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  • Lancia Ypsilon Turbo 100: la scelta furba che (forse) salva l’utilitaria italiana

    Lancia Ypsilon Turbo 100: la scelta furba che (forse) salva l’utilitaria italiana

    Arriva la Ypsilon più economica di sempre: motore 1.2 turbo benzina da 100 CV, cambio manuale a sei marce e un prezzo che parte da 22.200 euro. Una versione che risolve alcune criticità della compatta italiana, a partire dalla meccanica.

    L’elettrificazione va bene, ma la strada verso il futuro è ancora lunga. Lancia lo ha capito e, dopo aver lanciato le versioni ibride ed elettriche della nuova Ypsilon, presenta ora la Ypsilon Turbo 100. Un nome che non lascia spazio a interpretazioni: sotto il cofano c’è un motore turbo a benzina puro, senza alcuna elettrificazione, abbinato a un cambio manuale a sei marce . Una scelta che sembra un passo indietro in un’epoca di automazione, ma che per la casa italiana è una precisa strategia di mercato .

    Un motore che risolve i problemi del PureTech

    Il cuore pulsante della Ypsilon Turbo 100 è il nuovo motore tre cilindri 1.2 litri turbo benzina da 101 CV e 205 Nm di coppia . Le prestazioni dichiarate sono da utilitaria moderna: 0-100 km/h in 10,2 secondi e velocità massima di 194 km/h . Ma la vera notizia è un’altra: a differenza del tormentato PureTech di Stellantis, questo motore adotta la distribuzione a catena . Niente più cinghia a bagno d’olio da cambiare costosamente ogni pochi chilometri, ma una soluzione più robusta e duratura, progettata per oltre 30.000 ore di test e 3 milioni di chilometri percorsi su prototipi . Un segnale chiaro: Lancia ha puntato sull’affidabilità, non sui cavalli da esposizione .

    A completare il quadro, il turbo a geometria variabile e l’iniezione diretta ad alta pressione a 350 bar, che insieme al ciclo Miller ottimizzano consumi ed emissioni . I dati parlano di un consumo medio tra 5,2 e 5,4 l/100 km, con emissioni di CO₂ di 119-121 g/km . Un’utilitaria pulita, ma senza le complicazioni dell’elettrificazione.

    Il piacere (dimenticato) del cambio manuale

    L’elettrificazione e i cambi automatici hanno reso la guida sempre più “semplice”, ma spesso a scapito del coinvolgimento. La Lancia Ypsilon Turbo 100 riporta al centro il guidatore, con una trasmissione manuale a sei marce che permette di gestire la potenza in modo diretto, senza mediazioni . La marca italiana spiega che questa scelta nasce dall’ascolto diretto dei clienti, soprattutto in Italia, dove una parte significativa degli automobilisti preferisce ancora il controllo e la semplicità della guida manuale .

    Come chi sceglie di ascoltare un vinile invece di uno streaming, o di preparare il caffè con la moka invece che con una macchina automatica, guidare la Ypsilon Turbo 100 è un’esperienza che restituisce un contatto più autentico con l’auto . Per questo motivo, all’interno il tunnel centrale è stato riprogettato: il “tavolino” multifunzione con ricarica wireless, simbolo delle versioni ibride ed elettriche, cede il posto alla leva del cambio manuale e a un più pratico vano portaoggetti .

    Una sforbiciata ai listini: prezzi più umani

    La Ypsilon Turbo 100 non è solo una scelta per gli appassionati del manuale, ma anche (e soprattutto) una mossa commerciale per ampliare il pubblico di riferimento. Il prezzo di listino parte da 22.200 euro per la versione base, con gli allestimenti LX e HF Line che salgono a 25.200 euro . Rispetto alle corrispondenti versioni ibride, il risparmio è di circa 3.000 euro .

    Ma c’è di più. Lancia ha studiato un’offerta di lancio che, in caso di finanziamento con Stellantis Financial Services, porta il prezzo d’ingresso a soli 15.950 euro (oltre oneri finanziari), con 36 rate mensili da 99 euro . Un posizionamento aggressivo che rende la Ypsilon accessibile a un pubblico molto più ampio, quasi ai livelli della precedente generazione, ma con un’auto decisamente più moderna e tecnologica .

    Un’utilitaria versatile per tutti i gusti

    La Lancia Ypsilon Turbo 100 è disponibile in tre allestimenti: la versione base Ypsilon, la più elegante LX e la sportiveggiante HF Line . Tutte condividono lo stesso motore e lo stesso cambio, ma si differenziano per equipaggiamenti e dettagli estetici. La dotazione di serie include già il climatizzatore automatico, i fari full LED, il cruscotto digitale da 10,25 pollici e il sistema multimediale con schermo touch da 10,25 pollici, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto wireless .

    Un’utilitaria che, con questa nuova motorizzazione, diventa una proposta completa, in grado di soddisfare le esigenze di chi cerca un’auto semplice, affidabile e dal prezzo competitivo. Con la Ypsilon Turbo 100, Lancia completa la sua strategia multi-energia, offrendo ai clienti la libertà di scegliere tra ibrido, elettrico e benzina manuale . Un segnale di pragmatismo che, in un mercato in continua evoluzione, potrebbe essere la chiave per mantenere vivo il fascino di un’auto che, nonostante tutto, continua ad essere profondamente italiana.

  • Zeekr 7GT: quando l’eleganza europea incontra la potenza cinese

    Zeekr 7GT: quando l’eleganza europea incontra la potenza cinese

    È ufficialmente arrivata in Europa la nuova shooting brake di Zeekr. Con prestazioni da supercar, ricarica ultrarapida e un design che unisce stile e praticità, la 7GT si presenta come una delle alternative più interessanti nel segmento delle grandi elettriche premium. E il prezzo, a partire da 47.500 euro, per il segmento, è sorprendentemente competitivo.

    Svelata al Brussels Motor Show 2026, la Zeekr 7GT è la nuova ammiraglia del marchio premium del gruppo Geely, conosciuto in Cina come Zeekr 007 GT . Dopo il successo dei SUV 001, X e 7X, il brand cinese punta deciso sul cuore del Vecchio Continente con una vettura che unisce uno stile inconfondibile, prestazioni da brivido e una tecnologia all’avanguardia .

    Design: la sportività che guarda al Grand Touring

    Il termine GT nel nome non è un vezzo. La Zeekr 7GT è stata disegnata dal team di design svedese del marchio per incarnare l’essenza di una granturismo moderna: elegante, potente e capace di coprire lunghe distanze con stile 

    Con i suoi 4,82 metri di lunghezza, 2,07 metri di larghezza (specchietti inclusi) e un’altezza di soli 1,45 metri, la silhouette è bassa, filante e muscolosa . Le proporzioni sono quelle di una shooting brake: il tetto digradante suggerisce velocità anche da fermo, ma la coda generosa e il passo di 2,90 metri assicurano spazio e praticità per cinque passeggeri e un bagagliaio da 456 litri . La vettura è anche dotata di barre al tetto di serie, che permettono di caricare fino a 75 kg sul tetto, e di un vano portasci, dettagli che ne confermano la vocazione per le gite fuori porta .

    “Ogni elemento della Zeekr 7GT è deliberatamente progettato per esaltare l’esperienza di guida”, ha dichiarato Gustaf Gunér, Head of Brand Design di Zeekr .

    Prestazioni: tre varianti per ogni esigenza

    La gamma europea della 7GT si articola in tre allestimenti, tutti basati sull’architettura a 800V che garantisce ricariche ultraveloci .

    Zeekr 7GT Core RWD

    • Prezzo: da 47.500€ 
    • Motore: posteriore singolo da 421 CV (310 kW) 
    • Batteria: 75 kWh (LFP) 
    • Autonomia: 519 km (WLTP) 
    • 0-100 km/h: 5,3 secondi 
    • Ricarica (10-80%): circa 13 minuti 

    Zeekr 7GT Long Range RWD

    • Prezzo: da 54.400€ 
    • Motore: posteriore singolo da 421 CV 
    • Batteria: 100 kWh (NMC) 
    • Autonomia: fino a 655 km (WLTP) 
    • 0-100 km/h: 5,3 secondi 
    • Ricarica (10-80%): 16 minuti 

    Zeekr 7GT Privilege AWD

    • Prezzo: da 61.100 € 
    • Motori: doppio motore, trazione integrale, 637 CV (475 kW) e 646 Nm di coppia 
    • Batteria: 100 kWh (NMC) 
    • Autonomia: 558 km (WLTP) 
    • 0-100 km/h3,3 secondi 
    • Ricarica (10-80%): 16 minuti 
    • Plus: sospensioni pneumatiche adattive, cerchi da 20″ e impianto frenante potenziato 

    La versione top di gamma non è solo estremamente potente, ma vanta anche una ricarica ultrarapida da 480 kW, che permette di recuperare 340 km di autonomia in soli 10 minuti . Il sistema di ricarica permette di passare dal 10% all’80% in appena 13-16 minuti a seconda della batteria .

    Interni e tecnologia: un abitacolo da flagship

    L’abitacolo della 7GT è un concentrato di tecnologia e lusso. Il cockpit è dominato da un display centrale OLED da 15 pollici e un quadro strumenti digitale da 13 pollici, affiancati da un Head-Up Display a realtà aumentata da 35,5 pollici .

    L’impianto audio Zeekr con 23 altoparlanti e 2.160 W di potenza promette un’esperienza sonora immersiva . I sedili anteriori sono riscaldati e, a richiesta, possono essere equipaggiati con funzione massaggio e ventilazione, mentre i vetri sono in cristallo acustico laminato per garantire il massimo comfort acustico anche ad alta velocità . La vettura è inoltre dotata di un sistema di parcheggio autonomo che si controlla con un dito sullo schermo .

    Sicurezza e assistenza alla guida

    La sicurezza è stata una priorità. La cellula passeggeri è realizzata in acciaio ad altissima resistenza e la parte posteriore del sottoscocca è un unico grande stampo in fusione per garantire la massima protezione . Il pacco batteria è protetto da una struttura a dieci scomparti con montanti laterali rinforzati . La dotazione di sicurezza si completa con sette airbag e un avanzato sistema ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) che include il cruise control adattivo con assistenza al traino e la frenata automatica di emergenza .

    Gamma e copertura in Europa

    La Zeekr 7GT è attualmente in vendita in sei mercati europei: Germania, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Norvegia e Svezia . Il marchio ha dichiarato di puntare a coprire il 90% del mercato europeo entro la fine del 2026, ed è già ordinabile in Italia.

    I primi giudizi della stampa

    Le prime recensioni della stampa specializzata, che ha potuto provare la 7GT sulle strade di montagna di Malaga, descrivono un’auto estremamente veloce e raffinata. Il modello da 637 CV, con le sospensioni pneumatiche, nasconde bene il suo peso di 2,4 tonnellate e accelera in modo lineare e potente .

    Tuttavia, i giornalisti sottolineano che, nonostante la potenza, lo sterzo in modalità Sport risulta ancora poco comunicativo e “elastico”, non regalando la stessa emozione di guida di una diretta concorrente europea come la BMW i4 o l’Audi A6 e-tron Avant . Il pedale del freno ha mostrato qualche incertezza nella gestione della frenata rigenerativa e il sistema di mantenimento della corsia è risultato a tratti invasivo .

    “Non è entusiasmante come una BMW, ma ha un fascino tutto suo, che potrebbe essere più che sufficiente per il suo pubblico di riferimento”, è il riassunto di Autocar.

  • Fiat Grizzly e Grizzly Fastback: il nuovo volto della mobilità familiare targata FIAT

    Fiat Grizzly e Grizzly Fastback: il nuovo volto della mobilità familiare targata FIAT

    Il marchio torinese ha scelto una data speciale, il suo 127° anniversario, per svelare al mondo le sue ultime novità: la Fiat Grizzly e la Grizzly Fastback . Con queste due nuove varianti, il brand celebra il suo passato e guarda al futuro, puntando tutto su una mobilità accessibile, spaziosa e pensata per le famiglie. La prima apparizione pubblica è attesa al Salone di Parigi di ottobre, ma già ora possiamo tirare le somme su quello che questi due nuovi SUV hanno da offrire .

    Due anime, una sola filosofia

    La strategia di Fiat è chiara: offrire due interpretazioni dello stesso concetto per soddisfare esigenze diverse. La Grizzly standard è il SUV per eccellenza, con una lunghezza di 4,4 metri che la rende compatta all’esterno ma generosa all’interno, ideale per chi cerca spazio e comfort nella vita di tutti i giorni .

    Dall’altra parte, la Grizzly Fastback cresce fino a 4,5 metri, adottando una silhouette più slanciata e dinamica che ricorda le forme di un coupé, senza però rinunciare alla praticità. Il suo punto di forza è un enorme bagagliaio da ben 600 litri . Entrambi i modelli saranno disponibili in sette vivaci colori .

    Piattaforma e motorizzazioni: il cuore “Smart”

    Sotto la carrozzeria, le due Fiat Grizzly condividono la stessa base tecnica: la moderna piattaforma Smart Car del gruppo Stellantis, la stessa che ritroviamo su modelli come la Opel Frontera e la Citroën C3 Aircross . Questa scelta industriale permette di mantenere i costi contenuti senza sacrificare le dimensioni e l’abitabilità, tanto che sono previste anche versioni con sette posti .

    Il vero punto di forza della Grizzly, però, è la sua versatilità meccanica. La gamma motori sarà infatti estremamente ampia e pensata per adattarsi a diversi mercati ed esigenze:

    • Benzina: un tre cilindri 1.2 turbo da 101 CV con cambio manuale .
    • Mild Hybrid: versione elettrificata a 48V per ridurre consumi ed emissioni, disponibile con potenze di 110 e 145 CV .
    • Elettrica (BEV): per una mobilità a zero emissioni, è prevista una versione con motore da 113 CV e due opzioni di batteria (44 kWh e 52 kWh), che dovrebbero garantire un’autonomia fino a 400 km con un pieno di energia .

    Design e interni: un mix di retrò e modernità

    Esteticamente, la Grizzly riprende e amplia il linguaggio stilistico “squadrato” già visto sulla Grande Panda. I gruppi ottici anteriori e posteriori sono caratterizzati da un design “a pixel” che richiama le suggestioni retrò, mentre la fiancata è impreziosita da un motivo “a grattugia” tipico del brand . L’abitacolo, per quanto ancora in parte coperto dal mistero, promette di essere altrettanto curato, con una plancia sospesa e dettagli che omaggiano il passato glorioso della FIAT .

    Prezzo e lancio: l’arma dell’accessibilità

    Uno degli obiettivi dichiarati di Fiat è quello di offrire un “family transportation affordable”. In quest’ottica, il prezzo di partenza della Grizzly è stimato intorno ai 25.000 euro per il mercato europeo . Questo posizionamento la rende una diretta concorrente di modelli come la Dacia Duster e la Skoda Kamiq, con il vantaggio di offrire motorizzazioni elettriche e la possibilità di sette posti .


    Scheda Tecnica Fiat Grizzly (2026)

    CaratteristicaDettaglio
    VersioneGrizzly (SUV) / Grizzly Fastback (Coupé-SUV)
    Lunghezza4,4 m / 4,5 m 
    Capacità bagagliaiofino a 600 L (Fastback) 
    PiattaformaSmart Car (Stellantis) 
    Motorizzazioni1.2 Turbo Benzina (101 CV), Mild Hybrid (110-145 CV), Elettrico (113 CV) 
    Autonomia (Elettrica)fino a 400 km (batteria 52 kWh) 
    Prezzo stimatoda 25.000 € 
    LancioUltimo trimestre 2026 
  • Gruppo Chery: poker d’assi al MIMO 2026 con i nuovi marchi Chery, Lepas e iCAUR

    Gruppo Chery: poker d’assi al MIMO 2026 con i nuovi marchi Chery, Lepas e iCAUR

    Dopo il successo di OMODA e JAECOO, il colosso cinese raddoppia la sua presenza in Italia. Al Milano Monza Motor Show 2026 debutta la strategia multimarca del gruppo, con l’arrivo dei SUV plug-in Chery Tiggo 8 e Tiggo 9, delle eleganti Lepas L6 e L8, e dell’imponente fuoristrada iCAUR V27, previsto per il 2027.

    La presenza del Gruppo Chery al MIMO 2026, in programma all’Autodromo di Monza dal 26 al 28 giugno, non è stata una semplice vetrina. È stata la dimostrazione di una strategia ben precisa: conquistare il mercato italiano non con un singolo marchio, ma con una flotta articolata capace di coprire diversi segmenti e fasce di prezzo . Dopo l’ingresso di OMODA e JAECOO nel 2024, che nei primi cinque mesi del 2026 ha già superato le 17.300 immatricolazioni con una quota di mercato del 2,70% , il gruppo cinese ha ufficialmente dato il via alla sua espansione multimarca .

    Lo stand unico ha ospitato per la prima volta in Italia i marchi Chery, Lepas e iCAUR, affiancati ai consolidati OMODA e JAECOO, delineando una roadmap precisa per i prossimi anni. L’obiettivo dichiarato dal Business Director Chery Italy, Nicola Marsala, è quello di far conoscere e provare le nuove gamme, costruite attorno a motorizzazioni elettrificate e a un’offerta differenziata per esigenze e budget .

    Chery: il marchio omonimo si presenta con i SUV Tiggo 8 e Tiggo 9

    Il brand che dà il nome al gruppo farà il suo debutto commerciale in Italia tra il terzo e il quarto trimestre del 2026 con due SUV plug-in hybrid: i Chery Tiggo 8 PHEV e Tiggo 9 PHEV .

    Chery Tiggo 9 PHEV: l’ammiraglia a 7 posti

    È il SUV di punta della nuova offensiva. Con i suoi 4,81 metri di lunghezza e la configurazione a sette posti (2+3+2), è pensato per le famiglie numerose che cercano spazio, comfort e tecnologia senza rinunciare alle prestazioni . Il sistema Super Hybrid abbina un motore 1.5 TGDi a tre unità elettriche per una potenza complessiva di 428 CV e 580 Nm di coppia. La trazione è integrale e permette uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 5,8 secondi .

    L’abitacolo è un concentrato di lusso tecnologico: display centrale da 16 pollici, head-up display con realtà aumentata, impianto audio SONY con 14 altoparlanti, sedili anteriori ventilati, riscaldati e con funzione massaggio, fino a 10 airbag . Un’auto che si candida a competere con le migliori SUV europee del segmento.

    Chery Tiggo 8 PHEV: il SUV familiare

    Più compatto ma altrettanto interessante, il Tiggo 8 PHEV misura 4,72 metri e sviluppa 279 CV grazie allo stesso sistema Super Hybrid. La trazione è anteriore e l’accelerazione 0-100 km/h è coperta in 8,4 secondi . La batteria da 18,4 kWh garantisce un’ottima autonomia in modalità elettrica per l’uso quotidiano. La dotazione è completa: display da 15,6 pollici, head-up display, telecamera a 540 gradi, impianto audio SONY e un ricco pacchetto ADAS .

    Lepas: eleganza e design italiano per i SUV plug-in

    Il marchio Lepas, il cui nome fonde “Leap” e “Passion”, debutta in Italia con una filosofia legata alle élite urbane moderne e a un design che ha già fatto parlare di sé, presentato al Salone Auto Torino 2025 e alla Milano Design Week 2026 .

    Lepas L8: la prima ammiraglia, ordinabile da luglio

    La Lepas L8 è il primo modello ad arrivare sul mercato. Con i suoi 4,69 metri di lunghezza, un passo di 2,80 metri e un bagagliaio da 507 litri, è un SUV plug-in pensato per chi cerca spazio, stile e tecnologia . Il powertrain Super Hybrid eroga 279 CV, con un’accelerazione 0-100 km/h in 7,9 secondi e un’autonomia complessiva dichiarata di oltre 1.000 km . La batteria da 18,4 kWh permette di percorrere fino a 90 km in modalità 100% elettrica .

    Disponibile da luglio 2026, la Lepas L8 parte da un prezzo di 41.700 euro per l’allestimento Essence e sale a 44.700 per la versione Elegance, che aggiunge cerchi da 20″, tetto panoramico, sedili in ecopelle riscaldati, ventilati e massaggianti, e impianto audio SONY . La garanzia è di 7 anni o 150.000 km, con 8 anni per la batteria .

    Lepas L6 e L4: la gamma si allarga

    Entro la fine del 2026 arriverà la Lepas L6, un SUV compatto da 4,55 metri con lo stesso powertrain da 279 CV, pensato per un pubblico più giovane e attento al design . Le prestazioni dichiarate sono simili alla L8: 0-100 in 7,9 secondi, autonomia fino a 1.200 km . I consumi WLTP sono di soli 2,4 l/100 km con emissioni di CO₂ di 50 g/km . In seguito, è prevista anche la più compatta L4 per completare la gamma .

    iCAUR: il fuoristrada del futuro arriva nel 2027

    Il brand iCAUR è forse il più atteso e rappresenta il progetto più ambizioso del gruppo. È dedicato a SUV elettrificati con un’anima off-road, ispirati ai grandi classici del fuoristrada come il Defender o la Classe G .

    iCAUR V27: oltre 5 metri, 455 CV e 1.000 km di autonomia

    Il primo modello, l’iCAUR V27, è stato uno dei protagonisti del MIMO e sarà commercializzato in Italia nel primo trimestre del 2027 . Si tratta di un SUV imponente: oltre 5 metri di lunghezza, 1,98 metri di larghezza e 1,89 metri di altezza . Il design squadrato, la ruota di scorta esterna e le linee robuste richiamano i grandi fuoristrada del passato, ma la tecnologia è all’avanguardia .

    Il cuore pulsante è il sistema REEV (Range Extender Electric Vehicle), che abbina un motore 1.5 TGDi turbo benzina, utilizzato esclusivamente come generatore, a due motori elettrici, uno per asse. La potenza complessiva raggiunge i 455 CV con 505 Nm di coppia, permettendo un’accelerazione 0-100 km/h in 5,9 secondi . La batteria da 34,5 kWh (LFP CATL) garantisce un’autonomia in modalità elettrica di circa 150 km, mentre quella complessiva supera i 1.000 km .

    Le dotazioni sono al top: cerchi da 21″, fari Matrix Full LED, display centrale da 15,4 pollici 3K, Head-Up Display con realtà aumentata, impianto audio Pioneer a 15 altoparlanti e fino a 10 airbag . Per i veri appassionati di fuoristrada, il V27 offre 224 mm di altezza da terra, 600 mm di capacità di guado, angolo d’attacco di 24° e di uscita di 23° . La trazione integrale i-AWD, sviluppata da un team con esperienza motorsport, promette stabilità e controllo su ogni terreno . Se i prezzi cinesi (da 24.000 a 30.000 euro) verranno confermati anche in Europa, l’iCAUR V27 potrebbe diventare un’alternativa molto interessante ai costosi fuoristrada europei .

    Un piano per tutti i gusti

    Con questa strategia a quattro marchi, Chery punta a coprire l’intero spettro del mercato SUV elettrificato. OMODA e JAECOO fanno da base con una gamma consolidata, Chery si posiziona sul segmento dei SUV familiari plug-in, Lepas strizza l’occhio al design e all’eleganza, mentre iCAUR si rivolge a chi cerca un fuoristrada capace e tecnologicamente avanzato. Il 2026 e il 2027 si annunciano anni caldi per il mercato automobilistico italiano, con l’offensiva cinese che si fa sempre più articolata e, potenzialmente, irresistibile.

  • Skoda Peaq: L’ammiraglia elettrica a 7 posti che punta in alto

    Skoda Peaq: L’ammiraglia elettrica a 7 posti che punta in alto

    La casa boema ha svelato il suo SUV elettrico più grande e ambizioso di sempre. Con quasi 4,9 metri di lunghezza, fino a 7 posti e un’autonomia che supera i 640 km, lo Skoda Peaq si prepara a conquistare le famiglie più esigenti.

    Il nome, che richiama l’inglese “peak” (vetta), non è stato scelto a caso. Il Peaq rappresenta infatti il nuovo vertice della gamma Skoda, un’ammiraglia a zero emissioni destinata a competere nel segmento dei grandi SUV familiari . L’arrivo nei concessionari è previsto per l’inizio del 2027, con un prezzo di partenza che in alcuni mercati europei si aggira intorno ai 50.000 euro .

    Un gigante dal coefficiente aerodinamico da record

    Con i suoi 4,87 metri di lunghezza e un passo di quasi 3 metri, il Peaq supera in dimensioni persino il Kodiaq, diventando di fatto il modello più grande mai prodotto da Skoda . Nonostante le dimensioni imponenti, la casa boema ha ottenuto un risultato notevole in termini di efficienza: il coefficiente aerodinamico è di appena 0,249, un valore eccezionale per un veicolo di questa stazza .

    Il design riprende il linguaggio stilistico Modern Solid già anticipato dal concept Vision 7S, con il frontale caratterizzato dal pannello Tech-Deck Face nero e lucido e dai fari a LED a forma di “T” . Tra le novità assolute per il marchio, spiccano i maniglioni porta a filo che si estraggono elettronicamente e un tetto panoramico elettrocromico di oltre 2,1 m², la cui trasparenza può essere regolata in nove zone indipendenti .

    Spazio e comfort da salotto premium

    Il Peaq nasce per accogliere fino a sette passeggeri (la terza fila è opzionale) e lo spazio è il suo principale cavallo di battaglia . Con tutte e sette le poltrone in uso, il bagagliaio offre 299 litri di capacità. Piegando la terza fila si sale a 935 litri, mentre abbattendo completamente la seconda e la terza fila si raggiungono i 2.075 litri, il valore più alto mai registrato su una Skoda . Non manca un vano anteriore (frunk) da 37 litri, ideale per riporre i cavi di ricarica .

    L’abitacolo è dominato da un nuovo sistema infotainment basato su Android Automotive, con un display touch verticale da 13,6 pollici (il primo del genere su una Skoda) e un quadro strumenti digitale da 10 pollici . Per chi desidera il massimo del comfort, è disponibile il pacchetto Relax, che aggiunge sedili anteriori con massaggio, ventilazione e poggiapiedi estraibili, oltre a un impianto audio premium firmato Sonos con 16 altoparlanti .

    Tre motorizzazioni per ogni esigenza

    La gamma si articola in tre varianti, che condividono la piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen :

    • Peaq 60: versione d’accesso con batteria da 63 kWh, motore posteriore da 204 CV e un’autonomia di oltre 460 km. (Non disponibile in tutti i mercati) .
    • Peaq 90: cuore della gamma, monta la batteria da 91 kWh, la più grande mai installata su una Skoda, eroga 286 CV e garantisce un’autonomia fino a 640 km .
    • Peaq 90x: versione top di gamma a trazione integrale con un secondo motore sull’asse anteriore, per una potenza complessiva di 299 CV. Lo scatto da 0 a 100 km/h viene coperto in soli 6,7 secondi, con un’autonomia che supera comunque i 600 km .

    Tutte le versioni supportano la ricarica rapida DC fino a 195 kW, permettendo di passare dal 10 all’80% di carica in circa 28 minuti . Inoltre, il Peaq è il primo modello Skoda a offrire la ricarica bidirezionale (V2L, V2H e V2G), trasformando l’auto in una fonte di energia per dispositivi esterni o per l’abitazione .

    Una concorrenza agguerrita e un futuro incerto per l’Italia

    Il Peaq si inserisce in un segmento sempre più affollato, andando a sfidare rivali del calibro di Kia EV9, Hyundai Ioniq 9, Peugeot E-5008 e Volvo EX90 . In alcuni mercati, come quello italiano, Skoda ha scelto di commercializzare inizialmente solo le versioni più potenti (Peaq 90 e 90x), con un posizionamento di prezzo che parte da circa 50.000 euro .

    La sua versatilità e lo spazio interno lo rendono una delle opzioni più interessanti per le famiglie che cercano un’auto elettrica di grandi dimensioni senza rinunciare al comfort e alla tecnologia. Il Peaq arriva a colmare un vuoto importante, dimostrando che la mobilità elettrica può essere anche sinonimo di spazio e funzionalità.

  • Blocco diesel Euro 5 dal 1° ottobre 2026: una scure su 3,5 milioni di auto e un mercato dell’usato già in fibrillazione

    Blocco diesel Euro 5 dal 1° ottobre 2026: una scure su 3,5 milioni di auto e un mercato dell’usato già in fibrillazione

    Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 1° ottobre 2026, oltre 3,5 milioni di auto diesel Euro 5 non potranno più circolare nei giorni feriali nelle principali città di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Piemonte, invece, ha scelto una strada alternativa. Ma il problema resta: per milioni di italiani, cambiare auto non è un’opzione, è un’emergenza economica.

    Dopo anni di rinvii e proroghe, la data è stata fissata. Il 1° ottobre 2026 segna l’entrata in vigore del blocco strutturale per le auto diesel Euro 5 in gran parte del Nord Italia . Il provvedimento, nato per rispondere alle direttive europee sulla qualità dell’aria, colpirà prioritariamente i Comuni con oltre 100.000 abitanti . Ma ciò che preoccupa non è solo il divieto in sé, ma l’impatto sociale ed economico su milioni di famiglie che non possono permettersi di cambiare auto.

    Dove scatta il blocco: le regole regione per regione

    Il quadro normativo è complesso e, come spesso accade in Italia, non uniforme. Le quattro regioni del Bacino Padano hanno scelto strade diverse.

    Lombardia: il blocco più severo

    In Lombardia, il divieto per i diesel Euro 5 è il più rigido: scatterà il 1° ottobre e sarà permanente, tutto l’anno, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30 . Le città coinvolte sono Milano, Brescia, Monza e Bergamo . Per chi deve entrare ogni giorno in città per lavoro, la situazione è drammatica. L’unica deroga è il sistema Move-In, una scatola nera che permette, a pagamento, un numero limitato di chilometri in deroga . Una soluzione che, però, non è alla portata di tutti.

    Veneto: blocco stagionale

    Il Veneto ha scelto un approccio più morbido: il blocco sarà attivo solo nei mesi più freddi, dal 1° ottobre al 30 aprile, nei giorni feriali dalle 8:00 alle 18:00 . Le città coinvolte sono Venezia, Verona, Padova e Vicenza . Un sollievo parziale, ma che comunque costringe a ripensare la mobilità per buona parte dell’anno.

    Emilia-Romagna: blocco invernale

    Simile al Veneto, l’Emilia-Romagna ha previsto il blocco dal 1° ottobre al 31 marzo, nei giorni feriali dalle 8:30 alle 18:30 . Oltre ai capoluoghi come Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, anche i Comuni più piccoli possono aderire volontariamente al provvedimento .

    Piemonte: la via alternativa

    Il Piemonte fa eccezione. La Regione ha scongiurato il blocco strutturale dei diesel Euro 5 grazie a un pacchetto di misure compensative, approvato il 25 giugno 2026 . L’obiettivo è raggiungere la riduzione delle emissioni richiesta dall’Europa non con il fermo delle auto, ma con azioni concrete: 14 milioni di euro per incentivare l’utilizzo di biocarburanti HVO sulle auto private e sul trasporto pubblico, e altri 14,4 milioni per la manutenzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e inquinanti . Una scelta che il presidente Cirio definisce “sostenibile e senza penalizzare famiglie e imprese” .

    Il mercato dell’usato: un’auto su sette a rischio svalutazione

    Il blocco non colpisce solo chi possiede già un diesel Euro 5. Sta già stravolgendo il mercato dell’usato, creando una sorta di “guerra tra poveri” dove a rimetterci sono sempre le famiglie con meno risorse.

    Un’analisi di CARFAX su oltre 100.000 controlli targa ha rivelato che 1 auto su 7 è un diesel Euro 5 . Si tratta di veicoli che hanno in media 12 anni di età146.000 chilometri percorsi (quasi 30.000 in più della media) e, nel 57% dei casi, presentano incidenti o danni documentati .

    I modelli più colpiti: una lista che è un “chi è” dell’auto italiana

    I modelli più esposti sono proprio quelli che hanno fatto la storia della motorizzazione italiana :

    • Fiat Panda (25% delle verifiche per il marchio Fiat)
    • Fiat 500 (anch’essa al 3% del totale dei controlli)
    • Alfa Romeo Giulietta (il 59% di tutte le Giulietta verificate è Euro 5)
    • Volkswagen Golf
    • BMW Serie X

    I marchi più rappresentati sono Fiat (13%), Audi (10%), BMW (9%), Mercedes (8%) e Volkswagen (8%) .

    La trappola dell’usato: Nord vs Sud

    Il mercato sta già reagendo. Al Nord, i prezzi dei diesel Euro 5 stanno crollando, mentre al Sud, dove le restrizioni non ci sono, queste auto continuano a essere vendute come “occasioni” . Si sta delineando una sorta di “migrazione” del mercato dell’usato: molte auto vengono ritirate al Nord per essere rivendute in aree dove potranno ancora circolare . Il rischio per chi compra oggi un diesel Euro 5 al Nord è di trovarsi tra pochi mesi con un’auto che non può più usare.

    Il problema sociale: chi non può permettersi di cambiare auto

    Dietro i numeri e le statistiche, c’è una realtà fatta di persone. Chi possiede un diesel Euro 5 spesso lo ha acquistato usato perché non poteva permettersi un’auto nuova o ibrida. Si tratta di famiglie che hanno investito i loro risparmi in un mezzo che ora rischia di diventare inutilizzabile.

    Come sottolinea Marco Arban, Direttore del Business Development in Europa di Carfax: “La mobilità sta cambiando e il mercato non potrà che adeguarsi. Ma il problema sociale ed economico del singolo non è irrilevante” . Per milioni di italiani, il blocco dei diesel Euro 5 non è una scelta ecologica, ma una condanna economica. Non tutti possono permettersi di cambiare auto, e il mercato dell’usato, con le sue trappole, non offre soluzioni, ma solo nuovi rischi.

    Cosa fare? Informarsi prima di comprare (o di vendere)

    Per chi possiede un diesel Euro 5, la prima cosa da fare è verificare la classe ambientale sul libretto di circolazione (campo V.9) . Poi, valutare se si vive o si lavora in una delle città colpite dal blocco. La soluzione, se si abita al Nord, è iniziare a pianificare la sostituzione dell’auto, magari approfittando di eventuali incentivi statali o regionali. Per chi invece vive al Sud, il diesel Euro 5 potrebbe ancora avere senso, ma sempre dopo un’attenta verifica dello storico del veicolo.

    Il blocco dei diesel Euro 5 è un esempio lampante di come le scelte di politica ambientale possano avere conseguenze sociali drammatiche. La transizione ecologica è giusta e necessaria, ma non può essere fatta a spese di chi ha meno possibilità. Servono politiche di accompagnamento, incentivi reali e soluzioni alternative come quella adottata dal Piemonte. Altrimenti, il rischio è che a pagare il conto siano sempre gli ultimi.

  • Rivoluzione Moto3: dal 2028 Yamaha sarà fornitore unico di moto e motori

    Rivoluzione Moto3: dal 2028 Yamaha sarà fornitore unico di moto e motori

    La classe leggera del Motomondiale si appresta a vivere la più grande trasformazione della sua storia recente. L’accordo tra Dorna e Yamaha, annunciato durante il Gran Premio d’Olanda ad Assen, sancisce la fine dell’era delle 250 cc monocilindriche e l’inizio di una nuova epoca targata Iwata.

    A partire dalla stagione 2028 e fino al 2033, Yamaha diventerà il fornitore esclusivo della piattaforma tecnica per la Moto3 . Un cambiamento epocale che mette fine alla storica rivalità tra Honda e KTM, che per oltre un decennio si sono contese il predominio nella categoria di accesso al Motomondiale .

    Un salto tecnologico e dimensionale

    Il cuore della rivoluzione è il nuovo propulsore. Yamaha fornirà un motore bicilindrico derivato dal celebre CP2, lo stesso che equipaggia modelli stradali di successo come la MT-07 e la YZF-R7 . Profondamente riprogettato per l’impiego agonistico, il nuovo motore avrà una cilindrata di 690 cc e una potenza stimata intorno ai 90 CV .

    Le dimensioni della nuova moto saranno più generose rispetto alle attuali “minuscole” 250 cc: un peso di circa 120 kg e un telaio full-size, progettato per adattarsi meglio alla crescita fisica dei giovani piloti . L’obiettivo dichiarato è colmare il divario tecnico e fisico con le categorie superiori, rendendo il passaggio alla Moto2 più fluido e naturale .

    Perché il monomarca: costi e talento

    La scelta di Dorna è dettata principalmente da ragioni economiche. La competizione tecnica tra i costruttori aveva portato a investimenti sempre più elevati, aumentando in modo significativo i costi per i team privati, nonostante l’esistenza di limiti regolamentari .

    Con il progetto Yamaha, Dorna punta a ridurre i costi di gestione fino al 50% rispetto agli attuali livelli . Carlos Ezpeleta, Chief Sporting Officer di MotoGP, ha sottolineato come la riforma sia pensata per creare una “piattaforma globale per giovani piloti”, dove il talento torni a essere il fattore determinante in pista .

    Non sarà una “Yamaha Cup”

    Un aspetto fondamentale del nuovo regolamento è che, sebbene Yamaha fornirà anche il telaio, il progetto non si trasformerà in un campionato monomarca chiuso . Come già accade in Moto2 con i motori Triumph e i telai Kalex o Boscoscuro, anche in Moto3 i team potranno sviluppare i propri telai e soluzioni tecniche, mantenendo viva la competizione tra ingegneri e costruttori .

    Il programma di sviluppo

    Lo sviluppo del nuovo prototipo è già in fase avanzata. I primi test privati sono previsti tra settembre e ottobre 2026, mentre la presentazione ufficiale della moto avverrà nel corso del 2027 .

    Il programma si estenderà anche ai campionati propedeutici: dal 2029, il FIM Moto3 Junior World Championship adotterà una versione leggermente depotenziata della stessa moto, creando una filiera tecnica perfetta per i campioni del futuro .

    L’importanza storica della Moto3

    “La Moto3 ha sempre rappresentato il punto di partenza del sogno dei Grand Premi. È dove i futuri campioni imparano il mestiere, dove il talento diventa visibile per la prima volta e dove inizia il futuro del nostro sport”, ha dichiarato Paolo Pavesio, Managing Director di Yamaha Motor Racing .

    Con questa mossa, Yamaha si assicura un ruolo centrale nello sviluppo dei talenti del Motomondiale, colmando un vuoto che finora l’aveva vista assente dalla classe d’ingresso del paddock . La Moto3 chiude un capitolo iniziato nel 2012, quando sostituì la mitica 125 cc due tempi, e ne apre uno nuovo, all’insegna dell’accessibilità e della crescita dei giovani piloti .

  • Volkswagen, la tempesta perfetta: 100mila posti a rischio e quattro fabbriche nel mirino

    Volkswagen, la tempesta perfetta: 100mila posti a rischio e quattro fabbriche nel mirino

    Il più grande piano di ristrutturazione della storia del colosso tedesco è stato messo sul tavolo. L’obiettivo è salvare i conti, messi in ginocchio dalla transizione elettrica, dalle normative europee e dalla concorrenza spietata dei costruttori cinesi. Ma la battaglia con i sindacati è appena iniziata.

    L’industria automobilistica europea trema. Secondo quanto riportato dal settimanale tedesco Manager Magazin, l’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, avrebbe presentato al consiglio di gestione un piano di ristrutturazione di portata storica: fino a 100.000 posti di lavoro potrebbero essere tagliati a livello globale entro il 2030, e nel mirino ci sarebbero ben quattro stabilimenti tedeschi .

    Se confermato, si tratterebbe di una delle ristrutturazioni più radicali nella storia dell’automotive, il segnale che la crisi del settore in Europa è entrata in una fase strutturale e non più solo congiunturale .

    Un gigante in affanno: i numeri della crisi

    Le difficoltà di Volkswagen non sono un mistero. Il gruppo, che conta circa 657.000 dipendenti nel mondo, sta affrontando una tempesta perfetta . I dati finanziari parlano chiaro: nel primo trimestre del 2026 l’utile netto è crollato del 28% e i ricavi sono scesi del 2%, con un calo delle vendite del 20% in Cina . L’intero 2025 si era già chiuso con un utile netto dimezzato, a 6,9 miliardi di euro .

    Il motivo è un intreccio di fattori che sta mettendo in crisi il modello di business tradizionale del gruppo .

    Il fattore Cina: la minaccia numero uno

    Per anni, il mercato cinese è stato la gallina dalle uova d’oro per le case automobilistiche tedesche. Oggi, quello scenario si è ribaltato . I costruttori locali, guidati da BYD, hanno compiuto un salto tecnologico impressionante, conquistando quote di mercato in casa propria e spingendo Volkswagen al terzo posto nel 2025 .

    La pressione cinese agisce su due fronti: i gruppi europei perdono terreno in Cina, dove realizzavano gran parte dei margini, e si trovano a difendere il mercato europeo dall’offensiva degli stessi competitor asiatici . Secondo AlixPartners, entro il 2030 i marchi cinesi potrebbero controllare il 16% del mercato europeo, con picchi del 22% in Italia .

    Una struttura troppo costosa e complessa

    La risposta di Volkswagen, per ora, è un drastico taglio dei costi. Il piano presentato da Blume prevede una riduzione degli investimenti di circa il 15%, che scenderebbero a poco più di 130 miliardi di euro nel prossimo quinquennio . Ma il nodo principale è l’occupazione e la capacità produttiva in Germania.

    Il confronto con i competitor è impietoso: Toyota vende 11 milioni di veicoli con circa 380.000 dipendenti; Volkswagen vende 9 milioni di veicoli con 657.000 persone . Un dato che riflette un sistema industriale fortemente sindacalizzato e un modello di produzione che, nell’era dell’auto elettrica, mostra tutte le sue criticità .

    Il nodo degli stabilimenti: Hannover, Zwickau, Emden e Neckarsulm

    Secondo le indiscrezioni, le fabbriche a rischio sono gli stabilimenti VW di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre all’impianto Audi di Neckarsulm . La produzione in questi siti verrebbe progressivamente dismessa al termine del ciclo di vita dei modelli attualmente assemblati .

    Queste chiusure metterebbero a rischio oltre 45.000 posti di lavoro, che si andrebbero ad aggiungere ai 50.000 tagli già preventivati in un precedente piano di ristrutturazione . Un’operazione che, tuttavia, si scontra con gli accordi sindacali in essere, che garantiscono l’occupazione in Germania fino al 2030 per VW e al 2033 per Audi .

    La battaglia con i sindacati: uno scontro epocale

    Proprio il peso dei sindacati e dello stato della Bassa Sassonia (azionista di VW con il 20% dei diritti di voto) è uno degli ostacoli principali all’attuazione del piano. La cosiddetta “legge Volkswagen” garantisce ai rappresentanti dei lavoratori un potere di veto su qualsiasi decisione riguardante gli stabilimenti .

    La reazione non si è fatta attendere. Il consiglio di fabbrica e il potente sindacato IG Metall hanno già promesso battaglia, dichiarando di fare “tutto ciò che è in nostro potere” per impedire l’attuazione del piano . Una situazione che ricorda il braccio di ferro del 2024, quando il primo tentativo di Blume di chiudere impianti in Germania era stato bloccato dalla resistenza sindacale, portando a un passo indietro del management .

    Quale futuro? La sfida dell’innovazione

    Per alcuni investitori, il problema di Volkswagen non sono i costi, ma la mancanza di prodotti attraenti . La vera sfida è quindi lanciare sul mercato vetture elettriche e ibride in grado di competere con i rivali cinesi. Non a caso, Blume ha dichiarato che il 2026 sarà un anno di “lancio della più vasta campagna di prodotti della storia” in Cina, sviluppando modelli specifici per il mercato locale in collaborazione con partner come Xpeng .

    Il gruppo punta a rafforzare la propria posizione nel software e nelle batterie, attraverso joint venture come quella con Rivian e il progetto PowerCo per le celle . La strategia “China for China” punta a produrre in Cina per il mercato cinese, riducendo i costi fino al 50% e accorciando i tempi di sviluppo .

    La riorganizzazione di Volkswagen è il termometro di una febbre che colpisce tutto il sistema industriale europeo. La transizione ecologica, la concorrenza asiatica e i costi energetici stanno ridisegnando la geografia produttiva del settore. Il piano shock del colosso di Wolfsburg potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di annunci che cambieranno per sempre il volto dell’industria automobilistica in Europa

  • DS N°7: lusso francese, produzione italiana e meccanica condivisa con la futura Lancia Gamma

    DS N°7: lusso francese, produzione italiana e meccanica condivisa con la futura Lancia Gamma

    Il nuovo SUV di DS Automobiles è un concentrato di tecnologia e raffinatezza. Prodotto nello stabilimento Stellantis di Melfi, in Basilicata, il DS N°7 condivide la piattaforma STLA Medium con la futura ammiraglia Lancia Gamma, segnando una nuova era di collaborazione all’interno del gruppo.

    Un SUV “di prima classe” nato in Italia

    Per la prima volta dalla sua fondazione nel 2014, DS Automobiles rinnova uno dei suoi modelli di punta . La DS N°7 raccoglie l’eredità della DS 7, evolvendola con un design inedito e una piattaforma completamente nuova, la STLA Medium del gruppo Stellantis . La particolarità? Il suo cuore produttivo batte in Italia: il SUV francese viene assemblato nello stabilimento di Melfi, in Basilicata, lo stesso polo industriale che ospita anche la produzione della DS N°8 e delle future Jeep Compass .

    Questa scelta strategica apre a interessanti sinergie. La piattaforma STLA Medium, su cui è costruito, supporta anche la futura ammiraglia Lancia Gamma e una nuova generazione di Jeep Compass, tutte destinate a essere prodotte a Melfi . Un’operazione che vede quindi diversi marchi del gruppo condividere l’eccellenza tecnica e produttiva italiana.

    Design ed efficienza: il vento soffia a favore

    La DS N°7 è una reinterpretazione moderna e filante del SUV compatto premium. Le dimensioni crescono leggermente: la lunghezza raggiunge i 4,66 metri (+7 cm rispetto al passato), con un passo allungato a 2,79 metri per garantire maggiore spazio ai passeggeri . Larghezza (1,90 m) e altezza (1,63 m) rimangono invariate, mantenendo le proporzioni perfette per l’uso quotidiano .

    Il design è caratterizzato da una silhouette elegante e da un’attenzione maniacale all’aerodinamica, che raggiunge un coefficiente di resistenza Cx di soli 0,26 . Questo risultato, che contribuisce in modo determinante all’efficienza, è stato ottenuto grazie a linee tese, superfici levigate e a soluzioni come le palette della griglia anteriore ad apertura controllata . La firma luminosa è affidata alla nuova DS LIGHT BLADE a forma di ‘V’, abbinata alla griglia illuminata DS LUMINASCREEN, elementi che conferiscono al frontale un’identità forte e immediatamente riconoscibile .

    Nonostante il profilo slanciato, il bagagliaio è generoso: offre fino a 560 litri di capacità, a seconda del powertrain e dell’impianto audio scelto .

    Autonomia da record e gamma multi-energia

    Il cuore pulsante della DS N°7 risiede nella piattaforma STLA Medium, che permette un’offerta multi-energia senza compromessi .

    Motorizzazioni elettriche (E-TENSE)

    Il modello 100% elettrico è il fulcro della gamma e vanta un’autonomia da record per il segmento. La versione top di gamma, la E-TENSE FWD LONG RANGE, dichiara fino a 740 km nel ciclo WLTP, grazie a una batteria da 97,2 kWh prodotta in Francia . Le altre versioni elettriche offrono alternative altrettanto valide: la E-TENSE AWD LONG RANGE (trazione integrale, 350 CV, autonomia di 679 km) e la E-TENSE FWD (batteria da 73,7 kWh, 230 CV, autonomia di 543 km) .

    La ricarica rapida in corrente continua arriva a 160 kW, consentendo di passare dal 20% all’80% in soli 27 minuti (31 minuti per la batteria da 73,7 kWh) . La funzione Plug & Charge rende il processo automatico, mentre il pre-condizionamento della batteria ottimizza le prestazioni durante i viaggi più lunghi .

    Versione ibrida (HYBRID)

    Per chi non è ancora pronto al 100% elettrico, è disponibile fin dal lancio la versione HYBRID 145. Il sistema combina un motore a benzina 1.2 turbo a tre cilindri con un’unità elettrica da 21 kW (28 CV) integrata nel cambio automatico a doppia frizione, per una potenza complessiva di 145 CV . I consumi dichiarati sono di 5,3 l/100 km, con emissioni di CO₂ a partire da 119 g/km . Questa soluzione ibrida a ricarica automatica consente di viaggiare in modalità puramente elettrica fino al 50% del tempo in città, senza alcuna necessità di collegamento alla rete elettrica .

    Un salotto tecnologico francese

    L’abitacolo della DS N°7 è un vero e proprio rifugio di lusso e tecnologia. Il sistema DS IRIS SYSTEM 2.0, gestibile tramite un grande touchscreen da 16 pollici, integra ora l’Intelligenza Artificiale di ChatGPT per un’interazione vocale più naturale e proattiva . Il comfort è garantito da sedili con funzioni di riscaldamento, ventilazione e massaggio, oltre al caratteristico DS NECK WARMER che diffonde calore intorno al collo .

    La sicurezza e l’assistenza alla guida sono al top grazie al DS DRIVE ASSIST 2.0 (guida semi-autonoma di Livello 2), ai fari adattivi DS PIXELVISION con portata fino a 520 metri e alla DS NIGHT VISION, una telecamera a infrarossi che rileva pedoni e animali fino a 300 metri di distanza al buio .

    Un’eredità condivisa: DS N°7 e Lancia Gamma

    Come anticipato, il legame tra DS N°7 e Lancia Gamma è profondo e strategico. Entrambi i modelli nascono sulla piattaforma STLA Medium . La Lancia Gamma, prevista per il 2026 come ammiraglia del brand, sarà prodotta anch’essa a Melfi e condividerà quindi l’ossatura tecnica del SUV francese .

    Questa strategia di condivisione delle piattaforme, tipica del gruppo Stellantis, permette di ottimizzare i costi di sviluppo e produzione, offrendo ai clienti tecnologie all’avanguardia a prezzi più competitivi. Pur con identità stilistiche e marchi diversi, DS e Lancia uniscono le forze per competere nel segmento premium, sfruttando l’eccellenza produttiva italiana .

    Debutto e disponibilità

    La DS N°7 è già ordinabile, con le prime consegne previste per l’autunno e il debutto ufficiale nei DS Store nell’ultimo trimestre dell’anno . I prezzi partono da 42.400 euro per la versione Hybrid 145 CV in allestimento base, fino ad arrivare a 76.340 euro per la versione top, la elettrica long range a quattro ruote motrici Première E-Tense AWD Long Range 350 CV. Per il 2027 è attesa anche una versione Plug-in Hybrid (PHEV) da 194 CV .

  • Portale Sanzioni Amministrative: la rivoluzione digitale per gestire le multe della Polizia Stradale

    Portale Sanzioni Amministrative: la rivoluzione digitale per gestire le multe della Polizia Stradale

    Dal 23 giugno 2026 è finalmente attivo il Portale Sanzioni Amministrative, la piattaforma online che trasforma il rapporto tra automobilisti e burocrazia. Addio code agli sportelli, arriva la gestione digitale dei verbali, con tanto di fotogrammi di autovelox e Tutor visibili in un click.

    Ricevere una multa non è mai piacevole, ma finora il vero problema era capire come gestirla: comunicare i dati del conducente, richiedere la visione del fotogramma, pagare la sanzione. Un labirinto burocratico che spesso costringeva a recarsi fisicamente negli uffici della Polizia Stradale o a inviare PEC.

    Con il nuovo Portale Sanzioni Amministrative, raggiungibile all’indirizzo https://portalesanzioniamministrative.poliziadistato.it/portale/, tutto cambia . La piattaforma, gestita dal Servizio Polizia Stradale, nasce per semplificare la gestione delle violazioni al Codice della Strada, offrendo un accesso più rapido, trasparente e diretto ai procedimenti sanzionatori .

    Cosa si può fare sul portale

    Le funzionalità disponibili coprono l’intero iter di gestione di una multa :

    1. Consultare verbali e documenti

    La funzione principale del portale è la consultazione dei verbali e della documentazione relativa alle sanzioni ricevute. Il sistema è integrato con SEND, il Servizio Notifiche Digitali, che permette di visualizzare gli atti ricevuti in formato digitale tramite notifica su email, SMS, PEC o App IO . Attenzione: il servizio è disponibile per i verbali notificati tramite SEND a partire dal 4 ottobre 2025 .

    2. Comunicare i dati del conducente

    Quando il verbale prevede la decurtazione dei punti o la sospensione della patente, il titolare del veicolo può comunicare online chi era alla guida al momento dell’infrazione. È inoltre possibile disconoscere la proprietà del veicolo, se la posizione dell’utente lo richiede . Addio ai moduli cartacei da compilare e spedire.

    3. Visionare i fotogrammi di autovelox e Tutor

    Una delle novità più attese riguarda la possibilità di richiedere e visualizzare direttamente online il fotogramma delle infrazioni rilevate da dispositivi automatici come autovelox e Tutor . In passato, per vedere queste immagini era necessario inviare una PEC o recarsi fisicamente al comando che aveva elevato la sanzione. Ora tutto avviene in pochi click, permettendo all’automobilista di verificare la correttezza del rilevamento .

    4. Pagare con PagoPA

    Il portale è collegato direttamente a PagoPA, il sistema nazionale dei pagamenti verso la Pubblica Amministrazione. Dopo aver consultato il verbale, è possibile saldare la sanzione online in un unico percorso, senza dover utilizzare canali separati .

    5. Monitorare lo stato della pratica

    Il sistema permette di seguire in tempo reale lo stato di avanzamento della propria pratica. Se durante la richiesta di accesso agli atti l’utente comunica un indirizzo email, può ricevere aggiornamenti anche tramite posta elettronica .

    Come accedere

    L’accesso alla piattaforma è semplice e sicuro. Non è necessario creare nuove credenziali: basta utilizzare il proprio SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o la CIE (Carta d’Identità Elettronica) . La piattaforma garantisce elevati standard di sicurezza per la protezione dei dati personali.

    Un passo avanti per la digitalizzazione

    Con questa iniziativa, la Polizia di Stato compie un importante passo nel processo di digitalizzazione dei servizi al cittadino, colmando un vuoto che nell’era della digitalizzazione era ormai inaccettabile . L’obiettivo è rendere la gestione delle violazioni al Codice della Strada più efficiente, accessibile e trasparente, migliorando il rapporto tra istituzioni e automobilisti .

    Se hai ricevuto una multa dalla Polizia Stradale notificata tramite SEND, il portale è lo strumento che fa per te. Un’occasione per dire addio alla burocrazia cartacea e gestire tutto comodamente dal divano di casa.