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  • Moto Morini X-Cape 700: l’evoluzione italo-cinese che corregge il tiro

    Moto Morini X-Cape 700: l’evoluzione italo-cinese che corregge il tiro

    C’era una volta la X-Cape 650: crossover dal look accattivante, prezzo aggressivo, ma con un piccolo neo – quel motore un po’ troppo “pigro” ai bassi regimi, che in città o nei sorpassi chiedeva sempre un attimo di pazienza in più. Moto Morini ha ascoltato i feedback e ha fatto di più: ha aumentato la cilindrata, ha affinato l’erogazione e ha arricchito la dotazione, senza però intaccare il suo punto di forza, ovvero l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

    Benvenuti sulla Moto Morini X-Cape 700, l’evoluzione della crossover che ha conquistato il pubblico con il suo mix di stile italiano, componentistica di qualità e prezzo accessibile. Oggi arriva in concessionaria con un motore più grintoso, una dotazione ancora più ricca e la stessa anima eclettica che l’ha resa amata da chi cerca una moto per tutto, senza dover svuotare il conto in banca.


    Chi è Moto Morini oggi: storia italiana, anima cinese

    Prima di parlare della moto, vale la pena capire chi la produce. Moto Morini è un marchio con radici profonde: fondata a Bologna nel 1937, ha attraversato decenni di gloria e un declino negli anni ’80 che l’aveva quasi fatta sparire dal panorama motociclistico .

    Nel 2018, la svolta: il gruppo cinese Zhongneng Vehicle Group (ZNEN) acquisisce il marchio con una promessa chiara: mantenere l’anima italiana viva . Oggi il quartier generale del design resta a Trivolzio, in provincia di Pavia, mentre la produzione sfrutta l’efficienza industriale della Cina . Il risultato? Moto dal design italiano, con componentistica di primo livello, a prezzi che le concorrenti europee e giapponesi faticano a eguagliare.


    Motore: da 650 a 693 cc, la “cura” che serviva

    Il cuore della X-Cape 700 è il suo bicilindrico parallelo frontemarcia da 693 cc, raffreddato a liquido, con distribuzione a doppio albero a camme in testa (DOHC) e 4 valvole per cilindro .

    Rispetto alla precedente 650, la cilindrata è cresciuta grazie a un aumento della corsa di 3 mm (da 61 a 64 mm), mentre l’alesaggio è rimasto invariato a 83 mm . Il risultato? 70 CV di potenza massima a 8.500 giri/min e soprattutto 68 Nm di coppia a 6.500 giri/min .

    DatoX-Cape 650X-Cape 700Variazione
    Cilindrata649 cc693 cc+44 cc
    Potenza60 CV70 CV+10 CV
    Coppia56 Nm68 Nm+12 Nm (+18%)
    Peso a secco210 kg213 kg+3 kg

    I numeri sulla carta sono migliorati, ma è nella guida reale che si sente la differenza. L’obiettivo era chiaro: eliminare quella “pigrizia” ai bassi regimi che era l’unica vera pecca della 650 . Missione compiuta. Il motore ora ha una spinta più fluida e reattiva già dai bassi, diventando particolarmente corposo tra i 5.000 e i 6.000 giri, dove offre quella sensazione di prontezza che prima mancava .

    Un piccolo neo permane: una lieve incertezza nell’erogazione quando si tenta un sorpasso in quinta o sesta marcia senza scalare, appena sotto la soglia dei 5.000 giri . Ma nel complesso, il progresso è netto e tangibile.

    Curiosità tecnica: il motore “Kawasaki” sotto mentite spoglie

    Il bicilindrico della X-Cape 700 è, nelle sue origini, il celebre motore Kawasaki 650 (quello della Ninja 650 e della Versys), prodotto su licenza da CFMoto e poi utilizzato da Moto Morini . Questo significa che ci troviamo di fronte a un propulsore rodata e affidabile, con una meccanica collaudata e una manutenzione che promette di essere tutt’altro che esosa: gli intervalli per il controllo delle valvole arrivano a  40.000 km .


    Ciclistica: componenti premium che fanno la differenza

    Se il motore è la novità principale, la ciclistica conferma quanto di buono già visto sulla 650, con una dotazione che in questa fascia di prezzo è semplicemente fuori categoria.

    Sospensioni: Marzocchi e KYB, il meglio dei due mondi

    All’anteriore troviamo una forcella Marzocchi a steli rovesciati da 50 mm di diametro, completamente regolabile in compressione ed estensione, con 175 mm di escursione . Un componente di tutto rispetto, che da solo vale gran parte del prezzo della moto. Al posteriore, un monoammortizzatore KYB con 165 mm di escursione, regolabile nel precarico (sulla versione Raggi anche tramite manopola remota) .

    Il comportamento su strada? La forcella Marzocchi lavora bene, assorbendo le irregolarità senza eccessi, e offre un ottimo feeling con l’anteriore . Il posteriore KYB è un po’ più secco sullo sconnesso, ma contribuisce a quella sensazione di solidità e stabilità che rende la X-Cape così rassicurante in curva .

    Freni: Brembo con ABS Bosch disinseribile

    L’impianto frenante è firmato Brembo: doppio disco anteriore da 298 mm con pinze a due pistoncini, e disco posteriore da 255 mm . Il sistema ABS è di serie, firmato Bosch, e può essere disinserito sulla ruota posteriore per l’uso fuoristrada .

    L’unico appunto? Alcuni tester hanno segnalato un comando anteriore un po’ “spugnoso” nelle staccate più decise . La potenza c’è, ma manca quel mordente immediato che ci si aspetterebbe da un impianto Brembo.

    Ruote e pneumatici: due anime, due allestimenti

    La X-Cape 700 è proposta in due versioni, che si differenziano principalmente per le ruote:

    VersioneCerchiPneumaticiPrezzoDotazione extra
    LegaIn lega (alluminio)Pirelli Scorpion Trail II (asfalto)7.190 €Solo in nero
    RaggiA raggi tubelessPirelli Scorpion Rally STR (misti)7.590 €Cavalletto centrale, dashcam, regolazione precarico remota

    Entrambe le versioni montano ruote con configurazione classica da crossover: 19″ all’anteriore e 17″ al posteriore .


    Dotazione: tecnologia e comfort senza sorprese

    Qui Moto Morini ha giocato la carta dell’abbondanza. La dotazione di serie è talmente ricca da far sembrare povere molte concorrenti che costano il 30-40% in più.

    La dashcam integrata: unico nel segmento

    Il fiore all’occhiello della tecnologia di bordo è la dashcam frontale integrata . Una piccola telecamera posizionata sotto il faro che inizia a registrare non appena si accende il quadro. I video vengono salvati su una scheda CF interna e possono essere visualizzati e scaricati tramite app dedicata . Perfetta per eventuali sinistri o semplicemente per rivedere i propri giri.

    Display TFT da 7 pollici con navigazione

    Il cruscotto è un display TFT a colori da 7 pollici, con connettività Bluetooth per la sincronizzazione con lo smartphone . Tramite app (Carbit Ride) è possibile avere la navigazione turn-by-turn, gestire chiamate e musica . La leggibilità è buona anche alla luce diretta del sole, un dettaglio che molte concorrenti faticano ancora a risolvere .

    Tutto il resto

    L’elenco della dotazione di serie è lunghissimo:

    • Illuminazione: full LED con fari a matrice 
    • Protezioni: paramani, paracalore motore, paracartere 
    • Comfort: parabrezza regolabile con una mano (senza attrezzi), manopole e sella riscaldate (sulla Gold Edition) 
    • Connettività: prese USB e USB-C per la ricarica 
    • Sicurezza: sensori di pressione pneumatici (TPMS), ABS Bosch disinseribile, frizione antisaltellamento 
    • Elettronica: due modalità di guida (Street e Off-Road) 

    Piccola nota: a differenza di molte concorrenti, la X-Cape 700 non ha il controllo di trazione (TCS) nelle versioni base, ma lo monta sulla Gold Edition . Non è un dramma, considerando che i 70 CV sono gestibili e che l’ABS posteriore si può disinserire per lo sterrato.


    Come va: le impressioni della stampa

    In città e nel traffico

    La posizione di guida è rilassata e il busto resta eretto. L’altezza sella di 820 mm (regolabile fino a 845 mm) permette a molti di mettere i piedi a terra senza problemi . Il peso di 213 kg a secco si fa sentire nelle manovre da fermo, ma appena in movimento la X-Cape diventa agile e maneggevole .

    Su strada e in autostrada

    Il nuovo motore fa la differenza. L’erogazione è fluida e il tiro ai medi è vivace, permettendo di viaggiare senza dover continuamente cambiare marcia. La protezione aerodinamica è buona, grazie al nuovo parabrezza regolabile, e la moto si dimostra stabile anche alle velocità autostradali .

    La velocità massima dichiarata è di circa 170 km/h . La velocità di crociera ideale si aggira intorno ai 120-130 km/h, dove il motore è rilassato e i consumi restano contenuti.

    Tra le curve

    La X-Cape non è una sportiva, ma sa divertire. La forcella Marzocchi offre un ottimo feeling con l’anteriore e la moto cambia direzione con precisione. Il peso si fa sentire se si cerca l’andatura allegra, ma per un uso turistico e per chi non ha esperienza, la X-Cape è rassicurante e prevedibile .

    In off-road

    Con le ruote a raggi e gli pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR, la X-Cape si comporta bene sullo sterrato leggero e sulle strade bianche . L’ABS disinseribile al posteriore permette di sfruttare al meglio il freno in fuoristrada.

    Non aspettatevi però una enduro pura: il peso (213 kg) e la configurazione ruote 19/17 pollici la rendono più adatta a percorsi sterrati non troppo impegnativi che a sentieri da vera adventure . Inoltre, il collettore di scarico rimane piuttosto esposto, quindi attenzione ai sassi .

    Consumi e autonomia

    Il serbatoio ha una capacità di 18 litri. I consumi dichiarati si aggirano intorno ai 5,2 litri/100 km in ciclo misto, con un’autonomia reale di circa 300-350 km . Un dato più che onesto per i lunghi viaggi.


    Versioni e prezzi

    La gamma X-Cape 700 si articola in tre versioni principali:

    VersionePrezzoCerchiDotazione principale
    Lega7.190 €In legaPneumatici stradali, solo colore nero
    Raggi7.590 €A raggi tubelessPneumatici misti, cavalletto centrale, dashcam, regolazione precarico remota
    Gold Edition7.940 €A raggi doratiCome Raggi + manopole e sella riscaldate, TCS

    La Gold Edition, arrivata a giugno 2025, si distingue per i cerchi a raggi anodizzati oro, il traction control disattivabile e i comfort invernali (manopole e sella riscaldate) .


    Pregi e difetti: il verdetto

    Perché sì

    1. Rapporto qualità-prezzo imbattibile: con meno di 8.000 euro si porta a casa una moto con componentistica da segmento superiore (Marzocchi, KYB, Brembo) e una dotazione da ammiraglia (dashcam, TFT 7″, navigatore, paramani, cavalletto centrale).
    2. Motore finalmente reattivo: l’aumento di cilindrata ha corretto l’unico vero limite della 650. Oggi la X-Cape ha il tiro che serve, soprattutto ai medi regimi.
    3. Dotazione completa di serie: dalla dashcam alla navigazione, dal cavalletto centrale alle protezioni, la X-Cape arriva in concessionaria già pronta per viaggiare.

    Perché no

    1. Peso non indifferente: 213 kg a secco si fanno sentire, soprattutto nelle manovre da fermo e nei percorsi off-road più impegnativi.
    2. Piccoli difetti di messa a punto: il comando freno anteriore un po’ spugnoso, qualche vibrazione intorno ai 5.000 giri, la sella un po’ dura (almeno sul modello di preserie) .
    3. Scarico esposto: i collettori sono vulnerabili in fuoristrada .

    Conclusione: conviene?

    La Moto Morini X-Cape 700 è una moto che fa riflettere. Con meno di 7.600 euro (versione Raggi) si porta a casa:

    • Un motore fluido e reattivo, con 70 CV ben distribuiti
    • Sospensioni Marzocchi da 50 mm e KYB
    • Freni Brembo con ABS Bosch disinseribile
    • Dashcam integrata e display TFT da 7″ con navigatore
    • Paramani, cavalletto centrale, paracalore, prese USB
    • Pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR (versione Raggi)

    Certo, ha qualche difetto: il peso si fa sentire, il freno anteriore non è il più potente del segmento e qualche piccolo dettaglio di finitura potrebbe essere migliorato. Ma in questa fascia di prezzo, è difficile chiedere di più.

    Se cercate una crossover versatile per muovervi in città, affrontare il traffico con agilità, ma anche per fare qualche gita fuori porta nel weekend (magari in coppia), e non volete spendere una fortuna, la X-Cape 700 è una candidata serissima.

    E con i 3 anni di garanzia ufficiali e gli intervalli di manutenzione lunghi (40.000 km per le valvole), il rischio è davvero limitato .

  • Voge Valico 525 DSX: la crossover cinese che porta a casa per meno di 6000 euro

    Voge Valico 525 DSX: la crossover cinese che porta a casa per meno di 6000 euro

    C’è una nuova regina nel segmento delle crossover di media cilindrata, e arriva dalla Cina. Si chiama Voge Valico 525 DSX, ed è la dimostrazione che si può fare un’ottima moto, con componentistica di prim’ordine, senza dover svuotare il conto in banca.

    Il prezzo? Di listino parte da 6.290 euro, ma in promozione si trova facilmente a 5.690-5.990 euro. Mettiamola così: con meno di 6.000 euro ci si porta a casa una crossover scattante, ben equipaggiata e perfetta per chi ha la patente A2.

    Ma è davvero tutto oro quello che luccica? Abbiamo raccolto le impressioni di chi l’ha provata su strada, in autostrada e persino sullo sterrato.


    Chi è Voge? Il gigante che c’è dietro

    Prima di parlare della moto, vale la pena conoscere chi la produce. Voge è il marchio premium del gruppo Loncin, un colosso industriale cinese che produce tre milioni di moto all’anno e cinque milioni di motori. Non è un nome qualsiasi: Loncin costruisce integralmente la BMW C 400 GT e produce i motori bicilindrici della gamma GS di BMW. Insomma, il know-how non manca.

    In Italia, Voge è già la nona marca più venduta nel mercato delle moto. E con modelli come la 525 DSX, la scalata è destinata a continuare.


    Motore: 494 cc per 47,5 CV, perfetta per la patente A2

    Il cuore della Valico 525 DSX è un bicilindrico parallelo da 494 cc, raffreddato a liquido, con distribuzione a doppio albero a camme in testa. La cilindrata deriva da un’alesaggio e una corsa “quadrati” di 68 mm ciascuno, una configurazione che favorisce l’elasticità di funzionamento.

    La potenza massima è di 47,6 CV (35 kW) a 8.500 giri/min, il limite esatto per poter essere guidata con la patente A2. La coppia massima raggiunge i 44,5 Nm a 7.000 giri, con una curva di erogazione piana già dai bassi regimi.

    Piccola curiosità: lo stesso motore, nel mercato cinese, sviluppa 54 CV. In Europa è stato “capato” per rispettare i limiti della patente A2.

    A completare la dotazione troviamo:

    • Due modalità di guida: Sport ed Eco (anche se la differenza tra le due è minima)
    • Controllo di trazione (TCS) disinseribile
    • Embrague antiribaltamento (slipper clutch)

    Ciclistica: componenti premium a prezzo popolare

    Qui sta il vero punto di forza della 525 DSX. Voge ha scelto di equipaggiare la sua crossover con componenti di primissimi marchi, una scelta che in questa fascia di prezzo è tutto fuorché scontata.

    Sospensioni KYB

    All’anteriore troviamo una forcella a steli rovesciati KYB da 41 mm con 150 mm di escursione, regolabile in precarico ed estensione. Al posteriore, un monoammortizzatore KYB con leveraggio progressivo e regolazione del precarico.

    Freni Nissin con doppio disco anteriore

    L’impianto frenante è firmato Nissin: doppio disco anteriore da 298 mm con pinze a doppio pistoncino, e disco posteriore da 240 mm. L’ABS è di serie, a due canali, e disinseribile sulla ruota posteriore per l’uso fuoristrada.

    Pneumatici Metzeler Tourance

    Le ruote a raggi (19″ all’anteriore, 17″ al posteriore) calzano pneumatici Metzeler Tourance tubeless, un compromesso eccellente tra asfalto e sterrato leggero.


    Dotazione di serie: sembra un’ammiraglia

    La lista dell’equipaggiamento di serie è lunghissima. Ecco cosa si porta a casa senza spendere un euro in più:

    ComponenteDettaglio
    IlluminazioneFull LED con fari fendinebbia integrati
    StrumentazioneDisplay LCD a colori da 7″ con connettività Bluetooth
    NavigazioneTurn-by-turn tramite app Voge Global
    MonitoraggioSensori di pressione pneumatici (TPMS) di serie
    Prese di ricaricaUSB (5V) e presa accendisigari (12V)
    ProtezioniParamani, deflettori laterali motore, topi anticaduta
    CavallettoCentrale e laterale, entrambi di serie
    ParabrezzaRegolabile manualmente in due posizioni, senza attrezzi

    L’unica nota dolente? La leggibilità del display in pieno sole non è eccellente: molti provatori hanno segnalato che con la luce diretta si fa fatica a leggere la velocità.


    Come va: l’opinione della stampa

    In città e nel traffico

    La posizione di guida è rilassata e il busto resta eretto. L’altezza sella di 815-830 mm (a seconda delle fonti) permette a chiunque di mettere i piedi a terra con facilità. Il peso, dichiarato in 194 kg a secco (circa 213 kg con il pieno), è ben gestibile nelle manovre da fermo.

    Su strada e in autostrada

    Il motore è fluido e regolare, con un’ottima coppia ai bassi e medi regimi che permette di viaggiare senza dover continuamente cambiare marcia. La protezione aerodinamica è buona, e la Valico si dimostra stabile anche alle velocità autostradali.

    La velocità massima dichiarata è di circa 165-170 km/h. La velocità di crociera ideale si aggira intorno ai 110-120 km/h, dove il motore è rilassato e i consumi restano bassi.

    Tra le curve

    La 525 DSX non è una sportiva, ma si difende bene. La forcella KYB assorbe bene le irregolarità, mentre il posteriore è leggermente più rigido. Nel misto, la moto è prevedibile e rassicurante, ideale per chi non ha esperienza o vuole viaggiare senza patemi.

    L’unico limite emerge nel guida allegra: la taratura delle sospensioni non è perfettamente omogenea (anteriore un po’ morbido, posteriore un po’ rigido) e il cambio può risultare poco preciso in scalata se azionato con troppa fretta.

    Fuoristrada

    Con le ruote da 19/17 pollici e gli pneumatici misti Metzeler, la Valico si comporta bene sullo sterrato leggero e sulle strade bianche. L’ABS disinseribile al posteriore e il controllo di trazione che si può escludere la rendono gestibile anche su percorsi non asfaltati.

    Non aspettatevi però una enduro pura: per i sentieri più impegnativi servono ruota anteriore da 21″ e sospensioni con più escursione.

    Consumi e autonomia

    I consumi sono da scooter: nel ciclo extraurbano si viaggia intorno ai 35 km/l, mentre in autostrada a 120 km/h si scende a circa 24 km/l. Il serbatoio ha una capacità di 16,5 litri, che garantisce un’autonomia reale di circa 350-380 km.


    I difetti che bisogna conoscere

    Nessuna moto è perfetta, e la 525 DSX ha qualche neo:

    1. Display poco leggibile al sole: è il difetto più citato da tutte le prove. La luminosità non è all’altezza, e in pieno sole si fa fatica a leggere la velocità.
    2. Vibrazioni agli alti regimi: oltre i 6.500-7.000 giri, il bicilindrico inizia a vibrare in modo avvertibile su sella e manubrio.
    3. Cambio non sempre preciso: soprattutto nelle scalate, può impuntarsi se i comandi sono bruschi.
    4. Sella un po’ dura: il comfort è buono, ma dopo molte ore in sella la mancanza di imbottitura si fa sentire.
    5. Baricentro un po’ alto: chi ha le gambe corte potrebbe inizialmente sentirsi meno sicuro nelle manovre da fermo.

    Prezzi e promozioni

    Il prezzo di listino della Voge Valico 525 DSX è di 6.290 euro franco concessionario. Tuttavia, Voge Italia propone spesso promozioni che la portano a 5.690-5.990 euro.

    A questi vanno aggiunti circa 300 euro per immatricolazione e messa in strada, il che significa che con meno di 6.200 euro si porta a casa una moto nuova chiavi in mano.

    In Spagna, la promozione di lancio prevedeva un prezzo di 6.187 euro con 5 anni di garanzia e l’assicurazione RCA inclusa per i maggiori di 21 anni.


    Scheda tecnica sintetica

    DatoValore
    MotoreBicilindrico parallelo, 4 tempi, raffreddamento a liquido
    Cilindrata494 cc
    Potenza47,6 CV (35 kW) a 8.500 giri/min
    Coppia44,5 Nm a 7.000 giri/min
    Cambio6 marce
    TrazioneCatena
    Sospensione anterioreForcella KYB upside-down da 41 mm, escursione 150 mm
    Sospensione posterioreMono KYB con leveraggio progressivo, regolabile
    Freno anterioreDoppio disco da 298 mm, pinze Nissin
    Freno posterioreDisco singolo da 240 mm, pinza Nissin
    Pneumatici110/80-19″ (ant.), 150/70-17″ (post.) Metzeler Tourance
    Altezza sella815-830 mm
    Peso (a secco)194 kg
    Serbatoio16,5 litri
    Velocità massima165-170 km/h
    Consumo medio25-35 km/l
    Prezzo (listino)6.290 €
    Prezzo (promo)5.690-5.990 €

    Conclusione: conviene?

    La Voge Valico 525 DSX è una moto che fa riflettere. Con meno di 6.000 euro si porta a casa una crossover con:

    • Un motore brillante e perfetto per la patente A2
    • Sospensioni KYB, freni Nissin, pneumatici Metzeler
    • Una dotazione di serie che le rivali giapponesi ed europee si sognano (cavalletto centrale, paramani, TPMS, fari supplementari, connettività)
    • Consumi da scooter e autonomia superiore ai 350 km

    Certo, ha qualche difetto: il display poco leggibile al sole, qualche vibrazione agli alti regimi e un cambio non sempre preciso. Ma in questa fascia di prezzo, è difficile chiedere di più.

    Se cercate una moto per muovervi in città, affrontare il traffico con agilità, ma anche per fare qualche gita fuori porta nel weekend (magari in coppia), e non volete spendere una fortuna, la Valico 525 DSX è una candidata serissima.

    E con i 5 anni di garanzia che Voge offre sulle sue moto, il rischio è davvero limitato.

  • Zeekr 7X: il SUV elettrico da 646 CV che unisce design svedese e anima cinese

    Zeekr 7X: il SUV elettrico da 646 CV che unisce design svedese e anima cinese

    C’è un nuovo gigante che si affaccia sulle strade italiane. Si chiama Zeekr 7X, è un SUV elettrico lungo quasi 4,8 metri, e porta con sé una doppia anima: il design è stato curato in Svezia, ma la tecnica è tutta del colosso cinese Geely. Lo stesso gruppo che controlla marchi ormai familiari come Volvo, Polestar, Lynk & Co e Smart.

    Dopo la compatta Zeekr X e la berlina Zeekr 001, la 7X completa l’offensiva europea del marchio premium cinese. Le consegne partono a maggio 2026, con prezzi che partono da 54.100 euro per la versione Core a trazione posteriore e arrivano a 67.400 euro per la Privilege bimotore da 646 CV.

    Ecco com’è fatta e, soprattutto, come va la sorella di lusso della Smart#5 e concorrente diretta di Tesla Model Y.


    Design: la mano svedese si vede

    Chi conosce le “sorelle” del gruppo Geely – Lynk & Co 01, Polestar 2, Volvo EX30 – riconoscerà subito un fil rouge nelle linee tese e nei gruppi ottici a firma. Ma con la 7X, il centro stile di Göteborg ha scelto una strada leggermente diversa.

    La linea è più morbida e affusolata rispetto alle altre Zeekr. Il frontale è dominato da una sottile striscia nera che, nella parte bassa, ospita le luci diurne a LED a tutta larghezza e i fari a matrice, anch’essi a LED. Un look pulito, quasi futuristico, che si ritrova anche nelle fiancate: i finestrini sono senza cornice e le maniglie delle porte rientrano a filo con la carrozzeria quando non servono.

    Il posteriore, invece, gioca sulla verticalità, con un gruppo ottico a tutta larghezza che richiama il tema del frontale. L’effetto complessivo è di un SUV imponente (479 cm di lunghezza, 193 di larghezza, 165 di altezza) ma dalle forme eleganti, lontano dagli eccessi cromati di certi competitor.

    VersioneMotoriPotenzaBatteriaAutonomia (WLTP)Prezzo
    CorePosteriore421 CV75 kWh480 km€ 54.100
    Long RangePosteriore421 CV100 kWh615 km€ 58.000
    PrivilegeIntegrale (bimotore)646 CV100 kWh543 km€ 67.400

    Interni: minimalismo tecnologico (forse troppo)

    Salendo a bordo, la sensazione è di entrare in una navicella spaziale. La plancia è lineare, rivestita in materiali morbidi al tatto, e l’elettronica prende vita non appena ci si avvicina con la chiave in tasca. Non serve premere alcun pulsante.

    Il cruscotto è digitale e posizionato sotto una “palpebra” che lo reprime dalla luce solare. Al centro domina uno schermo touch da ben 16 pollici, con grafica nitida e tempi di risposta rapidissimi. Ed è proprio qui che nasce il primo compromesso: i comandi fisici sono ridotti all’osso.

    Sotto lo schermo ci sono solo quattro tasti: uno per le modalità di guida, uno per il volume, uno per aprire il cassetto portaoggetti e un quarto personalizzabile. Tutto il resto – dalla regolazione della frenata rigenerativa alla disattivazione degli allarmi sonori degli ADAS – si gestisce esclusivamente dal touch screen. Una scelta che può risultare scomoda in movimento, con il rischio di distrarsi dalla guida.

    Punto a favore: i sedili anteriori sono ampi e soffici, perfetti per i lunghi viaggi. E lo spazio non manca. La seconda fila accoglie comodamente tre adulti, grazie anche al pavimento completamente piatto. Il passo di 290 cm fa la differenza.


    Bagagliaio e vani: due bauli sono meglio di uno

    Con 539 litri di capacità, il bagagliaio posteriore non è da record assoluto (soprattutto considerando i 479 cm di lunghezza), ma è ben sfruttabile. Il piano di carico rimane piatto anche reclinando gli schienali posteriori, e la cappelliera trova posto sotto il pavimento.

    La vera sorpresa, però, è sotto il cofano anteriore. Qui c’è un frunk (vano di carico anteriore) di 42 litri – che sale a 66 litri sulle versioni a trazione posteriore – perfetto per riporre i cavi di ricarica o una borsa da viaggio, tenendo pulito il bagagliaio principale.

    Sulla versione Privilege, poi, c’è un dettaglio che fa la differenza: le sospensioni pneumatiche permettono di abbassare il posteriore dell’auto tramite un pulsante nel bagagliaio, facilitando il carico di oggetti pesanti.


    Ricarica: potenza da primato (ma in Italia…)

    La Zeekr 7X è equipaggiata con un’architettura elettrica a 800 volt, che permette di sfruttare ricariche in corrente continua fino a 360 kW. I numeri dichiarati sono impressionanti:

    • Batteria da 75 kWh: dal 10 all’80% in poco più di 10 minuti
    • Batteria da 100 kWh: dal 10 all’80% in 13 minuti

    Il problema, come spesso accade, è la disponibilità di colonnine così potenti in Italia. Mentre scriviamo (marzo 2026), le uniche colonnine da 400 kW si trovano ad Assago Milanofiori, mentre Milano Portello ha colonnine da 350 kW. Fuori dai grandi centri urbani, sfruttare appieno questa potenza è ancora una chimera.

    Per la ricarica in corrente alternata, Zeekr ha fatto una scelta coraggiosa: il caricatore di bordo è da 22 kW (invece dei più comuni 11 kW). Questo permette di passare dal 10 al 100% in 5 ore e 30 minuti con la batteria da 100 kWh, e in 4 ore e 30 minuti con quella da 75 kWh. Un bel vantaggio per chi ha una wallbox domestica potente.

    Non manca la pompa di calore (di serie), che riduce i consumi nei mesi freddi, e la funzione Vehicle-to-Load (V2L) , che permette di alimentare dispositivi esterni (come un monopattino elettrico o un frigorifero portatile) sfruttando l’energia della batteria dell’auto.


    Prestazioni: uno sprint da supercar

    Con 646 CV e 710 Nm di coppia, la Zeekr 7X Privilege è un’autentica bestia da accelerazione. La casa dichiara 0-100 km/h in 3,8 secondi, un tempo che fino a pochi anni fa era appannaggio esclusivo delle supercar termiche.

    L’erogazione è tipicamente elettrica: immediata, lineare, quasi brutale. Un’accelerata a fondo sull’asfalto asciutto lascia incollati al sedile e richiede un certo autocontrollo per non ritrovarsi con la patente sospesa in pochi minuti.

    Ma attenzione: lo sprint da sportivo non deve ingannare. La Zeekr 7X non è nata per attaccare le curve. Pesa oltre 2.300 kg (il dato preciso non è ancora stato omologato) e lo sterzo, seppur preciso, non è particolarmente rapido. Il rollio, grazie alle sospensioni pneumatiche, è ben controllato, ma il baricentro alto e la massa si fanno sentire quando si cerca l’andatura allegra.

    Il punto forte è il comfort. Le sospensioni pneumatiche fanno un lavoro eccellente: in modalità Comfort, le buche e gli avvallamenti vengono “digeriti” con una morbidezza da ammiraglia. E l’insonorizzazione è di altissimo livello: il rumore del vento e dei pneumatici è ridotto al minimo, anche a velocità autostradali.


    Autonomia: dichiarata e reale

    Zeekr dichiara 543 km di autonomia WLTP per la versione Privilege bimotore. I 615 km della Long Range a trazione posteriore sono ovviamente più allettanti per chi fa molti chilometri.

    Nel mondo reale, con un uso misto (città, extraurbano, autostrada), è ragionevole aspettarsi un’autonomia effettiva intorno ai 450-480 km per la Privilege, scendendo sotto i 400 km in caso di guida allegra o autostrada a velocità costante. Numeri comunque competitivi per il segmento.


    Dotazione: la Privilege non lesina

    La versione Privilege, al prezzo di 67.400 euro, porta con sé una dotazione praticamente completa:

    • Sospensioni pneumatiche adattive
    • Cerchi in lega da 20 pollici
    • Impianto audio premium (marca non specificata, ma di ottima qualità)
    • Tetto panoramico in vetro
    • Porte a chiusura motorizzata (si aprono premendo un pulsante sul montante o avvicinando lo smartphone)
    • Sedili anteriori riscaldabili, ventilati e massaggianti
    • Cruise control adattativo con funzioni di guida semiautonoma di livello 2+

    Perché sì e perché no

    Tre motivi per comprarla:

    1. Comfort da ammiraglia: le sospensioni pneumatiche e l’insonorizzazione la rendono perfetta per i lunghi viaggi. Si viaggia davvero bene.
    2. Prestazioni da supercar: 646 CV e 0-100 in 3,8 secondi non sono numeri, sono emozioni. L’accelerazione è travolgente.
    3. Spazio e praticità: l’abitacolo è arioso, i sedili posteriori accolgono tre adulti senza sacrifici, e il doppio bagagliaio (anteriore e posteriore) è un plus non trascurabile.

    Tre motivi per pensarci:

    1. Troppo tecnologia (a scapito della fisicità): gran parte delle funzioni è relegata allo schermo centrale. Regolare la frenata rigenerativa o disattivare gli allarmi sonori mentre si guida è scomodo e potenzialmente pericoloso.
    2. Sterzo “sottotono”: per un’auto con queste prestazioni, ci si aspetterebbe una risposta più rapida e precisa. Lo sterzo è adatto al comfort, ma non esalta quando si cerca il divertimento.
    3. Ricarica ultraveloce… se trovi la colonnina: i 360 kW sono un bel numerino sulla carta, ma in Italia le colonnine che li erogano sono ancora poche e concentrate nelle grandi città.

    Conclusione

    La Zeekr 7X è un SUV elettrico che non passa inosservato. Porta in Italia il meglio della filosofia Geely: design curato in Svezia, tecnologia all’avanguardia e prestazioni da capogiro, il tutto a un prezzo che, per quanto non sia popolare, risulta competitivo se confrontato con rivali europee di pari segmento e potenza.

    Non è un’auto per tutti. La gestione quasi esclusivamente touch screen può risultare frustrante per chi ama i comandi fisici, e lo sterzo “soft” tradisce le attese suscitate dalla scheda tecnica. Ma se cercate un SUV elettrico spazioso, confortevole e capace di scatti da supercar, la 7X merita assolutamente un posto nella vostra lista.

    Le consegne inizieranno a maggio 2026. E se la Zeekr X e la 001 hanno già aperto la strada, la 7X potrebbe essere l’auto che consacra definitivamente il marchio cinese in Europa.

  • Monopattini elettrici, rivoluzione dal 16 maggio: targa e assicurazione diventano obbligatorie

    Monopattini elettrici, rivoluzione dal 16 maggio: targa e assicurazione diventano obbligatorie

    Segnate questa data sul calendario: sabato 16 maggio 2026. Da quel giorno, per chi possiede e utilizza un monopattino elettrico in Italia, cambia tutto. Targa e assicurazione diventano obbligatorie, esattamente come per auto e moto. E chi non si adegua rischia multe fino a 400 euro .

    Dopo anni di utilizzo spesso “anarchico” delle città, con incidenti in aumento e difficoltà a identificare i responsabili, il governo ha chiuso il cerchio sulla regolamentazione della micromobilità elettrica. Il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo, concedendo 60 giorni di tempo per mettersi in regola .


    Perché questa stretta? I numeri parlano chiaro

    La decisione non è stata presa a caso. Tra il 2022 e il 2025, Istat e polizia stradale hanno registrato oltre 2.500 sinistri urbani che hanno coinvolto monopattini elettrici, con 15 vittime e centinaia di feriti tra pedoni e ciclisti . Troppo spesso, dopo un incidente, il conducente del monopattino fuggiva senza lasciare traccia, rendendo impossibile non solo la contestazione della violazione ma anche il risarcimento dei danni ai soggetti coinvolti .

    «Troppo spesso i conducenti fuggono alla vista degli agenti, sia per la contestazione di violazioni, ma purtroppo anche dopo un incidente stradale, magari dopo aver investito sul marciapiede un pedone, con una nuova forma di “pirateria stradale”», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente ANCI in Viabilità Italia. «Anche il tema dei risarcimenti viene finalmente risolto» .


    La nuova targa: come è fatta e dove si applica

    Il famoso “targhino” non sarà una targa metallica come quelle delle auto, ma un adesivo plastificato rettangolare (5×6 cm) prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato . Avrà sei caratteri alfanumerici neri su fondo bianco (sono escluse le lettere A, E, I, O, Q, U e i numeri 0 e 1 per evitare confusione) .

    Caratteristiche principali:

    • Non rimovibile: una volta applicato, non può essere staccato facilmente
    • Retroriflettente: visibile anche al buio
    • Legato al proprietario, non al mezzo: il contrassegno è associato al codice fiscale del richiedente, non al telaio del monopattino (che non ha una vera immatricolazione) 

    Dove va applicato:

    • Sul parafango posteriore del mezzo
    • In mancanza di questo, sulla parte anteriore del piantone dello sterzo 

    Come richiedere la targa: la procedura online

    La richiesta si presenta esclusivamente online attraverso il Portale dell’Automobilista del Ministero . Per accedere servono credenziali SPID di secondo livello oppure la Carta d’Identità Elettronica (CIE) .

    Cosa si può fare sulla piattaforma :

    • Presentare l’istanza per il rilascio della targa
    • Prenotare il ritiro del contrassegno presso gli uffici della Motorizzazione o gli studi di consulenza automobilistica
    • Comunicare furto, smarrimento o deterioramento della targa
    • Richiedere la cancellazione in caso di vendita o dismissione del mezzo

    Attenzione: in caso di furto o vendita, la denuncia va presentata entro 48 ore tramite la stessa piattaforma .

    Per i minori dai 14 anni in su (il limite di età per guidare un monopattino), la domanda deve essere presentata da un genitore .


    Quanto costa mettersi in regola

    Il costo complessivo per ottenere la targa si aggira intorno ai 36-38 euro, così suddivisi :

    Voce di spesaImporto
    Costo di produzione targa5,03 €
    IVA1,11 €
    Maggiorazione per sicurezza stradale2,52 €
    Imposta di bollo16,00 €
    Diritti Motorizzazione10,20 €
    Commissioni PagoPA1-2 €
    TOTALEcirca 36-38 €

    Il pagamento avviene tramite il sistema PagoPA all’interno della piattaforma .


    L’assicurazione RC: obbligatoria come per auto e moto

    Con l’entrata in vigore della targa, scatta automaticamente l’obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile verso terzi (RC). Il nuovo Codice della Strada è chiaro: «I monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non possono essere posti in circolazione se non sono coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi» .

    Cosa copre l’assicurazione:

    • Danni a pedoni investiti durante la guida
    • Lesioni a ciclisti o altri utenti della strada
    • Danni ad altri veicoli o beni

    Costo delle polizze: i premi annuali variano dai 25 ai 150 euro, a seconda del tipo di polizza, delle garanzie aggiuntive scelte e, probabilmente, del profilo di rischio del conducente .

    Attenzione: l’obbligo vale anche per i monopattini in sharing, con costi che per gli operatori si aggirano intorno alle centinaia di migliaia di euro per la registrazione delle flotte .


    Le altre regole da non dimenticare

    Oltre a targa e assicurazione, il nuovo Codice della Strada ha introdotto altre norme che restano in vigore :

    RegolaDettaglio
    Casco obbligatorioPer tutti i conducenti, non più solo per i minorenni
    Limite di velocità20 km/h (max 6 km/h nelle aree pedonali)
    Divieto di contromanoNon si può circolare contromano
    Divieto sui marciapiediVietato circolare sui marciapiedi
    Circolazione consentitaSolo su strade urbane con limite fino a 50 km/h
    Età minima14 anni (per i minori, la domanda di targa va presentata da un genitore)

    Multe e sanzioni: cosa rischia chi non si adegua

    Dal 16 maggio, i controlli scatteranno in modo capillare. La polizia municipale di molte città sta già organizzando servizi ad hoc per far rispettare le nuove norme .

    Sanzioni previste :

    • Mancanza di targa o assicurazione: multa da 100 a 400 euro
    • Falsificazione della targa: punita secondo le stesse procedure relative alla falsificazione delle targhe auto o moto (reato penale)

    A Verona, solo nel 2025, la polizia locale ha sanzionato ben 2.200 monopattinisti, molti per mancanza di casco o per aver trasportato passeggeri . Con la targa, i controlli diventeranno più efficaci e i trasgressori non potranno più “fuggire” alla vista degli agenti.


    Le proteste: “Una tassa mascherata con la scusa della sicurezza”

    Non sono mancate le voci critiche. Assosharing, l’associazione che rappresenta gli operatori di monopattini in sharing, ha definito il provvedimento «una tassa mascherata con la scusa della sicurezza» .

    «Un contrassegno che vale 8,66 euro arriva a costare 33 euro all’utente finale, perché le tasse accessorie superano del 300% il valore del bene. Non esiste un precedente simile in Europa», ha dichiarato Luigi Licchelli, presidente di Assosharing. «Chiamarla misura di sicurezza è un eufemismo: è una tassa mascherata, e i cittadini lo capiscono benissimo» .

    Critiche anche sull’assicurazione: «La proposta di imporre una RC Auto, pensata per i veicoli a motore e non per le persone, è concettualmente errata. Nella micromobilità il responsabile del danno è l’utilizzatore, non il mezzo. Il modello corretto è la RCT individuale» .

    Assoutenti, invece, pur sostenendo l’obbligo assicurativo, ha chiesto che i premi siano uguali in tutta Italia, evitando speculazioni e discriminazioni territoriali .


    Cosa succede ai monopattini in sharing?

    La nuova normativa si applica anche ai monopattini a noleggio. Gli operatori dovranno registrare tutti i mezzi delle loro flotte, con costi complessivi stimati nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro per ciascuna azienda, pari a circa il 5% dei fatturati .

    In alcune città, come Firenze, il servizio di monopattini in sharing uscirà definitivamente di scena proprio a ridosso dell’entrata in vigore delle nuove regole, sostituito da biciclette elettriche e muscolari .


    Cosa fare entro il 16 maggio

    Se possiedi un monopattino elettrico, ecco i passi da compiere entro il 16 maggio 2026:

    1. Richiedi la targa sul Portale dell’Automobilista con SPID o CIE
    2. Paga i 36-38 euro tramite PagoPA
    3. Ritira il contrassegno presso la Motorizzazione o uno studio di consulenza
    4. Applica l’adesivo sul parafango posteriore o sul piantone
    5. Stipula un’assicurazione RC (da 25 a 150 euro all’anno)
    6. Assicurati di avere il casco e di rispettare tutte le altre regole

    Conclusioni: una rivoluzione necessaria

    La nuova normativa rappresenta un cambio di paradigma per la micromobilità in Italia. Dopo anni di utilizzo spesso problematico, i monopattini elettrici vengono finalmente equiparati agli altri veicoli a motore in termini di responsabilità e tracciabilità.

    Come ha sottolineato il comandante Altamura, «si arriverà a migliorare una circolazione troppo “anarchica” sulle strade» . Resta da vedere se l’aumento dei costi (targa + assicurazione, che può arrivare a circa 200 euro all’anno tra costi iniziali e premio) non spingerà molti utenti a tornare alla bicicletta tradizionale, come qualcuno già ipotizza .

    Per ora, l’unica certezza è la data: 16 maggio 2026. Da quel giorno, niente più scuse: targa e assicurazione obbligatorie, multe per chi sgarra, e finalmente la possibilità di identificare chi causa danni e fugge. Una rivoluzione che, per molti, era attesa da tempo.

  • Sogno infranto: Sony e Honda cancellano Afeela, il progetto elettrico che doveva sfidare la Cina

    Sogno infranto: Sony e Honda cancellano Afeela, il progetto elettrico che doveva sfidare la Cina

    Sembrava l’unione perfetta: il gigante dell’elettronica Sony, con la sua esperienza in software, gaming e intrattenimento, stretto la mano al colosso automobilistico Honda, maestro di ingegneria e produzione. Insieme, avrebbero dato vita a Afeela, un brand di auto elettriche premium destinato a rivoluzionare il concetto di mobilità connessa. Invece, a soli mesi dal lancio previsto, tutto è crollato.

    Il 25 marzo 2026, Sony Honda Mobility (SHM) ha annunciato la sospensione definitiva dello sviluppo e del lancio dei suoi modelli elettrici . La prima vittima è la berlina Afeela 1, già pronta per la produzione e attesa per fine 2026, seguita dal SUV previsto per il 2028 . Una decisione che suona come un colpo di scena epocale, ma che in realtà è il risultato di un ripensamento strategico ben più ampio da parte di Honda.

    Ma andiamo con ordine.


    Una fine annunciata: perché Afeela non si farà

    La joint venture tra Sony e Honda era nata nel 2022, nel pieno dell’entusiasmo per l’elettrico, con l’ambizione di combinare le competenze hardware di Honda con l’anima digitale di Sony . L’obiettivo? Creare veicoli “ad alto valore aggiunto”, capaci di trasformarsi in spazi di intrattenimento su ruote, con la promessa (mai mantenuta) di integrare persino la console PlayStation 5 a bordo .

    Il progetto era già in fase avanzata. L’Afeela 1 era stata presentata con grande clamore al CES di Las Vegas, era già ordinabile in California con un deposito di 200 dollari, e la produzione era stata avviata nello stabilimento Honda in Ohio . I prezzi erano da segmento premium: 89.900 dollari per la versione base, fino a superare i 102.000 dollari per il top di gamma .

    E invece, la doccia fredda.

    La scelta di cancellare tutto è arrivata dopo che Honda ha annunciato una radicale revisione della propria strategia di elettrificazione . In una nota ufficiale, le due aziende hanno spiegato che il progetto non era più sostenibile perché le “tecnologie e risorse” che Honda avrebbe dovuto mettere a disposizione non sarebbero più state disponibili come previsto .


    Il nodo finanziario: Honda in rosso per la prima volta nella storia

    Il vero detonatore della crisi si chiama bilancio. Il 12 marzo 2026, Honda ha diramato un allarme che ha fatto tremare l’intero settore: per l’anno fiscale in chiusura, la casa nipponica prevede una perdita netta compresa tra 4200 e 6900 miliardi di yen, l’equivalente di circa 27-44 miliardi di euro .

    Si tratta della prima perdita netta dalla sua fondazione nel 1957 . Il dato ha fatto crollare il titolo a Wall Street e ha costretto l’azienda a rivedere completamente le proprie priorità. Le perdite operative legate alla sola divisione elettrica sono stimate in 7000 miliardi di yen (circa 44 miliardi di euro) .

    Dietro questo tracollo ci sono diversi fattori, tutti convergenti:

    • Il mercato elettrico globale sta rallentando, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha cancellato gli incentivi all’acquisto 
    • La concorrenza cinese ha reso obsoleti molti progetti occidentali in termini di rapporto qualità-prezzo 
    • I costi di sviluppo delle nuove piattaforme sono esplosi, senza un adeguato ritorno dalle vendite

    Di fronte a questo scenario, Honda ha deciso di frenare bruscamente. Il nuovo corso è chiaro: stop ai progetti elettrici più ambiziosi, riduzione degli obiettivi di vendita (l’azienda ha abbassato il target globale per il 2030 da 2 milioni a 700-750.000 unità) e ritorno a un focus più solido sugli ibridi, dove i margini sono più certi e la domanda resta stabile .


    Non solo Afeela: Honda cancella anche la Serie 0

    Afeela non è l’unica vittima di questa tempesta. Lo stesso giorno in cui Sony e Honda annunciavano la fine della loro joint venture, Honda ha confermato la cancellazione della piattaforma 0 Series, che doveva essere il cuore della sua futura gamma elettrica globale .

    Erano previsti tre modelli: la 0 Saloon (una berlina dal design futuristico), la 0 SUV (un crossover compatto) e la Acura RSX elettrica per il mercato americano . Tutti dovevano essere prodotti in Ohio, a partire proprio dal 2026. Invece, il progetto è stato interrotto prima ancora di entrare in produzione.

    Le motivazioni sono le stesse che hanno ucciso Afeela: un mercato elettrico che cresce meno del previsto e, soprattutto, l’incapacità di competere con i costi e la qualità dei produttori cinesi . Honda ha ammesso candidamente di non essere in grado di offrire “un rapporto qualità-prezzo migliore rispetto ai nuovi produttori di veicoli elettrici” .

    Un’ammissione pesantissima, che fotografa il momento storico: le aziende giapponesi, un tempo leader indiscussi dell’industria automobilistica, oggi arrancano di fronte all’avanzata cinese.


    La contro-mossa: la Cina diventa il fornitore di Honda

    E qui arriva il colpo di scena finale. Mentre cancellava i suoi progetti più ambiziosi, Honda ha annunciato una mossa che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile: importerà in Giappone auto elettriche prodotte in Cina .

    Si tratta della Honda Insight, una berlina elettrica prodotta nello stabilimento cinese di Dongfeng (la joint venture tra Honda e il partner locale) e basata sulla piattaforma e:N sviluppata proprio in Cina . Le prime consegne in Giappone sono attese per la primavera 2026 .

    Un’inversione di rotta storica. Per decenni, il Giappone ha esportato tecnologia e auto in Cina. Oggi, con il mercato cinese che è diventato il più avanzato al mondo per l’elettrico, il flusso si inverte: le auto elettriche “made in China” tornano in patria .

    La mossa è anche simbolica. Il nome “Insight” non è stato scelto a caso: era il nome della prima ibrida Honda lanciata nel 1999, oggi riutilizzato per un’elettrica cinese . Un modo per “mascherare” l’origine del veicolo e renderlo più accettabile al pubblico giapponese, storicamente fedele al “made in Japan”.


    Cosa resta del sogno Afeela?

    Per Sony, la fine di Afeela è un duro colpo. L’azienda aveva investito molto in questo progetto, vedendolo come il trampolino di lancio per il suo ingresso nel settore automotive come protagonista, non solo come fornitore di componenti . Con il ritiro di Honda, Sony si ritrova con un progetto nato ma senza le gambe per camminare.

    Per i clienti che avevano già prenotato l’Afeela 1, è previsto il rimborso integrale del deposito .

    Per il mercato, invece, resta l’amaro in bocca. L’Afeela 1 era uno dei progetti più attesi nel segmento premium, con un’attenzione maniacale all’esperienza digitale e all’intrattenimento di bordo. La sua cancellazione, insieme alla fine della Serie 0, rappresenta un segnale preoccupante per l’intera industria occidentale: produrre auto elettriche competitive senza l’appoggio di una filiera e di un ecosistema tecnologico all’altezza della Cina è sempre più difficile.


    Cosa ci aspetta?

    Honda ha annunciato che presenterà il suo nuovo piano strategico a medio-lungo termine nel mese di maggio 2026 . Ci si aspetta un ridimensionamento ulteriore degli obiettivi elettrici e un ritorno di fiamma sugli ibridi, dove l’azienda ha ancora una solida reputazione.

    Per quanto riguarda Sony, resta da vedere se cercherà un nuovo partner per portare avanti il progetto Afeela in solitaria o se abbandonerà del tutto l’idea di costruire auto. Per ora, l’unica certezza è che il matrimonio tra il gigante dell’elettronica e il colosso dell’auto è già finito.

    E con esso, forse, l’illusione che l’Occidente possa tenere il passo della Cina nell’era dell’elettrico.

  • Manutenzione Straordinaria: Cosa Controllare Dopo un Inverno Rigido

    Manutenzione Straordinaria: Cosa Controllare Dopo un Inverno Rigido

    La guida completa per rimettere in sesto moto e auto dopo i mesi freddi


    L’inverno è stato duro. Neve, gelo, sale sulle strade, sbalzi termici e magari lunghi periodi di inattività per il vostro veicolo. Ora che la primavera bussa alla porta, è il momento di dedicare alla vostra auto o moto un’attenzione particolare, che vada oltre il semplice lavaggio.

    an auto mechanic checking the engine of a car

    La manutenzione straordinaria post-invernale non è un vezzo da appassionati: è un investimento sulla sicurezza e sulla longevità del mezzo. I componenti più sollecitati dal freddo e dall’umidità hanno bisogno di controlli specifici per tornare a operare al meglio. Ecco una guida completa, pensata sia per chi ha un’auto sia per chi ha una moto, su cosa controllare dopo un inverno rigido.


    Perché la Manutenzione Post-Invernale è Cruciale

    Dopo mesi di basse temperature, il vostro veicolo può presentare problemi nascosti che non si manifestano subito. Ecco cosa succede durante l’inverno:

    • Il sale corrode: Utilizzato per sciogliere il ghiaccio sulle strade, il sale si deposita su carrozzeria, cerchi e parti meccaniche, accelerando i processi di ossidazione.
    • Le guarnizioni si induriscono: Il freddo rende la gomma meno elastica, favorendo perdite e infiltrazioni.
    • La batteria si degrada: Le basse temperature riducono la capacità della batteria e ne accelerano l’invecchiamento.
    • I liquidi si addensano: Olio, liquido freni e refrigerante possono perdere le loro proprietà.
    • L’inattività danneggia: Se il veicolo è stato fermo a lungo, componenti come cinghie, tubi e pneumatici possono aver subito deformazioni.

    La Checklist Completa per Auto e Moto

    1. Batteria: Il Cuore da Rianimare

    La batteria è l’elemento che soffre di più il freddo e l’inattività. Se non l’avete staccata e messa in carica durante l’inverno, ora potrebbe essere troppo tardi.

    Cosa controllare:

    • Tensione: Misurate con un multimetro. Una batteria in buono stato dovrebbe avere una tensione intorno ai 12,6-12,8V a riposo. Sotto i 12,4V, ha bisogno di una ricarica lenta con un mantenitore di carica .
    • Terminali: Verificate che non ci siano ossidazioni o depositi bianchi/verdastri sui poli. Se presenti, puliteli con una spazzola metallica e proteggeteli con grasso specifico.
    • Età: Se la batteria ha più di 3-4 anni e fatica a tenere la carica, valutate seriamente di sostituirla. Meglio spendere ora che ritrovarsi a spingere.

    Per le moto: Attenzione particolare alla batteria, spesso più piccola e delicata. Se avete rimosso la batteria per l’inverno, rimontatela controllando il corretto serraggio dei contatti .

    2. Pneumatici: L’Unico Contatto con l’Asfalto

    Gli pneumatici lavorano in condizioni estreme d’inverno e, se il veicolo è stato fermo, possono aver subito deformazioni.

    Cosa controllare:

    • Pressione: Il freddo fa calare la pressione. Controllatela sempre a freddo e riportatela ai valori indicati sul libretto o sullo stipite della porta .
    • Usura e deformazioni: Verificate che non ci siano tagli, rigonfiamenti o il temuto “punto piatto” (zona appiattita dovuta alla sosta prolungata). Fate girare lentamente la ruota: se vedete il bordo “saltare”, la gomma è rovinata .
    • Battistrada: La profondità minima legale è 1,6 mm, ma per sicurezza è consigliabile non scendere sotto i 2-3 mm. Per le moto, meglio non scendere sotto i 2 mm .
    • Data di produzione: Controllate il codice DOT sul fianco. Gomme con più di 5 anni vanno cambiate, anche se hanno scolpitura residua .

    Per le moto: Se avete montato gomme invernali, valutate il passaggio alle estive se le temperature iniziano a superare stabilmente i 7°C.

    3. Freni: Mai Dimenticarsi di Chi Ti Salva la Vita

    L’impianto frenante è sottoposto a stress notevoli, soprattutto con il freddo e l’umidità.

    Cosa controllare:

    • Liquido freni: È igroscopico, cioè assorbe umidità. Dopo mesi di stop, l’acqua accumulata ne abbassa il punto di ebollizione e può causare un freno “spugnoso”. Se il liquido è scuro (dovrebbe essere trasparente o leggermente ambrato), va cambiato .
    • Pastiglie: Verificate lo spessore del materiale d’attrito. Se sono al limite (sotto i 2-3 mm), cambiatele subito .
    • Dischi: Cercate segni di rigature profonde, un bordo rialzato o uno spessore inferiore al minimo consentito (indicato sul disco stesso).
    • Pinze e pistoncini: Se il veicolo è stato fermo, i pistoncini potrebbero essere bloccati o andare giù duri. Una pulita e una spruzzata di sbloccante possono fare miracoli.

    Per le moto: Attenzione particolare ai pistoncini delle pinze, spesso soggetti a grippaggio dopo lunghi periodi di inattività .

    4. Liquidi: Olio, Refrigerante e Lavavetri

    Olio, refrigerante e liquido lavavetri lavorano insieme per tenere in vita il motore e garantirvi visibilità.

    Cosa controllare:

    • Olio motore: Controllate il livello con il veicolo in piano e motore freddo. Se l’olio è scuro e denso come la pece, e non lo cambiate da oltre un anno, questo è il momento perfetto per un tagliando. L’olio nuovo lubrifica meglio e protegge il motore .
    • Liquido refrigerante: Verificate il livello nel vaso di espansione e che il liquido non sia ghiacciato o intorbidisco. Controllate anche che la percentuale di antigelo sia ancora adeguata (almeno 50%).
    • Liquido lavavetri: Svuotate il vecchio liquido invernale (spesso diluito) e rabboccate con un prodotto primaverile. Approfittatene per controllare lo stato dei tergicristalli.

    5. Trasmissione (Per Moto e Auto con Cambio Manuale)

    La trasmissione è spesso la parte più trascurata.

    Per le moto:

    • Pulizia catena: Se avete rimessato la moto senza pulire e ingrassare la catena, ora troverete una massa arrugginita e appiccicosa. Pulitela accuratamente con sgrassatore e spazzola .
    • Tensione catena: Controllate la freccia (il gioco). Una catena troppo tesa stressa i cuscinetti del cambio, troppo lenta rischia di saltare .
    • Lubrificazione: Dopo la pulizia, ingrassatela con un buon spray specifico.

    Per le auto:

    • Cambio manuale: Verificate che gli innesti siano precisi e non ci siano rumori anomali.
    • Frizione: Se il pedale risulta duro o morbido, o se la frizione strappa, potrebbe essere necessario un controllo.

    6. Climatizzatore e Impianto di Raffreddamento

    Marzo è il mese perfetto per controllare il clima prima che arrivi il gran caldo.

    Cosa controllare:

    • Funzionamento: Accendete il climatizzatore e verificate che raffreddi adeguatamente. Se l’aria non è fredda, potrebbe essere necessario una ricarica del gas.
    • Filtro abitacolo: Se non lo cambiate da un po’ (o da un anno), fatelo subito. Costa poco e fa una differenza enorme sulla qualità dell’aria che respirate in auto .
    • Sanificazione: Considerate una sanificazione dell’impianto per eliminare batteri e cattivi odori accumulati durante l’inverno.

    7. Carrozzeria e Sottoscocca

    Il sale invernale è il nemico numero uno della carrozzeria e delle parti metalliche.

    Cosa controllare:

    • Lavaggio accurato: Non limitatevi a un semplice lavaggio. Dedicate tempo al sottoscocca, dove il sale si accumula e corrode. Un autolavaggio con getto ad alta pressione è l’ideale .
    • Ruggine: Controllate i passaruota, le soglie e il fondo alla ricerca di eventuali principi di ruggine. Intervenite subito con prodotti antiruggine o, se necessario, da un carrozziere.
    • Cerchi: Puliteli accuratamente. La polvere dei freni mista al sale può corrodere le leghe .

    8. Cinghie e Tubi

    Le guarnizioni in gomma soffrono il freddo e possono indurirsi o creparsi.

    Cosa controllare:

    • Cinghia di distribuzione/servizi: Verificate che non ci siano crepe, sfilacciamenti o segni di usura.
    • Tubi flessibili: Controllate i tubi del radiatore, del servosterzo e del climatizzatore. Se sono duri o presentano rigonfiamenti, vanno sostituiti.

    9. Impianto Elettrico e Luci

    Dopo l’inverno, è frequente che qualche lampadina si fulmini.

    Cosa controllare:

    • Tutte le luci: Anabbaglianti, abbaglianti, stop, frecce, retromarcia, targa. Fatevi aiutare da qualcuno o controllate contro un muro o vetrina .
    • Fanaleria posteriore: Spesso si accumula umidità all’interno. Se notate condensa persistente, potrebbe essere necessario sostituire il gruppo ottico.

    10. Sospensioni

    Le buche invernali e il fondo sconnesso mettono a dura prova le sospensioni.

    Cosa controllare:

    • Comportamento: Il veicolo beccheggia in modo anomalo in frenata? Oscilla troppo in curva? Potrebbero essere necessari ammortizzatori nuovi.
    • Perdite: Controllate che non ci siano tracce di olio sugli ammortizzatori.
    • Per le moto: Verificate il corretto funzionamento della forcella e del monoammortizzatore, e controllate che non ci siano perdite .

    Tabella Riassuntiva dei Controlli

    ComponenteCosa ControllareFrequenza Consigliata
    BatteriaTensione, terminali, etàAnnuale
    PneumaticiPressione, usura, deformazioni, dataOgni 2 mesi e dopo l’inverno
    FreniLiquido, pastiglie, dischi, pinzeAnnuale o 20.000 km
    Olio motoreLivello, colore, viscositàOgni cambio stagione
    Liquido refrigeranteLivello, percentuale antigeloAnnuale
    TrasmissioneCatena (pulizia, tensione, lubrificazione)Ogni 500-1000 km (moto)
    ClimatizzatoreFunzionamento, filtro abitacoloAnnuale (prima dell’estate)
    CarrozzeriaRuggine, sottoscoccaDopo l’inverno
    Cinghie e tubiCrepe, usura, rigonfiamentiAnnuale o 30.000 km
    Impianto elettricoLuci, indicatoriOgni cambio stagione
    SospensioniPerdite, comportamentoAnnuale

    La Manutenzione Straordinaria per le Moto

    Le moto, essendo più esposte agli agenti atmosferici e spesso ferme per lunghi periodi, richiedono attenzioni specifiche in più :

    1. Bulloneria generale: Con una chiave dinamometrica (o almeno a mano), controllate che i bulloni principali (attacco motore, pinze freno, telaietto) siano alla coppia corretta. Le vibrazioni e gli sbalzi termici possono averli allentati .
    2. Cuscinetti ruota: Verificate che non ci siano giochi o rumori anomali ruotando le ruote da sollevate.
    3. Guarnizioni forcella: Controllate che non ci siano perdite di olio. Se vedete tracce di olio sui foderi, le parabole sono da sostituire.
    4. Impianto di scarico: Verificate che non ci siano buchi o fissaggi allentati. La ruggine può aver fatto danni.
    5. Cavetteria: Controllate che i cavi (frizione, acceleratore) scorrano fluidi e non siano impigliati o rovinati.

    Il Primo Giro: Come Comportarsi

    Dopo aver effettuato tutti i controlli, il primo giro è cruciale. Non partite subito nel traffico intenso. Trovate una strada tranquilla e fate qualche chilometro a velocità moderata .

    • Scaldate bene il motore: Aspettate che raggiunga la temperatura di esercizio prima di salire di giri.
    • Provate i freni: Qualche frenata a bassa velocità per “riabituare” dischi e pastiglie.
    • Ascoltate: Prestate attenzione a rumori anomali, vibrazioni o comportamenti strani.
    • Sentite le sospensioni: Verificate che assorbano bene le irregolarità.

    Solo quando avrete la certezza che tutto funzioni a dovere, potrete davvero godervi la strada che si risveglia.


    Quando Rivolgersi a un Professionista

    Alcuni controlli e operazioni richiedono competenze e attrezzature specifiche. Non esitate a rivolgervi a un meccanico di fiducia per:

    • Sostituzione della cinghia di distribuzione
    • Ricarica del climatizzatore
    • Sostituzione del liquido freni (soprattutto se con ABS)
    • Controllo e revisione delle sospensioni
    • Diagnostica elettronica (se si accendono spie)

    Conclusioni: Un Investimento di Tempo che Ripaga

    Dedicare una giornata alla manutenzione straordinaria post-invernale può sembrare una fatica, ma è un investimento che ripaga in termini di sicurezza, affidabilità e durata del veicolo. Inoltre, conoscere meglio la propria auto o moto vi renderà guidatori più consapevoli e preparati ad affrontare qualsiasi evenienza.

    La primavera è alle porte. Fate in modo di accoglierla con un veicolo in perfetta efficienza. Buon viaggio!

    man changing a car tire
  • Fiat Pandina 2028: la nuova citycar “low cost” arriva dalla Cina (tramite Leapmotor)

    Fiat Pandina 2028: la nuova citycar “low cost” arriva dalla Cina (tramite Leapmotor)

    La Fiat Panda è da sempre l’auto del popolo. Pratica, simpatica, accessibile. E ora, dopo decenni di onorato servizio, si prepara a cambiare pelle. Forse anche più di quanto immaginiamo.

    Secondo le ultime indiscrezioni, la futura Fiat Pandina – erede dell’attuale citycar – dovrebbe fare il suo debutto sotto forma di concept car al Salone di Parigi nell’ottobre 2026, con la produzione che potrebbe avviarsi tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 . Ma la vera sorpresa sta sotto la pelle: la nuova Pandina potrebbe nascere su una piattaforma di origine cinese.

    Piattaforma Leapmotor: la svolta low cost

    Stellantis sta spingendo l’acceleratore sulla collaborazione con Leapmotor, il marchio cinese di cui detiene una quota di maggioranza. Secondo le ultime voci, la nuova Fiat Pandina, insieme alla futura Citroën C1 (che farà il suo ritorno sul mercato) e alla prossima Fiat 500, potrebbe adottare proprio una piattaforma derivata da Leapmotor .

    Una scelta che avrebbe un obiettivo chiaro: abbattere i costi. La piattaforma cinese permetterebbe di offrire la Pandina a prezzi aggressivi, con cifre che secondo le indiscrezioni potrebbero partire sotto i 15.000 euro sia per la versione ibrida che per quella elettrica, andando a sfidare la nuova Renault Twingo elettrica.

    Ma non temete: lo stile sarà inconfondibilmente Fiat. Il design della nuova Pandina si discosterà dall’attuale generazione per avvicinarsi a quello della Grande Panda, di cui sembrerà una sorta di “versione mini” .

    ModelloDebutto previstoPiattaformaPrezzo stimato
    Fiat PandinaFine 2027 / inizio 2028Leapmotor (condivisa con Citroën C1)< 15.000 €
    Fiat 500 (nuova generazione)Da definireLeapmotorDa definire
    Citroën C1 (ritorno)Da definireLeapmotor< 15.000 €

    La produzione resta in Italia (per ora)

    Una buona notizia per il made in Italy: la nuova Pandina dovrebbe continuare a essere prodotta nello storico stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, in Campania, dove nasce l’attuale generazione . Un segnale importante, che conferma l’attenzione del gruppo verso gli stabilimenti italiani nonostante le partnership internazionali.

    Le idee più chiare dal 21 maggio

    Per avere conferme ufficiali e dettagli più precisi, bisognerà attendere il 21 maggio 2026, quando Antonio Filosa (CEO di Stellantis) svelerà il nuovo piano strategico del gruppo . A ottobre, poi, il Salone di Parigi ospiterà la concept car che anticipa il modello definitivo .


    La gamma Panda si allarga: Giga Panda e Fastback in arrivo nel 2026

    Mentre la Pandina si prepara al debutto del 2028, la famiglia Panda sta già vivendo una vera e propria esplosione. Il 2026 sarà l’anno del rinnovo, con l’arrivo di due nuovi modelli destinati a coprire segmenti di mercato più ampi.

    Giga Panda: il SUV di famiglia lungo 4,4 metri

    Al vertice della nuova gamma troveremo la cosiddetta “Giga Panda” (nome ancora ufficioso), un SUV lungo circa 4,4 metri che si posizionerà nel cuore del segmento C, andando a rivaleggiare con auto come la Dacia Duster . Il debutto ufficiale è atteso per il Salone di Parigi nell’ottobre 2026, insieme alla versione Fastback .

    La Giga Panda nascerà sulla piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa utilizzata da Grande Panda, Citroën C3 Aircross e Opel Frontera . Una base tecnica flessibile e pensata per contenere i costi.

    Motorizzazioni previste :

    • Full hybrid: motore 1.2 PureTech con cambio automatico a 6 rapporti, potenza fino a 145 CV
    • Elettrica: da 113 CV con batterie da 44 kWh o 54 kWh
    • Benzina tradizionale: per alcuni mercati extraeuropei

    Dal punto di vista stilistico, la Giga Panda riprenderà il family feeling della Grande Panda, con i caratteristici fari a LED a grafica “pixel” e un frontale che sottolinea l’anima elettrificata del modello . Sarà disponibile sia in versione a 5 posti che, secondo alcune indiscrezioni, a 7 posti .

    Panda Fastback: il SUV coupé dal look sportivo

    Accanto alla Giga Panda “classica”, Fiat lancerà anche una versione Fastback, un SUV dalla linea più filante e sportiva, con un tetto spiovente che richiama la Citroën Basalt . Anche questo modello debutterà al Salone di Parigi nell’ottobre 2026 .

    La Fastback condividerà con la Giga Panda la piattaforma Smart Car e la stessa gamma di motorizzazioni, ma si distinguerà per un design più accattivante e un posizionamento più “premium” all’interno della famiglia Panda .

    Le foto spia dei prototipi quasi definitivi rivelano alcuni dettagli interessanti :

    • Anteriori: fari full LED più sottili e moderni rispetto alla Grande Panda, con estensioni a forma di “lacrima”
    • Interni: cruscotto digitale da 10 pollici e touchscreen centrale da 10,25 pollici, con un allestimento che promette materiali di qualità superiore
    • Posteriori: gruppi ottici posizionati nella parte alta del portellone, con grafica a LED che sottolinea la larghezza del veicolo

    La Fastback potrebbe essere disponibile anche in una versione più performante, forse con il marchio Abarth, anche se al momento si tratta solo di indiscrezioni .


    Le altre novità della gamma Fiat 2026

    Il rinnovamento di Fiat non si ferma alla famiglia Panda. Ecco un riepilogo delle principali novità per il 2026 :

    ModelloCaratteristicheProduzione
    Grande Panda termicaMotore 1.2 PureTech da 100 CV, cambio manualeSerbia (Kragujevac)
    Fiat 500 IbridaFireFly 1.0 da 65 CV, mild hybrid 12VStabilimento Mirafiori (Torino)
    Giga PandaSUV da 4,4 m, ibrido ed elettrico, 5/7 postiMarocco o Turchia
    Panda FastbackSUV coupé, stile sportivo, motorizzazioni ibride ed elettricheMarocco o Turchia

    Un’ombra: la produzione fuori dall’Italia

    Se la Pandina resterà a Pomigliano, lo stesso non si può dire per i nuovi modelli di punta. Giga Panda e Fastback, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere prodotte fuori dai confini nazionali, tra Marocco e Turchia . Una scelta che solleva interrogativi sulla capacità di Stellantis di mantenere elevati standard qualitativi e, soprattutto, sulla tenuta occupazionale degli stabilimenti italiani.


    Conclusioni: una Panda per ogni esigenza

    Il futuro di Fiat si chiama Panda, ma in tutte le salse. La strategia del marchio è chiara: costruire una vera e propria famiglia attorno al nome più amato dagli italiani, coprendo ogni segmento di mercato.

    • Pandina (2028): la citycar low cost sotto i 15.000 €, su piattaforma Leapmotor
    • Grande Panda (già disponibile): la compatta di segmento B, cuore della gamma
    • Giga Panda (2026): il SUV familiare da 4,4 metri, per chi cerca spazio
    • Panda Fastback (2026): il SUV coupé dal look sportivo, per chi vuole distinguersi
    • Fiat 500 Ibrida (già disponibile): la citycar chic, prodotta a Mirafiori

    Un’offerta completa, che punta a presidiare ogni fascia di prezzo e ogni esigenza di mobilità. Con un occhio di riguardo all’accessibilità economica – grazie alla partnership con Leapmotor – e l’altro alla tradizione, con la produzione italiana che resta centrale per alcuni modelli chiave.

    Il 21 maggio 2026 avremo le idee più chiare. Restate sintonizzati.

  • Kia EV2: la crossover elettrica “piccola” che non ti aspetti (e costa meno di quanto pensi)

    Kia EV2: la crossover elettrica “piccola” che non ti aspetti (e costa meno di quanto pensi)

    C’è una nuova regina in arrivo nel segmento delle crossover elettriche compatte, e si chiama Kia EV2. Presentata come la “sorella minore” della EV3 (da cui si distingue per 24 cm in meno di lunghezza), questa piccola coreana promette di portare la tecnologia della piattaforma E-GMP in una dimensione più cittadina e, soprattutto, più accessibile.

    Con i suoi 406 cm di lunghezza, la EV2 si posiziona in un segmento caldissimo, quello delle crossover B-SUV elettriche, dove trovano spazio rivali del calibro di Fiat Grande Panda, Jeep Avenger e Renault 4 E-Tech. Ma la Kia ha qualche asso nella manica: una doppia offerta di batterie, un abitacolo sorprendentemente spazioso e un prezzo d’attacco che parte da 26.600 euro.

    Si fa notare la versione Earth con batteria da 42,2 kWh e 147 CV, molto sfiziosa ed equilibrata che la rende ancora più interessante della sua cugina Hyundai Inster.

    Stile da “crossover tosto” in formato ridotto

    La EV2 non passa inosservata. Kia ha scelto un linguaggio stilistico deciso, che mescola linee squadrate con estremità arrotondate. Il frontale è bombato e pulito, dominato da un cofano piatto e da un doppio livello di luci: sottili fari a led diurni in alto, fari full led principali (di serie su tutte le versioni) disposti verticalmente nella parte bassa.

    Le fiancate sono volutamente “levigate”: le maniglie delle porte sono a scomparsa, a filo della carrozzeria, un dettaglio che migliora l’aerodinamica e dà un tocco di modernità. Le protezioni in plastica nella parte bassa della carrozzeria trasmettono un senso di robustezza, quasi da piccolo fuoristrada.

    Il posteriore è verticale, con uno spoiler che sovrasta un lunotto piuttosto piccolo (ci torneremo) e fanali posizionati molto in basso ai lati. Una scelta di stile che li rende caratteristici, ma li espone un po’ troppo a eventuali piccoli urti in manovra.

    Abitacolo: spazio da ammiraglia (quasi)

    Salendo a bordo, la prima sensazione è di trovarsi in un’auto più grande. L’abitacolo è arioso e ben studiato, con un pavimento completamente piatto che facilita gli spostamenti dei passeggeri posteriori. Quattro adulti viaggiano comodamente; un quinto al centro del divano deve un po’ stringersi, ma per un’auto di queste dimensioni è più che accettabile.

    Le portiere posteriori si aprono con un’ampia angolazione, e le maniglie d’appiglio sul soffitto sono un dettaglio gradito (e non scontato) per chi viaggia dietro.

    VersioneBatteriaPotenzaAutonomia (WLTP)Prezzo
    Light42,2 kWh LFP147 CV317 km€ 26.600
    Air42,2 kWh LFP147 CV317 km€ 29.850
    Earth42,2 kWh LFP147 CV317 km€ 34.350
    Earth61 kWh NMC136 CV453 km€ 38.350
    GT-Line61 kWh NMC136 CV453 km€ 40.850

    La versione Light è disponibile solo con configurazione a 4 posti, con un risparmio di 7.750 € rispetto alla Earth 5 posti.

    Materiali e tecnologia: il bello e il meno bello

    Gli assemblaggi sono precisi, e l’aspetto generale è moderno. Le plastiche di plancia e portiere sono rigide, ma una larga fascia centrale in tessuto (un po’ ruvido al tatto) spezza la monotonia. Sulla versione Earth, volante e poltrone sono riscaldabili, e il sedile del guidatore ha regolazioni elettriche con supporto lombare.

    Il punto di forza è l’impianto multimediale: due display da 12,3 pollici (uno per la strumentazione, uno per l’infotainment) con grafica ordinata, ottima risoluzione e icone intuitive. L’audio è affidato a un impianto Harman Kardon con 8 altoparlanti, di serie su questa versione.

    Ecco però i due “neo” principali:

    1. Il terzo schermo: Tra i due display principali ce n’è un terzo, da 5,3 pollici, dedicato alla gestione del climatizzatore bizona. È parzialmente nascosto dal volante e difficile da raggiungere durante la guida. Meglio affidarsi alle levette fisiche sulla consolle centrale per regolare la temperatura.
    2. Tasti a sfioramento: Al centro della plancia ci sono dei tasti “scorciatoia” a sfioramento. Sono ben posizionati, ma azionarli senza distrarsi non è semplice: bisogna aspettare la vibrazione di conferma, e a volte si preme senza accorgersene.

    Bagagliaio e vani: una sorpresa sotto il cofano

    Il bagagliaio posteriore offre 362 litri, che diventano 1.201 litri abbattendo lo schienale del divano (il piano di carico resta piatto). L’imboccatura è ampia, ma la soglia di carico è un po’ alta (76 cm) e il portellone non è motorizzato.

    I dettagli intelligenti, però, non mancano:

    • Ganci nelle pareti del bagagliaio: perfetti per appendere i sacchetti della spesa e impedire che si rovescino.
    • Frunk (vano anteriore): sotto il cofano c’è un vano aggiuntivo di 15 litri, ideale per riporre i cavi di ricarica, tenendo pulito il bagagliaio.

    Due batterie, due filosofie

    Kia offre due opzioni di batteria per la EV2, con chimiche diverse:

    • 42,2 kWh LFP (litio-ferro-fosfato): più economica, più sicura e più longeva. Ideale per l’uso cittadino e periurbano. Autonomia WLTP: 317 km.
    • 61 kWh NMC (nichel-manganese-cobalto): maggiore capacità, per chi cerca più autonomia. Autonomia WLTP: 453 km.

    La ricarica rapida in corrente continua arriva fino a 118 kW, permettendo di passare dal 10 all’80% in circa 30 minuti. In corrente alternata, il caricatore di serie è da 11 kW (4h e 50′ per la batteria piccola, 5h e 35′ per quella grande). A pagamento (1.200 €) si può ottenere il caricatore da 22 kW, che riduce i tempi di circa un’ora e mezza.

    Come si guida? Scattante, agile… ma un po’ rigida

    Con 147 CV e 250 Nm di coppia, la EV2 non è certo una sportiva, ma gli 8,5 secondi dichiarati per lo 0-100 km/h sono un ottimo tempo per un’auto di questa categoria. Lo spunto da fermo è vivace, e le frenate si modulano bene. Presente anche la funzione i-Pedal (guida monopedale), che permette di rallentare fino a fermarsi sollevando il piede dall’acceleratore.

    In città, la EV2 è a casa sua. Lo sterzo è leggero (anche se non precisissimo) e facilita le manovre nei parcheggi stretti. L’insonorizzazione merita un plauso: anche oltre i 100 km/h, l’abitacolo resta ben isolato dai fruscii aerodinamici e dal rotolamento degli pneumatici.

    Il rovescio della medaglia? Le sospensioni. Sulle imperfezioni marcate del fondo stradale, la EV2 trasmette qualche scossone di troppo. È una messa a punto che privilegia la tenuta di strada (l’auto piega poco in curva) a scapito del comfort puro.

    Autonomia reale: quanto si percorre davvero?

    Kia dichiara 317 km nel ciclo WLTP per la versione con batteria da 42,2 kWh. Dopo il nostro test, svolto prevalentemente in città e extraurbano, stimiamo un’autonomia “reale” intorno ai 260-270 km. Un dato più che onesto per l’utilizzo quotidiano, ma che scenderà inevitabilmente in autostrada o con temperature rigide.

    Perché comprarla (e perché no)

    Tre motivi per sceglierla:

    1. Spazio interno: per un’auto di 4 metri, l’abitabilità è sorprendente. Quattro adulti viaggiano comodi, e il bagagliaio è generoso.
    2. Agilità: perfetta per la città. Sterzo leggero, motore reattivo e dimensioni compatte la rendono una compagna ideale nel traffico.
    3. Tecnologia di bordo: i due grandi schermi sono eccellenti, e la piattaforma E-GMP garantisce ricariche rapide quando servono.

    Tre motivi per pensarci:

    1. Comfort di marcia: le sospensioni sono rigide, e le imperfezioni dell’asfalto si sentono eccome. Non è l’auto più morbida del segmento.
    2. Visibilità posteriore: il lunotto è piccolo e i montanti posteriori sono massicci. In manovra bisogna affidarsi ai sensori (e alla retrocamera).
    3. Schermo del clima: il terzo display da 5,3 pollici è troppo nascosto e difficile da usare in movimento. Un’interfaccia fisica sarebbe stata più pratica.

    Conclusione

    La Kia EV2 è una candidata seria al titolo di crossover elettrico più equilibrato del momento. Non è perfetta (il comfort delle sospensioni e alcune scelte di interfaccia lasciano a desiderare), ma offre un pacchetto completo: design accattivante, spazio interno da segmento superiore, tecnologia matura e un prezzo d’attacco (26.600 €) che la rende competitiva anche contro rivali più blasonate.

    Se cerchi una seconda auto per la famiglia, agile in città ma abbastanza spaziosa per i weekend fuori porta, e non vuoi spendere una fortuna, la EV2 merita di essere nella tua lista. La versione con batteria da 42,2 kWh è già ordinabile da fine aprile 2026; per quella da 61 kWh bisognerà attendere l’estate.

    Prezzo: da € 26.600
    Autonomia: 317 km (WLTP) per la versione 42,2 kWh
    Peso: 1.550 kg
    Bagagliaio: 15 litri (anteriore) + 362 / 1.201 litri (posteriore)

  • La “Patente A”: Guida per Chi Vuole Iniziare ad Andare in Moto Quest’Estate

    La “Patente A”: Guida per Chi Vuole Iniziare ad Andare in Moto Quest’Estate

    Requisiti, costi e consigli per prendere la patente della moto nel 2026


    L’aria si scalda, le giornate si allungano e quella voglia di libertà a due ruote diventa sempre più forte. Se anche voi quest’anno avete deciso che è arrivato il momento di iniziare a guidare la moto, siete nel posto giusto. La primavera è il periodo ideale per muovere i primi passi: prendere la patente ora significa essere pronti per godersi l’estate in sella.

    Il 2026 porta con sé alcune novità importanti per chi vuole conseguire la patente. Dalle nuove regole sulle ore di guida obbligatorie ai costi aggiornati, è fondamentale avere le idee chiare prima di partire. In questa guida completa vi spieghiamo tutto quello che c’è da sapere: tipi di patente, iter, costi e come scegliere la prima moto.


    I Tipi di Patente per Moto: A1, A2 e A

    La famiglia delle patenti di categoria A è strutturata su tre livelli, pensati per accompagnare il motociclista in un percorso di crescita progressiva . Ecco come funzionano.

    Patente A1: Il Primo Gradino (16 anni)

    La patente A1 è l’accesso al mondo delle due ruote per i più giovani. Si può conseguire a 16 anni e permette di guidare :

    • Motocicli fino a 125 cm³ di cilindrata
    • Potenza massima di 11 kW (circa 15 CV)
    • Tricicli con potenza fino a 15 kW

    È la scelta ideale per chi vuole iniziare presto o per chi cerca un mezzo agile per la città senza troppe pretese di potenza.

    Patente A2: La Patente dei Maggiorenni (18 anni)

    18 anni si apre il mondo della patente A2, quella che probabilmente interessa alla maggior parte di voi. Permette di guidare :

    • Motocicli con potenza non superiore a 35 kW (circa 47,5 CV)
    • Rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg
    • Cilindrata minima di 250 cc per i motori a benzina

    La patente A2 è valida anche all’estero e consente di accedere a una gamma amplissima di moto: circa la metà dei modelli in commercio sono adatti a questa categoria, tra nativi e depotenziati . È il passaggio ideale per chi vuole sentire più grinta sotto la sella senza ancora esagerare .

    Patente A: Il Gradino Finale (20 o 24 anni)

    La patente A è il livello massimo: nessun limite di potenza, qualsiasi moto è consentita . Si può ottenere in due modi:

    • Accesso diretto: a 24 anni, sostenendo l’esame pratico su una moto di grossa cilindrata
    • Accesso graduale: a 20 anni, se si possiede la patente A2 da almeno due anni e si frequentano corsi specifici 

    Tabella Riassuntiva delle Patenti Moto

    PatenteEtà minimaCosa puoi guidarePotenza massima
    A116 anniMotocicli 125 cc11 kW (15 CV)
    A218 anniMotocicli ≥ 250 cc35 kW (47,5 CV)
    A20 o 24 anniQualsiasi motoNessun limite

    Come Ottenere la Patente A nel 2026: L’Iter Passo dopo Passo

    I Documenti Necessari

    Prima di iniziare, prepariamo il kit di sopravvivenza burocratica. Vi serviranno :

    • Documento d’identità valido (controllate la scadenza!)
    • Codice fiscale (la tessera sanitaria va bene)
    • 3 foto tessera recenti (non usate quella di 10 anni fa)
    • Certificato medico anamnestico (dal vostro medico di base)
    • Certificato di idoneità psicofisica (da un medico abilitato: ACI, ASL, autoscuole convenzionate)

    Autoscuola o Privatista?

    La scelta della strada da seguire è importante:

    OpzioneVantaggiSvantaggi
    AutoscuolaGestione pratiche, supporto costante, calendario guidatoCosto più elevato
    PrivatistaPotenziale risparmio su alcune vociBurocrazia complessa, tempi più lunghi

    Considerate che, come vedremo tra poco, alcune novità del 2026 rendono il percorso da privatista meno agevole .

    Le Novità 2026: 8 Ore di Guida Obbligatorie

    Il 2026 porta con sé una delle riforme più significative degli ultimi anni per chi vuole prendere la patente . La novità principale riguarda le ore di guida obbligatorie, che passano da sei a otto, strutturate in moduli specifici :

    • Modulo A (2 ore): uso corretto del veicolo, manovre di base, gestione emergenze, apprendimento dei sistemi di assistenza (ADAS)
    • Modulo B (3 ore): guida in ambito urbano, traffico, situazioni frequenti
    • Modulo C (2 ore): guida in autostrada e strade extraurbane, sorpassi, distanze di sicurezza
    • Modulo D (1 ora): guida in condizioni di visibilità ridotta (notturna)

    Importante: le guide devono essere effettuate esclusivamente presso autoscuole abilitate, sotto la sorveglianza di istruttori qualificati . Questo vale anche per chi sceglie il percorso da privatista .

    I progressi vengono registrati tramite certificazione digitale e l’attestato finale ha validità 18 mesi per ripetere l’esame pratico senza ricominciare da zero .

    L’Esame Teorico

    L’esame di teoria valuta la conoscenza del Codice della Strada, della segnaletica e delle norme di sicurezza. Nel 2026 i quiz sono diventati più tecnici, con domande su :

    • Pericoli dell’uso del telefono alla guida
    • Angoli ciechi
    • Sistemi di assistenza alla guida (ADAS)
    • Sicurezza di pedoni e ciclisti

    Il segreto per superarlo? Non studiare a memoria, ma capire la logica delle regole .

    L’Esame Pratico

    Dopo aver completato le guide obbligatorie, si accede all’esame pratico. Verranno valutati:

    • Comportamento nel traffico
    • Rispetto delle precedenze
    • Manovre e gestione del veicolo
    • Capacità di guida in diverse situazioni

    Quanto Costa Prendere la Patente della Moto nel 2026

    I costi per la patente variano sensibilmente in base a città, autoscuola e percorso scelto. Ecco una stima realistica :

    Voce di costoRange indicativo
    Iscrizione e pratiche200-400 €
    Visita medica50-100 €
    8 ore di guida obbligatorie320-480 € (40-60 €/ora)
    Diritti Motorizzazione100-150 € (in aumento nel 2026)
    Eventuali guide extra40-60 €/ora
    TOTALE ORIENTATIVO700-1.200 €

    Attenzione: dal novembre 2025 si è già registrato un aumento di 10-15 euro per allievo, e ulteriori rincari dei diritti Motorizzazione sono previsti nel primo semestre 2026 . I costi complessivi, soprattutto in città come Milano, possono essere più alti della media nazionale .


    Le Regole per i Neopatentati

    Anche dopo aver preso la patente, ci sono regole da rispettare. Per i neopatentati valgono limitazioni specifiche, anche se pensate principalmente per le auto, è bene conoscerle :

    • Limiti di potenza per i veicoli guidabili nei primi 3 anni
    • Per le auto: 75 kW/t e tetto di 105 kW per le autovetture M1
    • Per la moto, attenzione alle restrizioni assicurative che alcune compagnie applicano ai neopatentati 

    In generale, il periodo di prova per i nuovi conducenti è di almeno 2 anni, con sanzioni più severe in caso di infrazioni .


    Come Scegliere la Prima Moto: Guida alle Tipologie

    La scelta della prima moto è un momento emozionante ma critico. La moto giusta deve unire maneggevolezza, potenza contenuta e sicurezza . Ecco le principali tipologie.

    1. Scooter (125-300cc) – La scelta più pratica

    • Posizione comoda, cambio automatico, basso baricentro 
    • Ideale per: città e brevi spostamenti
    • Consigliato: 125cc per patente B o A1, 250-300cc per A2

    2. Naked (250-500cc) – Il giusto equilibrio

    • Manubrio alto, peso contenuto (150-180 kg), elettronica semplificata 
    • Ideale per: chi cerca uno stile più sportivo senza eccessi
    • Consigliato: 250-400cc per A1/A2, 500cc massimo per neofiti

    3. Custom/Cruiser (300-650cc) – Stile e facilità

    • Sella bassa (accessibile), coppia generosa ai bassi regimi 
    • Ideale per: chi ama lo stile chopper e la guida tranquilla
    • Consigliato: 300-500cc, 650cc solo se limitabile a 35 kW

    4. Enduro/Adventure leggere (250-400cc) – Per gli amanti dello sterrato

    • Sospensioni lunghe, pneumatici tassellati, versatilità 
    • Ideale per: chi soglia viaggi off-road o cerca una moto versatile
    • Consigliato: 250-300cc per imparare, 400cc massimo

    5. Touring leggere (400-650cc) – Comfort per i primi viaggi

    • Protezione aerodinamica, accessori integrati 
    • Ideale per: abituarsi al turismo senza una moto troppo impegnativa
    • Consigliato: 400-500cc, 650cc solo se limitata A2

    Il Segreto: La Leggerezza

    Per chi inizia, il peso è più importante della potenza. Una moto leggera richiede meno sforzo nelle manovre da fermo, semplifica l’ingresso in curva e riduce la fatica in città . Ecco alcuni modelli A2 particolarmente leggeri :

    ModelloPeso a seccoPotenzaPrezzo
    Mondial Spartan 250128 kg20 CV2.990 €
    Kawasaki W230133 kg18 CV5.275 €
    Honda CB300R137 kg31 CV5.700 €
    Beta Alp X142 kg35 CV5.790 €
    Fantic Caballero Scrambler 500145 kg40 CV7.090 €

    Consiglio: Il peso in secco non include carburante e liquidi. Provate sempre la moto per verificare la maneggevolezza reale e l’altezza sella .


    Errori da Evitare

    • Scegliere una moto troppo potente: meglio una moto “sotto tono” che permetta di imparare senza rischi 
    • Non considerare i costi di gestione: assicurazione, manutenzione, consumi
    • Trascurare la documentazione: documenti scaduti bloccano l’iter 
    • Ignorare le scadenze: il foglio rosa dura 12 mesi 
    • Dimenticare i passaggi graduali: senza corsi o esami, la patente A non arriva da sola 

    Tabella di Sintesi: Patenti e Moto Consigliate

    PatenteEtàPotenza maxTipologie moto consigliateCilindrata ideale
    B (con 125)18+11 kWScooter, naked leggere125 cc
    A11611 kWScooter, naked, enduro piccole125 cc
    A21835 kWNaked, custom, adventure, touring250-650 cc
    A20/24IllimitataQualsiasi, ma meglio iniziare sotto i 650 cc

    Pronti a Partire?

    Prendere la patente della moto nel 2026 richiede un impegno maggiore rispetto al passato: più ore di guida, costi leggermente aumentati e un percorso più strutturato . Ma è anche un’opportunità: si arriva all’esame più preparati, più consapevoli e più sicuri.

    I primi 10.000 km sono i più importanti per formarsi come rider . Scegliete una moto adatta al vostro livello, rispettate i limiti e, soprattutto, godetevi ogni curva.

    L’estate vi aspetta. Buona strada!

  • Renault Twingo E-Tech: la simpatica elettrica “low cost” (fatta in Europa) che fa dimenticare la Cina

    Renault Twingo E-Tech: la simpatica elettrica “low cost” (fatta in Europa) che fa dimenticare la Cina

    C’è un nuovo vento che soffia nel mondo delle citycar elettriche, e soffa dall’Europa. Mentre il mercato si sta abituando a vedere piccole elettriche a prezzo “popolare” provenienti dalla Cina (pensiamo alla Dacia Spring o alla Leapmotor T03), la Renault rilancia la sfida con un’arma affilata e sorprendentemente “nostrana”: la nuova Renault Twingo E-Tech.

    Disponibile in Italia con prezzi a partire da € 19.500 per la versione Evolution, questa piccola francese (costruita in Slovenia) si propone di essere la risposta europea alla mobilità elettrica accessibile, senza però snaturare lo spirito giocoso e pratico che ha reso celebre il suo antenato del 1992.

    Più di un’eredità: un omaggio agli anni ‘90

    La prima cosa che colpisce della nuova Twingo è il suo design. Renault ha giocato la carta della nostalgia, ma con intelligenza. Le forme tondeggianti, le luci ad arco e la silhouette da piccola monovolume richiamano fortemente la prima generazione, quella vera, quella che negli anni ‘90 ha rivoluzionato il concetto di utilitaria.

    Non manca nemmeno il celebre inserto a tre elementi sul cofano, che però non cela più una presa d’aria (il cofano è sigillato), ma il tappo del lavavetri. Un dettaglio che fa sorridere e che dimostra come Renault abbia voluto preservare il carattere iconico della vettura. A differenza dell’antenata, però, questa è rigorosamente a 5 porte e 100% elettrica.

    La Formula Vincente: Sviluppo Lampo e Batterie “Economiche”

    Dietro il prezzo aggressivo (19.500 €) non ci sono solo scelte di marketing, ma una strategia industriale precisa. La Twingo E-Tech condivide la base meccanica con le “cugine” Renault 4 e 5 E-Tech, ma con alcune semplificazioni che abbattono i costi.

    La vera magia, però, è avvenuta in fase di sviluppo. Dopo il progetto iniziale in Francia, il testimone è passato al centro di Shanghai, che ha completato lo sviluppo in meno di 2 anni. Un record, considerando che di solito per una nuova elettrica ce ne vogliono quasi il doppio.

    Il risparmio si riflette anche nella scelta della batteria. La Twingo monta una LFP (litio-ferro-fosfato) da 27,5 kWh. Rispetto alle batterie tradizionali, questa tecnologia è più economica, più sicura (meno infiammabile) e sopporta meglio le ricariche al 100%, allungando la vita della batteria. L’autonomia dichiarata nel ciclo WLTP è di 261 km, una cifra onesta per l’uso cittadino e periurbano.

    VersionePrezzoDotazione principale
    Evolution€ 19.500Multimedia con Apple CarPlay/Android Auto, sensori posteriori, ADAS obbligatori
    Techno€ 21.100Cerchi in lega, Google integrato, Clima automatico, Cruise Control Adattativo, Retro camera

    L’Abitacolo: Un Tributo alla Praticità

    Salendo a bordo, l’atmosfera è familiare ma moderna. Il pulsante rosso delle quattro frecce, posizionato centralmente, è lo stesso identico della Twingo storica. L’abitacolo è dominato da schermi (7″ per la strumentazione e 10,1″ per l’infotainment) con grafiche “fumettose” e colori pastello che rendono tutto molto allegro.

    La vera sorpresa, però, è la modularità interna. I due posti posteriori non sono un classico divanetto, ma due poltrone indipendenti che possono scorrere longitudinalmente per 17 cm. Tirando delle linguette dal bagagliaio, si possono far avanzare, portando la capacità del vano da 205 a 305 litri. Sotto al piano di carico, poi, c’è un vano da 50 litri studiato appositamente per ospitare i cavi di ricarica.

    Per chi cerca il massimo della versatilità, sulla Techno lo schienale del sedile anteriore destro si abbatte, permettendo di caricare oggetti lunghi fino a 2 metri.

    La Ricarica: Occhio agli Optional

    Di serie, la Twingo si ricarica in corrente alternata a 6,6 kW, impiegando poco più di 4 ore per un pieno. Per chi vuole essere più “attrezzato”, è obbligatorio spuntare il pacchetto Advanced Charge (490 €) in fase d’ordine.

    Questo pacchetto porta la potenza in AC a 11 kW (2h e 35′ per il pieno) e, cosa fondamentale, aggiunge la presa per la ricarica rapida in corrente continua fino a 50 kW, che permette di passare dal 10 all’80% in circa mezz’ora. La scelta di limitare la potenza a 50 kW non è un caso: permette di adottare un sistema di raffreddamento ad aria più leggero (30 kg in meno) e meno costoso, mantenendo il peso totale sotto controllo (1219 kg).

    Come si Guida? Divertente e Agile

    Con 82 CV e 175 Nm di coppia, la Twingo non è certo una sportiva (0-100 km/h in 12,1 secondi), ma in città è più che sufficiente. Il motore è anteriore e la trazione è anteriore.

    Il comportamento su strada è stato curato con attenzione. Lo sterzo è preciso e la vettura cambia direzione senza indugi. Il diametro di sterzata di soli 9,9 metri la rende un gioiello per i parcheggi e le manovre in spazi stretti.

    Sulla versione Techno è di serie il cruise control adattativo con funzione stop&go, perfetto per il traffico, e la modalità One-Pedal (guida con un solo pedale), che si attiva tramite palette dietro al volante, permettendo di fermare l’auto sfruttando al massimo la rigenerazione di energia.

    Perché Sceglierla (e Perché No)

    Tre motivi per comprarla:

    1. Prezzo e Provenienza: Costa poco ed è costruita in Europa (Slovenia), un punto a favore per chi cerca un’elettrica “non made in China”.
    2. Praticità: I sedili posteriori scorrevoli e il vano sotto il baule sono soluzioni intelligenti che pochi rivali offrono.
    3. Divertimento alla guida: Nonostante i cavalli ridotti, l’assetto è ben bilanciato, lo sterzo preciso e la maneggevolezza è eccezionale.

    Tre motivi per pensarci:

    1. Visibilità ridotta: I montanti anteriori spessi e inclinati ostacolano la visuale nelle curve e agli incroci.
    2. Vetri posteriori a compasso: Le portiere dietro hanno vetri che si aprono solo a compasso, non discendenti. Un compromesso di stile che penalizza un po’ la funzionalità.
    3. Autonomia autostradale: Non è una viaggiatrice. Su autostrada, l’autonomia reale scende probabilmente sotto i 150 km. È perfetta per la città e l’extraurbano, ma non per i lunghi viaggi.

    Conclusione

    La Renault Twingo E-Tech rappresenta una piccola rivoluzione. Dimostra che è possibile fare un’auto elettrica accessibile (sotto i 20.000 euro) senza dover per forza importare dalla Cina o scendere a compromessi inaccettabili sulla qualità o sulla personalità.

    Non è un’auto per tutti: se percorri tanta autostrada o hai una famiglia numerosa, probabilmente non fa per te. Ma se cerchi una seconda auto per la città, agile, simpatica, con un cuore retrò e una dotazione moderna, questa Twingo potrebbe essere esattamente ciò che aspettavi.

    Prezzo: da € 19.500
    Autonomia: 261 km (WLTP)
    Peso: 1.219 kg
    Bagagliaio: 205 – 305 litri