. Scopre l’handbike (una sorta di bici a tre ruote che si aziona con le braccia). Dopo solo quattro settimane di allenamento, nel 2007 chiude quarto alla maratona di New York .

    Da lì inizia una carriera paraciclistica da dominatore assoluto:

    • Londra 2012: due medaglie d’oro (cronometro e staffetta) e un argento .
    • Rio 2016: due ori e un argento .

    In totale: 4 ori e 2 argenti paralimpici. A cui si aggiungono 12 titoli mondiali su strada . Lo fa a 45 anni, un’età in cui molti atleti sono già in pensione.

    Quando nel 2012 riceve il Nettuno d’Oro, il massimo riconoscimento della sua Bologna, sale sul palco e, con la sua inconfondibile ironia, scherza: “Sono talmente emozionato che mi tremano le gambe” .


    5. Il secondo dramma (Val d’Orcia, 2020) e l’addio

    Proprio mentre sta vivendo la sua seconda giovinezza sportiva, un nuovo incubo si abbatte su di lui. 19 giugno 2020. Mentre partecipa alla staffetta benefica “Obiettivo Tricolore” sulla sua handbike, lungo la statale 146 in Val d’Orcia (tra Pienza e San Quirico), perde il controllo in discesa e si scontra frontalmente con un camion .

    L’urto è violentissimo. Perde il casco e riporta un devastante trauma cranico-facciale. Viene elitrasportato in condizioni disperate al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena . Seguiranno 32 giorni di coma, interventi neurochirurgici e una lunga degenza che lo porterà prima a Lecco, poi a Padova.

    Riacquista coscienza nel gennaio 2021, e dopo mesi torna a casa a dicembre . Ma da quel giorno, la sua salute resta fragile. Zanardi non si farà più vedere in pubblico. La famiglia lo protegge in un silenzio rispettoso, lontano dai riflettori.

    Il 1° maggio 2026, Alex Zanardi muore a Padova, probabilmente a causa di un malore o di complicanze legate al suo lungo calvario .


    Il Nostro Ricordo

    Alex Zanardi è stato molto più di un atleta. È stato una scuola di vita. Un uomo che ha dimostrato che la felicità non dipende da quello che hai, ma da quello che sei in grado di costruire con quello che ti resta.

    Per chi ama i motori, resterà per sempre il “leon” della CART, colui che non mollava mai un sorpasso. Per milioni di italiani, resterà colui che dal fondo di un letto d’ospedale, senza gambe, insegnava a tutti come si lotta.

    Dopo l’incidente in Germania disse: “Sono stato incredibilmente fortunato. La mia vita è stata un’avventura” . Solo un uomo come lui poteva sentirsi fortunato dopo una tragedia del genere.

    Ciao Alex. Il rumore del motore, il fruscio delle ruote della tua handbike e la tua immensa forza d’animo continueranno a correre per sempre, dritti nel cuore di chi ti ha amato.

  • Addio sconto pieno: da oggi la benzina vola (+15 centesimi). Diesel ancora avvantaggiato, ma per pochi giorni?

    Addio sconto pieno: da oggi la benzina vola (+15 centesimi). Diesel ancora avvantaggiato, ma per pochi giorni?

    Maggio si apre con una stangata agli automobilisti. Da oggi, lo sconto sulle accise voluto dal governo per calmierare i prezzi dei carburanti si riduce drasticamente: per la benzina il taglio scende da 20 a soli 5 centesimi al litro (che diventano circa 6,1 centesimi considerando l’Iva). Un taglio netto che si traduce, di fatto, in un aumento di circa 15-18 centesimi al pompa rispetto ai giorni scorsi .

    Se fino a ieri facevamo il pieno con un “aiuto” di 0,20 €/litro, da oggi quel sostegno è quasi evaporato. L’effetto è immediato: i gestori hanno già iniziato ad aggiornare i cartelloni, e in molte stazioni di servizio il prezzo della verde è destinato a salire sensibilmente.

    Diesel ancora “protetto”: sconto a 20 centesimi

    Per chi possiede un’auto a gasolio, la situazione è diversa – almeno per ora. Lo sconto sulle accise per il diesel rimane fissato a 20 centesimi al litro (24,4 con Iva). Questo significa che, al momento, il divario tra i due carburanti è tornato a essere significativo, con il gasolio che risulta più agevolato, anche se nonostante gli sconti continua a costare più della benzina .

    La scelta del governo è motivata dall’andamento diverso dei due prezzi: come spiegato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “la benzina è aumentata del 6%, il gasolio del 24%” nelle ultime settimane. Proteggere il diesel significa tutelare l’autotrasporto, la logistica, l’agricoltura e, a cascata, frenare l’impatto sui prezzi delle merci .

    gas pump nozzle filling the white car

    I prezzi medi aggiornati: cosa si paga oggi alla pompa

    Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) attraverso l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, ecco i valori medi rilevati sulla rete stradale nazionale prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto, quindi con la riduzione di 20 centesimi per entrambe le tipologie di carburante :

    ModalitàBenzina (€/litro)Diesel (€/litro)
    Self service (strade nazionali)1,746 – 1,7542,048 – 2,052
    Servito (strade nazionali)circa 1,850circa 2,150
    Self service (autostrade)1,8012,114
    Servito (autostrade)circa 1,950circa 2,250

    ⚠️ Importante: questi valori sono quelli rilevati nei giorni scorsi. Con l’entrata in vigore del nuovo schema di sconti, la benzina sta salendo rapidamente oltre quota 1,90 €/litro in self service, con punte vicine ai 2 euro in autostrada .

    Quanto costa in più un pieno?

    Secondo le stime del Codacons, con la riduzione dello sconto sulla benzina, un pieno da 50 litri di verde costerà circa 9 euro in più rispetto a prima. L’impatto complessivo per gli italiani, solo a titolo di maggiori accise, è stimato in 92 milioni di euro .

    gasoline pumps in close up photography

    Il “giallo” sulla durata: il decreto legge e la scadenza anticipata

    Il quadro normativo è più complicato del previsto. Il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha infatti creato confusione sulla data di scadenza effettiva del provvedimento.

    Cosa prevede il decreto

    Il testo ufficiale del decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri del 30 aprile insieme al Piano Casa, conferma:

    • Sconto sul diesel: 20 centesimi/litro
    • Sconto sulla benzina: 5 centesimi/litro
    • Scadenza formale: 10 maggio 2026 

    Questa scadenza, però, contraddice quanto annunciato in conferenza stampa dalla premier Meloni, che aveva parlato di una proroga di “21 giorni” (che avrebbe portato la scadenza al 22 maggio). Un’incongruenza che ha subito fatto drizzare le orecchie al Codacons, che ha chiesto chiarimenti al governo .

    La “proroga in due tempi”: il meccanismo spiegato

    Fonti di Palazzo Chigi hanno chiarito il meccanismo: si tratta di una proroga “in due tempi” per ragioni giuridiche e contabili.

    Ecco come funziona :

    1. Primo decreto (già in vigore): garantisce lo sconto fino al 10 maggio 2026. Copertura: 146,5 milioni di euro.
    2. Secondo decreto (in arrivo): sarà un provvedimento ministeriale, atteso nei prossimi giorni non appena sarà quantificato l’extragettito IVA sui carburanti (stimato in circa 200 milioni di euro). Questo secondo intervento estenderà la riduzione delle accise fino al 22 maggio 2026, coprendo complessivamente i 21 giorni annunciati.

    La relazione tecnica del decreto, che accompagna il testo in Parlamento, conferma questa strategia: “Le predette misure saranno applicate nel periodo dal 2 maggio 2026 al 10 maggio 2026 e prorogate, alla luce dei dati disponibili allo stato, per ulteriori 12 giorni” .

    Cosa significa per l’automobilista

    In concreto, per chi fa il pieno lo sconto è garantito almeno fino al 10 maggio. Se il governo riuscirà a varare il secondo decreto nei tempi previsti, il taglio delle accise resterà in vigore fino al 22 maggio. Oltre quella data, salvo nuove proroghe, tutto potrebbe saltare.

    Cosa conviene fare adesso?

    • Se hai un’auto a benzina: il rincaro è già realtà. Conviene fare il pieno subito se trovi ancora prezzi pre-aumento (ma molti distributori hanno già aggiornato i listini). Difficile attendersi miglioramenti a breve.
    • Se hai un’auto a diesel: hai ancora un vantaggio consistente, ma probabilmente limitato alle prossime due-tre settimane. Se puoi, rifornisciti prima della scadenza del 22 maggio.
    • Consiglio generale: tieni d’occhio le news dei prossimi giorni. L’arrivo del secondo decreto ministeriale sarà fondamentale per capire se lo sconto verrà effettivamente prolungato fino al 22 maggio.

    Il quadro in sintesi

    CarburanteSconto accise primaSconto accise da oggiEffettivo aumento al litro
    Benzina20 centesimi5 centesimi+15-18 centesimi
    Diesel20 centesimi20 centesimiinvariato (ma per poche settimane)

    Scadenza prevista: 22 maggio 2026 (salvo ulteriori proroghe)

    close up of a person refueling the car at a gas station
    Photo by Engin Akyurt on Pexels.com

    Un consiglio dalla redazione

    In un contesto così volatile, l’unica strategia sensata è evitare di inseguire il “pieno perfetto”. I prezzi potrebbero cambiare più volte nei prossimi giorni, anche in base alle decisioni politiche. Ecco alcuni suggerimenti pratici:

    • Monitora i distributori low cost (Tamoil, Q8, IP, ma anche marchi come Iperoil, Petrol Gamma, Enerpetroli) che spesso hanno margini più competitivi 
    • Preferisci il self service dove possibile: il risparmio rispetto al servito può arrivare a 20-25 centesimi al litro
    • Usa app come PrezziBenzina o OilVe per confrontare i listini in tempo reale nella tua zona
    • Tieni presente che il governo ha escluso interventi strutturali: rendere permanente il taglio delle accise rischierebbe di “azzerare tutte le risorse” disponibili 

    Seguiteci per aggiornamenti su eventuali proroghe o nuove misure. Il secondo decreto ministeriale è atteso a giorni e potrebbe modificare nuovamente lo scenario.

  • Jeep Renegade: il SUV che si è fatto brasiliano, esce di scena in Europa ma si rinnova in Sudamerica

    Jeep Renegade: il SUV che si è fatto brasiliano, esce di scena in Europa ma si rinnova in Sudamerica

    C’è una storia curiosa che arriva dal mondo dell’auto. Racconta di un SUV compatto, nato con l’ambizione di conquistare il mondo, che oggi sopravvive e si rinnova in un solo paese. Un po’ come quei film che negli Stati Uniti sono stati un flop, ma in Giappone sono diventati cult.

    Questa storia parla del Jeep Renegade, l’erede spirituale della leggendaria Willys, che dopo aver salutato l’Europa, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, è diventato una “jabuticaba brasileira” – un’espressione che in portoghese indica qualcosa che esiste solo in Brasile, senza eguali in nessun’altra parte del mondo .

    E proprio in Brasile, dove è nato nel 2015 e dove ha venduto oltre 700.000 unità , il Renegade si prepara a un nuovo capitolo: un restyling per il 2026 che lo renderà più tecnologico, più moderno e, per la prima volta, ibrido .


    Addio Europa: il Renegade dice arrivederci (ma non a tutti)

    Il 2025 è stato l’anno della svolta. Stellantis ha confermato la fine della produzione del Renegade nello stabilimento italiano di Melfi, dopo un crollo verticale delle vendite in Europa: appena 7.000 unità nei primi dieci mesi dell’anno, contro le 80.000 che il modello riusciva a vendere annualmente nel suo periodo d’oro .

    Non è stato un addio improvviso. Già nel 2021 la produzione era cessata in Cina, nel 2023 negli Stati Uniti, poi in Russia . Il Renegade, che per anni aveva rifornito tre continenti, si è ritrovato a combattere su un unico fronte: il Sudamerica. E più precisamente, il Brasile.

    La decisione di Stellantis è chiara: in Europa il futuro si chiama Avenger, il nuovo SUV compatto della Jeep che condivide la piattaforma con Peugeot 2008 e Opel Mokka . Per il vecchio continente, il Renegade aveva semplicemente esaurito il suo tempo.

    Ma in Sudamerica, e specialmente in Brasile, la musica è diversa. Qui il Renegade continua a vendere: oltre 32.000 unità nei primi nove mesi del 2025, un risultato che lo tiene in piena corsa contro rivali del calibro di Volkswagen T-Cross, Hyundai Creta e Chevrolet Tracker .


    Il restyling 2026: dentro cambia (quasi) tutto

    Proprio quando in Europa si chiudeva il sipario, in Brasile si accendevano i riflettori su un Renegade rinnovato. La terza reestilização della sua carriera brasiliana  arriva nel 2026 con un obiettivo preciso: ringiovanire il SUV senza stravolgerne l’identità.

    Fuori: il minimo indispensabile

    Chi si aspetta un restyling rivoluzionario rimarrà deluso. Le modifiche esterne sono conservative, quasi timide: paraurti ridisegnati, una calandra con le sette fenditure leggermente aggiornata, nuovi cerchi in lega da 17 o 18 pollici e una firma luminosa ritoccata . La forma generale, quella forma squadrata che ha reso il Renegade riconoscibile al primo sguardo, resta immutata.

    Ed è probabilmente una scelta voluta. Il Renegade ha un look “senza tempo”, da vero Jeep, e stravolgerlo avrebbe significato rischiare di perdere quel pubblico che lo apprezza proprio per il suo carattere avventuroso .

    Dentro: la vera rivoluzione

    Se fuori le novità sono un sussurro, dentro è un urlo. L’abitacolo del Renegade 2026 cambia volto, e lo fa avvicinandosi ai fratelli maggiori Compass e Commander .

    Il cuore della novità è il nuovo schermo touchscreen da 10,1 pollici in posizione flottante, che sostituisce il vecchio display incassato nella plancia . È più alto, più vicino al campo visivo del guidatore, e soprattutto più moderno. Il sistema multimediale integra ora Amazon Alexa e promette una connettività di livello superiore .

    Accanto al grande schermo centrale, il quadro strumenti diventa digitale con un display da 7 pollici . La console centrale è stata ridisegnata, i materiali rivisti, le sedute hanno nuovi rivestimenti. E sulle versioni Sahara e Willys, arriva finalmente la regolazione elettrica del sedile del conducente .

    È l’aggiornamento che il Renegade aspettava da anni. Perché, non dimentichiamolo, questo SUV è ancora sulla sua prima generazione, lanciata nel 2015. Dieci anni senza un vero cambio generazionale si fanno sentire, e il restyling del 2026 è un tentativo di tenere vivo l’interesse in attesa della vera novità .


    La grande svolta: arriva l’ibrido (e non è quello europeo)

    Ma la novità più importante è sotto il cofano. Per la prima volta nella sua storia, il Renegade diventa ibrido. E lo fa con una soluzione pensata specificamente per il mercato brasiliano, diversa da quella adottata in Europa .

    Il sistema è un mild hybrid a 48 volt (MHEV), che affianca al motore a combustione due piccoli motori elettrici: uno sostituisce l’alternatore, l’altro lavora insieme al cambio . L’obiettivo è ridurre consumi ed emissioni, soprattutto nel traffico cittadino, con il sistema che gestisce automaticamente il passaggio tra funzionamento elettrico, ibrido e termico a seconda delle situazioni .

    Ma c’è una differenza fondamentale rispetto all’ibrido europeo. In Europa, la versione mild hybrid del Renegade utilizza un motore 1.5 turbo da 130 CV. In Brasile, invece, la base è il collaudato 1.3 turbo flex T270, lo stesso che oggi equipaggia il Renegade con 176 CV e 27,5 kgfm di coppia .

    La combinazione con il sistema a 48V potrebbe portare la potenza complessiva vicina ai 200 CV . Un bel salto in avanti, che renderebbe il Renegade ibrido brasiliano non solo più efficiente, ma anche più performante della versione europea.

    E la trazione integrale? Resta, ed è ancora un optional rarissimo nel segmento dei SUV compatti. La versione Willys, ispirata ai Jeep storici, conserva la trazione 4×4 con riduttore, differenziale bloccabile elettronicamente e sospensioni rialzate . Per chi cerca un vero fuoristrada in formato compatto, il Renegade rimane l’unica scelta sul mercato.


    Prezzi: più accessibile per restare competitiva

    Con l’arrivo dell’Avenger in Brasile nel 2026, il Renegade dovrà farsi spazio in una gamma Jeep che si arricchisce. La strategia di Stellantis è chiara: il Renegade si posizionerà leggermente più in alto, lasciando all’Avenger il ruolo di entry level .

    Ma questo non significa rincari. Anzi, per la linea 2026 Jeep ha operato una riduzione dei prezzi fino a 15.000 real (circa 2.500 euro) su alcune versioni . Ecco la nuova gamma:

    VersionePrezzo (real)Caratteristiche principali
    SportR$ 118.290Nuova versione d’ingresso, motore 1.3 T270 176 CV, trazione anteriore
    AltitudeR$ 142.990Interni più ricchi, cerchi da 17″, ADAS di serie
    LongitudeR$ 156.990Chiave presenziale, partenza remota, cerchi da 18″, interni in pelle
    SaharaR$ 169.990Sensori anteriori, tetto panoramico, dettagli esclusivi
    WillysR$ 182.990Trazione 4×4 con riduttore, sospensioni rialzate, pneus ATR
    10 AnniR$ 185.990Edizione limitata a 1.010 unità, base Willys con dettagli celebrativi

    La versione Sport, con il motore 1.3 turbo e 176 CV, parte da circa 18.900 euro al cambio attuale. Un prezzo molto competitivo, che la tiene in corsa con rivali come Volkswagen T-Cross e Hyundai Creta .

    Le versioni ibride (Altitude, Longitude e Sahara) dovrebbero mantenere prezzi allineati a quelli attuali, con un sovrapprezzo contenuto che non dovrebbe superare i 5.000-7.000 real rispetto alle omologhe termiche .


    E il futuro? Una nuova generazione all’orizzonte

    Il restyling del 2026 non è l’ultima fermata. Jeep sta già lavorando a una nuova generazione del Renegade, attesa dopo il 2027 .

    Sarà un SUV più grande, più tecnologico, con una piattaforma aggiornata e probabilmente una versione completamente elettrica. L’obiettivo è distinguerlo nettamente dall’Avenger, che resterà il modello più compatto della gamma .

    Fino ad allora, però, il Renegade continuerà a vivere la sua seconda giovinezza in Brasile, l’unico paese al mondo dove ancora si produce e dove, evidentemente, c’è ancora chi lo ama.


    Perché il Renegade funziona (ancora) in Brasile

    La domanda sorge spontanea: come mai un modello che in Europa e negli Stati Uniti ha visto calare drasticamente le vendite, in Brasile continua a essere così popolare?

    Le ragioni sono diverse.

    Innanzitutto, il prezzo. In Brasile, il Renegade è posizionato in modo competitivo, con una versione d’ingresso che parte da circa 18.900 euro. Un prezzo accessibile per un SUV dal look robusto e dal marchio riconosciuto.

    Poi, la trazione integrale. Nel segmento dei SUV compatti brasiliani, il Renegade è l’unico a offrire una vera trazione 4×4 con riduttore . Per chi vive in zone rurali, affronta strade sterrate o semplicemente vuole un’auto capace di andare oltre l’asfalto, è un valore aggiunto che nessun concorrente può offrire.

    Infine, il fattore “Jeep”. In Brasile, il marchio Jeep ha un’eredità forte, legata all’immagine di robustezza e avventura. Il Renegade, con il suo look squadrato e il suo DNA fuoristradistico, incarna perfettamente questo spirito. È l’auto di chi vuole sentirsi un po’ esploratore, anche se poi la usa prevalentemente in città.


    Conclusione: il Renegade non muore, si trasferisce

    La storia del Jeep Renegade è una di quelle che fanno riflettere sulle differenze tra mercati. Quello che in Europa è diventato un modello da pensionare, in Brasile è ancora una colonna portante.

    Con il restyling del 2026, il Renegade riceve quel che gli serviva: un interno finalmente moderno, una tecnologia aggiornata e un cuore ibrido che lo proietta verso il futuro. Senza perdere ciò che lo ha reso speciale: il look inconfondibile, la robustezza e quell’unica, irrinunciabile trazione integrale che nel suo segmento nessuno offre più.

    Il Renegade non è morto. È solo andato in vacanza in Brasile. E chissà che, quando la nuova generazione arriverà dopo il 2027, non decida di rifare le valigie e tornare a far visita anche all’Europa.

  • Moto Morini X-Cape 700: l’evoluzione italo-cinese che corregge il tiro

    Moto Morini X-Cape 700: l’evoluzione italo-cinese che corregge il tiro

    C’era una volta la X-Cape 650: crossover dal look accattivante, prezzo aggressivo, ma con un piccolo neo – quel motore un po’ troppo “pigro” ai bassi regimi, che in città o nei sorpassi chiedeva sempre un attimo di pazienza in più. Moto Morini ha ascoltato i feedback e ha fatto di più: ha aumentato la cilindrata, ha affinato l’erogazione e ha arricchito la dotazione, senza però intaccare il suo punto di forza, ovvero l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

    Benvenuti sulla Moto Morini X-Cape 700, l’evoluzione della crossover che ha conquistato il pubblico con il suo mix di stile italiano, componentistica di qualità e prezzo accessibile. Oggi arriva in concessionaria con un motore più grintoso, una dotazione ancora più ricca e la stessa anima eclettica che l’ha resa amata da chi cerca una moto per tutto, senza dover svuotare il conto in banca.


    Chi è Moto Morini oggi: storia italiana, anima cinese

    Prima di parlare della moto, vale la pena capire chi la produce. Moto Morini è un marchio con radici profonde: fondata a Bologna nel 1937, ha attraversato decenni di gloria e un declino negli anni ’80 che l’aveva quasi fatta sparire dal panorama motociclistico .

    Nel 2018, la svolta: il gruppo cinese Zhongneng Vehicle Group (ZNEN) acquisisce il marchio con una promessa chiara: mantenere l’anima italiana viva . Oggi il quartier generale del design resta a Trivolzio, in provincia di Pavia, mentre la produzione sfrutta l’efficienza industriale della Cina . Il risultato? Moto dal design italiano, con componentistica di primo livello, a prezzi che le concorrenti europee e giapponesi faticano a eguagliare.


    Motore: da 650 a 693 cc, la “cura” che serviva

    Il cuore della X-Cape 700 è il suo bicilindrico parallelo frontemarcia da 693 cc, raffreddato a liquido, con distribuzione a doppio albero a camme in testa (DOHC) e 4 valvole per cilindro .

    Rispetto alla precedente 650, la cilindrata è cresciuta grazie a un aumento della corsa di 3 mm (da 61 a 64 mm), mentre l’alesaggio è rimasto invariato a 83 mm . Il risultato? 70 CV di potenza massima a 8.500 giri/min e soprattutto 68 Nm di coppia a 6.500 giri/min .

    DatoX-Cape 650X-Cape 700Variazione
    Cilindrata649 cc693 cc+44 cc
    Potenza60 CV70 CV+10 CV
    Coppia56 Nm68 Nm+12 Nm (+18%)
    Peso a secco210 kg213 kg+3 kg

    I numeri sulla carta sono migliorati, ma è nella guida reale che si sente la differenza. L’obiettivo era chiaro: eliminare quella “pigrizia” ai bassi regimi che era l’unica vera pecca della 650 . Missione compiuta. Il motore ora ha una spinta più fluida e reattiva già dai bassi, diventando particolarmente corposo tra i 5.000 e i 6.000 giri, dove offre quella sensazione di prontezza che prima mancava .

    Un piccolo neo permane: una lieve incertezza nell’erogazione quando si tenta un sorpasso in quinta o sesta marcia senza scalare, appena sotto la soglia dei 5.000 giri . Ma nel complesso, il progresso è netto e tangibile.

    Curiosità tecnica: il motore “Kawasaki” sotto mentite spoglie

    Il bicilindrico della X-Cape 700 è, nelle sue origini, il celebre motore Kawasaki 650 (quello della Ninja 650 e della Versys), prodotto su licenza da CFMoto e poi utilizzato da Moto Morini . Questo significa che ci troviamo di fronte a un propulsore rodata e affidabile, con una meccanica collaudata e una manutenzione che promette di essere tutt’altro che esosa: gli intervalli per il controllo delle valvole arrivano a  40.000 km .


    Ciclistica: componenti premium che fanno la differenza

    Se il motore è la novità principale, la ciclistica conferma quanto di buono già visto sulla 650, con una dotazione che in questa fascia di prezzo è semplicemente fuori categoria.

    Sospensioni: Marzocchi e KYB, il meglio dei due mondi

    All’anteriore troviamo una forcella Marzocchi a steli rovesciati da 50 mm di diametro, completamente regolabile in compressione ed estensione, con 175 mm di escursione . Un componente di tutto rispetto, che da solo vale gran parte del prezzo della moto. Al posteriore, un monoammortizzatore KYB con 165 mm di escursione, regolabile nel precarico (sulla versione Raggi anche tramite manopola remota) .

    Il comportamento su strada? La forcella Marzocchi lavora bene, assorbendo le irregolarità senza eccessi, e offre un ottimo feeling con l’anteriore . Il posteriore KYB è un po’ più secco sullo sconnesso, ma contribuisce a quella sensazione di solidità e stabilità che rende la X-Cape così rassicurante in curva .

    Freni: Brembo con ABS Bosch disinseribile

    L’impianto frenante è firmato Brembo: doppio disco anteriore da 298 mm con pinze a due pistoncini, e disco posteriore da 255 mm . Il sistema ABS è di serie, firmato Bosch, e può essere disinserito sulla ruota posteriore per l’uso fuoristrada .

    L’unico appunto? Alcuni tester hanno segnalato un comando anteriore un po’ “spugnoso” nelle staccate più decise . La potenza c’è, ma manca quel mordente immediato che ci si aspetterebbe da un impianto Brembo.

    Ruote e pneumatici: due anime, due allestimenti

    La X-Cape 700 è proposta in due versioni, che si differenziano principalmente per le ruote:

    VersioneCerchiPneumaticiPrezzoDotazione extra
    LegaIn lega (alluminio)Pirelli Scorpion Trail II (asfalto)7.190 €Solo in nero
    RaggiA raggi tubelessPirelli Scorpion Rally STR (misti)7.590 €Cavalletto centrale, dashcam, regolazione precarico remota

    Entrambe le versioni montano ruote con configurazione classica da crossover: 19″ all’anteriore e 17″ al posteriore .


    Dotazione: tecnologia e comfort senza sorprese

    Qui Moto Morini ha giocato la carta dell’abbondanza. La dotazione di serie è talmente ricca da far sembrare povere molte concorrenti che costano il 30-40% in più.

    La dashcam integrata: unico nel segmento

    Il fiore all’occhiello della tecnologia di bordo è la dashcam frontale integrata . Una piccola telecamera posizionata sotto il faro che inizia a registrare non appena si accende il quadro. I video vengono salvati su una scheda CF interna e possono essere visualizzati e scaricati tramite app dedicata . Perfetta per eventuali sinistri o semplicemente per rivedere i propri giri.

    Display TFT da 7 pollici con navigazione

    Il cruscotto è un display TFT a colori da 7 pollici, con connettività Bluetooth per la sincronizzazione con lo smartphone . Tramite app (Carbit Ride) è possibile avere la navigazione turn-by-turn, gestire chiamate e musica . La leggibilità è buona anche alla luce diretta del sole, un dettaglio che molte concorrenti faticano ancora a risolvere .

    Tutto il resto

    L’elenco della dotazione di serie è lunghissimo:

    • Illuminazione: full LED con fari a matrice 
    • Protezioni: paramani, paracalore motore, paracartere 
    • Comfort: parabrezza regolabile con una mano (senza attrezzi), manopole e sella riscaldate (sulla Gold Edition) 
    • Connettività: prese USB e USB-C per la ricarica 
    • Sicurezza: sensori di pressione pneumatici (TPMS), ABS Bosch disinseribile, frizione antisaltellamento 
    • Elettronica: due modalità di guida (Street e Off-Road) 

    Piccola nota: a differenza di molte concorrenti, la X-Cape 700 non ha il controllo di trazione (TCS) nelle versioni base, ma lo monta sulla Gold Edition . Non è un dramma, considerando che i 70 CV sono gestibili e che l’ABS posteriore si può disinserire per lo sterrato.


    Come va: le impressioni della stampa

    In città e nel traffico

    La posizione di guida è rilassata e il busto resta eretto. L’altezza sella di 820 mm (regolabile fino a 845 mm) permette a molti di mettere i piedi a terra senza problemi . Il peso di 213 kg a secco si fa sentire nelle manovre da fermo, ma appena in movimento la X-Cape diventa agile e maneggevole .

    Su strada e in autostrada

    Il nuovo motore fa la differenza. L’erogazione è fluida e il tiro ai medi è vivace, permettendo di viaggiare senza dover continuamente cambiare marcia. La protezione aerodinamica è buona, grazie al nuovo parabrezza regolabile, e la moto si dimostra stabile anche alle velocità autostradali .

    La velocità massima dichiarata è di circa 170 km/h . La velocità di crociera ideale si aggira intorno ai 120-130 km/h, dove il motore è rilassato e i consumi restano contenuti.

    Tra le curve

    La X-Cape non è una sportiva, ma sa divertire. La forcella Marzocchi offre un ottimo feeling con l’anteriore e la moto cambia direzione con precisione. Il peso si fa sentire se si cerca l’andatura allegra, ma per un uso turistico e per chi non ha esperienza, la X-Cape è rassicurante e prevedibile .

    In off-road

    Con le ruote a raggi e gli pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR, la X-Cape si comporta bene sullo sterrato leggero e sulle strade bianche . L’ABS disinseribile al posteriore permette di sfruttare al meglio il freno in fuoristrada.

    Non aspettatevi però una enduro pura: il peso (213 kg) e la configurazione ruote 19/17 pollici la rendono più adatta a percorsi sterrati non troppo impegnativi che a sentieri da vera adventure . Inoltre, il collettore di scarico rimane piuttosto esposto, quindi attenzione ai sassi .

    Consumi e autonomia

    Il serbatoio ha una capacità di 18 litri. I consumi dichiarati si aggirano intorno ai 5,2 litri/100 km in ciclo misto, con un’autonomia reale di circa 300-350 km . Un dato più che onesto per i lunghi viaggi.


    Versioni e prezzi

    La gamma X-Cape 700 si articola in tre versioni principali:

    VersionePrezzoCerchiDotazione principale
    Lega7.190 €In legaPneumatici stradali, solo colore nero
    Raggi7.590 €A raggi tubelessPneumatici misti, cavalletto centrale, dashcam, regolazione precarico remota
    Gold Edition7.940 €A raggi doratiCome Raggi + manopole e sella riscaldate, TCS

    La Gold Edition, arrivata a giugno 2025, si distingue per i cerchi a raggi anodizzati oro, il traction control disattivabile e i comfort invernali (manopole e sella riscaldate) .


    Pregi e difetti: il verdetto

    Perché sì

    1. Rapporto qualità-prezzo imbattibile: con meno di 8.000 euro si porta a casa una moto con componentistica da segmento superiore (Marzocchi, KYB, Brembo) e una dotazione da ammiraglia (dashcam, TFT 7″, navigatore, paramani, cavalletto centrale).
    2. Motore finalmente reattivo: l’aumento di cilindrata ha corretto l’unico vero limite della 650. Oggi la X-Cape ha il tiro che serve, soprattutto ai medi regimi.
    3. Dotazione completa di serie: dalla dashcam alla navigazione, dal cavalletto centrale alle protezioni, la X-Cape arriva in concessionaria già pronta per viaggiare.

    Perché no

    1. Peso non indifferente: 213 kg a secco si fanno sentire, soprattutto nelle manovre da fermo e nei percorsi off-road più impegnativi.
    2. Piccoli difetti di messa a punto: il comando freno anteriore un po’ spugnoso, qualche vibrazione intorno ai 5.000 giri, la sella un po’ dura (almeno sul modello di preserie) .
    3. Scarico esposto: i collettori sono vulnerabili in fuoristrada .

    Conclusione: conviene?

    La Moto Morini X-Cape 700 è una moto che fa riflettere. Con meno di 7.600 euro (versione Raggi) si porta a casa:

    • Un motore fluido e reattivo, con 70 CV ben distribuiti
    • Sospensioni Marzocchi da 50 mm e KYB
    • Freni Brembo con ABS Bosch disinseribile
    • Dashcam integrata e display TFT da 7″ con navigatore
    • Paramani, cavalletto centrale, paracalore, prese USB
    • Pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR (versione Raggi)

    Certo, ha qualche difetto: il peso si fa sentire, il freno anteriore non è il più potente del segmento e qualche piccolo dettaglio di finitura potrebbe essere migliorato. Ma in questa fascia di prezzo, è difficile chiedere di più.

    Se cercate una crossover versatile per muovervi in città, affrontare il traffico con agilità, ma anche per fare qualche gita fuori porta nel weekend (magari in coppia), e non volete spendere una fortuna, la X-Cape 700 è una candidata serissima.

    E con i 3 anni di garanzia ufficiali e gli intervalli di manutenzione lunghi (40.000 km per le valvole), il rischio è davvero limitato .