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  • Kia Seltos 2026: il SUV coreano che mancava all’Europa arriva in Italia

    Kia Seltos 2026: il SUV coreano che mancava all’Europa arriva in Italia

    Il marchio coreano amplia la sua offerta nel segmento dei SUV compatti con un modello atteso da tempo: la Kia Seltos debutta ufficialmente in Italia e in Europa, dopo anni di successi sui mercati extracontinentali. La seconda generazione del SUV, che a livello mondiale è il secondo modello più venduto del brand dopo la Sportage, sbarca finalmente nel Vecchio Continente con un pacchetto completo che punta su design, tecnologia e motorizzazioni versatili .

    Un debutto europeo atteso

    La Seltos non è una novità assoluta nel panorama automobilistico globale, ma per l’Europa rappresenta una prima assoluta . Il motivo? Probabilmente il successo planetario del modello, che ha convinto Kia a portarlo anche sul mercato europeo dopo averlo profondamente rivisto nel centro R&D di Rüsselsheim, in Germania, per adattarlo alle esigenze dei clienti del Vecchio Continente .

    Il risultato è un SUV da 4,43 metri di lunghezza, 1,83 metri di larghezza e un passo di 2,69 metri, dimensioni che lo collocano nel cuore del segmento C, pronto a confrontarsi con rivali di tutto rispetto . Il bagagliaio è tra i punti di forza: ben 536 litri di capacità, che diventano 1.511 litri abbattendo i sedili posteriori .

    Design: la filosofia “Opposites United”

    La nuova Seltos si presenta con un look deciso che segue la filosofia stilistica “Opposites United” del marchio . Il frontale è dominato dalla nuova calandra “Digital Tiger Face”, affiancata dai fari a LED Ice Cube e dalle firme luminose Star Map che si estendono verso la parte superiore della griglia .

    Particolarmente curato il profilo, dove spiccano le maniglie a filo con la carrozzeria che si estraggono automaticamente all’avvicinarsi del conducente, un dettaglio che aggiunge un tocco premium . Il tetto è visivamente sospeso (“Flying Roof”) e la gamma colori include tre tinte sviluppate specificamente per il mercato europeo .

    Interni: tecnologia e spazio

    L’abitacolo è stato completamente ridisegnato attorno al Trinity Panoramic Display, un pannello che integra un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici, un display centrale per l’infotainment delle stesse dimensioni e un terzo schermo da 5,3 pollici dedicato alla climatizzazione . Kia non ha rinunciato ai comandi fisici per le funzioni essenziali, una scelta apprezzabile per l’usabilità quotidiana .

    Tra i dettagli di pregio: sedili anteriori ventilati e con funzione massaggio (relaxation mode), regolazione elettrica a 10 vie con memoria per il posto guida, e un impianto audio Bose con otto altoparlanti . Lo spazio a bordo è generoso, con i passeggeri posteriori che beneficiano del passo allungato .

    Motorizzazioni: benzina e full hybrid

    La gamma italiana si articola su due motorizzazioni al lancio :

    • 1.6 T-GDI turbo benzina da 180 CV e 265 Nm di coppia, disponibile con cambio manuale a 6 marce o automatico a doppia frizione DCT7, a trazione anteriore o integrale .
    • Full Hybrid con motore 1.6 GDI abbinato a un’unità elettrica: 154 CV per la versione a trazione anteriore, 178 CV per quella a trazione integrale e-AWD . Questa variante introduce la tecnologia Vehicle-to-Load (V2L), solitamente riservata alle auto elettriche, che permette di alimentare dispositivi esterni .

    Le prestazioni? La versione benzina a due ruote motrici scatta da 0 a 100 km/h in 8,8 secondi e raggiunge una velocità massima di 208 km/h .

    ADAS e sicurezza

    La Seltos è equipaggiata con i sistemi di assistenza alla guida di livello 2, tra cui il cruise control adattivo 2.0, l’assistenza al mantenimento di corsia e il riconoscimento dei limiti di velocità . Il pacchetto di sicurezza include la camera a 360°, il monitoraggio dell’angolo cieco e il Park Assist Pro .

    Prezzi e allestimenti

    La gamma italiana è articolata in quattro allestimenti: BusinessStyleGT-Line e X-Line . I prezzi di listino :

    Allestimento1.6 T-GDI 180 CVFull Hybrid
    Business31.500 €35.000 €
    Style34.000 €37.500 €
    GT-Line39.000 €40.500 €
    X-Line41.000 €43.000 €

    Da segnalare la promozione di lancio valida per luglio 2026: la versione Business 1.6 T-GDI 180 CV con finanziamento Scelta Kia scende a 27.950 euro .


    Scheda Tecnica Kia Seltos 2026

    CaratteristicaDettaglio
    Lunghezza4.430 mm 
    Larghezza1.830 mm 
    Passo2.690 mm 
    Bagagliaio536 – 1.511 litri 
    Motori1.6 T-GDI 180 CV / Full Hybrid 154-178 CV 
    TrazioneAnteriore o Integrale (e-AWD) 
    CambioManuale 6 marce / DCT7 / DCT6 (Hybrid) 
    0-100 km/h8,8 s (1.6 T-GDI 2WD) 
    V2LSì (versione Full Hybrid) 
    Prezzo da31.500 € (listino) / 27.950 € (promo) 
  • Volkswagen ID. Cross: il SUV elettrico compatto che rivoluziona il segmento B

    Volkswagen ID. Cross: il SUV elettrico compatto che rivoluziona il segmento B

    Il marchio di Wolfsburg ha scelto il 15 luglio 2026 per svelare al mondo la sua ultima creatura: la Volkswagen ID. Cross. Un modello che, come il suo nome lascia intuire, rappresenta un vero e proprio punto di svolta nella strategia di elettrificazione del gruppo tedesco, portando nel competitivo segmento dei B-SUV tecnologie e qualità tipiche di categorie superiori.

    E dopo anni di prototipi e concept, la versione definitiva è finalmente pronta a debuttare sul mercato europeo, con l’arrivo in concessionaria previsto per l’autunno di quest’anno. Un lancio che segna anche un importante riconoscimento per l’Italia: la ID. Cross sarà prodotta nello stabilimento di Landaben (Navarra), condividendo la linea di montaggio con la Skoda Epiq.

    Il design “Pure Positive”: un SUV amichevole e solido

    La ID. Cross inaugura il nuovo linguaggio stilistico “Pure Positive” di Volkswagen, che abbandona gli eccessi del recente passato per abbracciare linee pulite, superfici levigate ed essenziali, capaci di trasmettere solidità e qualità senza appesantire le proporzioni.

    Il frontale è alto e orizzontale, con una firma luminosa sottile e un’espressione volutamente amichevole. La fiancata gioca sulla linea di cintura netta, sui passaruota marcati e sul tetto visivamente sospeso, il cosiddetto “Flying Roof”, un dettaglio che richiama le linee storiche della prima Golf e del mitico VW Bus. Al posteriore, la barra luminosa a LED e le spalle robuste completano l’immagine di un SUV tagliato a misura di città.

    Dimensioni e spazio: compattezza e abitabilità

    Con una lunghezza di 4,15 metri, una larghezza di 1,79 metri e un passo di 2,60 metri, la ID. Cross è leggermente più grande della T-Cross a benzina, pur essendo progettata su una piattaforma completamente diversa. I 38 mm di passo in più rispetto alla cugina termica sono un dono della piattaforma elettrica MEB+, che consente di massimizzare lo spazio per i passeggeri e per i bagagli. Il risultato è un abitacolo per cinque adulti, con un bagagliaio da 475 litri (20 litri in più della T-Cross), a cui si aggiunge un piccolo vano anteriore (frunk) da 22-25 litri, ideale per riporre il cavo di ricarica.

    Interni: tecnologia e comfort da ammiraglia

    L’abitacolo adotta la stessa filosofia “Pure Positive” dell’esterno. La plancia è orizzontale e dominata da un quadro strumenti digitale da 10,25 pollici e da un display centrale touch da 12,9 pollici per l’infotainment. Ma la vera sorpresa è il ritorno ai comandi fisici per funzioni essenziali come la climatizzazione e il volume: una scelta non solo ergonomica, ma anche simbolica, che sottolinea la volontà di Volkswagen di offrire un’auto tecnologica senza risultare complicata.

    La cura dei dettagli è evidente: la plancia è rivestita in tessuto, le maniglie delle porte riprendono quelle della T-Roc e i materiali al tatto trasmettono una sensazione di qualità superiore alla media del segmento. Tra gli optional più esclusivi spiccano l’impianto audio Harman Kardon da 425 watt con 10 altoparlanti, i sedili anteriori con funzione massaggio (tre programmi) e regolazione elettrica a 12 vie, e il tetto panoramico che si estende fino al divano posteriore.

    Tre motori, due batterie e ricarica ultraveloce

    La ID. Cross è basata sull’ultima evoluzione della piattaforma MEB, denominata MEB+, e adotta la trazione anteriore con il nuovo motore APP290, disponibile in tre livelli di potenza: 85 kW (116 CV), 99 kW (135 CV) e 155 kW (211 CV).

    Sul fronte batterie, la gamma offre due taglie:

    • 37 kWh (chimica LFP): autonomia WLTP fino a 316 km, ricarica DC fino a 90 kW, 10-80% in circa 27 minuti.
    • 52 kWh (chimica NMC): autonomia WLTP fino a 436 km, ricarica DC fino a 105 kW, 10-80% in circa 24 minuti.

    La ricarica in corrente alternata (wallbox) è fissata a 11 kW per entrambe le versioni. La funzione Vehicle-to-Load (V2L), che consente di alimentare dispositivi esterni fino a 3,6 kW, è di serie su tutta la gamma.

    Tecnologie da segmento superiore

    Forse l’aspetto più sorprendente della ID. Cross è la dotazione tecnologica, che include sistemi solitamente riservati a vetture di classe superiore. Il Connected Travel Assist, disponibile come optional, utilizza i dati a sciame per il riconoscimento dei semafori, rallentando il veicolo fino all’arresto in prossimità di un rosso entro i limiti del sistema. È una novità assoluta in questa fascia di prezzo. A completare il quadro, la funzione di guida a pedale singolo (One-Pedal Driving), il Park Assist Pro con parcheggio remoto tramite smartphone e le sospensioni adattive DCC per la versione più potente.

    Prezzi e allestimenti

    La gamma si articola su tre livelli: Trend (base), Life e Style (top di gamma). Il prezzo di partenza è di circa 28.000 euro per il mercato tedesco, cifra che dovrebbe corrispondere a circa 25.600 euro in Spagna con le campagne promozionali, e che posiziona la ID. Cross come un’alternativa estremamente competitiva nel segmento dei SUV elettrici compatti.


    Scheda Tecnica Volkswagen ID. Cross

    CaratteristicaDettaglio
    PiattaformaMEB+
    TrazioneAnteriore
    Lunghezza4.153 mm 
    Larghezza1.794 mm 
    Passo2.601 mm 
    Bagagliaio475 l + 22-25 l (frunk) 
    Motorizzazioni85 kW (116 CV), 99 kW (135 CV), 155 kW (211 CV) 
    Batterie37 kWh (LFP) / 52 kWh (NMC) 
    Autonomia (WLTP)~316 km (37 kWh) / ~436 km (52 kWh) 
    Ricarica DC (max)90 kW (37 kWh) / 105 kW (52 kWh) 
    Tempo ricarica 10-80%~27 min (37 kWh) / ~24 min (52 kWh) 
    Prezzo di partenzacirca 28.000 € 
    LancioAutunno 2026 
  • Linktour Alumi: il quadriciclo elettrico che si presenta come una vera auto

    Linktour Alumi: il quadriciclo elettrico che si presenta come una vera auto

    Nel panorama dei quadricicli elettrici, spesso caratterizzati da soluzioni tecniche essenziali e un’estetica minimale, arriva un nuovo protagonista che promette di stravolgere le regole del gioco. La Linktour Alumi è una microcar che si presenta con un approccio inedito, coniugando tecnologia all’avanguardia, design ricercato e un’attenzione ai dettagli tipica delle automobili di categoria superiore .

    Distribuita in Italia da ATFlow, società del Gruppo Autotorino, la Linktour Alumi arriva sul mercato con l’ambizione di diventare il nuovo punto di riferimento per la mobilità urbana sostenibile e accessibile .

    La rivoluzione è nell’alluminio (e nelle lattine)

    Il nome “Alumi” è già un programma. La vera anima di questo quadriciclo è la sua monoscocca in lega di alluminio . Una scelta tecnica raffinata che lo distingue nettamente dalla concorrenza, dove dominano ancora i telai tubolari in acciaio . Linktour spinge il concetto di sostenibilità fino in fondo, abbracciando la filosofia “From Can to Car”: parte dell’alluminio utilizzato per la scocca proviene da materiale riciclato post-consumo, con un processo produttivo che richiede fino al 95% di energia in meno rispetto alla produzione di alluminio primario . Il risultato è una struttura più leggera e rigida, che riduce il peso fino al 45% rispetto a una equivalente in acciaio . Un’architettura che richiama quella delle auto “vere”, conferendo alla Alumi una solidità e un comportamento dinamico fuori dal comune per la categoria .

    Tecnologia Cell-to-Body e connettività senza compromessi

    Non è solo la scocca ad essere innovativa. Linktour introduce per la prima volta nella categoria L-Series (che comprende quadricicli e veicoli leggeri) la tecnologia Cell-to-Body (CTB) . In pratica, la batteria non è più un semplice componente aggiunto, ma viene integrata direttamente nella struttura portante del veicolo . Questo permette di migliorare la rigidità complessiva del telaio, aumentare lo spazio nell’abitacolo e ottimizzare l’efficienza di circa il 10% rispetto alle configurazioni tradizionali .

    L’abitacolo, nonostante le dimensioni compatte, è un concentrato di tecnologia. Il posto guida è dominato da un quadro strumenti digitale da 5 pollici e, negli allestimenti più ricchi, da un display touch centrale da 10,25 pollici . A bordo non manca nulla di ciò che ci si aspetta da un’auto moderna: Apple CarPlay e Android Auto wireless, connettività Bluetooth, retrocamera, climatizzatore e persino il tetto panoramico in vetro . L’azienda ha inoltre curato le finiture, con materiali morbidi al tatto che contribuiscono a creare un ambiente piacevole e, osiamo dire, premium . Per gli amanti della personalizzazione, la versione Elite offre anche la “Gallery on Wheels”, una superficie laterale intercambiabile per rendere ogni Alumi unica .

    Due versioni per tutte le esigenze

    La gamma Alumi si articola in due famiglie per soddisfare diverse esigenze di mobilità :

    • Linktour Alumi (L6e): La versione di accesso, pensata per la città. Guidabile a partire dai 14 anni, ha una velocità massima di 45 km/h e una batteria da 7,2 kWh che garantisce un’autonomia di 120 km . Il prezzo parte da 9.450 euro, posizionandola come alternativa diretta a modelli come Citroën Ami e Fiat Topolino .
    • Linktour Alumi Elite (L7e): La versione “premium” per chi cerca prestazioni superiori. Guidabile dai 16 anni, raggiunge i 90 km/h, rendendola adatta anche a tragitti extraurbani . Il motore da 10 kW (con picchi di 23 kW) permette di scattare da 0 a 50 km/h in soli 5,5 secondi in modalità Sport . La batteria da 13 kWh offre un’autonomia fino a 180 km . Il prezzo parte da 12.990 euro .

    Su strada, la Alumi convince per la sua maneggevolezza e il comfort superiore alla media. Lo sterzo è preciso, le sospensioni filtrano bene le asperità del manto stradale e il motore elettrico offre una risposta pronta e fluida . Il bagagliaio da 320 litri è un valore aggiunto, capace di ospitare due trolley di medie dimensioni e renderla una compagna versatile per la quotidianità .


    Scheda Tecnica Linktour Alumi

    CaratteristicaLinktour Alumi (L6e)Linktour Alumi Elite (L7e)
    OmologazioneL6e (quadriciclo leggero)L7e (quadriciclo pesante)
    PatenteAM (da 14 anni)B1 (da 16 anni) 
    Velocità max45 km/h 90 km/h 
    Autonomia (WLTP)120 km 180 km 
    Batteria7,2 kWh (LFP) 13 kWh 
    Potenza motore6 kW (picco 12 kW) 10 kW (picco 23 kW) 
    0-50 km/h5,5 s 
    Prezzo (da)9.450 € 12.990 € 
    Bagagliaio320 litri 320 litri 
    Lunghezza2,68 m 2,68 m 
  • Denza Bao 5: il fuoristrada premium di BYD che sfida il Defender in Europa

    Denza Bao 5: il fuoristrada premium di BYD che sfida il Defender in Europa

    BYD continua la sua offensiva nel Vecchio Continente e lo fa con un’arma che non lascia spazio a mezze misure. Il gruppo cinese ha infatti lanciato in Europa, con il primo debutto ufficiale nel Regno Unito, il Denza Bao 5, un fuoristrada di lusso che punta dritto al cuore di un mercato dominato da nomi sacri come Land Rover Defender, Toyota Land Cruiser e Ineos Grenadier . Per chi segue il mercato cinese, questo nome non è nuovo: in patria, il modello è già un successo e viene venduto con il marchio Fangchengbao (Leopard 5) . Ora, però, arriva in Europa con un’identità più semplice e ambiziosa, pronta a stupire.

    Un prezzo da “ammiraglia” per sfidare i giganti

    La strategia di Denza è chiara e coraggiosa. A differenza di altri marchi cinesi che puntano tutto sul prezzo aggressivo, il Bao 5 arriva con un listino che lo mette alla pari con i suoi rivali più illustri . Nel Regno Unito, i prezzi partono da £69.500 per la versione Elegance e arrivano a £78.880 per la Ultimate . Per intenderci, il Defender 110 plug-in hybrid parte da circa £72.000 . Con questa mossa, Denza lancia una sfida diretta, puntando tutto sulla tecnologia e sulle dotazioni per convincere gli acquirenti più esigenti .

    Cuore PHEV da 536 CV: potenza senza compromessi

    Sotto il cofano, il Bao 5 nasconde un gioiello di ingegneria. La piattaforma è la DMO (Dual Mode Off-road), un’architettura dedicata al fuoristrada con telaio a longheroni (body-on-frame) che condivide con il pick-up BYD Shark 6 . La particolarità? Il motore endotermico, un 1.5 turbo a quattro cilindri da 148 CV, è montato longitudinalmente, una soluzione inedita per un plug-in hybrid .

    Ma la vera forza del Bao 5 è il sistema ibrido. Il piccolo motore a benzina lavora in simbiosi con due potenti motori elettrici (uno per asse) per generare una potenza combinata di ben 536 CV e 760 Nm di coppia . Il risultato è uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 4.8 secondi per la versione Elegance, un tempo da supercar per un fuoristrada di quasi tre tonnellate . La velocità massima è limitata elettronicamente a 180 km/h .

    La batteria Blade LFP da 31,8 kWh garantisce un’autonomia in elettrico di 90 km nel ciclo WLTP, con un’autonomia combinata che supera gli 860 km . La ricarica DC è veloce: si passa dal 30 all’80% in soli 16 minuti a 100 kW .

    Un fuoristrada vero: tre differenziali e sospensioni intelligenti

    Il Denza Bao 5 non è solo un SUV appariscente, ma un fuoristrada con le carte in regola per affrontare i percorsi più estremi. Il suo arsenale include tre differenziali autobloccanti (anteriore, posteriore e centrale) per garantire la trazione in ogni condizione . Ma il vero fiore all’occhiello è il sistema di sospensioni idrauliche DiSus-P , un’esclusiva BYD . Grazie a 20 sensori, questa tecnologia regola l’altezza da terra in un intervallo di 140 mm , portando il Bao 5 a toccare terra con un’impressionante luce a terra di 310 mm . Questo gli conferisce angoli di attacco e di uscita di 39° e 34° , superiori a quelli del Defender, rendendolo un avversario temibile sul fuoristrada più duro .

    Interni da ammiraglia: tecnologia e lusso

    L’abitacolo del Bao 5 è un concentrato di tecnologia e lusso. La plancia è dominata da ben quattro schermi: un quadro strumenti digitale da 12.3 pollici, un head-up display, un display centrale da 15.6 pollici per l’infotainment (con Google integrato) e un monitor dedicato al passeggero anteriore .

    Tra i dettagli più esclusivi spicca il vano portaoggetti centrale da 4.5 litri, che può funzionare come frigorifero (fino a -6°C) o come scaldabibite (fino a 50°C), controllabile anche tramite app . L’impianto audio è firmato Devialet, con fino a 18 altoparlanti, mentre i sedili sono riscaldabili, ventilati e dotati di funzione massaggio .


    Scheda Tecnica Denza Bao 5

    CaratteristicaDettaglio
    MarchioDenza (BYD)
    Altro nomeFangchengbao Bao 5 (Leopard 5)
    TelaioBody-on-frame (longheroni)
    Motori1.5 Turbo Benzina + 2 Motori Elettrici
    Potenza536 CV
    Coppia760 Nm
    0-100 km/h4,8 – 5,0 secondi
    Batteria31.8 kWh (LFP Blade)
    Autonomia Elettrica (WLTP)90 km
    Autonomia Combinata835 – 864 km 
    Luce a terra (max)310 mm (con sospensioni DiSus-P)
    Prezzo (UK)da £69.500 (circa 93.000 dollari)
    Lancio in EuropaEstate 2026 (prime consegne fine anno) 

  • Harley-Davidson Pan America Limited: l’avventura “chiavi in mano” firmata Milwaukee

    Harley-Davidson Pan America Limited: l’avventura “chiavi in mano” firmata Milwaukee

    La famiglia Pan America si arricchisce di una nuova e ambiziosa declinazione. La versione Limited si presenta come la proposta più completa e attrezzata della gamma, pronta a competere con le regine del segmento delle maxi-enduro turistiche.

    Il nome “Limited” per Harley-Davidson era finora un’esclusiva delle grandi cruiser come Street Glide e Road Glide . Ora questo stesso concetto di versione “top di gamma” viene applicato alla crossover di Milwaukee, che si trasforma in una moto pronta a tutto senza bisogno di aggiungere un solo accessorio. Come sottolineato dalla casa, la Pan America Limited è un’avventura “chiavi in mano” che esce dalla fabbrica già completa per dominare ogni terreno .

    Un corredo da viaggio senza precedenti

    Il vero valore aggiunto di questa Limited risiede nella sua dotazione di serie, che la trasforma in una compagna di viaggio ideale. Al centro dell’offerta ci sono i nuovi bauletti in alluminio firmati SW-MOTECH, che offrono una capacità complessiva di 120 litri . Il set include un top case abbastanza capiente da contenere un casco integrale e borse laterali robuste, bilanciate e testate contro le intemperie .

    A completare il pacchetto da viaggio troviamo:

    • Protezioni di fabbrica: paramotore, piastra paraolio e protezioni per il radiatore, per affrontare lo sterrato senza timori .
    • Illuminazione supplementare: fari aggiuntivi e il faro adattivo Daymaker® che illumina l’interno delle curve, migliorando la visibilità in ogni condizione .
    • Comfort: manopole riscaldate, paramani e un parabrezza maggiorato .

    Il motore e la ciclistica

    A spingere questa imponente avventuriera è il collaudato motore Revolution® Max 1250, un bicilindrico a V di 60° raffreddato a liquido . La meccanica rimane invariata rispetto alle sorelle Special e ST, erogando 150 CV a 8.750 giri/min e 129 Nm di coppia a 6.750 giri/min . Un’unità potente e fluida, capace di spingere con decisione a tutti i regimi .

    La ciclistica si affida a un telaio a traliccio in tubi d’acciaio e a sospensioni Showa semi-attive . Il sistema adotta un controllo elettronico del precarico che, in combinazione con l’Adaptive Ride Height (ARH) di serie, abbassa automaticamente la sella di circa 25 mm quando ci si ferma (da 840 a 815 mm), rendendo più facile appoggiare i piedi a terra nonostante il peso considerevole .

    Elettronica e tecnologia

    La dotazione elettronica è al top della categoria e comprende il pacchetto completo di Rider Safety Enhancements di Harley-Davidson . I sistemi di assistenza sono ottimizzati per la guida in curva grazie all’unità di misura inerziale (IMU) e includono:

    • 9 riding mode (5 preimpostati e 4 personalizzabili) .
    • ABS Cornering e controllo di trazione Cornering .
    • Controllo dello slittamento in rilascio (DSCS) e Vehicle Hold Control per le partenze in salita .
    • Quickshifter Screamin’ Eagle® per cambi marcia senza frizione .

    Tutte le informazioni sono gestite tramite un display touchscreen TFT da 6.8 pollici con connettività Bluetooth .

    Il peso e il prezzo

    Il prezzo da pagare per questa ricca dotazione è il peso. La Pan America Limited tocca i 299 kg in ordine di marcia . Una cifra che si fa sentire nelle manovre da fermo, ma che in movimento, grazie alla buona distribuzione delle masse e all’elettronica, viene ben gestita . Il prezzo di partenza in Italia è di 27.500 euro .

    Con la Pan America 1250 Limited, Harley-Davidson propone una moto che non è solo un mezzo per viaggiare, ma un concentrato di tecnologia e accessori pensato per chi vuole partire senza pensieri. Una rivale diretta per le più blasonate BMW R 1300 GS Adventure e Ducati Multistrada V4 Rally, con un carattere e un fascino tutto americano .

  • Ares Atelier: il rilancio della supercar artigianale modenese

    Ares Atelier: il rilancio della supercar artigianale modenese

    Dopo le difficoltà che avevano portato alla liquidazione giudiziale, il marchio modenese Ares riparte con un nuovo nome, una nuova proprietà e un ambizioso piano industriale. La S1 torna in una versione evoluta, mentre la Panther si prepara a stupire gli appassionati.

    Il mondo delle supercar su misura, quello dove il cliente è co-creatore e ogni dettaglio viene cucito su misura, ha una nuova speranza. Ares Atelier, il marchio specializzato nella realizzazione di vetture ultra-esclusive, ha ufficialmente riaperto i battenti, segnando l’inizio di un nuovo capitolo nella sua storia .

    Un rilancio sostenuto da una nuova proprietà

    La rinascita di Ares è stata resa possibile dall’ingresso di nuovi investitori. A guidare l’operazione è il Proma Group , un’azienda campana con un fatturato di 1,1 miliardi di euro, 25 stabilimenti nel mondo e 5.000 dipendenti, specializzata nella produzione di componenti per l’automotive come sedili e sospensioni . Conosciuto per aver già salvato la tedesca Recaro, Proma Group è diventato azionista di maggioranza del marchio modenese, affiancato dall’investitore indipendente italo-svizzero Boris Collardi .

    La nuova compagine societaria ha l’obiettivo di garantire stabilità, risorse e una chiara prospettiva industriale di lungo periodo, senza però allontanarsi dall’identità originaria del brand . La sede resta saldamente a Modena, nel cuore della Motor Valley, a preservare il legame con un territorio che rappresenta un vantaggio competitivo in termini di competenze tecniche e tradizione .

    La nuova guida e la strategia

    Alla guida operativa di Ares Atelier è stato chiamato Antonio Trotta nel ruolo di general manager . Con una lunga esperienza maturata in Ferrari e in Bosch, Trotta rappresenta la scelta giusta per traghettare il marchio da una dimensione prevalentemente artigianale a una struttura industriale più solida e organizzata .

    La strategia è chiara: il marchio non vuole più essere solo un laboratorio di stile, ma un atelier automobilistico contemporaneo capace di unire cultura artigianale, gestione industriale e ambizione globale . Il progetto si fonda su quattro pilastri: design su misura, ingegneria avanzata, artigianalità e co-creazione con il cliente . Un’auto bespoke, insomma, che non è solo un mezzo di trasporto, ma un’esperienza di costruzione personale e un pezzo unico .

    S1 e Panther: i modelli del rilancio

    Il primo e più importante manifesto di questa nuova fase è la Ares S1, presentata al grande pubblico nella sua versione evoluta Model Year 2026 in occasione del MIMO, il Milano Monza Motor Show del 2026 .

    La S1 si evolve

    La nuova S1 non stravolge il suo linguaggio formale, ma introduce un importante aggiornamento tecnico e stilistico . Gli interventi hanno riguardato in particolare il sistema di illuminazione e una più profonda integrazione tra le superfici aerodinamiche e gli elementi funzionali . Un’evoluzione che mostra come, nel segmento bespoke, il design non sia più solo una questione estetica, ma diventi una componente tecnica legata all’efficienza e alla riconoscibilità del prodotto .

    Il design, sviluppato dal Centro Stile Ares, mantiene le linee che hanno reso celebre la vettura: un frontale corto e scolpito, un abitacolo avanzato e un parabrezza avvolgente .

    Panther: il modello da svelare

    Oltre alla S1, il piano di rilancio di Ares Atelier include il modello Panther . La supercar artigianale, che negli anni passati aveva già fatto parlare di sé come “Panther ProgettoUno”, tornerà a essere protagonista, sebbene i dettagli sul suo sviluppo e sulle caratteristiche definitive non siano ancora stati resi noti .

    Una presenza internazionale

    Per consolidare il suo posizionamento nel lusso e nell’unicità, Ares Atelier ha scelto di farsi vedere ai principali eventi del settore . Il primo appuntamento è stato il Gran Premio di Monaco di Formula 1, una vetrina ideale per il marchio, che ha accolto clienti, collezionisti e stakeholder in spazi riservati tra la Rocca e l’area del Beau Rivage . L’obiettivo è quello di rafforzare i legami con la propria clientela di riferimento e di mostrare al mondo la nuova identità del marchio .

  • Genesis sbarca in Italia: il lusso coreano apre le porte a Padova

    Genesis sbarca in Italia: il lusso coreano apre le porte a Padova

    Il marchio premium del Gruppo Hyundai ha ufficialmente messo piede sul nostro mercato con l’inaugurazione del primo showroom italiano a Padova. Un evento che segna l’inizio di una nuova era per l’elettrico di lusso, con un secondo concessionario già in programma per Roma entro la fine dell’anno.

    La cerimonia di inaugurazione, tenutasi il 25 giugno presso lo showroom di Ferri Auto in via Venezia 69/A, ha svelato al pubblico italiano la gamma del brand: GV60, Electrified GV70 ed Electrified G80 . Un momento importante, sottolineato dalla presenza del presidente regionale dei concessionari di Confcommercio, Giorgio Sina, che ha definito il brand “di qualità e di nicchia” .

    I primi passi in Italia: una strategia progressiva

    L’apertura di Padova, uno spazio espositivo di oltre 200 metri quadrati, rappresenta “un traguardo importante per Genesis”, come ha dichiarato Charles Fuster, Brand Director del marchio in Italia . La scelta di Padova non è casuale: il Gruppo Ferri Auto, con la sua profonda conoscenza del mercato, rappresenta il partner ideale per un approccio che punta sulla qualità piuttosto che sulla velocità di espansione .

    La gamma 2026: tre modelli 100% elettrici

    Per il suo debutto italiano, Genesis ha scelto una strategia chiara: solo elettrico, solo premium. I tre modelli proposti coprono diversi segmenti del mercato.

    Genesis GV60: l’ingresso nel mondo Genesis

    La GV60 è il modello di accesso alla gamma, ma di accesso ha ben poco. Si tratta di un SUV compatto che, grazie alla piattaforma E-GMP del Gruppo Hyundai, vanta un’architettura a 800V per ricariche ultraveloci . Con una batteria da 84 kWh, l’autonomia massima dichiarata raggiunge i 561 km . Tre gli allestimenti disponibili: Pure, Premium e Luxury, con potenze che vanno da 229 CV fino a 490 CV nella versione top di gamma . I prezzi partono da 56.400 euro .

    Genesis Electrified GV70: il SUV di famiglia

    Per chi cerca più spazio, la Electrified GV70 si posiziona nel segmento D come un SUV elegante e spazioso. Anche in questo caso, la batteria da 84 kWh offre un’autonomia di 479 km, mentre il doppio motore elettrico eroga ben 490 CV . È disponibile nei tre allestimenti Pure, Premium e Luxury, con prezzi a partire da 69.900 euro .

    Genesis Electrified G80: l’ammiraglia di rappresentanza

    Al vertice della gamma si trova la Electrified G80, una berlina di lusso che sfida direttamente le ammiraglie tedesche. È disponibile esclusivamente nell’allestimento Luxury, che include una dotazione ricchissima: display OLED da 27 pollici, sedili in pelle con funzione massaggio, sospensioni adattive e molto altro . A spingerla, un sistema a doppio motore da 370 CV abbinato a una batteria da 94,5 kWh che le garantisce un’autonomia di 570 km . Il prezzo di partenza è di 81.800 euro .

    GV60 Magma: l’anteprima della sportività

    In occasione dell’inaugurazione, il pubblico italiano ha potuto ammirare per la prima volta la GV60 Magma, il primo modello della nuova divisione sportiva del marchio . Con i suoi 650 CV, lo scatto da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi e un design specifico, questa versione apre le porte a una nuova era del lusso ad alte prestazioni per Genesis, con un prezzo di 88.400 euro .

    Un’esperienza su misura: il Genesis Brand Cube

    Il cuore dell’esperienza Genesis non è solo l’auto, ma il servizio. In ogni showroom, il cliente viene accolto nel Genesis Brand Cube, uno spazio intimo dove i consulenti guidano la personalizzazione della vettura in ogni dettaglio . Un approccio ispirato al concetto coreano “Son-nim” (ospite d’onore), che trasforma l’acquisto in un’esperienza esclusiva.

    Tutta la gamma beneficia del pacchetto 5-Year Care Plan , che include:

    • Garanzia a chilometraggio illimitato per 5 anni
    • Manutenzione programmata gratuita
    • Assistenza stradale in tutta Europa
    • Aggiornamenti software e mappe

    Un’offerta “all-inclusive” che elimina le incertezze sui costi di gestione nel lungo periodo .

  • Stellantis e le nuove E-Car: la svolta green passa da 2CV e Pandina

    Stellantis e le nuove E-Car: la svolta green passa da 2CV e Pandina

    Il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa ha scelto la via dell’elettrico a basso costo per riconquistare il cuore del mercato europeo, forte di una nuova normativa UE che premia le piccole elettriche prodotte in Europa. Icone del passato come la Citroën 2CV e la Fiat Pandina si preparano a rinascere in una veste completamente elettrica, con un prezzo target di circa 15.000 euro e una produzione italiana a Pomigliano d’Arco a partire dal 2028 .

    Mentre il mercato delle citycar tradizionali si contrae in modo drammatico, passando da una quota del 9,1% nel 2012 a un misero 3,9% nel primo trimestre del 2026, Stellantis scommette su un rilancio in grande stile . La strategia del gruppo si chiama “E-Car” ed è la risposta diretta a un vuoto di offerta di auto a prezzi accessibili, uno dei principali fattori della crisi del settore automotive in Europa .

    Una piattaforma solo elettrica per massimizzare l’accessibilità

    A differenza della strategia multi-energia adottata per altri modelli, i futuri E-Car come la 2CV e la Pandina saranno esclusivamente elettrici. Emanuele Cappellano, direttore della regione Europa Ampliata di Stellantis, ha confermato che questa scelta è stata presa per raggiungere la massima accessibilità di prezzo, evitando la complessità e i costi aggiuntivi di adattare la piattaforma anche a motori termici o ibridi .

    La piattaforma dei nuovi E-Car sarà progettata in collaborazione con partner esterni e sarà ottimizzata per l’elettrico fin dall’inizio . L’obiettivo dichiarato è quello di riportare sul mercato europeo un’auto “popolare” capace di democratizzare la mobilità elettrica, esattamente come la 2CV originale fece con l’automobile nel 1948 .

    Citroën 2CV e Fiat Pandina: il ritorno delle icone

    I primi due modelli a beneficiare di questa nuova strategia saranno la Citroën 2CV e la Fiat Pandina .

    Citroën 2CV: l’icona francese si elettrifica

    La nuova 2CV è attesa con grande curiosità. Citroën ha confermato il progetto, definendolo non una semplice operazione nostalgica, ma una reinterpretazione dello spirito originale per una nuova generazione . Un’anteprima del modello dovrebbe essere svelata al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026, con le prime consegne previste per il 2028 . Il design riprenderà le forme iconiche della “Deuche”, con il cofano rigato e i fari sporgenti che l’hanno resa celebre in tutto il mondo .

    Fiat Pandina: l’erede della regina delle citycar

    Anche per la Fiat Pandina, Stellantis ha confermato una nuova generazione completamente elettrica che rientra nel progetto E-Car . La Pandina è destinata a succedere alla Panda Hybrid, che continuerà a essere prodotta fino al 2030 . Durante il recente Stellantis Investor Day, è stato mostrato un prototipo di design, ma il concept definitivo dovrebbe arrivare al Salone di Parigi .

    L’ago della bilancia: il nuovo regolamento UE “M1E”

    Entrambi i progetti sono progettati per sfruttare al massimo il nuovo quadro normativo europeo per le piccole auto elettriche, denominato “M1E” .

    Le caratteristiche della categoria M1E

    La nuova categoria si applica a veicoli elettrici puri di lunghezza inferiore a 4,2 metri, assemblati nell’Unione Europea e che soddisfano determinati requisiti di contenuto locale . L’obiettivo di Bruxelles è duplice: arginare l’avanzata della concorrenza cinese e rilanciare un segmento di mercato in forte sofferenza .

    I benefici: super-crediti e regole stabili

    Per i produttori, i vantaggi sono sostanziali. I veicoli M1E beneficerebbero di “super-crediti” CO2: ogni vettura venduta conterebbe come 1,3 unità nel calcolo delle emissioni medie del marchio, un vantaggio prezioso per rispettare i severi target europei . Inoltre, la Commissione Europea ha intenzione di congelare la regolamentazione per questa categoria per 10 anni, offrendo alle case automobilistiche la stabilità necessaria per pianificare investimenti a lungo termine .

    Il nodo produttivo: tutto in Italia

    Un aspetto centrale della strategia è la produzione. Tutti i nuovi E-Car, a partire dalla 2CV e dalla Pandina, saranno realizzati nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, in Italia . Questa scelta non solo garantisce il rispetto dei requisiti di “prodotto in Europa” per la normativa M1E, ma rappresenta anche un importante investimento nel polo industriale italiano, in un momento in cui il gruppo cerca di rilanciare la produzione nel nostro paese .

    Conclusioni: un futuro (elettrico) che guarda al passato

    Il progetto E-Car di Stellantis è una scommessa affascinante. Punta a unire il fascino senza tempo di modelli leggendari come la 2CV e la Panda  con la tecnologia più avanzata per l’elettrico e un prezzo obiettivo di 15.000 euro, reso possibile anche dalle agevolazioni europee. L’obiettivo finale è ambizioso: riportare in Europa l’auto elettrica a prezzi umani e, magari, regalare a una nuova generazione il sogno della prima auto.

  • SYM TTLBT: il maxiscooter premium che sfida le regole del segmento

    SYM TTLBT: il maxiscooter premium che sfida le regole del segmento

    Il nuovo gioiello di casa SYM è stato presentato in grande stile in Sardegna e si prepara a rivoluzionare il mercato dei maxiscooter di fascia alta. Con il suo design ispirato alla tartaruga, un motore bicilindrico da 508 cc e una dotazione tecnica da vera ammiraglia, il TTLBT punta dritto al cuore di chi cerca il massimo del comfort senza rinunciare alla sportività.

    La scelta dell’Italia per il lancio internazionale non è stata casuale. SYM ha organizzato la presentazione del TTLBT in Sardegna, coinvolgendo giornalisti da tutta Europa per testare le qualità della sua nuova ammiraglia su un percorso di 100 chilometri tra mare e montagna . Un segnale chiaro dell’ambizione del marchio taiwanese, che con questo modello vuole affermarsi definitivamente nel segmento premium.

    Design: l’ispirazione della tartaruga

    Il nome TTLBT racchiude le lettere della parola “turtle” (tartaruga), che ha ispirato l’intero progetto . Il Centro Stile SYM ha disegnato un maxiscooter dalle forme solide e protettive, dove le linee del guscio dell’animale si riflettono nelle superfici avvolgenti e nei pannelli geometrici . Le borse laterali integrate non sono un semplice accessorio, ma diventano elemento stilistico, fuse armoniosamente con la carrozzeria .

    Il frontale aggressivo è dominato dai fari full LED e da un parabrezza regolabile elettricamente, che si alza e si abbassa per offrire la migliore protezione aerodinamica . Il risultato è un design funzionale e moderno, che esprime solidità e vocazione al viaggio.

    Motore e prestazioni: il cuore pulsante

    Sotto la sella batte un motore bicilindrico parallelo da 508 cc, raffreddato a liquido e conforme alla normativa Euro 5+ . Eroga 45,5 CV a 6.750 giri/min e 49,9 Nm di coppia a 5.250 giri/min . Una meccanica già collaudata sul Maxsym TL 508, ma qui riprogettata per una vocazione più turistica .

    Il propulsore è abbinato a una trasmissione automatica CVT con frizione centrifuga in bagno d’olio, che garantisce un’erogazione fluida e progressiva . L’acceleratore ride-by-wire consente di selezionare tre modalità di guida:

    • Normal con TCS: potenza piena e controllo di trazione attivo
    • Normal senza TCS: potenza piena, controllo di trazione disattivabile
    • Rain: potenza ridotta per superfici scivolose 

    Completa il quadro il cruise control, attivabile oltre i 50 km/h, per affrontare i lunghi trasferimenti con il minimo sforzo .

    Ciclistica da moto

    Il TTLBT non è uno scooter qualsiasi. La ciclistica è dimensionata come quella di una vera moto, con un telaio a doppia trave in acciaioforcella a steli rovesciati da 41 mm e monoammortizzatore posteriore con sistema multilink a leveraggi progressivi .

    L’impianto frenante è affidato a due dischi anteriori da 275 mm e a un disco posteriore della stessa misura, con ABS a doppio canale . Le ruote da 15 pollici calzano pneumatici 120/70 all’anteriore e 160/60 al posteriore .

    Un dettaglio che fa la differenza: il TTLBT monta il sistema BOSCH 9.3 MSC, che integra ABS cornering, controllo di trazione in curva, controllo di stabilità e anti-impennata posteriore . Una dotazione di sicurezza che lo pone ai vertici della categoria.

    Tecnologia e comfort: viaggiare da re

    L’abitacolo (se così si può definire) è un concentrato di tecnologia e attenzione al dettaglio. Il display touchscreen TFT da 7 pollici offre connettività Apple CarPlay wireless, per navigare, ascoltare musica e gestire le chiamate direttamente dal cruscotto .

    Il comfort del pilota è garantito da:

    • Sella a 780 mm da terra, accessibile anche ai meno alti 
    • Poggiaschiena regolabile su tre posizioni 
    • Manopole riscaldate regolabili su quattro livelli 
    • Parabrezza elettrico con regolazione di 126 mm 

    La capacità di carico è da vero tourer: 37 litri nel vano sottosella, borse laterali integrate da 14,4 e 13,6 litri (facilmente smontabili) e portapacchi posteriore predisposto per un bauletto di grandi dimensioni .

    Prezzo e disponibilità

    Il SYM TTLBT è atteso nei concessionari italiani nel terzo trimestre del 2026 . Il prezzo di lancio in Italia sarà sotto i 10.000 euro , mentre in Germania è già annunciato a 9.499 euro  e in Spagna a 9.999 euro . Un posizionamento estremamente competitivo per un maxiscooter con una dotazione che, su marchi europei o giapponesi, costerebbe ben di più.

    SYM offre una garanzia di 5 anni o 100.000 km , un ulteriore segnale di fiducia nella qualità del prodotto.

    Un’ammiraglia per il rilancio

    Con il TTLBT, SYM compie un salto di qualità. Come ha dichiarato Domenico Lojacono, direttore vendite per l’Italia, “non vogliamo più essere solo quelli del Symphony” . Questo maxiscooter è il manifesto di una nuova ambizione: competere nel segmento premium con dotazioni da top di gamma e un prezzo che punta a rubare clienti ai marchi più blasonati.

    Il TTLBT si rivolge a chi cerca un mezzo per viaggiare in tutta comodità, con una tecnologia all’avanguardia e un carattere che non passa inosservato. Non è una tartaruga, ma un concentrato di potenza e raffinatezza pronto a conquistare le strade europee.

  • La vera “Luce” è giapponese: Mazda la usava già nel 1966. E ora la Ferrari rischia grosso

    La vera “Luce” è giapponese: Mazda la usava già nel 1966. E ora la Ferrari rischia grosso

    Siamo onesti: quando Ferrari ha presentato la sua prima elettrica chiamandola Luce, in molti hanno pensato a un nome elegante, italiano, luminoso. Peccato che qualcuno ci avesse già pensato ben 60 anni prima.

    La Mazda Luce – lo ammetto, un nome che in Italia molti non ricordano – è stata per un quarto di secolo l’ammiraglia della casa di Hiroshima . E oggi, grazie a un vecchio deposito di marchio e a una battaglia legale che tiene banco, sta rischiando di rovinare la festa al Cavallino.

    Ecco la storia di una berlina dimenticata che potrebbe costringere Ferrari a cambiare nome.

    1966: quando Mazda sceglie “Luce” (e l’Italia fa da musa)

    Tutto inizia il 20 agosto 1966. Mentre in Italia si discuteva di design e di motori, Mazda lanciava la sua nuova ammiraglia, una berlina a trazione posteriore chiamata Luce 1500 .

    Il nome non fu scelto a caso: “Luce” significa “luce” in italiano, un omaggio esplicito alle seduzioni del design automobilistico italiano che in quegli anni influenzavano il mondo intero . E a disegnare la vettura non fu un giapponese qualsiasi, ma un giovanissimo Giorgetto Giugiaro, allora alla Bertone .

    Una berlina elegante, dalle linee pulite, che secondo Mazda doveva incarnare lo “splendore e la brillantezza” della parola italiana che portava sul cofano .

    Ma il capolavoro doveva ancora arrivare.

    1969: la Luce Rotary Coupé, il “Signore della Strada”

    Tre anni dopo, nell’ottobre 1969, Mazda fece un passo che nessuno si aspettava . Prese la berlina Luce, le tolse due porte, e ci infilò sotto il cofano qualcosa di speciale: il motore rotativo Wankel.

    Nasceva così la Mazda Luce Rotary Coupé, conosciuta anche come R130 . Un’auto che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, fa battere il cuore degli appassionati.

    I numeri parlano da soli:

    • Motore: doppio rotore 13A da 2.0 litri equivalenti
    • Potenza: 126 CV 
    • Trazione: anteriore (prima e unica volta per Mazda con un rotativo) 
    • Velocità massima: 190 km/h 
    • Produzione: meno di 1.000 esemplari in due anni 

    Con un prezzo che nel 1969, con gli stipendi giapponesi intorno ai 30.000 yen al mese, raggiungeva i 1,45-1,75 milioni di yen . Una cifra proibitiva, che le valse il soprannome di “Lord of the Road” – Il Signore della Strada .

    Oggi la Luce Rotary Coupé è un’auto rarissima, un gioiello da collezione che incarna alla perfezione lo spirito innovatore e coraggioso di Mazda . E la sua influenza si vede ancora: nel 2017, presentando la concept Vision Coupé, Mazda citò esplicitamente la Luce del ’69 come fonte di ispirazione stilistica .

    Una dinastia lunga 25 anni: le cinque generazioni

    La Luce non fu un modello occasionale. Mazda la produsse dal 1966 al 1991, per ben cinque generazioni . Fu la vera ammiraglia del marchio, il modello di punta che rappresentava il meglio della tecnologia giapponese .

    Nel corso degli anni, la Luce cambiò, si evolse, ricevette persino il primo motore V6 della storia di Mazda prima di essere ritirata . Fuori dal Giappone, però, non si chiamava Luce: per i mercati esteri divenne Mazda 929, o in alcuni casi RX-4 . Un nome meno poetico, ma la sostanza era quella.

    Nel 1991, la Luce uscì di scena. Fu sostituita dalla Mazda Sentia, e il marchio finì nel dimenticatoio. Fino a pochi mesi fa.

    Il presente: la guerra del nome con Ferrari

    Il 9 febbraio 2026, Ferrari annuncia la sua prima auto completamente elettrica. La chiama Ferrari Luce .

    Sembra una scelta perfetta: “Luce” evoca luminosità, futuro, rinascita elettrica. Peccato che qualcuno, dall’altra parte del mondo, abbia ancora i documenti che dimostrano che quel nome era già stato usato.

    Mazda non ci sta. Il 4 marzo 2026, meno di un mese dopo l’annuncio di Maranello, la casa giapponese deposita nuovamente il marchio “Luce” presso l’Ufficio Brevetti giapponese (JPO) . Un segnale chiaro: “Ragazzi, non è un vezzo, è storia” .

    Ma non finisce qui. C’è anche un’altra “Luce” in circolazione: al Salone dell’Auto di Torino del 2016, il designer Umberto Palermo presentò un prototipo di coupé elettrica chiamato Mole Luce . Insomma, il nome è decisamente affollato.

    Ferrari, dal canto suo, risponde picche. In un comunicato ufficiale, la casa di Maranello afferma di detenere il diritto d’uso internazionale del marchio “Ferrari Luce”, registrato secondo le procedure del diritto internazionale . E precisa: “Abbiamo effettuato ricerche preventive, e queste non hanno identificato alcun diritto di terzi in conflitto con i nostri” .

    Come andrà a finire? Tre scenari possibili

    La situazione è complessa. Da un lato, Ferrari ha registrato il nome in Italia il 9 febbraio 2026 e ha avviato la procedura internazionale . Dall’altro, Mazda può vantare un principio di anteriorità d’uso che dura da 60 anni .

    La buona notizia è che, secondo le ultime indiscrezioni, Mazda non farà causa . La casa giapponese non vuole uno scontro legale, ma intende semplicemente tutelare il proprio patrimonio storico. Un accordo circoscritto ad alcuni mercati (forse il solo Giappone) è lo scenario più probabile .

    Non mancano i precedenti: la Porsche fu costretta a rinominare la 901 in 911 per l’opposizione della Peugeot, che deteneva i diritti sui numeri a tre cifre con lo zero centrale . E l’Alfa Romeo Milano, presentata come tale, divenne “Junior” dopo le pressioni del governo italiano .

    Ferrari, però, ha un asso nella manica: il marchio registrato non è “Luce” da solo, ma “Ferrari Luce” . Come già accaduto con “Ferrari California”, la presenza del brand potrebbe fare la differenza .

    Il fascino discreto della Luce nipponica

    Mentre Ferrari e Mazda si contendono il nome, vale la pena ricordare cosa sia stata la Luce originale. Un’auto elegantissima, disegnata da un italiano (Giugiaro), che portava un nome italiano, ma che era profondamente e orgogliosamente giapponese .

    Una vettura che anticipò i tempi: trazione anteriore e motore rotativo nel 1969, quando nessuno ci aveva nemmeno pensato. E che ancora oggi, nella sua rarissima versione coupé, rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’automobilismo nipponico.

    La Mazda Luce è stata il simbolo di un’epoca in cui le case giapponesi smisero di copiare e cominciarono a innovare. E forse, anche se la Ferrari dovesse tenersi il nome, quella luce originale merita di non essere dimenticata.

    E a voi, cari lettori, piace la Mazda Luce? E secondo voi, Ferrari dovrebbe cambiare nome? O magari togliere proprio il cavallino come suggerisce Montezemolo?