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  • Approfondimento Tecnico: Come Funziona l’Impianto di Climatizzazione e Perché Va Controllato

    Approfondimento Tecnico: Come Funziona l’Impianto di Climatizzazione e Perché Va Controllato

    Tecnologia, componenti e manutenzione del sistema che garantisce comfort e sicurezza a bordo


    L’aria condizionata in auto non è più un lusso riservato a pochi, ma una dotazione ormai di serie su praticamente tutti i veicoli moderni . Quello che molti guidatori considerano semplicemente un “pulsante che fa aria fresca” è in realtà un sistema complesso e sofisticato, fondamentale non solo per il comfort ma anche per la sicurezza alla guida.

    In questo approfondimento tecnico, scopriremo come funziona l’impianto di climatizzazione, quali sono i suoi componenti essenziali, perché è così importante mantenerlo efficiente e quali interventi di manutenzione vanno effettuati regolarmente.


    Il Climatizzatore come Sistema di Sicurezza

    Prima di addentrarci nella meccanica, è importante capire perché il climatizzatore va considerato a tutti gli effetti un sistema di sicurezza passiva .

    Una corretta climatizzazione dell’abitacolo non serve solo a combattere il caldo estivo. Il calore eccessivo e l’anidride carbonica prodotti dagli occupanti diminuiscono la concentrazione di ossigeno all’interno dell’abitacolo, con effetti negativi sulle condizioni di guida . Un guidatore accaldato e disidratato è meno reattivo, più stanco e più incline a errori.

    Inoltre, il climatizzatore svolge una funzione cruciale di deumidificazione: in inverno o in condizioni di pioggia, contribuisce a mantenere i vetri liberi dall’appannamento, garantendo una visibilità ottimale in ogni situazione .

    Il climatizzatore serve dunque a creare le condizioni ottimali di temperatura, umidità e purezza dell’aria, e per fare questo deve funzionare al meglio .


    I Componenti Fondamentali del Sistema

    L’impianto di climatizzazione è un sistema chiuso costituito da componenti collegati da tubi flessibili e/o in alluminio, all’interno dei quali circola un refrigerante miscelato con un lubrificante . Ecco i suoi elementi essenziali.

    1. Il Compressore: Il Cuore del Sistema

    Il compressore è il componente fondamentale dell’impianto A/C. Azionato dal motore attraverso una cinghia trapezoidale, ha il compito di comprimere il gas refrigerante .

    Il gas proveniente dall’evaporatore – a bassa temperatura e bassa pressione – viene aspirato e compresso, aumentando la sua pressione (da circa 2 kg/cm² a circa 15 kg/cm²) e la sua temperatura (fino a 80 °C) . Viene poi inviato al condensatore allo stato gassoso ma ad alta pressione e alta temperatura.

    Attenzione: Il compressore non deve mai entrare in contatto con liquidi, che rischiano di danneggiarlo visto che non possono essere compressi. Per funzionare correttamente deve inoltre essere sempre ben lubrificato .

    2. Il Condensatore: Lo Scambiatore di Calore

    Il condensatore è posizionato nella parte anteriore del veicolo, generalmente davanti al radiatore del motore. Qui il gas refrigerante, ad alta pressione e temperatura, viene raffreddato dal flusso d’aria esterna (grazie al movimento del veicolo o alla ventola) .

    In questa fase, il refrigerante cede calore all’esterno e si condensa, passando dallo stato gassoso a quello liquido .

    3. Il Filtro Essiccatore: Il Guardiano della Purezza

    Dopo il condensatore, il refrigerante liquido attraversa il filtro essiccatore. Questo componente svolge due funzioni cruciali:

    • Filtraggio: trattiene impurità e particelle in sospensione 
    • Essiccazione: elimina l’umidità dal sistema 

    L’umidità è nemica del climatizzatore: nel passaggio da fase liquida a gassosa, la temperatura è prossima allo zero e l’acqua potrebbe ghiacciare, rischiando di bloccare la valvola di espansione .

    4. La Valvola di Espansione: Il Regolatore di Pressione

    La valvola di espansione (o regolatore di pressione) riceve il refrigerante liquido ad alta pressione e ne riduce la pressione, facendolo passare allo stato gassoso . Questo cambiamento di stato provoca un improvviso abbassamento della temperatura .

    5. L’Evaporatore: Il Generatore di Freddo

    L’evaporatore è posizionato all’interno del cruscotto. Qui il refrigerante, ora a bassa pressione e in fase di evaporazione, assorbe calore dall’aria che lambisce le sue lamelle . Il calore latente necessario al cambiamento di stato viene fornito dall’aria esterna, che conseguentemente si raffredda e deumidifica .

    Una ventola provvede poi a soffiare quest’aria fredda all’interno dell’abitacolo attraverso le bocchette .

    6. Il Filtro Abitacolo: Il Primo Baluardo

    Il filtro aria del climatizzatore (o filtro antipolline) è installato generalmente dietro al cassetto portaguanti e filtra polvere, pollini e altri inquinanti che penetrano nel veicolo dall’esterno attraverso il sistema di climatizzazione . È il primo componente a entrare in contatto con l’aria che respiriamo.


    Il Ciclo del Refrigerante: Passo dopo Passo

    Ecco come si svolge il ciclo completo del refrigerante all’interno dell’impianto:

    1. Compressione: Il compressore aspira il gas a bassa pressione, lo comprime e lo invia ad alta pressione e alta temperatura verso il condensatore.
    2. Condensazione: Nel condensatore, il gas cede calore all’esterno e si trasforma in liquido.
    3. Filtraggio: Il liquido attraversa il filtro essiccatore, che trattiene impurità e umidità.
    4. Espansione: La valvola di espansione riduce la pressione del liquido, che inizia a trasformarsi in gas, raffreddandosi bruscamente.
    5. Evaporazione: Nell’evaporatore, il refrigerante assorbe calore dall’aria dell’abitacolo, completando la trasformazione in gas e producendo aria fredda.
    6. Ritorno: Il gas torna al compressore e il ciclo ricomincia .

    I Refrigeranti: R134a e R1234yf

    Sugli impianti di climatizzazione moderni “convivono” diverse tipologie di refrigerante :

    • R134a: Il refrigerante tradizionale, utilizzato per anni sulla stragrande maggioranza dei veicoli.
    • R1234yf: Dal 1° gennaio 2013, la Direttiva CE/40/2006 impone alle Case auto di utilizzare questo refrigerante più ecologico sui sistemi di nuova omologazione . Ha un effetto serra notevolmente inferiore rispetto al precedente.
    • R744 (CO2): Alcuni costruttori, come Volkswagen, hanno scelto l’anidride carbonica come refrigerante per i propri veicoli, ritenendola ancora più ecologica .

    Sull’auto, di solito è presente un’etichetta nel vano motore che indica quale refrigerante viene utilizzato . È fondamentale utilizzare il tipo corretto: usare il gas sbagliato può danneggiare gravemente l’impianto.


    Manutenzione: Cosa, Quando e Perché

    Il sistema di climatizzazione necessita di manutenzione regolare. HELLA consiglia di eseguire un controllo ogni 12 mesi e una manutenzione completa ogni 2 anni .

    Controllo Annuale

    Ogni anno, preferibilmente in primavera prima dell’uso intensivo estivo, è opportuno effettuare :

    • Controllo visivo di tutti i componenti
    • Verifica della funzionalità e del rendimento
    • Sostituzione del filtro abitacolo (almeno una volta all’anno o ogni 15.000 km) 
    • Eventuale disinfezione dell’evaporatore

    Manutenzione Biennale

    Ogni due anni, è necessaria una manutenzione più approfondita che include :

    • Controllo visivo di tutti i componenti
    • Verifica della funzionalità e del rendimento
    • Sostituzione del filtro essiccatore
    • Sostituzione del refrigerante (ricarica)
    • Controllo della tenuta dell’impianto
    • Eventuale disinfezione dell’evaporatore

    Perché la Ricarica è Necessaria

    Ogni anno, dal sistema di climatizzazione fuoriesce fino al 10% del refrigerante, anche da impianti nuovi . Per quanto normale, questo processo causa:

    • Riduzione della potenza di raffreddamento
    • Rischio di danni al compressore (che lavora a secco o con lubrificazione insufficiente)

    La ricarica va effettuata ogni 2-3 anni . Non è solo un vezzo: un impianto scarico può causare danni permanenti al compressore, che è il componente più costoso da sostituire .

    Segnali che Indicano la Necessità di un Intervento

    Ecco i sintomi più comuni di un climatizzatore che necessita manutenzione :

    SintomoPossibile causa
    Aria meno fredda del solitoCarenza di refrigerante
    Tempi prolungati per raffreddare l’abitacoloFiltro intasato o gas insufficiente
    Rumori insoliti dal compressoreCompressore in sofferenza o scarsa lubrificazione
    Cattivi odori dalle bocchetteBatteri, muffe e funghi nell’evaporatore
    Flusso d’aria ridottoFiltro abitacolo intasato

    Igienizzazione: Perché è Fondamentale

    Nel tempo, all’interno dei condotti e del filtro abitacolo si accumulano polvere, pollini e umidità. Questo mix rappresenta il terreno ideale per la proliferazione di muffe, batteri e funghi .

    I Rischi per la Salute

    Un climatizzatore non igienizzato può causare :

    • Cattivi odori persistenti
    • Riduzione del flusso d’aria
    • Reazioni allergiche o irritazioni alle vie respiratorie
    • Maggiore consumo energetico

    Tra le lamelle dell’evaporatore si forma acqua di condensazione, e con il tempo al suo interno si annidano microrganismi che vengono poi diffusi nell’abitacolo ogni volta che si accende l’aria condizionata .

    Quando Igienizzare

    La frequenza consigliata è almeno una volta l’anno, meglio se in primavera . Tuttavia, è consigliabile intervenire ogni 6 mesi se :

    • L’auto viene usata molto
    • Si notano odori sgradevoli
    • In presenza di bambini, animali o persone allergiche

    Fai-da-te o Professionale?

    Soluzioni fai-da-te: spray disinfettanti, schiume igienizzanti o aerosol automatici possono essere utili per una pulizia superficiale, ma hanno efficacia limitata perché non raggiungono le aree più nascoste del sistema .

    Sanificazione professionale: garantisce una pulizia profonda e mirata, con accesso completo a filtri e condotti, utilizzo di prodotti certificati ed eliminazione definitiva di muffe e batteri .

    Fai-da-teProfessionale
    Pulizia superficialePulizia profonda
    Efficacia temporaneaEliminazione definitiva
    Rischio uso scorrettoIntervento sicuro e certificato
    Non raggiunge i punti criticiAccesso completo al sistema

    Uso Corretto del Climatizzatore

    Per mantenere l’impianto efficiente e preservare la salute, ecco alcuni accorgimenti:

    All’Accensione

    Quando l’auto è molto calda, non impostate subito la temperatura minima. Arieggiate aprendo i finestrini per qualche minuto, poi accendete il climatizzatore e riducete progressivamente la temperatura . Questo evita sbalzi termici dannosi e riduce il lavoro dell’impianto.

    Durante la Guida

    • Non superate i 10 gradi di differenza tra temperatura esterna e interna 
    • Non indirizzate il getto d’aria direttamente sul corpo (rischio di infiammazioni muscolari o cervicali) 
    • Utilizzate il ricircolo dell’aria solo se necessario e per brevi periodi 

    Allo Spegnimento

    Spegnete il climatizzatore qualche minuto prima di arrivare a destinazione, lasciando attiva solo la ventilazione. Questo aiuta ad asciugare l’evaporatore e previene la formazione di muffe e cattivi odori .

    Cosa Evitare

    È vietato tenere il motore acceso durante la sosta allo scopo di mantenere in funzione il climatizzatore (salvo che per le auto elettriche). L’Art. 157 comma 7-bis del Codice della Strada prevede una sanzione da 223 a 444 euro .


    Tabella Riassuntiva della Manutenzione

    InterventoFrequenzaBenefici
    Controllo climatizzatoreOgni 12 mesiPrevenzione guasti, verifica efficienza
    Sostituzione filtro abitacoloAnnuale o 15.000 kmAria pulita, efficienza del sistema
    IgienizzazioneAnnuale (primavera)Eliminazione batteri e cattivi odori
    Ricarica gasOgni 2-3 anniPotenza di raffreddamento ottimale
    Manutenzione completaOgni 2 anniSostituzione filtro essiccatore, tenuta impianto

    Perché Affidarsi a un Professionista

    La manutenzione del climatizzatore richiede attrezzature specifiche e competenze tecniche :

    • Stazioni di ricarica professionali per gestire vuoto, ricarica e recupero del gas nel rispetto dell’ambiente
    • Manometri di precisione per misurare correttamente le pressioni
    • Gas refrigerante certificato e compatibile con l’impianto
    • Ricerca perdite per individuare e risolvere problemi alla radice

    I tentativi di ricarica fai-da-te comportano rischi: utilizzo di gas non idonei o contraffatti, dosaggio errato che può danneggiare il compressore, mancanza di controlli su perdite e malfunzionamenti .


    Conclusioni: Un Investimento in Comfort e Salute

    L’impianto di climatizzazione è un sistema complesso che richiede cure regolari. Una manutenzione adeguata non solo garantisce comfort in ogni stagione, ma protegge la salute degli occupanti, previene guasti costosi e contribuisce alla sicurezza di guida.

    Ricordate i punti chiave:

    • Controllo annuale in primavera
    • Sostituzione filtro abitacolo ogni anno
    • Ricarica gas ogni 2-3 anni
    • Igienizzazione almeno una volta all’anno
    • Affidarsi a professionisti per interventi completi e sicuri

    Un climatizzatore ben mantenuto vi ripagherà con anni di aria fresca, pulita e salubre, rendendo ogni viaggio più piacevole e sicuro.

  • Addio a Sandro Munari, il “Drago” che ha fatto sognare l’Italia nei rally

    Addio a Sandro Munari, il “Drago” che ha fatto sognare l’Italia nei rally

    Il leggendario pilota veneto si è spento a 85 anni: campione del mondo nel 1977, dominò il Rally di Montecarlo con Lancia e vinse la Targa Florio con Ferrari


    Si è spento all’età di 85 anni Sandro Munari, il “Drago” del rally mondiale. L’annuncio della scomparsa, avvenuta a Bologna dopo una lunga malattia, ha scosso il mondo dei motori e dell’agonismo sportivo, che perde una delle figure più iconiche e amate della sua storia .

    Per una generazione di italiani, Sandro Munari è stato molto più di un pilota: è stato l’eroe che, a bordo di macchine italiane – le Lancia Fulvia e Stratos su tutte – sfidava e batteva i temibili maestri del nord, i finlandesi, gli svedesi, i francesi e i tedeschi, regalando sogni a chi lo seguiva con il cuore in gola .


    Dagli Esordi sui Kart al Primo Grande Trionfo

    Nato a Cavarzere, in provincia di Venezia, nel marzo del 1940 in una famiglia di agricoltori, Sandro Munari cominciò la sua avventura nel mondo delle corse nel 1963 sui kart, per poi passare l’anno successivo nel ruolo di navigatore al fianco di Arnaldo Cavallari .

    Il suo esordio da pilota lo legò indissolubilmente alla Lancia. Dopo aver debuttato con la “Fulvietta”, prima in versione Coupé e poi Zagato, nel 1967 passò alla Lancia Fulvia HF e iniziò la sua fulminante carriera rallistica, vincendo il Campionato Italiano Rally nel 1969 .

    Il momento della consacrazione arrivò nel 1972. Al volante della Lancia Fulvia HF 1600, navigato da Mario Mannucci, Munari vinse clamorosamente il Rally di Montecarlo, battendo uno squadrone di vetture ben più potenti come Porsche, Alpine e Ford . Fu la prima vittoria italiana in quella che è considerata la gara più prestigiosa del mondo, un’impresa che aprì le porte a una lunga serie di trionfi e che lo trasformò in un eroe nazionale .

    L’Era della Stratos e il Titolo Mondiale

    Con il ritiro della Fulvia, Munari trovò la compagna perfetta: la Lancia Stratos HF. Una vettura progettata su misura per i rally, con il suo iconico design a cuneo firmato da Marcello Gandini e il potente motore V6 derivato dalla Ferrari Dino . Con lei, Munari scrisse alcune delle pagine più belle della storia dell’automobilismo.

    Nel 1974 conquistò la prima vittoria nel Mondiale per Lancia al Rally di Sanremo, contribuendo al primo dei tre titoli costruttori consecutivi vinti dalla casa torinese tra il 1974 e il 1976 . Ma il suo nome resta legato soprattutto al Rally di Montecarlo, che dominò in modo assoluto: tra il 1975 e il 1977, il “Drago” vinse per tre anni consecutivi, un’impresa che consacrò il suo status di “maestro” dell’asfalto .

    Proprio nel 1977, grazie a queste vittorie e ai successi in altre gare come il Tour de Corse, Sandro Munari si aggiudicò la Coppa FIA Piloti Rally, l’antesignano dell’attuale titolo mondiale piloti (WRC) che sarebbe stato istituito due anni dopo . In totale, il “Drago” collezionò sette vittorie nel Campionato del Mondo Rally, tutte conquistate al volante della mitica Stratos .

    Oltre il Rally: La Targa Florio e il “No” alla Formula 1

    Munari non fu solo un mostro sacro dei rally. Dimostrò una versatilità straordinaria, cimentandosi con successo anche nelle gare di velocità. Nel 1966 fu secondo di classe alla 12 Ore di Sebring con una Fulvia Zagato . Ma il suo capolavoro in pista rimane la vittoria alla leggendaria Targa Florio del 1972.

    Quell’anno, Enzo Ferrari in persona volle Munari alla guida della potentissima Ferrari 312 PB, in coppia con il pilota di Formula 1 Arturo Merzario. Nonostante non fosse abituato alla potenza di una sportiva, dopo un mese di test in Sicilia, Munari si calò alla perfezione nel ruolo e vinse la massacrale corsa siciliana, regalando al Drake un altro trofeo .

    Un aneddoto curioso riguarda anche un approccio da parte di Frank Williams, che nel 1973 gli propose di passare alla Formula 1. Ma Munari, con la sua proverbiale saggezza, rifiutò: non era uno sfizio a cui tenesse particolarmente, preferendo restare fedele alla sua natura di pilota di rally .

    Il Rimpianto del Safari e gli Ultimi Anni

    Se c’è una gara che il “Drago” non riuscì mai a domare, quella fu il Safari Rally in Africa. Ci provò e riprovò, sfidando elefanti, gazzelle e leoni, ma il mitico rally keniota rimase la sua “Balena Bianca”, una Moby Dick impossibile da arpionare . Le sue ultime apparizioni nel WRC furono proprio lì, nel 1984 .

    Dopo il ritiro dall’attività agonistica, Munari rimase nel mondo dei motori come manager, prima in Lamborghini e poi per una scuola di guida sicura in collaborazione con Mercedes . Fino agli ultimi anni ha partecipato con regolarità a raduni di auto storiche ed eventi celebrativi, specialmente quelli dedicati alla sua amata Stratos .

    Il Cordoglio del Mondo dello Sport

    La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, lo ha ricordato come “un protagonista assoluto dello sport motoristico, un veneto capace di portare nel mondo talento, coraggio e stile” . Anche il sindaco di Cavarzere, Pierfrancesco Munari, ha voluto omaggiare il grande campione: “Ciao Sandro, grazie per le emozioni che ci hai regalato e che personalmente hai dato a me quando da bambino, per la prima volta, mi hai fatto provare l’ebbrezza del traverso!” .

    Tabella Riassuntiva dei Trionfi di Sandro Munari

    CompetizioneAnnoVetturaNote
    Rally di Montecarlo1972Lancia Fulvia HFPrima vittoria italiana
    Rally di Montecarlo1975, 1976, 1977Lancia Stratos HFTre vittorie consecutive
    Targa Florio1972Ferrari 312 PBIn coppia con Arturo Merzario
    Campionato Europeo Rally1973Lancia Fulvia/StratosTitolo continentale
    Coppa FIA Piloti Rally1977Lancia Stratos HFAntesignano del titolo mondiale WRC
    Vittorie WRC1974-1977Lancia Stratos HF7 vittorie totali

    Conclusione

    Sandro Munari se ne è andato, ma il suo mito resta scolpito nella memoria di tutti gli appassionati. Come ha scritto un amico in un commosso ricordo, “ci sono eroi che non dovrebbero mai morire” . Per chi c’era, Munari era il desiderio di spostare il limite più in là. Per chi non c’era, restano le immagini, le cronache e la leggenda di un uomo che, con il suo stile inimitabile, ha reso grande l’Italia nel mondo. Ciao, Drago.

  • Svolta Epocale Stellantis: Piattaforme Leapmotor per Fiat, Opel e Peugeot

    Svolta Epocale Stellantis: Piattaforme Leapmotor per Fiat, Opel e Peugeot

    Il gruppo di Antonio Filosa pronto a integrare la tecnologia cinese per ridurre i costi delle elettriche


    Una rivoluzione silenziosa si sta preparando nei quartieri generali di Stellantis. Il colosso automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA sta seriamente valutando di utilizzare le piattaforme e le tecnologie per veicoli elettrici del suo partner cinese Leapmotor per equipaggiare i futuri modelli dei marchi europei destinati al mercato di massa .

    Fiat, Opel, Peugeot, Citroën e DS potrebbero presto abbandonare le architetture sviluppate internamente per abbracciare soluzioni “made in China”, in una mossa che segnerebbe una svolta epocale per l’industria automobilistica europea.


    L’Alleanza che Cambia le Regole del Gioco

    Stellantis possiede attualmente circa il 15% di Leapmotor e, attraverso la joint venture Leapmotor International (partecipata al 51% dal gruppo guidato da Antonio Filosa), vende già in Europa alcuni modelli del brand cinese come il SUV C10 e la citycar T03, assemblandoli in parte nello stabilimento spagnolo di Saragozza .

    Ma ora l’obiettivo è ben più ambizioso: non limitarsi a distribuire auto cinesi in Europa, ma integrare profondamente la tecnologia di Leapmotor – ritenuta più avanzata e conveniente – per dare vita alle prossime generazioni di veicoli elettrici dei marchi storici del Vecchio Continente .

    Secondo quanto riportato da Bloomberg e ripreso da diverse testate specializzate, i due partner mirano a finalizzare un accordo definitivo entro la fine del 2026 . Le trattative, attualmente in fase iniziale, puntano ad ampliare una partnership che finora è rimasta prevalentemente di natura commerciale e finanziaria.


    Perché Stellantis Sceglie la Tecnologia Cinese

    La motivazione principale è chiara: ridurre drasticamente i costi di sviluppo e produzione per tenere testa alla feroce concorrenza dei giganti asiatici come BYD e MG, ma anche per rispondere alle sfide poste da costruttori europei come Volkswagen e Renault .

    Il mercato europeo ha bisogno di auto elettriche dal prezzo più accessibile e con un miglior rapporto autonomia-costo . Stellantis considera la tecnologia delle batterie e dei propulsori di Leapmotor superiore e più economica rispetto alle piattaforme sviluppate internamente .

    Questa mossa si inserisce in un contesto di profonda riorganizzazione interna. Il gruppo ha recentemente annunciato svalutazioni per 22,2 miliardi di euro e una perdita record di 20 miliardi, avviando un parziale ridimensionamento della sua precedente strategia sulle auto elettriche . Lo stesso Antonio Filosa ha riconosciuto che il settore ha “sopravvalutato il ritmo della transizione energetica” .


    La Tecnologia in Ballo: Piattaforme e Range Extender

    Cosa potrebbe finire sotto il cofano delle future Fiat, Opel e Peugeot? Due sono le direttrici principali.

    1. Piattaforme EV Complete

    Stellantis sta valutando di adottare l’architettura tecnologica di Leapmotor per intere famiglie di veicoli . Se ciò avvenisse, sarebbe la prima volta che un costruttore occidentale utilizza piattaforme e software di origine cinese per i propri modelli destinati al mercato europeo .

    Attualmente, Stellantis dispone di quattro diverse architetture per veicoli elettrici: STLA Small (Peugeot e-208, Fiat 500e), STLA Medium (Opel Grandland, Peugeot e-3008) e Smart Car (Fiat Grande Panda, Citroën e-C3) . L’accordo con Leapmotor potrebbe mettere in discussione il futuro stesso di queste piattaforme.

    2. La Tecnologia EREV (Range Extender)

    Oltre alle piattaforme complete, Stellantis guarda con grande interesse alla soluzione EREV (Extended Range Electric Vehicle) sviluppata da Leapmotor . Si tratta di una configurazione in cui un piccolo motore a benzina non muove le ruote, ma funge esclusivamente da generatore per ricaricare la batteria durante la marcia .

    I vantaggi sono evidenti:

    • Autonomia complessiva fino a 950 km, combinando batteria e serbatoio 
    • Emissioni dichiarate di appena 10 g/km di CO₂ 
    • Esperienza di guida sempre elettrica, silenziosa e fluida
    • Soluzione ideale per chi teme l’ansia da ricarica

    Tianshu Xin, CEO internazionale di Leapmotor, ha confermato ad Autocar che sono in corso valutazioni con Stellantis per condividere tecnologie attualmente “completamente non correlate”, e la tecnologia EREV è uno dei dossier più concreti .


    I Modelli Coinvolti e i Tempi

    La Prima Ricaduta: Opel Versione del B10

    Secondo indiscrezioni, la prima ricaduta concreta dell’allargamento della collaborazione potrebbe essere una versione Opel del SUV B10 di Leapmotor . Questo modello, insieme ad altri derivati, potrebbe uscire proprio dalla linea di produzione dello stabilimento di Figueruelas (Saragozza), dove Stellantis assembla già le compatte Opel Corsa, Peugeot 208 e Lancia Ypsilon .

    Il Calendario delle Produzioni

    Le tempistiche sono già definite :

    • Estate 2026: inizio produzione del Leapmotor B10 a Saragozza
    • Terzo trimestre 2027: arrivo previsto della B05
    • Futuro: modelli A10 e A05 sono nel programma a lungo termine

    La produzione dovrebbe attestarsi intorno alle 40.000 unità nel primo anno pieno, destinata a raddoppiare rapidamente . Per alimentare questa produzione, le società Fagor Ederlan (spagnola) e Duoli Technology (cinese) hanno creato una joint venture vicino a Saragozza, denominata Lieder Automotive, che fornirà telai e componenti .

    La Gigafactory di CATL

    A completare il quadro, a Figueruelas sorgerà anche la gigafactoría di Contemporary Star Energy (CSE), un’alleanza tra Stellantis e il gigante cinese CATL. Con un investimento di 4,1 miliardi di euro, la fabbrica di batterie inizierà a operare a fine 2026 e punta a produrre fino a un milione di unità annue entro il 2028 .


    Le Sfide da Superare

    La strada verso questa integrazione tecnologica non è priva di ostacoli significativi.

    1. Protezione dei Dati e Cybersecurity

    L’integrazione di software cinesi nei veicoli europei solleva importanti questioni legate alla privacy e alla sicurezza delle informazioni degli utenti . I timori riguardano soprattutto la possibilità che i dati di navigazione e comportamentali degli automobilisti europei possano finire in server situati in Cina.

    2. Le Restrizioni USA

    Dal 2027, gli Stati Uniti vieteranno l’importazione e la vendita di veicoli connessi che utilizzano tecnologie legate a Cina o Russia . Questo obbligherà Stellantis a una rigida separazione tra i modelli destinati al mercato europeo e quelli per il redditizio mercato nordamericano.

    3. Normative Europee

    L’Unione Europea sta monitorando con attenzione l’ingresso di tecnologie cinesi nel settore automotive. La produzione locale a Saragozza aiuterà a evitare i dazi sui veicoli importati direttamente dalla Cina, ma non risolve tutti i nodi normativi legati alla proprietà intellettuale e alla sicurezza dei dati .


    Cosa Cambia per i Marchi Europei

    Se l’accordo andrà in porto, assisteremo a un cambiamento profondo nella strategia industriale di Stellantis.

    Per Fiat, che ha appena lanciato la Grande Panda su piattaforma Smart Car, l’integrazione con Leapmotor potrebbe portare a future elettriche più economiche e tecnologicamente avanzate, in grado di competere con le cinesi a prezzo contenuto.

    Per Opel, storicamente il marchio tedesco del gruppo, l’adozione di tecnologie cinesi rappresenta una svolta culturale significativa. La versione Opel del B10 potrebbe essere il primo assaggio di questa nuova era .

    Per Peugeot e Citroën, l’accesso alla tecnologia EREV potrebbe tradursi in modelli a lunga autonomia ideali per il mercato europeo, dove l’infrastruttura di ricarica non è ancora capillare.


    Il Pragmatismo di Stellantis

    In un’intervista recente, Antonio Filosa ha mostrato un approccio molto pragmatico: nonostante la forte spinta all’elettrificazione, Stellantis continuerà a offrire motori diesel su modelli chiave come Peugeot 308 e DS7, per soddisfare la domanda reale del mercato mentre l’infrastruttura di ricarica termina di maturare .

    Questa strategia “dualistica” – da un lato l’innovazione elettrica made in China, dall’altro il mantenimento delle motorizzazioni tradizionali – riflette la volontà di coprire tutte le esigenze dei clienti senza pregiudizi ideologici.


    I Prossimi Passi

    Tutti i dettagli della nuova strategia globale, e il ruolo esatto che Leapmotor giocherà in questo scacchiere, verranno presumibilmente svelati durante il Capital Markets Day previsto per maggio 2026 .

    Nel frattempo, i riflettori restano puntati su Saragozza, dove già nell’estate 2026 inizierà a prendere forma questa nuova era dell’alleanza italo-franco-cinese. Una scommessa ambiziosa che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’industria automobilistica europea.

  • Anteprime e Novità: I Modelli Più Attesi della Primavera 2026

    Anteprime e Novità: I Modelli Più Attesi della Primavera 2026

    Tutte le novità auto e moto in arrivo nei prossimi mesi

    La primavera 2026 si preannuncia come una stagione caldissima per gli appassionati di motori. Dopo un inverno di attesa, i costruttori si preparano a lanciare una serie di modelli destinati a segnare il mercato dei prossimi anni. Dai ritorni leggendari come la Honda Prelude, alle novità assolute come l’arrivo del brand Genesis in Italia, passando per l’elettrificazione che conquista anche i SUV più iconici.

    Ecco una panoramica completa delle anteprime più interessanti da tenere d’occhio nelle prossime settimane.


    Le Novità Auto della Primavera 2026

    Genesis: Il Lusso Coreano Sbarca in Italia

    Disponibilità: Primavera 2026

    Una delle novità più rilevanti della stagione è l’arrivo in Italia di Genesis, il brand premium del gruppo Hyundai. Il marchio coreano, nato nel 2015 e già forte di oltre 1,5 milioni di auto vendute nel mondo, debutta ufficialmente nel nostro paese con una gamma composta esclusivamente da modelli full electric .

    I primi showroom apriranno a Roma e Padova, seguiti da Milano e Bologna nella seconda metà dell’anno . La lineup iniziale comprende tre modelli:

    • GV60: un C-SUV compatto e sportivo dalla personalità stilistica ben definita
    • Electrified GV70: un D-SUV spazioso che unisce precisione di guida e comfort
    • Electrified G80: una berlina di rappresentanza, veicolo di autorevolezza e prestigio 

    L’arrivo di Genesis in Italia è confermato anche dal calendario, che posiziona il debutto della gamma proprio a marzo 2026 . Un’occasione imperdibile per scoprire un nuovo concetto di lusso, che i coreani definiscono “Quiet luxury” .

    Nuova Jeep Compass 2026: Più Grande e Full Electric

    Disponibilità: Marzo 2026

    La nuova Jeep Compass è pronta al debutto e rappresenta uno dei lanci più importanti per il marchio americano. La produzione avverrà nello stabilimento di Melfi, un segnale forte dell’impegno di Jeep in Italia .

    Le novità sono sostanziali:

    • Dimensioni: la lunghezza cresce fino a 4,55 metri, con un passo allungato di 14 cm rispetto al passato, che si traduce in un bagagliaio da 550 litri 
    • Design: firma luminosa a LED e scritta Jeep posteriore illuminata, coefficiente aerodinamico Cx inferiore a 0,30 
    • Interni: plancia completamente ridisegnata con display centrale da 16 pollici e strumentazione digitale da 10 pollici, connettività wireless per Android Auto e Apple CarPlay, integrazione con Google Maps e Alexa Built-in 

    Sul fronte motorizzazioni, la gamma è ricca:

    • Versione entry-level mild hybrid con motore 1.2 tre cilindri turbo da 145 CV, trazione anteriore e cambio a doppia frizione (prezzo intorno ai 40.000 euro)
    • Versione full electric da 213 CV, batteria 74 kWh e autonomia di 500 km, ricarica rapida fino a 160 kW
    • Versione plug-in hybrid da 195 CV in arrivo nel corso del 2026, con circa 95 km di autonomia in modalità elettrica
    • Versioni a doppio motore con trazione integrale, potenze fino a 375 CV e autonomie che supereranno i 600 km 

    La nuova Compass sarà offerta anche in tre diverse varianti full electric, confermando la strategia di elettrificazione del marchio .

    Ritorno al Passato: Honda Prelude

    Disponibilità: Primavera 2026

    Dopo 25 anni di assenza, Honda riporta in Europa la coupé Prelude. La sesta generazione di questo modello iconico arriverà nelle concessionarie nella primavera del 2026, in un unico allestimento e con motorizzazione ibrida .

    Ispirata alla grazia e all’eleganza degli alianti, la nuova Prelude monta il gruppo propulsore e:HEV 100% ibrido di Honda, forte di oltre 25 anni di esperienza del costruttore giapponese nel campo dei veicoli ibridi . Ecco le caratteristiche principali:

    • Motore a benzina da 2,0 litri con cambio automatico a doppio motore elettrico
    • Potenza di 184 CV, accelerazione 0-100 km/h in 8,2 secondi, velocità massima di 188 km/h 
    • Quattro modalità di guida: «Comfort», «GT», «Sport» e «Individual»
    • Tecnologia Honda S+ Shift che simula il cambio di marcia a sette rapporti con le palette al volante 

    Lo sterzo è preciso e diretto, il sedile del conducente avvolgente e regolabile secondo criteri sportivi. L’abitacolo può ospitare quattro persone, anche se i due posti posteriori sono piuttosto sacrificati data la forma coupé . Il prezzo base è di circa 47.900 franchi in Svizzera e si attendono conferme per il prezzo nel nostro paese .

    Jaecoo 8: L’Ammiraglia Cinese a 7 Posti

    Disponibilità: Primi mesi 2026

    L’offensiva dei brand cinesi prosegue con l’arrivo della Jaecoo 8, SUV ammiraglio lungo 4,82 metri che punta a conquistare le famiglie numerose . Il debutto in Italia è previsto entro i primi mesi del 2026.

    Caratteristiche principali:

    • Configurazione a 5, 6 o 7 posti (in Italia con ogni probabilità 5 e 7 sedili)
    • Bagagliaio con capacità massima superiore a 2.000 litri 
    • Due display da 12,3 pollici ciascuno per strumentazione e infotainment
    • Materiali di qualità e assemblaggi curati 

    Per quanto riguarda i motori, la gamma italiana includerà probabilmente il powertrain plug-in da 605 CV, composto dal 1.5 benzina e due motori elettrici, con autonomia elettrica superiore a 100 km e trazione integrale. In alcuni mercati è disponibile anche una versione puramente benzina da circa 280 CV .

    I prezzi non sono ancora stati comunicati e verranno pubblicati a ridosso della commercializzazione .

    Smart #2: Il Ritorno alle Origini

    Disponibilità: Entro fine 2026

    Smart torna alle origini con la nuova #2, una citycar a due posti pensata per i centri urbani europei, erede spirituale della Fortwo . Il progetto nasce con l’obiettivo preciso di riportare il marchio verso un’auto urbana compatta, essenziale e funzionale.

    Il debutto è fissato entro la fine del 2026, ma è probabile che le prime informazioni ufficiali arrivino già in primavera . La produzione avverrà in Cina negli stabilimenti Geely, mentre stile e impostazione restano affidati al centro design Mercedes-Benz.

    La piattaforma è la Electric Compact Architecture (Eca), pensata per applicazioni elettriche compatte. La gamma prevede solo alimentazione elettrica, con pacchi batteria compatti e masse contenute . Le dimensioni ultracompatte, le due porte e la trazione posteriore con ruote posizionate agli angoli della carrozzeria richiamano fedelmente il concetto originale Smart.

    Mercedes VLE: Il Lusso su Quattro Ruote

    Disponibilità: Inizio 2026

    Mercedes-Benz si prepara a sostituire il vecchio MPV EQV con una coppia di nuovi modelli elettrici: il VLE e una variante ancora più lussuosa chiamata VLS, pensata come la Classe S dei minivan .

    Entrambi fanno parte della campagna VAN.EA (Van Electric Architecture) del marchio, con una piattaforma EV completamente nuova progettata esclusivamente per la futura gamma di furgoni della casa tedesca .

    Caratteristiche previste:

    • Design che riprende elementi dal concept Vision V, con fari tri-DRL e profilo dinamico
    • Interni con MBUX Hyperscreen verticale da montante a montante e sistema operativo MB.OS
    • Materiali di lusso sostenibili, tra cui pelli riciclate e impiallacciature in legno naturale
    • Disposizione dei sedili variabile, con configurazioni a tre file per il VLE e sedili singoli tipo capitano per il VLS 

    Sul fronte tecnico, la gamma includerà versioni a motore singolo e doppio motore, con potenze fino a 470 CV. Le batterie partiranno da circa 90 kWh per arrivare a oltre 116 kWh, con autonomia WLTP superiore a 500 km. Grazie al sistema elettrico da 800 volt, ricarica ultraveloce fino a 350 kW .

    La presentazione ufficiale è prevista per l’inizio del 2026 .


    Le Novità Moto della Primavera 2026

    Aprilia SR GT 400: Lo Scooter Avventuroso

    Disponibilità: Primavera 2026 (presentato a EICMA 2025)

    Dal Gruppo Piaggio arrivano importanti novità per il mondo delle due ruote. La più interessante è il nuovo Aprilia SR GT 400, uno scooter GT medio che discende direttamente dalla cultura motociclistica di Aprilia .

    Caratteristiche tecniche:

    • Motore monocilindrico raffreddato a liquido da 36 CV
    • Peso di 186 kg in ordine di marcia, per un rapporto peso/potenza eccellente
    • Sospensioni a lunga escursione con forcella di tipo motociclistico a doppia piastra di ancoraggio al telaio
    • Pneumatici con maggiore scolpitura per affrontare anche lo sterrato 

    La dotazione di serie è completa: strumentazione TFT da 5 pollici, sistema keyless, traction control e ABS regolabili ed escludibili. Il vano sottosella può ospitare un casco integrale e il cupolino è regolabile in altezza in cinque posizioni .

    Aprilia RS 457 GP Replica: La Sportiva per i Giovani

    Disponibilità: Primavera 2026

    Per i giovani appassionati, Aprilia lancia la RS 457 GP Replica, versione speciale della apprezzatissima sportiva dedicata ai motociclisti con patente A2 .

    La moto è caratterizzata da:

    • Bicilindrico fronte marcia da 35 kW (il massimo consentito per la patente A2)
    • Peso di soli 159 kg a secco (175 kg col pieno), rapporto peso/potenza imbattibile
    • Telaio in alluminio con funzione portante del motore
    • Elettronica completa: acceleratore Ride by Wire, tre Riding Mode, ABS e traction control regolabili 

    La versione GP Replica aggiunge il cambio quick shift (senza frizione), pastiglie freno anteriori ad alto coefficiente di attrito, cover monoposto e finitura nera per telaio, forcellone e piastra di sterzo. La livrea riprende i colori e gli sponsor della RS-GP di MotoGP .

    Moto Guzzi: Nuove Colori per Stelvio, V7 e V85

    Disponibilità: Primavera 2026

    Anche Moto Guzzi rinnova la sua gamma per il 2026 con nuove varianti cromatiche ispirate alla tradizione e all’avventura :

    • V7 Stone nella nuova cromia Sabbia Camo
    • V7 Special in due varianti lucide: Nero Smeraldo e Bianco 1969
    • V7 Sport nella nuova livrea Rosso Monza
    • V85 Strada nelle tonalità Verde Legnano e Rosso Monza
    • V85 TT nelle evocative Giallo Wadi e Grigio Yanar Dag
    • V85 TT Travel nella nuova colorazione Blu Zefiro
    • Stelvio nelle grafiche Grigio Climbing e Verde Hiking, ispirate all’outdoor 

    Vespa: 80 Anni di Storia con una Serie Speciale

    Disponibilità: Primavera 2026

    Il 2026 segna l’ottantesimo anniversario di Vespa, simbolo di libertà e stile italiano. Per celebrare questo straordinario traguardo, il marchio presenta una serie speciale che incarna lo spirito originario .

    Novità anche per le Vespa Primavera e Sprint S, che si rinnovano con una carica di novità tecniche, funzionali e di design, restando simbolo di spensieratezza e stile italiano .


    Il Calendario Completo delle Uscite Primaverili

    Per aiutarvi a orientarvi, ecco una tabella riassuntiva delle principali novità in arrivo nella primavera 2026:

    ModelloTipoData previstaCaratteristica chiave
    Genesis GV60/G70/G80Auto elettricheMarzo 2026Debutto del brand coreano in Italia 
    Jeep CompassSUVMarzo 2026Nuova generazione, full electric fino a 500 km 
    Honda PreludeCoupé ibridaFebbraio 2026Ritorno dopo 25 anni, 184 CV 
    Jaecoo 8SUV 7 postiEntro marzo 2026Ammiraglia cinese, plug-in da 605 CV 
    Toyota RAV4SUV ibridoMarzo 2026Nuova generazione, prezzi da 45.200 euro 
    Dacia Sandero/Jogger/SpringAutoMarzo 2026Offensiva di prodotto Dacia 
    Aprilia SR GT 400ScooterPrimavera 2026GT medio da 36 CV, vocazione avventurosa 
    Aprilia RS 457 GP ReplicaMoto sportivaPrimavera 2026Versione speciale per patente A2 
    Vespa 80° AnniversarioScooterPrimavera 2026Serie speciale per gli 80 anni 
    Smart #2Citycar elettricaFine 2026Ritorno alle origini, due posti 

    Cosa Aspettarsi dai Prossimi Mesi

    La primavera 2026 si preannuncia come una stagione di grande fermento per il mondo dell’auto e della moto. Le tendenze principali che emergono da questa panoramica sono chiare:

    1. Elettrificazione diffusa: Sempre più modelli, anche iconici, si convertono all’elettrico o all’ibrido. Jeep Compass full electric, Genesis solo EV, Honda Prelude ibrida .
    2. Ritorno al passato: Diversi costruttori rispolverano nomi storici per conquistare gli appassionati. La Honda Prelude dopo 25 anni, Vespa che celebra 80 anni di storia, Smart che torna alle origini con la #2 .
    3. Offensiva asiatica: I brand cinesi come Jaecoo continuano la loro espansione, mentre i coreani di Genesis portano in Italia il loro concetto di lusso “Quiet luxury” .
    4. SUV sempre protagonisti: Dai compatti come Jeep Compass ai maxi SUV a 7 posti come Jaecoo 8, passando per i SUV elettrici di Genesis, questo segmento continua a dominare il mercato .
    5. Due ruote in evoluzione: Anche nel mondo delle moto e degli scooter, l’innovazione procede spedita, con Aprilia che amplia la gamma verso segmenti avventurosi e Moto Guzzi che rinnova la sua gamma cromatica .

    Pronti per il Debutto?

    La primavera 2026 porterà nelle concessionarie italiane una varietà di modelli capaci di soddisfare ogni esigenza: dalle citycar compatte per la mobilità urbana ai SUV familiari a 7 posti, dalle sportive per gli appassionati agli scooter per muoversi agilmente in città.

    Quale sarà la vostra prossima passione su quattro o due ruote? Continuate a seguirci per tutte le anteprime e le prove su strada dei modelli più interessanti.

    Buona primavera e buon viaggio!

  • Il Risveglio della Moto: Controlli Prima della Stagione

    Il Risveglio della Moto: Controlli Prima della Stagione

    Guida pratica per ripartire in sicurezza dopo il letargo invernale

    C’è un momento magico per chi vive su due ruote. È quel pomeriggio di metà marzo in cui il sole scalda davvero, l’asfalto è asciutto e nell’aria non c’è più quel morso gelido dell’inverno. È il richiamo della strada. Il momento di risvegliare la moto.

    vintage motorcycle parked on old city street

    Ma attenzione: dopo mesi di stop in garage, non basta togliere il telo, mettere il casco e partire. La vostra compagna di viaggio ha bisogno di un check-up accurato per tornare in forma. Trascurarlo può significare ritrovarsi a bordo strada con una batteria scarica, o peggio, affrontare una curva con gomme rotonde come monete e pressioni sballate.

    Ecco una guida pratica, passo dopo passo, per un risveglio in piena sicurezza.

    1. La Batteria: Il Cuore da Rianimare

    La batteria è l’organo che soffre di più il freddo e l’inattività. Se non l’avete staccata e messa in carica durante l’inverno, ora potrebbe essere troppo tardi.

    • Cosa fare: Controllate la tensione con un multimetro (dovrebbe stare intorno ai 12.8V). Se è scesa sotto i 12.4V, ha bisogno di una ricarica lenta con un mantenitore di carica.
    • Consiglio: Se la batteria ha più di 3-4 anni e fatica a tenere la carica, valutate seriamente di sostituirla. Meglio spendere 70€ ora che spingere la moto tra un mese.

    2. Pneumatici: L’Unico Contatto con l’Asfalto

    Le gomme sono l’elemento di sicurezza più critico. Se la moto è ferma da mesi, gli pneumatici potrebbero aver subito una deformazione (il famoso “punto piatto”) e la mescola potrebbe essersi indurita.

    • Pressione: Controllatela sempre a freddo. Durante l’inverno, una gomma può perdere anche 0.5 bar. Gonfiatela seguendo le indicazioni del libretto.
    • Usura e Data: Controllate il battistrada (il limite legale è 1.6 mm, ma per la moto meglio non scendere sotto i 2 mm) e la data di produzione (codice DOT). Gomme con più di 5 anni vanno cambiate, anche se hanno scolpitura residua.
    • Ovalizzazione: Fate girare lentamente la ruota e guardate il fianco: se vedete il bordo “saltare” o ondulare, la gomma è rovinata.

    3. Liquidi: Il Sangue della Moto

    Olio, refrigerante e liquido freni lavorano insieme per tenere in vita il motore e garantirvi di fermarvi in tempo.

    • Olio motore: Controllate il livello con la moto dritta e il motore freddo. Se l’olio è scuro e denso come la pece, e non lo cambiate da oltre un anno, questo è il momento perfetto per un tagliando. L’olio nuovo lubrifica meglio e protegge l’ambio.
    • Liquido freni: È igroscopico, cioè assorbe umidità. Dopo mesi di stop, l’acqua accumulata ne abbassa il punto di ebollizione e può causare un freno “spugnoso” o, peggio, un vapor lock in frenate intense. Se è scuro, va cambiato.
    • Refrigerante: Se presente, controllate il livello nel vaso di espansione e che il liquido non sia ghiacciato o intorbidisco.

    4. Trasmissione: Catena, Corona e Pignone

    La trasmissione è spesso la parte più trascurata.

    • Pulizia: Se avete rimessato la moto senza pulire e ingrassare la catena, ora troverete una massa arrugginita e appiccicosa. Pulitela accuratamente con sgrassatore e spazzola.
    • Tensione: Controllate la freccia (il gioco) della catena. Deve rispettare i parametri del manuale. Una catena troppo tesa stressa i cuscinetti del cambio, troppo lenta rischia di saltare.
    • Lubrificazione: Dopo la pulizia, ingrassatela con un buon spray specifico. Fatelo girare la ruota per distribuire il grasso su tutte le maglie.

    5. Freni: Mai Dimenticarsi di Chi Ti Salva la Vita

    Oltre al liquido, controllate lo stato fisico dell’impianto.

    • Pastiglie: Verificate lo spessore del materiale d’attrito. Se sono al limite, cambiatele subito. Non aspettate che l’indicatore metallico inizi a stridere.
    • Dischi: Cercate segni di rigature profonde o un bordo rialzato: entrambi sono sintomo che i dischi sono da sostituire.
    • Pinze e Pistoncini: Se la moto è stata ferma, i pistoncini potrebbero essere bloccati o andare giù duri. Una pulita e una spruzzata di sbloccante possono fare miracoli.

    6. L’Impianto Elettrico e le Spie

    Accendete il quadro e controllate che tutte le luci funzionino: anabbagliante, abbagliante, stop, frecce e targa. Spesso è solo una lampadina fulminata, ma una freccia che non si vede è un biglietto per una multa (o per un incidente).

    7. Il “Check Finale” prima del Primo Giro

    Una volta che la meccanica è a posto, fate un controllo veloce ma fondamentale:

    • Filtro aria: Se è intasato, la moto “soffoca” e non tira. Se vivete in una zona polverosa, controllatelo.
    • Bulloneria: Con una chiave dinamometrica (o almeno a mano), controllate che i bulloni principali (attacco motore, pinze freno, telaietto) siano alla coppia corretta. Le vibrazioni dell’inverno? Non si sa mai.
    • Cardanico/cinghia: Se la vostra moto ha questi sistemi, verificate che non ci siano perdite d’olio dal cardano o sfilacciamenti sulla cinghia.

    Pronti a Partire? No, un’Ultima Cosa…

    Il primo giro non deve essere quello della domenica pomeriggio in mezzo al traffico. Trovate una strada tranquilla, fate qualche chilometro a velocità moderata. Scaldate bene il motore e provate le frenate a bassa velocità per “riabituare” i dischi e le pastigie. Sentirete come la moto risponde, come cambia marcia, come frena.

    Solo allora, quando avrete la certezza che tutto funzioni a dovere, potrete davvero godervi la strada che si risveglia.

    brutal male biker checking motorcycle in garage

    Buon inizio di stagione a tutti e… accelerate sicuri!

  • Omoda 7: la sfida cinese nel segmento C diventa adulta. Peso, motore e prezzo in bilico tra comfort e ambizioni

    Omoda 7: la sfida cinese nel segmento C diventa adulta. Peso, motore e prezzo in bilico tra comfort e ambizioni

    La nuova crossover del gruppo Chery si inserisce nella fascia alta del segmento C con un ibrido plug-in SHS da 279 CV. Primo contatto con la versione che punta a rivaleggiare con Toyota RAV4 e Mazda CX-5, tra dotazioni ricche, un approccio alla guida orientato al comfort e un prezzo sottoposto all’aggressiva politica degli sconti.

    Il marchio cinese Omoda, gemello di Jaecoo sotto l’ala del colosso Chery, compie un passo decisivo verso la maturità di gamma con il lancio della Omoda 7. Questo nuovo modello, lungo 4,66 metri, non è semplicemente un’auto più grande della Omoda 5. È il tentativo di conquistare il cuore del mercato europeo, posizionandosi nella parte alta del segmento C, quel territorio affollato e competitivo abitato da nomi come Toyota RAV4, Mazda CX-5, Nissan X-Trail e Volkswagen Tiguan.

    Il nostro primo test drive della versione ibrida plug-in, organizzato nei dintorni di Milano, ci permette di tracciare un primo identikit di una vettura che punta tutto sulla tecnologia, sul comfort e su un rapporto equipaggiamento/prezzo aggressivo, pur non nascondendo qualche compromesso dinamico.

    Design e spazio: un crossover che sceglie lo stile sull’altezza

    Esteticamente, la Omoda 7 segue il linguaggio del marchio: frontale geometrico con griglia a rombi sfumata, linee di carrozzeria morbide che “affogano” le nervature e una coda caratterizzata da luci orizzontali spezzate. La scelta stilistica è chiara: è più un crossover che un SUV. Questo si traduce in un bagagliaio da 537 litri non molto alto, ma comunque rispettabile, e in una linea del tetto che scivola sul lunotto posteriore. Gli interni, puliti e tecnologici, sono dominati da un enorme schermo centrale da 15,6 pollici che, sulla versione Premium, può addirittura scorrere lateralmente davanti al passeggero (una soluzione ingegnosa ma che sacrifica spazio per gli oggetti).

    L’abitabilità posteriore, invece, è un punto di forza: pavimento piatto, buona distanza per le gambe e uno schienale ben inclinato garantiscono comfort anche per passeggeri alti.

    La guida: comfort sopra tutto, ma il peso si sente

    Il primo impatto al volante conferma una precisa scelta di campo da parte di Omoda: il comfort prima di tutto. Le sospensioni assorbono bene le asperità in estensione (buche), mentre in compressione (dossi) trasmettono qualche contraccolpo più deciso. In curva è presente un rollio abbastanza marcato, influenzato anche dal peso non indifferente dell’auto, che si avvicina ai 1.900 kg a vuoto.

    Lo sterzo risulta poco comunicativo e scarico, specialmente nella fase di riallineamento, e le diverse tarature (sia dello sterzo che della rigenerazione in frenata) offrono differenze minime. L’insonorizzazione è invece di buon livello, grazie anche ai vetri acustici, e il motore termico si fa sentire soprattutto a veicolo fermo quando la batteria è scarsa.

    In sintesi, la Omoda 7 invita a una guida tranquilla e rilassata. Non è l’auto più appagante per chi cerca precisione e feedback, ma nel panorama delle cinesi si colloca in una posizione intermedia e di buon compromesso, meno orientata al comfort estremo di altre concorrenti.

    Il cuore tecnologico: l’ibrido plug-in SHS-P da 279 CV

    La meccanica è l’elemento più interessante. La Omoda 7 debutta con il sistema ibrido plug-in SHS-P (Super Hybrid System) del gruppo Chery:

    • Motore termico: 1.5 turbo a ciclo Miller da 143 CV.
    • Motore elettrico di trazione: Da 204 CV.
    • Generatore elettrico: Una seconda unità da 60 kW.
    • Batteria: 18,4 kWh LFP (ai fosfati di ferro).
    • Potenza combinata: 279 CV e 365 Nm di coppia.
    • Prestazioni: 0-100 km/h in 8,4 secondi, velocità max 180 km/h.

    La filosofia è quella di un ibrido in serie predominante: il motore a benzina funziona principalmente come generatore per la batteria, che alimenta il motore elettrico di trazione. Il sistema accende il termico per mantenere un “buffer” di carica della batteria tra il 15% e il 25%, ottimizzando l’efficienza. Solo sotto richiesta di potenza massima, il motore termico si collega alle ruote, funzionando in parallelo.

    I consumi nel nostro test, con batteria al 15%, si sono attestati intorno ai 6,5 l/100 km (circa 15,4 km/l). Con la batteria carica, l’autonomia in puro elettrico si avvicina ai 90 km reali, in linea con i 92 km dichiarati dal ciclo WLTP combinato. La ricarica avviene fino a 6,6 kW in AC e fino a 40 kW in DC.

    Prezzi e allestimenti: l’arma degli sconti

    La Omoda 7 è proposta in due livelli di equipaggiamento, con prezzi di listino già competitivi e uno sconto lancio significativo:

    • Omoda 7 Pure: Da 38.900€ (34.900€ con sconto lancio). Include cerchi 19″, schermo 15.6″ fisso, tessuto/ecopelle, 7 airbag e pacchetto ADAS completo.
    • Omoda 7 Premium: Da 41.900€ (37.900€ con sconto). Aggiunge cerchi 20″, schermo scorrevole, tetto panoramico, head-up display, sedili elettrici ventilati/riscaldati, audio Sony e portellone elettrico.
    • Premium Pro Pack (1.500€): Sedili massaggianti, parcheggio automatico remoto e poggiapiedi estensibile.

    La garanzia è di 8 anni o 160.000 km, un punto di forza per costruire fiducia.

    Un’offerta convincente per chi cerca tecnologia e comfort

    La Omoda 7 si presenta come un’offerta estremamente solida su carta. Punta forte sulla tecnologia ibrida plug-in intelligente, su una dotazione ricchissima fin dalla base e su un prezzo finale molto aggressivo dopo gli sconti.

    I compromessi si fanno sul lato della dinamica di guida, non entusiasmante, e su una vocazione più da crossover elegante che da SUV pratico. Ma per una larga fetta di clienti, attratti dal comfort, dai consumi contenuti, dalle zero emissioni in città e dallo straordinario rapporto equipaggiamento/prezzo, questi saranno dettagli secondari. La Omoda 7 dimostra che i costruttori cinesi non stanno più solo giocando in difesa con modelli basici, ma stanno imparando a colpire nel segno con prodotti completi e mirati. La partita con i giganti del segmento C è ufficialmente aperta.

  • Ritornano gli incentivi per il retrofit GPL e Metano: 21 milioni fino al 2030

    Ritornano gli incentivi per il retrofit GPL e Metano: 21 milioni fino al 2030

    Il nuovo Fondo Automotive sblocca fondi per la trasformazione a gas delle auto in circolazione. Una misura attesa da famiglie e filiera, per ridurre emissioni e costi senza cambiare vettura.

    Dopo anni di attesa e di richieste da parte del settore, gli incentivi per il retrofit a GPL e Metano (GNL) tornano ufficialmente nell’agenda del governo. Nel quadro del nuovo Fondo Automotive 2026-2030, presentato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, è stato infatti previsto uno stanziamento specifico di 21 milioni di euro dedicato alla trasformazione a gas dei veicoli già circolanti.

    La misura, inserita nel DPCM che definisce la distribuzione pluriennale delle risorse, si colloca all’interno della quota del Fondo destinata alla domanda (circa 400 milioni su 1,6 miliardi totali) e rappresenta una risposta concreta per sostenere una transizione energetica più accessibile e immediata.

    Il contesto: il nuovo Fondo Automotive e la sua struttura

    Il Fondo Automotive, con una dotazione complessiva di circa 1,6 miliardi di euro fino al 2030, è stato pensato per garantire stabilità e una visione di medio-lungo periodo al settore. La sua struttura è chiara:

    • 75% per l’offerta industriale (circa 1,2 mld): La parte principale è destinata a finanziare Accordi per l’innovazione (R&S) e Contratti di sviluppo per investimenti produttivi, con focus sui “mini-contratti” per le PMI della filiera.
    • 25% per la domanda (circa 400 mln): In questa quota rientrano diverse misure a supporto degli acquirenti, tra cui:
      • Ecobonus per veicoli commerciali leggeri.
      • Sostegno ai veicoli di categoria L (moto, ciclomotori).
      • Bonus per le colonnine di ricarica elettrica.
      • Noleggio sociale a lungo termine.
      • Incentivi per il retrofit a GPL e GNL.

    Retrofit GPL/Metano: una soluzione di transizione concreta e accessibile

    Il retrofit consiste nella trasformazione di un’autovettura a benzina per consentirle di funzionare anche a GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) o GNL (Gas Naturale Liquefatto, il metano per auto). Questa tecnologia offre vantaggi immediati:

    1. Riduzione delle emissioni: Minor produzione di CO2ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM) rispetto alla benzina.
    2. Risparmio economico: Il costo al litro/kg del gas è significativamente inferiore a quello della benzina, con un risparmio che può arrivare al 40-50% sul carburante.
    3. Prolungamento della vita utile del veicolo: Permette di rendere più ecologica e economica un’auto già in proprio possesso, senza l’obbligo di un acquisto nuovo, spesso proibitivo.

    La misura è particolarmente attesa da famiglie e automobilisti con budget contenuti, che non possono affrontare la spesa di un’auto nuova (elettrica o ibrida) ma vogliono comunque contribuire a ridurre l’impatto ambientale e i costi di gestione.

    Le richieste della filiera e i prossimi passi

    Assogasliquidi-Federchimica, l’associazione di categoria, ha accolto con favore l’annuncio, sottolineando come GPL e GNL siano soluzioni già mature, disponibili e in evoluzione verso versioni bio e rinnovabili (bioGPL e bioGNL). Per massimizzare l’efficacia della misura, la filiera avanza due richieste chiave al Governo:

    1. Rendere la misura operativa al più presto, idealmente già nei primi mesi del 2026.
    2. Valutare l’estensione degli incentivi anche a veicoli più datati (attualmente ci sono limiti di omologazione) e a quelli intestati a persone giuridiche (PMI, artigiani, flotte aziendali), ampliando notevolmente il potenziale parco auto interessato.

    Conclusioni: un tassello per una transizione “inclusiva”

    Il ritorno degli incentivi al retrofit a gas, sebbene con un importo limitato (21 milioni in 5 anni), segnala un cambiamento di approccio. Riconosce che la transizione ecologica del trasporto privato non può passare solo attraverso l’acquisto di veicoli nuovi e costosi, ma deve offrire soluzioni intermedie e accessibili.

    Questa misura, insieme al sostegno al GPL/GNL di origine rinnovabile, si configura come un ponte tecnologico ed economico verso una mobilità a zero emissioni, in grado di coinvolgere anche quella parte di popolazione che altrimenti rimarrebbe esclusa dalla rivoluzione green. La sua efficacia dipenderà dalla rapidità di attuazione, dall’ampiezza dei criteri di accesso e dalla chiarezza delle modalità di richiesta del contributo.

  • Cirelli Motor Company lancia la Linea Gold: tre nuove auto per conquistare l’Europa nel 2026

    Cirelli Motor Company lancia la Linea Gold: tre nuove auto per conquistare l’Europa nel 2026

    Il giovane marchio italo-cinese si rafforza con una gamma rinnovata e tecnologica: due SUV e una berlina, con un’ampia scelta di motorizzazioni che va dal GPL all’innovativo sistema EREV. Prezzi competitivi e dotazioni ricche per sfidare i colossi consolidati.

    Il 2026 si annuncia come un anno cruciale per Cirelli Motor Company, il costruttore italo-cinese che punta a ritagliarsi uno spazio solido nel competitivo mercato europeo. Dopo l’esordio con modelli di origine cinese riadattati, il brand fa un salto di qualità presentando la nuova Linea Gold, una gamma composta da tre modelli distinti – due SUV e una berlina – progettati per offrire tecnologia, spazio e un’inedita versatilità di powertrain a prezzi accessibili.

    Questa mossa segna una chiara evoluzione: da importatore di modelli già esistenti a costruttore con una proposta strutturata e pensata per le esigenze del cliente europeo, con un occhio di riguardo alle diverse esigenze di mobilità.

    La filosofia della Linea Gold: tecnologia accessibile e scelta di alimentazione

    La Linea Gold si basa su tre pilastri:

    1. Design europeizzato: Linee pulite, frontali imponenti e abitacoli curati che cercano di avvicinarsi ai canoni estetici e qualitativi del nostro mercato.
    2. Powertrain Multi-Energy: Cirelli punta a soddisfare tutti i tipi di clientela, offrendo su uno stesso modello le più diverse soluzioni: benzina tradizionale, mild hybrid, benzina/GPL (una nicchia molto apprezzata in Italia) e la grande novità, il sistema EREV (Electric Range Extender Vehicle).
    3. Dotazioni ricche di serie: Gli interni sono dominati da grandi display digitali, sistemi di infotainment con schermi verticali e un livello di equipaggiamento che punta a sorprendere per la fascia di prezzo.

    Le tre protagoniste del 2026

    1. Cirelli 3zero3 Linea Gold – Il SUV compatto versatile

    • Segmento: SUV C (lunghezza: 4,54 m)
    • Caratteristica chiave: L’offerta di motorizzazioni più ampia. Parte da un 1.5 benzina da 170 CV e offre la possibilità di scegliere tra mild hybrid, GPL e mild hybrid GPL, sempre abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a 7 rapporti.
    • Per chi è perfetta: Per chi cerca un SUV familiare pratico, con un consumo contenuto (grazie alle opzioni GPL) e un prezzo di ingresso contenuto.
    • Prezzo: Da 26.800 euro.
    • Arrivo: Prima metà 2026.

    2. Cirelli 5zero5 Linea Gold – Il SUV con la rivoluzione EREV

    • Segmento: SUV C (lunghezza: 4,56 m)
    • Caratteristica chiave: Il debutto del sistema EREV (Range Extender) di Cirelli. Un motore benzina 1.5 da 102 CV funziona solo come generatore per ricaricare una batteria da 31,94 kWh, che alimenta un motore elettrico da 163 CV. Il risultato? 1.330 km di autonomia totale, di cui fino a 233 km in pura modalità elettrica (ZEV). Offre anche le motorizzazioni tradizionali.
    • Per chi è perfetta: Per chi desidera la guida fluida e silenziosa di un’elettrica e la libertà di viaggiare a lungo senza ansia da ricarica, ma senza voler gestire un ibrido plug-in complesso.
    • Prezzo: Da 34.800 euro.
    • Arrivo: Prima metà 2026.

    3. Cirelli 7zero7 Linea Gold – L’ammiraglia berlina ad autonomia estesa

    • Segmento: Berlina E (lunghezza: 4,93 m, come una Mercedes Classe E)
    • Caratteristica chiave: Eleganza e tecnologia in formato grande. Anche qui è disponibile il sistema EREV, con un motore elettrico più potente da 204 CV e un’autonomia complessiva dichiarata di 1.010 km (174 km in elettrico puro). Linee minimaliste e abitacolo essenziale ma tecnologico.
    • Per chi è perfetta: Per chi cerca una berlina spaziosa ed elegante per viaggi lunghi e business, con il comfort di un’elettrica e la praticità dell’autonomia estesa.
    • Prezzo: Da 36.800 euro.
    • Arrivo: Prima metà 2026.

    La sfida di Cirelli: credibilità e percezione del valore

    Cirelli Motor Company si presenta con un’offerta apparentemente molto convincente su carta: tecnologia innovativa (EREV), ampia scelta di alimentazioni (GPL inclusa) e prezzi aggressivi. La vera sfida, tuttavia, sarà duplice:

    1. Costruire la fiducia del cliente: Un marchio giovane deve convincere sulla qualità costruttiva, sull’affidabilità a lungo termine e sull’efficacia della rete di assistenza e ricambi.
    2. Competere con i giganti: Dovrà rubare clienti a marchi affermati che offrono garanzie, valore dell’usato e un’immagine consolidata.

    Conclusioni: un competitor da tenere d’occhio

    La Linea Gold 2026 dimostra che Cirelli non vuole essere un semplice “marchio cinese low-cost”. Sta cercando una sua identità precisa, puntando su una transizione energetica pragmatica (con il GPL e l’EREV) e su dotazioni generose. Se riuscirà a tradurre le specifiche tecniche in un’esperienza d’uso soddisfacente e a garantire un supporto post-vendita solido, potrebbe rappresentare una interessante alternativa per consumatori attenti al valore e alla praticità, contribuendo a diversificare ulteriormente un mercato europeo in piena trasformazione. Il 2026 sarà l’anno della verità.

  • Royal Enfield Continental GT 750: le foto spia svelano l’evoluzione della cafè racer

    Royal Enfield Continental GT 750: le foto spia svelano l’evoluzione della cafè racer

    Il nuovo bicilindrico da 750 cc, doppio disco freno anteriore, display TFT e sospensioni Showa. La leggenda “made in India” si aggiorna senza tradire l’anima, in arrivo all’EICMA 2026.

    Il ruggito caratteristico del bicilindrico parallelo di Royal Enfield è destinato a diventare più profondo e autorevole. Dopo aver conquistato il mercato delle medie cilindrate retro con le gemelle Interceptor 650 e Continental GT 650, la casa di Chennai si prepara a un salto di cilindrata. Le foto spia e i rendering trapelati online lasciano pochi dubbi: la nuova Continental GT 750 è in fase di messa a punto finale e rappresenta molto più di un semplice restyling.

    Il modello, atteso per il debutto ufficiale all’EICMA 2026 con arrivo sul mercato a fine 2026/inizio 2027, promette di potenziare la formula vincente dell’iconica cafè racer, aggiornandone la tecnica per competere con rivali sempre più agguerrite come Triumph e Moto Guzzi, senza snaturarne il carattere accessibile e godibile.

    Due anime: la classica naked e la GT-R con carena

    Royal Enfield sembra voler diversificare la proposta. Le indiscrezioni e il concept mostrato al Motoverse 2025 in India parlano di due versioni distinte:

    1. Continental GT 750 “Naked”: La versione stradale classica, che mantiene le linee pure e minimali dell’attuale 650. Faro rotondo, semimanubri bassi, serbatoio scolpito e coda essenziale.
    2. Continental GT-R 750: La versione più sportiva e racata, dotata di una mezza carena avvolgente. Questo modello, già annunciato come base per la Continental GT Cup (il campionato monomarca del brand), potrebbe arrivare anche in una versione stradale depotenziata, offrendo un look ancor più orientato alle prestazioni.

    Le novità tecniche: più freno, più ciclistica, più tecnologia

    Dalle foto dei prototupi si evince un upgrade tecnico significativo rispetto alla 650:

    • Freni potenziati: Addio al singolo disco anteriore. La 750 adotta un impianto a doppio disco con pinze ByBre, segno chiaro dell’aumento di potenza e della necessità di maggior arresto.
    • Ciclistica rivista: Le sospensioni passano a marchio Showa, promettendo un affinamento delle doti dinamiche. La ruota anteriore sembra ridursi da 18 a 17 pollici, una scelta che garantirebbe maggiore agilità in curva e un feeling più moderno. Il telaio tubolare in acciaio rimane, ma con geometrie probabilmente ritoccate.
    • Cerchi in lega e tubeless: Il prototipo mostra cerchi in lega a cinque razze. Questo suggerisce che Royal Enfield potrebbe finalmente standardizzare i cerchi in alluminio e gli pneumatici tubeless anche sulla gamma maggiore, una richiesta storica degli appassionati.
    • La rivoluzione digitale: La novità che farà discutere i puristi è l’arrivo di un display TFT circolare (lo stesso di Himalayan 450 e Guerrilla 450), che sostituirà i classici strumenti analogici. Completa il passo verso la modernità l’adozione di frecce a LED, probabilmente dal catalogo accessori.

    Il motore: più cubatura per più coppia (non per folle potenza)

    Il cuore della nuova Continental è un bicilindrico parallelo di 750 cc, evoluzione dell’attuale 650. L’aumento di cilindrata (probabilmente ottenuto tramite un alesaggio maggiorato) sarà accompagnato da un miglioramento del sistema di raffreddamento aria/olio.

    Non aspettatevi numeri da super sportiva: le stime parlano di circa 55-60 CV e 60 Nm di coppia (contro i 48 CV e 52 Nm della 650). La filosofia Royal Enfield non cambia: l’obiettivo non è la potenza estrema, ma un aumento significativo della coppia ai medi, per rendere la guida ancora più rilassata, migliorare i sorpassi e la tenuta in autostrada, mantenendo inalterato il carattere piacevole e accessibile. La versione da competizione GT-R avrà ovviamente una mappatura più spinta.

    Conclusioni: una cafè racer moderna, ma non troppo

    La Royal Enfield Continental GT 750 si delinea come un’evoluzione logica e ben ponderata. Prende il modello che ha riportato in auge il concetto di cafè racer accessibile e lo aggiorna dove necessario: più freno, sospensioni di marca, tecnologia di bordo e, soprattutto, un motore più generoso dove serve.

    La sfida è delicatissima: modernizzare senza tradire. L’arrivo del display TFT segnerà un distacco dall’estetica vintage pura, ma è il prezzo da pagare per rimanere competitivi. Se Royal Enfield riuscirà a mantenere intatto il carattere distintivo, quel feeling di semplicità e godibilità unico, e a proporre un prezzo ancora contenuto, la GT 750 avrà tutti i numeri per conquistare sia i fedelissimi del brand sia nuovi rider in cerca di una medio-cilindrica con un’anima autentica e un prezzo onesto. L’appuntamento è per Milano, novembre 2026.

  • Indiscrezione d’Oltremanica: Chery pronta a produrre in Inghilterra negli stabilimenti Jaguar Land Rover

    Indiscrezione d’Oltremanica: Chery pronta a produrre in Inghilterra negli stabilimenti Jaguar Land Rover

    Secondo il Financial Times, sarebbero in corso trattative tra il colosso cinese Chery e Jaguar Land Rover per l’utilizzo degli impianti britannici della casa inglese. Una mossa che cambierebbe la geografia produttiva europea, sbloccando dazi e accelerando l’espansione di Omoda e Jaecoo nel Vecchio Continente.

    Il vento dell’Est soffia forte sull’industria automobilistica europea, e questa volta potrebbe portare un’onda d’urto inaspettata direttamente nel cuore tradizionale del settore: il Regno Unito. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il colosso cinese Chery starebbe esplorando la possibilità di utilizzare gli stabilimenti del gruppo Jaguar Land Rover nel Regno Unito per produrre veicoli dei suoi marchi Omoda e Jaecoo.

    Questa ipotesi, se confermata, rappresenterebbe un passo strategico di enorme portata, che andrebbe ben oltre una semplice partnership tecnologica per trasformarsi in una vera e propria integrazione produttiva sul suolo europeo.

    Il contesto: stabilimenti sovradimensionati e un’alleanza già esistente

    La mossa di Chery non avviene nel vuoto, ma in un quadro logico e favorevole:

    1. Stabilimenti sottoutilizzati: Jaguar Land Rover sta attraversando una profonda transizione verso l’elettrico. La produzione delle Jaguar a motore termico è in fase di chiusura in attesa dei nuovi modelli 100% elettrici, lasciando linee di montaggio con capacità in eccesso. Gli stabilimenti britannici, pensati per volumi più alti, sono oggi sovradimensionati rispetto alla domanda attuale.
    2. Una collaborazione già avviata: Chery e JLR (controllata dall’indiana Tata) non sono estranei. Nel 2024 è nata una joint venture che ha visto Chery ottenere in licenza il marchio Freelander per sviluppare una nuova gamma di SUV elettrici basati sulle sue piattaforme. Questo canale di dialogo e fiducia è già aperto.
    3. L’obiettivo del governo britannico: Downing Street è alla disperata ricerca di investimenti per rivitalizzare l’industria auto nazionale, il cui volume produttivo (738.000 unità nel 2025) è lontano dall’obiettivo di 1,3 milioni di auto annue entro il 2035. Accogliere un produttore in crescita esponenziale come Chery sarebbe una manna dal cielo.

    La strategia di Chery: bypassare i dazi e accelerare in Europa

    Per Chery, produrre nel Regno Unito non è solo una questione di spazio. È una mossa calcolata per superare due grandi ostacoli:

    • Scavalcare i dazi UE: A partire da luglio 2024, l’Unione Europea ha introdotto dazi temporanei fino al 38,1% sulle auto elettriche importate dalla Cina. Produrre in Europa significherebbe aggirare completamente queste barriere commerciali, mantenendo la competitività di prezzo di Omoda e Jaecoo.
    • Accelerare l’espansione europea: Chery sta crescendo rapidamente nel mercato UK. Avere una base produttiva locale permetterebbe di rispondere più velocemente alla domanda, ridurre i tempi di consegna e rafforzare l’immagine di brand globale e “locale”.

    Il modello non è nuovo per Chery, che ha già adottato la stessa strategia in Spagna (rilevando lo stabilimento Nissan di Barcellona) e in Sudafrica.

    Le sfide: costi elevati e una partnership delicata

    La mossa non è però priva di rischi e ostacoli:

    • Costi di produzione inglesi: Il Regno Unito ha costi dell’energia e del lavoro tra i più alti d’Europa. Chery dovrebbe bilanciare il risparmio sui dazi con una struttura dei costi operativi meno vantaggiosa rispetto alla Cina.
    • Logistica e supply chain: Costruire un’auto in Europa richiede una catena di fornitura locale o riadattata. Non è un processo immediato.
    • Equilibrio con JLR: La partnership dovrebbe essere strutturata in modo da non creare concorrenza diretta e dannosa ai modelli core di Land Rover, ma anzi da sfruttare sinergie e ottimizzare i costi fissi degli stabilimenti, a beneficio di entrambi.

    Conclusioni: un futuro simbiotico tra Oriente e Occidente?

    Se le trattative dovessero concretizzarsi, si assisterebbe a uno scenario storico: un costruttore cinese che produce i propri modelli negli storici stabilimenti di un’icona britannica. Sarebbe il segno più evidente di come la globalizzazione dell’auto stia evolvendo verso modelli di collaborazione forzata dalla transizione tecnologica e dalle guerre commerciali.

    Per JLR, significherebbe generare reddito da asset sottoutilizzati e ammortizzare i costi della transizione elettrica. Per il Regno Unito, significherebbe un investimento e posti di lavoro salvaguardati. Per Chery, la chiave d’accesso definitiva al mercato europeo. Un gioco a tre in cui, per una volta, tutti i partecipanti potrebbero avere qualcosa da guadagnare, riscrivendo le regole della competizione automobilistica nel Vecchio Continente.